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Aic Pesca: impianto MedWind Favignana insostenibile per territorio

Aic Pesca: impianto MedWind Favignana insostenibile per territorio

Roma, 25 feb. (askanews) – “Come AIC Pesca sosteniamo la posizione del Comune di Favignana in merito al maxi impianto eolico offshore ‘MedWind’. Non possiamo consentire che un’infrastruttura di tali dimensioni produca effetti irreversibili su un territorio fragile e unico, patrimonio di paesaggio, biodiversità e identità culturale”. Così in una nota Natale Amoroso, presidente di AIC Pesca, intervenendo sulla posizione espressa dall’amministrazione comunale sul progetto del maxi impianto eolico offshore, le cui turbine risulterebbero visibili anche dai territori di Erice e Marsala.

“Le ricadute ambientali ed economiche di un intervento di questa portata, se non accompagnate da misure concrete a favore dei territori e, soprattutto, delle marinerie locali, sono allo stato attuale insostenibili. Favignana continua a dipendere da centrali a gasolio senza che emergano benefici tangibili per la comunità e per le attività produttive tradizionali, a partire dalla pesca”, osserva.

“La sottrazione alla pesca di un areale pari a 945 chilometri quadrati – prosegue Amoroso – rappresenta un elemento di forte criticità per il comparto. Il progetto, per come prospettato, non appare sostenibile, in particolare per la piccola pesca che dipende direttamente dagli areali più prossimi”. “È necessario – conclude – avviare un tavolo di confronto che coinvolga istituzioni e operatori, al fine di ridurre gli impatti e garantire l’equilibrio degli ecosistemi sulla base di studi condivisi. AIC Pesca, fortemente presente nella zona, ribadisce la propria disponibilità a contribuire al confronto istituzionale”.

Brondelli (Confagri): agricoltura 4.0, ritardo per cause culturali

Brondelli (Confagri): agricoltura 4.0, ritardo per cause culturali

Roma, 25 feb. (askanews) – Innovazione digitale nel settore agroalimentare, a che punto siamo? È la domanda a cui l’Osservatorio Smart AgriFood ha risposto con i risultati della Ricerca 2025, presentata oggi nell’Aula De Carli del Politecnico di Milano. La risposta sta nei numeri, spiega in una nota Confagricoltura: il valore del mercato italiano di soluzioni tecnologiche dedicate all’agricoltura ha raggiunto quest’anno i 2,5 miliardi di euro, segnando una crescita del 9% rispetto al 2024, anno in cui si è registrata una flessione dell’8% rispetto al precedente.

Non mancano le criticità: a fronte di una ripresa degli investimenti, le superfici gestite con agricoltura 4.0 sono soltanto il 10% della SAU, rispetto al 9,5 dell’anno scorso. Una delle ragioni di questa mancanza di crescita sta nella concentrazione degli investimenti tra le aziende che hanno investito anche in passato (42%). “L’agricoltura italiana non è in ritardo nell’adozione di processi digitali e 4.0 per motivi tecnologici, ma organizzativi e culturali. Le cause sono la frammentazione delle strutture aziendali, competenze tecniche insufficienti, politiche non sempre coordinate e procedure burocratiche per l’accesso agli incentivi troppo complesse e farraginose”, ha detto Luca Brondelli di Brondello, vicepresidente di Confagricoltura e presidente dell’ente di formazione Enapra che, con la confederazione, è partner dell’Osservatorio promosso dalla School of Management del Politecnico di Milano e dall’Università degli Studi di Brescia.

Durante la tavola rotonda organizzata per la presentazione del Rapporto, Brondelli ha anche sottolineato quali sono le aree su cui intervenire per colmare il gap tecnologico del settore primario italiano. “È opportuno agire sulle infrastrutture digitali e fisiche, sulla formazione delle figure professionali necessarie all’uso corretto delle nuove tecnologie – ha detto -. Non solo, bisogna guarda a modelli cooperativi di sviluppo che permettano alle imprese di fare massa critica”.

Per il vicepresidente, non basta il sostegno economico agli investimenti. “È necessaria la tracciabilità delle filiere che applicano sistemi di agricoltura 4.0 per riconoscere il valore aggiunto che ne deriva. La sostenibilità deve essere declinata concretamente, non solo dal punto di vista ambientale ma anche economico”, ha aggiunto.

Considerazioni che trovano conferma anche nella nuova Ricerca dell’Osservatorio Smart AgriFood, secondo cui a fare da freno ad una maggiore diffusione delle nuove tecnologie sono diversi fattori. Tra cui il sistema di incentivazione non ancora sufficiente e la riduzione della redditività delle imprese che incidono sulla concreta capacità di investire delle aziende. A ciò si aggiunge la necessità di nuove figure professionali e competenze, per l’uso ottimale di software e macchinari. Una carenza di formazione che comporta anche l’aumento dei timori relativi alla gestione dei dati che le tecnologie dotate di intelligenza artificiale producono ed elaborano.

Naturasì lancia nuova campagna su giusto prezzo per agricoltori

Naturasì lancia nuova campagna su giusto prezzo per agricoltori

Roma, 25 feb. (askanews) – Gli agricoltori bio producono cibo, ma anche aria, acqua e suolo puliti, contrasto al cambiamento climatico, biodiversità: sono custodi dell’ambiente e per questo occorre riconoscere loro un contributo economico per questo lavoro di primaria importanza. NaturaSì ha lanciato oggi in una conferenza stampa a Roma la nuova campagna 2026 “Il giusto prezzo del cibo per la salute dell’uomo e della Terra”, che coinvolgerà 350 negozi NaturaSì in tutta Italia.

Dopo la campagna lanciata nel 2025 sul prezzo trasparente del cibo, quest’anno NaturaSì va oltre, perché ha deciso di esplicitare in maniera trasparente il differenziale pagato per sostenere gli agricoltori nel loro ruolo fondamentale di custodi del Pianeta e di garanti dei servizi ecosistemici.

Naturasì ha voluto così evidenziare il compenso che viene riconosciuto agli agricoltori per la difesa della salute della Terra e delle persone. Si è cominciato da prodotti base, ad esempio dall’insalata: il costo di produzione, compreso di lavoro agricolo, costo colturale, imballaggio, controllo qualità, è di 1,33 euro al kg. NaturaSì paga al produttore 2 euro al chilo, un terzo in più (0,67 centesimi). Oltre che sul prezzo dell’insalata, la campagna si concentra su quello dei finocchi: a fronte di un costo di produzione di 1,25 euro al kg, (compreso di lavoro agricolo, qualità, imballaggio) NaturaSì paga 1,80 euro al chilo. 55 centesimi in più come supporto all’agricoltore per la produzione dei servizi ecosistemici.

L’obiettivo è sensibilizzare i cittadini sul reale valore del cibo biologico, mostrando come dietro ogni prodotto esista un insieme di servizi ecosistemici fondamentali per l’ambiente e la società, spiegando come questi servizi incidano concretamente sul costo finale degli alimenti. “Alla trasparenza nella formazione dei prezzi alimentari dello scorso anno – ha sottolineato Fabio Brescacin, presidente di NaturaSì – abbiamo aggiunto una declinazione del compenso che garantiamo all’agricoltore, distinguendo il prezzo pagato per il prodotto da quello pagato per i servizi ecosistemici, quali mantenimento della fertilità del suolo, rispetto della biodiversità, salute e tutela del paesaggio”.

Obiettivo ultimo è innescare nel consumatore una maggiore consapevolezza che dia origine a un cambio delle modalità di acquisto, a partire dai beni alimentari. “Sono valori che è bene conoscere – ha concluso Brescacin – per capire che, acquistando un prodotto biodinamico o biologico, si investe non solo sul prodotto in sé ma anche sulla propria salute e su quella dell’ambiente nel quale tutti viviamo. Allo stesso tempo è importante avere la consapevolezza che pagando un prezzo troppo basso, sarà qualcuno o qualcos’altro a farne le spese”.

Cresce il turismo dell’olio: +37% esperienze tra 2021 e 2024

Cresce il turismo dell’olio: +37% esperienze tra 2021 e 2024

Roma, 25 feb. (askanews) – L’oleoturismo in Italia cresce e si conferma tra i segmenti più dinamici del turismo enogastronomico. Tra il 2021 e il 2024 la partecipazione alle esperienze legate all’olio extravergine di oliva è aumentata del 37,1% e 7 italiani su 10 lo considerano un simbolo del patrimonio culturale e paesaggistico nazionale. Il trend si inserisce nell’espansione globale del turismo del gusto, con interesse oltre il 55% tra tedeschi, francesi, americani inglesi ed austriaci che vorrebbero venire in Italia a fare un viaggio in cui vivere esperienze enogastronomiche nei prossimi anni. È quanto emerge dal Secondo Rapporto sul Turismo dell’Olio promosso da Associazione Nazionale Città dell’Olio, Coldiretti e Unaprol, curato da Roberta Garibaldi, che evidenzia la crescente strutturazione dell’oleoturismo come esperienza culturale, educativa e immersiva.

L’interesse cresce sia sul mercato interno sia nei principali mercati esteri, in particolare Germania, Francia, Austria, Svizzera e Stati Uniti. Accanto a degustazioni, visite ai frantoi e acquisti in azienda, aumenta la richiesta di esperienze immersive come itinerari tra ulivi secolari, cene in uliveto (scelte dal 71%), percorsi culturali e visite a frantoi storici. Toscana (29%) e Puglia (28%) guidano le preferenze, seguite da Sicilia (20%), Umbria (18%) e Liguria (15%), mentre cresce l’interesse per territori meno noti ma di alta qualità produttiva.

Sul fronte della spesa emergono differenze tra mercati: in Europa prevale una fascia tra 20 e 40 euro, mentre i turisti statunitensi mostrano maggiore propensione al segmento premium, con un 30% disposto a spendere tra 60 e 100 euro. Gli italiani manifestano forte interesse per aspetti salutistici (65%), varietali (60%) e culturali (60%) dell’olio, ma resta un gap di conoscenza con il 43% conosce concretamente la produzione del proprio territorio o ha visitato oliveti e frantoi e meno della metà sa indicare almeno una cultivar.

“L’oleoturismo, come evidenzia questo secondo rapporto, non è più una nicchia per appassionati, ma un pilastro della nostra economia rurale- dichiara il presidente di Unaprol e Vicepresidente nazionale Coldiretti David Granieri – Grazie alla spinta sulla multifunzionalità i nostri olivicoltori non vendono solo un prodotto straordinario ma offrono un’esperienza di civiltà. Il turismo dell’olio si conferma uno strumento formidabile per contrastare lo spopolamento delle aree interne e per promuovere un turismo di prossimità, sostenibile e destagionalizzato”.

Heineken Italia investe 700 mila euro a Massafra per ridurre consumi idrici

Heineken Italia investe 700 mila euro a Massafra per ridurre consumi idrici

Milano, 25 feb. (askanews) – Heineken investe 700 mila euro nel birrificio di Massafra, in Puglia, per un progetto di riuso delle acque meteoriche che consentirà di risparmiare ogni anno 13 mila metri cubi d’acqua, l’equivalente di circa cinque piscine olimpioniche. Lo comunica in una nota il gruppo birrario, specificando che l’investimento comprende 300 mila euro per l’impianto di filtrazione e 400 mila euro per i lavori civili necessari alla sua integrazione nel sito produttivo.

Il birrificio tarantino, polo della produzione di birra per la Puglia e tutto il Sud, a fine 2025 ha superato l’obiettivo di 2,9 ettolitri di acqua per ettolitro di birra prodotto fissato da Heineken Global per il 2030, attestandosi a 2,80 hl/hl. In un territorio che frequentemente si confronta con crisi idriche e una piovosità bassa, il sito di Massafra si è posto un nuovo traguardo: ridurre i consumi sotto i 2,6 ettolitri di acqua per ettolitri di birra prodotto entro il 2030.

Il nuovo sistema, progettato dalla Technoacque di Fasano, nel Brindisino, prevede un impianto di affinamento e riutilizzo delle acque meteoriche di prima pioggia del birrificio. L’acqua così recuperata sarà impiegata interamente nei processi tecnici del birrificio come il raffreddamento dei macchinari e i sistemi di lubrificazione, senza alcun contatto con il prodotto.

“In Heineken Italia, la sostenibilità non è una novità: siamo impegnati dal 2010 per migliorare l’impatto ambientale dei nostri birrifici. Il progetto di riciclo delle acque a Massafra è un passo concreto in questa direzione e ridurrà ulteriormente i consumi di acqua del birrificio – spiega Leo Gasparri, sustainability manager di Heineken Italia – È un esempio di come l’impegno aziendale per fare la birra in modo sempre più sostenibile possa coniugarsi con il rispetto del territorio e della comunità locale”.

“Massafra è da anni uno dei birrifici più virtuosi del gruppo e oggi compie un ulteriore passo in avanti – aggiunge Alessandro Merlo, direttore del birrificio di Massafra – Abbiamo scelto un partner del territorio, con cui condividiamo attenzione alla comunità, competenza tecnica e visione di lungo periodo. Le persone del nostro birrificio hanno da sempre una sensibilità particolare verso la sostenibilità e il rispetto delle risorse: investire in una soluzione innovativa come questa, significa prendersi cura delle risorse locali e di chi lavora con noi, rafforzando il legame tra industria e territorio”.

Con questo progetto, Massafra consolida il proprio ruolo di laboratorio di innovazione sostenibile per Heineken Italia, rafforzando l’impegno nella gestione responsabile delle risorse idriche in una delle zone più aride del Paese.

Surgelati: nel 2025 a casa consumate 642mila ton (+1,1%), primi i vegetali

Surgelati: nel 2025 a casa consumate 642mila ton (+1,1%), primi i vegetali

Milano, 25 feb. (askanews) – I consumi di alimenti surgelati continuano a crescere nelle case degli italiani. Se guardiamo al solo canale retail (consumi domestici), i dati 2025, rilevati da quest’anno da NielsenIQ per l’Istituto italiano alimenti surgelati, parlano di una crescita dei consumi dell’1,1% rispetto al 2024 con oltre 642 mila tonnellate di prodotti surgelati consumati.

“I dati retail registrati nel 2025 hanno confermato l’apprezzamento dei consumatori italiani verso un settore che negli ultimi anni è diventato simbolo di praticità d’uso, ma anche di sicurezza e qualità nutrizionali elevate, bontà, convenienza economica e valenza antispreco”, commenta Giorgio Donegani, presidente Iias in occasione della Giornata del cibo surgelato, che ricorre il prossimo 6 marzo.

Ma quali sono state nel 2025 le categorie merceologiche surgelate più amate dai consumatori italiani? Con quasi 207 mila tonnellate consumate nel 2025, pur a fronte di una sostanziale stabilità (-0,1% rispetto al 2024), i vegetali surgelati si confermano di gran lunga al primo posto. Segue il pesce surgelato (naturale e preparato), che, con 104.000 tonnellate, registra un +3,5%, consolidando ulteriormente la ripresa dei consumi già evidenziata nel 2024. Al terzo posto, con quasi 93.000 tonnellate consumate, troviamo le patate, in un calo definito “fisiologico” (-0,9% rispetto al 2024) per una categoria che rimane sul podio delle preferenze dei consumatori come negli ultimi anni.

Fra gli altri segmenti a maggiore diffusione da segnalare le performance delle pizze surgelate, con un +3%, per un totale di oltre 72 mila tonnellate consumate, e dei piatti pronti, +1,8% per quasi 68 mila tonnellate. Crescite giustificate, nel caso delle pizze, da un’offerta divenuta sempre più varia, con l’introduzione di nuovi formati e ingredienti e dalla convenienza economica. Mentre per i piatti pronti a far premio sono stati, tra le altre cose, una gamma sempre più ampia di ricettazioni sia tradizionali sia innovative e la velocità di preparazione.

Tra i restanti segmenti, infine, da segnalare le prestazioni positive di tre categorie: carne, +4,4% per quasi 19.500 tonnellate consumate, grazie alle ottime performances del pollame; senza glutine, +4,2% e oltre 9.660 tonnellate; pane e paste, che hanno segnato l’incremento percentuale più alto (+4,7% rispetto al 2024) pur rimanendo un consumo di nicchia (5.300 tonnellate, meno dell’1% del consumo totale domestico di alimenti surgelati).

Ferrero, la holding di caramelle e biscotti Cth Invest vale 3,25 mld (+9,9%)

Ferrero, la holding di caramelle e biscotti Cth Invest vale 3,25 mld (+9,9%)

Milano, 25 feb. (askanews) – Risultati in crescita nell’esercizio 2024-2025 per la holding belga Cth Invest, affiliata al gruppo Ferrero, che ha in pancia Ferrara e Nonni’s negli Stati Uniti, Fox’s e Burton’s Biscuits nel Regno Unito, Fine Biscuits Company in Europa e Michel et Augustin in Francia.

Il gruppo Cth Invest ha registrato “solide performance”, si legge in una nota, chiudendo l’esercizio finanziario 2024/2025 con un fatturato consolidato pari a 3,25 miliardi di euro, in crescita del 9,9% rispetto all’anno precedente. Il margine operativo lordo ha raggiunto gli 1,1 miliardi di euro, “riflettendo la solida base operativa del gruppo e l’efficacia delle sue strategie di sviluppo e gestione del portafoglio”. Il risultato operativo è stato pari a 102 milioni di euro, segnando un netto miglioramento rispetto all’anno precedente.

La piattaforma, sotto cui sono confluite le acquisizioni messe a segno negli ultimi anni nei mercati delle caramelle e dei biscotti da parte del gruppo Ferrero, che attualmente con le sue affiliate è il terzo operatore mondiale nel mercato della cioccolato confezionato e il secondo nella categoria dei biscotti dolci, al 31 agosto 2025 contava 28 stabilimenti produttivi distribuiti su quattro Continenti e una forza lavoro media globale di 14.004 dipendenti, esclusi i collaboratori di Cpk Group in Francia la cui acquisizione è stata perfezionata dopo la chiusura del bilancio.

La crescita è stata alimentata da una solida performance organica, sostenuta dall’innovazione di portafoglio e da acquisizioni strategiche. Questi risultati confermano il successo della visione imprenditoriale e della strategia del gruppo guidata dal suo Azionista ultimo, Giovanni Ferrero.

“Nel corso dell’esercizio abbiamo registrato una crescita solida, rafforzato la nostra leadership nelle categorie sugar e premium biscuits e ampliato la nostra presenza e offerta nei mercati chiave – ha dichiarato Guido Giannotta, amministratore di Cth Invest S.A – Nel luglio 2025 abbiamo annunciato l’acquisizione di Cpk Group in Francia, perfezionata nell’ottobre 2025 e che sarà riflessa nell’esercizio 2025/2026”.

“Le performance del gruppo Cth Invest evidenziano la solidità del gruppo in un contesto competitivo in forte evoluzione, dimostrando una resilienza finanziaria sostenuta da una forte capacità di generare liquidità e offrendo margini per continuare a investire in una crescita duratura – prosegue – Oltre alla crescita dei ricavi, abbiamo ampliato la capacità produttiva e la forza lavoro globale, rafforzando l’ambizione strategica e la visione di lungo periodo del gruppo”.

Export 2025 prosciutto San Daniele +6%. Bene Usa: dazi anticipano vendite

Export 2025 prosciutto San Daniele +6%. Bene Usa: dazi anticipano vendite

Milano, 24 feb. (askanews) – Nel 2025 il Prosciutto di San Daniele Dop rafforza la propria presenza sui mercati esteri registrando una crescita complessiva dell’export pari al 6%, per un totale di circa 460.000 prosciutti destinati all’estero. Un risultato, sottolineano dal Consorzio, che “conferma la solidità del prodotto oltre i confini nazionali e il progressivo rafforzamento del posizionamento nei mercati internazionali. Il totale del prodotto esportato, rispetto alle vendite complessive, è pari al 18%”.

Francia e Stati Uniti si confermano i principali sbocchi commerciali, rappresentando ciascuno il 23% del totale esportato. Seguono Germania con il 12%, Australia con il 10%, Svizzera e Belgio entrambe al 7%, quindi Austria al 4%. In particolare, il volume di crescita negli Stati Uniti segna un significativo +20%, mentre la Germania registra un +15%, dati che evidenziano il rafforzamento del prodotto in due dei principali mercati strategici. Dinamiche particolarmente positive si rilevano anche nel Regno Unito (+37% volume rispetto all’anno precedente) che riprende pienamente quote di mercato un tempo erose a causa della Brexit, mentre si consolida in nuovi mercati europei come Paesi Bassi (+49%) e Polonia (+83%) a testimonianza di un’espansione maggiore con ottime performance degli ultimi anni. Si registrano invece flessioni in Australia e in Brasile a causa di esportazioni altalenanti e contrazioni dei mercati locali.

La distribuzione geografica dell’export mostra oggi un equilibrio tra Unione Europea ed extra UE: il 52% delle esportazioni è destinato ai Paesi comunitari mentre il 48% raggiunge mercati al di fuori dell’Unione, quota in crescita di tre punti percentuali rispetto a cinque anni fa. Un dato che conferma il progressivo rafforzamento del Prosciutto di San Daniele Dop sui mercati internazionali più dinamici.

Dal punto di vista dei formati il 77% delle esportazioni riguarda prosciutti disossati mentre il 23% è rappresentato da confezioni in vaschetta. La prevalenza del disossato riflette le esigenze logistiche e distributive dei mercati esteri mentre il segmento del pre-affettato continua a rappresentare una componente significativa dell’offerta internazionale ready-to-go per il consumatore.

“La crescita registrata sui mercati esteri del 2025 conferma il valore e la riconoscibilità del Prosciutto di San Daniele Dop a livello internazionale – dichiara il presidente del Consorzio Nicola Martelli – Negli Usa il San Daniele registra andamenti molto positivi con una crescita del 20% rispetto all’anno precedente anche per il fatto che l’imposizione dei dazi statunitensi ha probabilmente anticipato le vendite prima che i dazi fossero applicati nel secondo semestre dell’anno. Tra i primi quattro principali Paesi di esportazione si trovano quindi i mercati tradizionali come Francia e Germania e mercati extra UE come Usa e Australia che dimostrano come il rafforzamento delle contrattazioni, anche nei Paesi terzi, rappresenti un segnale importante per la competitività del comparto e per la valorizzazione dell’eccellenza che il nostro prosciutto esprime”.

Arrivano i Quaderni di Agronetwork per imprese agroalimentari

Arrivano i Quaderni di Agronetwork per imprese agroalimentari

Roma, 24 feb. (askanews) – Agronetwork ha presentato alla Sala Stampa della Camera dei deputati l’iniziativa editoriale “Quaderni di Agronetwork” realizzata con Confagricoltura e in collaborazione con Rubbettino Editore. L’appuntamento si inserisce in un percorso più ampio volto a consolidare il dialogo tra imprese, ricerca e istituzioni, rafforzando il ruolo del sistema confederale nel presidio dei temi strategici per la competitività agroalimentare.

Il primo volume della collana, “Nuovi strumenti della finanza per le imprese agroalimentari”, nasce da una idea di Confagricoltura per dare continuità ai momenti di confronto promossi dall’associazione, trasformandoli in strumenti concreti per le nostre imprese. La pubblicazione raccoglie e approfondisce gli interventi dei relatori in occasione dell’evento ospitato lo scorso settembre a Palazzo della Valle. Il quaderno mette a disposizione analisi e prospettive su un tema decisivo per il settore: l’accesso alla finanza, anche alternativa, a sostegno dei processi di innovazione, degli investimenti per la crescita delle filiere produttive.

Alla presentazione sono intervenuti Sara Farnetti, presidente di Agronetwork, che ha richiamato l’importanza della stretta connessione fra salute e sostenibilità (One Health); Maria Chiara Gadda, capogruppo di Italia Viva in Commissione Agricoltura; Raffaele Nevi, portavoce nazionale di Forza Italia e segretario della Commissione Agricoltura; Marco Cerreto, capogruppo Fratelli d’Italia in Comagri; Antonella Forattini, capogruppo PD in Comagri.

“I Quaderni rappresentano una nuova tappa nel percorso di Agronetwork – ha detto Farnetti – Dopo anni di dialogo tra imprese, industria e istituzioni, sentivamo l’esigenza di uno strumento capace di offrire visione e proposte. Il settore agroalimentare è strategico per il Paese e richiede un approccio condiviso alle grandi trasformazioni in atto”.

Alberto Statti, componente della Giunta di Confagricoltura con delega al credito, ha ricordato l’iniziativa delle reti di impresa e l’evoluzione delle filiere agroindustriali, aggiungendo: “in uno scenario complesso come quello attuale è fondamentale per le aziende agricole investire in ricerca scientifica e innovazione per fronteggiare sfide sempre più impattanti, come ad esempio quella del cambiamento climatico. Non si può fare innovazione senza investimenti; per questo Confagricoltura prosegue il suo impegno nell’ambito finanziario e la sinergia con gli istituti di credito, per mettere a disposizione delle imprese strumenti innovativi e mirati che ne garantiscano la redditività e la competitività. La finanza deve diventare leva strategica, non solo supporto”.

Infine, Florindo Rubbettino, presidente di Rubbettino Editore, ha evidenziato l’esigenza di raccontare il settore primario accogliendo i Quaderni di Agronetwork come un’opportunità. A condurre l’incontro è stata Giulia Callini, segretario generale di Agronetwork e curatrice della pubblicazione, che ha annunciato i prossimi temi di approfondimento: il passaggio generazionale in agricoltura e il Made in Italy con la sua cultura alimentare da promuovere a livello globale.

Confagricoltura: parco Agrisolare misura da 3,15 mld complessivi

Confagricoltura: parco Agrisolare misura da 3,15 mld complessivi

Roma, 24 feb. (askanews) -Confagricoltura esprime viva soddisfazione per la pubblicazione del nuovo “Bando Agrisolare”, una misura che consentirà alle imprese agricole di abbattere i costi energetici senza sottrarre suolo alla produzione alimentare. L’iniziativa “Parco Agrisolare – spiega Confagricoltura in una nota – si è confermata un modello di successo, portando la Commissione europea a finanziare la misura a più riprese”.

Come sottolineato dal Masaf, la dotazione finanziaria ha subito una progressione significativa: dai 1,5 miliardi di euro iniziali si è passati a 2,3 miliardi dopo la prima rimodulazione, fino a raggiungere gli attuali 3,15 miliardi di euro grazie allo stanziamento di ulteriori 800 milioni di euro. Confagricoltura, tra i principali sostenitori del progetto sin dalla sua genesi, ringrazia il governo per la sua interlocuzione fondamentale con le istituzioni europee per ottenere l’accrescimento delle risorse lungo questo percorso.

Nello specifico, la misura finanzia l’installazione di pannelli fotovoltaici sulle coperture di fabbricati rurali, inclusi stalle, cantine, magazzini e serre, prevedendo un contributo a fondo perduto dell’80% su tutto il territorio nazionale. Oltre alla generazione di energia pulita, il bando sostiene interventi strutturali decisivi come la rimozione dell’amianto/eternit.