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Lollobrigida: pannelli fotovoltaici? Si ma non a terra su campi

Lollobrigida: pannelli fotovoltaici? Si ma non a terra su campiRoma, 13 feb. (askanews) – “Con la misura Parco Agrisolare abbiamo sostenuto 22mila imprese, superando tutti gli obiettivi fissati dalla Commissione europea, producendo energia pulita senza togliere neanche un metro di suolo all’agricoltura. Con il Decreto Agricoltura abbiamo messo un freno alle speculazioni, vietando l’installazione di pannelli fotovoltaici a terra sui terreni agricoli”. Così il ministro dell’Agricoltura, Francesco Lollobrigida, sul proprio profilo Facebook, rivendicando l’azione del Governo sulla questione dei pannelli fotovoltaici, che si possono mettere “ma sui tetti delle aziende agricole, non a terra sui campi coltivabili”.


“L’agricoltura contribuisce alla produzione dell’11% dell’energia rinnovabile elettrica in Italia, dimostrando di saper stare al passo con la sostenibilità senza sacrificare la sua missione principale: produrre cibo, creare lavoro e difendere il territorio”, conclude il ministro.

In Italia dal 2016 persi 166mila ettari coltivati a mais

In Italia dal 2016 persi 166mila ettari coltivati a maisRoma, 13 feb. (askanews) – Dal 2016 al 2024 si sono persi in Italia 166mila ettari coltivati a mais e 2 milioni di tonnellate di prodotto, con la Lombardia e Mantova in netta decrescita (nell’ultimo anno rispettivamente -16% e -9,9% tonnellate). E la la copertura del fabbisogno nazionale è passata dal 56% a soltanto il 43%. E’ quanto emerge dalle analisi del centro di ricerca sull’agroalimentare Clal, che ha fotografato la tendenza degli ultimi 8 anni. Allarmante la situazione nella provincia di Mantova, dove nel 2024 è diminuito del 10% il quantitativo di mais prodotto rispetto all’anno precedente. Una coltura in stato di emergenza, quella del granoturco, con redditi sempre più risicati e vittima di aumento dei costi di produzione, cambiamento climatico, concorrenza estera e patologie delle piante. I dati sono stati analizzati nel corso del convegno di Confagricoltura Mantova, dal titolo “Mais, una coltura in via d’estinzione: strategie per il rilancio”, svoltosi il 12 febbraio scorso.


“Una coltura assolutamente in sofferenza – ha detto il vicepresidente di Confagricoltura Mantova Manuel Lugli – Ma anche fondamentale per l’equilibrio agronomico e zootecnico della Pianura Padana e per le esportazioni del Made in Italy. Bisogna trovare le soluzioni per migliorare la redditività delle imprese agricole”. Quindi, le strategie per arginare la crisi e dare prospettive a una coltura definita insostituibile. “Stiamo entrando in una fase di forti cambiamenti sulla genetica – ha spiegato il docente di Agronomia dell’Università di Torino Amedeo Reyneri – Avremo nuovi ibridi di mais, in grado di sopportare molto meglio temporali e colpi di vento e, in parte, grandine. Questo ci dà un’arma in più per rispondere al preoccupante cambiamento climatico. Inoltre, la tecnologia avanza: abbiamo prodotti studiati per il settore maidicolo in grado di stimolare la pianta e farle superare gli stress, agromeccanica ed elettronica ci consente di seminare in modo più fitto e l’agricoltura di precisione, in futuro, ci permetterà di produrre di più e sopportare meglio gli eventi climatici estremi”.

Al via nuovo progetto Consorzio Pecorino Romano Dop in Canada

Al via nuovo progetto Consorzio Pecorino Romano Dop in CanadaRoma, 13 feb. (askanews) – Pronto a partire un nuovo progetto internazionale destinato al Canada del Consorzio per la Tutela del Formaggio Pecorino Romano DOP, che con la trasmissione del bando di gara all’Ufficio delle Pubblicazioni dell’Unione Europea, ha avviato la procedura di selezione dell’Organismo di esecuzione del programma di informazione e di promozione dei prodotti agricoli sul mercato terzo Canada.


L’obiettivo del Consorzio di tutela, che ha sede a Macomer in Sardegna ed è presieduto da Gianni Maoddi, rientra in quello più generale dell’Unione Europea di rafforzare l’immagine, la competitività, la riconoscibilità e il consumo dei prodotti agroalimentari europei sul mercato canadese: in particolare, diffondendo tra i consumatori la conoscenza dei valori e dei requisiti di qualità e di sicurezza alimentare espressi dal sistema comunitario delle denominazioni di origine, come il Pecorino Romano DOP. Fra gli obiettivi rientra anche quello di affrontare e combattere il problema della concorrenza di prodotti Italian Sounding, che non solo offrono qualità e elementi nutrizionali inferiori ma minacciano la tenuta dell’economia delle zone di produzione.

L’italiana Everton acquisisce l’americana Eastern Tea

L’italiana Everton acquisisce l’americana Eastern TeaRoma, 13 feb. (askanews) – La società italiana di Tagliolo Monferrato Everton, leader nel settore del tè, tisane ed infusi e controllata da Clessidra Private Equity SGR, acquisisce Eastern Tea, importante produttore statunitense di tè a marchio e private label, attivo nei canali retail e foodservice. In seguito all’acquisizione, le attività di Eastern Tea continueranno senza interruzioni, beneficiando delle risorse e della scala globale di Everton.


Con sede produttiva nel New Jersey, a Monroe Twp., Eastern Tea è attiva nell’approvvigionamento, miscelazione, confezionamento e distribuzione di un’ampia gamma di tè a marchio Bromley, oltre ad essere fornitore di diverse private label in tutto il Nord America. Di proprietà della famiglia Barbakoff che la gestisce dal 1982, negli anni l’azienda è diventata uno dei principali operatori nel mercato nordamericano del tè, nonché partner strategico di riferimento per i maggiori retailer. L’italiana Everton ha più di 450 dipendenti e un fatturato che nel 2024 si è attestato a circa 45 milioni di euro e opera a livello internazionale con siti produttivi in Italia, India e Croazia, garantendo il controllo dell’intera filiera produttiva grazie alla coltivazione, lavorazione e confezionamento direttamente nei luoghi di origine.


L’acquisizione di Eastern Tea rafforza la presenza commerciale di Everton in Nord America, ampliando le capacità di miscelazione e confezionamento in loco e migliorando l’offerta di prodotti di alta qualità per i consumatori statunitensi. Per Federico Dodero, CEO di Everton, l’acquisizione di Eastern Tea “rappresenta una tappa fondamentale nel nostro ambizioso piano. L’unione tra la capacità produttiva di Eastern Tea e il controllo di Everton sull’intera supply chain, ci permetterà di offrire un’ampia e innovativa gamma di prodotti ai consumatori nordamericani”.

Latte fieno Alto Adige: +220% conferitori in 6 anni

Latte fieno Alto Adige: +220% conferitori in 6 anniRoma, 13 feb. (askanews) – Crescono produzione e numero di conferitori di latte fieno in Alto Adige: la produzione di latte fieno è passata da 500 conferitori circa nel 2018 con 77 milioni di kg a 1600 conferitori e 96 milioni di kg nel 2023. Il late fieno è una produzione tradizionale tipica delle zone montane che rientra in una scelta alimentare sostenibile e salutare, perché ottenuta da mucche alimentate nel corso delle diverse stagioni con alternanza di erba, specie erbacee fresche, fieno e integrazioni a base di cereali macinati.


“Oggi il latte fieno, nella nostra regione montana, rappresenta il 26% del totale latte prodotto, un dato in crescita di almeno 25 punti percentuali rispetto al 2018, anno in cui è iniziata la sua produzione, a seguito della certificazione Stg (Specialità Tradizionale Garantita,ndr.)”, spiega Annemarie Kaser, direttrice Federazione Latterie Alto Adige che riunisce 9 cooperative di caseifici e latterie altoatesine. “Le nostre aziende associate sono piccole realtà, gestite per lo più da persone dello stesso nucleo familiare, dove si allevano in media 15 vacche da latte e 8 vitelli per azienda agricola, su territori ripidi e con un lavoro prettamente manuale”, aggiunge. La produzione di latte fieno necessita, però, di investimenti adeguati, come impianti di ventilazione per essiccare il fieno e garantire un’alta qualità del foraggio, ed edifici per la sua conservazione, dato che il fieno richiede spazi ampi per il suo stoccaggio. Non da ultimo, sottolinea Kaser “sono importanti gli investimenti in comunicazione per diffondere la conoscenza di latte fieno, i suoi benefici sia nell’ambito di un sistema alimentare più responsabile, sia per quelli legati agli aspetti ambientali”.


Anche il progetto “Think Milk Taste Europe, Be Smart!”, promosso dal settore lattiero-caseario di Alleanza delle Cooperative Italiane, realizzato da Confcooperative, è impegnato, su diversi fronti e in primis con attività digital, nella valorizzazione del latte fieno, per esaltarne le sue distintività e farne un esempio di connessione locale e di una produzione alimentare sostenibile, ecologica e sociale.

Drei (Fedagripesca): innovazione in agrioltura? Bisogna aggregare

Drei (Fedagripesca): innovazione in agrioltura? Bisogna aggregareRoma, 13 feb. (askanews) – “Se gli investimenti in tecnologia nel settore agricolo hanno subito nel corso del 2024 una battuta d’arresto, la dimensione aziendale e l’aggregazione in forma cooperativa si confermano straordinari acceleratori per l’introduzione di soluzioni di Agricoltura 4.0.”. Lo ha detto il presidente di Fedagripesca Confcooperative Raffaele Drei intervenendo oggi a Milano alla presentazione del report dell’Osservatorio Smart AgriFood, curato dal Politecnico di Milano e dal Laboratorio Rise dell’Università degli Studi di Brescia, dedicato allo studio delle soluzioni tecnologiche per la filiera agroalimentare.


L’ultima rilevazione dell’Osservatorio ha evidenziato come gli investimenti in tecnologia siano calati dell’8% nel corso del 2024, con una spesa che si è attestata sui 2,3 miliardi di euro. L’organizzazione in filiera resta tuttavia un fattore decisivo: se infatti una quota pari al 38% di aziende agricole non coinvolte in alcun tipo di aggregazione adotta soluzioni digitali, la percentuale sale al 44% nel caso di aziende socie di cooperative e al 55% se fanno parte di OP (Organizzazioni di produttori, ndr.). “Numeri che attestano in tutta la loro evidenza – ha commentato Drei – la rilevanza del ruolo che la cooperazione riveste a monte, dal punto di vista economico e dei servizi offerti ai soci, con la sua capacità di mettere a sistema progetti di ricerca, acquisto di macchinari, introduzione di tecnologie e servizi innovativi, cosi come progetti di formazione per consolidare le competenze degli agricoltori. Le soluzioni avanzate e l’assistenza tecnica che le cooperative forniscono hanno, come è noto, costi che un’azienda agricola da sola non sempre riesce a sostenere”.


“La fotografia che emerge dall’Osservatorio – ha concluso il presidente Drei – attesta ancora una volta come la dimensione media aziendale sia un vero e proprio limite strutturale per il nostro comparto anche dal punto di vista dell’ammodernamento e dell’innovazione. C’è un forte bisogno di maggiore aggregazione per riuscire a cogliere le sfide della transizione digitale”.

Rallenta il mercato dell’agricoltura 4.0: -8% a 2,3 mld euro

Rallenta il mercato dell’agricoltura 4.0: -8% a 2,3 mld euroRoma, 13 feb. (askanews) – Rallentano dell’8% nel 2024 gli investimenti sul mercato italiano dell’agricoltura 4.0, soprattutto su macchinari e attrezzature agricole, mentra crescono quelli su software gestionali, DSS, sistemi di mappatura di coltivazioni e terreni. Gli investimenti fatti nel 2024 si sono quindi attestati a 2,3 miliardi di euro, con un calo in particolare degli investimenti in macchinari (29% del totale del mercato) e attrezzature (26,5% del totale), mentre continua la crescita delle soluzioni software come FMIS (Farm Management Information System, 13,5 % del totale), Decision Support System (DSS, 9,5% del totale), sistemi di monitoraggio e mappatura dei suoli (9% del totale) e delle colture (9% del totale) che, tuttavia, non compensano il calo degli investimenti legati all’hardware.


E’ quanto emerge da una ricerca dell’Osservatorio Smart AgriFood del Politecnico di Milano e del Laboratorio RISE (Research & Innovation for Smart Enterprises) dell’Università degli Studi di Brescia, presentata oggi durante il convegno “Smart agrifood: è tempo di una nuova consapevolezza!”, nel quale è intervenuto in apertura tramite video messaggio il ministro dell’Agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste, Francesco Lollobrigida. Il rallentamento del mercato di Agricoltura 4.0 è causato dalla flessione dei redditi agricoli, dagli investimenti già realizzati negli scorsi anni, ma anche della riduzione degli incentivi pubblici. In Italia, infatti, l’84% delle aziende agricole utilizzatrici di soluzioni 4.0 ha già usufruito di almeno un incentivo e gli stessi provider tecnologici (81%) ritengono che le agevolazioni pubbliche negli ultimi anni siano state un fattore chiave per la crescita.


A fronte del rallentamento della spesa complessiva, nel 2024 la superficie italiana coltivata con soluzioni 4.0 è risultata quasi stazionaria, passando dall’9% del 2023 al 9,5% del 2024. L’adozione delle tecnologie si è infatti intensificata tra le aziende che ne erano già utilizzatrici, mentre è cresciuta poco la quota di nuovi investimenti. Il 41% delle aziende agricole italiane adotta oggi almeno una soluzione di Agricoltura 4.0 (considerando i software gestionali, la % sarebbe ben più alta), il 29% due o più. Il livello di digitalizzazione aumenta con le dimensioni aziendali e quando le aziende fanno parte di gruppi di produttori o consorzi o cooperative (il 38% delle aziende agricole “semplici” utilizza soluzioni di Agricoltura, contro il 44% di quelle che sono parte di cooperative e il 55% di organizzazioni di produttori).

Mammuccini (Federbio): biolgico, serve una spinta sui consumi

Mammuccini (Federbio): biolgico, serve una spinta sui consumiRoma, 13 feb. (askanews) – “Anche se le vendite hanno ripreso a crescere, occorre però continuare a spingere sui consumi, sensibilizzando ulteriormente i cittadini sui benefici che il buon cibo biologico apporta per la salute delle persone e dell’ambiente”. Così Maria Grazia Mammuccini, presidente FederBio, in occasione della partecipazine del progetto “Being Organic in Eu”, nato dalla collaborazione tra FederBio e Naturland, al Biofach 2025, il Salone internazionale che riunisce produttori, distributori, esperti e operatori bio, in corso a Norimberga fino al 14 febbraio.


“Inoltre, per incentivare una transizione duratura verso un modello di consumo sostenibile e responsabile – prosegue Mammuccini – è fondamentale supportare gli investimenti in ricerca e innovazione per fare del biologico il modello di riferimento per l’intero sistema agroalimentare e per orientare le strategie future della PAC post 2027”. I dati sul biologico in Europa presentati a Biofach “sono senza dubbio positivi – aggiunge – La transizione agroecologica continua il suo slancio, sostenuta dal Green Deal e dal Piano d’Azione per l’agricoltura biologica nell’UE, strumenti fondamentali per promuovere un modello agricolo in grado di coniugare sostenibilità e valorizzazione dei territori”.


“L’incremento delle superfici agricole conferma il biologico come il metodo agricolo resiliente, in grado di tutelare le fertilità del suolo, salvaguardare la biodiversità, rispondere alla crisi climatica, garantendo sicurezza alimentare per le generazioni future e il giusto reddito per gli agricoltori”, conclude Mammuccini.

Più bio in Ue: in 2023 coltivati a biologico 18 mln ettari, +3,6%

Più bio in Ue: in 2023 coltivati a biologico 18 mln ettari, +3,6%Roma, 13 feb. (askanews) – Cresce la superficie coltivata in biologico nella Unione Europea: la percentuale di superfici agricole coltivate con metodo biologico nel 2023 ha raggiunto l’11% ed è pari a quasi 18 milioni di ettari. L’Italia, in questo contesto, è prima in Ue sia per Sau (superficie agricola utilizzata) sia per numero di operatori. Sono i dati del “The World of Organic Agriculture 2024”, riferiti al 2023, e presentati a Biofach dall’Istituto di ricerca sull’agricoltura biologica FiBL in collaborazione con Ifoam, la Federazione delle associazioni del biologico a livello mondiale.


L’indagine rileva che i terreni biologici nell’Unione Europea hanno raggiunto 17,7 milioni di ettari, pari al 10,9% della superficie agricola totale e con un incremento del 3,6% rispetto al 2022. Estendendo il perimetro all’intero territorio europeo, i campi coltivati a biologico comprendono 19,5 milioni di ettari (+4,1% rispetto all’anno precedente) con una percentuale dell’11%. Per quanto riguarda i singoli Paesi, la Spagna, con 3 milioni di ettari, supera la Francia che segue con 2,8 milioni di ettari, mentre l’Italia occupa il terzo posto con 2,5 milioni di ettari, ma è prima come percentuale di Sau bio, che sfiora il 20%, circa il doppio della media europea. L’Italia mantiene anche il primato per quanto riguarda il numero di produttori bio, con oltre con 84.191 operatori sui 495.000 attivi nell’intera Europa. Inoltre, si posiziona al vertice della classifica anche per quanto concerne il numero di trasformatori, quasi 25.000, su una quota totale in Europa di 94.627. Dopo un lieve calo nel 2022, è tornato positivo anche l’andamento del mercato, che ha raggiunto i 54,7 miliardi di euro in Europa (+3%), di cui 46,5 miliardi nell’Unione Europea (+ 2,9%).


La Germania rimane il mercato principale, con vendite che si attestano a 16,1 miliardi di euro. L’UE si posiziona come il secondo mercato per i prodotti biologici, dopo gli Stati Uniti con 59 miliardi di euro. A livello mondiale, secondo le statistiche evidenziate da “The World of Organic Agriculture 2024”, l’area agricola coltivata a biologico è aumentata del 2,6% nel 2023, raggiungendo un totale di 98,9 milioni di ettari, gestiti da 4,3 milioni di produttori biologici. Sono incrementate anche le vendite al dettaglio di prodotti biologici che hanno superato i 136 miliardi di euro.

Al Biofach di Norimberga i valori del biologico europeo

Al Biofach di Norimberga i valori del biologico europeoRoma, 13 feb. (askanews) – I valori del biologico europeo saranno protagonisti fino al 14 febbraio a Biofach 2025, il Salone internazionale che riunisce produttori, distributori, esperti e operatori bio, in corso a Norimberga grazie a “Being Organic in Eu”, il progetto nato dalla collaborazione tra FederBio e Naturland e cofinanziato dall’Unione Europea con l’obiettivo di promuovere la conoscenza del settore e sensibilizzare a un’alimentazione più salutare e sostenibile.


Nell’area espositiva si potranno approfondire tutte le iniziative organizzate a Biofach per promuovere la cultura, la conoscenza e i benefici dell’agricoltura biologica, che non utilizza chimica di sintesi per tutelare gli ecosistemi e la fertilità del suolo. In particolare, domani 14 febbraio si terrà una tavola rotonda che analizzerà l’aggiornamento del regolamento biologico dell’UE e il tema del commercio internazionale. L’incontro, che prevede, tra gli altri, la partecipazione di Henri Delanghe, Deputy Head of Unit Organics, DG AGRI della Commissione europea, ha l’obiettivo di fare il punto sui risultati ottenuti e sulle prossime sfide del settore, con particolare attenzione all’internazionalizzazione dei prodotti biologici dell’UE.


Seguirà alle 12.00 la conferenza stampa “Scenari e trend per il biologico sul mercato tedesco e italiano”, durante la quale verranno presentati gli andamenti e l’evoluzione dei mercati, le preferenze e tendenze di consumo, le prospettive e i risultati del progetto Being Organic in Eu. “Anche quest’anno, Being Organic si conferma protagonista a Biofach, con un ricco programma di convegni e iniziative tese a promuovere l’agricoltura biologica come modello di innovazione, qualità e responsabilità ambientale – ha sottolineato Paolo Carnemolla, segretario generale FederBio – In un contesto sempre più attento alla sostenibilità, è essenziale valorizzare i benefici del biologico, nella salvaguardia della biodiversità, della fertilità del suolo e nella mitigazione dei cambiamenti climatici”.