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Ortofrutta, Macfrut in missione con agenzia Ice in Ghana e Angola

Ortofrutta, Macfrut in missione con agenzia Ice in Ghana e Angola

Roma, 26 feb. (askanews) – Africa strategica per Macfrut, al centro di una doppia missione nel Continente che ha interessato i Paesi di Ghana e Angola. Entrambe realizzate insieme ad Agenzia ICE in collaborazione con le rispettive ambasciate, hanno visto la partecipazione del Presidente e del consigliere di Cesena Fiera, Patrizio Neri ed Enrico Turoni, e di Cecilia Marzocchi International Marketing Officer. Entrambi i Paesi saranno presenti alla prossima edizione di Macfrut, fiera della filiera internazionale dell’ortofrutta (21-23 aprile 2026 – Rimini Expo Centre), con importanti delegazioni nazionali insieme alle principali imprese del settore.

La prima missione ha interessato il Ghana, uno dei principali poli agricoli dell’Africa occidentale, con un settore agribusiness che contribuisce in modo significativo all’economia nazionale e all’occupazione. Grazie alla disponibilità di terreni fertili, condizioni climatiche favorevoli e una forte vocazione agricola, il Paese produce un’ampia varietà di colture, tra cui il mango prodotto simbolo della 43esima edizione della fiera. La presentazione di Macfrut 2026 ad Accra è avvenuta nel contesto di “Lab Innova for Africa – Luca Attanasio”, il progetto messo in campo da Agenzia ICE con l’intento di valorizzare le competenze tecnico-manageriali delle imprese africane. A Macfrut 2026 saranno presenti una trentina di imprese selezionate nel progetto Lab Innova, insieme a una decina di start up nel settore agritech e delle tecnologie applicate alla filiera ortofrutticola. La presenza in fiera, con un proprio stand coordinato da GEPA, anche di una rappresentanza Paese, fa del Ghana uno dei protagonisti del Continente nei tre giorni a Rimini.

La seconda tappa nel Continente si è svolta in Angola, Paese dal notevole potenziale produttivo con solo il 4% delle sue terre coltivate, e un settore ortofrutticolo nella necessità di migliorare la logistica e alla ricerca di tecnologie pre e post raccolta. La missione ha visto l’incontro con le principali associazioni del Paese del settore: AIPEX (Agência de Investimento Privado e Promoção das Exportações), INAPEM (Instituto Nacional de Apoio às Micro, Pequenas e Médias Empresas), AAPA (Associazione Agropecuaria dell’Angola). Nel ricco programma dei tre giorni anche la visita a diversi punti vendita e ad alcune aziende produttrici in particolare di avocado e mango. La presentazione di Macfrut 2026 è avvenuta a Luanda nell’ambito dell’VIII Conferenza sull’Agricoltura alla presenza di 350 operatori dell’agribusiness da tutta l’Angola.

“Anche questa missione in Africa conferma il notevole potenziale che il Continente riserva alle imprese del settore – spiega Patrizio Neri, presidente di Cesena Fiera – Tutti i partecipanti agli incontri hanno confermato l’interesse per il modello di Macfrut, capace di coniugare business, filiera e conoscenza. Numerosi Paesi dell’Africa sono alla ricerca di know-how, competenze, formazione e tecnologie e Macfrut può fungere da hub per rispondere a queste esigenze. Anche l’Africa sarà tra i grandi protagonisti internazionali nella prossima edizione di Macfrut con una presenza di oltre 20 Paesi in rappresentanza dell’intero Continente”.

Apofruit: biologico rappresenta 30% fatturato e 25% volumi in 2025

Apofruit: biologico rappresenta 30% fatturato e 25% volumi in 2025

Roma, 26 feb. (askanews) – Il comparto biologico nell’annata 2025 per Apofruit ha rappresentato il 25% dei volumi complessivi e il 30% del fatturato di Apofruit, configurandosi come una componente trainante sia sotto il profilo commerciale sia come risposta concreta a una parte rilevante della base sociale. E il Cda svoltosi il 25 febbraio ha confermato l’impegno a consolidare ulteriormente il comparto del biologico, considerandolo una leva strategica per garantire prospettive di crescita e stabilità ai soci della cooperativa, anche in un contesto di mercato in continua evoluzione.

“Il biologico – spiega il presidente, Mirco Zanotti – è un pilastro della nostra cooperativa. Parliamo di un segmento che incide per un quarto dei volumi e per il 30% del fatturato complessivo. È una scelta strategica che negli anni abbiamo rafforzato, perché consente di valorizzare il lavoro di circa 500 aziende socie impegnate nel bio e di presidiare mercati importanti, in Italia e all’estero, nonostante le difficoltà che il comparto ha attraversato negli ultimi anni”.

Nel 2025 il Gruppo Apofruit ha commercializzato 56.500 tonnellate di prodotto biologico, per un valore complessivo di 141 milioni di euro, in crescita dell’8% rispetto ai circa 130 milioni del 2024. Un risultato che conferma la solidità del modello organizzativo e commerciale messo in campo.

“Il CdA – aggiunge il direttore generale, Ernesto Fornari – ha svolto la consueta analisi annuale sul biologico, che per noi rappresenta una diversificazione produttiva fondamentale e un business strategico. In un contesto non semplice come è stato quello del 2025, siamo riusciti a mantenere e incrementare i volumi grazie al posizionamento dei nostri marchi, al lavoro sulle varietà innovative e a una presenza strutturata sui mercati. Il biologico richiede profondità di gamma, continuità di fornitura per dodici mesi l’anno e una grande capacità commerciale, perché nei punti vendita incide mediamente tra il 3% e l’8% del reparto ortofrutta”.

Tra i prodotti di maggiore rilievo per fatturato spicca il kiwi, che complessivamente supera i 15 milioni di euro, con 12 milioni per il verde, 2,2 milioni per il giallo e circa 5 milioni legati al kiwi biologico a marchio Zespri. Seguono le banane con 8,5 milioni, la prima gamma evoluta e la gamma con 5,6 milioni, l’uva con 5,5 milioni, le carote con 5,3 milioni, limoni e albicocche entrambi a 4,5 milioni, le nettarine con 4,1 milioni, le clementine con 3,7 milioni e il pomodoro ciliegino con 3,3 milioni.

Allasia e Ponso riconfermati a vertici Confagricoltura nazionale

Allasia e Ponso riconfermati a vertici Confagricoltura nazionale

Roma, 26 feb. (askanews) – Enrico Allasia e Michele Ponso sono stati riconfermati, rispettivamente, alla presidenza della FNP Risorse Boschive e Coltivazioni Legnose e della FNP Frutticoltura, due Federazioni Nazionali di Prodotto di Confagricoltura strategiche per il sistema confederale e centrali all’interno delle dinamiche che regolano due pilastri fondamentali dell’agricoltura italiana.

La riconferma di Enrico Allasia, contitolare di un’azienda vivaistico-forestale a Cavallermaggiore e presidente di Confagricoltura Cuneo e Piemonte, conferma il percorso di valorizzazione e gestione sostenibile del patrimonio forestale nazionale intrapreso e, sotto la sua guida, la Federazione continuerà a promuovere politiche orientate alla tutela ambientale, alla multifunzionalità del bosco e allo sviluppo delle filiere forestali, con particolare attenzione alla sostenibilità economica delle imprese del settore.

“Ringrazio Confagricoltura per la fiducia e la riconferma – dichiara Enrico Alasia – Il comparto forestale è chiamato a svolgere un ruolo sempre più centrale nelle strategie di sostenibilità, nella prevenzione del dissesto idrogeologico e nella transizione ecologica che è necessariamente legata a una gestione selvicolturale sostenibile del patrimonio boschivo italiano: oltre 12 milioni di ettari, pari al 36% di tutto il territorio nazionale. Continueremo quindi a lavorare per rafforzare la gestione attiva e responsabile dei nostri boschi, sostenendo le imprese e valorizzando le filiere del legno per lo sviluppo per i territori rurali”.

Analoga conferma anche per Michele Ponso, imprenditore frutticolo di Lagnasco e presidente della sezione Frutticoltura di Confagricoltura Cuneo; un segnale di continuità in una fase cruciale per il comparto frutticolo nazionale, chiamato ad affrontare sfide legate alla competitività sui mercati, ai cambiamenti climatici e all’innovazione varietale e tecnologica.

“Accolgo con grande senso di responsabilità questa riconferma – afferma Michele Ponso – La frutticoltura italiana deve poter contare su politiche efficaci, strumenti di gestione del rischio adeguati e un forte sostegno all’innovazione. Abbiamo, inoltre, sempre più la necessità di dotare le imprese di strumenti adeguati per impostare un’efficace difesa fitosanitaria che oggi, con la carenza di sostanze attive, è sempre più complessa. Ci impegneremo, inoltre, a promuovere la qualità delle produzioni e rafforzare la presenza del prodotto italiano sui mercati nazionali e internazionali”.

Coldiretti-Unaprol: in 2025 +57% arrivi olio straniero in Italia

Coldiretti-Unaprol: in 2025 +57% arrivi olio straniero in Italia

Roma, 26 feb. (askanews) – Con gli arrivi in Italia di olio d’oliva straniero che sono aumentati in quantità del 57% nel 2025, con il rischio di favorire i trafficanti di olio, sono importanti le nuove misure disposte dall’Icqrf sulla tracciabilità dei prodotti importati in regime di Perfezionamento Attivo (Tpa). Ad affermarlo sono Coldiretti e Unaprol che esprimono soddisfazione per il provvedimento che imporrà dal prossimo primo marzo 2026 l’obbligo di indicare puntualmente nel Registro Telematico (Rto) la natura degli oli in regime di Tpa e le operazioni di “equivalenza”.

Come più volte denunciato da Coldiretti e Unaprol, la norma sul traffico di perfezionamento attivo in questi anni ha favorito l’importazione di olio straniero a dazio zero per essere lavorato ma senza dare precise garanzie sulla sua destinazione finale. Ciò ha fatto crollare i prezzi di quello italiano. Basti ricordare che l’olio tunisino arriva in Italia a circa 3,5 euro al litro, senza peraltro essere neppure sottoposto a controlli puntuali, come recentemente denunciato dalla Corte dei Conti Ue.

“Esprimiamo il nostro pieno apprezzamento per l’intervento dell’Icqrf, che recepisce le istanze che Coldiretti e Unaprol portano avanti da tempo nei tavoli istituzionali – dichiara il Presidente di Unaprol e vicepresidente di Coldiretti, David Granieri – Abbiamo sempre sostenuto che la digitalizzazione dei registri deve essere un’arma di precisione contro le ambiguità. Non possiamo permettere che i flussi di olio extra-UE, importati per essere lavorati e riesportati, possano correre il rischio di confondersi, anche solo tecnicamente, con il nostro pregiato olio nazionale”.

Le nuove direttive del Masaf impongono l’uso di diciture specifiche nelle operazioni del registro telematico per ogni operazione riguardante oli in TPA, prevedendo sanzioni rigorose in caso di inadempienza.

“La trasparenza non è un costo, ma un valore a tutela dei produttori onesti e dei consumatori – prosegue Granieri. Questa misura mette fine a una ‘zona grigia’ nel sistema di tracciabilità. Sapere esattamente dove si trova e come si muove l’olio importato in regime doganale è fondamentale per evitare fenomeni di ‘concorrenza sleale’ che deprimono il valore del Made in Italy. È un atto di chiarezza che avevamo sollecitato con forza: chi opera nel rispetto delle regole non ha nulla da temere da un surplus di informazioni, chi invece specula sulle pieghe del sistema troverà oggi maglie molto più strette.”

Coldiretti e Unaprol auspicano inoltre che il Masaf proceda celermente, come richiesto dall’Ispettorato, all’aggiornamento tecnico del Registro Telematico l’applicativo Rto. “Il passaggio a un sistema di tracciabilità automatizzato per il Tpa sarà l’ultimo tassello di un percorso di legalità che vede l’Italia all’avanguardia in Europa. Continueremo a vigilare affinché il Registro Telematico sia uno strumento sempre più condiviso anche in ambito europeo per blindare la reputazione degli oli extravergini nazionali”, conclude Granieri.

Cia: bando agrisolare consolida ruolo in transizione energetiva

Cia: bando agrisolare consolida ruolo in transizione energetiva

Roma, 25 feb. (askanews) – Con il quarto bando agrisolare, il Governo rinnova e rafforza un percorso che riconosce all’agricoltura un ruolo centrale nella transizione energetica del Paese, leva concreta per contrastare gli effetti sempre più evidenti dei cambiamenti climatici che stanno rapidamente modificando la geografia produttiva. Questo il commento di Cia-Agricoltori Italiani, secondo cui la nuova misura da 800 milioni di euro rappresenta la naturale prosecuzione del percorso avviato dal 2022 con il Pnrr e offre alle Pmi agricole nuove opportunità di investimento nel fotovoltaico sui tetti di stalle, cantine, magazzini e serre, garantendo la generazione di energia green senza sottrarre suolo alla produzione alimentare.

Secondo Cia, i risultati conseguiti finora confermano la validità dello strumento: sono già 23.000 le aziende agricole finanziate attraverso i fondi del Pnrr. Imprese che hanno creduto sin da subito in questa opportunità, perseguendo un duplice obiettivo: ridurre i costi energetici, voce di spesa particolarmente significativa nei bilanci aziendali, e contribuire in modo concreto al contrasto del riscaldamento globale.

“Accogliamo con favore l’iniziativa del Masaf di attivare il quarto bando Parco Agrisolare -ribadisce il presidente nazionale, Cristiano Fini- e apprezziamo la soluzione individuata, che permetterà alle imprese beneficiarie di completare gli investimenti entro il 31 dicembre 2028, garantendo tempi adeguati alla piena realizzazione degli interventi. Come Confederazione, abbiamo accompagnato fin dall’inizio i nostri associati, favorendo l’accesso alle misure e la corretta presentazione delle domande, attraverso il lavoro di Esco Agroenergetica, che ha supportato le aziende nella progettazione, nella richiesta dei contributi e nella realizzazione degli interventi”.

Questo quarto bando, ha concluso, “è anche il frutto di un confronto costante e costruttivo tra Cia, il Masaf e il Gse, che in questi anni hanno consolidato un’attenzione crescente verso il settore agricolo, non solo come comparto produttivo, ma come attore centrale della transizione energetica nazionale”.

Coldiretti bio: biologico in crescita, urgente trasparenza prezzi

Coldiretti bio: biologico in crescita, urgente trasparenza prezzi

Roma, 25 feb. (askanews) – Gli acquisti di prodotti biologici in Italia hanno raggiunto i 6,9 miliardi di euro, segnando una crescita del 6,2% rispetto all’anno precedente. Un dato che rende ancora più urgente garantire trasparenza nella formazione dei prezzi e un’equa redistribuzione del valore lungo tutta la filiera, assicurando il giusto riconoscimento agli agricoltori. È quanto evidenzia Coldiretti Bio, sulla base delle elaborazioni Nomisma, in occasione della presentazione della campagna promossa da NaturaSì, tra le principali insegne del biologico in Europa.

Oggi il cosiddetto cibo spazzatura viene proposto a prezzi molto bassi, ma il suo costo reale è ben diverso: si tratta di prodotti ultraformulati, privi di qualità e tracciabilità, il cui impatto ricade sull’intera collettività in termini sanitari e ambientali. La produzione e il consumo di questi alimenti generano infatti costi nascosti che non vengono pagati al momento dell’acquisto, ma che la società si trova a sostenere in futuro, soprattutto per le conseguenze sulla salute.

Al contrario, i successi del biologico e del biodinamico si fondano sulla valorizzazione del prodotto agricolo, sulla sostenibilità dei processi produttivi e sulla sicurezza alimentare, con particolare attenzione alla tutela della salute.”Coldiretti Bio è impegnata sui temi del vero costo del cibo e della giusta distribuzione del valore lungo la filiera, ma soprattutto nel rafforzare il ruolo degli agricoltori anche all’interno delle filiere bio – spiega la presidente Maria Letizia Gardoni – La trasparenza nei rapporti di filiera è sempre più centrale per assicurare, da un lato, la sostenibilità economica e ambientale delle aziende agricole certificate e, dall’altro, la possibilità per i consumatori di compiere scelte consapevoli verso produzioni biologiche italiane di qualità. Un contributo importante allo sviluppo del comparto potrà arrivare dal nuovo marchio del biologico italiano, recentemente approvato in Conferenza Stato-Regioni: uno strumento utile per orientare i consumi e valorizzare il lavoro della filiera agricola Made in Italy.”

Coldiretti: al via polo digitale per imprese agricole verso il 4.0

Coldiretti: al via polo digitale per imprese agricole verso il 4.0

Roma, 25 feb. (askanews) – Otto imprese agricole su 10 sono disponibili a investire in innovazione. Una propensione significativa che, tuttavia, richiede strumenti pubblici semplici, accessibili e capaci di accompagnare concretamente le aziende nel percorso di modernizzazione. Per rispondere a questa esigenza Coldiretti, intervenuta questa mattina all’evento dell’Osservatorio Smart Agrifood 2026 al Politecnico di Milano, ha portato all’attenzione il forte interesse delle imprese agricole verso l’innovazione presentando il nuovo Polo digitale a supporto della transizione tecnologica del settore nato con l’obiettivo di sostenere l’alfabetizzazione tecnologica delle imprese e rafforzarne la competitività, a partire dal contenimento dei costi di produzione e dalla tutela del reddito agricolo.

“Nell’ultimo anno – ha spiegato Alessandro Apolito, capo area innovazione e digitalizzazione di Coldiretti – è stato realizzato un censimento digitale che ha coinvolto oltre 10.000 aziende, consentendo di raccogliere dati puntuali sulle caratteristiche produttive e sui fabbisogni tecnologici. Sulla base di queste informazioni è stata sviluppata una piattaforma di orientamento che illustra, tecnologia per tecnologia e in relazione alle diverse filiere, le soluzioni più efficaci da adottare. Parallelamente sono stati formati 800 operatori su tutto il territorio nazionale ed è stato costituito un gruppo di facilitatori, giovani esperti in agricoltura di precisione e digitale, incaricati di affiancare le imprese nelle scelte operative”.

Dal censimento di Coldiretti è emerso che la digitalizzazione non è legata a un fattore anagrafico: accanto ai giovani imprenditori, naturalmente predisposti all’uso delle tecnologie, anche le generazioni più mature mostrano apertura all’innovazione e capacità di investimento, spesso sostenute da una maggiore solidità economica. “Un segnale – conclude – che conferma come la transizione digitale possa rappresentare un’opportunità diffusa per l’intero sistema agricolo, se accompagnata da competenze, professionalità e adeguato supporto istituzionale”.

Incontro Giansanti-Zoppas, si rafforza intesa Confagricoltura-Ice

Incontro Giansanti-Zoppas, si rafforza intesa Confagricoltura-Ice

Roma, 25 feb. (askanews) – Piena condivisione degli obiettivi di consolidamento dei risultati relativi all’export agroalimentare e di rafforzamento delle strategie di internazionalizzazione. E’ ampia l’intesa tra Confagricoltura e ICE-Agenzia, impegnate, ciascuna nel proprio ambito, ad accompagnare le imprese verso una maggiore capacità competitiva sui mercati. E’ quanto emerso nell’incontro odierno, a Palazzo della Valle, tra il presidente di Confagricoltura, Massimiliano Giansanti, e il presidente dell’ICE-Agenzia, Matteo Zoppas.

L’export agroalimentare ha chiuso il 2025 superando 72 miliardi di euro, su un totale di 643 miliardi. Un risultato che riconosce l’importanza del settore per l’economia italiana e che acquista valore anche nelle relazioni internazionali. Ma la concorrenza, sia extra Ue, sia all’interno dell’Unione stessa, è sempre più agguerrita: è necessario quindi agire su più fronti, allargando a nuovi mercati e consolidando le attuali posizioni raggiunte.

“Mai come oggi è indispensabile una strategia complessiva per la valorizzazione del Made in Italy e la tutela delle nostre produzioni – afferma Giansanti – Grazie a una rinnovata capacità di ascolto del governo, le politiche commerciali si sono rafforzate con l’obiettivo di un maggiore processo di internazionalizzazione delle imprese e di promozione all’estero che ha spinto anche verso una presenza più forte dell’Italia nei principali appuntamenti fieristici e di business nel mondo”.

“Su questa linea continuiamo la nostra collaborazione con l’ICE – conclude il presidente di Confagricoltura – L’Agenzia negli ultimi anni ha cambiato passo, facendo sentire ancora di più la propria vicinanza al sistema produttivo e dando una spinta propulsiva alle imprese”.

Confagri Bologna: preoccupa stop impianto Coprob in Veneto

Confagri Bologna: preoccupa stop impianto Coprob in Veneto

Roma, 25 feb. (askanews) – La sospensione stagionale da parte di Coprob-Italia Zuccheri dell’impianto di Pontelongo, in provincia di Padova, “è un segnale preoccupante da non sottovalutare”. Lo sottolinea Davide Venturi, presidente di Confagricoltura Bologna, dopo l’annuncio di Coprob-Italia Zuccheri in merito alla sospensione stagionale per il 2026 dell’impianto di trasformazione dello stabilimento di Pontelongo, in provincia di Padova, dove rimarrà l’attività di confezionamento, mentre il mantenimento dell’operatività produttiva resterà soltanto in quello di Minerbio.

La bieticoltura per l’area metropolitana di Bologna rappresenta una delle colture storiche e più importanti: a Minerbio c’è infatti la sede centrale con stabilimento produttivo di Coprob-Italia Zuccheri, l’ultimo produttore italiano rimasto, e nel 2025 “siamo stati la prima provincia italiana per la coltivazione di barbabietola da zucchero con oltre 5.500 ettari. Tuttavia, le difficoltà strutturali che il comparto bieticolo-saccarifero sta vivendo, rischiano di mettere in crisi l’intero sistema. Per questo, alla luce di difficoltà oggettive come gli effetti negativi dei cambiamenti climatici, la riduzione degli strumenti efficaci per la difesa delle coltivazioni e le tensioni del mercato alla luce delle importazioni a basso costo dall’estero, è necessario cercare di correggere la rotta e superare questo periodo con il sostegno delle Istituzioni, e anche con una gestione responsabile e lungimirante della Cooperativa”.

“Non possiamo permetterci di perdere l’ultima filiera saccarifera nazionale: servono scelte rapide e coraggiose per restituire competitività e prospettiva agli agricoltori”, avverte Venturi ricordando che “quando un impianto si ferma, anche solo temporaneamente, l’intera filiera si indebolisce: programmazione, investimenti e fiducia dei soci agricoltori vengono messi alla prova. In un comparto già ridotto ai minimi termini a livello nazionale, non possiamo parlare di crisi locali, il discorso va esteso a livelli più alti”.

“Per questo chiediamo che Governo e Istituzioni a tutti i livelli si impegnino per la reintroduzione dei principi attivi necessari alla difesa di questa coltura, nel rispetto delle valutazioni tecnico-scientifiche, insieme ad un impegno condiviso per garantire stabilità pluriennale alla filiera”, conclude Venturi. “Il nostro auspicio è che questa fase venga affrontata con una gestione responsabile e lungimirante da parte della dirigenza di Coprob-Italia Zuccheri. Servono scelte trasparenti, ponderate e condivise. Solo in questo modo sarà possibile salvaguardare la filiera, rafforzandone la competitività e assicurando così un futuro sostenibile alla barbabietola nel nostro territorio”.

Dall’11 al 14 settembre torna Risò a Vercelli

Dall’11 al 14 settembre torna Risò a Vercelli

Roma, 25 feb. (askanews) – Torna dall’11 al 14 settembre a Vercelli la seconda edizione di Risò – Festival Internazionale del Riso, un evento che trasforma la capitale europea del riso in una destinazione da scoprire tra gusto, paesaggio e cultura. Risò non è soltanto una manifestazione gastronomica, ma un viaggio dentro un territorio dove acqua e terra hanno costruito nei secoli uno dei paesaggi agricoli più affascinanti d’Europa.

L’evento si inserisce in un più ampio progetto di valorizzazione delle Terre del Riso, sempre più riconosciute come destinazione di turismo lento, enogastronomico e paesaggistico. Visitare questi luoghi significa infatti scoprire una destinazione sorprendente e autentica, ancora lontana dai circuiti più frequentati.

Vercelli sorprende con il suo patrimonio artistico e monumentale, rivelando un volto elegante, fatto di piazze porticate, chiese medievali, musei e scorci inattesi che testimoniano un passato importante. Le visite alle aziende agricole permettono di scoprire da vicino le fasi della coltivazione e della lavorazione del riso, mentre i piatti a tavola raccontano una cucina semplice e raffinata allo stesso tempo, fatta di ingredienti locali e ricette che parlano di stagioni e memoria.

Durante i giorni del festival il pubblico potrà vivere questo racconto attraverso degustazioni, incontri, talk ed esperienze gastronomiche dedicate al protagonista indiscusso, il riso. Dai risotti classici alle interpretazioni contemporanee, il cereale simbolo del Piemonte diventa protagonista indiscusso del Festival Internazionale del Riso, che dopo la sua prima edizione torna con l’obiettivo di raccontare un territorio attraverso il suo prodotto più rappresentativo.