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Energia, ENEA studia l’impatto dell’idrogeno nella rete del gas

Energia, ENEA studia l’impatto dell’idrogeno nella rete del gas

Roma, 19 feb. (askanews) – ENEA e Università di Cassino hanno studiato come l’uso di idrogeno nelle reti di gas naturale possa influenzare la misurazione degli odorizzanti, sostanze chimiche che conferiscono al gas naturale (incolore e inodore) un odore intenso e caratteristico rendendo immediatamente percepibili eventuali fughe. Lo studio ha considerato tre diversi scenari: metano puro, miscela metano e idrogeno al 20% e idrogeno puro e analizzato gli odorizzanti THT e TBM. I risultati della ricerca sono stati pubblicati sulla rivista scientifica Sensors.

I dati mostrano una lieve sovrastima del THT (+2,3%) nelle miscele gas-idrogeno al 20%, mentre nel caso dell’idrogeno puro la presenza dell’odorizzante TBM risulta sottostimata (-3,4%).

“I risultati indicano che, all’aumentare della quota di idrogeno, diventa più complesso garantire una percezione olfattiva costante, rendendo necessario aggiornare gli attuali standard di misura”, spiega la coautrice dello studio Viviana Cigolotti, responsabile della Divisione ENEA Tecnologie e vettori per la decarbonizzazione. “Una sovrastima nella misura delle concentrazioni di odorizzante – prosegue – potrebbe comportare rischi per la sicurezza legati alla mancata rilevazione di fughe di gas. Al contrario, una sottostima potrebbe generare falsi allarmi e determinare un aumento dei costi del gestore per garantire il rispetto della soglia minima di concentrazione di odorizzante nel gas che arriva fino alle nostre abitazioni”.

La campagna sperimentale si è articolata in due fasi: una prima di test su bombole con miscele di metano e idrogeno e una seconda di prove su gas naturale odorizzato prelevato da una rete cittadina e successivamente miscelato con idrogeno in una rete in scala[1].

L’introduzione dell’idrogeno nelle reti di distribuzione del gas – attualmente consentita fino al 2% -costituisce una strategia promettente per ridurre le emissioni di carbonio nei settori che oggi dipendono dal gas naturale, come la produzione di energia, l’industria pesante, il riscaldamento domestico e i trasporti. Questa soluzione permette inoltre di valorizzare le infrastrutture esistenti, senza richiedere modifiche significative alle tubazioni o alle apparecchiature ma comporta sfide tecniche e operative: l’idrogeno, infatti, è un gas molto leggero, con bassa viscosità e alta diffusività, caratteristiche che possono impedire una miscelazione uniforme con l’odorizzante che svolge, invece, un ruolo cruciale per la sicurezza. Di conseguenza, le letture dei gascromatografi (gli strumenti attualmente più affidabili per l’analisi della composizione del gas) possono risultare meno precise. “Il nostro studio fornisce indicazioni pratiche per migliorare la sicurezza e ridurre i costi, ad esempio, ottimizzando i sistemi di iniezione dell’odorizzante, oppure impiegando nei misuratori materiali resistenti all’idrogeno, come l’acciaio inox”, sottolinea l’altra coautrice ENEA dello studio Giulia Monteleone, direttrice del Dipartimento ENEA di Tecnologie energetiche e fonti rinnovabili. “I risultati di questa ricerca – conclude – potrebbero aiutare a definire i regolamenti per la miscelazione dell’idrogeno e offrire alle aziende di distribuzione indicazioni utili per aggiornare le procedure di dosaggio e di monitoraggio degli odorizzanti in vista dei futuri requisiti normativi”.

Milano-Cortina, Enea: il progetto rescEU CBRN-DSIM-IT si presenta al pubblico

Milano-Cortina, Enea: il progetto rescEU CBRN-DSIM-IT si presenta al pubblico

Roma, 18 feb. (askanews) – Le Olimpiadi, con il loro flusso di ospiti internazionali, diventano l’occasione per illustrare un progetto destinato a operare a vantaggio di tutti i cittadini dell’Unione Europea. Si tratta di rescEU CBRN-DSIM-IT, un programma condotto da un consorzio tutto italiano e volto a potenziare il meccanismo europeo di risposta alle emergenze con riferimento particolare a scenari che coinvolgono sostanze pericolose, ovvero agenti di tipo chimico, biologico, radiologico e nucleare (da qui l’acronimo CBRN), pertanto in grado di minacciare la sicurezza pubblica, dell’ambiente e delle infrastrutture.

Coordinato da ENEA e sotto la guida operativa del Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco, il progetto prevede una collaborazione intersettoriale di partner pubblici e privati che comprendono anche Regione del Veneto, Policlinico Universitario Gemelli, Fondazione SAFE, Società Nucleco, Azienda socio-sanitaria Fatebenefratelli Sacco, Istituto Superiore di Sanità, ARPA Veneto e le aziende Tomassini Style e RI Group. A Verona, città che ospiterà la chiusura delle Olimpiadi di Milano-Cortina e l’apertura delle Paralimpiadi, ci sarà la presentazione in anteprima di autoveicoli dotati di innovative dotazioni tecnologiche, con il duplice obiettivo di far conoscere quanto fatto a vantaggio dei cittadini e di sensibilizzare sulle buone pratiche di comportamento in caso di emergenza.

Per 4 giorni di fronte alla stazione Porta Nuova (21-22 febbraio e 5-6 marzo), sarà allestito uno spazio espositivo aperto al pubblico, con la possibilità di visitare i primi laboratori mobili della nuova flotta dei Vigili del Fuoco denominata rescEU CBRN-DSIM-IT, esplorare le soluzioni tecnologiche create appositamente per rispondere a grandi emergenze e provare gli strumenti di formazione in realtà virtuale e aumentata, sviluppati per formare e addestrare la speciale squadra di operatori che condurrà i nuovi mezzi.

Lo spazio ospiterà inoltre incontri con studenti di scuole secondarie e con quelli universitari del corso di laurea magistrale in Governance dell’emergenza dell’Università degli studi di Verona. Verrà anche organizzato un convegno per amministratori locali dal titolo “Responsabilità e ruolo del Sistema di Protezione Civile Locale in caso di incidenti di tipo Nucleare, Biologico, Chimico e Radiologico”. Giovedì 5 marzo il momento istituzionale con la presentazione di tutte le novità ricomprese nel raggiungimento di questo traguardo di progetto previsto per le Olimpiadi Invernali.

Milano, parte cantiere per primo studentato della Statale a Mind

Milano, parte cantiere per primo studentato della Statale a MindMilano, 1 apr. (askanews) – Mentre i lavori di realizzazione del Campus delle facoltà scientifiche della Statale a Mind procedono con lo sviluppo verticale degli edifici, nell’area Est del grande distretto che sta nascendo nell’ex sito di Expo 2015 è stata posata la prima pietra del primo studentato del fondo gestito da Ream Sgr. Alla presenza del presidente della Regione Lombardia Attilio Fontana, del sindaco di Milano Giuseppe Sala, di Andrea Orlandi, sindaco di Rho e della rettrice della Statale Marina Brambilla, è stata presentata l’offerta abitativa per gli studenti che, calcolano gli sviluppatori di Lendlease, contribuiranno a rendere nel 2027 il distretto un’area frequentata per più del 50% da giovani under 30 con l’obiettivo di diventare punto di riferimento per l’istruzione superiore e la ricerca scientifica internazionale.


Fabrizio Zichichi, Executive Project Director di Lendlease, responsabile dello sviluppo privato del Mind Innovation District ha dato il benvenuto e introdotto gli altri interventi: Francesco Mandruzzato, Amministratore Delegato di Academo e Commercial Director di Lendlease, Tiziana Corsini, Senior Investment Manager di Equiter, Oronzo Perrini, Direttore Generale di Ream Sgr che gestisce il Fondo Cervino Comparto B e Igor De Biasio, Amministratore Delegato di Arexpo. “La giornata di oggi segna un’importante evoluzione di Mind e dell’Università degli Studi di Milano, istituzione che da secoli contribuisce allo sviluppo della città e della Lombardia, con un moderno campus scientifico e universitario capace di attrarre sempre più talenti. Mind è nato come un modello virtuoso di collaborazione pubblico-privato e dimostra di proseguire con straordinaria efficacia su questa via, in risposta alle nuove esigenze urbane e sociali. Investire sui giovani studenti e sulla comunità scientifica della Statale, così come sulle imprese e gli enti presenti a Mind, significa scommettere sul futuro della tecnologia, della scienza e dell’innovazione”, ha commentato Fontana.


“Le due residenze universitarie che saranno realizzate a Mind, i cui lavori prendono avvio oggi, aggiungono un capitolo importante nella storia e nel futuro del distretto dell’innovazione di Milano, eredità dell’Esposizione Universale del 2015”, ha commentato Sala. “L’attrattività del Campus scientifico dell’Università Statale sarà rafforzata dalla presenza di questi studentati che diventeranno punto di incontro, confronto e aggregazione per la nuova comunità accademica che crescerà all’interno dello stesso Campus e di Mind. Gli oltre mille posti letto previsti nelle due residenze, infatti, non rispondono solo all’esigenza di proporre soluzioni abitative per universitari a costi accessibili, ma completano anche l’offerta di funzioni e servizi all’interno di un quartiere innovativo, animato e vissuto da studenti e ricercatori che verranno qui, da diverse regioni d’Italia e del mondo, per proseguire e dare forma al proprio percorso di studi e di formazione” ha aggiunto. Con l’operazione immobiliare del Fondo Cervino – Comparto B, gestito da Raem Sgr, arriva la prima risposta ai bisogni abitativi dei futuri studenti a Mind tramite l’edificazione di due nuove strutture nell’area. La prima residenza universitaria sorgerà su un’area di ca. 6.000 mq nell’area est di Mind in prossimità del grande Campus scientifico dell’Università Statale, di fronte all’Albero della Vita, simbolo di Expo 2015, e metterà a disposizione 646 posti letto. Un secondo studentato da 506 posti letto sorgerà nell’area ovest di Mind, di fronte all’ospedale Galeazzi. Complessivamente le due nuove strutture metteranno a disposizione un totale di 1.152 posti a tariffe convenzionate col Comune di Milano, di cui 400 riservati agli studenti DSU – Diritto allo Studio – della Statale, 652 destinati a studenti universitari, docenti, ricercatori, stagisti e borsisti, ed infine 100 posti letto destinati a permanenze di breve durata per tutti coloro che gravitano all’interno dell’ecosistema di Mind e oltre.

Contratto Thales Alenia Space-Esa per guida progetto SaveCrops4Eu

Contratto Thales Alenia Space-Esa per guida progetto SaveCrops4EuMilano, 27 mar. (askanews) – Thales Alenia Space, una joint venture tra Thales (67%) e Leonardo (33%), ha siglato un contratto con l’Agenzia Spaziale Europea (Esa) per assumere la guida del progetto SaveCrops4Eu. Parte del programma Digital Twin Earth dell’Esa, questo componente gemello digitale pre-operativo migliorerà la resilienza dell’agricoltura ai cambiamenti climatici e supporterà la gestione delle risorse agricole.


Il componente gemello digitale di SaveCrops4Eu ruoterà intorno a tre pilastri scientifici fondamentali: monitoraggio avanzato mediante dati satellitari e indicatori agronomici in grado di fornire analisi in tempo reale delle condizioni delle culture. Previsione dei raccolti basata su un approccio che impiega un modello ibrido che tiene conto dei dati di osservazione della Terra e dei modelli di crescita delle colture per stimare i volumi di produzione a livello regionale. Test di scenario che incorporano diversi stress abiotici (come siccità e calore) e strategie di gestione (che includono l’irrigazione e la fertilizzazione) mediante una serie di simulazioni. Thales Alenia Space sarà a capo dell’integrazione e del progetto architettonico complessivo del Componente Gemello Digitale, coniugando i vari modelli scientifici digitali ai dati di osservazione della Terra necessari e assicurando che i dati in uscita siano usati in modo efficiente dagli utenti finali. Un approccio modulare è stato scelto per supportare un’ampia gamma di casi d’uso in cui il Componente Gemello Digitale potrà fornire informazioni chiave. Grazie a una combinazione innovativa di modellizzazione del sistema terrestre, diverse fonti di dati e tecnologie all’avanguardia, Destination Earth e i suoi gemelli digitali, permettono a un’ampia gamma di utenti di esplorare gli effetti dei cambiamenti climatici sulle varie componenti del sistema terrestre e valutare possibili strategie di adattamento e mitigazione. In Europa esistono diverse iniziative strutturali e istituzionali in questo campo, come Destination Earth (DestinE) finanziato dalla Commissione Europea o Esa Digital Twin Earth (Dte), finanziato da un gran numero di Stati membri dell’Esa.

Studio su fibra ottica per rilievo danni strutturali post terremoti

Studio su fibra ottica per rilievo danni strutturali post terremotiMilano, 27 mar. (askanews) – Una nuova metodologia basata sull’interferometria ottica per monitorare, in tempo reale, i danni strutturali agli edifici colpiti da sisma. È il punto di arrivo del progetto di ricerca Foresight guidato dal Politecnico di Milano, e realizzato in collaborazione con INRiM – Istituto Nazionale di Ricerca Metrologica e INGV – Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia. I ricercatori intendono utilizzare le reti di fibra ottica già esistenti nelle abitazioni per la connessione Internet, come strumenti per verificare le condizioni degli edifici dopo un terremoto, soprattutto nella fase immediatamente successiva alle prime scosse.


Avvalendosi di tecniche di interferometria, il team multidisciplinare utilizza segnali trasmessi tramite fibra ottica per estrarre informazioni in modo tempestivo e su larga scala. Convertendo i segnali della fibra ottica in dati strutturali predittivi, i ricercatori sono in grado di prevedere l’entità dei danni potenziali anche prima della comparsa di segni visibili, offrendo indicazioni vitali per le squadre di risposta alle emergenze. Le simulazioni dello studio dimostrano che il metodo ha il potenziale per rilevare danni in fase iniziale, ovvero quella più critica, in seguito alla quale è necessario constatare le condizioni in cui versano le abitazioni in fretta, perché le persone sfollate a causa delle scosse hanno bisogno di un posto sicuro in cui trovare rifugio.


L’innovativo sistema Foresight si propone come una soluzione economicamente vantaggiosa ed efficiente, attivando una struttura per la valutazione dei rischi post-terremoto rapida, del 90% più veloce dei metodi attuali, fino al 50% più economica, scalabile e più affidabile dei tradizionali metodi di valutazione visivi. “Puntiamo a realizzare un sistema in grado di valutare l’integrità strutturale, senza richiedere infrastrutture aggiuntive nelle aree colpite. Il nostro obiettivo finale è fornire alle comunità gli strumenti necessari per rispondere in modo più rapido e sicuro agli eventi sismici”, afferma Alper Kanyilmaz, supervisore del progetto Foresight e docente presso il Dipartimento di Architettura, Ingegneria delle Costruzioni e Ambiente Costruito del Politecnico di Milano.


“All’interno di Foresight utilizzo tecniche avanzate, inclusi modelli matematici e analisi di dati, per valutare la stabilità e sicurezza degli edifici, integrandoli con l’interferometria ottica e assicurando l’applicazione pratica per la resilienza in caso di reali terremoti nelle nostre città”, afferma Hasan Ceylan, ricercatore al Politecnico di Milano grazie a una borsa Marie Sklodowska-Curie Actions, prestigioso programma europeo di finanziamento alla ricerca. Grande importanza riveste il ruolo della misurazione dei segnali all’interno dei cavi. “L’interferometria ottica, derivata dalle tecniche di misura avanzate sviluppate all’INRiM, ci permette di sfruttare le fibre ottiche per i dati già esistenti come sensori estremamente sensibili. Questo approccio consente di rilevare variazioni strutturali minime, traducendole in informazioni quantitative e affidabili”, afferma Simone Donadello, ricercatore presso INRiM e membro del team di Foresight.


André Herrero, ricercatore dell’INGV aggiunge: “Oggi, le attuali tecniche di fiber sensing aprono nuovi orizzonti per il monitoraggio degli eventi naturali e il loro impatto sul nostro tessuto urbano. Questo ulteriore tassello si focalizza sul monitoraggio diretto e continuo delle strutture, cioè uno strumento importante di informazione e sicurezza per la società”. Il gruppo di ricerca congiunto di Politecnico di Milano e INRiM, insieme a INGV e Open Fiber, ha depositato una domanda di brevetto inerente al metodo Foresight. La fase successiva della ricerca si concentrerà sulle applicazioni e sui test reali nelle aree urbane, per portare questa tecnologia a diventare una parte fondamentale nelle strategie di preparazione ai terremoti e risposta alle calamità. Ulteriori sviluppi potrebbero vedere le reti in fibra ottica integrate in una strategia di monitoraggio dello stato di salute strutturale più ampia, in caso di terremoti.

Spirali di plasma nello spazio, Metis svela natura contorta vento solare

Spirali di plasma nello spazio, Metis svela natura contorta vento solareMilano, 26 mar. (askanews) – Il 12 ottobre 2022, durante un passaggio ravvicinato al Sole, le riprese ottenute dal coronografo italiano Metis a bordo della missione Solar Orbiter dell’Agenzia Spaziale Europea (Esa) hanno catturato un fenomeno spettacolare e inedito per livello di dettaglio: l’evoluzione, nella corona solare, di una lunga struttura radiale che si anima di un moto elicoidale persistente per diverse ore. Per la prima volta, con una risoluzione spaziale e temporale mai raggiunte prima, è stato possibile osservare direttamente l’espulsione di strutture a spirale dalla corona solare, compatibili con le torsioni magnetiche che i modelli teorici associano all’origine del vento solare.


Gazie alla combinazione di immagini in luce visibile e tecniche di elaborazione avanzate, Metis – progettato da Istituto Nazionale di Astrofisica (INAF), Università di Firenze, Università di Padova, CNR-Ifn, e realizzato dall’Agenzia Spaziale Italiana (ASI) con la collaborazione dell’industria italiana – ha mostrato come il Sole possa trasferire energia e materia verso lo spazio in forma di onde e plasma intrecciati tra loro, rivelando un meccanismo fondamentale nella dinamica dell’eliosfera. Alla guida dello studio, pubblicato oggi sul sito web della rivista The Astrophysical Journal, c’è Paolo Romano, primo ricercatore dell’INAF di Catania. Romano, che ha coordinato il lavoro di un ampio team internazionale, afferma: “È la prima volta che osserviamo direttamente un fenomeno così esteso e duraturo, compatibile con la riconnessione magnetica in una struttura chiamata pseudostreamer. Questa osservazione offre una finestra inedita sulla fisica che sta alla base della formazione del vento solare. Questo risultato non solo conferma teorie elaborate da anni, ma fornisce finalmente un riscontro visivo diretto”.


Ma cos’è uno pseudostreamer? Si tratta di una configurazione del campo magnetico solare in cui due regioni chiuse di polarità opposta sono immerse in un ambiente di campo magnetico aperto. Nella corona, gli pseudostreamer sono le “canne del vento” del Sole: regioni da cui, in seguito a un’eruzione, possono aprirsi nuovi canali per il flusso del plasma verso lo spazio interplanetario. Nel caso dell’evento ripreso da Metis, tutto ha avuto inizio con l’eruzione di una protuberanza polare – un gigantesco arco di plasma “appeso” ai campi magnetici nella regione nord del Sole – che ha innescato una piccola espulsione di massa coronale (CME). Ma il vero spettacolo è arrivato dopo, nella lunga fase di rilassamento che ha seguito l’eruzione. È lì che Metis ha osservato il susseguirsi di strutture filamentose, luminose e scure, che si attorcigliano lungo la linea radiale della corona, a distanze comprese tra 1,5 e 3 raggi solari.


Il team ha interpretato questi segnali come la firma visibile di un processo previsto da tempo: la riconnessione magnetica, che trasferisce il plasma e la torsione magnetica dalle regioni chiuse del campo solare verso quelle aperte, innescando onde di tipo torsionale – le onde di Alfvén – e lanciandole nello spazio. Un tassello fondamentale è arrivato dal confronto con sofisticate simulazioni numeriche condotte da Peter Wyper, della Durham University, in collaborazione con Spiro Antiochos del NASA Goddard Space Flight Center. Le immagini sintetiche prodotte da queste simulazioni mostrano un’evoluzione sorprendentemente simile a quella ripresa da Metis: strutture elicoidali che si propagano lungo il campo aperto, con caratteristiche geometriche e dinamiche in forte accordo con i dati osservati.


“Le prestazioni uniche di Metis in termini di risoluzione spaziale e temporale aprono una nuova finestra sulla comprensione dell’origine del vento solare”, commenta Marco Romoli, dell’Università di Firenze e responsabile scientifico dello strumento Metis. “Per la prima volta vediamo l’intera evoluzione di un processo di rilascio di energia magnetica, dalle sue radici nel Sole fino all’apertura nello spazio interplanetario”. “Le onde di Alfvén torsionali e in generale i meccanismi fisici che innescano fluttuazioni magnetiche di questo tipo – dichiara Marco Stangalini responsabile del programma Solar Orbiter per l’Agenzia Spaziale Italiana – sono da tempo ritenuti tra i principali meccanismi alla base dell’accelerazione del vento solare. Metis, grazie alla elevata cadenza temporale delle sue immagini, ci offre la possibilità di osservare direttamente questi processi fisici, consentendo anche un miglioramento della modellistica fisica ad essi associata”. Le osservazioni di Metis non solo confermano i modelli teorici più avanzati, ma suggeriscono che lo stesso meccanismo – la riconnessione magnetica a piccola scala – possa avvenire continuamente sulla superficie del Sole, generando quei “microgetti” che alimentano il vento solare Alfvénico rivelato anche dalla sonda Parker Solar Probe. In altre parole, quella spirale luminosa che Metis ha visto danzare nella corona potrebbe essere solo la versione gigante di un processo che avviene ovunque, continuamente, e che rende possibile l’esistenza stessa del vento solare.

Firmato accordo tra Rse e Cnr-Ino sulla fusione nucleare

Firmato accordo tra Rse e Cnr-Ino sulla fusione nucleareMilano, 26 mar. (askanews) – Rse e l’Istituto Nazionale di Ottica del Consiglio Nazionale delle Ricerche (Cnr-Ino) hanno siglato oggi un accordo di collaborazione per sviluppare congiuntamente studi, attività di ricerca e sperimentazione nel campo della fusione nucleare per confinamento inerziale (Inertial Fusion Energy – Ife). Il protocollo, si legge in una nota, mira a realizzare attività di ricerca e a promuovere lo sviluppo di tecnologie innovative per la produzione di energia da fusione nucleare a confinamento inerziale attraverso laser di alta potenza, con lo scopo di incrementare le conoscenze scientifiche in un settore strategico per la transizione energetica. L’accordo, della durata di 36 mesi, vedrà Rse e Cnr-Ino collaborare utilizzando infrastrutture di eccellenza, come i laboratori di caratterizzazione meccanica e strutturale dei materiali di Rse e l’Intense Laser Irradiation Laboratory (Ilil) del Cnr-Ino.


“Questo accordo segna un importante passo avanti nella ricerca sulla fusione nucleare, tra le tecnologie più sfidanti per garantire al nostro Paese un sistema energetico sostenibile e competitivo” ha dichiarato Franco Cotana, Amministratore Delegato di Rse. “La collaborazione con il Cnr-Ino si inserisce in un percorso avviato da Rse sul tema della fusione nucleare a confinamento inerziale, che dopo l’accordo con Blue Laser Fusion (Blf) del premio Nobel Shuji Nakamura, ci vede coinvolti in un crescente impegno per lo sviluppo di competenze e di tecnologie in questo ambito, confermando l’importante ruolo della ricerca e di RSE per il futuro energetico mondiale”, ha aggiunto Cotana. A valorizzare l’iniziativa anche Paolo De Natale, Direttore f.f. Cnr-Ino, che ha così spiegato: “L’Istituto Nazionale di Ottica ha sviluppato con il Pnrr la più grande Infrastruttura di Ricerca italiana nell’ambito della Fotonica, I-Phoqs, che include l’infrastruttura laser ad alta energia. Le competenze e le strumentazioni sviluppate saranno essenziali per la sperimentazione italiana nell’ambito della fusione inerziale”.


Le attività di ricerca si concentreranno su simulazioni avanzate, generazione di particelle ad alta energia, sviluppo di sistemi di misura e diagnostica dei plasmi laser, oltre all’utilizzo dell’intelligenza artificiale per l’ottimizzazione della gestione e dell’utilizzo di dati in facility laser ad alta ripetizione (high repetition rate laser facilities). Luciano Martini, Direttore del Dipartimento Tecnologie di Generazione e Materiali di Rse, ha dichiarato: “La formalizzazione della collaborazione tecnico-scientifica già in essere tra Rse e Cnr-Ino rappresenta un passo molto importante verso la creazione della strategia nazionale per l’accrescimento di conoscenze e competenze per lo sviluppo della fusione a confinamento inerziale in Italia e in Europa”.


“Questo accordo contribuirà a sviluppare attività di ricerca e formazione fondamentali per consolidare il ruolo di leadership della nostra comunità scientifica in vista dell’imminente avvio del programma HiPER+ per l’energia da fusione inerziale in Europa”, ha spiegato Leonida Antonio Gizzi, Head dell’Intense Laser Irradiation Laboratory e coordinatore delle attività su Fusione Inerziale presso Cnr-Ino.

Cybersecurity, Engineering: AI potenzia sicurezza di Pa e aziende

Cybersecurity, Engineering: AI potenzia sicurezza di Pa e aziendeMilano, 5 mar. (askanews) – “Nel 2024 in Italia il numero di attacchi informatici gravi è aumentato di oltre il 15%. In questo scenario, la GenAI può svolgere un ruolo cruciale nel rafforzare la postura di cybersicurezza di Pubbliche Amministrazioni e aziende”. Lo ha detto Luigi Spoletini, Cyber Technology Leader di Engineering, durante il panel “L’AI nell’Intelligence e nella Cybersecurity: opportunità e rischi” che si è svolto a CyberSec2025, evento di riferimento per la sicurezza cibernetica e la resilienza digitale, organizzato da Cybersecurity Italia.


“L’intelligenza artificiale generativa può fornire a organizzazioni pubbliche e private insight avanzati e automazione sia nella fase di prevenzione dei rischi che in quella di gestione e risoluzione degli incidenti. Il valore della GenAI non risiede però nella sostituzione dell’uomo, ma nel potenziamento delle sue capacità, perché è l’intervento degli specialisti in cybersecurity a garantire la qualità indispensabile per prendere decisioni ponderate, etiche e consapevoli – prosegue il Cyber Technology Leader di Engineering, l’azienda digitale guidata da Maximo Ibarra – Attraverso Eng Security, il Gruppo Engineering schiera oltre 300 esperti in cybersicurezza e un SOC all’avanguardia, che grazie anche all’introduzione della GenAI accelera l’analisi dei rischi, anticipa gli attacchi con simulazioni avanzate e suggerisce azioni mirate basate sui dati. Nella gestione degli incidenti, la GenAI ci supporta nel filtraggio dei falsi positivi e riduce il ‘rumore di fondo’ che rallenta le operazioni. Mettiamo in campo un’intelligenza ibrida che combina sinergicamente l’AI con l’expertise umana, garantendo un presidio costante e una risposta rapida alle minacce cyber”.

Uninettuno, prima in Italia, ha dato vita al progetto “Socrates AI”

Uninettuno, prima in Italia, ha dato vita al progetto “Socrates AI”Roma, 5 mar. (askanews) – L’Università Telematica Internazionale Uninettuno, prima in Italia, ha dato vita al progetto “Socrates AI”, il primo docente completamente generato dall’intelligenza artificiale che consente a studenti e docenti di dialogare liberamente su tutti i contenuti scientifici presenti negli ambienti di apprendimento. Socrates AI, informa una nota, ci guida attraverso un dialogo, arricchito da fonti di insegnamento affidabili, provenienti dall’immensa banca dati digitalizzati di UNINETTUNO, il cuore del suo cyberspazio didattico ufficiale (piattaforma online dedicata agli studenti, dove è possibile accedere a videolezioni, materiali di studio, esercitazioni interattive, forum e strumenti per la pianificazione e il tracciamento del percorso formativo). Ogni risposta trae origine appunto dalle risorse del cyberspazio integrato nella piattaforma dell’università stessa, Socrates AI accede a contenuti digitalizzati e verificati dal corpo docente per garantire che si possono apprendere in modo rigoroso e consapevole.


A ogni risposta sono incluse le fonti esatte, in modo che possiate verificare e approfondire, acquisendo una conoscenza che non è solo sicura ma anche trasparente e affidabile e viene stimolata la curiosità e la riflessione. Maria Amata Garito fondatrice e rettore dell’università telematica presenta Socrates AI, la sua funzionalità nasce dalla sua visione di sfruttare appieno il cambiamento introdotto dalle nuove tecnologie, che stanno stravolgendo il mondo in modo ultraveloce, per innovare ed adeguare il sistema formativo alle evoluzioni tecnologiche: “Non sempre le risposte che vengono date agli utenti dai sistemi di Intelligenza Artificiale generativa sono scientificamente corrette. La causa è legata sia alle conoscenze di base su cui si sono addestrate, come ad esempio la Chat GPT, che è addestrata su tutti i contenuti che esistono sulla rete e, come sappiamo, la rete distribuisce vere e false conoscenze, sia alla inaccuratezza degli algoritmi con cui vengono programmate e dai modelli di interrogazione”. Il sistema di AI Socrates realizzato e inserito negli ambienti apprendimento del cyberspazio didattico dell’università è stato progettato e realizzato per addestrarsi su oltre centomila ore di video-lezioni, milioni di pagine di libri di testo, articoli, saggi, dispense, forum e chat, nonché classi interattive inserite che copre tutte le discipline dei curricula di 31 corsi di laurea appartenenti alle seguenti facoltà: Ingegneria, Economia e Diritto, Beni Culturali-Memorie Digitali, Scienze della Comunicazione e Psicologia. Questo approccio si fonda su teorie cognitive ovvero su processi mentali interni in cui l’apprendimento viene visto come un processo attivo, l’individuo elabora, immagazzina e recupera informazioni, costruendo la conoscenza in modo dinamico che pongono al centro lo studente e favoriscono la costruzione attiva della conoscenza attraverso l’integrazione di teoria e pratica.


Questa scelta è avvenuta grazie ai risultati di numerosi progetti di ricerca internazionali che hanno coinvolto il Rettore e tutta la sua equipe, permettendo lo sviluppo del modello psico-pedagogico (approccio flessibile che consente agli studenti di personalizzare il proprio percorso formativo in base alle esigenze individuali, con il supporto costante di docenti-tutor attraverso la comunicazione tra studenti e docenti in tempo reale, favorendo l’interazione diretta). L’apprendimento consente agli studenti stessi di accedere ai contenuti e svolgere le attività in qualsiasi momento, senza dover essere online nello stesso istante del docente o degli altri studenti grazie a Forum di discussione/materiali didattici digitali. Il Cyberspazio didattico dell’Università UNINETTUNO nasce nel 2005 dal Consorzio NETTUNO (istituito nel 1992) composto da quarantuno università pubbliche italiane e trenta straniere. Socrates AI consente a studenti e docenti di dialogare liberamente su tutti i contenuti scientifici presenti nei suoi ambienti di apprendimento. Ogni risposta cita le fonti di tutti i documenti inseriti nella biblioteca intelligente dell’Università stessa, accessibili con un semplice click, permettendo approfondimenti diretti sui materiali originali e consentendo uno studio multidisciplinare e interdisciplinare. Grazie a questo modello, viene garantita la validità scientifica dei contenuti ed è inoltre possibile verificare i curricula dei docenti che li hanno realizzati: professori, ricercatori e scienziati nazionali e internazionali.


L’Ateneo ha chiamato il suo sistema Socrates AI proprio per far capire il valore dell’applicazione delle teorie socratiche nei modelli di interrogazione dei sistemi di intelligenza artificiale, per sviluppare il senso critico del sapere, consente un nuovo tipo di viaggio “psico-digitale” – uno spazio in cui il globale e il locale si intersecano, permettendo alla conoscenza di interagire su scala planetaria. Per la prima volta nella storia dell’umanità le capacità cognitive umane si trasformano attraverso l’interazione con i sistemi intelligenti. All’interno di questo ecosistema i giovani possono accedere a questo modello di intelligenza artificiale generativa, alimentato con i contenuti scientifici degli ambienti di apprendimento dell’Università, che sono realizzati solamente da professori, ricercatori e scienziati nazionali ed internazionali. La piattaforma stimola un apprendimento basato su reti di concetti, piuttosto che su informazioni sparse o sequenziali. Questo approccio, che mette lo studente al centro del proprio processo formativo, aumenta la motivazione e riduce lo sforzo cognitivo necessario per apprendere. Novità è la funzionalità conversazionale dell’AI-Assistant, che interloquisce in linguaggio naturale tramite chat con i vari attori che agiscono nel contesto universitario. Con gli studenti può conversare sia in relazione all’apprendimento dei contenuti, che come guida per muoversi nel cyberspazio e, più in generale, nell’intero universo dell’Ateneo che è tra le prime università a fornire un sistema conversazionale in grado di interagire con qualità su contenuti scientifici verificati, contrastando il noto problema del rischio di fornire risposte e conoscenze non corrette, con l’AI generativa.

Valente (Asi): orgoglioso per accordo per realizzare modulo Airlock

Valente (Asi): orgoglioso per accordo per realizzare modulo AirlockMilano, 4 feb. (askanews) – “Oggi è una giornata significativa per l’industria spaziale italiana e per il nostro Paese. Ad Abu Dhabi è stato firmato il contratto che assegna a Thales Alenia Space Italia la realizzazione del modulo Airlock, destinato a completare il Lunar Gateway, la prima stazione spaziale in orbita lunare, un passo fondamentale per il programma di esplorazione lunare Artemis della NASA. Ho partecipato alla firma di questo importante contratto rappresentando con orgoglio l’Agenzia Spaziale Italiana. Un accordo che testimonia la fiducia nella qualità e nella competenza industriale e accademica dell’intero Sistema Paese che continua a essere un punto di riferimento globale nell’ambito spaziale. È un passo questo che si inserisce anche in un contesto di forte collaborazione internazionale, come dimostrato dalla partecipazione degli Emirati Arabi Uniti agli Artemis Accords. La firma affonda le sue radici nel lungimirante Memorandum of Understanding del 1997 tra ASI e NASA, che ha consolidato la strada di un lungo percorso di collaborazione bilaterale tra le nostre agenzie per l’abitabilità nello spazio. L’Italia, con il suo patrimonio di competenze, si conferma, quindi, in prima linea nella realizzazione delle grandi sfide spaziali del futuro. Siamo pronti a contribuire con determinazione alla nuova era dell’esplorazione lunare”. Lo ha detto il presidente dell’Agenzia Spaziale Italiana, Teodoro Valente, commentando con soddisfazione la firma del contratto tra Thales Alenia Space Italia e Mohammend Bin Rashid Space Centre degli Emirati Arabi Uniti per lo sviluppo del modulo Airlock elemento critico del Lunar Gateway.