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Dalla Regione Piemonte 7,5 mln per promozione vino nel mondo

Dalla Regione Piemonte 7,5 mln per promozione vino nel mondoRoma, 4 feb. (askanews) – Un bando da 7,5 milioni per la promozione del vino piemontese nel mondo, per sostenere i progetti di consorzi e associazioni di produttori per la promozione dei vini piemontesi Doc e Docg sui mercati dei paesi Extra Ue. Ad annunciarlo l’assessore al Commercio, Agricoltura e Cibo, Caccia e Pesca, Parchi della Regione Piemonte Paolo Bongioanni. “Nel bando di prossima pubblicazione – sottolinea Bongioanni – fisseremo i nuovi obiettivi, regole e strategie per un cambio di marcia nelle azioni di promozione che diano ai nostri vini d’eccellenza il posto internazionale che meritano. Questo bando si affianca e agisce in parallelo a quello da 6 milioni di euro per la promozione dell’agroalimentare di qualità nei paesi Ue, attualmente in corso, che ha già visto la significativa preadesione di 34 progetti e che chiuderà il 20 marzo”.


La cifra da parte del pacchetto da 19.081.166 euro destinato a sostenere il comparto vitivinicolo piemontese: oltre alla promozione dei vini del Piemonte sui mercati dei Paesi terzi, altri 6,8 milioni sono destinati alla ristrutturazione e riconversione dei vigneti e 4.781.166 per investimenti come l’apertura di nuovi punti vendita presso le aziende produttrici. Provengono interamente da risorse Ue, sono indipendenti dal bilancio regionale: l’assessore li ha stanziati sulle annate finanziarie 2025-26. Saranno erogati attraverso bandi regionali pubblicati a partire dalle prossime settimane: primo in ordine di tempo quello per la ristrutturazione dei vigneti.


“È un nuovo stanziamento imponente e articolato, un’iniezione di risorse fresche che si aggiunge a quelle già previste a bilancio regionale e che andranno a sostenere il comparto vitivinicolo piemontese sull’intera filiera, dalla vigna alla commercializzazione del prodotto finale”, ha detto Bongioanni.

Export olio evo italiano +52,5% a valore in primi 10 mesi 2024

Export olio evo italiano +52,5% a valore in primi 10 mesi 2024Roma, 4 feb. (askanews) – Grazie a una domanda stabile e all’aumento dei prezzi all’export, nei primi dieci mesi del 2024 l’olio extravergine d’oliva italiano ha messo a segno una crescita del 52,5% a valore (per un consuntivo tra gennaio e ottobre di 2,116 miliardi di euro) e del 5,4% a volume sul pari periodo 2023. L’export di olio extravergine made in Italy raggiunge oggi 160 paesi, ma oltre il 60% delle esportazioni italiane di olio extravergine di oliva si concentra tra Stati Uniti, Germania, Francia, Canada e Giappone, con gli Usa che, da soli, assorbono circa un terzo dell’olio EVO italiano esportato. E’ quanto emerge da un’indagine realizzata dall’Osservatorio Nomisma-SOL2EXPO, presentata oggi al Masaf in occasione della conferenza stampa della manifestazione in programma a Veronafiere dal 2 al 4 marzo.


Con 619mila imprese e 4.327 frantoi attivi, l’Italia rappresenta uno dei principali produttori di olio d’oliva a livello globale. Nella campagna 2024/2025 la produzione si è attestata sulle 224 mila tonnellate, con un calo del 32% rispetto alla scorsa annata che conferma il trend negativo del decennio, imputabile soprattutto agli effetti negativi del cambiamento climatico sulle rese. In particolare, dal 2018 ad oggi, la produzione di olio d’oliva non è mai andata oltre le 370 mila tonnellate. La contrazione dell’offerta ha determinato un sensibile aumento dei prezzi medi sui mercati esteri (passato da 5,08 euro/kg a 10,12 euro/kg nel giro di due anni) e anche in Italia. Di conseguenza, nel 2024 i volumi delle vendite di olio EVO nel canale off-trade hanno segnato un -1% a fronte di un incremento a valore del 29%, con un prezzo medio in crescita del 30%.

96% degli italiani acquista olio extravergine, è ‘bene sociale’

96% degli italiani acquista olio extravergine, è ‘bene sociale’Roma, 4 feb. (askanews) – L’olio extravergine di oliva è nel carrello della spesa del 96% dei consumatori italiani, rappresenta un “bene sociale” e un ingrediente irrinunciabile per la tavola tricolore. Secondo un’indagine realizzata dall’Osservatorio Nomisma-SOL2EXPO, presentata oggi al Masaf in occasione della conferenza stampa della manifestazione in programma a Veronafiere dal 2 al 4 marzo, il 36% dei consumatori considera l’olio extravergine uno degli alimenti più salutari, al pari di verdure, frutta e pesce, tanto che le parole più associate dagli italiani alla filiera olivicola sono “salute”, “sostenibilità” e “natura”, a cui si aggiungono i riferimenti a “qualità”, “bontà”, “benessere” e “beneficio”.


La presenza di olio extravergine di oliva – rileva l’Osservatorio – funge da incentivo anche per l’acquisto di pesce in scatola (70%), oli aromatizzati (69%), paté di olive e paste spalmabili a base di olio di oliva (64%) e prodotti sott’olio (63%). A orientare l’acquisto di olio Evo, prima ancora del prezzo (prima motivazione per il 18%) e della fedeltà al brand (15%), sono sempre più le indicazioni di origine, importanti per 4 consumatori su 10, attenti sia alla provenienza made in Italy (29%) che alla presenza di certificazioni Dop/Igp (15%). E quello dei prodotti a denominazione rappresenta uno dei segmenti in crescita anche sul versante produttivo che, negli ultimi dieci anni, ha registrato un aumento della quota degli oli Dop/Igp made in Italy dal 2% al 6%.


A questo dato si affianca quello della coltivazione biologica, oggi estesa a quasi un quarto (24% contro il 15% del 2013) degli 1,14 milioni di ettari dedicati alla coltivazione di olivi in Italia.

Lollobrigida: su olio non ci sono prezzi alti o bassi, ma giusti

Lollobrigida: su olio non ci sono prezzi alti o bassi, ma giustiRoma, 4 feb. (askanews) – “Iniziative come quella di SOL2EXPO contribuiscono a raccontare un grande prodotto, l’olio, dandogli valore. Più cresce il valore del prodotto e più ogni anello lungo la filiera ne beneficerà. Non si può più ragionare in termini di prezzi bassi o alti, ma di prezzi giusti che vanno spiegati e raccontati”. Lo ha detto il ministro dell’Agricoltura, Francesco Lollobrigida, intervenendo durante la presentazione, avvenuta oggi al Masaf, dell’edizione 2025 di SOL2EXPO – Full Olive Experience, il Salone in programma a Veronafiere da domenica 2 a martedì 4 marzo.


“Dobbiamo creare la giusta aspettativa di mercato rispetto ad un prodotto di eccellenza. La qualità è ciò che caratterizza la nostra nazione: dobbiamo capire come continuare a valorizzare questa qualità per creare ricchezza e consentire al sistema di continuare a investire proprio su questo”, ha concluso il ministro. Alla presentazione ha partecipato anche il sottosegretario di Stato del ministero dell’Agricoltura con delega alla filiera olivicola Patrizio La Pietra. “Credo che questa manifestazione rappresenti un’opportunità per potenziare la filiera dell’olio, che è uno dei prodotti bandiera del made in Italy nel mondo, ma anche un momento di confronto importante con le associazioni di categoria e con le organizzazioni di settore – ha detto La Pietra – Il ministero sarà presente con un ruolo centrale, perché crediamo fortemente in questo comparto. Abbiamo attivato il tavolo di filiera dell’olio d’oliva, passo fondamentale per definire un Piano Nazionale Olivicolo che ottimizzi risorse e interventi, con attenzione alla produzione e alla tutela paesaggistica e ambientale. È importante lavorare su temi come l’identità, il sistema delle denominazioni, fino al riconoscimento della qualità da parte dei consumatori e SOL2EXPO rappresenta l’inizio di un percorso in questa direzione”, ha concluso il sottosegretario.

Sol2Expo raddoppia superficie espositiva: appuntamento a Verona

Sol2Expo raddoppia superficie espositiva: appuntamento a VeronaRoma, 4 feb. (askanews) – L’Italia dell’olio e dell’olivo in diecimila metri quadrati. E’ stata presentata oggi al Masaf l’edizione 2025 di SOL2EXPO – Full Olive Experience, il Salone in programma a Veronafiere da domenica 2 a martedì 4 marzo. Nel suo nuovo ruolo da solista, dopo 28 edizioni in convivenza con Vinitaly, SOL2EXPO debutta con il raddoppio della superficie espositiva, passando da una tendostruttura a due padiglioni al completo: un risultato importante che denota la centralità e l’interesse per un prodotto simbolo del made in Italy.


Ai professionisti profilati già invitati e ospitati da Veronafiere, provenienti da Armenia, Austria, Azerbaijan, Brasile, Corea del Sud, Croazia, Cina, Colombia, Danimarca, Estonia, Finlandia, Francia, Giappone, India, Irlanda, Israele, Marocco, Paesi Bassi, Regno Unito, Repubblica Ceca, Slovacchia, Stati Uniti, Svizzera, Tunisia, Turchia, Ungheria e Vietnam, si aggiungeranno gli altri operatori nazionali e internazionali diretti a Verona. “Sarà un Salone rappresentativo non solo dell’intera filiera dell’olivo e dell’olio – ha spiegato durante il suo intervento il presidente di Veronafiere, Federico Bricolo -, ma anche di tutte le regioni produttrici italiane, con una presenza massiccia e capillare delle Associazioni e dei protagonisti del comparto”.


Il consumo globale di olio d’oliva ha infatti superato i 3 milioni di tonnellate, allargando la platea di consumatori a mercati emergenti in Sud America e in Asia. “Allo stesso tempo, l’Italia vive una stagione produttiva difficile, messa alla prova dal cambiamento climatico. Per questo – ha proseguito Bricolo – abbiamo potenziato l’attività di analisi del comparto con due strumenti inediti: il nuovo Osservatorio di SOL2EXPO per il monitoraggio del mercato e dei consumi, realizzato in collaborazione con Nomisma e, a tendere, con altri partner istituzionali e non, e il neonato Comitato tecnico-scientifico, per un presidio scientifico su ricerca, innovazione e i temi caldi del settore”. Con focus che spaziano dall’olio vergine ed extravergine di oliva ai sottoprodotti, dagli oli di semi speciali a quelli nutrizionali fino ai prodotti per il wellness, la cosmesi a base di olio e la tecnologia, SOL2EXPO 2025 rilancia anche il programma formativo degli Evoo Days (3-4 marzo), con approfondimenti su temi di attualità tecnico-scientifica e di mercato, mentre gli insight su innovazione tecnologica e cosmesi saranno curati da Aipo, l’Associazione interregionale produttori olivicoli. Al palinsesto B2B si affianca il calendario degli appuntamenti consumer che prevede cooking show, workshop, degustazioni con pairing e trattamenti cosmetici mani-viso a base di olio.

In Italia meno investimenti in Agrifoodtech ma ci sono più startup

In Italia meno investimenti in Agrifoodtech ma ci sono più startupRoma, 4 feb. (askanews) – Scendono in Italia nel 2024 gli investimenti nel settore dell’Agrifoodtech (-38% sul 2023) ma aumenta il numero di startup, che ha raggiunto quota 407: erano 341 nel 2023. Il 50% delle nuove imprese nasce nel Nord Italia, è formato da team piccoli (1-5 dipendenti) ed è fondato da ex imprenditori tra i 25 e i 45 anni, di cui il 23% è donna. È quanto emerge dal nuovo Report sullo Stato dell’AgriFoodTech in Italia elaborato da Eatable Adventures, filiale italiana del principale acceleratore del settore su scala globale per il Verona Agrifood Innovation Hub, primo polo di sviluppo dell’ecosistema AgriFoodTech italiano.


Nel 2024, gli investimenti si sono fermati a 103 milioni di euro, segnando un netto calo rispetto ai livelli record dell’anno precedente. Un calo in linea con il panorama globale ed europeo che subiscono parimerito una contrazione, anche se meno marcata rispetto allo scenario italiano, del 7% a livello mondiale e del 19% in Europa. Secondo le analisi di VAIH, le startup AgriFoodTech italiane sono concentrate prevalentemente nel Nord Italia, che ospita il 50% delle realtà attive: Lombardia (31%), Piemonte (10%) e Veneto (9,7%) sono in classifica insieme a Emilia-Romagna (11%) e Lazio (9,7%). Al contrario, il Sud Italia, fatica ad emergere nonostante il suo notevole potenziale agricolo, rivelandosi un ecosistema imprenditoriale ancora poco sviluppato.


I fondatori italiani di startup nell’AgriFoodTech si distinguono per un solido bagaglio accademico e tecnologico: il 38% possiede un dottorato di ricerca, mentre circa il 30% ha conseguito una laurea magistrale o un master. Il settore è guidato principalmente da founder con esperienze pregresse nell’imprenditoria (60%) e nell’agroalimentare (60%), un vantaggio che permette di affrontare meglio le sfide e di cogliere le opportunità del mercato. Il 73% delle nuove realtà innovative viene lanciato da imprenditori tra i 25 e i 45 anni, mentre solo il 6% riesce a lanciare un’attività prima dei 25 e dopo i 56 anni. Inoltre, secondo l’analisi del Verona Agrifood Innovation Hub, i team sono piccoli: il 74% delle startup è composto da 1 a 5 dipendenti e solo il 6% dispone di più di 25 risorse. Le startup italiane si concentrano principalmente nei settori della produzione e trasformazione alimentare e dell’AgriTech, che insieme rappresentano oltre la metà delle attività. In particolare, nell’AgriTech automazione e robotica delle colture (38%) e nuovi sistemi di coltivazione (29%) guidano l’innovazione, mentre nella produzione e trasformazione alimentare l’attenzione è rivolta a prodotti innovativi (44%) e nuovi modelli di economia circolare (20,8%).


Tra i settori in crescita spiccano Logistica e Delivery (21%) – che mostra una forte centralità della categoria delivery&last mile (45%) e packaging (21%) -, seguiti da Retail e Horeca (17%), tecnologie per la Cucina e la Preparazione alimentare (3%) e, infine, Health Tech (2%) di cui fanno parte tecnologie per la nutrizione e la nutraceutica. Il 77% delle startup sviluppa le tecnologie in-house, con l’intelligenza artificiale al primo posto (43%) per la sua versatilità e capacità di adattarsi a diversi settori, seguita da Biotecnologie (32%) e piattaforme digitali (30%). Tuttavia, solo il 15% delle innovazioni deriva da collaborazioni con università, evidenziando la necessità di rafforzare le sinergie tra ricerca accademica e imprenditorialità.


Il 75% delle startup tutela le proprie innovazioni attraverso brevetti, un dato in forte crescita rispetto al 40% registrato nel 2023. Anche la registrazione di marchi ha visto un incremento, raggiungendo l’82%, a testimonianza di una maggiore consapevolezza sull’importanza di proteggere la proprietà intellettuale. Tuttavia, il 19% delle startup non utilizza alcuna forma di tutela, esponendosi a rischi di imitazione e perdita di vantaggio competitivo.

Confagri Puglia: siccità, approvare emendamento La Salandra

Confagri Puglia: siccità, approvare emendamento La SalandraRoma, 4 feb. (askanews) – Approvare l’emendamento presentato dal parlamentare Giandonato La Salandra (FdI) nell’ambito del DL 208/2024, che mira a garantire un concreto sostegno alle imprese agricole pugliesi, duramente colpite dalla siccità eccezionale verificatasi nei primi otto mesi del 2024. Lo chiede Confagricoltura Puglia. L’emendamento prevede, in deroga alla normativa vigente, la possibilità per le aziende agricole di accedere agli interventi del Fondo di solidarietà nazionale anche se non hanno sottoscritto le polizze assicurative agevolate a copertura dei rischi. Una misura fondamentale per tutelare la continuità produttiva di migliaia di imprese che, a causa della prolungata assenza di precipitazioni, hanno subito ingenti perdite e necessitano ora di strumenti adeguati per la ripresa.


“La gravità della situazione impone risposte immediate ed efficaci. L’emendamento dell’on. La Salandra rappresenta un segnale importante di attenzione verso il settore agricolo pugliese, da sempre motore dell’economia regionale e nazionale”, evidenzia il presidente di Confagricoltura Puglia, Luca Lazzàro, che auspica “una rapida approvazione di questa proposta e un impegno congiunto delle istituzioni per affrontare, con strumenti adeguati, le sfide poste dai cambiamenti climatici”. Per la Puglia, il 2024 ha visto una delle estati più calde, con impatti significativi su numerose colture. In particolare, il frumento ha registrato una resa per ettaro estremamente ridotta; agrumi e fruttifere sono stati colpiti dalla cascola dei frutticini; l’olivo ha subito una cascola in fase di allegagione; le colture ortive hanno perso il raccolto o non sono state piantate a causa della carenza d’acqua; infine, i vigneti (sia da vino che da tavola) rischiano un danno superiore al cinquanta per cento rispetto alle rese abituali, con grappoli di dimensioni ridotte e spargoli.

Carbon farming, opportunità economica per comparto agricolo

Carbon farming, opportunità economica per comparto agricoloRoma, 4 feb. (askanews) – Il Carbon Farming può rappresentare un’opportunità per migliorare le condizioni economiche del comparto agricolo, permettendo una riduzione delle emissioni e il sequestro del carbonio attraverso nuove pratiche agronomiche. E’ quanto emerso da una ricerca sullo stato dell’arte dei progetti di carbon farming nel settore agricolo e agroalimentare a livello internazionale presentata oggi dall’Osservatorio Smart AgriFood del Politecnico di Milano e dell’Università degli Studi di Brescia in una conferenza stampa alla Camera dei Deputati, alla presenza di Maria Chiara Gadda, vicepresidente della XIII Commissione (Agricoltura).


Dall’analisi di 435 progetti internazionali di carbon farming nel comparto agroalimentare, emerge che il 39% si concentra in Nord America, il 33% in Asia e il 18% in Europa, mentre il restante 10% in Centro-Sud America, Africa e Oceania. Considerando il numero di crediti erogati, il primato è della Cina (43%), seguita dagli Stati Uniti (40%). Tra i settori produttivi specifici che hanno erogato il maggior numero di crediti in testa c’è la zootecnia, in particolare il comparto lattiero-caseario e la produzione di carne, a seguire, il settore cerealicolo. L’analisi delle pratiche maggiormente diffuse nei progetti sui mercati del carbonio vede in cima l’utilizzo di impianti di digestione anaerobica (biogas e biometano) e la gestione integrata del bestiame e delle deiezioni. Questo perché oggi, fuori dall’UE, viene data la possibilità alle realtà del settore zootecnico che riducono le emissioni o producono combustibili a basse emissioni di carbonio di generare e vendere crediti di carbonio. In Unione Europea, invece, si sta ancora valutando circa l’inclusione delle riduzioni delle emissioni del bestiame.


Dall’analisi del volume di crediti generati e venduti nell’ambito dei progetti, emerge la differenza di prezzo rispetto al singolo credito, che può oscillare da una media di 7 dollari per credito a 55 dollari per credito. Secondo la ricerca, le innovazioni digitali e, in particolare, le soluzioni di Agricoltura 4.0 possono giocare un ruolo rilevante per lo sviluppo del Carbon Farming, supportando i progetti in ogni fase, dalla pianificazione e implementazione delle pratiche, alla misurazione e validazione dei volumi di carbonio sequestrati fino alla compravendita dei crediti di carbonio. A guidare l’innovazione nel settore contribuiscono le startup digitali, che propongono soluzioni per supportare soprattutto le operazioni di monitoraggio e verifica del carbonio stoccato nei suoli, ma anche lo scambio dei crediti di carbonio. Le startup con offerta digitale attive sul tema del carbon farming sono il 5% del totale delle startup globali con offerta digitale nel settore agroalimentare e raccolgono il 5% del totale dei finanziamenti. L’Europa ospita la maggioranza delle startup operanti nel carbon farming, mentre il Nord America conta più di metà dei finanziamenti mondiali destinati al settore.

Psa, Filippini: a brevissimo la nomina di 3 subcommissari

Psa, Filippini: a brevissimo la nomina di 3 subcommissariRoma, 4 feb. (askanews) – “Abbiamo cercato di armonizzare tutte le attività di sorveglianza sul territorio e verranno a brevissimo nominati 3 subcommissari, uno dei quali si dovrà occupare del coordinamento delle attività nella zona di espansione virale tra tutte le regioni interessate”. Lo ha detto il direttore generale della salute animale del ministero della Salute e commissario straordinario per il contrasto alla Ps, Giovanni Filippini, in audizione davanti alla IX (Industria e agricoltura) e X (Sanità e lavoro) comissioni del Senato in merito alle nuove emergenze relative alla diffusione della malattia.


Filippini ha ricordato che per le recinzioni sono stati stanziati 10 milioni di euro “che ci permetteranno di chiudere le barriere autostradali, mentre la manutenzione delle recinzioni sarà gestita dalle Concessionarie”. Per quanto riguarda il vaccino contro la Psa, ha detto ancora, “l’Italia è presente con una cordata Ue sul tema e il ministero della Salute sta finanziando un progetto per portare avanti un vaccino con tecnologia Covid per spostare la sperimentazione dalla immunità anti corpale a quella cellulo mediata che sia protettiva, ma al momento purtroppo non abbiamo notizie positive. Nessuna iniziativa di ricerca viene tralasciata”, ha garantito Filippini.

Filippini: ondata epidemica Psa sta diminuendo sua portata

Filippini: ondata epidemica Psa sta diminuendo sua portataRoma, 4 feb. (askanews) – “Siamo molto attenti a far sì che la Psa rimanga nei territori attualmente interessato, il nostro obiettivo è mantenere la peste all’interno del terriotorio delimitato, non vogliamo che i cinghiali vadano fuori dal nostro confine”. Lo ha detto il direttore generale della salute animale del ministero della Salute e commissario straordinario per il contrasto alla Ps, Giovanni Filippini, in audizione davanti alla IX (Industria e agricoltura) e X (Sanità e lavoro) comissioni del Senato in merito alle nuove emergenze relative alla diffusione della malattia.


“Attualmente l’ondata epidemica sta diminuendo la sua portata perchè sono meno i cinghiali presenti sul territorio”, ha detto Filippini. E, per evitare che i cinghiali si spostino lungo la A15 e la A1 “stiamo cercando di chiudere i varchi con grande difficoltà dando priorità ai varchi dove passano i cinghiali e dove si devono porre le barriere. Abbiamo anche sviluppato l’inserimento a cavallo dei varchi autostradale di una zona di controllo – ha aggiunto – dove abbiamo inserito tutte le forze che abbiamo per le attività di sorveglianza e di depopolamento”. Quanto alle gabbie, “molte regioni hanno già acquistato alcune gabbie, poche – ha aggiunto il commissario straordinario – il ministero della Salute finora ha fatte tre gare, due sono andate deserte, ma la terza gara ha avuto manifestazioni di interesse da parte di due azionde e abbiamo aperto le buste due settimane fa e entro trenat giorni chiudiamo e queste 150 gabbie che arriveranno le daremo alle regioni”.


“Il tema è chi gestirà queste gabbie che sono complesse da gestire – ha proseguito Filippini – e questa valutazione va fatta sui singoli territori e le gabbie vanno messe nelle mani di chi le sa gestire, sicuramente la polizia provinciale, i cacciatori e i militari ci possono dare una mano. Faremo una gestione molto attenta”.