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Olio extravergine terzo simbolo Italia a tavola dopo pasta e pizza

Olio extravergine terzo simbolo Italia a tavola dopo pasta e pizza

Roma, 19 feb. (askanews) – Secondo i consumatori italiani, fotografati nella nuova Consumer survey di Nomisma per SOL Expo anticipata oggi nel corso della presentazione dell’edizione 2026 del Salone di Veronafiere, l’olio extravergine di oliva italiano è il terzo prodotto più rappresentativo della tavola tricolore dopo pasta e pizza, e un gradino sopra il vino. E’ stato votato da un intervistato su due ed è un ingrediente irrinunciabile nella tavola degli italiani, presente nel 96% dei carrelli della spesa e sempre più associato ad un’alimentazione di qualità, territoriale e salutistica.

Il profilo del consumatore più assiduo è quello di un (leggermente più frequentemente una) acquirente over 45, con figli, residente al Sud e con uno stile di vita che combina attenzione a sostenibilità, ricerca edonistica del piacere e una dimensione urbana e di legame con il territorio. A influenzare l’acquisto è soprattutto l’origine, molto importante per più della metà degli intervistati, con particolare attenzione alla presenza di marchi a denominazione d’origine e con crescente attenzione alle proprietà benefiche per l’organismo.

“L’olio Evo è già considerato un superalimento naturale – spiega Evita Gandini, Head of Market Insight di Nomisma -, ma ben 6 consumatori su 10 vorrebbero avere più informazioni e l’83% si dichiara più incentivato all’acquisto dopo averne appreso i benefici per la salute. Si tratta di dati che, affiancati alla conoscenza ancora marginale delle caratteristiche di sostenibilità della filiera, evidenziano margini di miglioramento in termini di posizionamento del prodotto. A questo si somma un crescente interesse per l’experience in ristorazione o sui territori vocati, con il 45% degli italiani pronti a valutare proposte di oleoturismo”.

Secondo il campione intervistato, un ruolo importante può essere svolto dalla ristorazione: per il 49% dei consumatori le storie e le informazioni sul produttore, sul processo o sugli abbinamenti influenzano le scelte di olio EVO, e per il 34% l’esperienza al ristorante influenza anche le scelte al supermercato.

Federcaccia: Pdl su carne equina nuovo attacco alla ruralità

Federcaccia: Pdl su carne equina nuovo attacco alla ruralità

Roma, 19 feb. (askanews) -“Dopo il coniglio è adesso il cavallo a essere portato all’attenzione degli italiani come nuovo animale da affezione, proibendone e sanzionandone il consumo. Il metodo è il consueto: fare leva sull’emotività per sferrare l’ennesimo attacco alla ruralità e alle sue tradizioni”: così il presidente nazionale di Federcaccia, Massimo Buconi, commenta la notizia che il Parlamento affronterà l’esame della proposta di legge “Norme per la tutela degli equini e loro riconoscimento come animali di affezione”, presentata da Michela Vittoria Brambilla (Noi Moderati), presidente della LIDAA. La proposta ha iniziato il suo iter in Commissione Agricoltura della Camera e a questa si sono aggiunte le proposte a firma di Susanna Cherchi del Movimento Cinque Stelle e di Luna Zanella di Avs. Una norma che, se approvata, equiparerebbe cavalli, asini e muli a cani e gatti, vietandone di fatto l’uso produttivo e il consumo alimentare.

“Sebbene il cavallo non sia ovviamente una specie cacciabile e quindi non rientri direttamente negli interessi venatori”, Federcaccia in una nota sottolinea che “il cavallo è il fulcro di un patrimonio storico e folkloristico inestimabile, che va dalle grandi manifestazioni popolari come il Palio di Siena, da sempre sotto attacco degli animalisti, alle tradizioni gastronomiche locali che caratterizzano intere regioni d’Italia, dalla Lombardia, al Veneto alla Puglia. Trasformare per legge il cavallo o uno dei suoi ‘cugini’ in un ‘membro del salotto di casa’ significa recidere il legame millenario tra l’uomo, l’animale e la terra”.

Nonostante la proposta di legge preveda facilitazioni per la transizione degli allevamenti verso altre forme di impiego, il danno al settore produttivo appare inevitabile. “Senza la filiera zootecnica e il valore economico legato all’allevamento – sottolinea Buconi – verrebbe meno l’interesse stesso a far nascere e crescere questi animali. Il paradosso è servito: nel nome di una tutela ideologica, il cavallo finirebbe per diventare un animale raro, un bene di lusso che pochissimi potrebbero permettersi di mantenere, scomparendo dalle nostre campagne e dal vissuto quotidiano della gente comune. Aprendo perdipiù le porte a un consumo delle sue carni importate da Paesi con standard di sicurezza e attenzione inferiori ai nostri o peggio, clandestine”.

“L’auspicio che questa proposta di legge rimanga soltanto l’ennesima forzatura ideologica di una parte che, malgrado le affermazioni propagandistiche, rimane decisamente minoritaria fra gli italiani e i loro rappresentanti parlamentari, non è in questo caso certo una difesa di categoria, ma una chiara e per noi sacrosanta tutela dell’identità rurale e della biodiversità zootecnica italiana”, conclude il presidente di Federcaccia.

Dl Bollette, Confagri: Parlamento intervenga a tutela aziende

Dl Bollette, Confagri: Parlamento intervenga a tutela aziende

Roma, 19 feb. (askanews) – Confagricoltura chiede “fin d’ora” al Parlamento un impegno a rivedere il Decreto-legge Bollette approvato dal Consiglio dei ministri ed evitare così la chiusura di centinaia di impianti, compromettendo la tenuta di migliaia di aziende agrozootecniche e agroforestali che conferiscono prodotti e residui.

Il testo approvato dal CdM, per la confederazione agricola “pur essendo uno strumento atteso da famiglie e imprese per la riduzione dei costi dell’energia, mette a rischio infatti la tenuta delle aziende agricole che hanno investito in questi anni nelle rinnovabili dando un contributo importante alla transizione ecologica del Paese”.

“L’intento di diminuire i costi energetici alle imprese utilizzatrici nei prossimi tre anni sicuramente è apprezzabile, – afferma Confagricoltura – ma vanno valutati in modo dettagliato gli effetti delle misure previste per i produttori di energia rinnovabile”.

Dl Bollette, Coldiretti: rivedere norma sul biogas

Dl Bollette, Coldiretti: rivedere norma sul biogas

Roma, 19 feb. (askanews) – Se alleggerire gli oneri per famiglie e imprese è un obiettivo assolutamente condivisibile, il testo del Dl Bollette varato dal CdM rappresenta purtroppo un’occasione persa per ridurre la dipendenza energetica dall’estero, con il rischio di pesanti contraccolpi per la produzione nazionale di biogas, legati alla drastica riduzione dei Prezzi Minimi Garantiti. E’ il commento della Coldiretti all’approvazione di ieri del decreto legge da parte del Consiglio dei Ministri.

Coldiretti lavorerà quindi nel passaggio parlamentare del decreto per ottenere risposte certe sul futuro della sostenibilità del mondo agricolo, che passa anche attraverso lo sviluppo delle energie rinnovabili e il pieno riconoscimento del ruolo strategico delle agroenergie. È necessario correggere misure che finiscono per penalizzare proprio quei settori che hanno investito nella transizione ecologica e nella sicurezza energetica del Paese.

La sostenibilità deve essere insieme ambientale ed economica, afferma Coldiretti e senza la seconda si perde inevitabilmente anche la prima. Mettere in difficoltà le imprese che producono energia rinnovabile significa mettere a rischio posti di lavoro, investimenti e la stessa capacità del sistema agricolo di contribuire alla decarbonizzazione e all’autonomia energetica nazionale.

Coldiretti ribadisce che i Prezzi Minimi Garantiti “non sono privilegi né sussidi, ma uno strumento essenziale per assicurare la sostenibilità degli impianti di biogas agricolo, la corretta gestione degli effluenti zootecnici e il consolidamento della filiera del biometano, che contribuisce agli obiettivi di decarbonizzazione e all’autosufficienza energetica del Paese. Misure che incidono in modo marginale sugli oneri generali, a fronte di benefici ambientali, economici e sociali rilevanti per l’intera collettività”.

Per questo Coldiretti auspica che in sede di conversione in legge vengano introdotti i correttivi necessari per tutelare la continuità produttiva, salvaguardare l’occupazione e riconoscere alle imprese agricole il ruolo centrale nella sicurezza energetica e ambientale nazionale.

Fipe e Quandoo insieme per promuovere prenotazioni on line

Fipe e Quandoo insieme per promuovere prenotazioni on line

Roma, 19 feb. (askanews) – Fipe-Confcommercio, la Federazione Italiana Pubblici Esercizi, ha stipulato un accordo con Quandoo, piattaforma facilmente integrabile nella gestione quotidiana del locale, che consente a quasi 6.000 ristoranti in Italia e oltre 17.000 nel mondo di ricevere e gestire prenotazioni online. Grazie all’accordo, sottoscritto dal presidente della Federazione Lino Enrico Stoppani e dal Country Manager di Quandoo Italia Andrea Nordio, le imprese associate a Fipe-Confcommercio potranno accedere a condizioni agevolate al piano “Quandoo for Restaurants Pro” che consente ai consumatori di prenotare tavoli tramite sito web, app e widget dedicati, ai ristoratori di gestire autonomamente disponibilità dei tavoli, flussi di clientela e di sviluppare strategie di fidelizzazione e ampliamento della clientela, migliorando la propria presenza online grazie alla piena disponibilità dei dati delle prenotazioni effettuate tramite il network Quandoo.

I dati Istat sull’utilizzo delle soluzioni ICT nelle imprese con più 10 dipendenti, evidenziano che nel 2025 il 38% dei pubblici esercizi risulta dotato di queste soluzioni, in aumento del 25% rispetto al dato rilevato nel 2023, che si configurano come strumenti strategici per supportare i ristoratori nella gestione dei tavoli, migliorare la qualità complessiva del servizio, aumentare la clientela e contrastare il no-show, fenomeno sempre più diffuso e che comporta una perdita economica rilevante per le attività.

“L’accordo con Quandoo rientra nel più ampio impegno della Federazione per promuovere una cultura dell’innovazione tra le imprese del settore finalizzata a migliorare l’esperienza del cliente e l’efficienza delle aziende”, ha detto Lino Enrico Stoppani, Presidente di FIPE-Confcommercio. “In un mercato sempre più competitivo, la tecnologia è uno strumento per migliorare il servizio, ma anche un sistema per rendere più efficiente la gestione quotidiana dei processi aziendali, a cominciare dalla raccolta delle prenotazioni. In questo contesto si inserisce anche l’azione di contrasto al dannoso fenomeno del no-show che penalizza la nostra ristorazione. Aumentare la sensibilità dei clienti anche con la spinta gentile della carta di credito a garanzia di una prenotazione è un fatto di civiltà che dovrà permeare sempre di più il nostro sistema di ospitalità”.

Lollobrigida: tolleranza zero contro chi sottrae fondi Pac

Lollobrigida: tolleranza zero contro chi sottrae fondi Pac

Roma, 19 feb. (askanews) – “Chi tenta di sottrarre illegalmente i fondi della PAC troverà sempre lo Stato pronto a intervenire con fermezza per proteggere il settore primario e le risorse pubbliche. Voglio esprimere il mio plauso ai Carabinieri per la Tutela Agroalimentare di Salerno e Messina e alla Procura Europea per la brillante operazione in Sicilia che ha smantellato un’organizzazione dedita alla truffa sui fondi UE”. Così il ministro dell’Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste, Francesco Lollobrigida.

“I fondi della Politica Agricola Comune devono garantire l’efficacia della politiche e per garantire agli agricoltori il giusto reddito, non c’è e non ci sarà mai spazio per chi vuole eludere le regole. Ancora una volta l’efficacia del nostro sistema di vigilanza, a tutela della legalità e delle migliaia di agricoltori onesti che lavorano per l’eccellenza della nostra Nazione, dimostra che in Italia i controlli funzionano”, ha concluso il ministro.

Acquacoltura, Italia e Spagna a confronto ad Aquafarm

Acquacoltura, Italia e Spagna a confronto ad Aquafarm

Roma, 19 feb. (askanews) – L’origine del pesce servito nei ristoranti e il fenomeno del mislabeling nel canale Ho.Re.Ca. sono stati al centro di un confronto bilaterale tra Italia e Spagna ospitato ad Aquafarm, a Pordenone, l’unica manifestazione nazionale interamente dedicata all’acquacoltura e alla filiera ittica, luogo di confronto e posizionamento internazionale per il futuro del comparto a livello europeo.

Due grandi Paesi mediterranei, leader europei per consumo di prodotti ittici, con oltre 30 kg pro capite annui, hanno affrontato una questione strategica per il futuro del settore, anche alla luce delle evidenze emerse dal recente report FAO sul fenomeno del mislabeling nei prodotti ittici. Si tratta dell’errata o incompleta indicazione di specie, provenienza o metodo di produzione dei prodotti ittici serviti fuori casa. Una problematica tutt’altro che marginale: oltre il 50% del consumo di pesce in Italia avviene infatti nel canale della ristorazione.

Al dibattito hanno partecipato Matteo Leonardi, presidente dell’Associazione Piscicoltori Italiani (API), José Manuel Fernández Polanco, professore di Economia applicata all’Universidad de Cantabria, e María Luisa Álvarez Blanco, direttrice generale di Federpesca. “Nonostante una forte cultura alimentare e una consolidata identità mediterranea – ha messo in evidenza Leonardi – sia l’Italia che la Spagna dipendono in larga misura dalle importazioni: oltre il 75% del pesce consumato in Italia, e percentuali analoghe in Spagna, proviene dall’estero. La produzione nazionale, pur qualificata e in crescita, non riesce ancora a soddisfare una domanda strutturalmente elevata”.

“La qualità, la tracciabilità e la sicurezza del prodotto dell’acquacoltura italiana rappresentano un patrimonio che deve essere riconosciuto e valorizzato – ha aggiunto il presidente dell’API – Una maggiore consapevolezza sull’origine del pesce servito nei ristoranti significa tutelare il consumatore e creare le condizioni per uno sviluppo più forte e competitivo della produzione nazionale”.

Dal confronto è emersa una visione condivisa: Italia e Spagna, due pilastri della dieta mediterranea e tra i principali mercati europei per consumo di prodotti ittici, devono rafforzare il coordinamento sul tema dell’origine e dell’etichettatura nel canale della ristorazione come elemento di politica economica, oltre che di tutela del consumatore. Garantire trasparenza sull’ultimo anello della filiera significa intervenire su un nodo strategico del mercato: rendere pienamente consapevole la domanda consente di orientare le scelte di acquisto e di valorizzare in modo corretto la produzione nazionale.

“Rendere visibile il valore del prodotto – conclude Leonardi – può contribuire a stimolare investimenti, crescita produttiva e sviluppo dell’acquacoltura italiana. Maggiore chiarezza sull’origine rappresenta anche uno strumento concreto di rafforzamento della sovranità alimentare”.

Carne equina, Confagri Piacenza: rispettare filiera e tradizione

Carne equina, Confagri Piacenza: rispettare filiera e tradizione

Roma, 19 feb. (askanews) – Il dibattito in corso in merito alla proposta di vietare la macellazione e la commercializzazione della carne equina “sta assumendo toni che meritano una riflessione più ampia” e sul tema interviene Confagricoltura Piacenza che evidenzia come “il confronto pubblico rischi di diventare, sotto traccia, l’ennesima occasione per mettere in un cono d’ombra le filiere zootecniche, già troppo frequentemente sottoposte a un processo mediatico che non distingue tra realtà produttive virtuose e regolamentate da altre isolate casistiche ed emotivamente confonde opinioni e stili di consumo individuali con indicazioni nutrizionali”.

Il ruolo degli allevamenti zootecnici alla base delle filiere produttive della carne alimentare “è un contributo positivo e di valore – sottolinea la confederazione agricola – Gli allevamenti operano nel rispetto di normative nazionali ed europee stringenti in materia di benessere animale, tracciabilità e sicurezza alimentare. Si tratta di attività sottoposte a controlli continui, che garantiscono standard elevati lungo tutta la filiera”.

Ancora, Confagricoltura Piacenza ricorda che sotto il profilo nutrizionale, le proteine di origine animale presentano un elevato valore biologico. La carne equina, in particolare, è riconosciuta per il contenuto di ferro e per la facilità di assimilazione. “Parallelamente, la filiera genera economia diretta nelle aziende agricole e occupazione nell’indotto, contribuendo in modo concreto al sistema economico, in questo caso in modo particolare a livello provinciale, dove il consumo di carne equina costituisce anche un elemento caratterizzante delle tradizioni enogastronomiche del territorio”.

“Assistiamo a una crescente pressione mediatica sugli allevamenti e su chi produce proteine animali – dichiara il presidente di Confagricoltura Piacenza, Umberto Gorra – È legittimo che ciascuno compia le proprie scelte alimentari, ma è diverso mettere in discussione interi comparti produttivi che operano nel rispetto delle regole in virtù di opinioni soggettive”.

“La progressiva delegittimazione di alcune produzioni tradizionali rischia di incidere non solo sull’economia, ma anche sull’identità alimentare e produttiva del territorio. Se il confronto diventa esclusivamente simbolico o ideologico – conclude Gorra – si rischia di perdere capacità produttiva, competenze e presidio economico locale. Occorre difendere il lavoro delle imprese agricole da contrapposizioni emotive”.

Cia: record export agroalimentare, ma Italia è importatore netto

Cia: record export agroalimentare, ma Italia è importatore netto

Roma, 19 feb. (askanews) – Nuovo record storico per l’export agroalimentare Made in Italy che, nel 2025, supera i 72 miliardi di euro. Ma dietro il dato positivo si nasconde un campanello d’allarme: le importazioni crescono ancora più velocemente, sorpassando quota 73 miliardi e riportando l’Italia in deficit commerciale. Dopo due anni di saldo positivo, il nostro Paese torna importatore netto di cibo, con un disavanzo di circa 769 milioni di euro. Un segnale che riapre la sfida della sovranità alimentare nazionale. È quanto emerge dall’analisi dell’Ufficio studi di Cia-Agricoltori Italiani sui dati Istat.

Più in dettaglio, nel 2025 le esportazioni agroalimentari aumentano del 4,9% rispetto al 2024. La Germania si conferma primo sbocco dell’Italia con 11,2 miliardi di euro (+6%), mentre la Francia con 7,9 miliardi (+6%) supera gli Stati Uniti, scesi a 7,5 miliardi (-5%). Anche il Giappone arretra (-12%) e di sicuro questa doppia frenata in due mercati di riferimento influisce sulla bilancia commerciale tricolore, dove l’import di cibo sale del 10,5% sul 2024.

“La corsa dell’export dimostra la forza del Made in Italy nel mondo, ma il ritorno al deficit commerciale evidenzia una fragilità strutturale – sottolinea il presidente nazionale di Cia, Cristiano Fini – La crescita delle importazioni riporta al centro il grande tema della sovranità alimentare: servono politiche per rafforzare la produzione nazionale e proteggere le imprese dagli shock globali” puntando su “investimenti, innovazione e promozione, difesa del reddito agricolo e, soprattutto, reale reciprocità negli scambi internazionali”.

Coldiretti: fiori eduli, produzione italiana vale 7 mln di euro

Coldiretti: fiori eduli, produzione italiana vale 7 mln di euro

Roma, 19 feb. (askanews) – Un italiano su quattro ha acquistato o assaggiato almeno una volta un fiore edulo, che dai piatti degli chef stellati stanno conquistando le tavole di tutti i giorni, tra freschi, essiccati o addirittura trasformati in cocktail. L’analisi viene da una ricerca realizzata da Assofloro con le Università di Napoli Federico II, Università di Milano e Università di Verona assieme a Coldiretti, al centro di un focus organizzato a Myplant&Garden, la più importante fiera del settore in corso alla Fiera di Milano Rho.

In Italia la produzione di fiori eduli vale circa 7 milioni di euro, coprendo il 20% del totale europeo. Le principali regioni produttrici sono Puglia, Campania, Veneto, Toscana e la Liguria.

Esistono circa 1600 tipologie di questi prodotti, tutti caratterizzati da un elevato valore salutistico: sono infatti poveri di grassi e ricchi di sostanze nutritive come minerali, proteine e vitamine (A, B, C ed E), oltre a fibra, composti bioattivi e antiossidanti quali flavonoidi e carotenoidi. Si va dalle margherite alle petunie, dalle viole alle begonie, dalle calendule alle rose, fino a bocche di leone, gerani, nasturzi, primule.

Le proprietà salutistiche e green rappresentano uno dei punti di forza di questo prodotto. I fiori eduli sono infatti genuini, privi di additivi e coloranti, oltre che coltivati in filiera corta secondo il metodo biologico o comunque senza l’utilizzo di prodotti fitosanitari.

La loro popolarità è cresciuta – rileva Coldiretti – anche grazie a programmi tv di cucina e influencer del food, alla ristorazione gourmet e degli agriturismi, alle esperienze turistiche legate alla cucina naturale o ai fiori. Nelle ricette casalinghe si usano crudi aggiunti a insalate, piatti freddi, formaggi freschi, tartare e carpacci di pesce, mentre in pasticceria servono principalmente per le decorazioni. Nella ristorazione si semiappassiscono per salse, liquori o aromi originali, marmellate, essenze o inserti in olio per aromatizzare.

Le maggiori coltivazioni sono effettuate in serra e fuori suolo; l’irrigazione avviene tramite il metodo a goccia per evitare di rovinare i fiori bagnandoli; la raccolta si svolge manualmente da personale altamente formato e qualificato; la conservazione richiede luoghi al fresco; la distribuzione dei fiori avviene entro pochi giorni dalla raccolta. Alcune aziende stanno commercializzando anche all’estero e nella grande distribuzione, grazie a determinati sistemi di trasformazione del prodotto fresco in essiccato, che permettono di allungare la loro conservazione e le modalità di utilizzo.