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Oltre 100 premiati nella II edizione dell’Albo d’oro Federcuochi

Oltre 100 premiati nella II edizione dell’Albo d’oro FedercuochiRoma, 14 gen. (askanews) – Centinaia di berrette bianche, provenienti da tutte le regioni d’Italia e da oltre 10 paesi stranieri, si sono riunite ieri alla Camera dei Deputati, ospiti della Nuova Aula dei Gruppi Parlamentari, per la seconda edizione dell’Albo d’Oro Federcuochi. Il riconoscimento è stato consegnato ad oltre 100 professionisti di varie categorie (Solidarietà e Volontariato, Ambasciatori della cucina italiana nel mondo, Decani, Chef patron, Giovani Cuochi, Insegnanti o Assistenti tecnici), alla presenza dei vertici nazionali FIC: Rocco Pozzulo (Presidente), Pietro Roberto Montone (Presidente Vicario), Carlo Bresciani (Presidente FIC Promotion), Alessandro Circiello (Responsabile Media & Public Affairs), Roberto Rosati (Presidente Dipartimento Solidarietà Emergenze).


L’appuntamento si è aperto con i saluti istituzionali del Questore della Camera Paolo Trancassini, che ha ricordato l’importanza del ruolo dei cuochi, veri ambasciatori del Made in Italy, capaci di raccontare le eccellenze dei nostri territori e le tradizioni più antiche. Ringraziandoli per il lavoro svolto, Trancassini ha sottolineato che i cuochi sono la nostra cultura, ricordando la recente legge che istituisce il premio ‘Maestro dell’arte della cucina italiana’ e auspicando l’inserimento del lavoro del cuoco tra i mestieri usuranti. Il presidente Pozzulo ha sottolineato l’importanza di “suscitare l’interesse dei giovani verso la ristorazione, settore che richiede impegno e sacrificio ma che può offrire grandi soddisfazioni personali e professionali”.


Sul tema dei mestieri usuranti, è tornato anche il ministro dell’Agricoltura, Francesco Lollobrigida, nel suo intervento conclusivo, che ha assicurato: “parlerò con la collega Calderone per ragionare di lavoro usurante, ci deve essere il giusto riconoscimento”. Il titolare del Masaf ha poi spiegato: “per noi siete centrali ed è per questo che abbiamo fatto la scelta di diventare sponsor della Nazionale Italiana Cuochi come ministero dell’Agricoltura”.

Cereal Docks: 1,39 mld fatturato nel 2024, ora punta a mercato consumer

Cereal Docks: 1,39 mld fatturato nel 2024, ora punta a mercato consumerMilano, 13 gen. (askanews) – Cereal Docks ha chiuso il 2024 con un fatturato pari a 1,3919 miliardi di euro. Il gruppo si occupa della prima trasformazione agro-alimentare di semi oleosi e cereali destinati ai settori feed, food, pharma, cosmetic e per usi tecnici ed energetici e dal 2021 ha registrato una crescita media annua (Cagr) dell’11,21%, con volumi di vendita che hanno raggiunto 2,9 milioni di tonnellate, spinti, spiega una nota “dal core business dell’azienda (ingredienti per la nutrizione animale) nonché dalla diversificazione dell’offerta posta in essere negli ultimi anni con prodotti innovativi in ambito food, come oli, farine gluten-free, lecitine ed estratti vegetali”. In crescita anche la quota dell’export, ora al 15% del fatturato, a conferma del posizionamento di Cereal Docks nei mercati europei ed extra-europei.


In concomitanza dei risultati 2024, il gruppo industriale ha presentato anche il piano industriale al 2027, con cui punta a consolidare la propria leadership e getta le basi per un futuro orientato a espansione, diversificazione e sostenibilità. Per il prossimo triennio, nello specifico, il gruppo prevede una fase di ulteriore crescita con l’obiettivo di aumentare del 20% i volumi di trasformazione di materie prime agricole (soia, girasole, mais, colza) entro il 2027, tramite la valorizzazione delle competenze interne e un efficientamento ulteriore dei processi. E ancora: prosegue l’impegno all’ottimizzazione della gestione delle materie prime (logistica, sourcing), e prevede il coinvolgimento crescente dei 18 mila agricoltori aderenti alle filiere Cereal Docks. Parallelamente, Cereal Docks punta ad avvicinarsi ulteriormente al mercato consumer, un percorso avviato nel 2023 con l’acquisizione di Favero 1925, azienda padovana attiva nel settore retail delle farine gluten-free e degli ingredienti per l’industria alimentare. Favero 1925 ha già intrapreso un piano di investimenti significativo, che prevede un incremento della capacità produttiva del 50%. L’offerta del gruppo che oggi comprende lecitine, oli, estratti vegetali puri e farine gluten-free, si arricchirà ulteriormente con nuovi ingredienti in ambito food, come ad esempio le farine proteiche di girasole. Questo sviluppo sarà realizzato attraverso un approccio combinato, che include investimenti diretti (green field) e operazioni di M&A. Queste azioni riflettono l’obiettivo strategico del gruppo: diversificare le attività, approcciandosi al consumatore finale e, al contempo, mantenere un forte legame con il mondo agricolo e il mercato B2B.


“Il 2024 ha segnato la conclusione positiva della prima fase di un percorso avviato tre anni fa da Cereal Docks, incentrato sulla transizione da ‘alimentare’ a ‘nutrire’ e da ‘commodity’ a ‘ingredienti’. Un percorso che ha visto il consolidamento del core business del gruppo nel settore feed, contestualmente ad una diversificazione del nostro portafoglio con prodotti innovativi, ad esempio, nel settore food – dichiara Mauro Fanin, presidente di Cereal Docks – I risultati acquisiti ci consentono di guardare alle sfide del futuro con ambizione, fiducia e ottimismo puntando a un’ulteriore crescita nei prossimi anni, sia per linee interne che esterne, che passa dal rafforzamento del nostro core business, guardando contestualmente alla diversificazione dell’offerta”.

Nutrie nei campi, in 2024 catture +15% nel mantovano

Nutrie nei campi, in 2024 catture +15% nel mantovanoRoma, 13 gen. (askanews) – Sono state 60.178 le nutrie abbattute nel corso del 2024 sul territorio della provincia di Mantova. I dati sono stati resi noti dall’amministrazione provinciale, e certificano come, finalmente, i numeri siano in aumento, dopo un triennio all’insegna del calo. Il 2024 fa registrare un +15% nelle catture, con 7.860 esemplari rimossi in più rispetto al recente passato.


Dopo il picco di 67.000 abbattimenti del 2021 infatti, nel biennio 2022-2023 i numeri non sono andati oltre le 62.000 e le 52.318 catture, numeri che avevano di fatto rallentato notevolmente il progetto di contenimento della specie, altamente dannosa per il settore agricolo, ma non solo: “siamo soddisfatti per l’aumento delle catture rispetto al 2023 – commenta Alberto Cortesi, presidente di Confagricoltura Mantova – ma al contempo ribadiamo ancora che, per poter parlare di eradicazione vera e propria, occorrerebbe smaltirne almeno 100.000 all’anno. Invito dunque tutti i comuni fermi a quota zero, che sono ancora troppi, così come quelli con numeri bassi, ad impegnarsi fattivamente e a fare la loro parte. In caso contrario, sarà estremamente difficile raggiungere i nostri obiettivi”. Diamo dunque uno sguardo in primis a chi ha lavorato bene. Nel 2024 in vetta si piazza il comune di Borgo Virgilio, con 4.096 nutrie smaltite. Nel 2023 era terzo con 2.534, un bel balzo in avanti dunque. Al secondo posto Gonzaga con 3.311 esemplari (era 5°) e al terzo Roncoferraro con 3.190 (in vetta nel 2023, ma curiosamente con meno nutrie di quelle catturate in tutto il 2024).


A completare la top ten vi sono poi Ostiglia (2.442 nutrie), San Giorgio Bigarello (2.334), Pegognaga (2.186), Castel d’Ario (2.146), Bagnolo San Vito (2.131), Sabbioneta (2.074) e Viadana (2.046). Da sottolineare la performance del comune di Mantova che, dopo i 625 capi smaltiti nel 2023, lo scorso anno ha toccato quota 1.861, piazzandosi dodicesimo. Un risultato arrivato grazie alla collaborazione proprio con il comune di Borgo Virgilio, che ha messo a disposizione l’esperienza accumulata negli anni precedenti. Entrano in classifica, dopo gli “zero” del 2023, anche i comuni di Medole, Ponti sul Mincio, Sustinente, San Giacomo delle Segnate, San Giovanni del Dosso, Poggio Rusco e Commessaggio. Retrocedono nella “black list” invece, che comprende i comuni che non hanno attuato catture, i comuni di Castiglione delle Stiviere, Casalmoro, Casaloldo e Gazoldo degli Ippoliti. Si confermano inattivi anche nel 2024 invece i comuni di Solferino, Cavriana, Monzambano, Rivarolo Mantovano, Pomponesco, Magnacavallo e Porto Mantovano, con quest’ultimo però che ha già dichiarato che a breve si impegnerà in maniera fattiva.


“Dei circa 400.000 euro che ogni anno, fino al 2026, Regione Lombardia metterà a disposizione – prosegue Cortesi – circa 300.000 arrivano a Mantova, che si conferma provincia più attiva per quanto riguarda la cattura delle nutrie. A questi fondi si aggiungono anche quelli che, ogni singolo comune, può decidere di stanziare. Nella nostra provincia sono sempre di più i comuni che vogliono aderire, questo ci fa ben sperare per il futuro”.

Psa, Confagri Piacenza denuncia: branchi di cinghiali nei campi

Psa, Confagri Piacenza denuncia: branchi di cinghiali nei campiRoma, 13 gen. (askanews) – Un filmato girato ieri pomeriggio a Castell’Arquato, in provincia di Piacenza, con un branco di cinghiali che corre nei campi e poi attraversa il tratturo quasi tagliando la strada alla vettura. A diffondere il filmato è Confagricoltura Piacenza, che sottolinea: “negli allevamenti per una positività alla Psa si procede, giustamente, al vuoto sanitario dello stabilimento e poi si tracciano tutti gli allevamenti potenzialmente connessi. È paradossale che di fronte alle positività accertate sui cinghiali non si faccia altrettanto nel selvatico”.


“Negli allevamenti suinicoli di buona parte della provincia – prosegue la confederazione agricola – una positività in allevamento a Vigolzone ha di fatto bloccato tutte le aperture alla movimentazione e i capi non possono essere spostati per questioni di sicurezza, con i conseguenti problemi gestionali di sovraffollamento ed enormi danni economici, mentre i cinghiali, principale vettore della malattia, corrono numerosi e liberi. Oltretutto, coi lupi alle calcagna, si spostano di più contribuendo alla diffusione della malattia. Una situazione che mette sotto scacco allevatori e agricoltori e che non è più sostenibile”, concludono.

A Rimini dal 7 al 9 febbraio Pescare Show, focus su pesca sportiva

A Rimini dal 7 al 9 febbraio Pescare Show, focus su pesca sportivaRoma, 13 gen. (askanews) – Da venerdì 7 a domenica 9 febbraio 2025 Rimini ospiterà per la prima volta Pescare Show, la manifestazione di Italian Exhibition Group (IEG), al suo debutto in Fiera di Rimini. Quattro padiglioni e un’ampia area esterna ospiteranno le ultime novità del settore per la pesca sportiva in mare e acque interne, oltre che per l’accessoristica nautica, le imbarcazioni da diporto e attività outdoor. In fiera anche numerose aree speciali dedicate a dimostrazioni live, test di prodotto e corsi per tutti i livelli, ma anche convegni, approfondimenti e incontri con special guest e campioni del settore, itinerari di pesca e contest fotografici.


Il Social Media Village sarà il punto d’incontro con i più famosi influencer, blogger ed esperti del settore, mentre l’area Fly Tying Experience, in collaborazione con H2O Magazine, offrirà un’immersione completa nell’universo della pesca a mosca, con dimostrazioni di alcuni tra i migliori costruttori d’Italia e d’Europa e laboratori aperti al pubblico organizzati da IFTA – Italian Fly Tiers Association. Per la prima volta sarà inoltre presente uno spazio talk dedicato al fly fishing, con presentazioni di libri, approfondimenti su tecniche e racconti di ospiti internazionali. L’Acquademo, l’acquario mobile più grande d’Europa, sarà il palcoscenico di spettacolari dimostrazioni di lancio e presentazioni di nuove tecnologie. Le Casting Pool permetteranno ai visitatori di assistere a dimostrazioni tenute da alcuni tra i lanciatori più conosciuti e di provare di persona le proprie abilità, confrontandosi con esperti del settore pesca a mosca, tra cui l’associazione The Spey Band, EFFA – European Fly Fishing Association, che terrà delle Casting Clinics, la SIM – Scuola Italiana di Pesca a Mosca, che proporrà corsi per i più piccoli, e il Tenkara Club Bérghem che illustrerà l’antica tecnica giapponese della Tenkara.


In Fiera di Rimini, spazio anche all’avventura del viaggio con, da una parte, l’esposizione di alcuni scatti del fotografo naturalista Alessandro Seletti, dall’altra un’intera area dedicata agli itinerari di pesca: dall’Italia alla Svezia, dalle Seychelles alla Patagonia fino alla Danimarca e all’Islanda, sarà possibile scoprire le destinazioni più suggestive per praticare questo sport.

Arriva la mozzarella di bufala specifica per la pizza

Arriva la mozzarella di bufala specifica per la pizzaRoma, 13 gen. (askanews) – Arriva la mozzarella di bufala specifica per la pizza: la mozzarella di bufala, per natura, è infatti più ricca di liquidi rispetto al fior di latte e questa sua caratteristica può compromettere la qualità della pizza. Per questo Sorì, azienda campana punto di riferimento nella produzione casearia a livello internazionale, ha creato “Bella”, la mozzarella di bufala campana adatta a ogni pizza. Un progetto nato dalla collaborazione tra l’azienda casertana e Ciro Salvo, maestro pizzaiolo tra i più conosciuti e apprezzati al mondo, che rappresenta un punto d’incontro tra l’arte casearia campana e l’eccellenza della pizza napoletana.


“Per noi produttori di mozzarella di Bufala Campana Dop – racconta Antonello Sorrentino, con suo fratello Gaetano al timone di Sorì – trovare la mozzarella giusta per la pizza è diventata, negli anni, una vera e propria missione. Bella coniuga sapore, consistenza e aspetto diventando la scelta ideale per ogni pizza. E lo fa grazie al suo basso contenuto di umidità che riduce al minimo il rilascio di liquidi”. Una soluzione all’annoso problema della “pizza bagnata” che da sempre ha rappresentato un ostacolo all’utilizzo di questo prodotto in pizzeria. “La collaborazione con Sorì nasce con l’intento di creare una mozzarella di bufala che rappresentasse per noi pizzaioli un valore aggiunto e non un problema – sottolinea Ciro Salvo, maestro pizzaiolo di 50 Kalò – Con Bella vogliamo rendere omaggio alla tradizione gastronomica campana, valorizzando insieme la pizza e la mozzarella di bufala”.

Lusetti: segnali ripresa inflazione in 2025, per mdd stessa crescita 2024

Lusetti: segnali ripresa inflazione in 2025, per mdd stessa crescita 2024Milano, 13 gen. (askanews) – “Noi abbiamo un’ipotesi di sviluppo del fatturato che tende a replicare una crescita a valore e a volume simile a quella del 2024” per la marca del distributore anche nell’anno appena iniziato. A parlare è Mauro Lusetti, presidente di Adm, associazione distribuzione moderna, a margine della presentazione dello studio Teha sulla marca del distributore in vista della fiera Marca che aprirà a Bologna il prossimo 15 gennaio.


Parlando delle prospettive di crescita della mdd, dopo il +2,4% a valore e il +3,3% a volume del 2024, Lusetti anche alla luce degli attuali andamenti di materie prime come il gas, ha detto: “Noi abbiamo misurato un tasso inflattivo che è intorno al 2%. Siamo comunque preoccupati e quindi metteremo in atto attività di monitoraggio importanti perché dei segnali di ripresa del tasso inflativo, non sicuramente come quello registrato nel 2024 e nel 2023, ma comunque di tensione sul piano inflativo, ci sono e quindi adotteremo tutte le iniziative che sono a nostra disposizione per far sì che questo poi non si ritorca e ricada sul consumatore”. Il presidente di Adm ha constatato che “aumenterà la conflittualità con l’industria di marca, inevitabilmente, ma attraverso i prodotti di marca del distributore noi avremo un altro strumento che ci consentirà di combattere questi fenomeni che ci auguriamo e speriamo che non si manifestino” anche perchè, osserva, “Ci sono dei fenomeni veri e reali che determinano la crescita dei prezzi che trascinano però fenomeni speculativi e su questo noi metteremo a disposizione di noi stessi e del mercato tutta la nostra capacità negoziale”.

Dalla Valle del Dittaino il primo smash burger made in Sicily

Dalla Valle del Dittaino il primo smash burger made in SicilyRoma, 13 gen. (askanews) – Arriva dalla cooperativa Valle del Dittaino il primo “smash burger americano”, made in Sicily, a base di farina di grano tenero e fecola di patate. Il prodotto sarà lanciato sul mercato nei prossimi mesi e sarà presentato alla 21esima edizione del Salone Marca by BolognaFiere, la più importante fiera dell’agroalimentare dedicata al settore del Private label della Grande distribuzione, in programma i prossimi 15 e 16 gennaio nel capoluogo emiliano.


Il presidente della Cooperativa, Biagio Pecorino, spiega che la partecipazione al Marca di Bologna “rappresenta un’opportunità fondamentale per consolidare i rapporti e presentare le nostre novità al fine di rafforzare le relazioni con i partner commerciali. Siamo pronti a condividere la nostra passione per il cibo e la qualità con tutti i visitatori”. Da quasi cinquant’anni, la Cooperativa Valle del Dittaino è leader in Sicilia nella panificazione del grano siciliano, sia duro che tenero, coltivato nelle assolate terre dell’Ennese da ben tre generazioni di famiglie, socie fondatrici. Per il 2025 la Cooperativa ha in cantiere nuovi progetti che la vedranno anche sugli scaffali della GDO d’Oltralpe. “Quest’anno – annuncia Biagio Pecorino – entriamo in Europa anche con il settore del Private label”.


Oggi l’azienda conta quattro linee dedicate alla trasformazione di sfarinati sia in Private Label che a Marchio Pandittaino, con una particolare attenzione ai panini morbidi che incontrano le preferenze di una larga fascia di consumatori e, soprattutto, di quelli giovani. Un’azienda che continua a crescere in numeri, con un fatturato che ha registrato un +10% nel 2024, con una capillare presenza sul territorio: in Sicilia, con la linea del fresco che arriva ogni mattina in oltre 700 punti vendita dell’isola e nel resto d’Italia grazie a sistemi di confezionamento per assicurare una elevata shelf life.

Gdo, marca privata 4a azienda Paese: in 5 anni ha permesso 20 mld risparmi

Gdo, marca privata 4a azienda Paese: in 5 anni ha permesso 20 mld risparmiMilano, 13 gen. (askanews) – I prodotti a marchio del distributore continuano a crescere toccando nel 2024 i 26,6 miliardi di fatturato complessivo tra distribuzione moderna e discount, dato che per il solo canale della distribuzione moderna si attesta a 14,2 miliardi. “Nel 2024 l’incremento a valore della marca distributore è stato del 2,4% mentre l’incremento a volume è stato del 3,3 % e questo dimostra il fatto che essendo aumentato dal punto di vista quantitativo rispetto al valore, attraverso la mdd abbiamo sviluppato anche un’azione di contenimento del tasso inflattivo – ha detto il presidente di Adm, Mauro Lusetti – Se mettessimo assieme tutto il fatturato della mdd, raggiungeremmo un totale di 26,6 miliardi di euro che rappresenterebbero, se fossero generati da una singola azienda, la quarta impresa a livello internazionale dopo Enel, Eni, Stellantis, per fatturato. E’ una operazione teorica ma serve a dare una dimensione di quello che rappresenta la marca del distributore”.


Negli ultimi cinque anni la marca del distributore ha continuato a crescere (+35,4% sul 2019) spinta prima dall’emergenza Covid e poi negli ultimi due anni dall’infazione. Su questo fronte Teha (The European House – Ambrosetti), che ha curato tutta l’analisi su “Il ruolo guida della distribuzione moderna e della marca del distributore per la transizione sostenibile della filiera agroalimentare”, ha calcolato che in termini di tutela del potere d’acquisto la private label ha consentito un risparmio di 19,8 miliardi di euro dal 2020 al 2024 (4,6 miliardi solo lo scorso anno), pari a 150 euro annui a famiglia. Del resto, secondo lo studio Teha, più di otto italiani su 10 fanno riferimento oggi alla distribuzione moderna per la propria spesa alimentare: il 65% tra supermercati e ipermercati, mentre il 16% preferisce il discount. Il restante 20% circa si rivolge a mercati rionali (6,2%), va direttamente dal produttore (4,8%) o fa i propri acquisti in gastronomia (4,7%). Una geografia della spesa degli italiani che spiega la centralità di questo canale e della marca del distributore soprattutto lungo la filiera agroalimentare. A tal proposito l’analisi Ambrosetti mostra come la mdd agisca come leva anche per “democratizzare” stili alimentari sani e sostenibili rendendoli economicamente accessibili. Non a caso la private label ha una quota di mercato del 46,6% nel segmento bio, del 18,6% in quello premium e del 15,3% nel mercato nei prodotti “funzionali”.


Detto questo però, la quota di mercato complessiva della marca del distributore in Italia nella distribuzione moderna, inclusi i discount, si ferma al 31,8% (22,6% se si escludono i discount) dato che ha portato Valerio De Molli, managing partner e Ceo Teha, a dire che “the best is yet to come”. Perchè se è vero che “Siamo al massimo storico sia per valore assoluto di fatturato generato che per valore relativo di quota di mercato ponderata, rispetto al resto del contesto europeo ci posizioniamo a metà strada tra i Paesi più esposti che sorpassano il 50% di quota della mdd”. Nella classifica europea, infatti, sul podio troviamo Svizzera, Spagna e Paesi Bassi dove la quota di mercato della mdd rappresenta, rispettivamente, il 52,3%, il 45,6% e il 45,2%, con una media europea che sfiora il 36%, segno che le potenzialità di crescita sono ancora alte. “Se la quota di mercato della mdd italiana si allineasse ai primi tre Paesi europei, il fatturato supererebbe i 50 miliardi – ha fatto notare De Molli – con un fatturato aggiuntivo di 58 miliardi di euro cumulato dal 2025 al 2030”. L’anticipazione dello studio Teha – che verrà presentato in forma completa il 15 gennaio a Marca by BolognaFiere 2025 – mostra come complessivamente la distribuzione moderna, che nel 2023 ha realizzato 167,6 miliardi di fatturato, in Italia generi 208 miliardi di euro di valore aggiunto, più del 10% del pil tra valore diretto (oltre 27 miliardi) e indiretto (181 miliardi). “Il tanto celebrato turismo vale esattamente la metà per capire – ha sottolineato De Molli – Parliamo di un generatore di sviluppo estremamente rilevante e nonostante questo non ha nemmeno un ministro di riferimento come invece ha il turismo”.


In termini di occupazione, la distribuzione organizzata con i partner della mdd e le società di servizio, raggiunte i 3 milioni di lavoratori: “Una dimensione di grande rilievo sociale – ha evidenziato Lusetti – che tiene conto non solo di un numero importante di lavoratori ma anche di una qualità del lavoro, spesso a tempo indeterminato, che porta grande stabilità”. Un dato di sostenibilità sociale che corre in parallelo a quello della sostenibilità ambientale che dal 2013 alla fine del 2022 ha visto calare la Co2 da 8,7 chili per euro generato dalla distribuzione moderna a 6,2 chili, il 30% in meno. Snocciolando i numeri che stanno dietro la distribuzione moderna e la filiera della private label Lusetti, che oltre a essere presidente di Adm è anche presidente di Conad, ha voluto condividere anche una riflessione generale sul comparto che suona come un invito a tutti gli operatori: “Spesso – ha detto – come distribuzione moderna siamo giudicati un gigante economico, perché i numeri dicono che siamo grandi e importanti, ma un nano politico. Se questo è stato vero in tante situazioni, credo anche che alcuni elementi che si sono registrati già l’anno scorso danno la dimensione di come le potenzialità del settore siano enormi quando riesce ad agire insieme”. Il riferimento è “all’enorme risultato che come Adm abbiamo ottenuto con la nuova regolamentazione dei buoni pasto che per il settore è un elemento fondamentale”. “Questi sono i successi che riusciamo a ottenere quando le nostre organizzazioni trovano un filo conduttore comune – ha concluso – ed è un auspicio che lascio a partire dal sottoscritto in termini di impegno per il prossimo futuro nel non lasciare cadere opportunità e occasioni di questo agire comune”.

Consorzio: allarme aviaria Usa? Gorgonzola con latte pastorizzato

Consorzio: allarme aviaria Usa? Gorgonzola con latte pastorizzatoRoma, 13 gen. (askanews) – Il Gorgonzola Dop è “formaggio erborinato, a pasta cruda, prodotto esclusivamente con latte di vacca intero pastorizzato”, come recita l’Articolo 1 del suo Disciplinare di Produzione e non è quindi minimamente interessato dall’allarme che arriva dagli Stati Uniti relativamente all’influenza aviaria. Un allarme che “impone la diffusione di notizie precise e puntuali sui cibi che possono contenere o essere prodotti con latte crudo. In rete può capitare di imbattersi in elenchi di formaggi prodotti con latte non sottoposto a trattamento termico che, a torto, includono anche il Gorgonzola”. Per questo per il Consorzio “occorre fare un po’ di chiarezza”.


Si definiscono formaggi “a pasta cruda” quelli nei quali, durante la lavorazione, la cagliata non subisce alcun riscaldamento oltre la temperatura di coagulazione. “Nessun allarme, dunque – spiega il Consorzio – in quanto la materia prima da cui nasce il formaggio Gorgonzola Dop è quella del latte intero che arriva ogni mattina nei caseifici dove avviene il processo di pastorizzazione del latte per la produzione del formaggio Gorgonzola”. Inoltre, il Gorgonzola, come tutti i prodotti a marchio “Dop”, è sottoposto quotidianamente a rigidi controlli superati i quali ogni forma porta impresso il numero che indica il caseificio che l’ha prodotta e il marchio “CG” del Consorzio di Tutela.