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Dal 2024 quattro vini di Caruso e Minini in store Whole Foods Market

Dal 2024 quattro vini di Caruso e Minini in store Whole Foods MarketMilano, 24 dic. (askanews) – La Cantina siciliana Caruso e Minini ha raggiunto un nuovo e più ampio accordo con la catena di supermercati bio Whole Foods Market attiva sui mercati del Nord America. Dal 2024, infatti, l’azienda di Marsala (Trapani) inserirà nuove referenze bio nelle enoteche degli oltre 500 store della catena, leader mondiale nella vendita di prodotti biologici e naturali.

L’azienda spiega che l’ampliamento di gamma è indirizzato “sui nostri vini più innovativi, più evoluti verso quel concetto di naturalità e immediatezza che, oggi, costituisce un trend di consumo sempre più interessante, soprattutto sui mercati del Nord America”. Le nuove referenze sono il rosè da uve Frappato “Frappo”, il “Perricone Naturalmente Bio” e l’orange wine “Arancino”, ottenuto da uve prevalentemente Catarratto e da una piccola percentuale di Inzolia, che si aggiungono al “Nero d’Avola Naturalmente Bio”, presente sul mercato oltreoceano già da quest’anno. Per l’export manager di Caruso e Minini, Andrea Artusio, si tratta di “una grande soddisfazione, un’emozione che va oltre le parole: ancora una volta ci facciamo portatori di un processo di innovazione ma facendo tesoro di una tradizione lunga tre generazioni”.

Consorzio Barbera Asti e vini Monferrato: avanti con spirito positivo

Consorzio Barbera Asti e vini Monferrato: avanti con spirito positivoMilano, 24 dic. (askanews) – “La vendemmia appena conclusa ha registrato un leggero calo dal punto di vista quantitativo, ma chiudiamo l’anno con spirito positivo, le precedenti grandi annate prodotte stanno dando e daranno la possibilità di affermare un futuro promettente per le nostre Denominazioni grazie alle quali si potrà lavorare con i nuovi mercati emergenti su cui stiamo puntando quali ad esempio Cina, Giappone, Sud Corea, ma anche Taiwan, Vietnam e Singapore”. Lo ha affermato il presidente del Consorzio Barbera d’Asti e Vini del Monferrato, Vitaliano Maccario, in vista della fine di un anno complicato per il mondo del vino a causa soprattutto del complesso andamento climatico.

“Ci prepariamo al 2024 forti delle conferme raccolte durante quest’ultimo anno: una qualità sempre crescente delle nostre uve, prodotti apprezzati in Italia come all’estero, un enoturismo in ascesa capace di trainare il settore e su cui stiamo lavorando con dedizione in sinergia con gli altri attori del territorio. Ma anche mercati ‘tradizionali’ in crescita ed altri che stanno emergendo con sempre maggior soddisfazione, costanza e unità nelle azioni intraprese dal Consorzio, che sono state e ancor più verranno intraprese per consolidare l’idea di unità territoriale e allo stesso tempo per valorizzare le piccole denominazioni emergenti”. “In questi anni abbiamo continuato a lavorare per i nostri associati realizzando un’intensa attività di promozione continuativa, con l’obiettivo di accrescere la nostra presenza nei principali mercati esteri europei ed internazionali e il coinvolgimento dei consumatori esteri nella scoperta del Monferrato, territorio capace di esprimersi proprio attraverso vini di altissimo livello” ha aggiunto Maccario, concludendo “questo continuerà ad essere uno dei cardini del nostro operato anche durante il prossimo anno”.

Cantina Loredan Gasparini lancia vendita en primeur di “Spineda 2020″

Cantina Loredan Gasparini lancia vendita en primeur di “Spineda 2020″Milano, 24 dic. (askanews) – La Cantina trevigiana Loredan Gasparini lancia per la prima volta una vendita en primeur del suo Merlot in purezza affinato in legno “Spineda 2020”. Il vino verrà lasciato invecchiare nella cantina della Tenuta di trenta ettari a Venegazzù (Treviso) per poi consegnarlo ad affinamento ultimato, ma attraverso la “En Primeur Experience” l’acquirente avrà la possibilità di seguire il percorso di affinamento attraverso delle tappe guidate così da coglierne l’evoluzione e le potenzialità.

“Spineda è una bottiglia che parla del nostro patrimonio storico, territoriale e vinicolo e per questo ha un valore per noi enorme” spiega il titolare Lorenzo Palla, sottolineando che “la scelta di effettuare una vendita en primeur è dettata dalla volontà di far vivere a chi acquista la bottiglia un’esperienza unica, fatta di assaggi raccontati dalla proprietà e dagli enologi che ne illustreranno l’evoluzione”.

Il “Paese dei Radicchi”: un libro racconta un’eccellenza italiana

Il “Paese dei Radicchi”: un libro racconta un’eccellenza italianaMilano, 24 dic. (askanews) – Che cosa succede quando la rustica cicoria selvatica si trasforma in un fiore speciale dal gusto inconfondibile e sopraffino? Quell’ortaggio fa il giro del mondo e diventa uno dei simboli dell’eccellenza alimentare italiana. È quanto accaduto al radicchio: nato in Veneto grazie alla pratica anti-spreco inventata dai contadini per far durare più a lungo la cicoria selvatica e via via perfezionatasi nel tempo, fino ad ottenere quell’insalata dal colore rosso, dalla consistenza croccante e dal sapore amarognolo così apprezzata. Il radicchio è oggi declinato in cinque Igp attribuite dalla Ue ad altrettanti prodotti veneti: il Radicchio rosso di Treviso, precoce e tardivo, quello variegato di Castelfranco, quello di Chioggia e quello di Verona.

All’excursus storico-gastronomico dedicato alle origini e alla diffusione dei cinque radicchi Igp italiani (i veneti Radicchio rosso di Treviso, precoce e tardivo, Radicchio variegato di Castelfranco, Radicchio di Chioggia e Radicchio di Verona) è il libro il “Paese dei Radicchi – Storia e sapori di un’eccellenza tutta italiana” (Trenta Editore) di Manuela Soressi, giornalista e scrittrice specializzata nel food. Un volume corredato dalle ricette ed immagini della chef Claudia Fraschini e con la prefazione del presidente della Regione Veneto, Luca Zaia. La nascita del radicchio moderno, il suo successo globale, il legame con il territorio e le stagioni, gli aspetti nutrizionali e salutistici i temi portanti del libro, oltre a tante esclusive ricette. Insieme ad un’accurata carta d’identità dei radicchi Igp italiani, tutti diversi tra loro per forma, consistenza, stagione, sfumature di colore e gusto.

“Tutti i radicchi sono cicorie, perché appartengono alla stessa famiglia botanica, ma non tutte le cicorie (anche quelle rosse) sono radicchi” spiega Soressi, sottolineando che “i radicchi infatti rappresentano una bella storia di serendipity all’italiana: la ricerca di un modo per conservare le cicorie selvatiche di campo appena raccolte (le cosiddette “raici”, radici) ha portato a creare un ortaggio che in natura non esisteva”. “La miseria e la conseguente necessità dei contadini veneti di preservare un alimento povero come la cicoria, tenendolo al caldo, all’umido e al buio, ha dato vita infatti ad una prassi affinatasi nel tempo, grazie a un processo collettivo di miglioramento che ha scritto una pagina importante nella storia dell’agricoltura italiana” prosegue l’autrice, aggiugendo “prassi che, perfezionata con le tecniche di imbianchimento provenienti dall’Europa settentrionale, ha dato risultati insperati, nobilitando l’umile cicoria e trasformandola in un ortaggio gustoso, dal sapore diverso e dalla consistenza gradevole, diffusosi da inizio Novecento in poi fino a farsi conoscere anche all’estero”. Oggi il radicchio è la seconda insalata più coltivata in Italia dopo la lattuga, con una produzione sestuplicata nell’arco di un decennio. Secondo i dati Ismea, ogni anno se ne raccolgono in media 260mila tonnellate, in gran parte provenienti dal Veneto. Ma non solo: visto che ormai la rossa cicoria è seminata in molte altre regioni, dalla Lombardia passando per l’Emilia Romagna fino all’Abruzzo.

Agroalimentare, presentati 7 nuovi Presìdi Slow Food della Puglia

Agroalimentare, presentati 7 nuovi Presìdi Slow Food della PugliaMilano, 21 dic. (askanews) – Sono stati presentati a Bari sette nuovi Presìdi della Puglia istituiti grazie alla sinergia fra l’assessorato alle Politiche Agricole della Regione e Slow Food regionale, nell’ambito del secondo step del progetto “Presidiamo la Puglia”, volto alla valorizzazione delle eccellenze agroalimentari locali.

Si tratta dell’Uva Baresana, Piselli tradizionali Salentini, Agrumi tradizionali di Palagiano, Cipolla rossa delle Saline di Margherita di Savoia, Suino Nero Pugliese, Carciofo della Terra dei Messapi e Pecora Gentile di Puglia, che si aggiungono ai cinque nati nella prima fase del progetto, portando a 12 i nuovi Presìdi Slow Food nella regione in due anni. Un risultato numericamente e qualitativamente importante se si considera che il Presìdio è il frutto di un’azione volta a tutelare le piccole produzioni di qualità e a rendere protagonisti dei territori di appartenenza i contadini, gli allevatori e i pescatori locali. “Si tratta di sette tasselli che sono identitari di un territorio, della cultura e della storia di tante comunità, elementi che rappresentano anche fortissimi attrattori turistici” ha affermato l’assessore regionale all’Agricoltura, Donato Pentassuglia, sottolineando che “quella di Slow Food non è solo un’azione strategica di promozione dei nostri prodotti, ma una vera e propria operazione culturale che può avere un ritorno straordinario anche da un punto di vista economico, per le imprese agricole, i produttori, per il comparto turistico-ricettivo”

“Con gli ultimi 12, salgono a 35 i Presìdi in Puglia” ha precisato il presidente di Slow Food Puglia, Marcello Longo, evidenziando che “sono numeri importanti che lasciano comprendere chiaramente quanto si stia lavorando per rendere la Puglia una regione sempre più biodiversa”. “La Puglia per Slow Food Italia è un punto di riferimento – ha aggiunto la Dg di Slow Food Italia, Serena Milano – in questa regione, la nostra associazione ha messo al centro dell’attenzione la biodiversità, lavorando al fianco di contadini, allevatori, pescatori, artigiani, per salvare una ricchezza straordinaria di varietà vegetali, razze autoctone, formaggi, dolci…”.

Si insedia Consorzio del Ficodindia dell’Etna: due donne ai vertici

Si insedia Consorzio del Ficodindia dell’Etna: due donne ai verticiMilano, 21 dic. (askanews) – Si è insediato il 20 dicembre il Consorzio di tutela del Ficodindia dell’Etna Dop, riconosciuto ufficialmente dal ministero dell’Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle foreste il 30 novembre scorso. Ai vertici dell’ente consortile, il neo eletto Cda ha nominato due donne: la presidente Sarah Bua e la direttrice Rita Serafini.

“Il raggiungimento di questo importantissimo traguardo ci gratifica e incoraggia ad andare avanti nella strada intrapresa” ha dichiarato Bua, aggiungendo che “siamo certi che questo prodotto dalle incredibili caratteristiche possa dare grandi soddisfazioni in termini di visibilità ma anche di nuove possibilità per il territorio vocato”. “Ci siamo già messi al lavoro per confrontarci con tutti i soci sulle priorità operative da realizzare nel breve periodo – ha concluso la presidente – e l’agenda dei lavori è già molto piena”. Il Ficodinidia dell’Etna Dop, che nel 2003 ha ottenuto il riconoscimento di qualità europeo, è tra i trentasette prodotti agroalimentari a marchio Dop e Igp della Sicilia, la decima regione in Italia per valore generato dal comparto cibo Dop e Igp, un comparto che nel 2022 ha fatto registrare un incremento del 12,5% sul valore economico raggiungendo i 94 milioni di euro, registrando l’impiego di quasi settemila operatori.

“Da oggi, grazie al Consorzio e ad un’adeguata strategia, il Ficodinidia dell’Etna Dop potrà fare quello scatto ulteriore necessario a raggiungere maggiore visibilità e una crescente affermazione del prodotto sui mercati nazionali e internazionali” ha commentato Serafini, che è anche direttrice del Consorzio di tutela della Pesca di Leonforte Igp, ricordando che “l’ortofrutta è indubbiamente una delle espressioni più autentiche e nobili dell’agricoltura e sono lieta di contribuire con questo nuovo incarico alla valorizzazione che merita”.

Consorzio Prosecco Doc: già superate 612 mln di bottiglie prodotte

Consorzio Prosecco Doc: già superate 612 mln di bottiglie prodotteMilano, 21 dic. (askanews) – “E’ già stato superato il traguardo delle 612 milioni di bottiglie, con una produzione che, alla fine dell’anno, dovrebbe assestarsi in termini di volume poco al disotto dell’anno precedente (635 mln di bottiglie) ma con una crescita sensibile a valore, a beneficio dell’intera filiera produttiva e del territorio”. Lo annuncia il Consorzio di tutela del Prosecco Doc parlando di dati “confortanti” nonostante lo scenario tutt’altro che semplice.

“Attenzione costante alla qualità dei nostri vini e alla sostenibilità delle nostre attività hanno premiato il nostro lavoro anche in questo periodo particolarmente complesso a livello globale” commenta il presidente del Consorzio, Stefano Zanette, aggiungendo che “ricerca e analisi, tutela della Denominazione e promozione della stessa costituiscono gli assi che guidano la nostra azione a difesa e valorizzazione delle nostre produzioni. Ma sono soprattutto qualità e sostenibilità – conclude il presidente – a guidare il nostro impegno e quello dei nostri associati, allo scopo di offrire un vino sempre migliore ai tanti che nel mondo scelgono il Prosecco Doc”. “Il Consorzio – sottolinea il direttore, Luca Giavi – sta valutando alcune modifiche del Disciplinare che consentiranno alla Denominazione di poter esprimere al meglio, nell’etichetta di ciascuna bottiglia, le caratteristiche del territorio e degli operatori, garantendo maggiore consapevolezza a beneficio dei consumatori”.

Nel corso del 2023, ricorda il Consorzio, l’area di ricerca, viticoltura e sostenibilità ha avviato il progetto “Prosecco Sostenibile”, è stato realizzato il “Protocollo Viticolo Prosecco” per il miglioramento continuo nella gestione viticola, ed è stato sviluppato un sistema digitale che connette aziende, Cantine e Consorzio, “consentendo di legare i registri di campagna ai calcolatori di impronta carbonica ed idrica”. Tra i progetti ancora in corso, c’è quello della zonazione della Denominazione in un’ottica di cambiamento climatico e la validazione di strategie di difesa della vite”. In merito all’attività di protezione della Denominazione, il Consorzio ricorda la recente vittoria sull’Australian Grape and Wine Inc, a Singapore , dove è stato stabilito in maniera definitiva che Prosecco è una IG. L’ente consortile ha inoltre trasmesso oltre 200 diffide per contrastare utilizzi della Doc per identificare prodotti diversi dal vino, attraverso più di 50mila verifiche sia sui punti di vendita sia online.

Per quanto riguarda infine l’attività di promozione, il Consorzio precisa che sono stati “ben 415 gli eventi organizzati nel corso dell’anno in 36 diversi Paesi obiettivo”, che hanno coinvolto 110 aziende. Tra i nuovi mercati di intervento del 2023: Vietnam, Corea del Sud e Nuova Zelanda, che negli ultimi anni hanno registrato in significativo aumento della quota import del Prosecco.

Il premio Ismaa 2023 al presidente di Confagricoltura, Giansanti

Il premio Ismaa 2023 al presidente di Confagricoltura, GiansantiMilano, 20 dic. (askanews) – Il presidente di Confagricoltura, Massimiliano Giansanti, ha ricevuto il 20 dicembre a Roma il Premio Ismaa 2023 “Mediterraneo nel mondo”, per “il suo impegno a favore delle imprese agricole in un’ottica di crescita e internazionalizzazione”. A consegnargli la targa è stato il sottosegretario agli Affari esteri, Maria Tripodi.

Il presidente dell’Istituto Mediterraneo per l’Asia e l’Africa, Maurizio Barnaba, ha evidenziato nella motivazione anche l’impegno costante di Giansanti in Europa in qualità di vicepresidente del Copa. La cerimonia è avvenuta nella Sala Serpieri di Palazzo della Valle, alla presenza di numerose personalità del mondo politico italiano e internazionale. Il riconoscimento 2023 di Ismaa, la cui mission è sostenere e accompagnare la crescita delle sinergie economiche, politiche e culturali dell’Italia con i Paesi del Mediterraneo, dell’Asia e dell’Africa, è andato anche a Federica Favi, ambasciatrice d’Italia a Bruxelles, e ad Alessandro Terzulli, chief economist di Sace.

Consorzio Chianti Classico: nel 2023 incetta di premi e attenzioni

Consorzio Chianti Classico: nel 2023 incetta di premi e attenzioniMilano, 20 dic. (askanews) – “Sono sempre di più i nostri produttori che hanno ricevuto riconoscimenti importanti. Per usare una metafora sportiva, vince la squadra, in questo caso in maglia Gallo Nero”. Così il Consorzio Vino Chianti Classico sintetizza il successo ottenuto quest’anno dalla critica enologica, con il Chianti Classico che si è affermato come una delle Denominazioni più premiate, con punte di eccellenza da punteggio massimo.

In una nota, l’ente consortile ha ricordato che nella Top 100 di Wine Spectator, la Denominazione è la più presente al mondo con ben sette referenze, aggiungendo che sono 164 i vini che la rivista statunitense ha recensito “con punteggi spesso altissimi” nel suo report annuale sulla Toscana. La testata Wine Advocate, nel 2023 ha invece focalizzato la sua attenzione sull’Uga Lamole, con Antonio Galloni che ha incluso ben 22 vini con punteggio pari o superiore ai 95 punti nelle tre tipologie di Chianti Classico, e che si è espresso in maniera entusiasta sulla vendemmia 2021. James Suckling, che ha firmato il primo 100/100 a vino Gallo Nero quattro anni fa, ha invece pubblicato nel corso dell’anno oltre 400 recensioni di vini Gallo Nero, la cui quasi totalità supera i 90 punti. Sempre in tema 100/100, ci sono stati due vini premiati con il massimo punteggio, il “Chianti Classico Gran Selezione 2019” di Monteraponi a opera della celebre critica americana Kerin O’Keefe, e l’altro in terra italica, il “Chianti Classico Gran Selezione il Poggio 2018” di Castello di Monsanto da parte del critico Luca Gardini, curatore della Guida de L’Espresso.

Per quanto riguarda la critica italiana, emerge un altro record per il Chianti Classico: con 25 “Tre Bicchieri”, prima denominazione d’Italia ex aequo con il Barolo. La palma toscana va alla denominazione Chianti Classico anche secondo Doctor Wine, alias Daniele Cernilli. Articoli importanti sono usciti inoltre su Decanter e sulla Revue du Vin de France, mentre “si è allargata la rosa dei critici interessati al Chianti Classico”, con Sarah Heller MW per Club Oenologique, e Audrey Frick per l’omonima testata on line di Jeb Dunnuck.

”Un Guizzo di Salute” fa tappa all’Istituto alberghiero di Spoleto

”Un Guizzo di Salute” fa tappa all’Istituto alberghiero di SpoletoRoma, 20 dic. (askanews) – Far conoscere le caratteristiche nutrizionali dei pesci meno noti, spesso poco conosciute dal consumatore finale e anche dall’operatore del settore, ed evidenziare l’importanza dell’inserimento dei prodotti ittici nell’alimentazione settimanale, per una dieta sana, equilibrata e gustosa. Sono questi gli obiettivi del progetto “Un Guizzo di Salute” predisposto dal ministero della Salute in collaborazione con Assoittica Italia e che è stato presentato presso l’IPSEOASC Alberghiero “Giancarlo De Carolis” di Spoleto.

Il progetto ha visto il coinvolgimento di numerosi istituti alberghieri, distribuiti su tutto il territorio nazionale, che hanno proposto ricette utilizzando specie ittiche meno note, semplici da cucinare a casa e con un elevato apporto nutrizionale. Nel corso della giornata, gli esperti del settore si sono confrontanti sul tema sotto il cappello del ministero della Salute, che ha contribuito a valorizzare ancora di più l’apporto nutrizionale che tutti i prodotti ittici in diverso modo possono apportare ad una equilibrata alimentazione, nell’ottica della prevenzione delle malattie cronico-degenerative. Tra i relatori Roberta Galassi (Dirigente Scolastico), Cristina Tonelli (Presidente- Rete Nazionale degli Istituiti Alberghieri dell’Ittico) Vincenzo Caputo (Direttore Generale – Istituto Zooprofilattico Sperimentale Umbria e Marche), Salvatore Macrì (Dirigente -Servizio Prevenzione, Sanità Veterinaria e Sicurezza Alimentare – Regione Umbria) e Ugo della Marta (Direttore Generale – Direzione Generale per la Sicurezza degli Alimenti e della Nutrizione – Ministero della Salute), come si legge in una nota.

I lavori sono stati poi guidati da Roberto Copparoni – Ufficio 5 – Direzione generale per l’igiene e la sicurezza degli alimenti e la nutrizione del ministero della Salute, che ha presentato l’accordo di collaborazione tra ministero della Salute e Assoittica Italia. È stato poi presentato il progetto “Un Guizzo di Salute”, con l’illustrazione di Nunzia Liguori – Ufficio 5 della direzione generale per l’igiene e la sicurezza degli alimenti e la nutrizione del ministero della Salute. Altra fase dell’intensa giornata è stat dedicata agli aspetti nutrizionali dei prodotti ittici: i Claim Nutrizionali dalle Biologhe Nutrizioniste di Assoittica Italia, Arianna Felicetti e Maria Pintavalle, i prodotti ittici nella campagna di comunicazione sulla Iodio profilassi da Maristella Fardella – SIAN – ASL di Catania ed infine la filiera ittica al servizio del consumatore finale moderno da Giuseppe Palma, segretario generale Assoittica Italia.

Lo Show Cooking degli studenti dell’Istituto alberghiero “Giancarlo De Carolis”, interamente con pietanze a base di specie ittiche, ha concluso la giornata che ha reso possibile all’interno di un istituto alberghiero l’incontro di una corretta alimentazione e di un adeguata informazione al consumatore finale.