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Vino, Rosso di Montalcino amplia propria superficie di 350 ettari

Vino, Rosso di Montalcino amplia propria superficie di 350 ettariMilano, 14 dic. (askanews) – L’Assemblea dei soci del Consorzio del vino Brunello di Montalcino ha approvato oggi l’ampliamento della superficie rivendicabile per la D.O. Rosso di Montalcino, che è stato poi ratificato dal Cda. Per il vigneto della Doc, attualmente di 519,7 ettari, è stato definito un incremento pari a 350 ettari, con una tolleranza aggiuntiva del 4% che porta a un totale complessivo di 364 ettari. Il potenziale produttivo aggiuntivo del Rosso di Montalcino sarà quindi di poco più di 3 milioni di bottiglie (0,75 litri) da sommare all’attuale media di 3,6 milioni di pezzi l’anno riscontrati nell’ultimo quinquennio. Dato, quest’ultimo, ritenuto dal Consorzio troppo leggero a fronte di una domanda internazionale sempre più interessata ai vini della Denominazione.

“Abbiamo pensato a un modello sostenibile per la competitività di un vino in ottima salute, la cui debolezza congenita sta proprio nella scarsità di prodotto” ha dichiarato il presidente del Consorzio, Fabrizio Bindocci, aggiungendo che “allo stesso tempo abbiamo ritenuto importante attuare l’ampliamento senza impiantare un centimetro di vigna in più: i 350 ettari aggiuntivi sono infatti già nelle mappe del territorio come quote di vigneti coltivati a Sangiovese ma liberi da albi contingentati”. “Con questa scelta, i soci e le altre imprese del territorio avranno la possibilità di ristabilire una condizione produttiva ottimale e allo stesso tempo di non stressare la produzione di uve dai vigneti rivendicati a Brunello, a tutela della qualità di prodotto” ha evidenziato Bindocci, concludendo “ora, per la ratifica formale, la proposta dovrà passare dalla Regione Toscana, che ha attivamente collaborato alla definizione del piano”. Il documento di proposta approvato in assemblea indica il metodo digressivo alla base dell’ampliamento: per le imprese fino a 10 ettari di superficie rivendicabile iscritta, l’incremento arriverà fino al 15%. A scalare le percentuali accordate per vigneti più consistenti, contemplate in altre due categorie: fino a 20 ettari e oltre. Sempre secondo quanto riferito dal Consorzio, “il risultato sarà anche quello di favorire la crescita delle piccole aziende: sono infatti 258 le Cantine comprese nel primo cluster (fino a 10 ettari), contro le 52 delle restanti categorie a maggior estensione”.

Vino, Allegrini si separano: a Marilisa la Toscana e Villa della Torre

Vino, Allegrini si separano: a Marilisa la Toscana e Villa della TorreMilano, 14 dic. (askanews) – “La famiglia Allegrini, nell’ambito del progetto di riassetto proprietario e di governance, finalizzato alla costante espansione dell’attività imprenditoriale nel settore vitivinicolo, ha concluso un primo accordo il cui risultato finale è destinato a procurare la suddivisione dei principali assets. In particolare, Francesco, Giovanni e Matteo Allegrini, eredi di Franco Allegrini, acquisiranno la maggioranza delle società veronesi Allegrini e Corte Giara, radicate in Valpolicella, e ne saranno alla guida unitamente a Silvia, erede di Walter Allegrini, mentre il Cav. Lav. Marilisa Allegrini e le figlie, Carlotta e Caterina, manterranno la proprietà delle aziende toscane, Poggio Al Tesoro a Bolgheri e San Polo a Montalcino, oltre che di Villa Della Torre a Fumane in Valpolicella”. E’ quanto si legge in un comunicato congiunto diffuso da quelle che da oggi possono essere considerate le due anime della celebre famiglia di imprenditori vitivinicoli veronesi.

Il passaggio tra la sesta e la settima generazione della famiglia Allegrini non avviene dunque né in modo naturale né tantomeno indolore, come già capitato a diverse dinastie del vino non solo italiano. La Cavaliere del Lavoro Marilisa esce insieme con le due figlie dall’azienda di circa 150 ettari nella culla della Valpolicella Classica, ereditata nel 1983 dal padre Giovanni Allegrini (uno degli artefici della rinascita di questo territorio vinicolo), che passa oggi ai suoi nipoti, i figli di Walter e Franco, i fratelli di Marilisa oggi scomparsi. Saranno loro a guidare la Cantina di Fumane (Verona) che aveva chiuso il 2022 con un fatturato “abbondantemente sopra i 30 milioni di euro, con un +20% rispetto al 2021”. Per la Signora dell’Amarone, prima donna a finire nel 2017 sulla copertina della celebre rivista statunitense “Wine Spectator”, si apre invece una nuova avventura nel mondo del vino (e della cultura) che parte dalle solide tenute toscane di Montalcino (San Polo) e Bolgheri (Poggio al Tesoro), e sulla meravigliosa Villa della Torre a Fumane, per cui già lavora sua figlia Caterina. “La scelta di intraprendere strade diverse da quelle tracciate dal marchio storico Allegrini non è stata facile, soprattutto sul piano sentimentale” ha commentato ad askanews, Marilisa Allegrini, spiegando che “ha prevalso in me e nelle mie figlie l’idea di valorizzare le esperienze innovative svolte in questi anni a Bolgheri, a Montalcino e a Villa Della Torre, il nostro prezioso ed amato punto di riferimento culturale ed enologico in Valpolicella Classica. Si apre una stagione – ha concluso – dove la sapienza e la passione dei ‘costruttori’ accompagneranno, in libertà, autonomia e creatività, le generazioni nuove verso le sfide che il mondo del vino dovrà affrontare”.

“Da tempo, con i miei fratelli, Giovanni e Matteo, abbiamo intrapreso un percorso che si è formalizzato con l’acquisizione della maggioranza di Allegrini e Corte Giara” ha spiegato Francesco Allegrini, parlando di “un passo importante, che nasce con l’obiettivo di assicurare un futuro solido e una spinta innovativa alle aziende, determinato dal nostro entusiasmo e che poggia su importanti basi costruite nel tempo”. “La preziosa eredità che ci è stata tramandata è un impegno che affrontiamo consapevoli dell’importanza del ruolo che Allegrini svolge nel rappresentare il vino italiano nel mondo e nel promuovere il territorio della Valpolicella, al quale siamo profondamente legati” ha proseguito, concludendo “ad affiancarci nella guida delle aziende rimane nostra cugina Silvia, con cui rappresentiamo la settima generazione della famiglia, disegnando il futuro dell’azienda e completando la squadra in totale sintonia”.

Confagricoltura: bene no PE ad aumento limiti triciclazolo…-rpt

Confagricoltura: bene no PE ad aumento limiti triciclazolo…-rptRoma, 14 dic. (askanews) – “Si tratta di un risultato importante per le nostre produzioni, che formalizza la posizione già espressa il 29 novembre scorso dalla Commissione per l’ambiente, la sanità pubblica e la sicurezza alimentare del Parlamento Ue, contraria all’adozione del provvedimento che proponeva di aumentare a 0,09 mg/kg il livello massimo residuo per il Triciclazolo, limitatamente al prodotto importato”. Così il presidente della Federazione nazionale di Prodotto Riso di Confagricoltura, Giovanni Perinotti, commenta la notizia che il Parlamento europeo, oggi, in plenaria, si è schierato contro l’adozione della proposta della Commissione europea sull’aumento dei limiti di Triciclazolo per il riso importato nell’Unione.

Attualmente in Europa il fungicida è di fatto vietato, in quanto la soglia massima è di 0,01 mg/kg. “L’aumento dei valori – spiega Perinotti – avrebbe ulteriormente favorito l’import di riso da Paesi che non hanno gli stessi vincoli alla produzione applicati nella UE: questo significa che non sarebbe stato possibile garantire la reciprocità nella tutela della sicurezza alimentare, né la tenuta della competitività delle nostre imprese. L’India sarebbe stato il principale beneficiario dell’eventuale adozione della misura respinta oggi dal Parlamento”. Il comparto risicolo è molto rappresentativo dell’agroalimentare italiano: siamo i primi produttori europei di riso, con circa il 50% della coltivazione presente nell’Unione.

Vino, Veneto Agricoltura: in primi sei mesi 2023 -1,1% di export

Vino, Veneto Agricoltura: in primi sei mesi 2023 -1,1% di exportMilano, 14 dic. (askanews) – Nei primi sei mesi del 2023 mentre l’export di vino italiano registra una flessione del -0,4%, il Veneto, nonostante una perdita del 1,1% rispetto allo stesso periodo del 2022, si conferma al comando della classifica dei maggiori esportatori di vino in Italia con 1,34 mld di euro e una quota di poco oltre il 35% del totale nazionale. Lo comunica Veneto Agricoltura, ricordando che nel 2022 il fatturato regionale del settore aveva toccato i 2,8 mld di euro (+13,9% rispetto al 2021) facendo segnare un nuovo record storico afronte di quantitativi esportati aumentati di appena lo 0,4% (7,9 milioni di quintali).

Per quanto riguarda i prezzi delle uve, sulla base dei dati raccolti alle Borse Merci delle Camere di Commercio di Verona, Treviso e Padova, emerge che nel 2023 la quotazione media annua per tutte le uve regionali è stata pari a 0,68 euro al chilo (-6,8% rispetto al 2022). Nel dettaglio, a livello provinciale si evidenzia un andamento al ribasso per le province di Padova e Treviso, mentre tengono i prezzi delle uve di Verona, che sono le uniche a registrare una variazione positiva, per una quotazione media annua pari a 0,81 €/kg (+1,8% rispetto al 2022). Di contro, sottolinea sempre Veneto Agricoltura continua la decrescita del prezzo medio unitario delle uve per la provincia di Treviso, che nell’ultimo anno si è attestato 0,72 euro al chilo (-13,2%) e, al pari delle uve trevigiane, la quotazione media delle uve padovane è scesa a 0,52 €/kg, con una variazione negativa del -9,3% rispetto al 2022. Gran parte delle varietà di uva del Veneto hanno fatto registrare variazioni negative del prezzo rispetto all’anno precedente, con le uve Igt che hanno segnato ribassi più elevati rispetto a quelli evidenziati dalle uve Doc e Docg; da segnalare che le uve bio, provenienti da vitigni condotti in agricoltura biologica riescono a spuntare prezzi superiori a quelle prodotte con metodi convenzionali in media del +15-20% a seconda del colore della bacca.

Il 21 dicembre presso la Cantina di Collis Wine Group a Lonigo (Vicenza) sarà presentato l’ultimo focus del tradizionale Trittico sul settore vitivinicolo di Regione Veneto, Veneto Agricoltura e Avepa.

Vino, Ilari nuovo presidente di Castello di Meleto di Gaiole in Chianti

Vino, Ilari nuovo presidente di Castello di Meleto di Gaiole in ChiantiMilano, 14 dic. (askanews) – Stefano Ilari è il nuovo presidente di Castello di Meleto di Gaiole in Chianti (Siena) che, con i suoi circa mille ettari, è la più grande azienda agricola biologica del Chianti Classico.

Commercialista, già vicepresidente nel precedente triennio, Ilari succede a Lucia Pasquini, che avviò i lavori per il restauro della Pieve di Spaltenna, chiesa romanica che verrà riconsegnata alla comunità di Gaiole in Chianti prima della prossima estate. “Castello di Meleto è cresciuto molto in questi anni ma gli obiettivi sono ancora tanti” ha dichiarato Ilari, spiegando che “abbiamo lavorato per valorizzare il terroir con la zonazione e l’individuazione dei cru, per lo sviluppo dell’attività turistica e il recupero di un territorio splendido. Ora lo sguardo è rivolto al futuro con nuovi progetti – ha sottolineato – primi fra tutti la ristrutturazione della Cantina e la creazione della suite nella torre del Castello”. I lavori per la Cantina si concluderanno a luglio, e porteranno diverse soluzioni finalizzate al risparmio energetico, tra cui pannelli fotovoltaici, sistemi di monitoraggio dei consumi di acqua, trattamento delle acque di ingresso per i processi di pulizia per limitare l’uso di detergenti, pompe di calore a energie rinnovabili, e sistemi di refrigerazione ad aria e free cooling nelle aree comuni con un recuperatore di calore termodinamico.

Vino, Associazione produttori Nizza: nel 2023 +27 vendite sul 2022

Vino, Associazione produttori Nizza: nel 2023 +27 vendite sul 2022Milano, 14 dic. (askanews) – L’Associazione produttori del Nizza chiuderà il 2023 con un incremento di vendite del 27% rispetto al 2022, e con una produzione totale che supererà di poco il milione di bottiglie. E’ la stessa Associazione ad annunciarlo con grande soddisfazione anche alla luce del fatto che l’anno che sta per concludersi è stato piuttosto complesso per i rossi italiani.

“Dei 35 produttori che nel 2016 facevano parte della nostra Associazione, oggi se ne contano 100 che rivendicano la Denominazione, 85 dei quali fanno parte dell’Associazione stessa per una produzione di circa 150 etichette tra Nizza Docg, Nizza Riserva Docg e Cru” ha spiegato il presidente, Stefano Chiarlo, precisando che il successo del Nizza Docg “ha origine sia nell’attività di promozione che come Associazione stiamo portando avanti con convinzione e impegno, sia nel meticoloso lavoro che le aziende stanno conducendo per innalzare costantemente il livello qualitativo dei vini attraverso una costante condivisione e confronto”. Prodotto con il 100% di uve Barbera, il Nizza Docg è un vino che nasce nel cuore del Monferrato, tra il torrente Belbo e il Rio Nizza, in un territorio che racchiude 18 Comuni della vasta area di produzione della Barbera d’Asti.

“Quello verso i nostri vini è un interesse che travalica i confini nazionali, basti pensare che il mercato italiano pesa il 45% mentre il restante viene venduto in oltre 55 Paesi del mondo” ha proseguito Chiarlo, aggiungendo che “anche l’azione svolta per innalzare e consolidare il posizionamento del prodotto è stato fondamentale: oggi siamo orgogliosi di dire che la Denominazione, per quanto ‘recente’, si trova già nelle enoteche di qualità e nelle carte dei vini di ristoranti di alto livello, non avendo nulla da temere dal confronto con denominazioni di ben più lunga storia e tradizione”. Forti della positiva evoluzione registrata, i produttori hanno in programma l’ampliamento della gamma a partire dal Nizza Riserva e del Nizza Cru. “Nuovi prodotti ma anche grande valorizzazione delle vecchie annate: i produttori dispongono infatti di una serie di annate attualmente in commercio come la 2021 che è ritenuta a ragione un’annata da 5 stelle” ha continuato il presidente dell’Associazione, evidenziando che “vi è poi il Nizza Riserva 2020 che si caratterizza per grande equilibrio e morbidezza e il 2019, annata di grande struttura, carattere e longevità. Inoltre – ha aggiunto – le prossime annate 2022 e 2023, seppure scarse da un punto di vista di resa si stanno confermando di ottimo livello qualitativo”.

Cibo, Mascarino eletto a guida del Cluster Agrifood Nazionale CL.A.N.

Cibo, Mascarino eletto a guida del Cluster Agrifood Nazionale CL.A.N.Milano, 13 dic. (askanews) – Il Presidente di Federalimentare, Paolo Mascarino, nel corso dell’Assemblea annuale del Cluster Agrifood Nazionale CL.A.N. è stato eletto per il triennio 2024-2026 alla presidenza dell’associazione multistakeholder che raggruppa imprese, associazioni di categoria, Università, Organismi di ricerca, Enti formazione e Rappresentazioni territoriali del settore Agrifood. Dal 2019, il Cluster CL.A.N. ha ricevuto dal MIUR il ruolo di cabina di regia e interlocutore unico nella relazione con le Istituzioni nazionali ed europee in materia di ricerca e innovazione per il settore agroalimentare.

“Desidero esprimere il mio più profondo ringraziamento per la nomina ricevuta. È un grande onore per me presiedere l’Associazione che racchiude al suo interno l’eccellenza della Ricerca agroalimentare del Paese”, ha dichiarato Paolo Mascarino. Il CL.A.N, – ha proseguito – “sin dai suoi primi passi ha compreso come il modello del sistema alimentare italiano, ispirato ai principi della dieta mediterranea, potesse essere valorizzato attraverso dati, ricerche e attività, in alternativa a tendenze di dubbia valenza scientifica che si stavano affermando all’estero. Questo lavoro ha senz’altro contribuito alla costruzione di politiche nazionali coerenti e unitarie nel campo dei sistemi alimentari, della nutrizione e della sostenibilità, che hanno promosso e tutelato il modello di successo italiano, la trasparenza informativa verso i consumatori, e verso le nostre industrie”. “Il triennio che ci attende sarà stimolante e impegnativo. Il Cluster dovrà continuare a promuovere utili sinergie nel sistema alimentare italiano e a sostenere la competitività delle nostre imprese attraverso lo stimolo dell’innovazione, la valorizzazione dei risultati della ricerca e una sempre più attenta considerazione delle vocazioni territoriali, sia scientifiche che produttive. Per questo sarà fondamentale un forte lavoro di squadra del Consiglio di Presidenza, del Comitato Tecnico-Scientifico e di tutti gli altri Associati. Infine – ha concluso Mascarino – desidero rivolgere un sentito grazie al Presidente Mauro Fontana e a tutta la squadra che ha guidato il Cluster dal 2021 vincendo grandi sfide come l’attuazione del Piano di Azione Triennale del MUR, l’elaborazione di diversi Position Paper su temi fortemente strategici per il settore fino all’endorsement dato alle grandi progettualità del PNRR sulla ricerca agroalimentare”.

Il neo Presidente Mascarino, alla guida del Cluster, sarà affiancato dal Vice Presidente Esecutivo Daniele Rossi (Confagricoltura) e da altri cinque Consiglieri espressione del mondo produttivo, della ricerca e dei territori regionali: Carlotta Trucillo (Assitol), Emanuele Marconi (CREA), Massimo Iannetta (ENEA), Sofia Miceli (ART – ER), Claudio Filipuzzi (Fondazione Agrifood & Bioeconomy FVG). Il rinnovo della governance ha previsto anche l’elezione del ‘nuovo’ Comitato Tecnico Scientifico che, con i suoi 17 componenti, rappresenta alcune tra le maggiori eccellenze sul fronte della Ricerca e Innovazione a disposizione del Cluster.

Cibo, scienziati Italia-Spagna: un decalogo per etichetta nutrizionale

Cibo, scienziati Italia-Spagna: un decalogo per etichetta nutrizionaleMilano, 13 dic. (askanews) – Gli scienziati italiani e spagnoli hanno stilato un decalogo di principi che un’etichetta nutrizionale front-of-pack dovrebbe avere per creare una base comune e aiutare i consumatori a fare scelte consapevoli verso diete più salutari. L’accordo fra i ricercatori dei due Paesi è stato siglato nel corso dell’incontro “Principles for the definition of front-of-pack nutritional labels (FOPNLs). Italian and Spanish researchers workshop”, tenutosi all’Università La Sapienza di Roma e organizzato dall’Unità di ricerca in Scienza dell’alimentazione del Dipartimento di Medicina sperimentale dell’Università La Sapienza e dal Comitato nazionale per la biosicurezza, le biotecnologie e le scienze della vita (CNBBSV) della Presidenza del Consiglio.

I principi per la definizione dell’etichetta fronte-pacco individuati dagli scienziati italiani e spagnoli – spiega una nota – sono fondati su “un approccio di tipo informativo in conformità con le linee guida della Commissione europea, volte a incentivare i consumatori ad adottare un’alimentazione sana per contrastare l’elevata incidenza/prevalenza di malattie cronico-degenerative non trasmissibili. Si tratta di una logica che non è basata sull’imposizione di una regola, ma sulla comprensione della stessa. La FOPNL direttiva, infatti, richiede solo di seguire ‘passivamente’ le indicazioni mentre la FOPNL informativa necessita di informazione, educazione e capacità di giudizio. Il vantaggio è quello di favorire un empowerment del consumatore che può essere messo in condizione di capire come organizzare la propria alimentazione in modo efficace. Fornire informazioni ai consumatori su ciò che costituisce un’alimentazione sana, infatti, può influenzare positivamente le abitudini alimentari”. Per i ricercatori italiani e spagnoli i FOPNL informativi hanno il vantaggio di situare le informazioni sull’etichetta in un contesto dietetico più ampio di assunzione giornaliera, aprendo, così, una prospettiva nutrizionale più completa sull’equilibrio generale. In quest’ottica, i FOPNL dovrebbero aiutare i consumatori a fare le scelte migliori, includendo tutti gli alimenti nella loro dieta, nelle quantità adeguate, al fine di evitarne il consumo eccessivo.

Per gli scienziati italiani e spagnoli “posto che nessun singolo alimento può rappresentare né un rischio né un beneficio per la salute, i FOPNL dovrebbero sottolineare positivamente l’importanza di modelli alimentari che abbiano una comprovata salubrità, valorizzando le tradizioni alimentari, le abitudini e gli aspetti socioculturali dei territori locali. L’obiettivo è promuovere la corretta combinazione di vari alimenti al fine di selezionarli in base allespecifiche esigenze individuali. Dunque, i limiti delle etichette fronte-pacco di tipo direttivo sono diversi:

“1.L’arbitrarietà dell’algoritmo: i sistemi ‘direttivi’ (e in particolare il Nutriscore) spesso valutano il valore nutritivo degli alimenti attraverso algoritmi arbitrari o non ben definiti. 2.Standard di riferimento non reale: i sistemi ‘direttivi’ si basano su una quantità standard di cibo (100g o 100ml) quasi mai corrispondente alle porzioni abitualmente consumate. 3. Limitatezza dell’algoritmo: il risultato finale (colore o lettera) è la combinazione (non nota) di diverse informazioni. 4. Perdita di informazioni soprattutto per le categorie di consumatori più fragili. 5. Limitatezza dei parametri considerati con prevalenza di quelli ritenuti negativi. 6. Basso potenziale educativo: le indicazioni portano a non consumare un determinato alimento piuttosto che ad acquisire un comportamento alimentare ‘corretto’. 7. Diminuzione dell’efficacia nel tempo di messaggi ‘negativi’. 8. Effetto ‘alone’ con sovrastima dell’effetto positivo di alimenti etichettati ‘verdi’. 9. Approccio semplicistico che basa il ragionamento su alimenti da consumare o da evitare e non è in grado di promuovere modelli alimentari per i quali abbiamo un’evidenza di efficacia nella prevenzione delle malattie cronico-degenerative. 10. Mancanza di evidenze scientifiche sulla reale efficacia: le evidenze attuali mostrano un effetto sul ‘consumo’ di alcuni alimenti, ma non sull’impatto che hanno sulla ‘salute’ dei consumatori”. Per Lorenzo Maria Donini, Professore di Scienza dell’Alimentazione all’Università Sapienza di Roma, “l’evento potrà dare un contributo importante alla discussione in atto relativa all’etichettatura dei prodotti alimentari confezionati. Un comportamento alimentare sano e sostenibile in grado di promuovere e migliorare lo stato di salute dell’individuo e del pianeta passa attraverso un’informazione scientificamente corretta, ma semplice da recepire, che renda il consumatore attore responsabile”.

Secondo Michele Carruba, Direttore del Centro di Studio e Ricerca sull’Obesità dell’Università degli Studi di Milano: “Nessun sistema sanitario potrà far fronte all’incremento dei problemi di salute come ad esempio l’obesità se non si interviene preventivamente. L’educazione alimentare e lo stile di vita risultano determinanti. Agire su questi due aspetti, a partire dall’infanzia, è molto importante per aiutare le persone. Una di queste risposte può essere l’etichettatura dei prodotti alimentari per rilevare l’impatto sulla salute di determinati alimenti. L’obiettivo è mettere in condizione le persone di decidere cosa sia opportuno o meno mangiare”. All’incontro, tra gli altri, hanno preso parte: Andrea Lenzi, Eleonora Poggiogalle, membri del Comitato Scientifico; Luca Muzzioli, Francesco Frigerio, membri del Comitato Organizzativo; Maira Bes-Rastrollo, Università di Navarra; Ramon Estruch, Università di Barcellona; Andrea Ghiselli, CREA Research Center; Rosa Maria Lamuela Raventos, Università di Barcellona; Ascensión Marcos, ICTAN; Miguel Ángel Martínez-González, Università di Navarra; J. Alfredo Martinez, IMDEA NutriHealth, UVA Valladolid; Daniela Martini, Università degli Studi di Milano; Enzo Nisoli, Università degli Studi di Milano; Gabriele Riccardi, Università Federico II, Napoli; Laura Rossi, CREA Research Center; Marco Silano, Istituto Superiore di Sanità; Francesco Visioli, Università degli Studi di Padova.

Vino, Sandro Sartor riconfermato a presidenza di Wine in Moderation

Vino, Sandro Sartor riconfermato a presidenza di Wine in ModerationMilano, 13 dic. (askanews) – Sandro Sartor è stato riconfermato per il prossimo triennio alla presidenza di Wine in Moderation (WiM), l’associazione europea che promuove la cultura del consumo consapevole e del bere responsabile.

Sartor, vicepresidente di Unione Italiana Vini (Uiv), Ad di Ruffino e managing director di Constellation Brands Emea, era stato eletto la prima volta nel dicembre 2020. “Sono onorato di essere stato nominato presidente per un secondo mandato” ha commentato Sartor, aggiungendo che “il settore sta affrontando tempi molto difficili, tempi in cui il progetto Wine in Moderation è più importante che mai per condividere un messaggio di responsabilità in cui crediamo fortemente”. L’associazione, che ha sede a Bruxelles, ha comunicato inoltre che la vicepresidenza passa a Eduardo de Diego, direttore della comunicazione e delle relazioni istituzionali della Federación espanola del vino (Fev), che succede all’olandese Henrico van Lammeren. Riconfermata invece alla carica di tesoriere, Marie Museux, public affairs manager di Moet Hennessy.

Foto di Canio Romaniello

Vino, Partesa: per le Feste tornano in tavola i grandi rossi italiani

Vino, Partesa: per le Feste tornano in tavola i grandi rossi italianiMilano, 13 dic. (askanews) – I vini fermi nostrani si prendono una rivincita sullo Champagne, crescono le birre lager e le speciali, tornano i classici dell’aperitivo italiano e il Gin si conferma al top tra le bevande spiritose. Questo, in sintesi, il quadro di cosa berranno gli italiani durante le festività di fine anno secondo Partesa, società del Gruppo Heineken Italia specializzata nei servizi di vendita, distribuzione, consulenza e formazione per il canale horeca.

Le Feste 2023 “saranno all’insegna della riscoperta dei grandi vini fermi made in Italy, con una particolare attenzione per l’elevato rapporto qualità-prezzo e per la regionalità. Lo Champagne si lascia alle spalle le straordinarie performance dello scorso anno e vive una fase calante iniziata nel periodo estivo, complice una minor disponibilità di spesa dei consumatori”. E, mentre gli spumanti di qualità (Metodo Classico in primis) si mantengono stabili, cresce la richiesta di vini fermi: tra i rossi “è attesa un’ottima performance delle grandi Denominazioni, come Barolo, Barbaresco, Brunello e Chianti sulla scia di un trend positivo in atto da ormai due anni”. Accelera anche l’ascesa dei bianchi che interessa in particolare i vini del Sud Italia, del Friuli e dell’Alto Adige. Agli italiani piacciono le birre chiare, leader incontrastate del mercato del fuori casa, ma bevono sempre più spesso birre speciali, gustate da sole o, soprattutto in questo periodo, in accompagnamento ai ricchi piatti invernali. Crescono in particolare le quote dei brand della tradizione italiana e delle Lager Plus, mentre nel mondo delle speciali si consolida la richiesta di IPA (India Pale Ale) e APA (American Pale Ale), soprattutto alla spina. Se infatti i consumi di birre in bottiglia e lattina vedono una lieve contrazione, è il fusto a registrare le migliori performance.

Sempre secondo Partesa, dopo l’exploit post-pandemia, il mercato degli spirit “vede ora una fase di assestamento, con le referenze standard che perdono terreno, e quelle premium che, al contrario, non conoscono crisi”. In particolare, “è la miscelazione di qualità che attira sempre più consumatori e cresce il numero di locali che si sono dotati di un’offerta di drink che va dall’aperitivo al dopocena”. Guardando ai prodotti, “il Gin premium continua a detenere lo scettro di re della categoria, primo distillato a volume e a valore, mentre gli spirits a base Agave, superate le difficoltà di reperibilità di prodotto, si confermano una sua apprezzata alternativa nel mondo dei ‘white spirit’”. Prosegue poi la passione per l’aperitivo, “con la riscoperta dei grandi classici italiani (come Negroni, Americano e Milano-Torino) che sostiene le crescenti richieste di Vermouth premium e di Bitter, con una domanda guidata dal brand ma anche, e soprattutto, dalla qualità degli ingredienti e dalla loro territorialità. Da segnalare, infine, un interessante ritorno del Whisky in miscelazione, in particolare Bourbon e Irish”. “Le dinamiche inflattive dei mesi passati hanno inevitabilmente condizionato i consumi fuoricasa degli italiani, che hanno scelto di consumare meno, ma non di rinunciare alla qualità” commenta l’Ad di Partesa, Massimo Reggiani, parlando di “un trend a cui i gestori dei locali italiani hanno risposto ampliando ed elevando l’offerta beverage su più momenti di consumo. Ci aspettiamo quindi che sarà ancora una volta la preferenza per prodotti d’eccellenza a caratterizzare i brindisi di fine anno in tutte le categorie – ha concluso – e dagli aperitivi agli after dinner, in attesa di un 2024 in cui il raffreddamento dell’inflazione permetterà una graduale ripresa dei consumi, sempre nel segno di una cultura del buon bere che siamo felici di vedere essere sempre più radicata”.