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Fedagripesca: aree marine protette superino logica ‘del divieto’

Fedagripesca: aree marine protette superino logica ‘del divieto’

Roma, 4 mar. (askanews) – Le Aree Marine Protette devono evolversi in modelli di co-gestione e sviluppo rigenerativo, superando la logica delle “isole di divieto” che rischiano di soffocare definitivamente la pesca professionale. In un Mediterraneo italiano sempre più saturo, la pressione spaziale ha superato la soglia critica: oltre il 30-35% delle acque costiere e della piattaforma continentale è oggi interessato da vincoli che limitano o escludono l’attività di pesca. È la posizione ribadita da Confcooperative Fedagripesca nel corso dell’audizione presso la VIII Commissione (Ambiente) della Camera sulle proposte di legge relative all’istituzione dell’Area Marina Protetta del Golfo di Capo Zafferano e alla riforma della legge quadro 394/1991.

Questo “mosaico di restrizioni” non è più composto soltanto da AMP e zone di tutela biologica, ma comprende corridoi per infrastrutture energetiche e digitali (cavi e metanodotti), servitù militari persistenti, nuove Fisheries Restricted Areas (FRA) e progetti di parchi eolici offshore. In assenza di una pianificazione dello spazio marittimo che integri la pesca come attore primario, il settore per Fedagripesca rischia una progressiva espulsione per mancanza fisica di aree disponibili.

“È quello che definiamo accaparramento del mare – sottolinea l’organizzazione – una progressiva ed eccessiva sottrazione di spazio marittimo che rischia di compromettere l’equilibrio tra tutela ambientale e sopravvivenza economica delle comunità costiere”. In questo contesto si inserisce il dibattito sull’AMP del Golfo di Capo Zafferano in Sicilia – già interessata da vincoli europei come ZSC e da misure regionali – che, secondo Fedagripesca, può rappresentare un rafforzamento della tutela di habitat di pregio come le praterie di Posidonia oceanica e il coralligeno, fondamentali per la riproduzione e la crescita dell’ittiofauna del Tirreno meridionale, ma solo a condizione che la pesca artigianale locale sia riconosciuta come soggetto attivo di co-gestione.

Nel tratto costiero tra Santa Flavia, Porticello, Aspra e Bagheria opera una marineria storica composta prevalentemente da piccola pesca artigianale che utilizza attrezzi selettivi e tradizionali. “Parliamo di imprese radicate nel territorio, presidio economico e sociale oltre che ambientale – evidenzia Fedagripesca – che hanno già dimostrato disponibilità a un modello di sviluppo sostenibile”.

Il nodo centrale resta la governance. Nelle proposte di legge in esame manca, secondo l’organizzazione, un meccanismo che garantisca alla pesca professionale una presenza stabile e decisionale negli enti di gestione delle AMP. Da qui la richiesta di modifiche alla legge 394/1991 per assicurare la partecipazione diretta dei pescatori negli organi di amministrazione e nelle commissioni di riserva, con pareri vincolanti sulle misure che incidono sull’attività produttiva. n Italia sono attualmente istituite 32 Aree Marine Protette e 11 Aree a pesca regolamentata nel Mediterraneo nell’ambito della CGPM-FAO.

Confagri: guerra blocca prodotti agricoli, allarme ortofrutta

Confagri: guerra blocca prodotti agricoli, allarme ortofrutta

Roma, 4 mar. (askanews) – Il conflitto in Iran ha affetti anche sugli scambi commerciali di prodotti agricoli, in particolare del fresco. La chiusura dello stretto di Hormuz sta infatti creando tensioni su più fronti: non solo l’aumento dei costi dell’energia e del petrolio, ma anche lo stop alle consegne in programmazione preoccupa gli imprenditori agricoli che esportano in quelle zone.

“Ci sono grossi problemi per la frutta, – spiega il presidente della FNP (Federazione nazionale di Prodotto) Frutticoltura di Confagricoltura, Michele Ponso – in particolare per quanto riguarda le mele. Ci sono navi cariche di prodotto che sono ferme e non possono arrivare a destinazione. Inoltre, sono già arrivate moltissime disdette di ordini per le prossime settimane”.

Con 2,3 milioni di tonnellate, l’Italia è il secondo produttore europeo di mele, dopo la Polonia, e il secondo Paese al mondo per export, subito dopo la Cina, con 945mila tonnellate vendute, pari al 12,2% del totale mondiale.

L’Arabia Saudita rappresenta il terzo mercato di sbocco, con un valore di circa 70 milioni di euro, dopo la Germania e la Spagna. L’intero Medio Oriente vale oltre 151 milioni. “Si tratta quindi di una piazza importante, – aggiunge Ponso – tantopiù in un momento delicato per la campagna delle mele, in cui quasi la metà del nostro prodotto raccolto deve ancora essere venduta”.

Problemi seri anche per il comparto della IV gamma, che raggiunge quei mercati tramite voli aerei. Gli ordini verso Dubai (Emirati Arabi Uniti) sono stati annullati, in quanto non ci sono aerei disponibili. Nel frattempo, i costi energetici sono già in forte rialzo, con ripercussioni evidenti sulle spese di gestione delle imprese agricole.

Confagri Donna premia studentesse Stem per agricoltura del futuro

Confagri Donna premia studentesse Stem per agricoltura del futuro

Roma, 4 mar. (askanews) – Sono stati consegnati oggi i primi due premi destinati alle studentesse dell’Università Campus Bio-Medico di Roma e dell’Università di Udine, vincitrici dei bandi finanziati da Confagricoltura Donna. Il risultato che concretizza uno dei tanti percorsi avviati dall’Organizzazione e che assume un valore particolare perché celebrato a pochi giorni dall’8 marzo, Giornata internazionale della donna.

Il premio destinato alla studentessa del Campus Bio-Medico di Roma è stato consegnato a Palazzo della Valle, sede nazionale della Confederazione. L’iniziativa rientra nel progetto “Agricoltura e STEM: la sfida di Confagricoltura Donna”, avviato nel 2025 con diversi Atenei italiani per rafforzare la presenza femminile nei processi di innovazione applicati al settore agricolo e per creare un collegamento stabile tra mondo produttivo, università e ricerca. Confagricoltura Donna ha attivato collaborazioni con l’Università Campus Bio-Medico di Roma, l’Università di Udine, della Tuscia, di Padova, di Perugia e l’Istituto Agronomico Mediterraneo di Bari, per promuovere nuovi talenti e proporre un modello replicabile di interazione tra sistema universitario e rappresentanza agricola, orientato alla costruzione di una visione contemporanea dell’agricoltura. Gli Atenei si sono avvalsi di una commissione valutatrice con al suo interno una rappresentante di Confagricoltura Donna.

Il progetto si inserisce in un contesto professionale dinamico: oggi quasi il 32% delle aziende agricole italiane è guidato da donne, protagoniste sempre più attive nei percorsi di innovazione e sostenibilità. Per sostenere e valorizzare questa evoluzione, Confagricoltura Donna ha istituito un premio in denaro di 1.000 euro per una laurea magistrale in Innovazione e Sostenibilità in Agricoltura, assegnato attraverso un bando che in poco tempo ha prodotto buoni risultati: in questa prima manche si sono già candidate 30 tesi, di cui 26 provenienti dall’Università di Udine e 4 dal Campus Bio-Medico di Roma.

“Mentre molti si limitano a ricordare l’8 marzo con slogan e dichiarazioni di circostanza, noi scegliamo una strada diversa: lavoriamo tutto l’anno con impegno concreto, con progetti mirati, con iniziative che aprono spazi reali alle donne nel mondo del lavoro e nella società civile – ha detto la presidente di Confagricoltura Donna, Alessandra Oddi Baglioni – Questo progetto è un esempio di ciò in cui crediamo: valorizzare il talento femminile nei settori della ricerca, dell’innovazione e del progresso del Paese. Continuiamo a costruire opportunità, a sostenere percorsi, a valorizzare le donne che possono cambiare il futuro”.

La presidente ha ricordato come il 2026 sia stato dichiarato dall’ONU Anno Internazionale delle Donne Agricoltrici: “un riconoscimento che sottolinea il ruolo centrale nei sistemi agroalimentari globali. È un segnale forte: le donne non sono una presenza accessoria, ma una componente strutturale della produzione agricola, della sostenibilità e della sicurezza alimentare mondiale”. “Confagricoltura crede da sempre alla scienza applicata al settore e al valore del contributo delle donne, sia in ambito scientifico, sia in ambito agricolo – ha detto il direttore generale di Confagricoltura, Roberto Caponi – Anche la sinergia con le Università è fondamentale per il futuro del sistema agricolo”.

Gesmundo (Coldiretti): scenario guerra mette a rischio imprese

Gesmundo (Coldiretti): scenario guerra mette a rischio imprese

Roma, 4 mar. (askanews) – “L’Italia sta vivendo una fase che non conosceva da ottant’anni. Lo scenario internazionale legato alla crisi in Iran rischia di avere ripercussioni pesantissime su famiglie e imprese, a partire dall’esplosione dei costi energetici e delle materie prime”. Lo afferma il segretario generale della Coldiretti, Vincenzo Gesmundo, intervenendo in apertura dell’assemblea Coldiretti in corso a Napoli davanti a 5000 soci e imprenditori agricoli.

“Il balzo del prezzo del petrolio e del gas – sottolinea Gesmundo – significa aumento immediato delle bollette per i cittadini e rincari su gasolio agricolo, riscaldamento delle serre, chimica e fertilizzanti. È uno scenario che rischia di riportarci alle stesse criticità vissute con l’invasione russa dell’Ucraina. Non è il tempo delle polemiche ma della responsabilità. Occorre mettere in campo misure straordinarie per tutelare il potere d’acquisto delle famiglie e garantire liquidità e sostegno alle imprese agricole, che rappresentano un presidio economico e sociale fondamentale per il Paese”.

“Le nostre aziende – conclude Gesmundo – sono abituate a resistere e a guardare al futuro, ma serve una strategia nazionale ed europea che difenda produzione, lavoro e pace. Non possiamo permettere che l’instabilità internazionale comprometta ottant’anni di sviluppo e sicurezza”.

Lollobrigida: a Campania oltre 1 mld contributi da modifiche Pnrr

Lollobrigida: a Campania oltre 1 mld contributi da modifiche Pnrr

Roma, 4 mar. (askanews) – “Abbiamo lavorato molto insieme a Coldiretti insieme al presidente Prandini in particolare proprio sui grandi progetti di carattere strategico che coinvolgono la Campania, che riceverà più di 1 miliardo di euro di contributi derivanti dalle scelte che il nostro governo ha fatto di modifica del PNRR”. Lo ha detto il ministro dell’Agricoltura, Francesco Lollobrigida, a margine della mobilitazione organizzata da Coldiretti al Palapartenope di Napoli.

“Questo svilupperà – ha spiegato Lollobrigida – circa 1 miliardo e mezzo di risorse utili al rafforzamento del sistema agricolo campano che ha certamente già oggi grandi capacità produttive, ma può fare molto di più, soprattutto in termini di valore aggiunto, di capacità di export dei prodotti di qualità con un costo giusto e remunerativo per la filiera”.

Il ministro ha poi fatto riferimento alla mozzarella di bufala: “lavoriamo all’approvazione in questi giorni in Parlamento di una legge che era ferma da 10 anni e che permetterà di proteggere per esempio il sistema della mozzarella di bufala. Il passaggio è epocale – ha detto – nella legge prevediamo un piano straordinario non solo di controlli, ma il divieto di utilizzo di latte di bufala congelato, che ovviamente dà valore a chi invece ogni giorno si sacrifica per un allevamento che mette in condizione di avere una filiera di altissimo valore, proprio perché è unica e questa unicità è data dai disciplinari molto serrati che abbiamo qui in Italia”.

“Passiamo da poche decine di milioni investiti a 1 miliardo sulla Campania, che svilupperà insieme ai contributi delle imprese private 1 miliardo e mezzo di euro dedicati al rafforzamento – ha aggiunto – del settore agricolo e collegato all’agricoltura, tanto da valorizzare le potenzialità eccezionali di questa terra.

Il ministro ha quindi sottolineato che “va modificato l’approccio ai mercati, l’avere un mercato unico nel quale l’Italia fa tutti i controlli serratissimi e poi quello che non facciamo entrare noi dai nostri porti entra a nord d’Europa e diventa unionale come se fosse prodotto all’interno dell’Unione facendo concorrenza ai nostri produttori”.

Lollobrigida: conflitto Iran mostra importanza autosufficienza

Lollobrigida: conflitto Iran mostra importanza autosufficienza

Roma, 4 mar. (askanews) – “Attendiamo che questi eventi avvengano e ragioniamo su come prevedere delle soluzioni, cercando come sempre di andare incontro a vicende di carattere emergenziale. Come sapete il governo sull’emergenza energia ha sempre avuto ricette idonee a calmierare i mercati, quindi contiamo che anche in questo caso si riesca ad ottenere il massimo dei risultati possibili”. Lo ha detto il ministro dell’Agricoltura, Francesco Lollobrigida, a margine della mobilitazione organizzata da Coldiretti al Palapartenope di Napoli.

“Per quanto riguarda l’agroalimentare – ha aggiunto Lollobrigida – non è detto che questo avvenga. L’Iran era uno dei paesi esportatori ma non coinvolge l’Italia nelle forniture, noi non abbiamo produzioni particolari che arrivano da quelle zone, anzi siamo noi eventualmente a esportare in alcune delle zone colpite, per esempio negli Emirati. Però è presto per fare un’analisi delle variazioni di flusso in termini geoeconomici e quindi quello che dobbiamo fare è continuare a confrontarci per rafforzare il nostro settore agricolo”.

“Questi eventi – ha concluso – fanno comprendere quanto siano fragili le catene di approvvigionamento e quindi bisogna riuscire ad essere più autosufficienti possibili, almeno per quanto riguarda la capacità di consumo interno”.

Alimenti surgelati, in 2025 in Italia consumi crescono dell’1,1%

Alimenti surgelati, in 2025 in Italia consumi crescono dell’1,1%

Roma, 4 mar. (askanews) – E’ cresciuto dell’1,1% nel 2025 il consumo di alimenti surgelati nelle case degli italiani rispetto al 2024, per un totale di oltre 642mila tonnellate consumate. Tra i segmenti preferiti nel Retail si confermano sul podio i vegetali naturali con oltre 200mila tonnellate consumate, pesce naturale e preparato con 104mila tonnellate e patate, con più di 92mila tonnellate.

Sono i dati resi noti da IIAS – Istituto Italiano Alimenti Surgelati in occasione del “Frozen Food Day”, che si celebra il 6 marzo. In attesa dei numeri definitivi, che includeranno anche i consumi fuori casa, il dato appare particolarmente significativo e incoraggiante e conferma il trend di crescita degli ultimi anni.

Fra gli altri segmenti a maggiore diffusione da segnalare le performance delle pizze surgelate, con un +3%, per un totale di oltre 72 mila tonnellate consumate, e dei piatti pronti, +1,8% per quasi 68 mila tonnellate. Crescite giustificate, nel caso delle pizze, da un’offerta divenuta sempre più varia, con l’introduzione di nuovi formati e ingredienti e dalla convenienza economica. Mentre per i piatti pronti a far premio sono stati, come sempre, l’alta qualità degli ingredienti, la gamma sempre più ampia di ricettazioni sia tradizionali sia innovative, la velocità di preparazione e l’attenzione all’equilibrio nutrizionale.

Tra i restanti segmenti, infine, da segnalare le prestazioni positive di tre categorie: carne, +4,4% per quasi 19.500 tonnellate consumate, grazie alle ottime performances del pollame; senza glutine, +4,2% e oltre 9.660 tonnellate; pane e paste, che hanno segnato l’incremento percentuale più alto (+4,7% rispetto al 2024) pur rimanendo un consumo di nicchia (5.300 tonnellate, meno dell’1% del consumo totale domestico di alimenti surgelati).

“I numeri del 2025 sono in linea con i risultati di una recente indagine condotta per IIAS da AstraRicerche – continua Donegani – che ha messo in luce come più di 1 italiano su 2 metta abitualmente in tavola gli alimenti surgelati. Tra le ragioni di questo successo c’è il ‘value for money’ che contraddistingue tali prodotti, ossia il loro elevatissimo rapporto “qualità-prezzo” derivante dalla riduzione degli sprechi e dall’alta qualità nutrizionale, unite al tempo che aiutano a risparmiare nella preparazione. Il risultato ha evidenziato che 4 volte su 5 i surgelati fanno risparmiare senza rinunciare alla qualità, anzi. E questo è sicuramente uno dei principali segreti del loro successo”, conclude Giorgio Donegani, presidente IIAS.

Prandini: conflitto rischia fare esplodere costi agroalimentare

Prandini: conflitto rischia fare esplodere costi agroalimentare

Roma, 4 mar. (askanews) – “Dopo gli aumenti dei costi di fertilizzanti ed energia che avevamo avuto con lo scontro bellico fra Russia e Ucraina e che non è più rientrato +46%, questo ulteriore scontro bellico rischia di far esplodere nuovamente i costi di gestione per tutta la filiera agricola e agroalimentare”. Così il presidente di Coldiretti, Ettore Prandini, a margine della mobilitazione organizzata dalla Coldiretti al Palapartenope di Napoli.

Prandini ha sottolineato che, per reagire, “servirà essere tempestivi anche con misure di carattere comunitario a sostegno delle nostre imprese. L’Europa si deve render conto che deve essere in grado di essere veloce e tempestiva anche nella cancellazione di alcune tasse come il Cbam, che rischia oltre all’aumento dei costi di aggiungerne altri su prodotti che noi non produciamo all’interno del contesto europeo”.

Coldiretti:da guerra Iran rischio shock energia per agroalimentare

Coldiretti:da guerra Iran rischio shock energia per agroalimentare

Roma, 4 mar. (askanews) – La guerra in Iran rischia di causare un nuovo shock energetico per l’agroalimentare e per le famiglie italiane con un impatto pesante sui costi di produzione e sui consumi. E’ l’allarme lanciato dalla Coldiretti in occasione della mobilitazione che ha riunito 5mila soci agricoltori al Palapartenope di Napoli, assieme al presidente Ettore Prandini, al segretario generale Vincenzo Gesmundo e al presidente di Coldiretti Campania, Ettore Bellelli, alla presenza del ministro dell’agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste Francesco Lollobrigida.

L’incontro segue le precedenti mobilitazioni in tutta Italia che ad oggi hanno toccato Piemonte, Puglia, Lombardia, Lazio, Emilia Romagna e Veneto con oltre 25mila soci agricoltori coinvolti sui grandi temi che riguardano l’agricoltura in Italia e nel resto del mondo. Dai costi energetici a quelli per i fertilizzanti, il conflitto tra Usa, Israele e Iran, spiega Coldiretti, minaccia di replicare quanto accaduto con la guerra in Ucraina, con il balzo alle stelle dei prezzi dei principali fattori di produzione, che dopo quattro anni restano sensibilmente più alti, dal +49% dei fertilizzanti al +66% per l’energia. Da qui l’importanza di sostenere la produzione alimentare europea, assicurando che le risorse vadano agli agricoltori veri e consolidando i risultati ottenuti con le mobilitazioni di Coldiretti che hanno consentito, grazie anche all’impegno del Governo italiano, di recuperare 10 miliardi della Pac rispetto ai tagli proposti dalla Commissione Ue.

La difficile congiuntura internazionale rischia, infatti, di pesare sulle imprese già colpite dalla concorrenza sleale delle importazioni selvagge dall’estero. Al Palapartenope, Coldiretti ha mostrato come petti di pollo, magari provenienti dal Sudamerica, vengano semplicemente panati oppure trasformati in crocchette ed esportati come Made in Italy. Cosce di maiale olandesi o danesi che vengono salate e stagionati per essere esportate come prosciutti tricolori. Ortofrutta trasformata, come sottolio (es. carciofini egiziani) o succhi di frutta: anche per loro vale la regola dell’ultima trasformazione sostanziale e possono essere venduti sui mercati europei come prodotto italiano.

Ma l’inganno del codice doganale, ricorda Coldiretti, vale anche per altri prodotti per i quali in Italia c’è l’obbligo dell’etichetta d’origine ma non in Europa, come la mozzarella che può essere fatta con latte tedesco o polacco, o con cagliata ucraina, e poi venduta sui mercati comunitari come Made in Italy, così come sughi preparati a partire da concentrato di pomodoro cinese, o la pasta fatta col grano canadese al glifosato.

Uno scandalo che esercita una pressione al ribasso sui prezzi pagati nei campi e danneggia l’immagine del Made in Italy nel mondo. A Napoli Coldiretti ha ribadito dunque la necessità di cancellare l’attuale norma sull’ultima trasformazione sostanziale del codice doganale che pesa sull’economia delle imprese agricole italiane in termini di redditi e opportunità di export e rappresenta un inganno per tutti i cittadini consumatori europei. Ed è tornata a chiedere l’obbligo dell’etichettatura di origine su tutti i prodotti alimentari venduti in Europa.

Ferrero si riorganizza: due divisioni e una nuova governance da settembre

Ferrero si riorganizza: due divisioni e una nuova governance da settembre

Milano, 3 mar. (askanews) – Ferrero vara una riorganizzazione che ridisegna la struttura e rafforza la governance, a un poco più di un decennio dall’avvio di una campagna di acquisizioni che oggi lo vede, con le sue affiliate, posizionarsi come terzo operatore mondiale nel mercato della cioccolato confezionato e secondo nella categoria dei biscotti dolci. La “revisione della struttura aziendale condotta negli ultimi mesi”, vede la nascita di due divisioni all’interno di Ferrero International: Ferrero Core, che riunisce le categorie storiche di prodotto – confectionery, biscotti e prodotti da forno – con i marchi Nutella, Kinder, Ferrero Rocher, e il segmento better-for-you, che comprende tutta la categoria delle barrette proteiche con brand come Eat Natural e Fulfil. La seconda divisione, invece, comprende i cereali, con l’acquisizione di WK Kellogg la scorsa estate che rafforza il presidio sulla prima colazione americana, e il mondo dei gelati.

La revisione della struttura si affianca a una nuova governance, operativa dal prossimo primo settembre, che, spiega lo stesso gruppo servirà a “consolidare la propria competitività nel settore dei prodotti dolciari confezionati”. Il nuovo assetto prevede due nuovi ruoli di leadership, entrambi a diretto riporto di Giovanni Ferrero, che diventa così presidente di Ferrero International (da executive chairman, presidente esecutivo).

A guidare Ferrero Core arriva, infatti, Alessandro Nervegna, attualmente chief strategy & innovation officer, mentre l’attuale Ceo del gruppo Lapo Civiletti, primo manager esterno alla famiglia nel 2017 a essere nominato alla guida del gruppo Ferrero, continuerà a ricoprire la carica di vicepresidente di Ferrero International e assumerà il nuovo ruolo di presidente di Ferrero Ice Cream e WK Kellogg. Nel suo ruolo di presidente di Ferrero International, invece, Giovanni Ferrero continuerà a guidarne la crescita, concentrandosi sulla visione strategica, di lungo periodo, e sull’innovazione.

Nervegna, da circa 30 anni in Ferrero, ha ricoperto ruoli di leadership in diverse aree geografiche e ha avuto un ruolo chiave nella definizione della strategia di prodotto e nei processi di innovazione. Con la sua esperienza internazionale e la profonda conoscenza del business guiderà Ferrero Core nella sua prossima fase di sviluppo. “La sua visione strategica, il forte orientamento al business e il rigore manageriale garantiranno al gruppo Ferrero di proseguire nel proprio percorso di crescita, rafforzando ulteriormente la nostra posizione di leader nel settore dei dolci confezionati”, ha detto di lui il presidente Giovanni Ferrero.

A Civiletti, in azienda da 22 anni, Giovanni Ferrero riconosce il “ruolo decisivo nel percorso di crescita del gruppo”. “Sotto la sua guida, e grazie alla sua capacità di trasformare la visione in risultati concreti, l’obiettivo di raddoppiare le dimensioni del business in meno di dieci anni è diventato realtà – ha detto il presidente – Ha costruito un team manageriale solido, capace di garantire risultati costanti e pronto a cogliere le opportunità future. Sono felice di continuare la nostra preziosa collaborazione”