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Dl Bollette, Copagri: rischio tenuta filiere rinnovabili agricole

Dl Bollette, Copagri: rischio tenuta filiere rinnovabili agricole

Roma, 20 feb. (askanews) – “Pur comprendendo e condividendo pienamente la necessità di intervenire per sostenere famiglie e imprese in una fase complessa e delicata caratterizzata da una grande volatilità in materia di costi energetici, non possiamo sottacere il forte rischio che diverse misure contenute nel testo del cosiddetto ‘DL Bollette’, a partire dalla drastica riduzione dei Prezzi Minimi Garantiti-PMG, possano andare a penalizzare le tantissime imprese agricole che negli anni hanno investito nello sviluppo delle energie rinnovabili”. Così in una nota il presidente della Copagri Tommaso Battista, ricordando che “i PMG rappresentano dei veri e propri punti di riferimento in termini di mercato e di programmazione, in quanto garantiscono la sostenibilità della produzione di biogas agricolo”.

“Un simile intervento, oltre a incidere sulla tenuta economica della filiera delle energie rinnovabili agricole, che nell’ultimo decennio ha rappresentato un esempio concreto di integrazione virtuosa tra agricoltura, produzione energetica e sostenibilità ambientale, rischia di avere pesanti ripercussioni sulla produzione nazionale di biogas agricolo, dal momento che molti impianti potrebbero chiudere definitivamente i battenti”, sottolinea Battista, evidenziando che, sulla base di analisi della Copagri, “in gioco ci sono circa 800 impianti di biogas elettrico condotti da imprenditori agricoli, che potrebbero trovarsi in una situazione di forte difficoltà economica in assenza di adeguati strumenti che garantiscano condizioni minime di sostenibilità”.

“Si tratta di impianti realizzati grazie a importanti investimenti privati, sostenuti con una visione di lungo periodo e con l’obiettivo di contribuire alla transizione energetica del Paese; impianti che, oltre a essere pienamente operativi e tecnologicamente efficienti, producono energia elettrica rinnovabile in modo continuo e programmabile, costituendo una risorsa preziosa per la stabilità della rete elettrica nazionale, che è già strutturata per accogliere e valorizzare tale produzione”, continua il presidente.

“Riteniamo ora fondamentale – conclude Battista – che durante la conversione in legge del testo, il Parlamento apporti i correttivi necessari a garantire la tenuta della filiera agroenergetica, che negli ultimi anni ha consentito di rafforzare la sostenibilità delle aziende agricole, valorizzando sottoprodotti e reflui zootecnici e andando a sostenendo filiere strategiche, come quella maidicola, e a promuovere modelli concreti di economia circolare, con benefici in termini economici, ambientali e sociali”.

Milleproroghe, Carloni (Comagri): salvi da sanzioni 2 mln trattori

Milleproroghe, Carloni (Comagri): salvi da sanzioni 2 mln trattori

Roma, 20 feb. (askanews) – Le Commissioni Affari Costituzionali e Bilancio della Camera hanno approvato l’emendamento al Decreto Milleproroghe, presentato dal presidente della Commissione Agricoltura alla Camera, il deputato della Lega Mirco Carloni, che sposta i termini per la revisione obbligatoria dei mezzi agricoli, “salvando da sanzioni assurde circa 2 milioni di trattori e macchinari. Abbiamo portato a casa una proroga concreta e sensata”, spiega in una nota lo stesso Carloni.

Grazie all’emendamento, i mezzi immatricolati prima del 1984 avranno tempo fino al 31 dicembre 2026, quelli immatricolati tra il 1984 e il 1996 fino al 31 dicembre 2027, i veicoli dal 1997 al 2023 avranno scadenza al 31 dicembre 2028, mentre per i mezzi immatricolati dal 2024 in poi la revisione slitta al quinto anno successivo al mese di immatricolazione.” Basta con scadenze impraticabili – conclude Carloni – La Lega ha messo un argine al delirio di burocrazia che rischiava di mettere in ginocchio imprese agricole, contoterzisti e famiglie che lavorano la terra ogni giorno”.

Dl Bollette, Fedagripesca:no norme che frenano economica circolare

Dl Bollette, Fedagripesca:no norme che frenano economica circolare

Roma, 20 feb. (askanews) – “Pur esprimendo condivisione rispetto all’obiettivo politico del provvedimento, volto a ridurre il costo delle bollette a carico delle famiglie, riteniamo che le nuove norme non debbano andare a scapito di processi di valorizzazione degli scarti di lavorazione che sono virtuosi sia dal punto di vista ambientale che energetico”. Così il Presidente di Fedagripesca Confcooperative Raffaele Drei interviene sul Dl Bollette.

“Gli impianti a biogas delle aziende e delle cooperative agricole di trasformazione dei prodotti – spiega Drei – hanno valorizzato in questi anni i sottoprodotti e i residui delle filiere agro-zootecniche, riducendo emissioni in atmosfera e creando esternalità difficilmente valorizzabili dal mercato, ma di importanza enorme per l’agricoltura italiana. Tali sottoprodotti avrebbero potuto diventare un problema ambientale, in realtà sono stati utilizzati nella produzione di energia e dopo il passaggio in biodigestori sono diventati una risorsa utile nella concimazione organica dei terreni”.

Il presidente Drei fa quindi appello al Parlamento affinché modifichi il testo, perché “il rischio è quello di perdere la sostenibilità economica dei processi di chi ha investito nelle energie rinnovabili, aprendo conseguentemente una falla nel corretto utilizzo dei sottoprodotti. Auspichiamo pertanto che ci sia una riflessione sul decreto, onde evitare un passo indietro nell’economia circolare di cui molte strutture cooperative sono state protagoniste in questi anni”.

Il Consorzio del Pecorino Romano Dop al Parlamento Europeo

Il Consorzio del Pecorino Romano Dop al Parlamento Europeo

Roma, 20 feb. (askanews) – Esordio al parlamento europeo per il Consorzio di tutela del Pecorino Romano Dop che ha partecipato a un evento dedicato al ruolo delle Indicazioni Geografiche nello sviluppo dei territori europei. In rappresentanza del Consorzio, il direttore Riccardo Pastore è intervenuto alla tavola rotonda intitolata “A century of quality, culture and sustainability for Europe’s territories”, suscitando grande interesse tra i presenti.

L’iniziativa, promossa dall’europarlamentare francese Céline Imart, si inserisce nelle celebrazioni per il centenario della Dop Roquefort, la prima denominazione di origine ufficialmente riconosciuta in Francia nel 1925. E se il Roquefort celebrava il suo secolo di storia, un altro protagonista dell’incontro è stato il Pecorino Romano Dop, portavoce della qualità, della tradizione e dell’eccellenza italiana nel panorama europeo. Al centro del confronto, il valore delle denominazioni di origine come strumenti di tutela della qualità, trasmissione del sapere produttivo e sostegno all’economia agricola europea.

Nel suo intervento, Riccardo Pastore ha illustrato l’esperienza del Pecorino Romano Dop, “uno dei formaggi simbolo della tradizione casearia italiana e mediterranea, prodotto principalmente in Sardegna secondo un disciplinare rigoroso che lega il prodotto al territorio, alla pastorizia ovina e a pratiche tramandate nel tempo. Un modello che dimostra come le Indicazioni Geografiche siano non solo un presidio di autenticità, ma anche uno strumento moderno di sviluppo sostenibile e valorizzazione delle aree rurali”.

Il dibattito ha inoltre approfondito le sfide che attendono le Dop nel XXI secolo: dalla difesa contro le imitazioni alla sostenibilità ambientale e sociale delle filiere, fino al ruolo strategico del sostegno dell’Unione europea. L’evento ha visto la partecipazione di parlamentari europei, rappresentanti della Commissione europea, autorità nazionali, produttori e stakeholder del sistema delle Indicazioni Geografiche, confermando l’importanza e la visibilità internazionale della prima partecipazione del Consorzio.

Gli agricoltori di Cia al Sana Food con eventi e degustazioni

Gli agricoltori di Cia al Sana Food con eventi e degustazioni

Roma, 20 feb. (askanews) – Tutto pronto per la nuova edizione del Sana, in programma a BolognaFiere dal 22 al 24 febbraio, tre giorni dedicati al food sotto lo slogan “Fuori casa. Più buono. Più business”. Protagonista, come sempre, Cia-Agricoltori Italiani, che sarà presente al Salone al Padiglione 18 con un grande stand istituzionale e l’Area Show Cooking e Tasting.

Una tre giorni di collettiva che mette al centro le tante aziende biologiche associate, in arrivo da tutta Italia, e in particolare da Emilia-Romagna, Lazio, Liguria, Lombardia, Molise, Piemonte, Puglia, Sicilia, Toscana, con la mostra-mercato e un calendario fitto di show culinari, degustazioni ed eventi gastronomici.

Il presidente nazionale di Cia, Cristiano Fini, parteciperà all’evento chiave del Sana “Rivoluzione Bio”, lunedì 23 febbraio, alle 10.30 nella Sala Opera del Padiglione 18, alla presenza del sottosegretario del Masaf Luigi D’Eramo, intervenendo alla tavola rotonda “Biologico Made in Italy, politiche e strategie per rafforzare le piccole e medie aziende”. Il presidente di Anabio-Cia, Giuseppe De Noia, interverrà invece alla sessione pomeridiana, alle 14.30, sul tema “Consumi away from home. Quando biologico e cibo locale diventano valore per la ristorazione”.

“Cia è da sempre al fianco del settore bio e il Sana rappresenta un appuntamento strategico per ribadire questo impegno – ha detto Fini – Siamo qui per valorizzare il lavoro quotidiano delle imprese che investono in qualità, sostenibilità e innovazione, rafforzando il legame tra territorio, cibo e salute. Il biologico è una leva strategica di crescita e competitività per l’agricoltura italiana, in particolare per le sue piccole e medie aziende”.

Bergesio: in Milleproroghe intervento proroga revisione trattori

Bergesio: in Milleproroghe intervento proroga revisione trattori

Roma, 20 feb. (askanews) – “Nel decreto Milleproroghe siamo intervenuti per posticipare i termini per la revisione delle macchine agricole. La norma, introdotta da un emendamento della Lega a firma Carloni e approvato alla Camera, interessa 2 milioni di trattori. Sarà fondamentale per garantire la sicurezza necessaria, senza però bloccare le attività di impresa”. Così in una nota il senatore Giorgio Maria Bergesio, responsabile del dipartimento Agricoltura della Lega.

“Una misura di buonsenso – conclude Bergesio – nell’ottica di liberare i nostri agricoltori, fondamentali custodi dell’ambiente e del territorio e volano straordinario dell’economia agroalimentare italiana, da adempimenti burocratici nel rispetto delle regole”.

Aifo: serve strategia stabile su Xylella per salvare filiera olio

Aifo: serve strategia stabile su Xylella per salvare filiera olio

Roma, 20 feb. (askanews) – L’ordinanza di archiviazione sulle vicende giudiziarie legate alla Xylella “chiude una delle pagine più controverse e dolorose per l’olivicoltura italiana. È un passaggio che rimette al centro un dato oggettivo: l’emergenza fitosanitaria non era un’invenzione, ma una realtà che ha colpito duramente territori, imprese e lavoratori”. Così in una nota Aifo, l’Associazione Italiana Frantoiani Oleari, sottolineando che in parallelo il recente rapporto di Mediobanca che fotografa il calo della produzione di olive in Italia certifica ciò che nella filiera si vive da anni: una contrazione strutturale della materia prima disponibile, con effetti diretti sulla trasformazione, sulla programmazione industriale e sulla tenuta economica dei frantoi.

“Le due notizie, lette insieme, delineano uno scenario chiaro. Da una parte si chiude la stagione delle polemiche giudiziarie, dall’altra resta aperta la questione centrale: come ricostruire e rafforzare la base produttiva nazionale”. Per i frantoiani il tema non è teorico. Meno olive significano minori volumi da lavorare, costi di trasformazione più elevati per quintale, maggiore difficoltà a pianificare investimenti e contratti commerciali.

“L’archiviazione sulle vicende della Xylella è un passaggio importante perché ristabilisce un principio: le emergenze fitosanitarie vanno affrontate con rigore scientifico e responsabilità istituzionale – dichiara Alberto Amoroso, presidente di Aifo – Ora però dobbiamo guardare avanti. Ben venga il lavoro sul piano olivicolo pluriennale su cui si sta impegnando il sottosegretario Patrizio La Pietra e ben vengano i 300 milioni previsti nel Coltiva Italia per la filiera olivicola. Sono segnali concreti. Ma occorre trasformare queste risorse in interventi rapidi e strutturali, capaci di rafforzare davvero la produzione nazionale e garantire stabilità ai frantoiani”.

Per Aifo servono politiche che tengano insieme reimpianti, innovazione varietale, modernizzazione degli impianti, aggregazione dell’offerta e strumenti di difesa fitosanitaria efficaci. Senza una base agricola solida, anche i frantoi più innovativi rischiano di lavorare a capacità ridotta, con conseguenze sulla competitività del sistema Italia. “La stagione delle contrapposizioni ideologiche deve lasciare spazio a quella della programmazione condivisa. I frantoiani chiedono regole chiare, tempi certi e una visione di medio-lungo periodo. Perché senza olive non c’è olio. E senza frantoi non c’è filiera”, conclude Aifo.

Dl Bollette, Cia: non si faccia pagare conto a biogas agricolo

Dl Bollette, Cia: non si faccia pagare conto a biogas agricolo

Roma, 19 feb. (askanews) – Ridurre il costo dell’energia per famiglie e imprese è un obiettivo “necessario e condivisibile”, ma il Decreto-legge Bollette approvato dal Consiglio dei ministri, se confermato nella formulazione attuale, “scaricherà gran parte degli oneri sulle imprese agricole produttrici di biogas, mettendo concretamente a repentaglio la sostenibilità economica di un comparto strategico per la transizione energetica e per la tenuta dei territori rurali”. È quanto denuncia Cia-Agricoltori Italiani, che esprime forte preoccupazione per le misure contenute nel provvedimento.

Le disposizioni previste per le imprese che producono biogas agricolo introducono elementi di “forte incertezza”. L’unico riferimento, infatti, resta il Prezzo Minimo Garantito (PMG), destinato però a cessare per gran parte degli impianti nel giro di pochi anni. Nel frattempo, il nuovo plafond ridotto e il montante di ore di produzione assegnato a ciascun impianto rischiano di comprimere ulteriormente i margini, rendendo sempre più difficile la sostenibilità economica e finanziaria delle imprese.

Secondo Cia, senza una revisione sostanziale del testo nel corso dell’iter parlamentare, il rischio concreto è la chiusura di numerose aziende agricole impegnate nella produzione di biogas. Un esito “con conseguenze importanti non solo sul piano energetico, ma anche su quello sociale ed economico: le imprese del biogas rappresentano, di fatto, un presidio fondamentale nelle aree rurali e interne, contribuendo alla valorizzazione degli scarti agricoli, all’economia circolare, alla tutela ambientale e al mantenimento dell’occupazione”.

Per questo, Cia chiede al Parlamento di intervenire con modifiche significative, affinché la riduzione delle bollette non si traduca “in un colpo mortale per il biogas agricolo e per le imprese che hanno investito nella transizione energetica del Paese”.

Fedagripesca: serve sostegno reddito anche per lavoratori pesca

Fedagripesca: serve sostegno reddito anche per lavoratori pesca

Roma, 19 feb. (askanews) – Il rifinanziamento previsto dal decreto legge sul maltempo rappresenta un segnale atteso da imprese e territori, ma per agricoltura e pesca le risorse stanziate sono uniche e rischiano di rivelarsi insufficienti rispetto all’entità dei danni già registrati lungo le coste italiane. È quanto afferma Paolo Tiozzo, vicepresidente di Confcooperative Fedagripesca.

Il violento maltempo ha infatti determinato tra i 7 e i 10 giorni consecutivi di stop alle attività di pesca in un’area che da sola vale il 23,7% della produzione ittica nazionale, concentrata tra Sicilia, Calabria e Sardegna. Una prima stima dell’associazione quantifica in circa 40 milioni di euro i danni complessivi per pesca e acquacoltura, cifra destinata ad aggiornarsi nelle prossime ore. Per molte imprese, in particolare nel Mezzogiorno, la ripresa sarà complessa a causa dei danni a imbarcazioni, gabbie in mare, sistemi di ancoraggio e strutture di allevamento, oltre all’insabbiamento degli accessi portuali e alle alterazioni dei fondali.

Al Centro-Nord il protrarsi delle condizioni meteo avverse ha comportato una sensibile riduzione delle uscite in mare, cali delle catture e difficoltà operative nei porti. Considerando i tempi necessari per il ripristino delle infrastrutture, lo stop potrebbe tradursi in oltre 20 giorni complessivi di inattività nel periodo invernale, con pesanti ricadute sui redditi, soprattutto per la piccola pesca e per l’acquacoltura costiera. “Temiamo che, a fronte di danni così rilevanti e diffusi, il rifinanziamento unico per agricoltura e pesca non sia sufficiente a coprire le reali esigenze del comparto ittico”, dichiara Tiozzo.

“Per questo chiediamo un rafforzamento della dotazione finanziaria e una ripartizione che tenga conto della specificità e della fragilità del comparto ittico”. Il vicepresidente di Confcooperative Fedagripesca sollecita inoltre misure mirate di sostegno al reddito: “è necessario prevedere un intervento esplicito anche per i lavoratori della pesca, siano essi dipendenti o lavoratori autonomi soci di cooperative. In assenza di tutele adeguate, il rischio è che le conseguenze del maltempo si scarichino direttamente sui redditi delle famiglie che vivono di mare”.

“La crescente frequenza di eventi estremi legati al cambiamento climatico – conclude Tiozzo – rischia di trasformare queste emergenze in una criticità strutturale per l’intero comparto ittico nazionale. Occorre una risposta strutturale e coordinata, anche a livello europeo, attivando fondi dedicati alle calamità per sostenere la ripresa delle”, in questa ottica l’associazione chiede il rifinanziamento del fondo di solidarietà previsto dal decreto legislativo 154, oggi senza risorse.

Olio extravergine, a novembre 2025 export +21%. Pesano dazi Usa

Olio extravergine, a novembre 2025 export +21%. Pesano dazi Usa

Roma, 19 feb. (askanews) – Chiudono a poco più di 1,9 miliardi di euro le vendite all’estero di olio extravergine italiano tra gennaio e novembre 2025. Stando agli ultimi dati Istat disponibili, l’olio extravergine di oliva made in Italy, che vale l’87% dell’export di olio d’oliva tricolore, ha infatti registrato una contrazione del 16% sui valori dello stesso periodo 2024, “gonfiati” dall’incremento dei prezzi medi all’export. Se si guarda ai volumi, infatti, gli 11 mesi registrano un +21% sull’anno precedente, a 272mila tonnellate.

A pesare sull’andamento complessivo è in particolare il mercato extra-Ue, con una quota pari al 64% del totale export, che recupera del 20,3% a volume a fronte di un rallentamento a valore del 15,2%, mentre l’Ue registra rispettivamente un +23% a volume e -17% a valore. La geografia dell’export, con il 60% delle esportazioni concentrate nei primi 5 mercati di riferimento, vede la top 5 composta da Stati Uniti, Germania, Francia, Canada e Giappone, seguiti dalla Corea del Sud che, con tassi di crescita in tripla cifra e una performance in positivo anche a valore sul 2024 (+53,4%), ha superato il Regno Unito nella classifica dei buyer. Ma se arrivano segnali positivi dall’Est (bene anche la Cina, seppur penalizzata da prezzi medi molto bassi e volumi ancora ridotti), si evidenziano i primi effetti dei dazi Usa, che registrano perdite ben sopra la media a valore (-26,6% il risultato negli 11 mesi) mentre crescono molto meno (+1,1%) del resto del mondo a volume. Fa peggio solo il mercato francese, che risulta in negativo su entrambi i parametri (-35% a valore e -2,6% a volume).

Secondo le elaborazioni dell’Osservatorio SOL Expo su dati Nielsen, sul mercato domestico (Gdo) le vendite complessive di olio extravergine di oliva hanno chiuso il primo mese del 2026 con una crescita dell’1,1% in volume che sconta però un calo del 16% a valore. Nonostante la flessione dei prezzi medi a scaffale, passati da 8,8 euro/litro di gennaio 2025 ai 7,12 euro/litro di gennaio 2026 (-12,5%), gli italiani non hanno incrementato significativamente gli acquisti, riducendo anzi il numero di confezioni dell’1,4%. Un trend che si è riflesso anche sull’Evo italiano, anche se meno duramente del previsto.

L’extravergine made in Italy, che a gennaio 2026 ha assorbito un terzo del mercato oleario complessivo nella grande distribuzione, ha infatti visto ampliarsi il differenziale di prezzo tra il prodotto italiano (10,84 euro/litro) e quello comunitario (7,12 euro/litro), pur registrando una contrazione delle vendite di bottiglie pari al 14%. Il parziale del primo mese dell’anno ha raggiunto quindi i 26 milioni di euro a fronte dei 73 milioni di vendite dell’olio comunitario.

Sul fronte dell’offerta, l’Italia traguarda il ritorno sui livelli produttivi usuali, in controtendenza sul resto dell’Europa, che vede la Spagna in calo a circa 1,2 milioni di tonnellate e la Grecia a circa 200mila tonnellate. Secondo i dati Sian, la produzione nazionale di oli vergini di oliva è ferma appena sotto le 300mila tonnellate, con oltre il 50% della produzione nazionale in quota alla Puglia, che raggiunge le 151mila tonnellate. La Calabria si presenta come la seconda forza olivicola italiana (43mila tonnellate), seguita a scia dalla Sicilia (41mila ), per un totale delle 3 regioni olivicole per eccellenza pari all’80% del dato nazionale.