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Coldiretti: sospendere ora Cbam fertilizzanti dopo chiusura Hormuz

Coldiretti: sospendere ora Cbam fertilizzanti dopo chiusura Hormuz

Roma, 2 mar. (askanews) – Con la chiusura dello Stretto di Hormuz a seguito dell’attacco USA-Israele all’Iran, per Coldiretti e Filiera Italia diventa urgente lavorare per la sospensione del Meccanismo di Adeguamento del Carbonio alle Frontiere (CBAM) sui fertilizzanti. Questa tassa sul carbonio applicata ai fertilizzanti rischia infatti di gravare pesantemente sui bilanci delle imprese agricole e, più in generale, di mettere a rischio la sovranità alimentare dell’Unione Europea.

La richiesta è stata ribadita al termine dell’incontro tra le associazioni e il ministro degli Esteri Antonio Tajani per aggiornamenti sull’evoluzione della crisi in Iran e sull’escalation nella regione. Alla riunione hanno partecipato il presidente di Coldiretti Ettore Prandini e l’ad di Filiera Italia Luigi Scordamaglia. Una quota significativa del commercio mondiale di fertilizzanti transita da Hormuz e la situazione, già critica, rischia di aggravarsi con interruzioni delle forniture e ulteriori aumenti dei prezzi.

Pur prendendo atto della sospensione dei dazi, Coldiretti e Filiera Italia sottolineano che la misura non è sufficiente: nelle attuali condizioni è necessaria l’immediata sospensione del CBAM. Evidenziato inoltre il rischio di blocchi nelle catene di approvvigionamento, anche alimentari, e la necessità di costituire scorte strategiche europee di prodotti agricoli. Nel corso dell’incontro è stato affrontato anche il tema dei dazi statunitensi, su cui è stata sollecitata una risposta definitiva da parte dell’amministrazione americana in merito al rispetto dell’accordo con l’Europa sul livello del 15%, la cui conferma formale non è ancora arrivata.

In uno scenario internazionale sempre più instabile, concludono Coldiretti insieme a Filiera Italia, è indispensabile intervenire con misure straordinarie per tutelare la continuità produttiva, la sicurezza degli approvvigionamenti e la sovranità alimentare europea.

Al via il nuovo disciplinare di produzione della Fontina Dop

Al via il nuovo disciplinare di produzione della Fontina Dop

Roma, 2 mar. (askanews) – Al via il nuovo disciplinare di produzione della fontina Dop con la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale della Direzione Generale per la Promozione della Qualità Agroalimentare del Masaf, che rende effettive le modifiche ordinarie al Disciplinare. Le novità, relative agli articoli n.3 e n. 6 riguardanti rispettivamente la Trasformazione e la Stagionatura del prodotto, erano state decise all’unanimità dall’assemblea straordinaria del Consorzio DOP Fontina il 22 maggio dello scorso anno con l’obbiettivo principale di migliorare la sostenibilità sociale, economica e ambientale della filiera produttiva.

I cambiamenti relativi alla fase di Trasformazione, per i produttori che decideranno di accoglierli, potranno tradursi concretamente in: possibilità di refrigerazione della materia prima latte direttamente in stalla, slegando così gli orari di mungitura da quelli di fornitura ai caseifici; possibilità di trasformare il latte proveniente da più mungiture, con riduzione orari di lavoro, costi e consumi energetici; riduzione dei trasporti, quindi meno chilometri percorsi, minor consumo di carburante.

Una svolta storica per la filiera produttiva della Fontina Dop capace di incidere positivamente sulla qualità del lavoro manuale in stalla e consente ai caseifici di organizzare i giri di raccolta in base alle caratteristiche specifiche di ogni acquirente, territorio di competenza e realtà aziendale riducendo inquinamento e costi.

Si tratta di cambiamenti cruciali, spiega il Consorzio in una nota, a sostegno della produttività della filiera zootecnica dedicata alla produzione di Fontina Dop, un formaggio che può essere prodotto solo ed esclusivamente all’interno della regione Valle d’Aosta, un territorio montano con siti produttivi collocati anche oltre i 2500 mt di quota. Le difficoltà di operare in un ecosistema affascinante, ma complesso dal punto di vista morfologico e climatico, insieme a ritmi di lavoro rigidi, dettati dalle esigenze del bestiame, e ai recenti aumenti dei costi di gestione, negli ultimi anni si sono rivelate infatti un ostacolo per le nuove generazioni di produttori.

Con questo intervento i soci produttori del Consorzio auspicano, quindi, di poter mettere un freno alla fuga dei giovani dalla filiera. Dal punto di vista del prodotto, le modifiche apportate non incideranno sulle proprietà organolettiche della Fontina DOP: il trattamento di termizzazione del latte (64°C per 40 secondi) e il trattamento in HPP delle forme di formaggio, non alterano le caratteristiche chimico-fisiche, microbiologiche e organolettiche della Fontina DOP.

Confagri: Ue torni a investire con convinzione su agricoltura

Confagri: Ue torni a investire con convinzione su agricoltura

Roma, 2 mar. (askanews) – “È necessario investire con convinzione nel settore primario per garantire scorte alimentari adeguate: l’Europa non può permettersi di dipendere dalle importazioni”. Queste le priorità espresse da Confagricoltura durante la riunione della Task Force Dazi, all’indomani del nuovo conflitto in Medio Oriente e alla luce della recente sentenza della Corte Suprema degli Stati Uniti, che ha bocciato i dazi dell’amministrazione statunitense.

Il governo ha agito concretamente e tempestivamente, sottolinea la Confederazione, nell’assicurare assistenza agli italiani coinvolti nelle zone di guerra. E l’attuale instabilità “non fa che rendere ancora più evidente l’importanza strategica dell’agricoltura. L’Europa, invertendo la rotta rispetto all’attuale proposta della PAC, deve tornare a investire nella produzione interna per garantire la sicurezza alimentare e l’autoapprovvigionamento”.

Come ribadito più volte da Palazzo della Valle, infatti, i tagli previsti dalla PAC e i nuovi gravami burocratici rischiano di esporre l’Italia e l’intera Unione a pericolose speculazioni internazionali. “Non possiamo permetterci – spiega Confagricoltura – di diventare dipendenti dalle forniture estere; è dunque essenziale che la Commissione europea torni a puntare sulle risorse agricole e sullo stoccaggio alimentare. Mentre le grandi potenze – Russia, Cina e Brasile – investono sul cibo come vero e proprio asset di sicurezza nazionale, l’Europa deve rimettere l’agricoltura al centro del proprio sistema economico”.

Confagricoltura a Key Energy per futuro rinnovabili in agricoltura

Confagricoltura a Key Energy per futuro rinnovabili in agricoltura

Roma, 2 mar. (askanews) – Confagricoltura sarà presente con un proprio stand a KEY – The Energy Transition Expo, l’evento di riferimento per le tecnologie, i servizi e le soluzioni integrate per l’efficienza energetica e le energie rinnovabili in Italia e nel bacino del Mediterraneo. La manifestazione si terrà presso il quartiere fieristico di Rimini nei giorni 4, 5 e 6 marzo. Lo spazio espositivo, allestito al Padiglione A1 – Stand 151, fungerà da centro nevralgico per una serie di attività di approfondimento, tra cui workshop e seminari volti ad analizzare l’impatto e le opportunità delle energie rinnovabili per il comparto agricolo.

Il programma prende il via mercoledì 4 marzo con l’incontro “Aree Idonee e procedimenti autorizzativi: prospettive di recepimento nella proposta di legge dell’Emilia-Romagna”, a cui parteciperanno Marcello Bonvicini, presidente di Confagricoltura Emilia-Romagna, e Alessandro Bettoni, presidente della FNP Bioeconomia di Confagricoltura.

Nel pomeriggio del giorno inaugurale, spazio al seminario “Diamo credito all’energia”, con la partecipazione di Nicola Gherardi, componente della Giunta di Confagricoltura, e Alessio Ancillao, responsabile Agribusiness BNL. A completare la giornata, un approfondimento sull’agrivoltaico con Nicola Caputo, direttore Politiche fiscali di Confagricoltura, Antonio Vincenzi del Coordinamento legislativo e Alessandro Bettoni.

Nella mattinata di giovedì 5 marzo, invece, si terrà un focus sul nuovo bando “Facility Parco Agrisolare”, misura finanziata dalla Commissione europea e di cui la Confederazione è stata tra i primi sostenitori. Ad arricchire il dibattito, oltre ad Alessandro Bettoni, interverranno Mario Vella, direttore dell’Unità di missione per il PNRR del Masaf, e Federico Mandolini, responsabile Funzione Procedure Competitive e Bandi PNRR del GSE. L’attività presso lo stand si concluderà, sempre giovedì, con un approfondimento dedicato alle comunità energetiche, con un focus specifico su ConfagriCer.

Olio Evo, 4 italiani su 10 comprano direttamente dal produttore

Olio Evo, 4 italiani su 10 comprano direttamente dal produttore

Roma, 2 mar. (askanews) – Il 42% dei consumatori italiano acquista olio extravergine di oliva direttamente dall’azienda, dal frantoio o al mercato contadino, e lo fa per la qualità. È quanto emerge dalla consumer survey realizzata da Nomisma per SOL Expo e presentata oggi a Veronafiere durante la seconda giornata della manifestazione dedicata all’intera filiera dell’olio e dell’olivo. Stando ai risultati dell’indagine, che ha visto realizzare 2mila interviste, il 70% degli intervistati ritiene infatti che la qualità sia migliore se ci si rivolge direttamente ai produttori, ed è disposto a pagare mediamente due euro in più al litro per premiare il prodotto.

Stando ai risultati della survey, l’Evo italiano è infatti il terzo simbolo della tavola tricolore dopo pasta e pizza, votato da un intervistato su due e presente nel 96% dei carrelli della spesa. Tuttavia, evidenzia l’indagine, 6 consumatori su 10 vorrebbero avere più informazioni circa le proprietà salutistiche del prodotto, e il 74% vorrebbe saperne di più sulla sostenibilità della filiera.

E non si esclude che la ristorazione possa fare la differenza. Sempre secondo i dati dell’indagine, per la metà degli intervistati le storie e le informazioni sul produttore o sul processo influenzano le scelte di acquisto, mentre sono il 42% quelli che al ristorante prestano attenzione all’olio messo in tavola. Circa quattro italiani su 10 (38%) vorrebbero poter scegliere l’olio dalla carta, e il 77% si aspetta che un locale prestigioso proponga oli di altrettanta qualità.

“Vediamo che, nello storytelling dei produttori, la percezione della qualità si intreccia alla dimensione della fiducia e del sostegno all’economia locale – spiega Evita Gandini, Head of Market Insight di Nomisma – Si tratta di elementi che interessano soprattutto un profilo di consumatore over 60, che abita al Sud o nelle Isole, con uno stile di vita urbano. Non si tratta meramente di una questione di prezzo, quanto più di una dimensione culturale che sembra essere ancora poco radicata al Centro-Nord e tra i giovani”. Una distanza, quella geografica e anagrafica, che sembra influire anche sulla propensione all’oleoturismo.

“Se è vero che complessivamente registriamo un 45% di intervistati aperti a visitare territori vocati per la produzione di olio EVO – prosegue Gandini – anche in questo caso i più interessanti provengono dal Sud e dalle Isole, hanno tra i 45 e i 60 anni, sono già frequent user di olio extravergine di oliva e acquistano già direttamente dal produttore. Ne deriva la necessità di lavorare sulla comunicazione di un prodotto amato e diffuso al punto di essere tra i prodotti più rappresentativi della cucina italiana, ma allo stesso tempo ancora sconosciuto”.

Olio evo, La Pietra: Italia deve aumentare la produttività

Olio evo, La Pietra: Italia deve aumentare la produttività

Roma, 2 mar. (askanews) – Un mercato sempre più influenzato dai cambiamenti climatici e dalle tensioni commerciali, ma con buoni segnali per l’olio Evo made in Italy, purché si intervenga sul deficit produttivo, continuando a premere sull’acceleratore del posizionamento. È quanto emerdo dal convegno dedicato alle “Sfide di mercato per l’olio di oliva in un mondo che cambia”, svoltosi oggi a Veronafiere nella seconda giornata di SOL Expo, al quale hanno partecipato tra gli altri il direttore aggiunto del Consiglio Oleicolo Internazionale (Coi), Abderraouf Laajimi, il sottosegretario al ministero dell’Agricoltura, Patrizio La Pietra e il direttore della North American Olive Oil Association, Joe Profaci.

E oggi la promozione dell’olio Evo assume un ruolo sempre più cruciale, anche nell’ambito del Piano Olivicolo Nazionale, al vaglio nei prossimi giorni della Conferenza Stato Regioni. Il sottosegretario al ministero dell’Agricoltura, Patrizio La Pietra, ha ricordato che “ll’interno dei 300 milioni di euro in discussione per il settore olivicolo abbiamo inserito una prima cifra di 10 milioni specificamente dedicati alla promozione, a cui si aggiungono 175 milioni nei prossimi 5 anni all’interno del framework Ocm da convogliare per gli obiettivi del piano. Inoltre, sulla stessa traccia della campagna di promozione avviata per il vino, realizzeremo uno spot anche per l’olio. L’importante è che le azioni messe in campo siano orientate al raggiungimento degli obiettivi previsti dalla strategia condivisa con il Governo e con gli stakeholder, anche sul fronte della produzione”.

Secondo i dati presentati dal direttore aggiunto del Consiglio Oleicolo Internazionale (Coi), dopo la disastrosa campagna olearia 2023/24 a 2,58 milioni di tonnellate e il record produttivo dell’annata 2024/25 a 3,57 milioni di tonnellate, si sta per chiudere una campagna equilibrata, intorno alle 3,4 milioni di tonnellate. Mentra, sul fronte Usa, ha spiegato Profaci, “come associazione, stiamo facendo del nostro meglio per convincere il Governo che ci voglia un’esenzione per un prodotto salutare come l’olio, la cui produzione domestica non è sufficiente a soddisfare il consumo. Nel frattempo, dobbiamo quindi capire quale sarà l’impatto per l’olio d’oliva. Nel 2024 abbiamo visto i prezzi alzarsi di circa il +25%, ma le vendite nella grande distribuzione si sono contratte solo dell’8%, segnale di un mercato meno elastico di quello che si possa pensare”.

Accordo Confagri-Federalberghi per valorizzare olio Garda Dop

Accordo Confagri-Federalberghi per valorizzare olio Garda Dop

Roma, 2 mar. (askanews) – Valorizzare il patrimonio olivicolo della Riviera degli Ulivi e rafforzare la sinergia strutturale tra turismo e agricoltura, anche attraverso la promozione dei prodotti locali. Sono questi i cardini del protocollo d’intesa siglato oggi, a Sol Expo di Verona, da Confagricoltura Verona e Federalberghi Garda Veneto, che punta a rafforzare il posizionamento del territorio del Garda Veneto come destinazione esperienziale di qualità, elevando e diversificando la qualità dell’offerta.

Nel 2025 il lago di Garda si è confermato l’area trainante del turismo veronese, concentrando il 74% dei flussi provinciali con quasi 14,8 milioni di presenze su 20 milioni complessivi, segnando un +10% rispetto al periodo pre-Covid. Un turismo composto per l’80% da visitatori stranieri, con Germania e Paesi Bassi a fare la parte del leone. Di qui la necessità di una collaborazione stretta tra il comparto turistico ricettivo e quello agricolo, in quanto pilastri strategici per lo sviluppo economico, occupazionale e la cura ambientale dell’area.

L’accordo prevede di favorire i prodotti agricoli veronesi nelle strutture ricettive, creando un paniere territoriale condiviso e promuovendo percorsi enogastronomici legati all’olio, ai vini del Garda e alle produzioni locali. Sul fronte dell’ospitalità si punta a favorire l’integrazione tra ospitalità alberghiera e ospitalità rurale, elevare la qualità media dell’offerta agrituristica con camere e uniformare gli standard minimi di accoglienza. L’obiettivo è quello di aumentare la permanenza media degli ospiti sul territorio e rafforzare il posizionamento del Garda Veneto come destinazione esperienziale di qualità.

La sinergia tra Confagricoltura e Federalberghi offrirà l’opportunità di partecipare congiuntamente a bandi regionali, nazionali ed europei. Sottolinea Alberto De Togni, presidente di Confagricoltura Verona: “il territorio del lago e delle colline veronesi è un sistema integrato ad alta vocazione turistica, agricola, paesaggistica ed enogastronomica. Riteniamo che una sinergia con Federalberghi possa contribuire ad una maggiore valorizzazione della nostra produzione e possa incrementare il consumo diretto dell’olio, negli alberghi e nei ristoranti, invogliando i turisti ad acquistarlo e farlo apprezzare nei Paesi di provenienza”.

“Questo accordo – spiegano Ivan De Beni, presidente di Federalberghi Garda Veneto e il direttore Mattia Boschelli – si inserisce in un percorso che Federalberghi porta avanti da anni sul fronte della salvaguardia del territorio e del turismo ecosostenibile, attraverso indicazioni concrete ai nostri associati sui corretti comportamenti ambientali”.

Simone Padovani, presidente del Consorzio di tutela Garda dop, ha ricordato la partnership già in atto con Federalberghi. “Questo accordo aggiunge un valore aggiunto – ha detto – per allargare la conoscenza del nostro olio gardesano”. Presente anche il consigliere regionale Alberto Bozza, che ha ricordato l’unicità del territorio gardesano: “quello di oggi è un passo importante per lanciare un marchio, Garda Veneto, che ha la finalità di riunire tutti gli asset strategici dell’area lacustre”.

Turismo enogastronomico, quello straniero traina il comparto

Turismo enogastronomico, quello straniero traina il comparto

Roma, 2 mar. (askanews) – Il 2025 si conferma un anno record per il turismo in Italia, con quasi 480 milioni di presenze (+2,3%) e oltre 146 milioni di arrivi, posizionando il paese al vertice in Europa. Il settore, trainato da visitatori stranieri (oltre il 55% del totale), specialmente da Regno Unito, USA e Germania, ha un forte impatto sul PIL, stimato a 237,4 miliardi di euro, generando il 13,2% dell’occupazione. Le destinazioni che hanno fatto da traino al turismo italiano sono state le città d’arte, nel Nord Italia, con le regioni montane come Valle d’Aosta e Trentino, e al Sud Basilicata e Abruzzo. L’importanza del turismo per l’economia italiana è al centro della seconda giornata di Tirreno C.T. e Balnearia, le manifestazioni in Corso fino al 4 marzo a CarraraFiere. Un confronto per i principali comparti di un settore, quello del turismo e dell’ospitalità, che in Italia ormai vale miliardi di euro. In fiera oltre 400 espositori e più di 850 marchi commerciali offriranno in questi giorni una panoramica completa di prodotti, tecnologie e servizi: dalle attrezzature professionali ai semilavorati per cucina e pasticceria, fino ai sistemi più avanzati per bar, ristoranti, hotel e strutture ricettive.

Le strutture extra-alberghiere hanno mostrato una crescita più sostenuta rispetto agli alberghi (+7,4% a settembre 2025), con permanenze più lunghe. Il 2025 ha visto una forte ripresa del turismo internazionale, specialmente straniero, che ha compensato il calo della clientela italiana negli alberghi nel primo trimestre. Nonostante il boom generale, si è registrata una contrazione del 20-30% delle presenze negli stabilimenti balneari in alcune aree durante l’estate, mentre il settore montano ha mostrato tendenze positive.

Il turismo enogastronomico si conferma per l’Italia un potente fattore di attrazione sia per viaggiatori nazionali che internazionali. Il settore coinvolge circa il 58% dei turisti, attratti dall’autenticità dei prodotti tipici e delle tradizioni culinarie. Regioni come Toscana, Piemonte ed Emilia-Romagna sono particolarmente apprezzate grazie a itinerari del vino, eventi e festival. I turisti enogastronomici spendono di più e prediligono esperienze immersive in agriturismi e cantine. Una quota significativa di questi visitatori proviene dall’estero, soprattutto da Germania, Stati Uniti e Francia, e cerca esperienze dirette come degustazioni, corsi di cucina e visite guidate. Questa tendenza contribuisce alla valorizzazione delle aree rurali e favorisce la destagionalizzazione, promuovendo una crescita economica diffusa.Turismo e ospitalità: record in Italia nel 2025 (+7,4%).

Amorim Cork Italia: fatturato 2025 a 74 mln (-4,5%), volumi stabili

Amorim Cork Italia: fatturato 2025 a 74 mln (-4,5%), volumi stabili

Milano, 2 mar. (askanews) – Amorim Cork Italia, filiale locale della prima azienda al mondo nella produzione di tappi in sughero, chiude il 2025 con 74 milioni di euro di fatturato, registrando una flessione del 4,5% rispetto al 2024, a fronte di volumi stabili in termini di tappi venduti. Anche l’organico aziendale si mantiene saldo, a conferma della solidità strutturale dell’azienda, che nei mesi scorsi ha completato il raddoppio della sede di Conegliano con un investimento da 6,5 milioni di euro.

“La tenuta dei volumi in un contesto complesso è significativa: mentre molte aziende del settore hanno ridotto le produzioni, Amorim Cork Italia ha mantenuto il passo, con il cambiamento del mix di consumo” dichiara l’azienda, spiegando che “la domanda si è progressivamente spostata dai vini rossi, in particolare quelli da invecchiamento, che utilizzano tappi monopezzo di fascia, verso vini bianchi e rosati, per i quali sono più diffusi i tappi tecnici, con un impatto diretto sul prezzo medio. Un peso determinante lo ha avuto anche la performance del mercato americano: gli Stati Uniti, principale destinazione dell’export di vino italiano, hanno registrato non solo l’effetto dei dazi ma anche un calo strutturale dei consumi, con ricadute significative sull’intera filiera italiana”.

Una dinamica trasversale all’intero settore. “Il 2025 è stato un anno impegnativo per tutta la filiera del vino, ma anche un anno in cui abbiamo dimostrato la nostra resilienza” ribadisce Carlos Veloso dos Santos, Ad di Amorim Cork Italia, rimarcando che aver mantenuto i volumi, “dimostra la solidità del nostro modello e il rapporto di fiducia con i clienti. Nel frattempo non abbiamo smesso di investire e innovare: siamo pronti per tornare a crescere, con soluzioni uniche per accompagnare il vino nella sua evoluzione”.

L’azienda continua infatti a sviluppare una gamma di soluzioni per rispondere alle nuove tendenze dei consumi: dalla nuova gamma di tappi monopezzo Selezione 1870, al primo tappo dedicato a un unico vino, il Prosecco, nelle due versioni Doc e Docg, fino a Helix per i vini giovani, ALO per i vini No e Low alcol e XPUR, il tappo con “tecnologia supercritica” dall’elevata neutralità sensoriale.

Alessandro Delpiano segretario generale Autorità bacino fiume Po

Alessandro Delpiano segretario generale Autorità bacino fiume Po

Roma, 2 mar. (askanews) – L’Autorità di bacino distrettuale del fiume Po (ADBPO) ha una nuova guida: la presidenza del Consiglio dei Ministri, con apposito decreto, ha nominato l’ingegner Alessandro Delpiano come segretario generale dell’ente su proposta del ministero dell’Ambiente e della Sicurezza energetica.

Bolognese di 56 anni, è laureto in Ingegneria Civile. Fino alla nomina è stato Direttore dell’Area Pianificazione Territoriale della Città Metropolitana di Bologna per la quale ha anche curato il Piano della Mobilità e il Piano Territoriale Metropolitano. Già coordinatore del Piano Strategico Metropolitano di Bologna e coordinatore tecnico del Comitato Nodo Ferroviario, sempre nel capoluogo dell’Emilia-Romagna, ha svolto inoltre funzioni di general manager di progetti europei in ambito aeroportuale e ferroviario. È stato inoltre consulente della Struttura Tecnica di Missione del Ministero delle Infrastrutture e di numerose istituzioni nazionali e locali. Ha svolto attività di docenza presso l’Università Politecnica di Barcellona, Cornell (NY-USA), Grenoble (FR) ed in numerosi atenei italiani. Inoltre è stato membro del Consiglio Nazionale dell’Istituto Nazionale di Urbanistica e anche del Consiglio Direttivo del Società Italiana Politiche dei Trasporti, nonché autore e curatore di numerose pubblicazioni su riviste e libri specializzati e sulla stampa divulgativa.

“L’Autorità di bacino distrettuale del fiume Po è la più ampia d’Italia, composta dalle regioni più popolate di persone, imprese e agricoltura del nostro Paese – ha detto Delpiano – Questa prosperità è dovuta a molti fattori, ma il principale è certamente la presenza del Grande Fiume, dei suoi affluenti e dei canali di bonifica. Questo straordinario sistema rifornisce di acqua e di terra la vita e l’economia delle nostre comunità. I cambiamenti climatici e gli eventi estremi stanno mettendo a rischio sia la vita delle città e delle imprese che quella degli organismi naturali. L’Autorità di bacino lavorerà nei prossimi anni perché le politiche di difesa idraulica del nostro Paese possano essere sempre più strutturali e sempre meno emergenziali”.