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”Vernaccia di San Gimignano”: 60 anni di Doc e 750 anni di storia

”Vernaccia di San Gimignano”: 60 anni di Doc e 750 anni di storia

Milano, 3 mar. (askanews) – Il 3 marzo 1966 la “Vernaccia di San Gimignano” diventava la prima Doc riconosciuta in Italia. Nella stessa data sessant’anni dopo, il Palazzo comunale di San Gimignano (Firenze) ha ospitato il convegno “Vernaccia di San Gimignano: le radici del futuro” per mettere a fuoco le prospettive della Denominazione, l’evoluzione del settore e le sfide dei prossimi anni. Il 2026 segna anche i 750 anni dalla prima attestazione documentata, che risale al 1276: un doppio anniversario da celebrare e che richiama la lunga continuità storica di questo bianco toscano, tra i più antichi documentati nel panorama vitivinicolo nazionale.

Ad aprire i lavori sono stati il sindaco Andrea Marrucci e il presidente del Consorzio del Vino Vernaccia di San Gimignano, Manrico Biagini. Il confronto ha riunito rappresentanti delle Denominazioni, dell’università e della comunicazione del vino. Filippo Mobrici, vicepresidente di Federdoc, ha indicato i nodi che oggi interessano le Doc italiane: competitività sui mercati internazionali, sostenibilità, strumenti digitali e ricambio generazionale. Michele A. Fino, professore di Fondamenti del diritto europeo all’Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo, ha ripercorso i sessant’anni di mercato del vino dalla nascita delle Doc a oggi, soffermandosi sui cambiamenti economici e sociali che hanno trasformato il rapporto tra produzione, territorio e consumatori. Angelo Peretti, giornalista e strategist del settore vitivinicolo, ha presentato le prime anticipazioni di un’analisi Doxa commissionata dal Consorzio sulla percezione della “Vernaccia di San Gimignano” tra i consumatori e indicazioni sul suo posizionamento, in Italia e all’estero.

“Sessant’anni di Doc non sono solo un anniversario: sono un invito a guardare al futuro con lo stesso coraggio e la stessa visione che nel 1966 portarono a riconoscere ufficialmente ciò che il territorio sapeva da secoli” ha affermato Lisanna Boschini, vicepresidente del Consorzio e moderatrice del convegno, ricordando che “la Vernaccia di San Gimignano è una storia che attraversa il tempo, resiste ed evolve, e continua ad affermarsi tra i vini bianchi italiani”.

Dagli interventi è emersa una linea comune: rafforzare il legame tra identità storica e capacità di dialogo con i mercati internazionali e con le nuove generazioni. Il Consorzio ha inoltre ribadito l’importanza di utilizzare sempre la Denominazione completa “Vernaccia di San Gimignano”, evitando abbreviazioni che possano generare confusione con altre varietà presenti in diverse regioni italiane.

Ferrero rafforza la governance: Alessandro Nervegna Ceo di Ferrero Core

Ferrero rafforza la governance: Alessandro Nervegna Ceo di Ferrero Core

Milano, 3 mar. (askanews) – Il gruppo Ferrero rafforza la propria governance, con nuovi ruoli di leadership, a diretto riporto di Giovanni Ferrero, presidente di Ferrero International. Alessandro Nervegna sarà il nuovo Ceo di Ferrero Core, con il mandato di guidare la crescita delle categorie core del gruppo. L’attuale Ceo, Lapo Civiletti, continuerà a ricoprire la carica di vicepresidente di Ferrero International e assumerà inoltre il ruolo di presidente di Ferrero Ice Cream e WK Kellogg. Lo comunica in una nota il gruppo di Alba.

A seguito della revisione della struttura aziendale condotta negli ultimi mesi e culminata nella delibera approvata dal consiglio di amministrazione l’11 febbraio 2026, il gruppo Ferrero annuncia una nuova governance “pensata per consolidare la propria competitività nel settore dei prodotti dolciari confezionati, introducendo, a partire dal primo settembre 2026, due nuovi ruoli di leadership” con riporto diretto a Giovanni Ferrero, presidente della holding del gruppo dolciario di Alba.

Nel suo ruolo di presidente di Ferrero International, Giovanni Ferrero “continuerà a guidare la crescita del gruppo, concentrandosi sulla visione strategica, di lungo periodo, e sull’innovazione, mantenendo la continuità con la cultura e i valori che contraddistinguono l’azienda”.

In linea con l’evoluzione del business, per i due nuovi ruoli di leadership il gruppo ha indicato: Alessandro Nervegna, attualmente chief strategy & innovation officer, che assumerà il ruolo di Ceo di Ferrero Core, con la responsabilità delle categorie core del gruppo, tra cui confectionery, biscotti e prodotti da forno, e il segmento better-for-you. Nel corso di una carriera quasi trentennale in Ferrero, Nervegna ha ricoperto ruoli di leadership in diverse aree geografiche e ha avuto un ruolo chiave nella definizione della strategia di prodotto e nei processi di innovazione. La sua esperienza internazionale e la profonda conoscenza del business lo rendono la figura ideale per guidare Ferrero Core nella sua prossima fase di sviluppo.

“Sono lieto di annunciare la nomina di Nervegna a Ceo di Ferrero Core – ha commentato Giovanni Ferrero – La sua visione strategica, il forte orientamento al business e il rigore manageriale garantiranno al gruppo Ferrero di proseguire nel proprio percorso di crescita, rafforzando ulteriormente la nostra posizione di leader nel settore dei dolci confezionati”.

Lapo Civiletti, attuale Ceo del gruppo, continuerà a ricoprire la carica di vicepresidente di Ferrero International, e assumerà il nuovo ruolo di presidente di Ferrero Ice Cream e WK Kellogg. Entrato in Ferrero nel 2004, ha ricoperto incarichi di leadership con responsabilità crescenti. Nel 2017, è diventato il primo manager esterno alla famiglia a essere nominato Ceo del gruppo. “Civiletti ha avuto un ruolo decisivo nel percorso di crescita del gruppo Ferrero. Sotto la sua guida, e grazie alla sua capacità di trasformare la visione in risultati concreti, l’obiettivo di raddoppiare le dimensioni del business in meno di dieci anni è diventato realtà – ha commentato Giovanni Ferrero – Ha costruito un team manageriale solido, capace di garantire risultati costanti e pronto a cogliere le opportunità future. Sono felice di continuare la nostra preziosa collaborazione”.

Federpesca: aumento gasolio mette a rischio sopravvivenza pesca

Federpesca: aumento gasolio mette a rischio sopravvivenza pesca

Roma, 3 mar. (askanews) – Federpesca esprime forte preoccupazione per l’escalation di attacchi e tensioni internazionali degli ultimi giorni, causa di nuove e significative ripercussioni sui mercati energetici.  L’incremento immediato del prezzo del gasolio sta già producendo effetti concreti sulle imprese di pesca, aggravando una situazione economica tuttora fragile. Il carburante rappresenta, infatti, oltre il 60% dei costi di produzione di un peschereccio, configurandosi come la principale voce di spesa per le marinerie italiane.

“Un ulteriore aumento dei prezzi – dichiara la direttrice generale di Federpesca, Francesca Biondo – rischia di compromettere la sostenibilità economica delle imprese, riducendo drasticamente i margini operativi e mettendo a rischio la continuità dell’attività di pesca, l’occupazione e la stabilità dell’intera filiera ittica nazionale. Il comparto si trova già da anni ad affrontare una combinazione di fattori critici: riduzione delle giornate di pesca, aumento generalizzato dei costi, instabilità dei mercati e concorrenza internazionale. In questo contesto, l’ennesimo shock energetico rischia di rappresentare un punto di non ritorno per molte imprese.”

“Chiediamo quindi al Governo e alle istituzioni competenti di monitorare con la massima attenzione l’evoluzione dei prezzi energetici e di attivare con urgenza misure di sostegno adeguate, volte a contenere l’impatto dell’aumento del carburante e a garantire la sopravvivenza economica delle imprese di pesca”, prosegue Biondo.

“La tutela della pesca nazionale non riguarda soltanto le imprese e i lavoratori del mare, ma investe la sicurezza alimentare, la tenuta economica delle comunità costiere e la salvaguardia di un presidio strategico del territorio”, conclude la direttrice. 

Coldiretti: droni strategici per reddito e sostenibilità

Coldiretti: droni strategici per reddito e sostenibilità

Roma, 3 mar. (askanews) – È importante distinguere i droni dagli altri mezzi aerei destinati allo spargimento dei fitofarmaci anche a livello europeo. Si tratta di un passaggio fondamentale che consente di riconoscere la specificità di questi strumenti e di consolidare il percorso già avviato in Italia con la recente legge sulle Semplificazioni, e ora si attende quanto prima il decreto attuativo per dare il via alla fase sperimentale di utilizzo in campo. Lo sviluppo di soluzioni tecnologiche innovative rappresenta una risposta concreta non solo sul piano della sostenibilità ambientale, ma anche per la tutela del reddito degli agricoltori. Lo sottolinea la Coldiretti intervenendo in audizione al Senato sulla proposta di direttiva europea in tema della sicurezza degli alimenti e dei mangimi, che contiene anche le norme relative all’utilizzo dei droni.

L’innovazione – sottolinea Coldiretti – deve essere accompagnata da un adeguato percorso di semplificazione normativa. Per questo abbiamo chiesto con forza misure volte a rendere più snello e chiaro l’impiego dei droni in agricoltura, senza in alcun modo abbassare gli standard di sicurezza.

Questi strumenti, spiega Coldiretti, rappresentano una tecnologia particolarmente efficace nei contesti più complessi, come i terreni con forti pendenze o difficili da raggiungere, garantendo maggiore precisione negli interventi, riduzione degli sprechi e migliore tutela dell’ambiente e della salute degli operatori.

Sul fronte della proroga delle direttive comunitarie relative alla migrazione delle sostanze dai materiali plastici agli alimenti, Coldiretti ribadisce il proprio impegno per la riduzione dell’utilizzo della plastica, al fine di prevenire rischi ambientali e sanitari. Allo stesso tempo, è necessario che eventuali decisioni assunte a livello europeo sui materiali a contatto con gli alimenti non si traducano in misure penalizzanti per le imprese agricole, che devono poter operare in un quadro normativo equilibrato e coerente con le esigenze produttive.

Chiude Sol Expo: 300 gli operatori esteri da 38 paesi

Chiude Sol Expo: 300 gli operatori esteri da 38 paesi

Roma, 3 mar. (askanews) – Chiude oggi a Veronafiere SOL Expo, la rassegna dedicata alla filiera dell’olio e dell’olivo che, da domenica scorsa, ha raccolto a Veronafiere più di 4000 visitatori tra operatori professionali, aziende, ristoratori, consumatori e appassionati, con una partecipazione raddoppiata rispetto all’edizione del debutto da solista nel 2025. Oltre 300 operatori esteri da 38 Paesi, inclusi gli 80 top buyer da 25 nazioni (Stati Uniti, Giappone, Cina, Germania, Danimarca, Francia, Belgio, Ungheria, Qatar, Israele, Bosnia Erzegovina, Azerbaigian, Finlandia, Svizzera, Canada, Paesi Bassi, Kazakistan, Marocco, Arabia Saudita, Singapore, Corea del Sud, Croazia, Austria, Serbia ed Estonia), reclutati grazie al piano di incoming congiunto con ITA-Italian Trade Agency.

Con 15 regioni produttrici presenti in quartiere e 230 aziende da Italia, Slovenia, Spagna e Ungheria, SOL Expo ha registrato la partecipazione delle principali associazioni del comparto e ha ospitato un programma di più di novanta appuntamenti tra attualità, formazione e gusto, in un viaggio che ha attraversato l’Italia dell’olio d’oliva da Nord alle isole.

“Questa seconda edizione porta a casa la scommessa lanciata lo scorso anno su una manifestazione interamente dedicata ad un prodotto del made in Italy con ampi margini di valorizzazione e un potenziale di crescita importante – ha detto il presidente di Veronafiere, Federico Bricolo – Le nostre fiere come SOL Expo sono un momento di incontro per il business delle imprese, rappresentano un luogo di dibattito e un’occasione di confronto aperto tra filiera, istituzioni, associazioni e consumatori: un facilitatore per il Sistema Italia in grado di dare stimoli concreti per lo sviluppo del settore”.

Sono intervenuti alla rassegna, oltre al ministro dell’Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste Francesco Lollobrigida, il presidente di ITA-Italian Trade Agency, Matteo Zoppas, il sottosegretario del Masaf Patrizio La Pietra, gli europarlamentari Stefano Cavedagna e Dario Nardella, il direttore aggiunto del Coi Abderraouf Laajimi, il direttore della North American Olive Oil Association, Joe Profaci e Javier Olmedo, direttore della Fundation de Olivar.

Coldiretti: Dl Bollette, rischio chiusura molti impianti agricoli

Coldiretti: Dl Bollette, rischio chiusura molti impianti agricoli

Roma, 3 mar. (askanews) – E’ necessario che il decreto in materia energetica, pur nel bilanciamento tra continuità degli incentivi e riduzione degli oneri di sistema, garantisca una tutela concreta delle filiere agricole nazionali del biogas, biometano, bioliquidi e biomasse. E’ quanto ha ribadito Coldiretti nel corso dell’audizione alla X Commissione Attività produttive della Camera dei deputati, sul decreto Bollette (decreto-legge 20 febbraio 2026, n. 21).

Proprio in questo momento storico di grande preoccupazione per la situazione geopolitica, in cui la crisi energetica rischia di creare gravi squilibri, il biogas diventa una risorsa strategica su cui puntare, ha sottolineato Coldiretti, definendo “positivo” il segnale di attenzione verso le filiere di generazione bio, “ma occorre evitare che la riduzione dei Prezzi Minimi Garantiti (PMG) determini la chiusura di molti impianti agricoli, con effetti negativi su reddito, occupazione e sicurezza energetica dei territori. I PMG non rappresentano privilegi o sussidi, ma uno strumento essenziale per assicurare la sostenibilità degli impianti di biogas agricolo, la corretta gestione degli effluenti zootecnici e il consolidamento della filiera del biometano, con un impatto marginale sugli oneri generali a fronte di benefici ambientali, economici e sociali rilevanti”.

Sulla conversione degli impianti da biogas a biometano, Coldiretti conferma il sostegno alla transizione, ma evidenzia che il percorso deve essere realistico e graduale, tenendo conto delle condizioni territoriali, dell’infrastrutturazione di rete e delle caratteristiche tecnologiche degli impianti, senza imporre obblighi automatici che rischiano di compromettere la sostenibilità economica delle aziende. Allo stesso tempo va evitata ogni penalizzazione delle biomasse, in particolare rispetto al ruolo del teleriscaldamento nei territori rurali, che costituisce una leva di sviluppo locale e stabilità energetica.

Infine, “occorre cautela rispetto a interventi normativi che incidano sulle transazioni tra soggetti privati in materia di garanzie di origine, per non rallentare i processi di decarbonizzazione dell’industria nazionale e non favorire fenomeni di delocalizzazione”, ha concluso Coldiretti in Commissione.

M.O., Scordamaglia: Ue istituisca riserve agroalimentari

M.O., Scordamaglia: Ue istituisca riserve agroalimentari

Roma, 3 mar. (askanews) – L’Unione europea istituisca con urgenza riserve strategiche agroalimentari a livello UE, facendo tesoro delle lezioni apprese dai ripetuti shock sistemici che hanno messo in luce le vulnerabilità strutturali dell’Europa, dalla pandemia di COVID-19 alla guerra in Ucraina, fino alle interruzioni delle catene di approvvigionamento globali e alle rinnovate tensioni in Medio Oriente che interessano lo Stretto di Hormuz. Così, Filiera Italia e Eat Europe, intervenendo all’11esimo Global Food Forum di Farm Europe e discutendo su come rafforzare il ruolo geopolitico dell’Europa a partire da un settore agricolo più solido.

“Rafforzare la capacità produttiva dell’Europa resta essenziale, attraverso innovazione, agricoltura digitale, efficienza nell’uso delle risorse e un continuo sostegno nell’ambito della Politica Agricola Comune, ma la sola produzione non è sufficiente”, ha commentato Luigi Scordamaglia, presidente di Eat Europe e amministratore delegato di Filiera Italia, nelle sue osservazioni introduttive.

Per Filiera italia l’UE deve ridurre la propria esposizione agli shock esterni creando riserve strategiche di materie prime agricole essenziali e di input critici come fertilizzanti e mangimi. L’attuale crisi dei fertilizzanti, aggravata dalle tensioni geopolitiche e dalle misure commerciali, ha già determinato un aumento dei costi e una riduzione delle rese. Le riserve strategiche rappresenterebbero uno strumento fondamentale di gestione del rischio per proteggere agricoltori e consumatori europei da ulteriori volatilità.

“Le principali potenze globali utilizzano già le riserve alimentari come strumenti di leva strategica – ha aggiunto Luigi Scordamaglia – Se l’Europa intende riconquistare rilevanza strategica nel proprio vicinato, deve essere in grado di mobilitare rapidamente e in modo credibile assistenza alimentare. La sicurezza alimentare è anche politica estera”. Per Scordamaglia “non si tratta di un ritorno a forme di interventismo superate, ma di una risposta pragmatica a un mondo in cui le catene globali di approvvigionamento non possono più essere date per scontate”.

Eat Europe e Filiera Italia ritengono che il Fondo europeo per la competitività debba destinare risorse chiare e strutturate alla creazione e gestione di riserve strategiche. E, per quanto riguarda il pacchetto sulla sicurezza alimentare, chiede misure concrete sostenute da linee di finanziamento dedicate. “In un mondo sempre più instabile, la resilienza non può più essere improvvisata o trattata come una risposta emergenziale. Deve essere progettata con lungimiranza, preparazione e visione strategica. Su questioni di così fondamentale importanza, l’Europa non può permettersi ulteriori ritardi o errori se vuole evitare di diventare strategicamente irrilevante”, ha concluso Scordamaglia.

Alessandro Iacomoni confermato a guida Consorzio Finocchiona Igp

Alessandro Iacomoni confermato a guida Consorzio Finocchiona Igp

Roma, 3 mar. (askanews) – L’assemblea degli associati del Consorzio di Tutela della Finocchiona IGP, riunitasi nei giorni scorsi per l’approvazione del bilancio consuntivo dell’esercizio contabile 2025, ha riconfermato alla presidenza Alessandro Iacomoni, della Salumeria di Monte San Savino, per il quarto mandato consecutivo, e alla vicepresidenza Antonella Gerini, del Salumificio Gerini, affiancati dal Consiglio di amministrazione composto da Umberto Viani (Salumificio Viani), Tiziano Ferrarini (Salumifici Gran Terre), Cristiano Ludovici (Salumificio Bontà Toscane), Giorgio Iacomoni (Sapori della Val di Chiana), Giacomo Pasquinucci (Salumificio Pasquinucci).

“Sono onorato della fiducia dimostratami dai miei colleghi e dai consiglieri – ha commentato Iacomoni – questo è il mio quarto mandato consecutivo, la prima nomina risale al 2017. Sicuramente in questi anni si sono anche alternati una serie di eventi che hanno pesato sulle nostre aziende. Il Covid prima, l’aumento dei costi energetici, l’inflazione e negli ultimi anni la PSA hanno portato i nostri produttori a muoversi in uno scenario spesso incerto e instabile. Chiaramente, riportare le aziende in un contesto di maggiore stabilità consentirebbe loro di lavorare con maggiore tranquillità e slancio verso il futuro”.

“La nostra missione in qualità di Consorzio – continua Iacomoni – è continuare a lavorare sulla tutela e la promozione che rappresentano i cardini della nostra attività. Rimane inoltre un fattore determinante la collaborazione e il dialogo con le Istituzioni per percorrere insieme nuove strade e assicurare alle aziende la stabilità necessaria ad operare, investire e innovare”, conclude il presidente.

La Sicilia racconta i suoi itinerari su olio e vino in Spagna

La Sicilia racconta i suoi itinerari su olio e vino in Spagna

Roma, 3 mar. (askanews) – L’Istituto dell’Olio e del Vino della Regione Siciliana (Irvo) oggi e domani 4 marzo renderà protagonisti i sapori e i territori dell’Isola in Spagna, a Valladolid, in occasione del FINE WineTourism Marketplace, l’evento europeo che diventa crocevia per tour operetor e buyer internazionali alla scoperta di eccellenze. Un’edizione diversa quella del 2026 che oltre a richiamare l’attenzione dell’enoturismo, esplora per la prima volta anche gli itinerari dell’olio. Dove, alle opportunità di esportazione si affianca lo sviluppo dei flussi turistici che incidono sull’economia dei territori vocati.

È un’occasione per la Sicilia, che vanta un patrimonio naturale prezioso, diversificato e ampiamente distribuito con etichette pregiate e nobili produzioni olearie, molte delle quali biologiche. L’obiettivo è innalzare l’interesse enoturistico e olioturistico della Sicilia che, sempre più, diventa meta imperdibile per la scoperta di luoghi interessanti per appassionati viaggiatori alla ricerca di esperienze uniche correlate a panorami e produzioni di elevata qualità.

L’Irvo accoglie e presenta in Spagna, al FINE WineTourism Marketplace, all’interno della collettiva l’Assovini Sicilia e la Federazione Strade del Vino, dell’Olio e dei Sapori di Sicilia che valorizza le produzioni di Marsala – Terre d’Occidente, Terre Sicane, del Vino Cerasuolo di Vittoria dal Barocco al Liberty, dei Sapori dell’Etna, Val di Mazara, del Valdinoto, della Valle dei Templi. Inoltre quest’anno si introducono nella collettiva anche imprese individuali con la partecipazione dell’Azienda Agricola Madaudo Camporè, Donnafugata e Duca di Salaparuta.

Export gelato italiano +19% in primi 6 mesi 2025, Asia +72%

Export gelato italiano +19% in primi 6 mesi 2025, Asia +72%

Roma, 3 mar. (askanews) – Il gelato italiano piace sempre di più nei mercati asiatici. Secondo l’ultimo Osservatorio Economico del Maeci, nel primo semestre 2025 l’export di gelato verso l’Asia è aumentato del 72% rispetto allo stesso periodo del 2024, passando da 20 a 34,4 milioni di euro. Nella sola Asia Orientale, è cresciuto da 6,8 a 8,7 milioni di euro, registrando un incremento del 28%.

A livello globale, l’Italia si conferma quarto Paese esportatore di gelato, dopo Germania, Francia e Belgio, con un valore totale di 372 milioni di euro, in crescita del 19% rispetto ai 313 milioni del 2024. In più l’Asia rappresenta oggi il 9,2% dell’export italiano, con un aumento del 44% rispetto al primo semestre dello scorso anno. Anche per questo Tonitto 1939, azienda leader in Italia per sorbetti e gelati “speciali” senza zuccheri aggiunti, vegan e high protein, parteciperà per il terzo anno consecutivo a Foodex, la più importante manifestazione agroalimentare asiatica, in programma dal 10 al 13 marzo a Tokyo.

L’azienda ligure è già presente in Corea del Sud, Filippine e Taiwan, e punta a espandere la propria presenza in Asia, proponendo i prodotti a marchio Tonitto e cercando nuovi mercati da consolidare. La partecipazione a Foodex sarà l’occasione per approfondire avviare contatti commerciali in Giappone, Cina e Malesia. “Negli ultimi due anni abbiamo osservato un crescente interesse verso il gelato italiano premium: tra il 2024 e il 2025 i contatti commerciali qualificati generati in fiera sono aumentati di circa il 35%, con particolare attenzione a distributori retail e operatori food service giapponesi – spiega Simone Furlan, Export Sales Manager di Tonitto 1939 -. La partecipazione rientra in un piano strutturato di sviluppo export, che prevede investimenti marketing dedicati all’Asia pari al 10% del budget annuale, adattamento di packaging e formati ai mercati locali e consolidamento di partnership distributive”.

Tonitto 1939 punta a consolidare la propria presenza in Corea del Sud, mercato già ricettivo per il gelato italiano, e a finalizzare accordi commerciali in Giappone, con l’obiettivo di avviare le prime vendite continuative a marchio entro i prossimi 12 mesi. Allo stesso tempo, l’azienda sta sviluppando i contatti in Cina, dove il mercato dei frozen dessert cresce a un tasso stimato del 6% annuo, e in Malesia, hub strategico per il Sud-Est asiatico dove la domanda di prodotti occidentali di qualità è in costante aumento. “Ad oggi il mercato asiatico rappresenta per noi un grande potenziale di crescita – aggiunge Furlan. Pur non pesando ancora significativamente sul totale dell’export, i contatti e l’interesse verso i nostri prodotti sono in forte crescita. Per il 2026 l’obiettivo è entrare in Cina e Giappone e cogliere opportunità ad alto valore aggiunto in Malesia e Corea del Sud”.