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Ichnusa amplia la gamma con Metodo lento, la larger a lunga fermentazione

Ichnusa amplia la gamma con Metodo lento, la larger a lunga fermentazione

Milano, 4 mar. (askanews) – Si allarga la famiglia delle birre Ichnusa, il marchio della birra sarda di proprietà del gruppo olandese Heineken. Ichnusa Metodo lento è la nuova referenza nata nello storico stabilimento di Assemini (Cagliari) che arriva questa primavera sia nei supermercati della grande distribuzione che nel fuori casa.

Come racconta il nome la nuova lager di casa Ichnusa segue un processo di lenta fermentazione. “Metodo lento racconta nel suo nome la storia della sua ricetta – spiega Paolo Ciccarelli, direttore del Birrificio Ichnusa – Lasciare più tempo al lievito di lavorare, ci ha permesso di esprimere al meglio e con più chiarezza il profilo organolettico e gli ingredienti. Dedicare più tempo alla fermentazione non rende una birra migliore in assoluto: è stata una decisione tecnica pensata per questa birra specifica che ci ha permesso di trovare l’equilibrio che cercavamo”.

La nuova Ichnusa si affianca alle altre cinque referenze della birra sarda, tra cui la Non filtrata, coprendo così nuove occasioni di consumo e offrendo un gusto più accessibile. Nello specifico si tratta di una lager chiara con un grado alcolico di 4,3% vol., dal corpo pieno e dal gusto rinfrescante, resi possibili dal processo a lenta fermentazione e dalla ricetta. La bottiglia trasparente ne evidenzia il colore brillante e la schiuma bianca e compatta.

E’ nel birrificio di Assemini, il più antico della Sardegna, che vengono prodotte tutte le birre Ichnusa. Oggi dà lavoro a circa 140 persone. Dal 2017 questa birra regionale ha varcato i confini dell’isola per approdare in tutta la Penisola. “Metodo lento è l’ultimo capitolo di una storia centenaria – conclude Paolo Ciccarelli – che racconta la nostra passione per la qualità e la continua voglia di innovare, incarnando appieno lo spirito del birrificio di Assemini”.

La novità Ichnusa arriva sul mercato in due formati: la bottiglia da 33 cl per il canale horeca e quella da 50 cl. nel canale moderno.

Aumentano i consumi di caffè deca: mercato in 2026 stimato +11%

Aumentano i consumi di caffè deca: mercato in 2026 stimato +11%

Roma, 4 mar. (askanews) – Cresce in Italia l’attenzione verso un consumo più consapevole della caffeina e l’82% degli italiani dichiara di alternare il tradizionale espresso con il caffè decaffeinato almeno una volta al giorno. Gli esperti definiscono questo fenomeno come “Caffeine Conscious Generation”, trend confermato anche dal mercato globale del “deca” che sfiorerà i 3 miliardi nel corso del 2026 (+11%) con un tasso di crescita annuo composto tra il 2025 e il 2030 del 6,6%.

Un mercato, quello del deca, che secondo il Global Growth Insights nel solo 2025 è stato valutato quasi 2,7 miliari di dollari e che sfiorerà i 3 miliardi nel corso del 2026 (+11%). Il tasso di crescita annuo composto tra il 2025 e il 2030, come spiegato anche da Mordor Intelligence, è previsto intorno al 6,6%. Dati confermati anche a livello nazionale che vedono in Italia, in assoluto la patria del “caffè espresso”, una nuova tendenza che sta vedendo un lento cambiamento delle abitudini dei consumatori di caffè. Questo è quanto emerge dall’indagine SWOA (Social Web Opinion Analysis) condotta da Nescafé Dolce Gusto su un campione di 1.200 utenti web tra i 20 e i 50 anni, che fotografa un cambiamento profondo nel modo di vivere il rito del caffè.

Oltre 8 italiani su 10 (82%) dichiarano di alternare il caffè tradizionale con il caffè decaffeinato almeno una volta al giorno, trasformando quella che un tempo era considerata una rinuncia in una scelta consapevole. Se in passato il caffè era associato soprattutto a un consumo concentrato esclusivamente al mattino (14%), oggi quasi un italiano su due (49%) afferma di gestirlo in modo più articolato, alternando diverse tipologie di caffè in base al momento della giornata.

Per il 73% degli intervistati, il decaffeinato rappresenta una scelta coerente con il proprio stile di vita, mentre il 59% lo considera un’opzione moderna e intelligente, mentre il 44% lo definisce un caffè “completo” a cui non manca nulla rispetto all’originale in termini di gusto e soddisfazione. Alla base di questa evoluzione c’è una crescente attenzione verso uno stile di consumo più consapevole: per il 60% degli italiani, le abitudini quotidiane e l’organizzazione della propria routine influenzano in modo significativo le scelte legate al caffè. Tra le motivazioni dichiarate emergono il desiderio di una routine serale più regolare (56%) e la ricerca di momenti di pausa più distesi nel corso della giornata (48%).

I nuovi rituali parlano chiaro: il decaffeinato viene scelto soprattutto la sera e nel dopo cena (48%), vissuto come un rito pre-sonno, e nel pomeriggio (42%), durante le pause di lavoro, per concedersi un momento di decompressione. Anche il dopo pranzo si conferma un momento chiave, con oltre un italiano su tre (35%) che sceglie il decaffeinato a fine pasto. Non manca la dimensione relazionale: il 66% degli italiani preferisce consumare il decaffeinato in compagnia, principalmente con il partner (32%) o in famiglia (24%). Per il 36% si tratta di un’abitudine consolidata da alcuni anni, mentre per il 24% è una scelta più recente, maturata insieme a una maggiore attenzione verso modalità di consumo più in linea con il proprio stile di vita.

Aumentano i consumi di caffè deca: mercato in 2026 stimato +11%

Aumentano i consumi di caffè deca: mercato in 2026 stimato +11%

Roma, 4 mar. (askanews) – Cresce in Italia l’attenzione verso un consumo più consapevole della caffeina e l’82% degli italiani dichiara di alternare il tradizionale espresso con il caffè decaffeinato almeno una volta al giorno. Gli esperti definiscono questo fenomeno come “Caffeine Conscious Generation”, trend confermato anche dal mercato globale del “deca” che sfiorerà i 3 miliardi nel corso del 2026 (+11%) con un tasso di crescita annuo composto tra il 2025 e il 2030 del 6,6%.

Un mercato, quello del deca, che secondo il Global Growth Insights nel solo 2025 è stato valutato quasi 2,7 miliari di dollari e che sfiorerà i 3 miliardi nel corso del 2026 (+11%). Il tasso di crescita annuo composto tra il 2025 e il 2030, come spiegato anche da Mordor Intelligence, è previsto intorno al 6,6%. Dati confermati anche a livello nazionale che vedono in Italia, in assoluto la patria del “caffè espresso”, una nuova tendenza che sta vedendo un lento cambiamento delle abitudini dei consumatori di caffè. Questo è quanto emerge dall’indagine SWOA (Social Web Opinion Analysis) condotta da Nescafé Dolce Gusto su un campione di 1.200 utenti web tra i 20 e i 50 anni, che fotografa un cambiamento profondo nel modo di vivere il rito del caffè.

Oltre 8 italiani su 10 (82%) dichiarano di alternare il caffè tradizionale con il caffè decaffeinato almeno una volta al giorno, trasformando quella che un tempo era considerata una rinuncia in una scelta consapevole. Se in passato il caffè era associato soprattutto a un consumo concentrato esclusivamente al mattino (14%), oggi quasi un italiano su due (49%) afferma di gestirlo in modo più articolato, alternando diverse tipologie di caffè in base al momento della giornata.

Per il 73% degli intervistati, il decaffeinato rappresenta una scelta coerente con il proprio stile di vita, mentre il 59% lo considera un’opzione moderna e intelligente, mentre il 44% lo definisce un caffè “completo” a cui non manca nulla rispetto all’originale in termini di gusto e soddisfazione. Alla base di questa evoluzione c’è una crescente attenzione verso uno stile di consumo più consapevole: per il 60% degli italiani, le abitudini quotidiane e l’organizzazione della propria routine influenzano in modo significativo le scelte legate al caffè. Tra le motivazioni dichiarate emergono il desiderio di una routine serale più regolare (56%) e la ricerca di momenti di pausa più distesi nel corso della giornata (48%).

I nuovi rituali parlano chiaro: il decaffeinato viene scelto soprattutto la sera e nel dopo cena (48%), vissuto come un rito pre-sonno, e nel pomeriggio (42%), durante le pause di lavoro, per concedersi un momento di decompressione. Anche il dopo pranzo si conferma un momento chiave, con oltre un italiano su tre (35%) che sceglie il decaffeinato a fine pasto. Non manca la dimensione relazionale: il 66% degli italiani preferisce consumare il decaffeinato in compagnia, principalmente con il partner (32%) o in famiglia (24%). Per il 36% si tratta di un’abitudine consolidata da alcuni anni, mentre per il 24% è una scelta più recente, maturata insieme a una maggiore attenzione verso modalità di consumo più in linea con il proprio stile di vita.

Aifo: dai frantoi partirà il rilancio della filiera olivicola

Aifo: dai frantoi partirà il rilancio della filiera olivicola

Roma, 4 mar. (askanews) – Si chiude con un bilancio positivo la partecipazione di Aifo, Associazione Italiana Frantoiani Oleari, a Sol Expo – Full Olive Experience 2026, uno dei principali appuntamenti internazionali dedicati all’intera filiera dell’olio di oliva. Tre giornate intense di incontri, confronto e dialogo. La partecipazione rientrava nel Programma Operativo 2026 di Italia Olivicola, sostenuto dal Regolamento (UE) 2021/2115, a conferma dell’impegno nel promuovere qualità, innovazione e valorizzazione delle produzioni certificate.

Durante la manifestazione, Aifo ha incontrato frantoiani, operatori della filiera, buyer, stakeholder istituzionali e rappresentanti del mondo associativo, consolidando relazioni e aprendo nuove prospettive di collaborazione. “Particolarmente significativo – spiega Aifo in una nota – è stato il momento di incontro e confronto con il sottosegretario all’Agricoltura Patrizio La Pietra, occasione utile per ribadire il ruolo centrale dei frantoi nella trasformazione olearia italiana e la necessità di continuare a investire in ammodernamento tecnologico, qualità e valorizzazione delle produzioni”.

“Sol Expo si conferma un momento importante per il nostro settore – dichiara il presidente Alberto Amoroso – I frantoi rappresentano il cuore della trasformazione olearia italiana e devono essere sempre più protagonisti nei processi di innovazione e valorizzazione della qualità. Il confronto avviato in questi giorni, anche con il sottosegretario La Pietra, dimostra che la filiera ha la volontà di fare sistema e di costruire una rappresentanza forte, capace di dialogare con le istituzioni e di sostenere concretamente le imprese”.

L’edizione 2026 della fiera ha messo al centro temi strategici come l’ammodernamento tecnologico dei frantoi, la sostenibilità ambientale dei processi produttivi e la crescente attenzione del mercato verso qualità certificata e tracciabilità. “Il futuro dell’olio extravergine italiano – conclude Amoroso – si costruisce partendo dai frantoi, investendo in competenze, tecnologia e capacità di fare squadra”.

Marco Bussone eletto nuovo presidente di Aiel-Cia

Marco Bussone eletto nuovo presidente di Aiel-Cia

Roma, 4 mar. (askanews) – Marco Bussone è stato eletto nuovo presidente di Aiel – Associazione italiana energie agroforestali nel corso dell’assemblea straordinaria e ordinaria dei soci, riunitasi oggi nella sede di Veneto Agricoltura a Legnaro (Padova). L’assemblea ha inoltre approvato il Piano programmatico 2026-2029 e rinnovato il Consiglio Direttivo e gli altri organi associativi.

Giornalista professionista, laureato in Scienze della Comunicazione all’Università di Torino, Bussone è presidente di UNCEM – Unione Nazionale Comuni, Comunità ed Enti Montani dal 2018. Nel suo percorso ha maturato una consolidata esperienza lavorando sui temi dello sviluppo territoriale, della gestione sostenibile delle risorse forestali, delle energie rinnovabili e del dialogo istituzionale a livello locale, nazionale ed europeo.

La sua elezione avviene in una fase di evoluzione normativa e di trasformazione del mercato, in cui la filiera foresta-legno-energia è chiamata a rafforzare il proprio ruolo nel percorso di decarbonizzazione e nelle politiche per la qualità dell’aria. “La filiera legno-energia non è un settore marginale – ha detto – è parte dell’economia reale della montagna e delle aree interne, è presidio ambientale, è gestione attiva del bosco, è prevenzione del dissesto idrogeologico. Ma è anche la risposta alla Strategia forestale nazionale di fronte alle crisi che continuano a minacciare la sicurezza energetica nazionale. L’economia del bosco è una priorità che riguarda l’intero Paese”.

Nel suo intervento, Bussone ha indicato le priorità della nuova governance associativa: stabilità normativa e fiscale per dare certezze alle imprese, rafforzamento della qualità e della trasparenza del mercato, sviluppo della filiera nazionale dei biocombustibili legnosi, pieno riconoscimento delle bioenergie nei piani energetici per il raggiungimento delle quote d’obbligo di energia da fonti rinnovabili.

“Alle aziende serve un quadro regolatorio chiaro, stabile e coerente – ha proseguito – che valorizzi chi investe in innovazione e qualità. Il nostro obiettivo sarà garantire stabilità normativa e certezza fiscale, rafforzare la qualità e la trasparenza del mercato e sostenere lo sviluppo della filiera nazionale, valorizzando il contributo delle biomasse legnose nel raggiungimento degli obiettivi energetici e ambientali italiani ed europei”.

LegaCoop: con guerra Golfo export a rischio e costi alle stelle

LegaCoop: con guerra Golfo export a rischio e costi alle stelle

Roma, 4 mar. (askanews) – La nuova guerra nel Golfo scatenata da Usa e Israele all’Iran “proietta ombre pesanti su comparti chiave dell’export made in Italy e riaccende il dossier della sicurezza alimentare nazionale”. L’allarme arriva da Cristian Maretti, presidente di Legacoop Agroalimentare, che fotografa una situazione di estrema fragilità per le filiere nazionali, già provate da anni di instabilità globale. “Siamo di fronte a un nuovo scenario di guerra che già drena risorse alle nostre cooperative – dichiara Cristian Maretti – L’incremento dei costi energetici e di alcuni fattori di produzione quali i concimi sono una tassa occulta sulla produzione, ma è sul fronte dei trasporti che la situazione sta diventando critica. Prodotti simbolo del nostro export, come kiwi e mele, che stavamo spedendo con successo verso i mercati orientali, oggi non possono più raggiungere tali mercati oppure subiscono rallentamenti non sopportabili a lungo termine per la natura dei prodotti facilmente deperibili oltre a rincari insostenibili dei costi delle tratte marittime. Raggiungere certi mercati è diventata un’impresa non solo logistica, ma anche economica”.

C’è da dire che “occorre evidenziare il danno immediato determinato dai numerosi container già imbarcati e in transito che attualmente non possono raggiungere le destinazioni nei tempi previsti con danno economico dovuto alla perdita del valore del prodotto oltre all’elevato costo della logistica”. Questo perché “il blocco o il rallentamento delle rotte attraverso il Golfo costringe le navi a percorsi più lunghi e costosi, con il rischio concreto di perdere fette di mercato faticosamente conquistate a favore di competitor geograficamente più avvantaggiati”.

Ma la preoccupazione di Legacoop Agroalimentare va oltre la contingenza economica dell’export. Maretti invoca una visione di sistema che l’Europa e l’Italia non possono più rimandare: la capacità di garantire cibo alla popolazione anche in scenari di crisi prolungata. “Questa crisi ci ricorda, brutalmente, che la sicurezza alimentare non può essere data per scontata – sottolinea Maretti – È necessario quello che definisco un ‘pensiero lungo’: non possiamo limitarci a gestire l’emergenza quotidiana. L’Italia deve dotarsi di adeguate riserve strategiche alimentari. Serve una pianificazione seria che metta al riparo le filiere e i consumatori dai ricatti dei mercati energetici e dalle interruzioni delle catene di approvvigionamento globali”.

Secondo Legacoop Agroalimentare, il concetto di sovranità alimentare deve tradursi in azioni concrete: stoccaggio, tutela delle produzioni interne e una logistica che non sia totalmente dipendente dai capricci dei corridoi internazionali in aree di guerra. “Il cibo è un asset strategico quanto il gas e l’elettricità – conclude Maretti – Senza una strategia sulle riserve e un sostegno immediato alle imprese che esportano, rischiamo di pagare un prezzo altissimo in termini di tenuta sociale ed economica”.

Dagli ori olimpici alla tavola: Brignone socia dei ristoranti Miscusi

Dagli ori olimpici alla tavola: Brignone socia dei ristoranti Miscusi

Milano, 4 mar. (askanews) – Dalla straordinaria impresa dei due ori alle recenti olimpiadi di Milano-Cortina alla ristorazione. Federica Brignone investe nella catena della ristorazione Miscusi, che ha fatto della pasta fresca il suo punto di forza. La campionessa olimpica, infatti, è entrata in Miscusi come socia e sport ambassador, rafforzando, spiega l’azienda di food retail, “il posizionamento del brand come promotore di uno stile di vita sano, attivo e consapevole”.

Non si tratta, dunque, di una collaborazione, ma di un ingresso diretto nella società di cui l’atleta non ha voluto rendere nota la quota, e che, spiegano, nasce “da una visione condivisa: riportare la pasta al centro di una narrazione moderna dell’energia, lontana da estremismi e mode alimentari, e fondata su equilibrio, qualità e movimento”.

Miscusi è la catena di ristoranti fondata nel 2017 da Alberto Cartasegna e Filippo Mottolese che propone piatti di pasta realizzati freschi nel pastificio presente in ogni locale. Oggi conta su oltre 20 ristoranti lungo tutto lo Stivale con un fatturato al 2025 di 16 milioni e un Ebitda di 1,5 milioni di ebitda 2025. Alla fine del prossimo anno la società punta a raggiungere un Ebitda di 4 milioni e rafforzare la crescita in Italia.

“L’alimentazione è parte del mio lavoro tanto quanto l’allenamento – commenta Federica Brignone – La pasta è sempre stata una presenza naturale nella mia dieta: mi dà energia, mi aiuta nel recupero e mi permette di affrontare carichi intensi con continuità. Entrare in Miscusi come socia significa sostenere un progetto che mette al centro il benessere delle persone, che punta a diffondere uno stile di vita mediterraneo fatto di valori in cui credo. Mangiare bene non è una rinuncia, è una scelta di forza. Eat pasta, ski fasta!”

“Federica incarna perfettamente il nostro modo di intendere lo sport e l’alimentazione – dichiara Alberto Cartasegna, Ceo e co-founder di Miscusi – Le sue vittorie raccontano disciplina, metodo e consapevolezza: gli stessi valori che vogliamo portare nel mondo della ristorazione con la nostra pasta. Il suo ingresso in società rafforza il nostro impegno nel promuovere un’alimentazione equilibrata, capace di sostenere performance e benessere quotidiano”.

In un mercato sempre più influenzato dalle mode alimentari, Miscusi con questa operazione punta a consolidare il proprio posizionamento nel dialogo tra sport, nutrizione e cultura alimentare italiana, scegliendo una voce credibile per raccontare il ruolo dei carboidrati nella dieta di tutti i giorni.

Agea presenta ad Avezzano la nuova assistente virtuale

Agea presenta ad Avezzano la nuova assistente virtuale

Roma, 4 mar. (askanews) – Agea apre in Abruzzo, ad Avezzano, un tour di incontri che toccherà molte regioni, sia di competenza OP Agea sia degli altri Organismi Pagatori Regionali, per presentare un nuovo strumento digitale: l’Assistente Virtuale. L’incontro con gli agricoltori della Marsica è stato organizzato con Coldiretti. La nuova procedura intelligente – Assistente Virtuale – studiata dalla Direzione per la gestione, lo sviluppo e la sicurezza dei sistemi informativi, rappresenta un’evoluzione fondamentale nel rapporto tra i Centri di Assistenza Agricola (CAA) e gli agricoltori.

Il funzionamento è semplice e personalizzato. Da una parte, l’Assistente Virtuale mira ad agevolare la compilazione del fascicolo aziendale attraverso una componente informativa statica, relativa alla normativa di settore: questa funge da base di conoscenza centralizzata e costantemente aggiornata, finalizzata a guidare l’operatore del CAA e l’agricoltore attraverso sia la raccolta sistematica dei regolamenti unionali e nazionali che disciplinano la PAC 2023-2027, sia le istruzioni operative in termini di supporto immediato per la corretta interpretazione delle circolari AGEA per la costituzione e l’aggiornamento del Fascicolo Aziendale.

Durante l’incontro, si è evidenziato che questa procedura consente di ridurre il rischio di errori formali in fase di compilazione. Dall’altra parte, l’Assistente Virtuale garantisce anche una componente dinamica e decisionale che rappresenta il cuore innovativo del sistema, trasformando i dati grezzi in informazioni di business. L’operatore del CAA e l’agricoltore, attraverso interrogazioni dinamiche, sono infatti messi nelle condizioni di avere, in tempo reale, una stima del valore reddituale derivante dalle diverse opzioni di domanda e la sostenibilità economica delle scelte produttive rispetto ai requisiti di ammissibilità degli aiuti unionali.

Il Fascicolo Aziendale diventa così, un vero e proprio strumento di pianificazione economica, visualizzando in anticipo l’impatto dei contributi sul bilancio aziendale.

Cia: da guerra rischio nuova crisi energetica e prezzi

Cia: da guerra rischio nuova crisi energetica e prezzi

Roma, 4 mar. (askanews) – L’ennesima emergenza geopolitica, con la guerra in Iran e la chiusura dello stretto di Hormuz, non può trascinare il Paese nel vortice di una nuova crisi energetica e dei prezzi, per una dipendenza da materie prime strategiche che va urgentemente affrontata sia a livello europeo che italiano, a tutela di famiglie e imprese, della tenuta del comparto agricolo e della sicurezza alimentare globale. Il Governo, dunque, riveda subito le sue scelte politiche e cambi passo, a partire dal Dl Bollette. A dirlo, è il presidente nazionale di Cia-Agricoltori Italiani, Cristiano Fini, esprimendo preoccupazione per l’escalation di fuoco in Medio Oriente e la stabilità mondiale a repentaglio.

Per Cia ancora una volta, gli eventi mostrano la vulnerabilità italiana rispetto all’approvvigionamento di gas e petrolio e la necessità di mettere concretamente in piedi un modello alternativo che il Dl Bollette “sta di fatto disincentivando, a cominciare dal taglio degli aiuti alle imprese agricole produttrici di biogas”. “Attenzione – aggiunge Fini – il provvedimento è attualmente in Parlamento per la sua conversione in legge e si può invertire la rotta a sostegno dei costi energetici agricoli e della transizione green nazionale. Il Dl Bollette può essere davvero di visione di fronte a un cotesto incerto e che negli ultimi giorni si è ulteriormente e drammaticamente aggravato. Servono misure straordinarie e immediate contro il caro-bollette e a salvaguardia della produttività agricola, di nuovo tragicamente centrale, con i costi energetici (a partire dal gasolio agricolo) che sono tornati inesorabilmente a salire, mettendo ulteriormente a rischio la sostenibilità economica delle imprese. Eppure -aggiunge Fini- il comparto primario resta l’arma di ricatto nei conflitti e non la risorsa vitale per l’umanità intera e per questo da preservare”.

Per lo stesso motivo, il governo deve sollecitare l’Europa per un intervento rapido sulla disponibilità di fertilizzati, che in buona parte transitano da Hormuz, ribadendo un vincolo pericoloso con quelle aree di guerra, come da Russia e Bielorussia. Vista la situazione, poi, “spingere per piani strategici di stoccaggio e pretendere la sospensione immediata del CBAM, il Meccanismo di Adeguamento del Carbonio alle Frontiere applicata sui fertilizzanti, una mannaia sui rincari alle porte”.

L’Italia non molli neanche sul fronte dazi Usa. “Va chiarito che l’alternativa assoluta non può essere esplorare altri mercati -commenta Fini- perché quello statunitense non è sostituibile per vini, formaggi e salumi italiani. Bene ha fatto il Parlamento Ue a bloccare il voto sull’accordo di quote agevolate per l’import di prodotti statunitensi. Dalla Commissione – conclude – l’Italia deve, invece, pretendere di più”.

A Putignano il punto sul ruolo dei consorzi di bonifica

A Putignano il punto sul ruolo dei consorzi di bonifica

Roma, 4 mar. (askanews) – “In agricoltura l’acqua, oltre a essere un elemento naturale imprescindibile, rappresenta un bene comune strategico, un fattore di produzione critico e una responsabilità collettiva, con una valenza strategica in termini di redditività; proprio per questo, non possiamo più accettare una situazione in cui l’Italia sconta una gravissima dispersione di tale fondamentale risorsa, causata da una rete idrica colabrodo che, anche a causa della scarsissima manutenzione, genera perdite medie del 40-50% di acqua”. Lo ha sottolineato il presidente della Copagri Tommaso Battista concludendo i partecipati lavori del convegno “Il ruolo dei consorzi di bonifica in Puglia contro la crisi idrica”, svoltosi oggi a Putignano.

“Alla luce di tale situazione, diventa prioritario prevedere un nuovo piano di gestione idrica pluriennale che possa rappresentare un asset strategico per il futuro dell’agricoltura italiana e dell’export agroalimentare italiano, il quale dipende per ben l’83% dalla disponibilità idrica”, ha aggiunto il presidente della Copagri, prima di lanciare un accorato appello per un “patto istituzionale e territoriale sull’acqua che garantisca sostenibilità, equità e continuità produttiva alle nostre imprese agricole”.

Un appello raccolto dall’assessore all’agricoltura della Regione Puglia Francesco Paolicelli, dal responsabile area agraria del Consorzio Unico di Bonifica Centro Sud Puglia Giuseppe Scordella e dal direttore generale dell’ANBI Massimo Gargano, intervenuti ai lavori insieme al sindaco di Putignano Michele Vinella.

Le peculiarità della realtà regionale sono state al centro dell’intervento del presidente della Copagri Puglia Michele Palermo, che ha rimarcato come “l’attuale capienza delle dighe, nonostante le piogge delle ultime settimane, non consenta alle aziende agricole di fare una normale programmazione colturale, con tutte le numerose ripercussioni negative che tale gravosa problematica comporta”.

“Per questo – ha aggiunto Palermo – non è più rinviabile la messa in campo di un vero e proprio piano di interventi, organico e strutturato, che punti sull’efficientamento della rete idrica con il principale obiettivo di contribuire al recupero delle acque e consentire, in tal modo, il contenimento dei prelievi di falda”.