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Ue, Coldiretti: modificare clausola salvaguardia per riso

Ue, Coldiretti: modificare clausola salvaguardia per riso

Roma, 27 feb. (askanews) – In vista della sessione Plenaria del Parlamento europeo di aprile, in cui gli eurodeputati saranno chiamati ad adottare in via definitiva l’accordo di trilogo sulla clausola di salvaguardia per il riso, Coldiretti e Filiera Italia continuano a lavorare per una modifica all’accordo che consenta l’ottenimento di un meccanismo efficace nel medio e lungo periodo per la tutela della risicoltura italiana ed europea.

A tal fine, per Coldiretti, risulta “essenziale insistere per la riduzione delle quantità di riferimento a cui far scattare la clausola, senza compromettere l’automatismo che rappresenta una componente innovativa e che dovrebbe diventare un elemento di base e distintivo da estendere a tutti i settori, a partire da questo dossier e in tutti gli accordi di libero scambio che l’Unione Europea sta definendo per una tutela vera ed efficace del nostro sistema agroalimentare. Lasciare troppo spazio a procedure lente e senza certezze non è una soluzione per mettere i produttori nelle condizioni di programmare il futuro e difendersi da importazioni sleali”.

Il voto in Plenaria per la modifica dell’accordo rappresenterebbe un segnale importante per i nostri risicoltori che stanno subendo forti pressioni sui prezzi, soprattutto dovute alle dinamiche internazionali, quali la svalutazione del dollaro, riduzione dei costi di trasporto marittimo e, soprattutto, l’aumento delle importazioni.

Filiera Italia in Azerbaigian per promuovere agroalimentare

Filiera Italia in Azerbaigian per promuovere agroalimentare

Roma, 27 feb. (askanews) – Filiera Italia è presente in Azerbaigian nell’ambito della missione della delegazione imprenditoriale italiana presente oggi nel Paese, con l’obiettivo di rafforzare le relazioni economiche e promuovere nuove opportunità di collaborazione nel settore agroalimentare tra i due Paesi.

L’agricoltura rappresenta un pilastro strategico per la diversificazione economica dell’ Azerbaigian, impegnato a sviluppare una produzione più moderna e sostenibile. “Oggi – spiega Luigi Scordamaglia, amministratore delegato di Filiera Italia – l’interscambio tra Italia e Azerbaigian è fortemente sbilanciato a favore di quest’ultimo, che copre circa il 14% del fabbisogno di gas italiano”.

“Il nostro obiettivo è riequilibrare la relazione aumentando l’export di prodotti agroalimentari premium italiani verso un Paese che può rappresentare un gateway strategico per un’area più ampia, accompagnando contemporaneamente l’Azerbaigian nella modernizzazione della propria agricoltura e nella diversificazione dell’economia attraverso un modello altamente produttivo e sostenibile e sempre più autosufficiente”, conclude Scordamaglia.

Per il cioccolato Icam 2025 in crescita a 432 mln (+35%), nuovo sito in Usa

Per il cioccolato Icam 2025 in crescita a 432 mln (+35%), nuovo sito in Usa

Milano, 27 feb. (askanews) – Icam, produttore di cioccolato e semilavorati del cacao, ha chiuso il 2025 con un fatturato di 432 milioni di euro, in crescita di circa il 35% rispetto all’anno precedente. E guarda al 2026 “con fiducia”, “anche grazie al miglior andamento dell’ultimo raccolto di cacao e a una sostanziale stabilità dei consumi”.

A sostenere la crescita in particolare lo sviluppo sui mercati esteri, che oggi rappresentano il 63% del fatturato complessivo. Icam vende i propri prodotti in 83 Paesi ed è presente con sedi di rappresentanza in Inghilterra, Francia e Stati Uniti, una struttura operativa in Perù per l’acquisto del cacao e una subsidiary in Uganda, dove negli ultimi 15 anni sono stati realizzati tre centri di lavorazione per le fasi di fermentazione ed essiccazione. A tal proposito, l’azienda, a partire dai prossimi mesi, realizzerà un sito produttivo negli Stati Uniti, mercato che rappresenta quasi il 20% del fatturato export. Una scelta, spiega, che riflette la strategia di presidio dei mercati chiave e la volontà di consolidare la competitività internazionale.

Per Icam, in questi anni a fare a ago della bilancia è stato il costo della materia prima. Dopo anni segnati da forti tensioni sul mercato del cacao, generate da cattivi raccolti, condizioni climatiche avverse e dinamiche speculative, il prezzo della materia prima ha registrato una volatilità senza precedenti. Nel corso del 2025 il quadro si è progressivamente stabilizzato, avvicinandosi alle quote del periodo pre-crisi. In questo scenario particolarmente complesso Icam ha fatto leva sulla sua filiera diretta e integrata, costruita in 80 anni di attività e basata su relazioni di lungo periodo con le comunità agricole in Africa e Sud America.

Oggi il gruppo acquista oltre 31.800 tonnellate di cacao da più di 20 Paesi di origine, con il 74% delle forniture proveniente da canali diretti, coinvolgendo circa 50.000 agricoltori nel mondo: un approccio che ha garantito maggiore continuità negli approvvigionamenti e reso più gestibile l’impatto della crisi. Anche grazie al miglior andamento dell’ultimo raccolto e a una sostanziale stabilità dei consumi, Icam guarda al 2026 con fiducia.

Un tassello centrale della strategia di sviluppo riguarda l’ampliamento dello stabilimento di Orsenigo, hub tecnologico e produttivo del gruppo. Il progetto, sostenuto da un finanziamento ricevuto a inizio 2025 da alcuni partner finanziari, prevede un investimento significativo che porterà, entro il 2027, a un aumento della superficie complessiva di oltre 23.000 metri quadrati e a un incremento della capacità produttiva di circa 20.000 tonnellate, consentendo di arrivare a una potenziale produzione di 50.000 tonnellate di cioccolato all’anno. Il piano include inoltre la realizzazione di un Innovation center di 2.000 metri quadrati e di un Application center dedicato ai professionisti.

“Il finanziamento ottenuto ci consente di accelerare un progetto strategico che guarda al lungo periodo e rafforza in modo strutturale la nostra capacità produttiva e innovativa – ha commentato Adelio Crippa, amministratore delegato di Icam – Continuiamo a investire indipendentemente dal contesto economico, con l’obiettivo di sostenere la crescita dei nostri brand e rispondere in modo sempre più efficace alle esigenze dei mercati internazionali”.

Con 750 collaboratori tra Italia e Uganda e una produzione interamente realizzata oggi presso lo stabilimento produttivo di Orsenigo, Icam conferma così il proprio approccio industriale orientato alla crescita sostenibile, all’innovazione continua e alla valorizzazione della filiera.

In Toscana al via prima scuola rete Slow Food dei castanicoltori

In Toscana al via prima scuola rete Slow Food dei castanicoltori

Roma, 27 feb. (askanews) – Un percorso formativo innovativo per valorizzare il castagneto come risorsa ambientale, economica e sociale. È questo l’obiettivo del campus esperienziale di formazione in castanicoltura e imprenditorialità sociale organizzato da Anci Toscana, dal Gal MontagnAppennino e da Slow Food Italia sulla Montagna Pistoiese tra marzo e dicembre 2026.

Sei moduli in presenza a San Marcello Piteglio (PT) – oppure online – rivolti a giovani, disoccupati/inoccupati, aspiranti imprenditori, professionisti del settore agricolo, agrituristico e dell’accoglienza rurale, con un programma di lezioni teoriche, laboratori pratici, visite nei castagneti e nelle aziende del territorio, incontri con produttori, tecnici, enti di ricerca, realtà associative e amministratori locali.

Il campus si propone di trasformare il patrimonio naturale e culturale del territorio in una leva di sviluppo locale, formando figure professionali specializzate nella gestione sostenibile del castagneto, nella trasformazione del prodotto castanicolo e nello sviluppo di servizi turistico-ricettivi in ambiente montano, guardando anche alla costruzione di modelli di impresa sociale radicati nella filiera della castagna.

La Toscana, dove è nato alcuni mesi fa il Distretto rurale castanicolo regionale, è la seconda regione italiana per importanza dei castagneti da frutto, dopo la Campania, con il 18% delle aziende e il 20% delle superfici nazionali. “Oggi la castanicoltura non è solo una pratica agricola: è una scelta strategica per il futuro dei territori montani – ricorda il sindaco di San Marcello Piteglio, Luca Marmo – Investire nella gestione sostenibile del castagneto significa proteggere l’equilibrio degli ecosistemi, difendere la biodiversità e prevenire il dissesto idrogeologico. Ma significa anche trasformare una tradizione in motore di sviluppo, generando lavoro, rafforzando le comunità locali e contrastando concretamente lo spopolamento delle aree interne”.

Coldiretti: il 4 marzo a Napoli per trasparenza in etichette

Coldiretti: il 4 marzo a Napoli per trasparenza in etichette

Roma, 27 feb. (askanews) – Dire basta agli inganni del codice doganale che sottraggono reddito e opportunità di lavoro e sviluppo all’agricoltura del Meridione e chiedere un’etichettatura all’Europa per dare trasparenza e sicurezza agli acquisti dei cittadini. Sono alcuni dei temi principali al centro della mobilitazione che mercoledì 4 marzo vedrà migliaia di agricoltori della Coldiretti in assemblea a Napoli assieme al presidente Ettore Prandini, al segretario generale Vincenzo Gesmundo e al presidente di Coldiretti Campania, Ettore Bellelli. Interverrà anche il ministro dell’agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste Francesco Lollobrigida.

L’appuntamento è dalle 9.30 al Palapartenope in via Barbagallo 115/b, Fuorigrotta-Napoli. Per l’occasione sarà allestita la mostra “Gli inganni del codice doganale e di un’etichetta non trasparente” che, dalla tradizionale “pummarola” all’olio extravergine d’oliva, rivelerà “i trucchi con i quali prodotti stranieri, spesso Extra Ue, di bassa qualità vengono italianizzati grazie a lavorazioni anche minime per essere esportati all’estero come Made in Italy, sfruttando l’attuale normativa comunitaria. Oltre a far vedere come riconoscere un’etichetta trasparente da una dove non si riesce a risalire all’origine del prodotto”, conclude Coldiretti.

Copa Cogeca: applicazione provvisoria Mercosur colpo agricoltura

Copa Cogeca: applicazione provvisoria Mercosur colpo agricoltura

Roma, 27 feb. (askanews) – L’annuncio della Commissione europea che ha deciso di procedere all’applicazione provvisoria dell’Accordo di libero scambio UE-Mercosur è “una mancanza di considerazione per le fondate preoccupazioni che da anni solleviamo insieme a organizzazioni ambientaliste, sindacati e associazioni dei consumatori in merito all’impatto di questo accordo”. Così il Copa e la Cogeca, che oggi si sono riuniti a Bruxelles.

Queste preoccupazioni non riguardano solo l’aumento dei volumi delle importazioni, che esercita pressioni soprattutto su settori sensibili come la carne bovina, il pollame e lo zucchero, ma anche le persistenti asimmetrie negli standard di produzione, nei requisiti ambientali, nelle norme sul benessere degli animali, nell’uso di prodotti fitosanitari e nelle norme sul lavoro, su cui l’UE non ha ottenuto garanzie in grado di rassicurare realmente produttori e consumatori.

E la recente relazione di audit della DG SANTE sulla carne bovina e il continuo utilizzo di ormoni non fa che rafforzare queste preoccupazioni sia per i produttori che per i consumatori. È quindi “profondamente preoccupante che l’accordo venga approvato in via provvisoria – spiega il Copa Cogeca – non solo ignorando le preoccupazioni della comunità agricola, ma anche contraddicendo le ripetute assicurazioni della Commissione secondo cui un accordo commerciale di così vasta portata e controverso non sarebbe stato attuato senza un consenso parlamentare esaustivo, soprattutto a seguito del recente voto di deferimento della Corte di Giustizia Europea”.

“La politica commerciale non deve andare a scapito del modello agricolo europeo. Il settore agricolo – prosegue la confederazione agricola europea – è già sottoposto a una forte pressione economica a causa dell’aumento dei costi dei fattori di produzione, delle sfide climatiche e della volatilità del mercato. Procedere in questo modo lascerà un segno politico duraturo e rischia di minare ulteriormente la fiducia tra le istituzioni europee e le comunità rurali”.

Cia: no a applicazione provvisoria Mercosur senza garanzie

Cia: no a applicazione provvisoria Mercosur senza garanzie

Roma, 27 feb. (askanews) – La presidente della Commissione Ue, Ursula von der Leyen, oggi “giustifica l’applicazione provvisoria dell’accordo Ue-Mercosur affermando che ‘quando loro sono pronti, noi siamo pronti’. Peccato che i documenti ufficiali della stessa Unione europea dimostrino l’esatto contrario: il Brasile, per esempio, non è affatto pronto a garantire i nostri standard di sicurezza alimentare, e lo ha persino ammesso. Forzare la mano ora è un cortocircuito istituzionale inaccettabile”. È quanto dichiara Cristiano Fini, presidente nazionale di Cia-Agricoltori Italiani, commentando a caldo l’annuncio arrivato da Bruxelles, anticipato dalla ratifica del trattato da parte di Uruguay e Argentina.

Il riferimento di Cia è al recente audit ufficiale della DG Sante, che ha certificato gravi falle e carenze nel sistema di controllo del Brasile sui residui di sostanze farmacologiche, con particolare attenzione all’uso di estradiolo, un ormone severamente vietato negli allevamenti europei. Nello stesso documento, le autorità brasiliane confermano di avere bisogno di un periodo che va dagli 8 ai 12 mesi per poter adeguare i propri sistemi di certificazione.

“Cia non è contraria agli accordi commerciali internazionali, da cui la nostra agricoltura trae valore – sottolinea Fini – ma l’apertura delle aree di libero scambio deve avvenire a parità di regole sugli standard produttivi, ambientali e sanitari. Il bene più prezioso che abbiamo costruito in questi anni è la totale fiducia dei consumatori verso i nostri prodotti. Basterebbe un solo scandalo legato a carne d’importazione non controllata a dovere per scardinare questa fiducia e far crollare i consumi, con danni incalcolabili per il Made in Italy”.

Il rischio denunciato da Cia non è solo sanitario, ma anche economico. “Come si può avviare l’ingresso di merci a dazio zero oggi, se chi deve esportare non garantirà le nostre stesse norme sanitarie per il prossimo anno? – incalza Fini – Si mette a repentaglio la sopravvivenza dell’intera filiera zootecnica e delle carni nazionale, un asset strategico che genera un fatturato superiore ai 20 miliardi di euro”.

Per Cia, è il momento della massima fermezza. “Chiediamo all’Europa il rispetto rigoroso degli impegni presi lo scorso 7 gennaio. Non accetteremo l’ingresso di un solo chilo di carne sudamericana senza l’attivazione preventiva delle clausole di salvaguardia e controlli frontalieri serrati -conclude il presidente Cia-. La reciprocità non è una barricata sindacale, ma l’unico scudo per proteggere la salute dei cittadini e l’economia dei nostri territori”.

Olio evo, piani e strategie del Veneto a Sol Expo 2026

Olio evo, piani e strategie del Veneto a Sol Expo 2026

Roma, 27 feb. (askanews) – Quali orizzonti si prospettano per il settore olivicolo veneto? Se ne parlerà nello stand Casa Veneto che, dall’1 al 3 marzo, sarà presente a SOL Expo 2026, rassegna internazionale dedicata all’olio extravergine di oliva nel complesso fieristico di Verona. Il comparto regionale è noto per la qualità delle sue produzioni e il programma dello Stand Casa Veneto, tra strategie promozionali, agrotecniche per un’olivicoltura resiliente e degustazioni, ha nel mirino proprio la valorizzazione qualitativa dell’olio locale: un obiettivo a cui contribuiranno anche Consorzio PPL Venete, Consorzio di Tutela dell’Olio Veneto DOP e Consorzio di Tutela Olio Extravergine d’Oliva Garda DOP.

Domenica 1 marzo, il dibattito “Quali sinergie per la promozione dell’olio EVO in Veneto” indicherà subito la via: con la partecipazione di Dario Bond, assessore regionale all’Agricoltura, Lucas Pavanetto, assessore regionale al Turismo, Federico Caner, direttore di Veneto Agricoltura, e Stefano Danieli, presidente del Consorzio PPL Venete, verranno definite le basi concrete per elevare il livello della competitività olivicola, partendo da un concetto che riecheggerà con frequenza allo Stand Casa Veneto: fare squadra per una crescita costante, ma sostenibile.

Lunedì 2 marzo, la tavola rotonda orchestrata dalla Rete Innovativa Regionale INNOSAP illustrerà come, attraverso approcci di economia circolare, i residui vegetali della filiera olivicola possano creare un valore autentico per le aziende, mentre il Consorzio di Tutela dell’Olio Veneto DOP, in collaborazione con il Consorzio Pesca IGP Verona, inquadrerà le opportunità che il riconoscimento UNESCO, ottenuto dalla cucina italiana negli ultimi scampoli del 2025, ha aperto anche per i prodotti olivicoli veneti.

Martedì 3 marzo, invece, le proprietà organolettiche dell’olio e i marchi di tutela si prenderanno la scena: prima verranno approfonditi i benefici con cui il consumo d’olio giova a chi svolge attività sportiva, con testimonianze provenienti da Milano-Cortina 2026, poi si indagherà il valore delle denominazioni DOP e IGP all’interno del mercato italiano.

Da segnalare anche gli eventi organizzati da Oliveto Smart e SuperOliVe, Gruppi Operativi approvati dalla Regione del Veneto, che racconteranno le azioni intraprese al pubblico. Si partirà quindi, il 2 marzo, dalla gestione ottimizzata della risorsa idrica per realizzare un’olivicoltura resiliente, obiettivo di Oliveto Smart, per approdare, il giorno dopo, all’introduzione di varietà olivicole adatte alla coltivazione intensiva (SHD), che SuperOliVe sta implementando per guidare il settore verso una maggiore sostenibilità.

Agea:tra dicembre e primi 2 mesi 2026 pagati 573 mln a agricoltori

Agea:tra dicembre e primi 2 mesi 2026 pagati 573 mln a agricoltori

Roma, 27 feb. (askanews) – Agea ha erogato 573.684.313,23 euro agli agricoltori italiani tra dicembre 2025 e i primi due mesi del 2026. Le misure interessate vanno dai saldi della Domanda Unica 2025 (oltre 150 milioni di euro) allo Sviluppo Rurale programmazione 2023-2027, relativamente al SIGC – interventi della PAC basati sulle superfici e sugli animali – circa 84 milioni di euro mentre il NO SIGC – contributi strutturali – ammonta a quasi 10 milioni di euro. La programmazione 2014-2022 dello Sviluppo Rurale, parallelamente, ha ricevuto erogazioni pari a oltre 273 milioni di euro per il NO SIGC e 18 milioni di euro per il SIGC. Per le Misure nazionali parliamo di erogazioni pari a 4.001.471,76 euro.

Nel conteggio vanno inseriti i fondi del PNRR – Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza – pari a 6.027.358,23 euro e gli interventi di sostegno sui premi delle polizze assicurative (per la tutela delle produzioni agricole e zootecniche contro i rischi meteoclimatici e contro i rischi sanitari, fitosanitari, da infestazioni parassitarie) per oltre 19 milioni di euro, a valere sia su fondi europei sia nazionali.

La cronaca degli ultimi mesi del 2025 ha restituito una percezione dell’Agenzia particolarmente virtuosa, l’anno si è chiuso con oltre 5,6 miliardi di euro erogati per il settore agricolo, che si è così posizionata come uno degli organismi pagatori più performanti a livello europeo per capacità di spesa. Quadro che Agea sta consolidando anche nel 2026.

Giansanti: intervenire su costi produzione e logistica

Giansanti: intervenire su costi produzione e logistica

Roma, 27 feb. (askanews) – In un lungo intervento ospitato stamattina sul Riformista, il presidente di Confagricoltura, Massimiliano Giansanti, torna a battere sulla necessità di politiche commerciali basate sul multilateralismo, “ma con un sistema di regole certe, a partire dal rispetto del concetto di reciprocità”. Soprattutto in una fase congiunturale come l’attuale, in cui l’Unione europea si trova a dover rimodulare i propri rapporti con gli Usa (“nostro primo mercato extra Ue”) e a ricercare e rafforzare nuovi mercati.

“Abbiamo raggiunto traguardi molto positivi, ad esempio, con il Giappone, con il Canada e recentemente con l’India, una piazza enorme che consentirà a numerosi comparti agricoli di crescere senza mettere a rischio le produzioni più sensibili, come invece accade per il Mercosur”, scrive Giansanti.

Sul fronte delle relazioni internazionali, l’Italia sta dimostrando grande vivacità. “Grazie a una rinnovata capacità di ascolto del governo, le politiche commerciali si sono rafforzate con l’obiettivo di un maggiore processo di internazionalizzazione delle imprese che ha spinto a una presenza più forte dell’Italia nelle grandi fiere internazionali”.

Senza dimenticare i mercati interni, come quello tedesco: “L’abbiamo visto di recente a Berlino, in occasione di Fruit Logistica: i nostri prodotti ortofrutticoli sono molto apprezzati per la qualità e il gusto”.

A fare da freno al vero potenziale del Made in Italy, però, c’è “un enorme deficit in termini di logistica e di costi di produzione”. L’agroalimentare italiano dimostra, nei numeri, la propria capacità di reagire davanti ai diversi terremoti geopolitici e commerciali che il sistema del food sta vivendo. “Il nostro Paese torna a essere un importatore netto di cibo, con una bilancia commerciale che nel 2025 segna un disavanzo di circa 760 milioni e un aumento delle importazioni di oltre il 10%”.

Risultati, questi, ottenuti anche grazie al sostegno di soggetti come l’Ice. “L’Agenzia, sia pure coi limiti degli strumenti a disposizione, grazie ad una guida lungimirante ha cambiato passo negli ultimi anni, facendo sentire la propria vicinanza al sistema produttivo e creando occasioni di presenza e visibilità fuori dai confini nazionali”.