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Diagram rafforza partnership con Agritech e apre sede a Napoli

Diagram rafforza partnership con Agritech e apre sede a NapoliRoma, 2 dic. (askanews) – Sostenere l’innovazione, la ricerca e la formazione nel settore agritech, sviluppando soluzioni tecnologiche per aiutare le aziende agricole e tutta la filiera agroalimentare ad affrontare la transizione ecologica. Per questo Diagram, il primo polo agritech italiano e tra i principali operatori in Europa, rafforza la partnership con Agritech, Centro Nazionale di ricerca per le tecnologie dell’agricoltura.


Il Centro Agritech è nato con l’obiettivo di mettere a sistema le migliori competenze scientifiche per rendere l’industria agroalimentare italiana più competitiva e sostenibile, in grado cioè di affrontare i cambiamenti climatici, ridurre l’impatto ambientale nel campo dell’agrifood, garantendo la sicurezza, la tracciabilità e la tipicità delle filiere. Il Centro Nazionale raggruppa cinquantuno partner, tra cui ventotto università, promuovendo la transizione ecologica e digitale e la formazione dei giovani per creare le conoscenze necessarie in questo ambito strategico, arrivando ad oggi a 2000 ricercatori.


Il giorno 4 dicembre, in occasione della consegna dei diplomi della Seconda Edizione dell’Agritech Academy, si terrà l’Agritech Job Fair, un’opportunità per gli studenti dell’ateneo partenopeo di incontrare i rappresentanti delle aziende partecipanti e leader nel settore agroalimentare e agritech. Durante l’evento, Diagram Group selezionerà studenti motivati e di talento per coinvolgerli attivamente nei progetti e nelle sfide tecnologiche, consolidando il legame tra formazione accademica e mondo del lavoro. Inoltre, Diagram Group inaugurerà nelle prossime settimane una nuova sede a Napoli, situata presso il campus dell’Università Federico II. Questo rappresenta il primo passo di un piano strategico di espansione nel Sud Italia, che prevede l’apertura di ulteriori sedi e oltre 50 assunzioni nei prossimi tre anni.

A Roma la 176esima sessione del consiglio della Fao

A Roma la 176esima sessione del consiglio della FaoRoma, 2 dic. (askanews) – Al via oggi a Roma la 176esima sessione del Consiglio della FAO e, con l’avvicinarsi dell’80esimo anniversario dell’Organizzazione, QU Dongyu, direttore generale dell’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura (FAO), ha rinnovato il suo appello a rendere l’Organizzazione più efficiente, più efficace e più coerente con “una guida ancora più significativa, trasparente e visionaria” nel perseguimento di strategie concordate per i decenni a venire.


Il presidente ha esortato i membri ad assicurarsi che la FAO svolga il suo “giusto ruolo di leader nel galvanizzare gli sforzi collettivi per un mondo migliore e un futuro migliore per l’umanità, come concordato collettivamente dal “Patto per il futuro” al Summit delle Nazioni Unite sul futuro di settembre. “Il mondo ha fame, gli agricoltori del mondo, i consumatori del mondo, tutti contano su di noi per realizzare la loro visione di un mondo migliore”, ha affermato. Il mandato della FAO è diventato sempre più urgente in vista dell’aumento della prevalenza globale della denutrizione, che ora stima che circa 733 milioni di persone, ovvero una su 11, soffriranno la fame nel 2023. Nel discorso di apertura del Consiglio il direttore generale ha evidenziato una serie di azioni, iniziative e risultati della FAO, tra cui contributi efficaci ai principali forum internazionali come il G7 e l’Asia-Pacific Economic Cooperation (APEC), nonché il G20, che a novembre ha lanciato la Global Alliance Against Hunger and Poverty, per la quale la FAO ospiterà il Meccanismo di supporto dell’Alleanza.


Qu ha sottolineato che la FAO continua a impegnarsi negli interventi in caso di emergenza nei punti caldi della fame in cui si prevede che l’insicurezza alimentare acuta potrebbe aumentare al massimo livello, tra cui Palestina, Sudan, Sudan del Sud, Haiti e Mali.

Fieragricola Tech, già 64 le aziende iscritte alla quarta edizione

Fieragricola Tech, già 64 le aziende iscritte alla quarta edizioneRoma, 2 dic. (askanews) – Sono 64 le aziende che hanno già aderito a Fieragricola Tech, l’evento di Veronafiere in programma il 29 e 30 gennaio prossimi, dedicato all’innovazione nei settori della robotica, automazione, energie rinnovabili da fonti agricole, smart irrigation e biosolution. Si tratta dei comparti sui quali si stanno concentrando gli investimenti delle imprese agro-zootecniche per migliorare la sostenibilità economica, ambientale e sociale, in linea con le richieste dei consumatori e di una transizione digitale ed ecologica che coinvolge anche l’agricoltura e che registrano un giro d’affari che nel 2024 potrebbe superare, solo per l’Agricoltura 4.0, i 2,5 miliardi di euro.


Giunta alla quarta edizione, Fieragricola Tech prevede convegni e workshop finalizzati all’aggiornamento e alla formazione verso le nuove frontiere dell’agricoltura suddivisi per aree tematiche e realizzati in collaborazione con i partner di Fieragricola: Image Line, Edizioni Informatore Agrario, Edagricole Qualenergia, Cib-Consorzio Italiano Biogas, Aias-Associazione italiana agrivoltaico sostenbile, Conaf-Consiglio dell’Ordine Nazionale dei Dottori Agronomi e dei Dottori Forestali. Dal Tech Digital farming alle Biosolution passando per la Smart Irrigation, le energie rinnovabili, l’agricoltura rigenerativa e la Zootecnia.

Quale futuro per imprese agricole familiari? Convegno a Bologna

Quale futuro per imprese agricole familiari? Convegno a BolognaRoma, 2 dic. (askanews) – Quale futuro per le imprese agricole familiari? Se ne parlerà mercoledì 4 dicembre a Bologna nel corso del convegno organizzato annualmente da Compag la Federazione nazionale delle rivendite agrarie, per fare il punto sulla situazione del settore agroalimentare. Articolato in due parti, il convegno getterà uno sguardo sul futuro delle imprese del settore agroalimentare e vedrà la partecipazione dell’europarlamentare Stefano Bonaccini che interverrà in videocollegamento.


Durante la prima sessione “Il presente delinea nuovi scenari per le imprese del settore”, Riccardo Urbani di The European House Ambrosetti affronterà il tema fondamentale della continuità generazionale nelle imprese familiari, che rappresentano l’81% delle imprese italiane e danno lavoro al 75% della popolazione. La seconda sessione “Innovazioni scientifiche e tecnologiche che guardano al futuro” vedrà la partecipazione di esperti come il Direttore del Centro di ricerca in genomica e bioinformatica del Crea Luigi Cattivelli, il prorettore all’innovazione e intelligenza artificiale dell’Università Iulm Guido Di Fraia, il CEO di ImageLine Ivano Valmori e la professoressa di Orticoltura e Floricoltura dell’Università Federico II di Napoli Stefania De Pascale.

Nascerà in Sicilia la prima Scuola internazionale olio di oliva

Nascerà in Sicilia la prima Scuola internazionale olio di olivaRoma, 2 dic. (askanews) – Nascerà in Sicilia la prima Scuola Internazionale dell’olio d’oliva, un progetto voluto dai Premiati Oleifici Barbera che celebreranno i 130 anni di attività con una serata speciale al Teatro Politeama di Palermo. La storia della Manfredi Barbera & Figli S.p.A., storica azienda siciliana fondata nel 1894 e simbolo di eccellenza nel settore dell’olio extravergine di oliva, sarà riassunta nell’evento, intitolato “Olio di famiglia – 130 anni di storia”.


Il progetto della Scuola Internazionale dell’olio d’oliva nasce in collaborazione con la Camera di Commercio di Palermo ed Enna e con la società di certificazione Rina Agrifood: oltre all’attività di formazione, la scuola vedrà la costituzione di un panel di 9 componenti per l’assaggio dell’olio per certificare l’esistenza dei requisiti per essere definito Extravergine d’Oliva. “Raggiungere i 130 anni è un risultato straordinario – ha detto oggi Manfredi Barbera, CEO dell’azienda, nel corso della conferenza di presentazione dell’evento – Questo traguardo non è un punto di arrivo, ma un punto di partenza per continuare a innovare e valorizzare il nostro territorio perché la nostra missione è sostenere il comparto agricolo siciliano e portare l’olio di qualità a essere ambasciatore della Sicilia e del Made in Italy nel mondo, unendo tradizione e innovazione per portare sulle tavole dei nostri clienti un prodotto di eccellenza”.


L’assessore regionale all’Agricoltura, Sviluppo rurale e Pesca mediterranea, Salvatore Barbagallo, ha ricordato quanto abbia pesato la siccità nel 2024 su tutta l’agricoltura siciliana, “tuttavia – ha detto – l’olivicoltura ha resistito meglio. Noi abbiamo cercato di intervenire attraverso sistemi finanziari, con il piano di sviluppo rurale cercheremo di sostenere gli sforzi degli imprenditori agricoli. Cercheremo di potenziare il settore dell’olio attraverso specifici bandi inseriti nel prossimo piano di sviluppo rurale”.

Coldiretti: pomodoro cinese come italiano, ora etichetta origine

Coldiretti: pomodoro cinese come italiano, ora etichetta origineRoma, 2 dic. (askanews) – L’indagine sulle confezioni di tubetti di concentrato venduti come italiani ma contenenti prodotto cinese, realizzata dalla Bbc, evidenzia l’urgenza di arrivare all’etichettatura obbligatoria dell’origine per tutelare il vero prodotto italiano, considerato anche che il gigante asiatico ha aumentato del 38% nell’ultimo anno la produzione di pomodoro, con il quale potrebbe invadere i mercati europei. E’ quanto affermano Coldiretti e Filiera Italia nel commentare il caso scoppiato in Gran Bretagna dopo che un’inchiesta della televisione inglese ha accusato alcune delle maggiori catene di supermercati di vendere alimenti con indicazioni di provenienza non veritiere.


Tra questi, figurano confezioni di concentrato di pomodoro presentate come d’origine “italiana”, ma che in realtà conterrebbero tracce di pomodori cinesi: coltivati in particolare nello Xinjiang, territorio sottoposto a sanzioni in Occidente. Per questo da tempo Coldiretti e Filiera Italia chiedono l’obbligo dell’indicazione di origine su tutti i prodotti alimentari in commercio nell’Ue e Coldiretti ha lanciato una raccolta di firme per una proposta di legge di iniziativa popolare.


La Cina – denunciano Coldiretti/Filiera Italia – potrebbe diventare quest’anno il maggior produttore mondiale di pomodoro da industria, superando gli Stati Uniti. Le previsioni di agosto davano infatti una crescita a 11 milioni di tonnellate (erano 8 nel 2023 e 6,2 nel 2022). Considerando che i cinesi consumano appena 1 kg pro-capite all’anno di derivati del pomodoro (contro i 22 kg degli europei) l’aumento di produzione è destinato a riversarsi proprio sui mercati occidentali. Non a caso le importazioni di semilavorati di pomodoro dalla Cina nell’Unione Europea, sono raddoppiate, superando le 100.000 di tonnellate, contro le 50.000 tonnellate di dodici mesi prima. Complessivamente nell’Ue arriva una quantità di prodotto da Pechino che è pari, in pomodoro fresco equivalente, al 10% della produzione Ue di pomodoro da industria.


Un rischio anticipato peraltro proprio dalla Coldiretti con i presidi messi in atto nel maggio scorso al porto di Salerno, in occasione dell’arrivo di un carico di concentrato di pomodoro dalla Cina accusato di essere ottenuto con lo sfruttamento del lavoro delle minoranze. Il carico era partito lo scorso 29 aprile sul treno della China-Europe Railway Express per essere trasferito su nave e arrivare nel porto di Salerno dopo un viaggio di diecimila chilometri tra binari e mare.

Confagri Mantova: potenziare filiera carne bovina italiana

Confagri Mantova: potenziare filiera carne bovina italianaRoma, 2 dic. (askanews) – L’autoapprovvigionamento da ristallo a livello nazionale è in continuo calo, e occorre dunque attrezzarsi per dare vita a una filiera che, di fatto, al momento non esiste. “Dobbiamo aumentare i capi nati e allevati in Italia per diminuire gli ingressi dall’estero e portare valore al comparto nazionale”: lo ha detto Marco Negrisoli, allevatore di Castel Goffredo e presidente della Frp bovini da carne di Confagricoltura Lombardia nel corso del convegno “Carne bovina, dalla crisi alla ripartenza: prospettive future”, svoltosi questa mattina presso la sede di Confagricoltura Mantova.


I numeri d’altronde, presentati da Vincenzo Lenucci, direttore dell’ufficio Politiche sviluppo economico di Confagricoltura, parlano chiaro: nel 2023 solo il 35% della carne bovina arrivava da produzione interna, con il 38% dei tagli provenienti direttamente dall’estero, e il 27% derivanti invece da animali importati. Il tasso di autoapprovvigionamento del settore bovini da carne, pari ad appena il 40,3%, è tra i più bassi dell’agroalimentare e, tra il 2010 e il 2024, sono andati persi oltre 45.000 allevamenti e quasi 110.000 capi. Un’inversione di rotta è necessaria dunque, e può essere spinta dai consumi che, a livello globale, sono in aumento: “se nel 2020, a livello globale, erano pari a 337 milioni di tonnellate – ha detto il professor Carlo Angelo Sgoifo Rossi, del Dipartimento di medicina veterinaria e scienze animali dell’Università di Milano – entro il 2050 voleranno a 680 milioni di tonnellate, con la tanto temuta carne sintetica che occuperà una minuscola fetta, pari a 0,2 milioni di tonnellate. C’è tempo e modo per lavorare bene dunque, ma di certo occorrono alcune azioni, come l’aumento delle vacche nutrici e dei vitelli da ingrasso, non procrastinabili”.


Fari puntati anche sul concetto di sostenibilità: “i bovini – ha detto ancora Sgoifo Rossi – sono molto criticati per il loro impatto ambientale, ma i dati Ispra 2023 ci dicono che l’agricoltura pesa solo per il 7,8% sulle emissioni totali di CO2 in Italia, contro il 55% dell’energia e il 25% dei trasporti. Il settore carne, in particolare, solo per il 3,5%. E i cosiddetti allevamenti intensivi sono più sostenibili del pascolo perché, a parità di consumi da parte dei capi, garantiscono migliori performance produttive”. Naturalmente è possibile ridurre ancora di più le emissioni, e il mondo agricolo da sempre si sta impegnando per questo: “molto spesso – ha spiegato Alberto Cortesi, presidente di Confagricoltura Mantova – si parla in maniera scorretta dal punto di vista tecnico per quanto riguarda i bovini da carne. Il nostro compito è lavorare per fornire sicurezza e prospettiva ad un settore importantissimo per la nostra economia”. “L’impegno di Regione Lombardia sarà sempre massimo – ha dichiarato in collegamento video l’assessore all’Agricoltura Alessandro Beduschi – e spero di poter portare quanto prima notizie positive, sia da Roma che da Milano, per un comparto che attenzioniamo sempre con il massimo rigore”.

Compie un anno il ristorante dello chef Sanguedolce a Cagliari

Compie un anno il ristorante dello chef Sanguedolce a CagliariRoma, 2 dic. (askanews) – Il ristorante Gli Uffici di Cagliari, dello chef pugliese Tommaso Sanguedolce, compie un anno e lo festeggia con un menù ispirato alle atmosfere invernali e ai prodotti tipici di questo periodo dell’anno. Il ristorante si trova all’interno del maestoso Palazzo Boyl, il più rilevante edificio nobiliare realizzato in città nell’Ottocento. Lo chef è cresciuto in una famiglia legata alla terra e alla cucina, ha studiato ad Alma sotto il rettorato di Gualtiero Marchesi, e in seguito all’estero ha lavorato in ristoranti stellati Michelin come Georges Blanc a Vonnas, il Ritz di Londra, e come consulente per Osteria Lucio di Dublino e Head Chef al Forte Village Resort in Sardegna.


Rientrato in Puglia nel 2017, Sanguedolce è stato Executive Chef del ristorante fine-dining Il Tempo Nuovo a Ugento, nel 2021 segnalato dalla guida Michelin. È stato anche direttore didattico del Puglia Culinary Center e ha coordinato il corso di Enogastronomia d’Impresa dell’Università LUM. A Cagliari porta avanti la propria visione di una nuova cucina regionale unendo i sapori della terra natale, la Puglia, con quelli della Sardegna, in un dialogo culinario che comprende eccellenze italiane e internazionali: i gamberi di Villasimius, la Pompìa, le arselle bianche, il bue rosso. Il menù cambia ad ogni stagione; a marzo il menù si aprirà alla stagione primaverile, con delle variazioni delle pietanze in carta e l’inserzione di ingredienti e prodotti tipici del periodo.

Al Macfrut ‘Potato symposium’, evento internazionale in 2 giorni

Al Macfrut ‘Potato symposium’, evento internazionale in 2 giorniRoma, 2 dic. (askanews) – È la terza specie più coltivata del pianeta, vanta 5000 varietà in 160 Paesi del mondo. Parliamo della Patata, prodotto simbolo di Macfrut 2025, la fiera della filiera internazionale dell’ortofrutta in programma da martedì 6 a giovedì 8 maggio al Rimini Expo Centre. Prodotto globale coltivato su una superficie di 18 milioni di ettari, la Patata in fiera sarà al centro di un evento internazionale coordinato da Luciano Trentini: il The International Potato Symposium, strutturato su più giorni con momenti di approfondimento sulle tematiche tecnico agronomiche e di mercato e visite alle aziende espositrici, insieme a operatori internazionali, stakeholder mondiali e i massimi ricercatori del settore.


Martedì 6 e mercoledì 7 maggio sarà ospitato il Simposio, mentre la terza giornata di fiera sarà dedicata alle visite tecniche. Spiega Trentini: “nella prima giornata si parlerà di tematiche di attualità, tra le quali: le prospettive di sviluppo del settore e l’analisi del mercato fresco e della trasformazione industriale delle patate” mentre “nella seconda giornata si affronteranno temi commerciali: l’andamento dei consumi delle patate, le preferenze dei consumatori e come la comunicazione incide sulla commercializzazione delle patate comuni e di quelle che si qualificano attraverso i marchi di qualità”. “La patata – conclude Trentini – è la terza specie del settore agricolo più coltivato (dietro solo a grano e riso), e riveste un ruolo molto importante se consideriamo anche la sua valenza ambientale. Prendiamo ad esempio l’elemento acqua: gli studiosi confermano che questa solanacea ne consuma meno per unità di produzione. Se infatti servono 400/500 litri di acqua per produrre 1 kg di patate, è necessaria una quantità più che doppia per produrre 1 kg di grano e 4 volte tanto per 1 kg di riso”.

Ricerca uniPisa per riscoprire leguminose antiche toscane

Ricerca uniPisa per riscoprire leguminose antiche toscaneRoma, 2 dic. (askanews) – Riscoprire le virtù delle colture leguminose tipiche della campagna toscana come la veccia e il cece in chiave di sostenibilità, per capire quanto siano resistenti alla siccità e a condizioni ambientali avverse. E’ questa la sfida che l’Università di Pisa sta conducendo nell’ambito di Valereco, un nuovo progetto finanziato del programma Horizon Europe che riunisce 15 partner provenienti da 11 paesi.


In generale, Valereco si concentrerà su tre principali leguminose da granella (soia, pisello, ceci), cinque foraggi principali (veccia, trifoglio, trifoglio bianco, trifoglio violetto, erba medica), un foraggio secondario (sulla) e tre leguminose minori da granella (lupino, fava, lenticchia). Per quanto riguarda l’Università di Pisa è coinvolto il Centro Ricerche Agro-ambientali “Enrico Avanzi” dove saranno realizzate le prove in campo. “L’obiettivo principale – spiega il professore Daniele Antichi del Dipartimento di Scienze Agrarie, Alimentari e Agro-ambientali dell’Ateneo pisano – è di promuovere l’adozione delle leguminose in agricoltura, quantificando e valorizzando il loro valore ambientale ed economico”.


“Il progetto punta a coinvolgere agricoltori e consulenti agricoli – continua Antichi – e a questo scopo organizzeremo tre ‘living lab’ insieme all’Università di Firenze e alla Scuola Superiore Sant’Anna. Inserire le leguminose nei sistemi colturali offre infatti benefici significativi, come il miglioramento della salute del suolo, l’aumento della biodiversità e la riduzione della necessità di fertilizzanti sintetici. Tuttavia, molti agricoltori tendono a sottovalutare o ignorare questi vantaggi a fronte di alcune difficoltà tecniche”.