Vino, la Cantina vicentina Maculan lancia il suo primo vino PiwiMilano, 8 mag. (askanews) – Maculan lancia il suo primo vino Piwi, “MaWi”, ottenuto da uve Cabernet Volos e Merlot Khorus. “Si tratta di vigneti resistenti alle principali avversità della vite, quali peronospora e oidio, e ricevono solo due trattamenti fitosanitari in tutta la stagione produttiva, a differenza dei dieci da eseguire con i sistemici e dei diciotto necessari con il biologico” ha spiegato l’enologa dell’azienda, Maria Vittoria Maculan, sottolineando che “questo significa un ridotto impiego di carburante e di risorse idriche, nonché una diminuzione importante delle emissioni di anidride carbonica nell’ecosistema circostante. MaWi si dimostra un vino attento all’ambiente – ha concluso – che abbina sostenibilità, ricerca enologica e un’esperienza gustativa di qualità”. Anche il packaging di “MaWi” è pensato per essere “sostenibile”: la bottiglia in vetro pesa meno di 450 grammi e veste un’etichetta ottenuta interamente da cotone riciclato.
La storica Cantina di Breganze (Vicenza) aveva avviato il progetto dei “vitigni resistenti ai funghi” nel 2017, con l’iniziale messa dimora di 4.000 viti di Merlot Khorus e Sauvignon Rytos, due varietà selezionate dall’Università di Udine, e in seguito di 4.300 viti di Cabernet Volos. Grazie all’introduzione di varietà resistenti in vigneto, nel 2020 Maculan è stata tra le sette aziende protagoniste dell’iniziativa “Passaporto ambientale” per i prodotti agroalimentari della Montagna Vicentina. L’iniziativa, finanziata dal Programma di sviluppo rurale della Regione Veneto, aveva visto la stipula dell’accordo volontario con l’allora ministero dell’Ambiente, per cui le realtà coinvolte si impegnavano nella riduzione dell’impronta ambientale di uno o più prodotti sotto la guida del Dipartimento di Ingegneria industriale dell’università di Padova. Per questo nuovo vino, Maculan procede con la raccolta manuale dei grappoli, seguita da una fase di leggero appassimento. La vinificazione avviene in piccoli tini di acciaio con quattro follature al giorno che introduce un affinamento di 12 mesi in barriques di rovere, nuove e usate.
Oss. Uiv-Vinitaly: -4% vendite vino in Gdo di Usa, Uk e GermaniaMilano, 8 mag. (askanews) – Volumi in calo del 4% e valori a -1%. Per il vino italiano si chiude con saldi negativi il primo trimestre dell’anno sui canali retail di Usa, Regno Unito e Germania. Uno stop, rilevano le ultime elaborazioni effettuate dall’Osservatorio del Vino Uiv-Vinitaly su base NielsenIQ, che fa il paio con il risultato a marzo delle vendite allo scaffale in Italia (-6,1%) e che appesantisce le cantine italiane anche sul fronte delle giacenze, a +5,1%, con le Dop a +8,6%.
Secondo l’Osservatorio, sui tre principali mercati di esportazione a soffrire maggiormente sono, a sorpresa, i vini spumanti: a fronte di volumi in calo del 3% per i vini fermi (814mila ettolitri), gli sparkling arrivano a -5% (245mila ettolitri), con picchi negativi in UK (-10%) e Germania (-6%), mentre negli Usa per ora si viaggia ancora in terreno moderatamente positivo (+1%). Sui vini fermi, invece, il calo più vistoso viene marcato proprio dagli Stati Uniti (-9%), mentre Londra limita le perdite a -1% e Berlino segna stallo. A valore, complici i listini in aumento a causa del surplus dei costi produttivi, il saldo generale dice -1% (un miliardo di euro). “In questo periodo il comparto è doppiamente frustrato: da una parte la sempre maggiore difficoltà dei consumatori alle prese con la pressione inflazionistica, dall’altra l’impossibilità per le imprese di rientrare da un surplus di costi produttivi senza precedenti a partire da quelli del vetro, a +70% in 12 mesi” ha dichiarato il segretario generale di Unione italiana vini (Uiv), Paolo Castelletti, aggiungendo “auspichiamo che il settore reagisca in maniera coordinata già al tavolo di filiera convocato dal Masaf questo mercoledì per esaminare la situazione di mercato in vista di una ulteriore richiesta alla Commissione europea di misure di intervento volte a fronteggiare la crisi del settore vitivinicolo: le imprese italiane del vino sono convinte che serva un’analisi approfondita con proposte migliorative delle dinamiche di filiera, prima ancora di soluzioni tampone che si ripropongono a ogni crisi”.
L’Osservatorio Uiv-Vinitaly rileva che guardando i dati di vendita delle principali tipologie di vino è in molti casi sempre più evidente il segno della crisi del potere di acquisto. Ad aumenti di prezzo anche non eclatanti, viene infatti associata quasi automaticamente una decrescita delle vendite, con la ricerca di prodotti alternativi/similari e più economici: sul mercato tedesco questa equazione vale per esempio per Chianti Classico e Chianti o per il Primitivo, oltre che per gli spumanti italiani dove al Prosecco viene preferito lo sparkling tedesco o altri prodotti italiani a costo contenuto. Sul mercato statunitense, i dati negativi abbracciano tutte le principali produzioni italiane: dal Pinot grigio al Lambrusco, dal Chianti ai rossi piemontesi e toscani, mentre nel Regno Unito precipitano le vendite di vini (perlopiù toscani) a base Sangiovese e quelle di Pinot grigio private label, arrivato a costare più della versione a marchio aziendale. Ma sono in forte calo anche quelle di Prosecco, sia marchio proprio che del distributore, mentre tengono quelle del Rosé.
Vino, dal 18 al 19 maggio i Pinot Bianco d’Europa ad AppianoMilano, 8 mag. (askanews) – Dal 18 al 19 maggio, ad Appiano (Bolzano), sulla strada del vino in Alto Adige, torna “Spatium Pinot Blanc”, l’unica manifestazione in Europa interamente dedicata al Pinot Bianco. L’edizione di quest’anno, la quarta, prevede degustazioni e masterclass ma soprattutto momenti di approfondimento scientifico in cui verranno presentati i più recenti studi per comprendere stili, evoluzione e prospettive di questa straordinaria varietà.
“Spatium Pinot Blanc rappresenta un momento d’incontro per tutti coloro che desiderano approfondire caratteristiche, origini e peculiarità di questa straordinaria varietà” ha affermato il celebre wine-maker Hans Terzer, uno degli iniziatori del simposio nonchè pioniere e promotore di questo vitigno in Alto Adige, aggiungendo che si tratta “non solo di un’occasione per incontrare produttori provenienti da tutta Europa e degustare i loro Pinot Bianco ma soprattuto una vera e propria ‘piattaforma’ per condividere con autorevoli esperti del settore le più recenti novità e risultati scientifici in merito a questo vitigno”. “In passato, il Pinot Bianco è stato spesso messo in ombra da presunte varietà di tendenza come lo Chardonnay e il Sauvignon Blanc ma se i viticoltori riescono a imbottigliare il Pinot Bianco con un frutto sottile e una spezia contenuta, incontra il gusto dei consumatori di oggi come poche altre varietà” ha proseguito Terzer, evidenziando che “non c’è da stupirsi quindi che la superficie coltivata sia in costante aumento sia in Germania (con i suoi 4.500 ettari oggi è il più importante Paese europeo di produzione di Pinot Bianco), ma anche in Austria e in Italia”.
L’evento, organizzato dall’associazione Eppan Wein in collaborazione con il Centro di Sperimentazione Laimburg e l’Associazione Turistica Appiano, si rivolge sia ad esperti professionisti che a wine lovers. Nella giornata del 19 maggio saranno presentati importanti ricerche da parte di studiosi del Centro di Sperimentazione Laimburg, dell’Istituto Federale di Istruzione Superiore e dell’Ufficio Federale di Viticoltura e Frutticultura Klosterneuburg. Dopo alcuni approfondimenti con il master of wine, Robin Kick, e la sommelier Melanie Wagner, il convegno si chiuderà con una Tavola rotonda dal titolo “Pinot bianco – quo vadis?”. Le degustazioni si terranno nella Cantina San Michele-Appiano, mentre il convegno avrà luogo nella Sala culturale.
Nel 2022 export di vino bio italiano vale 626 mln: +18% sul 2021Milano, 8 mag. (askanews) – Nel 2022 il valore dell’export di vino biologico italiano è stato di 626 milioni di euro (+18% rispetto al 2021), l’8% circa del peso totale dell’intero export vitivinicolo italiano. È quanto emerge da “Vinobio”, la piattaforma online di dati e informazioni per l’internazionalizzazione del vino biologico Made in Italy curata da Nomisma e promossa da Ice Agenzia e FederBio.
Con 126mila ettari, l’Italia detiene il primato per incidenza di superficie vitata biologica in Europa, che a sua volta rappresenta circa l’84% della quota mondiale. Nel decennio 2010-2020, le superfici bio nel nostro Paese sono cresciute del +141% (2020 vs 2010) contro il +148% della Spagna e il +218% della Francia. Il vino biologico Made in Italy attualmente rappresenta il 19% dell’esportazione globale di agroalimentare bio. Dall’ultima indagine su 110 imprese vitivinicole italiane, è emerso come la Germania sia in assoluto il mercato di destinazione principale per il nostro vino bio (67% delle aziende lo indica come primo mercato di riferimento), seguita dai Paesi Scandinavi (61%). Al di fuori dei confini comunitari la fanno da padrone Svizzera, Stati Uniti e Regno Unito, seguiti da Canada e Giappone.
Sulla base dei dati del Systembolaget, il monopolio svedese che gestisce le vendite di bevande alcoliche, ben un quarto delle vendite di vino è costituito proprio da quelli a marchio bio, per un valore di 600 milioni di euro nel 2021 e un tasso di crescita medio annuo del +15% dal 2014 al 2021. In tale scenario, l’Italia è leader assoluto con un peso sul totale delle vendite di vino bio del 42% sia a valore che a volume, grazie all’ottimo posizionamento di alcuni territori: Veneto (grazie al Prosecco in particolare, che rappresenta la denominazione a marchio bio più venduta in Svezia), Sicilia e Puglia, regioni che nel complesso intercettano ben il 24% delle vendite di vino a marchio biologico in Svezia. Dall’indagine condotta da Nomisma tra gennaio e febbraio 2023 su un campione rappresentativo di consumatori in Svezia e Danimarca (18-65 anni), è emerso come ben il 38% dei wine user scandinavi beva vino a marchio bio di origine italiana e più del 20% lo fa con cadenza settimanale. La propensione al consumo di vino bio Made in Italy cresce tra le famiglie benestanti (tra chi ha redditi medio-alti la quota di user di vino bio italiano cresce fino al 55%) e tra quelle in cui vi sono componenti con età compresa tra i 30 e i 44 anni. Il 46% dei consumatori è interessato a provare un nuovo vino italiano a marchio bio mentre il 35% sarebbe disposto a spendere un differenziale di prezzo superiore al 5% rispetto a un vino italiano non bio. Gli indecisi (34%) sarebbero attratti, oltre che da promozioni e prezzi bassi, anche da brand famosi, da informazioni sul basso impatto ambientale e dalla presenza di confezioni eco-sostenibili.
Il Giappone è il secondo mercato in Asia per consumo di vino (3,4 mln di ettolitri nel 2022) e rappresenta un mercato indubbiamente interessante per i produttori italiani visto che è il quinto importatore mondiale di vino (dopo Stati Uniti, UK, Germania e Canada) con un valore degli acquisti dall’estero pari a 1,7 miliardi di euro. Tra i vini stranieri i consumatori giapponesi mettono al primo posto quelli francesi, lasciando all’Italia la seconda posizione quando devono indicare i Paesi che producono vini di maggiore qualità. Dalla survey condotta da Nomisma tra febbraio e marzo scorsi sui consumatori giapponesi (18-65 anni), emerge comunque un forte potenziale per il nostro vino bio: se è vero, infatti, che ad oggi quasi un consumatore di vino su due (il 45% del totale, per la precisione) ha acquistato o ordinato un vino italiano almeno in un’occasione nell’ultimo anno, la quota di chi ha avuto modo di sperimentare il binomio biologico/Made in Italy per il vino è stata solo del 10%. Ampi spazi di crescita, dunque, per il vino bio italiano, che dal 1 ottobre 2022 può contare sulla certificazione biologica “Jas”, già conosciuta dal 41% dei consumatori giapponesi di vino. Complessivamente il settore del vino biologico in Giappone, pur essendo ancora di nicchia, presenta ampi margini di crescita e potenziali opportunità. Più di un terzo dei consumatori giapponesi sarebbe infatti disposto ad acquistare un nuovo vino bio made in Italy se lo trovasse nei punti vendita in cui effettua abitualmente la spesa alimentare mentre gli indecisi (41% del totale) sarebbero attratti oltre che da prezzi più accessibili, anche da una maggiore comunicazione sui canali tradizionali come radio/tv. Infatti, tra i principali fattori che oggi frenano l’acquisto di vino bio made in Italy vi sono la scarsa informazione sulle caratteristiche distintive dei prodotti biologici italiani ma anche la carenza di referenze sugli scaffali della grande distribuzione.
“Il trinomio vino-biologico-italiano, rappresenta la combinazione vincente per la valorizzazione dell’agroalimentare del nostro Paese sui mercati internazionali” ha dichiarato Silvia Zucconi, responsabile Market intelligence di Nomisma, mentre Brunella Saccone, direttrice dell’Ufficio agroalimentare e vini di Ice Agenzia, ha evidenziato che “l’export italiano nel comparto del vino biologico è in costante crescita negli ultimi anni, e presenta ulteriori margini di sviluppo e nuove opportunità per le aziende italiane. Il vino Made in Italy a marchio biologico – ha concluso – gode infatti di un’ottima reputazione, e la domanda potenziale coinvolge tutti i principali mercati mondiali”.
Consorzio Vini Venezia: svincolo a stoccaggio Pinot Grigio Venezia DocMilano, 8 mag. (askanews) – Il Consorzio Vini Venezia, ente che promuove e tutela le denominazioni Doc Venezia, Doc Lison-Pramaggiore, Doc Piave e le Docg Lison e Malanotte del Piave, di comune accordo con la Regione Veneto e le associazioni di categoria, ha deliberato in assemblea dei soci lo svincolo del Pinot Grigio Venezia DOC 2022. La richiesta è stata approvata dalla Regione Veneto e il decreto è stato pubblicato nel BUR 60 il 2 maggio.
In una nota, il Consorzio ha spiegato che “a partire dall’estate 2022, i volumi di Pinot Grigio erano stati oggetto di stoccaggio con valenza al 31 dicembre di quest’anno per evitare di eccedere la domanda e, conseguentemente, di ricadere nella contrazione, come già accaduto in precedenza”. In questa sede, il Consorzio “si è ripromesso di verificare gli andamenti della domanda, in modo da poter eventualmente allentare il freno messo alla produzione: il momento non si è fatto attendere e, oggi, grazie all’andamento positivo dei trend di mercato, si è deciso di procedere allo svincolo”. “Siamo soddisfatti di questa delibera che dà sicuramente merito alla scelta lungimirante dello scorso anno attuata dal Consorzio per tutelare i suoi associati e le loro produzioni” ha dichiarato il direttore del Consorzio Vini Venezia, Stefano Quaggio, aggiungendo che “tale manovra, infatti, permetterà all’intera filiera di trarre beneficio dalla produzione del Pinot Grigio Venezia Doc”.
Da tre anni il Consorzio Vini Venezia registra un aumento degli imbottigliamenti rispetto all’anno precedente: nel 2022 è stato registrato un aumento del 9,8 % rispetto al 2021, e del 15,59% sul 2020. Gli imbottigliamenti registrati nel primo trimestre 2023 (gennaio-marzo) sono in linea con il trimestre 2022. La denominazione Venezia Doc è sicuramente quella trainante tra le cinque tutelate dal Consorzio Vini Venezia (Venezia, Lison Pramaggiore, Piave, Lison Docg e Malanotte), e la sua punta di diamante è proprio il Pinot grigio, destinato per il 90% all’export, soprattutto verso Regno Unito e Germania. Il Consorzio conta più di duemila produttori localizzati tra le province di Venezia e Treviso. Nel 2022, Venezia Doc ha totalizzato una produzione pari a 11 milioni di bottiglie (dati ValorItalia), la Doc Piave 1 milione e il Lison Pramaggiore 488 mila.
Con “Cantine aperte” il Movimento turismo del vino festeggia 30 anniMilano, 8 mag. (askanews) – Il 27 al 28 maggio con “Cantine aperte”, il Movimento turismo del vino (Mtv) festeggia trenta anni da quando Donatella Cinelli Colombini ebbe l’intuizione in Toscana, di aprire le porte delle Cantine agli appassionati del vino. Nel 1993 le aziende vinicole accessibili erano 25, oggi sono oltre 25mila quelle che offrono accoglienza per un business che vale oltre 2,5 miliardi di euro.
“‘Cantine aperte’ è un evento che negli anni è stato anche uno stimolo di continua crescita per le nostre cantine e per un modello di accoglienza che si può dire unico al mondo” ha dichiarato la presidente del Movimento turismo del vino Toscana, Violante Gardini Cinelli Colombini, aggiungendo che in occasione del trentennale, “ripercorreremo in maniera ancor più particolare l’evoluzione dell’offerta in Cantina con attività originali proposte dalle aziende che prenderanno parte all’iniziativa in tutta la Toscana”. Da Bolgheri alla Maremma, dalle terre di Arezzo a quelle di Pisa, passando per le Docg storiche come San Gimignano, Montepulciano, Montalcino e il Chianti Classico, fino a Carmignano: in Toscana l’offerta per questa due giorni spazia dal trekking, ai pranzi e alle merende in vigna con i prodotti del territorio, degustazioni di vecchie annate, visita ai vigneti storici. Dalla passeggiata nelle fondamenta del tempio di Ercole, alla riscoperta dei vitigni autoctoni con degustazioni al tramonto, passando per il vino raccontato da stornellatori di un tempo, o il metodo classico fatto in una terra di rossi. Ancora visite a Cantine storiche, all’apiario aziendale, o mostre d’arte, senza dimenticare i magnifici paesaggi in cui sorgono e operano.
L’Associazione Movimento turismo del vino Toscana è un ente non profit che raccoglie oltre cento soci fra le più prestigiose Cantine del territorio.
Vino, il 9 maggio al via il Master della Falanghina del Sannio DocMilano, 6 mag. (askanews) – Si terrà il prossimo 9 maggio alla Masseria Roseto di Benevento, la prima edizione del Master della Falanghina del Sannio Doc, il concorso organizzato dal Sannio Consorzio tutela vini in collaborazione con l’Associazione italiana sommelier (Ais). La manifestazione ha l’obiettivo di contribuire a valorizzare la conoscenza e la divulgazione del vitigno e delle eccellenze vitivinicole locali, insieme con la professione di sommelier.
I sedici candidati dovranno orientare la loro preparazione tecnica-teorica sui seguenti argomenti: storia e diffusione del vitigno falanghina tipo beneventano; peculiarità del vitigno falanghina tipo beneventano, terreno e clima; vini, tipologie e produttori del Falanghina del Sannio Doc ed infine analisi organolettica e abbinamento cibo-vino. La Giuria del Master è composta da Sandro Camilli (presidente Ais), Maurizio Zanolla (responsabile nazionale Area concorsi Ais), Tommaso Luongo (presidente Ais Campania), Luca Matarazzo (responsabile regionale Area concorsi Ais), Libero Rillo e Nicola Matarazzo, rispettivamente presidente e direttore del Sannio Consorzio Tutela Vini, e Pasquale Carlo (responsabile di Sannio Academy). Una giuria composta da produttori, scelti dall’organizzazione, assegnerà poi la targa di “Miglior Comunicatore – Falanghina del Sannio”.
Il Master si svilupperà in due fasi, alle 10 la semifinale a cui accedono tutti i concorrenti e non è aperta al pubblico, e alle 15 la prova finale aperta a tutti che sarà così articolata: proclamazione dei tre finalisti; degustazione alla cieca di un vino della denominazione Falanghina del Sannio DOC interrotta da tre domande da parte del presidente di giuria; accoglienza della clientela e servizio del vino al tavolo, con decantazione; prova di abbinamento su richiesta dei commensali ed infine prova di comunicazione. Al termine la proclamazione del vincitore.
Olio d’oliva, Agrinsieme: Ue ritira modifiche su vendita dello sfusoMilano, 6 mag. (askanews) – Agrinsieme esprime grande soddisfazione per la decisione della Commissione Ue di ritirare la proposta di modifica delle norme di commercializzazione per consentire la vendita di olio di oliva sfuso. Agrinsieme aveva fortemente caldeggiato questo esito nei vari tavoli di confronto a livello nazionale ed europeo, sottolineando “la pericolosità dell’apertura alla vendita di olio sfuso per diversi motivi, in particolare per il rischio di peggioramento della qualità del prodotto e la difficoltà ad eseguire i controlli necessari per evitare frodi e garantire sicurezza del consumatore”.
“In caso di bottiglie aperte e riutilizzabili – spiega il Coordinamento – non ci sarebbe infatti alcuna garanzia né della qualità, né del rispetto delle norme igieniche. La vendita di olio sfuso comporterebbe sicuramente una conservazione inadeguata per errata esposizione alla luce e al calore, per l’ossidazione e la contaminazione da batteri”. “Inoltre, la vendita di olio sfuso avrebbe potuto vanificare gli sforzi compiuti dagli operatori e dagli Stati membri per garantire il rispetto delle norme di commercializzazione degli oli d’oliva” aggiunge Agrinsieme, evidenziando che “nel corso degli anni gli operatori si sono impegnati affinché la qualità del prodotto immesso sul mercato interno ed esportato fosse ottimale, sensibilizzando i consumatori anche sui valori nutrizionali e aumentandone la riconoscibilità. Con la vendita di olio sfuso – conclude – sarebbero stati annullati molti risultati fin qui ottenuti”. “lla decisione della Commissione nell’ultima riunione del Comitato di gestione ha contribuito l’azione congiunta dei Paesi dell’area del Mediterraneo. Agrinsieme ringrazia il Masaf, che ha compreso e sostenuto nelle sedi europee l’istanza della filiera produttiva nazionale per la valorizzazione del settore dell’olio di oliva.
Etichette irlandesi, Coldiretti: bene dubbi Usa e Cuba espressi a OmcMilano, 5 mag. (askanews) – “Sono importanti i commenti espressi, entro la scadenza prevista del 7 maggio, da Cuba e Stati Uniti all’Organizzazione mondiale del commercio sul provvedimento irlandese ‘Public Health Alcohol Labeling Regulations’”. Lo dichiara Coldiretti, ribadendo che quello irlandese è “un provvedimento allarmistico che limita la libera circolazione delle merci e disinforma i consumatori”.
“Gli Stati Uniti – conclude la nota – oltre ad essere politicamente influenti, sono i maggiori consumatori mondiali di vino con circa 33 milioni di ettolitri”.
Da Usa e Cuba dubbi su etichette Irlanda, da 7-5 stop a pareri Paesi OmcMilano, 5 mag. (askanews) – Domenica 7 maggio scadono i novanta giorni concessi ai Paesi membri dell’Organizzazione mondiale del commercio (Omc) per trasmettere i propri commenti sulla notifica inviata dall’Irlanda sui cosiddetti “health warning” sulle etichette degli alcolici (“Public Health Alcohol Labeling Regulations”) vendute nel mercato interno. E ieri Stati Uniti e Cuba hanno avanzato dubbi e perplessità riprendendo, almeno in parte, le tesi contrarie espresse nei mesi scorsi nei circostanziati pareri presentati da oltre dieci Paesi, tra cui Italia, Francia e Spagna.
Federvini, che tramite le associazioni europee Comité Vins e spiritsEUROPE, ha lavorato per sensibilizzare i principali partner non europei affinché potessero partecipare alla procedura avviata con la notifica a livello OMC, ha spiegato che “le autorità irlandesi avrebbero deciso di sospendere ulteriormente l’applicazione della normativa in attesa degli esiti della procedura dinanzi all’Omc”. La presidente di Federvini, Micaela Pallini ha spiegato che “i commenti espressi da Stati Uniti e Cuba rappresentano un segnale importante e significativo per stimolare l’attenzione internazionale su un tema di comune interesse quale quello della tutela della libera circolazione delle merci e della corretta informazione dei consumatori”. “Auspichiamo che i commenti di Paesi terzi possano condurre la Commissione europea a considerare con attenzione i profili critici legati alla normativa irlandese e le conseguenze non solo economiche ma anche reputazionali della stessa Unione europea che potrebbero derivare dalla sua applicazione” ha proseguito Pallini, augurandosi che “i contributi internazionali possano agevolare l’apertura quanto prima di un dialogo trasparente e costruttivo con l’Irlanda e con tutti i soggetti istituzionali per riportare il dibattito nella giusta direzione di un contrasto all’abuso attraverso l’educazione e l’informazione corretta dei consumatori”.