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Fieragricola Tech chiude IV edizione con 3.000 presenze (+4%)

Fieragricola Tech chiude IV edizione con 3.000 presenze (+4%)Roma, 5 feb. (askanews) – Fieragricola Tech, quarta edizione dell’evento di Veronafiere dedicato alle sfide dell’agricoltura del futuro, in due giornate (29-30 gennaio) supera le 3.000 presenze, in crescita del 4% rispetto all’edizione 2023. Risultati che si allineano con i numeri registrati alla vigilia della manifestazione, con 102 espositori aumentati del 70%, oltre 50 convegni e 125 relatori.


Con Fieragricola Tech, Veronafiere ha scommesso su segmenti specifici, che rappresentano alcune delle principali sfide che il comparto agricolo deve cogliere per fronteggiare la rivoluzione climatica in corso, per migliorare la redditività delle imprese agricole, per migliorare l’impatto ambientale e favorire la competitività del settore in un confronto sempre più globale, dove la necessità di incrementare la produzione di cibo di qualità per una popolazione mondiale in crescita. Fieragricola Tech “ha voluto così rispondere all’esigenza del comparto agricolo di produrre di più e meglio, riducendo gli input e favorendo la sostenibilità economica, ambientale e sociale, dando risposte che con la rapidità di sviluppo delle innovazioni in agricoltura non poteva essere annuale, mantenendo invece nel solco della biennalità la manifestazione madre, di più ampio respiro, che è rappresentata da Fieragricola, in programma dal 28 al 31 gennaio 2026 e al traguardo dell’edizione numero 117”, ha detto l’amministratore delegato di Veronafiere, Maurizio Danese.

Arriva la guida ai ristoranti cooperativi di Pecora Nera

Arriva la guida ai ristoranti cooperativi di Pecora NeraRoma, 5 feb. (askanews) – Arriva la prima edizione de Il gusto della Cooperazione, la guida ai ristoranti cooperativi promossa da Confcooperative e Fondosviluppo e realizzata dall’editore Pecora Nera. La guida racconta 109 ristoranti cooperativi in tutta Italia, offrendo un itinerario culinario che attraversa il Paese da nord a sud. Ogni ristorante viene descritto in dettaglio, con informazioni sulla proposta gastronomica e sulla missione sociale che lo caratterizza.


Attraverso questa guida, Confcooperative vuole promuovere un turismo enogastronomico consapevole e sostenibile, capace di incentivare progetti che coniugano sapori autentici e impatto sociale. Scegliere un ristorante cooperativo significa non solo gustare piatti eccellenti, ma anche contribuire a un’economia più equa e solidale. L’Emilia Romagna, con 31 ristoranti su un totale di 109, è la regione più rappresentata. “Questa guida è un viaggio attraverso esperienze gastronomiche che raccontano storie di comunità, tradizioni e impegno sociale – spiega in una nota Francesco Milza, presidente di Confcooperative Emilia Romagna – Ogni ristorante cooperativo è un luogo in cui il cibo diventa strumento di condivisione, sviluppo e crescita collettiva”.


I locali emiliano-romagnoli inclusi nella pubblicazione spaziano dalle trattorie ai bioagriturismi, dalle pizzerie ai bistrot, offrendo esperienze gastronomiche autentiche e legate alle tradizioni locali. “In molti casi peraltro – sottolinea Milza – questi ristoranti sono gestiti da cooperative sociali che offrono opportunità di lavoro a persone con disabilità e svantaggi certificati, promuovendo così una cultura dell’accoglienza”. I 31 ristoranti cooperativi dell’Emilia-Romagna si distribuiscono in tutta la regione, coprendo tutte le province. Tra questi, 11 si trovano nel territorio metropolitano di Bologna, 8 in provincia di Reggio Emilia, 2 a Modena, 2 a Parma, 2 a Piacenza, 2 a Ravenna, 2 a Ferrara e 2 a Forlì-Cesena. Questa diffusione così capillare testimonia l’impegno diffuso nel settore della ristorazione da parte di cooperative di ogni tipo: dalle cooperative sociali e di comunità a quelle agricole passando per le cooperative di lavoro e servizi.

Salvi (Fruitimprese): Green Deal mette a rischio intere filiere

Salvi (Fruitimprese): Green Deal mette a rischio intere filiereRoma, 5 feb. (askanews) – “Il nostro export chiude il 2024 con dati positivi con mele, uva e kiwi che continuano ad essere i nostri campioni, ma attenzione: il Green Deal sta mettendo a rischio intere filiere produttive. Nel 2015 il nostro Paese produceva 560mila tonnellate di kiwi verde, nel 2024 ne ha prodotte 188mila. Tante imprese stanno emigrando in Grecia per non perdere mercati costruiti in 50 anni di lavoro. La questione più urgente dunque è mettere le imprese in condizione di produrre”. Lo ha detto il presidente di Fruitimprese, Marco Salvi, intervenendo alla inaugurazione di Italy, la principale collettiva italiana di Fruit Logistica 2025, coordinata da CSO Italy e Fruitimprese, alla quale hanno partecipato anche il ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida, il nuovo ambasciatore d’Italia a Berlino Fabrizio Bucci, il presidente di ICE Agenzia Matteo Zoppas e l’assessore all’Agricoltura della Regione Calabria Gianluca Gallo.


Salvi ha sottolineato che “occorre intervenire, laddove necessario, con una tempistica diversa. Non si possono cambiare le regole in corso d’opera mandando all’aria investimenti e programmi aziendali. In ambito comunitario le regole debbono essere per tutti le stesse. Non si possono concedere autorizzazioni in deroga a Paesi che poi vendono in Italia prodotti trattati con sostanze da noi vietate. E poi – ha sottolineato ancora – vogliamo vedere applicato il principio di reciprocità con i Paesi Terzi, per l’assenza del quale abbiamo conseguenze gravi per esempio dalle uve di origine peruviane, che arrivano sulle tavole dei consumatori europei e italiani anche se non rispettano le regole vigenti nell’UE”. Alla inaugurazione berlinese ha partecipato anche Davide Vernocchi, presidente APO Conerpo, in rappresentanza della cooperazione, che ha sottolineato l’importanza della competitività: “se la vogliamo mantenere, dobbiamo affrontare il tema della gestione del rischio e quello delle problematiche fitosanitarie rispetto alle quali il settore non ha strumenti per riuscire a produrre. Ogni molecola che ci tolgono è una filiera produttiva che entra in crisi. Si deve agire adesso, prima che sia troppo tardi”, ha concluso.

Bruni (Cso Italy): dobbiamo difenderci da emergenze fitosanitarie

Bruni (Cso Italy): dobbiamo difenderci da emergenze fitosanitarieRoma, 5 feb. (askanews) – Sul comparto ortofrutticolo italiano, pesa “un’emergenza fitosanitaria che va affrontata e risolta con decisione. Siamo un Paese virtuoso, che dagli Anni Novanta ad oggi ha ridotto del 75% l’uso di sostanze attive. Forti di questo dobbiamo dire all’unisono all’Europa che, pur nel rispetto della salubrità e della sostenibilità delle nostre produzioni, abbiamo bisogno di avere a disposizione tutti gli strumenti più idonei per difenderci”. Lo ha detto il presidente di CSO Italy Paolo Bruni nel corso della inaugurazione di Italy, la principale collettiva italiana di Fruit Logistica 2025, coordinata da CSO Italy e Fruitimprese, alla quale hanno partecipato anche il ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida, il nuovo ambasciatore d’Italia a Berlino Fabrizio Bucci, il presidente di ICE Agenzia Matteo Zoppas e l’assessore all’Agricoltura della Regione Calabria Gianluca Gallo


Proprio la Germania è il primo mercato di riferimento dell’Italia, che vi esporta il 30% della nostra ortofrutta, circa 1 milione di tonnellate. “Ma non possiamo nasconderci dietro un dito – ha sottolineato Bruni – Anche se il nostro export è cresciuto nel 2024 in volume e in valore, fino a superare i 6 miliardi di euro, le nostre esportazioni nel biennio 2022 – 2023 erano diminuite del 7% e ancora hanno davanti molte sfide: Suez, le guerre, gli embarghi, le complicazioni connesse agli accordi bilaterali per l’apertura di nuovi mercati, ma innegabilmente la difficoltà principale è che alcune filiere hanno perso competitività a causa di problemi produttivi”. Sotto la lente di ingrandimento ancora il Green Deal: “siamo in prima fila in questa battaglia – ha detto – perché se è vero che potrebbe anche esserci un’inversione o un’attenuazione della rotta che il precedente governo europeo aveva indicato con il Green Deal, questo percorso va vigilato e bene”.


“La nostra attenzione – ha aggiunto il presidente di CSO Italy – non può trascurare la crisi, tutt’oggi irrisolta, dei consumi, che sono scesi del 18% dal 2018 al 2023, più di 1 milione di tonnellate in meno rispetto agli oltre 6 milioni del 2018, circa 800 mila tonnellate perse nel solo biennio 2022-2023. Ricordare che nel 2024 abbiamo avuto una frenata in questa discesa, con risultati sostanzialmente stabili, non è sufficiente”. Ma come invertire questa tendenza? Innanzitutto attraverso “una comunicazione, anche istituzionale, che faccia conoscere il nostro settore attraverso tutti gli strumenti mediatici a disposizione, che gli ridia la reputazione che merita, partendo da una constatazione persino banale ma che non è evidentemente raccontata con efficacia al consumatore”.

Gianmarco Laviola nuovo amministratore delegato del gruppo oleario Salov

Gianmarco Laviola nuovo amministratore delegato del gruppo oleario SalovMilano, 5 feb. (askanews) – Salov, proprietario dei marchi Filippo Berio e Sagra dal 2015 parte del gruppo cinese Bright Food, ha nominato Gianmarco Laviola amministratore delegato del gruppo.


Laviola, nato a Bari, 53 anni fa, laureato in Economia aziendale con specializzazione in marketing presso l’Università Bocconi di Milano, ha un’esperienza professionale in importanti realtà internazionali del food and beverage. Dopo Kpmg e Unilever, ha lavorato nella multinazionale americana Anheuser Busch come responsabile del business Budweiser in Italia e nei Paesi del Mediterraneo. Successivamente, ha guidato Mareblu per il gruppo thailandese Thai Union group, e, successivamente, la divisione Simmenthal per Bolton alimentari. Prima di approdare in Salov, è stato amministratore delegato di Princes Italia. Con questa nuova nomina, spiega una nota, il gruppo Salov, che nel 2023 ha registrato un fatturato consolidato di circa 518 milioni di euro e 105milioni di litri di olio venduti, punta a consolidare ulteriormente la sua posizione di leadership sia sui mercati internazionali sia su quello italiano, con particolare attenzione al rafforzamento del valore del marchio Filippo Berio. Il marchio Filippo Berio è presente in oltre 70 Paesi nel mondo risultando nelle prime posizioni in molti mercati tra cui Usa, Uk, Belgio, Svizzera e Hong Kong.


“Sono entusiasta di intraprendere questa nuova sfida alla guida di Salov, un gruppo con oltre un secolo di storia e un ruolo di primo piano nel settore oleario – dichiarato Laviola – La mia esperienza e il mio impegno saranno volti a rafforzare ulteriormente il posizionamento di Salov come leader di qualità, promuovendo una crescita sostenibile nel rispetto della tradizione che contraddistingue il Gruppo”.

Lollobrigida: difesa agricoltura coincide con difesa ambiente

Lollobrigida: difesa agricoltura coincide con difesa ambienteRoma, 5 feb. (askanews) – “La posizione dell’Italia sul Green Deal è chiara: è di difesa dell’agricoltura che coincide con la difesa dell’ambient, perché c’è l’agricoltore sul territorio. Ci batteremo con pragmatismo sulle molecole. Così come ci battiamo per l’immigrazione regolare, legale, necessaria al settore. Così come stiamo facendo chiarezza sui meccanismi di gestione del rischio e sul rinnovato progetto Frutta e Latte nelle scuole. Siamo qui per ascoltare, siamo qui per tutelare e valorizzare il ruolo del nostro Paese e dei suoi imprenditori in Europa e nel mondo”. Lo ha detto il ministro dell’Agricoltura, Francesco Lollobrigida, intervenendo alla inaugurazione di Italy, la principale collettiva italiana di Fruit Logistica 2025, coordinata da CSO Italy e Fruitimprese.

Alluvione, a Bologna consulta agricola regionale con Comm. Curcio

Alluvione, a Bologna consulta agricola regionale con Comm. CurcioRoma, 5 feb. (askanews) – Snellire le procedure burocratiche che complicano le istanze di rimborso per le imprese agricole danneggiate dalle alluvioni del 2023 e del 2024. Garantire ristori adeguati sulla base dei danni reali subiti ed erogare nuovi fondi per sostenere le attività produttive finora escluse dalle misure attivate. Sono alcune delle priorità portate dalla Regione Emilia-Romagna al tavolo della Consulta agricola regionale che riunisce le associazioni delle imprese agricole e agroalimentari e i sindacati dei lavoratori, presieduta dall’assessore regionale all’Agricoltura, Alessio Mammi, insieme alla sottosegretaria alla Presidenza, Manuela Rontini, riunita a Bologna alla presenza del Commissario alla ricostruzione post alluvione, Fabrizio Curcio.


Inoltre, nel quadro delle azioni per la sicurezza del territorio, la Regione Emilia-Romagna, tramite l’assessore Mammi, ha presentato al commissario Curcio una proposta per riconoscere al settore agricolo un ruolo più attivo nella gestione e tutela delle infrastrutture idrauliche e ambientali. L’iniziativa si concentra sul coinvolgimento e la raccolta di pareri su tre aspetti chiave: il completamento delle infrastrutture e messa in sicurezza del territorio, la gestione e realizzazione di piccole attività di manutenzioni ordinarie da parte degli agricoltori, l’estensione su tutto il territorio del modello già sperimentato a Modena del piano di controllo degli animali fossori. “L’agricoltura è il settore che ha subito i danni più ingenti a seguito delle alluvioni del 2023 e 2024 e come Regione abbiamo attivato tempestivamente misure di sostegno per le imprese colpite – hanno detto Rontini e Mammi – Tuttavia, persistono criticità che richiedono un intervento urgente: è necessario semplificare le procedure di accesso ai contributi, in particolare per le aziende danneggiate da più eventi calamitosi, che ad oggi incontrano difficoltà nell’iter di rimborso. Inoltre, occorre accelerare l’erogazione delle risorse già stanziate, garantendo tempi certi per i pagamenti”.


Lo sblocco degli indennizzi Agricat hanno aggiunto, “anche se gli indici utilizzati per calcolare il danno economico sono inferiori rispetto ai danni effettivi, rappresenta un segnale positivo per gli agricoltori colpiti dagli eventi estremi del 2023. Ora, però, è fondamentale velocizzare l’effettiva liquidazione dei fondi affinché siano resi disponibili nel minor tempo possibile”. Le alluvioni del 2023 hanno coinvolto 11.300 imprese agricole, di cui 8.300 colpite dall’alluvione e 3.000 dai fenomeni franosi, con danni su oltre 160mila ettari di terreni produttivi. A queste si aggiungono le aziende che hanno subito danni in seguito alle alluvioni di settembre e ottobre 2024, alcune delle quali già colpite l’anno precedente.

Ispra: 10% emissioni gas serra associate a spreco alimentare

Ispra: 10% emissioni gas serra associate a spreco alimentareRoma, 5 feb. (askanews) – L’8-10% delle emissioni globali di gas serra sono associate al cibo che non viene consumato e la riduzione delle perdite e degli sprechi alimentari è stata identificata come un mezzo essenziale per migliorare la sicurezza alimentare riducendo al contempo la pressione sulle risorse naturali. Lo sottolinea l’Ispra, che ha appena pubblicato l’aggiornamento sullo Spreco alimentare nella nuova base dati degli indicatori 2025, in occasione della Giornata nazionale di prevenzione dello spreco alimentare, che si celebra oggi 5 febbraio.


Insomma, anche le perdite e rifiuti alimentari contribuiscono alle emissioni di gas serra e quindi il fatto che quantità sostanziali di alimenti siano prodotti ma non mangiati dagli esseri umani ha impatti negativi sostanziali: ambientali, sociali ed economici. E, rileva Ispra, per affrontare seriamente lo spreco alimentare, “dobbiamo aumentare gli sforzi per misurare il cibo e le parti non commestibili sprecati non solo a livello di vendita al dettaglio e consumatore, ma tracciare la generazione di spreco alimentare nelle fasi iniziali della catena di fornitura di alimenti”. Per quanto riguarda lo spreco in Italia, i risultati dell’indagine indicano che sono sprecati circa due terzi dell’energia alimentare prodotta. Da ciò si deduce che è prodotto il triplo di quanto mediamente è necessario e viene distribuito iniquamente e sprecato. In termini di kcal/persona/giorno c’è un aumento del 17% tra il 2015 e il 2021. A fronte di una riduzione della popolazione del 2,7% lo spreco del Paese (kcal/giorno) aumenta invece del 14%.


Lo spreco edibile negli allevamenti rappresenta la componente maggiore, circa due terzi dello spreco totale, con un’inefficienza del 77% nella conversione in derivati animali. La disponibilità di prodotti animali per il consumo aumenta del 19% fino a circa un terzo di quella complessiva, ben oltre quanto raccomandato dalle Organizzazioni internazionali di tutela della salute. Gli sprechi lungo la filiera tra produzione e consumo aumentano del 6%. Gli obiettivi di sviluppo sostenibile dell’Agenda ONU 2030 indicano di ridurre gli sprechi produttivi e dimezzare quelli nel consumo. Invece i primi crescono del 2%, i secondi aumentano del 9%. Una caloria ogni tre disponibili al consumo viene sprecata nelle fasi di vendita e alimentazione. Inoltre, ogni 5 calorie consumate una è in eccesso rispetto ai fabbisogni medi raccomandati, con una forte crescita del 32%. In Italia, infatti, circa il 43% della popolazione adulta è in sovrappeso o obesa. Principalmente per il consumo di prodotti industriali ultraprocessati a base di cereali, zuccheri, sali e grassi insaturi.


L’impronta ecologica dei sistemi alimentari è da sola pari all’intera biocapacità italiana (possibilità del territorio di rigenerare risorse e trasformare scarti). Lo spreco sistemico ne occupa più del 50% con impatti devastanti su biodiversità, acque, suoli, clima. Ciò in gran parte nelle fasi di produzione intensiva e importazione (60%) più che in quelle di consumo o smaltimento degli sprechi. Ancora, la sicurezza alimentare è intaccata poiché il tasso di auto-approvvigionamento è sotto l’80%, addirittura circa il 50% considerando gli input per allevamenti. Le importazioni sono soprattutto olio di palma e frumento, soia e mais per mangimi, ma ormai anche frutta e verdura in parte non trascurabile. Da notare che produzione e fornitura aumentano ancora proprio grazie alle importazioni industriali, altrimenti sono da considerare in contrazione.


Di converso, rispetto ai sistemi convenzionali, si osserva un miglior uso delle risorse e una riduzione media degli sprechi del 67% nei sistemi alimentari regionali, biologici, a medio-piccola scala, per es. mercati locali degli agricoltori bio. Purtroppo, solo il 3% circa dell’alimentazione riesce a passare stabilmente dalle filiere corte, nonostante incontrino elevata preferenza da parte della popolazione.

Consorzio Parmigiano assegna a Londra i Casello d’oro awards

Consorzio Parmigiano assegna a Londra i Casello d’oro awardsRoma, 5 feb. (askanews) – Ieri sera, martedì 4 febbraio, il Consorzio del Parmigiano Reggiano Dop ha celebrato a Londra la seconda edizione dei Casello d’Oro Awards, il premio dedicato ai 13 caseifici vincitori dei Palii del Parmigiano Reggiano 2024. Durante la serata una giura internazionale ha premiato i tredici vincitori dei Palii 2024 e attribuito due Menzioni speciali per il Parmigiano Reggiano con miglior struttura e per quello con miglior profilo aromatico, entrambe andate al 4 Madonne Caseificio dell’Emilia, stabilimento di Varana di Serramazzoni (provincia di Modena).


Dopo il successo del primo evento, che si è svolto lo scorso marzo presso l’Ambasciata d’Italia a Parigi, l’edizione 2025 si è tenuta al British Museum di Londra alla presenza dell’ambasciatore d’Italia nel Regno Unito, Inigo Lambertini. Il Regno Unito è il quarto mercato estero con oltre 6.500 tonnellate importate all’anno, il cui sell-in 2024 ha segnato una crescita del +17% rispetto all’anno precedente, al di sopra della media globale che si attesta al +13,7%. L’ambasciatore d’Italia nel Regno Unito, Inigo Lambertini, ha dichiarato: “sono particolarmente lieto che il Consorzio del Parmigiano Reggiano abbia scelto Londra come cornice per celebrare un appuntamento così importante come i Casello d’Oro Awards. Per il Parmigiano Reggiano Dop il Regno Unito è infatti, storicamente, un mercato di primaria importanza, dove continua a riscuotere grandi successi nonostante le sfide poste dalla Brexit e dalle nuove regolamentazioni doganali entrate in vigore nel corso dell’anno”.


“Siamo orgogliosi di aver celebrato la seconda edizione dei Casello d’Oro Awards – ha detto Nicola Bertinelli, presidente del Consorzio – e di aver assegnato il premio ai 13 caseifici che nel 2024 hanno vinto i Palii del Parmigiano Reggiano. La Dop è un prodotto sempre più internazionale, con una quota export che ha quasi raggiunto il 50%. Dopo l’Ambasciata d’Italia a Parigi, sede della prima edizione, abbiamo scelto come palcoscenico dell’evento di ieri lo splendido British Museum di Londra, la capitale del nostro quarto mercato estero, con oltre 6.500 tonnellate importate all’anno e un sell-in 2024 che ha segnato una crescita del +17% rispetto all’anno precedente. Per la nostra Dop, che punta a diventare una marca iconica globale, non è fondamentale solo esportare il prodotto, ma anche la cultura di prodotto”.

Consorzio Cioccolato Modica Igp scommette su Guinea Equatoriale

Consorzio Cioccolato Modica Igp scommette su Guinea EquatorialeRoma, 5 feb. (askanews) – Missione in Guinea Equatoriale del presidente del Consorzio del Cioccolato di Modica IGP Salvatore Peluso, paese sul quale il Consorzio punta per rivitalizzare l’industria nazionale del cacao, promuovendo pratiche sostenibili e assicurando l’immissione in commercio di cacao certificato la cui provenienza non concorre alla deforestazione, come previsto dalla normativa europea.


Proprio la Guinea Equatoriale con molta probabilità, ha spiegato Peluso, diventerà il primo Paese in Africa nel quale potrebbe sorgere la prima fabbrica di pasta amara di cacao, un prodotto destinato in via diretta al mercato del cioccolato di Modica IGP, che rappresenterebbe una risposta ai fenomeni speculativi legati all’aumento del prezzo del cacao, che ha registrato nell’ultimo biennio un incremento di oltre il 120%. Tra gli incontri più importanti quello con la First Lady della Nazione, Constancia Mangue de Obiang, nel corso del quale è stata aperta la strada per una serie di accordi che favoriscano i produttori locali e posizionino il cacao equato guineano in modo più forte nel mercato globale. La premier, spiega il Consorzio, ha sottolineato l’importanza di rafforzare il settore agricolo della produzione di cacao, non solo come motore economico, ma anche come modo per migliorare le condizioni di vita dei piccoli produttori e consolidare l’identità del cacao della Guinea Equatoriale sui mercati internazionali.


All’incontro con la First Lady della Nazione, Constancia Mangue de Obiang, ha partecipato il ministro dell’Agricoltura Juan José Ndong Tom che ha sottolineato l’urgenza per il Paese di adeguare il settore alle esigenze attuali, assicurando che il suo ministero lavorerà per facilitare un quadro normativo e logistico adeguato per attrarre investimenti esteri. Sul tavolo anche un possibile gemellaggio tra la città di Bata, posta nella regione del Rio Muni, considerata capitale politica della Nazione, e la città di Modica.