Passa al contenuto principale
#sanremo #studionews #askanews #ciaousa #altrosanremo

Venturini: grande successo a Firenze per “Saranno famosi nel vino”

Venturini: grande successo a Firenze per “Saranno famosi nel vino”Milano, 11 dic. (askanews) – “Siamo molto soddisfatti di questa seconda edizione che ha registrato un grande apprezzamento sia da parte del pubblico che degli operatori del settore entrati in contatto con le aziende presenti e mostrando grande interesse e curiosità. Anche le associazioni di categoria hanno dimostrato grande attenzione all’evento che mette in evidenza la potenzialità, la professionalità e il talento di molte aziende. Il risultato è davvero lusinghiero e stiamo già pensando al 2024, per presentare la terza edizione”. Così il presidente Ugo Venturini ha commentato “Saranno famosi nel vino”, l’evento andato in scena alla Stazione Leopolda di Firenze che è tornato a puntare i riflettori sulle giovani aziende ed etichette del panorama vitivinicolo nazionale e, da quest’anno, anche sul gin esaltando la figura del “GINgegnere”, il tutto accompagnato da una selezione di eccellenze della gastronomia toscana.

Oltre 110 le aziende vitivinicole da tutta Italia che hanno partecipato con circa 500 etichette, e 40 produttori di gin, mentre oltre 50 ristoratori fiorentini hanno aderito alla nuova iniziativa “Wine & Florence” con menù studiati in abbinamento alle etichette presenti. Tra i momenti significativi, oltre alle masterclass sul vino da tutto esaurito, la consegna degli attestati e la premiazione delle aziende della Guida “Vitae 2024” dell’Associazione Italiana Sommelier (Ais), la presentazione del Concorso enologico internazionale “Città del Vino” edizione 2024, il progetto “Enoteca Italiana” e la guida “I vini del cuore”. “Il riscontro di partecipazione – ha commentato Donatella Cinelli Colombini ideatrice del format – è indice che l’appuntamento può essere potenziato perché non è soltanto occasione di conoscenza ma anche una vera opportunità per mettere insieme tante realtà che contribuiscono a valorizzare il nostro patrimonio vinicolo”.

Vino, Zannier: bando da 1,6 mln per Collettiva del FVG a Vinitaly

Vino, Zannier: bando da 1,6 mln per Collettiva del FVG a VinitalyMilano, 11 dic. (askanews) – “La presenza della Regione Friuli Venezia Giulia alla prossima edizione di Vinitaly si arricchisce della partecipazione alla gestione del Consorzio Uni.Doc. In questo modo i rappresentanti delle categorie vitivinicole, con il contributo e il supporto amministrativo della Regione e di Ersa, saranno protagonisti della gestione dello spazio espositivo con l’obiettivo di coinvolgere maggiormente le imprese”. Lo ha detto l’assessore alle Risorse agroalimentari, forestali e ittiche della Regione Friuli Venezia Giulia, Stefano Zannier, illustrando due bandi con cui la Regione sostiene la partecipazione delle aziende vitivinicole regionali alla più importante fiera di settore italiana, Vinitaly, che si svolgerà a Verona dal 14 al 17 aprile del prossimo anno.

“Il 2024 sarà un anno transitorio di sperimentazione di questa collaborazione con cui vogliamo affiancare Ersa nella gestione dello stand di Vinitaly, che sarà anche completamente rinnovato” ha proseguito Zannier, precisando che “il bando per accedere ai fondi, circa 1,6 milioni di euro messi a disposizione dalla Giunta regionale, è stato anticipato a dicembre per consentire agli interessati di organizzarsi per tempo”. Altra novità del 2024 sarà la presenza, al padiglione 6, di una enoteca regionale che presenterà sia le aziende della Collettiva regionale sia quelle esterne ad essa, con una panoramica completa sulle produzioni Fvg. Il bando, i cui termini aprono mercoledì 13 dicembre, è dedicato alle imprese agricole da ammettere, in qualità di co-espositori di Ersa, alla Collettiva regionale della Regione Friuli Venezia Giulia e di quelle, tra di esse, da ammettere alle degustazioni assistite e alle sezioni di degustazioni masterclass. La Collettiva regionale della Regione Friuli Venezia Giulia è composta da un numero massimo di novanta imprese agricole co-espositrici di Ersa.

Nel secondo bando invece sono stati definiti i criteri e le modalità per la selezione delle aziende che aderiranno alla manifestazione con una propria postazione, sempre all’interno del padiglione che ospita la collettiva regionale, di quelle da ammettere alle degustazioni assistite e alle sezioni di degustazioni masterclass. Sono stati inoltre precisati i criteri e le modalità per la concessione, alle aziende selezionate, di un contributo diretto ad abbattere i costi per l’iscrizione e la partecipazione alla manifestazione e alle diverse iniziative. Per le finalità di questo bando sono stati destinati 195mila euro. Alle imprese agricole della Collettiva regionale, verrà riconosciuto un contributo in regime de minimis, diretto ad abbattere fino al 100% il costo di iscrizione alla fiera e di partecipazione allo stand allestito da Uni.Doc Fvg e ai servizi accessori ad esso connessi, per un ammontare compreso tra un minimo di seimila euro e un massimo di 13.388,90.

Vino, Lungarotti si è aggiudicata il premio Sostenibilità Amorim

Vino, Lungarotti si è aggiudicata il premio Sostenibilità AmorimMilano, 10 dic. (askanews) – La Cantina Lungarotti si è aggiudicata il premio “Sostenibilità Amorim” ai Green Awards 2023 dalla rivista specializzata “The Drink Business”. L’azienda storica di Torgiano (Perugia) ha ricevuto l’importante riconoscimento durante la quattordicesima edizione dell’evento, organizzato a Londra. Lungarotti era l’unica azienda italiana presente nella cinquina dei finalisti che concorrevano per la categoria “Sustainability Amorim”, ed è risultata prima.

Questa la motivazione: “Un’azienda vinicola italiana che ha convinto i giudici per le sue numerose iniziative sostenibili. È stata infatti premiata per aver avuto un ruolo chiave e di connessione nella comunità agricola dell’Umbria”. “Siamo orgogliosi di aver ricevuto questo importante riconoscimento internazionale perché premia la nostra filosofia produttiva da sempre improntata alla ricerca della massima qualità, adottando buone pratiche nel rispetto dell’ambiente” ha dichiarato l’Ad dell’azienda, Chiara Lungarotti, spiegando che “l’insegnamento più grande che mio padre Giorgio mi ha lasciato è proprio quello di coltivare l’amore ed il rispetto per la nostra terra, un bene che riceviamo in prestito da chi ci ha preceduto e che passeremo a chi ci seguirà”. “Anche in questo lui fu un pioniere, perché capì subito che la cura del territorio si riflette nel bicchiere” ha proseguito, concludendo “abbiamo cominciato il nostro cammino 30 anni fa, quando ancora il concetto di sostenibilità non era così ‘di moda’, e oggi questo impegno appartiene al nostro Dna aziendale: un valore imprescindibile, in tutte le sue declinazioni, ambientale, sociale ed economica, senza il quale non può esserci un futuro”.

Dal 2018, i 230 ettari della Tenuta di Torgiano sono certificati VIVA (programma del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica che attesta la sostenibilità della filiera vitivinicola attraverso l’analisi di quattro indicatori: aria, acqua, vigneto e territorio), mentre i 20 ettari della Tenuta di Montefalco sono coltivati a biologico dal 2010. La Cantina ha installato nei suoi vigneti le capannine meteo per analizzare l’andamento climatico, dove si attua il controllo meccanico delle erbe infestanti, “una gestione intelligente delle risorse idriche, la concimazione organica e la confusione sessuale”. In più Lungarotti nel 2013 è diventata capofila del progetto Meteowine, sostenuto dalla Regione Umbria in collaborazione con l’Università di Perugia, per la realizzazione di una piattaforma meteo in grado di fornire previsioni precise e puntuali delle condizioni meteorologiche. Nella primavera del 2018, è stato installato un impianto fotovoltaico sulla copertura degli edifici aziendali che copre il 40% dei fabbisogni di energia elettrica con un risparmio di oltre 3.000 tonnellate di CO2 e dal 2021 l’azienda ha introdotto nuove bottiglie più leggere riducendo le emissioni di CO2 fino al 35%.

Il piccolo suino sardo diventa Presidio Slow Food

Il piccolo suino sardo diventa Presidio Slow FoodMilano, 10 dic. (askanews) – Mantello scuro, taglia piccola, zampe corte e robuste, e una criniera di lunghe setole sulla schiena: il suino sardo è appena entrato a far parte dei Presìdi Slow Food. Una razza rustica, allevata in tutta la regione, dalle Barbagie alle aree del Gennargentu e del Supramonte, ma anche in Ogliastra, nel Sarrabus-Gerrei, nell’area del Monte Linas e nel Sulcis-Iglesiente, di cui si trovano riferimenti antichissimi, ma che negli ultimi decenni aveva rischiato la scomparsa a causa dell’arrivo sull’isola della peste suina africana.

Dopo un lungo lavoro di eradicazione del virus, dal 15 dicembre del 2022 è caduto l’embargo sulle esportazioni di carni suine dalla Sardegna, una situazione che perdurava da quarant’anni. “Restano solo quattro comuni in zona rossa mentre dal resto della regione è nuovamente possibile movimentare carni e salumi al di fuori dell’isola” ricorda il referente Slow Food del nuovo Presidio, Raimondo Mandis, spiegando che “questo riconoscimento è un segnale, un modo per sottolineare l’importanza di promuovere forme di allevamento locali e pratiche di trasformazione virtuose, per evitare che si commercializzino carni che arrivano da fuori regione e che, in Sardegna, vengono soltanto trasformate, come tuttora in alcuni casi avviene. Abbiamo – conclude – una razza autoctona da sostenere e valorizzare, simbolo della biodiversità locale e fortemente integrata nell’ambiente isolano”. Una razza che si è salvata grazie al lavoro di alcuni allevatori sostenuti dall’Associazione allevatori della regione Sardegna (AARS), che dal 1920 cura un libro genealogico di razza e che oggi si occupa anche dei controlli per la sua continuazione. Il suino Sardo, 60 centimetri al garrese e un peso che oscilla tra gli 80 e i 150 chili, ha un colore che può variare dal nero al fulvo, passando per il grigio e il pezzato. E’ un grande pascolatore e si nutre in particolare di ghiande “e consuma molto dell’apporto nutritivo che assume grufolando: ne deriva una carne dal grasso importante, ma dalle caratteristiche nutrizionali ottimali, con bassa percentuale di grassi insaturi” precisa il responsabile Slow Food del Presidio, sottolineando che questo suino “non viene alimentato con insilati né assume antibiotici”

“Oltre alla tradizione gastronomica, l’allevamento del maiale ha un’importante dimensione sociale” prosegue Mandis, spiegando che “nei boschi dove i maiali pascolano vengono da secoli rispettati i cosiddetti usi civici: qui le terre sono utilizzate dalla comunità e gli allevatori le occupano a rotazione, ciascuno per un certo periodo di tempo, assicurando a tutti la possibilità di nutrire i propri animali e conservando le risorse del bosco in modo bilanciato. Il tutto, naturalmente, soltanto nelle stagioni più fredde – conclusde – i mesi nei quali i maiali non rischiavano di danneggiare le altre colture”. I produttori che aderiscono al Presidio Slow Food sono al momento tre, di cui due sono allevatori e uno soltanto trasformatore. Gli allevatori complessivamente interessati al programma di recupero della razza del suino Sardo sono una novantina, il triplo di vent’anni fa.

Foto di Jacopo Goracci

A gennaio 2024 apre a Venezia il laboratorio del gusto “Enologismi”

A gennaio 2024 apre a Venezia il laboratorio del gusto “Enologismi”Milano, 10 dic. (askanews) – Un spazio nuovo, dove il gusto si intreccia con la musica, l’arte, la storia e la fotografia per avvicinare appassionati, curiosi e cultori alla ricerca e alla conoscenza del pensiero enogastronomico italiano. E’ “Enologismi”, un progetto di Laura Riolfatto, visual artist, sommelier e “wine & food stylist”, che inaugurerà il 20 gennaio 2024 a San Pietro di Castello, un angolo di Venezia che ha mantenuto la propria autenticità sottraendosi al turismo di massa. Ad ospitarlo sarà uno spazio “recuperato” da Francesco Cucchini, proprietario dei Cantieri Cucchini, uno di quegli “squeri” e cantieri nautici costruiti tra il XIX e il XX secolo e oggi diventati splendidi spazi espositivi.

“‘Enologismi’ – spiega Riolfatto – ha la finalità di far conoscere, tramite la degustazione, l’assaggio, il racconto e la fotografia, alcune tra le eccellenze enogastronomiche italiane, attraversando l’identità dei territori vocati, tramite le aziende e le persone che ogni giorno si dedicano alla nostra agricoltura per renderla sempre migliore”. “Enologismi” ospiterà mostre, corsi di fotografia, degustazioni letterarie o musicali, e incontri alla scoperta della cultura della tavola e della cucina vegetariana e vegana. Si inizierà il 20 gennaio alle 11 con l’inaugurazione della mostra fotografica “L’estetica del tempo sospeso progetto Porto Marghera” di Andrea Morucchio, realizzata in collaborazione con il Museo del Paesaggio di Torre di Mosto. Sempre il 20 gennaio, alle 17.30, si terrà “Esercizi spirituali per bevitori di vino”, incontro di presentazione del libro scritto dal giornalista Angelo Peretti in conversazione con Massimo Zardo e Laura Riolfatto, seguito dalla degustazione guidata dei vini scelti dall’autore.

Il 2 febbraio alle 20 sarà la volta di “Walk on the Wine Side” con Gianpaolo Giacobbo e Massimo Zardo, dove la storia del rock si fonderà con quella dei vini naturali grazie alla degustazione dove i vini saranno abbinati ai vinili. Sabato 3 febbraio e venerdì 1 marzo, dalle 10 alle 16, ci sarà il “Food Photography workshop” a tema Still Life Food a cura di Nicoletta Fornaro e di Laura Riolfatto, in cui verrà insegnato ai partecipanti come fotografare il cibo con la tecnica del chiaroscuro e la luce naturale. Domenica 4 febbraio, dalle 10 alle 13, Alessia Cipolla racconterà storia e design che si celano dietro a un bicchiere all’incontro “I bicchieri a tavola tra storia e design”, cui seguirà una degustazione guidata in abbinamento a finger food. Il 2 marzo alle 17.30, invece, si terrà l’incontro “Visionarie memorie – La Storia del vino a Venezia, riti e luoghi di incontro, attraverso il racconto della più significativa pianta viaggiatrice del Mediterraneo, la vite” con Laura Riolfatto e Martina Vacca e la degustazione guidata abbinata a finger food.

Etichette vini, Federvini: bene la tempestiva risposta del Masaf

Etichette vini, Federvini: bene la tempestiva risposta del MasafMilano, 9 dic. (askanews) – “Esprimiamo soddisfazione per il significativo impegno del ministro dell’Agricoltura, Francesco Lollobrigida, nel procrastinare l’applicazione delle nuove norme comunitarie di etichettatura dei vini. Una risposta istituzionale tempestiva che dimostra la comprensione dell’impatto economico che la misura avrebbe prodotto e che riconosce l’impegno diligente delle imprese del comparto vitivinicolo italiano che da tempo avevano provveduto ad allinearsi alle richieste della Commissione europea”. Così la presidente di Federvini, Micaela Pallini, ha commentato il decreto del Masaf che autorizza l’impiego e l’esaurimento delle etichette già presenti a magazzino, di fronte al rischio di distruzione di centinaia di milioni di etichette già prodotte in seguito delle inattese modifiche apportate dalle linee guida della Commissione Europea.

Celebrato VI Anniversario “L’Arte del Pizzaiuolo Napoletano” patrimonio Unesco

Celebrato VI Anniversario “L’Arte del Pizzaiuolo Napoletano” patrimonio UnescoRoma, 7 dic. (askanews) – A sei anni dall’iscrizione dell’elemento “L’arte del Pizzaiuolo Napoletano” nella Lista Rappresentativa del Patrimonio Culturale Immateriale dell’Umanità – UNESCO, sono aumentate a livello esponenziale le richieste, da ogni parte del mondo, di veri pizzaiuoli di scuola napoletana. Un segnale importante che gratifica quanti si sono impegnati per far iscrivere e, successivamente, valorizzare l’elemento ma che impone anche attente riflessioni e l’adozione di misure per la salvaguardia della sua integrità affinché venga tramandato un sapere tradizionale e culturale vivente e autentico. Una vera best practice quella del “pizzaiuolo napoletano” che si inserisce in un quadro più ampio, quello della “cultura del cibo” legata alla tradizione della cucina italiana che da sempre rende il nostro Paese crocevia di un Grand Tour enogastronomico unico. In effetti, un po’ come la pizza napoletana è per Napoli e per la Campania, la cucina italiana non è solo cibo genuino ma un viaggio nel Belpaese che rispecchia la nostra penisola, i suoi paesaggi, la cultura, le tradizioni, le produzioni regionali e locali. È promozione dei territori e turismo esperienziale, è cultura della qualità e delle tipicità. Spirito di festa ma anche di fattiva collaborazione è quanto è emerso a Napoli in occasione dell’evento “Dall’Arte del Pizzaiuolo Napoletano alla Cucina Italiana: Patrimonio culturale e Made in Italy certificato contro Agropirateria, Italian sounding e Fake food” promosso da Fondazione UniVerde, Coldiretti Campania e Associazione Pizzaiuoli Napoletani, in collaborazione con gli event partners: ITA0039 – 100% Italian Taste Certification by Asacert – Assessment & Certification, La Fiammante, Mulino Caputo, Bernardo – Legnami Certificati; e ospitato al Villaggio Coldiretti. Realtà che hanno sostenuto la campagna #PizzaUnesco e nuovi compagni di viaggio che intendono supportare la candidatura de “La Cucina italiana tra sostenibilità e diversità bioculturale” a Patrimonio Culturale Immateriale dell’Umanità e difendere lo straordinario patrimonio agroalimentare italiano.

Media Partners: Askanews, Italpress, Canale 21, La Cucina Italiana, TeleAmbiente, Gusto H24. Queste le dichiarazioni dei protagonisti dell’evento:

Alfonso Pecoraro Scanio (Presidente della Fondazione UniVerde): “Il sesto anniversario è occasione per valutare i risultati di grande rilancio dell’arte del pizzaiuolo di tradizione e scuola napoletana e ca va sans dire della pizza napoletana, ottenuti dopo la vittoriosa campagna internazionale #PizzaUnesco, ma anche per rafforzare la tutela di questo patrimonio culturale e rilanciare il nostro sostegno alla candidatura della cucina italiana nella Lista Rappresentativa del Patrimonio Culturale Immateriale dell’Umanità. Non dimentichiamo, inoltre, che il riconoscimento Unesco dell’arte del pizzaiuolo napoletano è stato di grande aiuto anche per l’agroalimentare italiano nella campagna contro l’agropirateria e il fake food che ho lanciato da ministro dell’Agricoltura perché il sapere tradizionale del pizzaiuolo è sì immateriale ma il suo eccellente prodotto, la pizza, si fa con i nostri prodotti agroalimentari e una pratica culturale così fortemente identitaria senza qualità e autenticità dei prodotti rischia di essere deteriorata o addirittura di scomparire. Anche per questi motivi sostengo convintamente la candidatura della cucina italiana tra sostenibilità e diversità bioculturale perché certo consentirà di tutelare l’agroalimentare made in Italy e tantissime tradizioni e ricette, tra le più amiche della natura e della salute, che si collegano alla Dieta mediterranea. Auspico che tutti coloro che ci hanno aiutato nella vittoriosa campagna #PizzaUnesco, che a tutt’oggi è rimasta la più popolare della storia dell’Unesco, facciano altrettanto. Ettore Bellelli (Presidente di Coldiretti Campania): “L’arte del Pizzaiuolo, fatta di rito e gestualità oltre che del savoir faire partenopeo, parla al mondo del grande patrimonio agroalimentare campano che ruota proprio intorno a questo disco di pasta. Parla dei nostri pomodori, dell’olio, della mozzarella di bufala campana DOP, del fiordilatte. Il sigillo UNESCO per questo patrimonio immateriale rappresenta perciò un grande elemento di fortificazione della nostra identità culturale. Siamo lieti che il sesto anniversario del riconoscimento dell’arte del Pizzaiuolo si festeggi al villaggio Coldiretti perché va nella stessa direzione che perseguiamo da sempre con il nostro impegno: la tutela della biodiversità e del Made in Naples che è poi, di fatto, il Made in Campania”.

Sergio Miccù (Presidente dell’Associazione Pizzaiuoli Napoletani): “Siamo giunti al sesto anniversario del riconoscimento dell’arte del pizzaiuolo napoletano quale patrimonio culturale immateriale dell’umanità – Unesco, un riconoscimento che ha dato grandissima visibilità alla figura professionale del pizzaiuolo, sempre più attento alla selezione di prodotti di qualità per offrire ai consumatori un prodotto d’eccellenza. Oltre alla continua divulgazione e internazionalizzazione dell’arte, stiamo ora puntando sulla formazione della nuova generazione. Riteniamo che la formazione debba iniziare già negli istituti di scuola alberghiera, con il rilascio di un diploma professionale di pizzaiuolo da parte del Ministero dell’Istruzione. Solo attraverso questo approccio possiamo garantire una maggiore tutela per la nostra arte”. Nicola Caputo (Assessore all’Agricoltura della Regione Campania): “A sei anni dall’iscrizione nella prestigiosa Lista Rappresentativa del Patrimonio Culturale Immateriale dell’Umanità, si sono moltiplicate le iniziative e l’attenzione per l’arte del pizzaiuolo napoletano, un segnale importante per il made in Naples e il made in Italy che occorre continuare a tutelare e valorizzare nel miglior modo possibile, innanzitutto valorizzando gli ingredienti della pizza, dal pomodoro all’olio e la mozzarella. Quella del pizzaiolo napoletano è un’arte autentica che si basa su una competenza che permette di sfruttare appieno la qualità dei prodotti agroalimentari dei territori campani. Si tratta di un patrimonio capace di attivare una rinascita sociale ma anche economica dei territori e delle produzioni di qualità”.

Giuseppe Ambrosio (Direttore Generale e Presidente GdL Unesco presso il Ministero dell’Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle Foreste) ha ricordato che “l’arte del pizzaiuolo napoletano rappresenta l’essenza stessa del Patrimonio Immateriale come declinata dalla Convenzione Unesco. In essa convivono tradizione, storicità, arte della manualità. Un patrimonio da preservare e diffondere, come la bontà della pizza, sempre più nel mondo intero”. Rosanna Romano (Direttore Generale per le Politiche Culturali e il Turismo della Regione Campania) “L’importante anniversario dell’iscrizione de L’arte del Pizzaiuolo Napoletano nella Lista Rappresentativa del Patrimonio Culturale Immateriale dell’Umanità – UNESCO è stato celebrato anche in occasione della Prima Rassegna del Patrimonio Immateriale della Campania, evento promosso di recente dalla Regione Campania in collaborazione con Scabec – Società Campana Beni Culturali. L’iniziativa, promossa per divulgare attraverso stand espositivi, dibattiti, incontri e performance il patrimonio culturale immateriale campano con le sue pratiche tradizionali connesse a saperi, celebrazioni, espressioni e cultura agro-alimentare, ha ospitato anche laboratori e degustazioni gratuite organizzate dall’Associazione Pizzaiuoli Napoletani e dall’Associazione Verace Pizza Napoletana, a conferma dell’importanza strategica che quest’arte riveste all’interno del patrimonio culturale campano. La sicurezza alimentare è una priorità assoluta da garantire al consumatore. La necessità di assicurare prodotti sani e di alta qualità si collega al dovere di utilizzare materiale legnoso certificato nei procedimenti di cottura in forno di pietanze come, appunto, la pizza. Su questo tema è intervenuto il Gen. B. Ciro Lungo (Comandante Regione Carabinieri Forestale Campania) sottolineando che il “combustibile legnoso utilizzato per la cottura del cibo deve essere rigorosamente di provenienza legale e di origine naturale, ottenuto dalla lavorazione esclusivamente meccanica e senza subire alcun tipo di trattamenti chimici. Un approccio, conforme alla normativa vigente, a garanzia delle foreste e dei consumatori”. Antonio Pace (Presidente dell’Associazione Verace Pizza Napoletana): “All’alba del VI Anniversario del riconoscimento a Patrimonio Culturale Immateriale e soprattutto dei 40 anni del I° disciplinare sulla vera pizza napoletana, redatto nel 1984 dall’AVPN, primo esempio di tutela integrata del mestiere e del prodotto tradizionale, siamo lieti di aver visto affermarsi negli anni una tendenza che coinvolgendo operatori, associazioni e istituzioni, si è trasformata in Comunità. Una Comunità basata su di una regola condivisa, principio fondante per qualsiasi tutela e che potrebbe essere da esempio anche per la Cucina italiana”. Fabrizio Capaccioli (Amministratore Delegato di Asacert): “Oggi non celebriamo solo l’arte e la cultura che la pizza esprime, stiamo preservando un’icona indiscussa della cucina italiana amata in tutto il mondo. In un’epoca in cui la sicurezza alimentare è cruciale, ITA0039 by Asacert, si impegna a garantire che la pizza italiana, almeno quella presentata come originale, sia al riparo da contraffazioni. Asacert promuove una certificazione che è a garanzia di produzioni alimentari salubri perché 100% italiane, ritenendo che la cooperazione tra tutti gli attori sia essenziale per preservarne l’autenticità anche all’estero dove operiamo con il Protocollo ITA0039. Assicuriamo insieme a partners come Coldiretti, Euro-Toques e tanti altri, che pizzerie e ristoranti italiani siano ambasciatori certificati della qualità italiana, contrastando fenomeni come l’agropirateria e l’Italian sounding”. Era il 23 marzo 2023 quando il Ministero della Cultura e il Ministero dell’Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste hanno annunciato la candidatura de “La Cucina italiana tra sostenibilità e diversità bioculturale” nella Lista Rappresentativa del Patrimonio Culturale Immateriale dell’Umanità – UNESCO. A farsi fin da subito promotrice della candidatura è stata la rivista La Cucina Italiana, dal 1929 il mensile di cucina più autorevole e di lunga tradizione in Italia e nel mondo. Maddalena Fossati Dondero (Direttore ‘La Cucina Italiana’ e promotrice della candidatura Unesco ‘La Cucina italiana tra sostenibilità e diversità bioculturale’) ha ribadito che “dopo il riconoscimento dell’Arte del Pizzaiuolo Napoletano sarebbe bello veder dichiarata la Cucina italiana come Patrimonio Culturale Immateriale dell’Umanità, in quanto valore massimo dell’identità del nostro Paese”. Vincenzo Santo (Presidente CNA Campania Nord): “L’Italian sounding è il nemico più grande della nostra enogastronomia. Il richiamo a prodotti campani e più in generale italiani sui mercati esteri è ricorrente con vere e proprie ‘trappole commerciali’ costruite ad arte per attirare l’utente-acquirente. La mozzarella è probabilmente quello che vanta il maggior numero di contraffazioni all’estero, fenomeno che è incrementato in maniera esponenziale anche con l’esplosione degli e-commerce. Prodotti marchiati come mozzarella di bufala campana dop negli ultimi anni sono stati sequestrati in Indonesia, in Cina e in Giappone. Accanto all’azione di controllo, ne va fatta una di ‘legittimazione’ delle nostre eccellenze. In questo quadro è preoccupante l’atteggiamento unilaterale di diverse istituzioni nei confronti degli allevatori bufalini impegnati da mesi in una battaglia a difesa del comparto. Come Cna Campania Nord abbiamo assunto una posizione chiara a loro sostegno: non è abbattendo in maniera indistinta i capi bufalini che si risolve il problema dell’eradicazione della brucellosi. Per poter ingaggiare una vera e propria lotta alla pirateria alimentare è necessario innanzitutto dare forza alle nostre eccellenze, evitando disastri come quello attuale con gli allevatori”. Hanno inoltre partecipato all’evento i rappresentanti delle realtà partners: Francesco Franzese (CEO La Fiammante), Antimo Caputo (Amministratore delegato di Mulino Caputo), Diego Bernardo (Amministratore di Bernardo legnami certificati). Dalla campagna #PizzaUnesco, il più imponente movimento d’opinione nella storia delle candidature Unesco, con oltre 2 milioni di sottoscrizioni da oltre 100 Paesi del mondo, a sostegno dell’iscrizione dell’elemento “L’arte del Pizzaiuolo Napoletano” nella Lista Rappresentativa del Patrimonio Culturale Immateriale dell’Umanità, avvenuta nel 2017, al sostegno della candidatura “La Cucina italiana tra sostenibilità e diversità bioculturale” attraverso la nuova campagna mondiale #CucinaItalianaUnesco. In questo progetto crede la Fondazione UniVerde, organismo coinvolto nei processi di salvaguardia dell’elemento “L’arte del Pizzaiuolo Napoletano”, e i partners della nuova iniziativa: Federazione Italiana Cuochi – FIC, Euro-Toques Italia, Fondazione Campagna Amica, CNA – Confederazione Nazionale dell’Artigianato e della Piccola e Media Impresa. L’occasione del VI Anniversario dal riconoscimento Unesco dell’Arte del Pizzaiuolo Napoletano ha rappresentato un motivo in più per rilanciare anche il messaggio #NoFakeFood realizzata da Fondazione UniVerde, Opera2030 e SOS Terra Onlus, in collaborazione con molti content creators, per difendere i prodotti agroalimentari italiani da agropirateria, contraffazioni e Italian sounding. La pizza, il piatto che nelle sue diverse declinazioni e contraffazioni è il più consumato del pianeta e, più in generale, la cucina italiana possono diventare lo strumento di diffusione dell’autenticità degli ingredienti made in Italy. Occorre tuttavia vigilare per rafforzare ancora di più il legame tra la genuinità del nostro cibo e la qualità degli ingredienti che devono essere sempre 100% italiani.

Nasce in Regione Lazio la banca del seme dei suini

Nasce in Regione Lazio la banca del seme dei suiniRoma, 7 dic. (askanews) – Prende il via nella Regione Lazio un progetto per la costituzione di una banca del germoplasma degli allevamenti del Lazio di razze suine a rischio di erosione genetica. Le specie interessate dal programma di attività sono la Casertana e l’Apulo-Calabrese (quest’ultima con i due tipi genetici autoctoni: Nero Reatino e Nero dei Monti Lepini).

“Ringrazio l’agenzia regionale Arsial e l’associazione nazionale allevatori suini (Anas) per aver fatto partire, su impulso dell’assessorato, questa importante iniziativa che ha un alto valore scientifico, perché riesce a dare una risposta concreta al rischio di erosione genetica di alcune razze suine minacciate dalla diffusione della Peste Suina Africana” ha detto Giancarlo Righini, assessore al bilancio e all’agricoltura e sovranità alimentare della Regione Lazio. Nello specifico l’attività verrà sviluppata coinvolgendo una ventina di allevamenti che partecipano ai programmi di conservazione delle razze autoctone. Si sta valutando inoltre, sempre nell’ottica della tutela del patrimonio genetico autoctono minacciato dalla diffusione della PSA, la possibilità di attivare la conservazione ex-situ di nuclei di riproduttori in vivo presso centri abilitati dotati dei massimi standard di biosicurezza.

Vino, Uiv: bene proroga per etichette, ora serve armonizzazione in Ue

Vino, Uiv: bene proroga per etichette, ora serve armonizzazione in UeMilano, 7 dic. (askanews) – “Apprezzo il grande supporto del ministro Lollobrigida che si è impegnato in prima persona a risolvere questo scottante tema, a partire, già oggi, dalla firma del decreto di proroga delle etichette precedentemente stampate. Al contempo, accolgo con favore l’intenzione del ministro di portare il dossier al prossimo Agrifish (Consiglio europeo di Agricoltura e Pesca) previsto il 10 e l’11 dicembre”. Così il presidente di Unione italiana vini (Uiv), Lamberto Frescobaldi, ha commentato il decreto del Masaf che posticipa l’introduzione e l’applicazione della normativa europea sul cambio di etichettatura del vino, permettendo l’utilizzo e l’esaurimento delle etichette già in magazzino.

Frescobaldi aveva incontrato ieri il ministro Francesco Lollobrigida proprio in merito alle difficoltà legate “alle linee guida ‘last minute’ della Commissione Ue che hanno generato una babele interpretativa in cui ogni Stato membro esprime una propria lettura, determinando così una mancata armonizzazione delle regole di mercato”. “Serve anche in ambito comunitario un’immediata sospensione in merito alla principale criticità contenuta nelle linee guida della Commissione, al fine di rivederne il contenuto e garantire certezza giuridica alle imprese” ha aggiunto Frescobaldi, sottolineando che “contestualmente, sarà necessario ottenere il consenso all’utilizzo di tutte le etichette stampate prima della pubblicazione delle linee guida e fino a esaurimento scorte”.

Vino, è morto a 65 anni il direttore generale dell’Oiv, Pau Roca

Vino, è morto a 65 anni il direttore generale dell’Oiv, Pau RocaMilano, 7 dic. (askanews) – Si è spento oggi all’età di 65 anni, Pau Roca, direttore generale dell’Organizzazione internazionale della vigna e del vino (Oiv). E’ stata la stessa Oiv ad annunciarlo, spiegando che il dirigente spagnolo si è spento a Digione, in Francia, dopo una lunga malattia.

Originario di Reus (Terragona) e delegato spagnolo dell’Oiv dal 1992, Roca era stato eletto alla guida dell’organizzazione intergovernativa dedicata alla viticoltura all’Assemblea Generale del 2018 in Uruguay. “Dopo aver acquisito esperienza nel settore dell’olio d’oliva e aver iniziato la ricerca scientifica in oceanografia, Pau Roca aveva una conoscenza specifica e approfondita del settore vitivinicolo globale e un’esperienza acquisita alla guida della Federazione spagnola dei vini (Fev), che dirigeva da più di 20 anni” si legge nella nota dell’Organizzazione, che prosegue sottolineando che “impegnato a garantire che l’Ooiv, il suo ruolo e le sue attività fossero riconosciuti in un mondo sempre più globalizzato, durante il suo mandato Roca ha anche rafforzato i legami con altre istituzioni globali come l’Organizzazione mondiale del commercio, l’Organizzazione mondiale del turismo, l’Ocse, la Fao, Ciheam e Codex Alimentarius”.