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Lotta frodi, da 14-08 94 segnalazioni anonime su piattaforma Agea

Lotta frodi, da 14-08 94 segnalazioni anonime su piattaforma Agea

Roma, 23 feb. (askanews) – A sei mesi dal lancio della piattaforma di segnalazioni anonime, Agea presenta i primi risultati di uno strumento che rafforzare il contrasto alle frodi in agricoltura e nella tutela dei fondi della Politica Agricola Comune. Infatti, attraverso il portale dedicato, dal 14 agosto ad oggi, sono pervenute 94 segnalazioni anonime.

L’analisi delle segnalazioni lavorabili, spiega Agea, evidenzia un sistema che non si limita a raccogliere informazioni, ma che attiva processi concreti di verifica e controllo: 60 segnalazioni hanno già dato avvio a un’attività istruttoria, 8 sono attualmente sospese in attesa di ulteriori riscontri, 4 si sono concluse con esito positivo e 11 con esito negativo, a conferma di un approccio rigoroso e selettivo garantito dalla piena operatività nazionale della piattaforma con totale anonimato del segnalante.

Tra i principali ambiti segnalati emergono pratiche che incidono direttamente sulla corretta gestione delle risorse pubbliche: mancato rispetto degli obblighi ambientali previsti dalla condizionalità rafforzata della PAC, irregolarità nella gestione dei titoli di conduzione, assenza di attività agricola su superfici richieste a contributo, mancata attuazione degli impegni legati all’agricoltura biologica sia per le colture sia per i pascoli e difetti dei requisiti per il possesso della prevalenza dell’attività agricola relativa all’imprenditore.

La procedura consente l’invio anonimo e sicuro di segnalazioni di potenziali irregolarità e frodi. Le informazioni ricevute vengono analizzate dall’Ufficio Antifrode di Agea attraverso un’accurata istruttoria, in condivisione con l’Organismo Pagatore competente e, dove necessario, con le Autorità di Polizia Giudiziaria. Solo a seguito dell’individuazione di un concreto fumus fraudolento si avvia il procedimento amministrativo di recupero delle somme indebitamente percepite e la trasmissione degli elementi utili alle autorità competenti per la valutazione di eventuali profili penalmente rilevanti.

Il singolo caso segnalato viene poi studiato da Agea per individuare il fenomeno e valutarne l’impatto su tutto il territorio nazionale.

Divulga: in Cina il 45% delle scorte mondiali di grano

Divulga: in Cina il 45% delle scorte mondiali di grano

Milano, 23 feb. (askanews) – La Cina, con circa 151 milioni di tonnellate, detiene il 45% delle scorte mondiali di grano. È quanto emerge dal focus del Centro studi Divulga “Guerra e grano” elaborato in occasione del quarto anniversario dall’inizio del conflitto. Il gigante asiatico ha registrato una crescita negli ultimi 10 anni del 141%, passando da 62,7 milioni di tonnellate del 2014/15 (al tempo pari al 28% delle scorte mondiali) a 151 milioni di tonnellate previste per il 2025/26 (45% del totale).

Rispetto a prima della guerra, invece, la Russia ha più che raddoppiato i propri stock di grano, mantenendoli stabilmente sopra i 20 milioni di tonnellate. In termini relativi, la Russia deteneva tra il 3-5% delle scorte mondiale nel periodo prebellico (dal 2014/15 al 2021/22), mentre negli ultimi anni la propria quota oscilla tra il 7% e il 9%, registrando una crescita di circa il 200% negli ultimi 10 anni (circa 24,5 milioni di tonnellate nel 2025/26).

Nell’Ue i livelli di scorte di grano mostrano invece una tendenza abbastanza ciclica. In questi 4 anni di conflitto gli stock si sono attestati in un range molto variabile compreso tra un minimo di 8,6 milioni di tonnellate del 2024/25 e il record di 20,3 milioni di tonnellate del 2022/23, che corrisponde al primo anno di guerra.

Un andamento ciclico analogo si registra anche da parte di Stati Uniti e India, con la differenza che questi Paesi hanno aumentato i propri quantitativi dall’inizio della guerra (+63% sul 2022/23 per gli Stati uniti e +19% per l’India), mentre l’Ue mostra al contrario una preoccupante contrazione del 37%, confermando il progressivo indebolimento del proprio peso (meno del 5% delle scorte mondiali) in un contesto di crescenti tensioni geopolitiche.

Divulga: da Russia 16% export mondiale di grano ma Kiev resiste grazie a Ue

Divulga: da Russia 16% export mondiale di grano ma Kiev resiste grazie a Ue

Milano, 23 feb. (askanews) – In questi quattro anni di guerra la Russia ha consolidato il primato delle esportazioni mondiali di grano, pari al 16% del totale export mondiale, ma l’Ucraina, grazie soprattutto all’Unione Europea, non crolla. È quanto emerge dal focus del Centro Studi Divulga “Guerra e grano” elaborato in occasione del quarto anniversario dall’inizio del conflitto.

Dal giorno dell’invasione, le esportazioni mondiali di grano, soprattutto duro, della Russia sono aumentate in Paesi come Kazakhstan (+303%), Arabia Saudita (+1.758%), Pakistan (+315%), Kenya (+115%), Brasile (+732%), Cina (+190%), Turchia (+22%), a testimonianza di come sia profondamente cambiata la geografia degli approvvigionamenti e sia cresciuta l’influenza di Mosca soprattutto in Africa e Asia.

La Turchia rappresenta il secondo bacino del governo russo con 4,8 milioni di tonnellate, subito dopo l’Egitto (8,5 milioni di ton) e prima dell’Arabia Saudita (2 milioni di ton).

L’Unione Europea, in questi quattro anni, dopo un’impennata nel primo biennio del conflitto, ha visto praticamente azzerarsi gli arrivi diretti da Mosca. Tuttavia, secondo l’analisi del Centro studi Divulga, è probabile che alcuni tra i Paesi che hanno maggiormente beneficiato del grano russo, come Turchia e Kazakhstan, siano stati in realtà utilizzati come porti di triangolazione per l’arrivo nel continente europeo del prodotto russo. Gli arrivi di grano in Europa da Turchia e Kazakhstan, infatti, sono rispettivamente aumentati del +601% e del +85% rispetto alla media dei cinque anni precedenti l’inizio del conflitto.

Proprio l’Unione Europea ha rappresentato invece l’ancora di salvezza per la tenuta delle esportazioni dell’Ucraina. In questi anni di guerra, infatti, l’export da Kiev verso l’Unione Europea di grano, soprattutto tenero, ha visto un incremento del +386% rispetto al periodo pre-bellico con una media annua che passa da meno di un milione di tonnellate prima dello scoppio del conflitto a oltre 4,4 milioni di tonnellate nei 4 anni di guerra. Grazie soprattutto ai corridoi di solidarietà sono quindi arrivate nei Paesi europei ingenti quantità di prodotto che hanno consentito all’Ucraina di non perdere posizioni nel mercato mondiale. La pressione del grano ucraino ha però indebolito il mercato interno e spinto l’Ue a riattivare i dazi commerciali al superamento dei contingenti concordati.

Coldiretti bio: eccesso burocrazia pesa su record del bio italiano

Coldiretti bio: eccesso burocrazia pesa su record del bio italiano

Roma, 23 feb. (askanews) – Sui record del biologico italiano pesa la minaccia dell’eccesso di burocrazia che colpisce le imprese agricole bio, costrette a un surplus di adempimenti che sono superiori fino al 30% rispetto all’agricoltura tradizionale, già peraltro più che vessata dalle “carte”. E’ la denuncia di Coldiretti Bio in occasione del convegno inaugurale del Sana, con la presenza del vicepresidente nazionale di Coldiretti, David Granieri, e della presidente di Coldiretti Bio, Maria Letizia Gardoni.

Secondo un’indagine del Crea l’eccessiva burocrazia è la causa dell’abbandono della produzione biologica in ben otto casi su dieci. L’aggravio di oneri amministrativi e le complicazioni ad essi legata, spesso prive di senso, pesa soprattutto sulle aziende di piccole e medie dimensioni – spiega Coldiretti Bio – inducendole a rinunciare alla certificazione. Da qui la richiesta di Coldiretti di procedere a una semplificazione del quadro normativo per il settore, dove gli obiettivi europei di snellimento, anche nell’ultima proposta di revisione del regolamento europeo, sono rimasti ancora una volta sulla carta.

Ridurre la burocrazia significa – spiega Coldiretti Bio – difendere i record del biologico italiano che vanta la leadership Ue grazie alle 84mila aziende agricole attive sul territorio nazionale, più del doppio della Germania e un terzo in più della Francia. Quasi un campo su cinque in Italia (19%) è coltivato con metodo bio, ma in diverse regioni la percentuale sale addirittura oltre il 25%, tanto da aver raggiunto con quattro anni di anticipo gli obiettivi fissati dalla Ue nell’ambito della strategia Farm to Fork. L’Italia è anche il primo paese europeo produttore di cereali, ortaggi, frutta e olivo biologici.

Un’ulteriore opportunità di sviluppo del settore può sicuramente venire dal nuovo marchio del biologico italiano, recentemente approvato in conferenza Stato Regioni. Uno strumento importante per aiutare i consumatori a compiere scelte più consapevoli e valorizzare il lavoro della filiera agricola Made in Italy, anche rispetto a un trend che nel 2024 ha visto un aumento delle importazioni di prodotti biologici dall’estero, cresciute del 7,1% rispetto all’anno precedente.

“Consolidare le filiere agricole di prodotto biologico italiano, attraverso i contratti di filiera, e la sempre maggiore presenza di prodotti biologici nei mercati di Campagna amica sono gli strumenti che stiamo mettendo in campo per favorire la conoscenza e la valorizzazione del bio italiano – sottolinea la presidente di Coldiretti Bio, Maria Letizia Gardoni -, con l’obiettivo di sviluppare ulteriormente il consumo interno di questa eccellenza del nostro agroalimentare”.

Nuovo accordo Banca Mps-Parmigiano Reggiano su pegno rotativo

Nuovo accordo Banca Mps-Parmigiano Reggiano su pegno rotativo

Roma, 23 feb. (askanews) – Banca Monte dei Paschi di Siena e il Consorzio del Formaggio Parmigiano Reggiano hanno sottoscritto un nuovo protocollo di intesa per rafforzare gli strumenti di accesso al credito delle imprese del comparto. L’accordo introduce un modello strutturato di verifica, attestazione e valorizzazione delle forme di Parmigiano Reggiano DOP destinato alla costituzione del pegno rotativo a garanzia dei finanziamenti bancari. Il protocollo definisce, in modo puntuale, le attività di controllo quali-quantitativo, la procedura di attestazione delle partite di prodotto e le modalità di collaborazione tra Banca, Consorzio e consorziati, assicurando standard omogenei, trasparenza dei costi e maggior tutela, sia per gli operatori che per il sistema creditizio.

Grazie al nuovo processo previsto dall’accordo, Banca MPS potrà velocizzare le istruttorie creditizie e creare un meccanismo virtuoso di condivisione delle informazioni, volto a rafforzare l’assistenza finanziaria fornita ai consorziati.

Il Consorzio si impegna a effettuare, tramite personale ispettivo, verifiche documentali e fisiche sulle forme oggetto di pegno, rilasciando attestazioni necessarie alla costituzione, integrazione o sostituzione delle partite costituite in garanzia. Tra le attività incluse, vi è la verifica della corrispondenza tra forme, registri e codici identificativi; la valutazione economica delle giacenze sulla base dei listini della Camera di Commercio di Parma; il rilascio di attestazioni periodiche in occasione dei controlli di qualità delle forme di Parmigiano Reggiano DOP previsti dal disciplinare; la trasmissione alla Banca di attestazioni e verbali di ispezione, compresi i casi di difformità.

L’accordo è stato sottoscritto a Suzzara (MN), zona del Parmigiano Reggiano DOP, presso la sede operativa dei Magazzini Generali Fiduciari di Mantova SpA, la società del Gruppo Montepaschi specializzata nell’offerta di stagionatura e conservazione del formaggio a pasta dura. Per Nicola Bertinelli, presidente del Consorzio del Parmigiano Reggiano, “in anni caratterizzati dalle incognite legate alle incertezze macroeconomiche, questa è un’ottima opportunità di sviluppo per offrire alle nostre aziende l’accesso al credito e garantire liquidità durante la fase di stagionatura della nostra Dop. L’obiettivo è rafforzare la solidità delle aziende, sostenendone la crescita e la competitività”.

Dal 22 al 24 maggio la nuova edizione di Distinti Salumi a Cagli

Dal 22 al 24 maggio la nuova edizione di Distinti Salumi a Cagli

Roma, 23 feb. (askanews) – Torna a Cagli dal 22 al 24 maggio Distinti Salumi, la manifestazione dedicata alla norcineria artigianale di qualità, presentata domenica 22 febbraio alla Slow Wine Fair 2026 a BolognaFiere in concomitanza con SANA Food.

La manifestazione è realizzata in collaborazione con Slow Food Italia e Slow Food Marche, con il patrocinio della Regione Marche e dell’Unione Montana del Catria e Nerone e riunisce nel centro storico della città la migliore norcineria artigianale italiana. “Siamo orgogliosi di annunciare che la nostra città tornerà ad accogliere Distinti Salumi, una manifestazione di grande prestigio che celebra l’arte norcina e la cultura del buon cibo — ha dichiarato il sindaco di Cagli, Alberto Alessandri – Per tre giorni il centro storico si trasformerà in un vero palcoscenico dell’eccellenza gastronomica, animato da degustazioni, incontri, percorsi didattici e iniziative culturali capaci di raccontare un territorio attraverso i suoi sapori più autentici”.

“Come Regione Marche crediamo fortemente nel gioco di squadra come strumento per valorizzare le eccellenze del nostro territorio, un patrimonio prezioso che va custodito e salvaguardato – sottolinea Francesca Pantaloni, assessore al Bilancio della Regione Marche – In questo percorso è significativa la sinergia con Slow Food e con la città di Cagli: insieme dimostriamo come istituzioni, associazioni e comunità locali possano lavorare fianco a fianco per promuovere produzioni di qualità, sostenibili e profondamente radicate nella nostra storia. Le Marche custodiscono una grande ricchezza, legata al paesaggio e alle eccellenze tramandate di generazione in generazione, che abbiamo il dovere di preservare”.

Cia: su Pac serve posizione netta su risorse e governance

Cia: su Pac serve posizione netta su risorse e governance

Roma, 23 feb. (askanews) – Serve una posizione netta su risorse, governance e vincoli di destinazione dei fondi nell’ambito del Qfp 2028-2034. Contro il declino minacciato dal Fondo unico, si converga con forza affinché le disposizioni relative alla Pac post 2027 abbiano almeno un regolamento specifico e non vengano disperse in quello dei Piani di partenariato (Nrpp). Così il presidente nazionale di Cia-Agricoltori Italiani, Cristiano Fini, in vista del Consiglio Agrifish e Affari Generali, al via oggi, e mentre parte il countdown per salvare le sorti di tutta l’agricoltura europea.

+”La riforma della Pac sta entrando nella fase cruciale del negoziato Ue ed è fondamentale che le prossime decisioni garantiscano agli agricoltori una prospettiva di stabilità, semplificazione e, soprattutto, certezza giuridica – fa sapere il presidente nazionale di Cia, Fini al ministro dell’agricoltura, Lollobrigida, e al ministro per gli affari europei, Foti – Rivendichiamo con orgoglio l’aver scongiurato l’ipotesi di tagli lineari al bilancio Pac, oltre il 20%, e di aver ottenuto un incremento di circa un miliardo di euro per l’agricoltura nazionale rispetto alla programmazione attuale, ma la partita resta ancora aperta”.

Ancora in mobilitazione, quindi, come nelle manifestazioni di Bruxelles e Strasburgo, Cia punta i riflettori sull’architettura della Pac e sulle criticità insite nei Piani di partenariato nazionale e regionale: allocazione non ideale per la politica agricola, “aprirebbe la strada a distorsioni della concorrenza nel Mercato Unico e a una perdita della visione strategica europea. Inoltre, invece di semplificare, questa frammentazione -chiosa Fini- rischia di generare una burocrazia eccessiva per le autorità nazionali e per i beneficiari”.

Imperativo per Cia intervenire sulla specificità dei testi legislativi. In sostanza no al Regolamento Nrpp, sì ai Regolamenti settoriali Pac e Ocm. Resta la complessità, ma si potrà contribuire – secondo Cia – a preservare la coerenza del quadro normativo e la competenza in capo ai ministri dell’Agricoltura.

Poi l’affondo sulle promesse della von der Leyen: “occorre garantire maggiore chiarezza e certezza giuridica affinché la quota del 10% del target rurale sia, effettivamente, vincolata al settore agricolo – conclude Fini – e che eventuali margini di flessibilità per l’utilizzo dei fondi non allocati siano destinati prioritariamente agli agricoltori. Queste sono le nostre priorità negoziali. L’Italia non arretri, difenda con determinazione un pilastro essenziale per la sicurezza alimentare e la vitalità delle aree rurali”.

Riso, a gennaio ribassi su ogni varietà per più import extra Ue

Riso, a gennaio ribassi su ogni varietà per più import extra Ue

Roma, 20 feb. (askanews) – Sul mercato italiano a gennaio si sono registrati ribassi su tutte le principali varietà di riso, protrattisi anche nelle prime settimane di febbraio, alimentati da una maggiore disponibilità di riso proveniente da importazioni extra UE molto sostenute per tutte le tipologie. Al 13 febbraio si è registrato un aumento di importazioni del +973% per il Tondo, +146% il Lungo A + Medio e +11% il Lungo B rispetto alla scorsa campagna. Inoltre, c’è una domanda di risone rallentata, con un -8% totale trasferito al 10 febbraio rispetto alla scorsa campagna, con rallentamenti in particolare sul Lungo B.

Sono le analisi di Aretè che sottolinea come sul listino di Milano a gennaio si siano registrati ribassi del -2,9% per l’Arborio, -4,8% per il Carnaroli, -2,8% per il Lungo B, -1,3% per l’Originario. Ente Risi ha pubblicato il risultato del primo sondaggio semine per il 2026/27, indicando una contrazione delle aree dello 0,29%.

Sebbene le superfici nel complesso siano previste sostanzialmente stabili, ci sono forti variazioni sulle singole tipologie: le aree di Lungo A + Medio sono previste in calo del 10% (con recuperi, intragruppo, per Arborio e Carnaroli e riduzioni per le varietà Loto, Baldo e Roma), mentre le aree per il Lungo B, maggiormente impattato dalle importazioni asiatiche, sono previste diminuire quasi del 18%, ai minimi da 10 campagne. Tuttavia, questi cali sono quasi interamente compensati dalle semine di Tondo, che sono previste in aumento, su dei massimi storici, del 36%, incentivate da prezzi sostenuti.

Uniceb: filiera equina è controllata e parte tradizione italiana

Uniceb: filiera equina è controllata e parte tradizione italiana

Roma, 20 feb. (askanews) – “Rispettiamo pienamente la sensibilità di chi considera il cavallo un animale d’affezione. Allo stesso tempo, in Italia opera una filiera equina regolamentata e sottoposta a rigorosi controlli europei e nazionali, che garantisce benessere animale, tracciabilità e sicurezza alimentare. Ma un divieto nazionale rischierebbe di generare effetti controproducenti: perdita di un comparto produttivo regolato, difficoltà nella gestione degli equidi a fine carriera e aumento delle importazioni dall’estero”: così in una nota Uniceb-Confcommercio, Unione italiana filiera delle carni, interviene nel dibattito sulle proposte di legge che mirano a vietare in Italia la macellazione e il consumo di carne equina, richiamando l’importanza economica, culturale e tradizionale del comparto.

Per Uniceb il confronto “deve essere basato su dati e responsabilità, non su contrapposizioni. La filiera è disponibile a collaborare per rafforzare ulteriormente controlli e standard, senza ricorrere a divieti assoluti che limiterebbero la libertà di scelta dei consumatori e comprometterebbero un settore economico storico del nostro Paese”.

Il settore infatti coinvolge numerose piccole e medie imprese e rappresenta una nicchia gastronomica storica, radicata in molte tradizioni regionali. “Alcune preparazioni – conclude Uniceb – come gli sfilacci padovani, i pezzetti salentini, le polpette pugliesi e il caval pist parmense, sono riconosciute dal Masaf come prodotti agroalimentari tradizionali”.

Coprob: zucchero, bene massimale più alto aiuto accoppiato

Coprob: zucchero, bene massimale più alto aiuto accoppiato

Roma, 20 feb. (askanews) – La modifica del massimale al piano strategico contenuto nella PAC 2023-2027 contribuisce in modo fattivo all’innalzamento del massimale sull’aiuto accoppiato alla coltivazione di barbabietola, che passa da 724 euro per ettaro medio considerato a 1055 euro. Una decisione che “consente ad una filiera strategica di guadagnare un rilevante beneficio destinato all’azienda agricola che oggi vive fasi di sofferenza”. Così in una nota il presidente di Coprob Italia Zuccheri Luigi Maccaferri, che saluta positivamente il provvedimento che porta il contributo da 724 a 1055 euro: “ringrazio il ministro Lollobrigida e auspico un percorso condiviso per il rilancio strategico dell’unica filiera nazionale che produce zucchero italiano 100%”, spiega.

Coprob Italia Zuccheri rappresenta l’intera filiera bieticolo saccarifera italian alla base della produzione nazionale di zucchero italiano 100%. Il comparto oggi soffre sia per la scarsità produttiva causata perlopiù delle ripercussioni più negative degli effetti del cambiamento climatico in atto, sia per l’impossibilità di poter impiegare molecole come principi attivi in grado di difendere le proprie colture: negli ultimi 20 anni, a livello comunitario sono stati eliminati ben 33 principi attivi che permettevano la difesa della barbabietola. E questo scenario, somma di diversi fattori, ha contribuito notevolmente ad incrementare i costi di coltivazione, incidendo così sulla redditività del singolo produttore.

“Oggi questa decisione pragmatica, va a sostegno reale della filiera consentendo di poter beneficiare del plafond messo a disposizione per questo piano che guarda al futuro – ha detto Maccaferri – una tappa rilevante che non risolverà tutte le criticità, ma che rappresenta un segnale tangibile e importante e può essere un passo significativo verso un percorso condiviso di mantenimento e rilancio della stessa filiera bieticolo saccarifera e delle sue capacità produttive. Vogliamo caparbiamente ritrovare la competitività che meritiamo anche in un contesto europeo di crisi come quello in cui stiamo vivendo”.