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Agea: in arrivo 26,6 mln alle imprese agricole della Liguria

Agea: in arrivo 26,6 mln alle imprese agricole della Liguria

Roma, 24 feb. (askanews) – Si è svolta oggi, presso gli uffici di Agea, una riunione operativa alla presenza del direttore Agea Fabio Vitale e dell’assessore all’Agricoltura della Regione Liguria, Alessandro Piana per imprimere un’accelerazione concreta al processo distributivo delle risorse, per finalizzare i pagamenti attesi dalle aziende agricole liguri. A seguito delle istruttorie che saranno realizzate dalla Regione Liguria, è stato definito un cronoprogramma preciso.

Per quanto riguarda le pratiche NO SIGC, 20 milioni di euro, la decretazione di pagamento è prevista entro la settimana in corso. Per le misure a superficie – SIGC – 6 milioni e 600mila euro, invece, una prima tranche pari al 50% sarà distribuita entro un mese. Un segnale importante che punta a garantire liquidità in tempi certi a un comparto strategico per il territorio.

Alla riunione hanno partecipato anche le associazioni dei coltivatori ed è emersa la disponibilità fattiva di Agea nel rafforzare ulteriormente il rapporto istituzionale con la Regione. L’assessore Piana, a margine dell’evento, ha spiegato: “desidero innanzitutto ringraziare il direttore Vitale, per la disponibilità, così come i tecnici della Regione e tutti i CAA delle associazioni rappresentative del mondo dell’agricoltura che hanno partecipato all’incontro. È stato un confronto costruttivo e orientato a trovare una soluzione definitiva. Oggi, a Roma, è stato raggiunto un accordo importante che ci consente di esprimere grande soddisfazione. Domani si chiude la procedura degli applicativi e ripartiranno immediatamente i pagamenti sia sulle misure strutturali che su alcune misure a superficie, per un importo complessivo di 25 milioni di euro nel prossimo mese di marzo. Per il restante della spesa abbiamo ottenuto la rassicurazione che il resto dei pagamenti verranno effettuati entro giugno 2026, con un cronoprogramma definito e tempi certi di liquidazione. Si tratta di risorse fondamentali per le nostre imprese agricole ed era importante dare certezze, liquidità e risposte concrete”.

Vitale ha sottolineao che la riunione di oggi “rappresenta un ulteriore e significativo passo in avanti nel consolidamento di una collaborazione interistituzionale e associativa sempre più solida. Il confronto diretto tra Agea, la Regione e le rappresentanze del mondo agricolo ci consente di fare sintesi delle rispettive sensibilità e competenze, trasformando le istanze del territorio in soluzioni concrete ed efficaci. Questo metodo di lavoro, fondato sul dialogo costante e sulla responsabilità condivisa, dimostra che è possibile superare le criticità e accelerare i processi decisionali”.

Coldiretti: bene nuovi 800 milioni per bando Agrisolare

Coldiretti: bene nuovi 800 milioni per bando Agrisolare

Roma, 24 feb. (askanews) – La disponibilità di nuovi 800 milioni per il bando agrisolare risponde alle nostre richieste ed è fondamentale per la crescita dell’agroalimentare italiano, aiutando le imprese ad abbattere i costi energetici senza sottrarre un metro quadro di suolo fertile. E’ quanto afferma la Coldiretti nell’esprimere soddisfazione per il via alla misura annunciato dal ministro dell’Agricoltura e della Sovranità alimentare Francesco Lollobrigida.

L’agrivoltaico sostenibile e sospeso da terra realizzato da agricoltori “è uno strumento cruciale per sostenere la transizione green”, spiega Coldiretti, perché è positivo per il reddito agricolo e per l’ambiente. Già con i primi bandi 27mila aziende agricole hanno potuto installare pannelli abbattendo i costi energetici.

Secondo uno studio di Coldiretti Giovani Impresa solo utilizzando i tetti di stalle, cascine, magazzini, fienili, laboratori di trasformazione e strutture agricole sarebbe possibile recuperare una superficie utile di 155 milioni di metri quadri di pannelli con la produzione di 28.400Gwh di energia solare, pari al consumo energetico complessivo annuo di una regione come il Veneto.

Con misure come il nuovo bando agrivoltaico l’agricoltura italiana può recitare un ruolo sempre più da protagonista e lo dimostrano i numeri: il 16% dell’energia rinnovabile consumata in Italia nasce già dai campi e dalle stalle, fornendo un contributo strategico al fabbisogno nazionale grazie all’impiego del fotovoltaico ma anche di biomasse, biogas, bioliquidi.

Coldiretti Lazio: bene delibera su origine prodotti agroalimentari

Coldiretti Lazio: bene delibera su origine prodotti agroalimentari

Roma, 24 feb. (askanews) – “E’ un importante passo avanti e un segnale di trasparenza e tutela. Un tema che rappresenta per noi la madre di tutte le battaglie”. Così il presidente di Coldiretti Lazio, David Granieri, sulla delibera della Giunta regionale del Lazio, che impegna la Regione ad attivarsi nelle sedi europee per una revisione sull’origine doganale dei prodotti agricoli e alimentari, con l’obiettivo di legare l’indicazione dell’origine al luogo effettivo di produzione e non all’ultima trasformazione.

“Ci battiamo da sempre per l’etichettatura obbligatoria – prosegue Granieri – e l’abolizione della regola dell’origine del codice doganale, che consente l’inganno dell’ultima trasformazione sostanziale, che consente ad un prodotto che italiano non è, di diventarlo. Questo genera confusione e rappresenta un rischio per la tutela della salute dei consumatori e il futuro delle aziende agricole, che per noi rappresentano due pilastri fondamentali”.

La delibera regionale punta, infatti, a promuovere tutte le azioni necessarie, anche attraverso interlocuzioni con il Comitato europeo delle Regioni e con gli europarlamentari eletti nella circoscrizione, per avviare la modifica della disciplina sull’origine del codice doganale. In particolare, attraverso la revisione dell’articolo 60 del Regolamento UE, con l’obiettivo di escludere i prodotti agricoli e alimentari del suo ambito di applicazione e di prevedere, come unico criterio di individuazione dell’origine, l’indicazione del luogo di provenienza secondo quanto stabilito dal Regolamento (UE) n. 1169/2011, così da garantire trasparenza e corretta informazione ai consumatori.

“Il consumatore ha diritto di essere informato – conclude Granieri – sulla provenienza dei prodotti che acquista. Non possiamo accettare che la sola ultima trasformazione diventi una scorciatoia. Difendere l’origine significa difendere qualità, lavoro, sicurezza e valore economico delle filiere”.

Confagri Bari-Bat: no a divieti ideologici sulla carne equina

Confagri Bari-Bat: no a divieti ideologici sulla carne equina

Roma, 24 feb. (askanews) – Confagricoltura Bari-BAT esprime forte preoccupazione in merito alle proposte di legge attualmente in discussione alla Commissione Agricoltura della Camera, volte a vietare l’allevamento e la macellazione degli equidi in Italia. L’organizzazione si schiera a difesa di una filiera storica che in Puglia non rappresenta solo un patrimonio culturale, ma un pilastro economico per centinaia di famiglie.

Secondo i dati del CREA, la Puglia si conferma tra i territori con i volumi produttivi più significativi, tra le 2.000 e le 2.200 tonnellate. Un eventuale divieto nazionale, spiega la confederazione agricola, non ne interromperebbe il consumo, ma costringerebbe il mercato a rivolgersi esclusivamente all’estero, sostituendo un prodotto locale controllato con carni d’importazione, di gran lunga meno salubri e meno controllate delle nostre.

Sul tema interviene Michele Lacenere, presidente della sezione zootecnica e benessere animale di Confagricoltura Bari-Bat e Vicepresidente di Confagricoltura Puglia: “al di là della preoccupazione per questa proposta di legge, che tale è e rimane per i lunghi tempi delle discussioni parlamentari che ne determineranno la bocciatura, vogliamo sottolineare come la miopia dei proponenti si soffermi sul divieto di allevamento e macellazione, ben sapendo di non poter opporre alcun divieto al consumo. La norma, quindi, non porterebbe certo alla riduzione dei consumi, ma solo a un aumento delle importazioni da paesi che, in molti casi, non hanno i nostri standard di qualità nella gestione del benessere degli animali, anche da reddito, allevati. Il risultato finale sarebbe paradossalmente peggiorativo, oltre che per l’intero sistema produttivo, per le specie equine interessate”.

Secondo Lacenere il dibattito rischia di diventare un’arma di distrazione di massa: “questa proposta corre il rischio di distogliere l’attenzione dai reali problemi della zootecnia pugliese che oggi vive una crisi profonda legata al crollo del prezzo del latte che accompagna gli ormai cronici problemi del settore”. Confagricoltura sottolinea come le difficoltà burocratiche, l’applicazione caotica delle normative ambientali e la complessa gestione dei Piani di Sviluppo Rurale (PSR Puglia) stiano portando molti operatori a chiedersi se valga la pena continuare.

“Oggi, così come è stato nei secoli, l’allevatore è una sentinella del territorio – conclude Lacenere – inasprire la situazione con divieti ideologici o ignorare i costi di produzione significa favorire lo spopolamento delle campagne, causa primaria del degrado ambientale”.

Coprob: stabilimento trasformazione in Veneto fermo per 2026

Coprob: stabilimento trasformazione in Veneto fermo per 2026

Roma, 24 feb. (askanews) – Alla luce della “progressiva ed ingente” riduzione delle superfici destinate alla coltivazione delle barbabietole da zucchero registrate fino ad oggi in tutto il bacino di approvvigionamento e nell’areale Veneto in particolare, passate dai 30mila ettari del 2024 a circa 19mila anche a causa di una costante incidenza degli effetti più deleteri dei mutamenti climatici sulle aree coltivate, Coprob Italia Zuccheri comunica la temporanea sospensione stagionale dell’impianto di trasformazione della barbabietola in zucchero di Pontelongo (Pd) per l’anno 2026.

Per i vertici si è trattato di “una decisione molto sofferta ma necessaria e frutto di analisi tecnico-economiche-finanziare approfondite da parte del Consiglio di Amministrazione, tra cui emergono come variabili negative la perdurante crisi del costo dello zucchero su scala europea ed extraeuropea, la drastica diminuzione dell’areale veneto coltivato a barbabietola e il costo ingente di manutenzione e mantenimento dell’impianto padovano; tutte concause negative economicamente non sostenibili che andrebbero a pesare gravemente sulla cooperativa e il suo futuro”.

In una nota Coprob ricorda anche che negli ultimi due anni, soprattutto nel Veneto, alla questione climatica si sono sommati i danni causati dai numerosi attacchi da parte delle specie infestanti e dalla contestuale impossibilità delle aziende agricole interessate ad impiegare principi attivi adeguati a difesa delle coltivazione “per rispettare la più che stringente normativa comunitaria oggi in vigore”.

L’effetto di tutti questi fattori ha “inevitabilmente portato ad un calo significativo delle rese per ettaro, all’aumento dei costi produttivi e alla minor reddittività per le imprese che, nonostante il contributo accoppiato di sostegno, si sono via via allontanate dalla coltura”. I quantitativi di barbabietola fin qui contrattati dai soci veneti saranno comunque ritirati e processati nell’impianto di Minerbio (Bo) garantendo lo stesso prezzo già fissato e mantenendo l’operatività dell’impianto della regione Emilia-Romagna, territorio in cui gli ettari contrattati già consentono ad oggi l’attività produttiva.

Coprob Italia Zuccheri spiega che proseguirà sulla strada della ricerca agronomica per ottenere colture più resilienti al cambiamento climatico e, a dimostrazione delle volontà dei soci di rilanciare non solo la filiera bieticola, ma anche l’impianto di Pontelongo, qui verrà mantenuto il sito di confezionamento dello zucchero e verrà ultimato il progetto di ammodernamento strutturale con il progetto PNRR da 3 milioni di euro”.

Per quanto riguarda la forza occupazionale dello stabilimento di Pontelongo, la Cooperativa “si impegna a gestire questa fase transitoria con il massimo senso di responsabilità, dialogando con le rappresentanze sindacali per identificare le migliori soluzioni a tutela dei lavoratori, valorizzandone le competenze anche attraverso le altre attività che proseguiranno nel sito”. —

Federbio: candidatura Martina a guida Fao scelta di valore

Federbio: candidatura Martina a guida Fao scelta di valore

Roma, 24 feb. (askanews) – La candidatura di Maurizio Martina alla Direzione generale della FAO, l’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Alimentazione e l’Agricoltura, appena annunciata dal vicepremier Antonio Tajani e dal ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida al Consiglio Agrifish a Bruxelles, rappresenta una “scelta di grande valore per l’Italia a livello internazionale”. Così in una nota Federbio.

Già ministro delle Politiche agricole alimentari e forestali e dal 2021 vicedirettore generale della Fao, Martina è una figura di comprovata esperienza internazionale con una visione strategica in linea con le sfide globali legate alla sicurezza alimentare, alla sostenibilità e alla transizione ecologica dei sistemi agricoli, che rafforzerebbe il peso e la credibilità dell’Italia in uno degli organismi chiave per le politiche agricole e alimentari mondiali.

“Il settore agroalimentare è chiamato ad affrontare emergenze e trasformazioni profonde che richiedono leadership solide, competenze tecniche e capacità di dialogo internazionale – ha sottolineato Maria Grazia Mammuccini, presidente di FederBio – La candidatura di Maurizio Martina incarna questi elementi e rappresenta un segnale importante per l’Italia. È una figura di grande spessore, competenza e capacità di visione in grado di affrontare in modo integrato le sfide complesse del sistema alimentare globale, a partire dal paradosso tra spreco e lotta alla fame e alla malnutrizione, ancora oggi drammaticamente diffuse nel mondo”.

Martina ha anche “dimostrato una particolare attenzione per l’agroecologia, la valorizzazione del biologico e i sistemi locali di produzione e consumo di cibo. Siamo convinti che la sua visione possa contribuire a rafforzare l’impegno della FAO verso sistemi agroalimentari più equi, resilienti e sostenibili”.

Lollobrigida: bene Comm. Ue su sospensione dazi fertilizzanti

Lollobrigida: bene Comm. Ue su sospensione dazi fertilizzanti

Roma, 24 feb. (askanews) – “La sospensione dei dazi sull’importazione dei fertilizzanti per un anno, proposta oggi dalla Commissione europea, è un risultato dell’Italia e del Governo guidato da Giorgia Meloni”. Lo dichiara in una nota il ministro dell’Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste, Francesco Lollobrigida.

“Una misura concreta – spiega – per sostenere la competitività delle imprese e consentire, secondo le stime di Bruxelles, un risparmio di circa 60 milioni di euro. Si tratta di una buona notizia, in linea con le richieste italiane, che contribuirà a ridurre la dipendenza dell’Unione europea da Mosca e Minsk e a rafforzare la competitività del comparto agricolo europeo”.

“Continueremo a lavorare – conclude il ministro – con determinazione perché l’Europa ascolti sempre di più le istanze del mondo agricolo e produttivo, superando scelte ideologiche che in passato hanno penalizzato le nostre imprese”.

Comm. Ue: sospendere per un anno dazi Npf su fertilizzanti

Comm. Ue: sospendere per un anno dazi Npf su fertilizzanti

Roma, 24 feb. (askanews) – La Commissione europea ha proposto oggi di sospendere, per un anno, i dazi della nazione più favorita (NPF) sulle importazioni di diversi fertilizzanti azotati essenziali e dei relativi input (ammoniaca, urea). La sospensione tariffaria sarà applicata a tutti i paesi, ad eccezione di Russia e Bielorussia, attraverso contingenti tariffari esenti da dazi.

La misura, si spiega in una nota, rafforzerà il settore agroalimentare dell’UE, riducendo i costi per gli agricoltori e l’industria dei fertilizzanti grazie a un risparmio stimato di 60 milioni di euro in dazi all’importazione. Faciliterà inoltre la riduzione della dipendenza dell’UE da Russia e Bielorussia e sosterrà la diversificazione dell’approvvigionamento, laddove le importazioni sono ancora necessarie per il settore agricolo e l’industria dei fertilizzanti dell’UE.

Eliminando i dazi NPF e aprendo nuove opportunità attraverso accordi commerciali, l’obiettivo principale della Commissione è sostenere i settori agroalimentare e dei fertilizzanti competitivi dell’UE, ricercando al contempo nuovi fornitori affidabili. La misura proposta “è attentamente calibrata sulle esigenze del mercato UE, attraverso l’istituzione di un sistema di quote. Le importazioni oltre tali quote saranno soggette ai dazi NPF standard”.

Nel dicembre 2025, la Commissione aveva già adottato misure a livello UE incentrate sui fertilizzanti. È stata introdotta un’eccezione alle regole di calcolo standard per ridurre l’impatto del Meccanismo di adeguamento del carbonio alla frontiera (CBAM) sui fertilizzanti, rendendoli l’unica merce a beneficiare di tale eccezione (utilizzo di un ricarico dell’1% anziché del 10%, con un aumento progressivo al 30% per tutti gli altri settori). E, nel contesto dell’attuazione del CBAM, la Commissione continua a monitorare attentamente il mercato.

Export Prosciutto San Daniele Dop +6%, cresce peso paesi extra Ue

Export Prosciutto San Daniele Dop +6%, cresce peso paesi extra Ue

Roma, 24 feb. (askanews) – Nel 2025 il Prosciutto di San Daniele DOP rafforza la propria presenza sui mercati esteri registrando una crescita complessiva dell’export pari al +6%, per un totale di circa 460.000 prosciutti destinati all’estero. Il totale del prodotto esportato, rispetto alle vendite complessive, è pari al 18%. Francia e Stati Uniti si confermano i principali sbocchi commerciali, rappresentando ciascuno il 23% del totale esportato. Seguono Germania con il 12%, Australia con il 10%, Svizzera e Belgio entrambe al 7%, quindi Austria al 4%. In particolare, il volume di crescita negli Stati Uniti segna un significativo +20%, mentre la Germania registra un +15%.

Dinamiche particolarmente positive, spiega i Consorzio in una nota, si rilevano anche nel Regno Unito (+37% volume rispetto all’anno precedente) che riprende pienamente quote di mercato un tempo erose a causa della Brexit, mentre si consolida in nuovi mercati europei come Paesi Bassi (+49%) e Polonia (+83%). Si registrano invece flessioni in Australia e in Brasile a causa di esportazioni altalenanti e contrazioni dei mercati locali.

La distribuzione geografica dell’export mostra oggi un equilibrio tra Unione Europea ed extra UE: il 52% delle esportazioni è destinato ai Paesi comunitari mentre il 48% raggiunge mercati al di fuori dell’Unione, quota in crescita di tre punti percentuali rispetto a cinque anni fa. Un dato che conferma il progressivo rafforzamento del Prosciutto di San Daniele DOP sui mercati internazionali più dinamici.

Dal punto di vista dei formati il 77% delle esportazioni riguarda prosciutti disossati mentre il 23% è rappresentato da confezioni in vaschetta. La prevalenza del disossato, aggiunge il Consorzio, riflette le esigenze logistiche e distributive dei mercati esteri mentre il segmento del pre-affettato continua a rappresentare una componente significativa dell’offerta internazionale ready-to-go per il consumatore.

“La crescita registrata sui mercati esteri del 2025 conferma il valore e la riconoscibilità del Prosciutto di San Daniele DOP a livello internazionale» – commenta il presidente del Consorzio Nicola Martelli – Negli Usa il San Daniele registra andamenti molto positivi con una crescita del 20% rispetto all’anno precedente anche per il fatto che l’imposizione dei dazi statunitensi ha probabilmente anticipato le vendite prima che i dazi fossero applicati nel secondo semestre dell’anno. Tra i primi quattro principali Paesi di esportazione si trovano quindi i mercati tradizionali come Francia e Germania e mercati extra UE come Usa e Australia che dimostrano come il rafforzamento delle contrattazioni, anche nei paesi terzi, rappresenti un segnale importante per la competitività del comparto”.

La Cooperativa sarda Arborea entra in Filiera italiana foraggi

La Cooperativa sarda Arborea entra in Filiera italiana foraggi

Roma, 24 feb. (askanews) – La Cooperativa produttori Arborea entra a far parte di Aifa, Filiera Italiana Foraggi. La cooperativa ha sede in Sardegna, ad Arborea in provincia di Oristano, ed è una realtà nata negli anni Cinquanta per rispondere a tutte le esigenze delle aziende agrozootecniche del territorio. Negli anni la Cooperativa è cresciuta, ha ampliato le sue competenze e a settembre dello scorso anno ha avviato i lavori per la realizzazione di un impianto di disidratazione di erba medica e foraggi.

Le prime prove dovrebbero iniziare a metà 2026 per poi partire con la produzione vera e propria a inizio 2027: a regime, le due linee del disidratatore produrranno 200ql/ora di foraggio.”Abbiamo deciso di associarci ad Aife perchè vogliamo dare un impulso deciso alla valorizzazione del foraggio disidratato della Sardegna – spiega Raffaela Sardo, responsabile della filiera foraggera della Cooperativa Produttori Arborea – e fornire agli allevatori di bovini e ovicaprini della nostra regione un alimento di qualità che sarà ottenuto non solo dal moderno impianto di disidratazione che stiamo realizzando, ma anche dalla possibilità di attingere al know how di Aife”.

“L’ingresso della Cooperativa Produttori Arborea rappresenta sicuramente un plus che arricchisce l’elenco delle aziende nostre associate estendendo la nostra presenza a ben 9 regioni italiane – dichiara il presidente di Aife Gian Luca Bagnara – La Sardegna racchiude un grande potenziale per la coltivazione dell’erba medica”.

Nei giorni scorsi “abbiamo presentato al Ministero dell’Agricoltura il nostro Progetto di Filiera che vede Aife capofila con tre aziende associate impegnate nella realizzazione di investimenti strutturali per i loro impianti di produzione – prosegue – Il progetto, triennale, è appena partito e si concluderà a inizio 2029. L’attività di ricerca potrà contare sul coinvolgimento scientifico e operativo del Crpa di Reggio Emilia, del Crea di Lodi; di Turtle, spin-off dell’Università di Bologna e di ABC, spin-off dell’Università di Torino”.

Gli obiettivi del progetto sono migliorare l’adattamento delle selezioni di erba medica ai cambiamenti climatici; valutare la qualità dei foraggi; valorizzare l’uso del foraggio essiccato nell’alimentazione delle bovine da latte e migliorare la sostenibilità della filiera del foraggio essiccato, valutando le opportunità di decarbonizzazione della fase industriale.

L’erba medica essiccata e disidratata in Italia proviene infatti dalla coltivazione di prati poliennali e si caratterizza per un primo taglio, primaverile, che rappresenta un terzo della produzione con un contenuto proteico compreso tra l’8 e il 10% e una fibra molto digeribile; i tagli estivi costituiscono invece gli altri due terzi della produzione nazionale e hanno un maggiore valore proteico tra il 18 e il 20%: due prodotti diversi ma con funzioni nutrizionali complementari.

“Vogliamo realizzare un modello produttivo stabile per tutte le aziende associate – sottolinea il direttore Riccardo Severi – Questo progetto, del valore di poco più di 400mila euro totalmente finanziato con i fondi del PRRN, costituisce una grande opportunità per il nostro settore”.