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Natale, Coop: lieve aumento acquisti alimentari a scapito pasti fuori casa

Natale, Coop: lieve aumento acquisti alimentari a scapito pasti fuori casaMilano, 5 dic. (askanews) – L’Ufficio studi Coop stima per il 2024 una lieve crescita degli acquisti alimentari natalizi pari a 2 miliardi di euro, ma, precisa in una nota, solo grazie a una minore frequenza della ristorazione extra-domestica e una riduzione dei viaggi durante le vacanze di Natale. Secondo i risultati preliminari di una ricerca in corso in questi giorni, condotta dall’Ufficio studi Coop, infatti, il numero di italiani che intendono risparmiare nella ristorazione extra-domestica supera significativamente quello di coloro sperano di riuscire a spendere un po’ di più. Allo stesso modo, quasi otto italiani su 10 non pensano di andare in vacanza nelle prossime settimane, spiega una nota Coop a commento dei dati Istat di oggi. “Così come quelli Ocse di ieri – si legge – confermano un rallentamento nella crescita del Paese e rafforzano l’idea che ci sia la necessità di un intervento da parte del Governo per sostenere la fiducia, i consumi e gli investimenti di imprese e famiglie italiane”.

Consorzio Italia del Vino compie 15 anni e lancia “Wine Business School”

Consorzio Italia del Vino compie 15 anni e lancia “Wine Business School”Milano, 5 dic. (askanews) – Il Consorzio Italia del Vino compie 15 anni e guarda al futuro puntando su “formazione e valori comuni e continuando a credere nella forza del comparto vitivinicolo italiano”. Le 25 realtà consorziate costituiscono la più grande associazione di imprese del settore, con un fatturato complessivo superiore a 1,5 miliardi di euro e una quota di export pari a circa il 15% del valore nazionale di settore.


Nel 2025 Italia del Vino lancerà la sua “Wine Business School”, un corso di formazione che si propone di “coniugare le competenze fornite da importanti organismi scientifici e universitari con le specificità del tessuto produttivo e le esigenze del mercato”. Lo ha annunciato in occasione del tradizionale brindisi di Natale, la presidente del Consorzio, Roberta Corrà, riconfermata quest’anno nel ruolo fino al 2027. “Un interessante progetto formativo in materia di viticoltura ed enologia, con particolare attenzione al marketing, alla comunicazione del vino e del territorio, che oltre alla parte teorica comprende anche un periodo di praticantato nelle aziende associate” ha spiegato Corrà, aggiungendo che “lo scopo è scoprire talenti, mettendo in collegamento domanda e offerta a beneficio di entrambe. Al termine del percorso formativo i cinque migliori studenti riceveranno una proposta di assunzione a tempo determinato, della durata di un anno”.


Oltre alla scuola, per l’anno prossimo l’importante realtà del vino italiano ha in programma ricerche sui mercati emergenti e sulle nuove tendenze di consumo, proponendosi come osservatorio privilegiato per i trend del settore enologico. Sebbene il contesto economico globale mostri una certa incertezza, il Consorzio ha sottolineato che nel 2024 le importazioni di vino italiano si sono mantenute stabili in molti mercati, con alcune categorie che hanno registrato positive performance. Gli spumanti del Belpaese, ad esempio, hanno avuto incrementi significativi rispetto ai primi nove mesi del 2023: +2% in valore e +4,4% in volume. In particolare in Francia e Australia le crescite si avvicinano o superano la doppia cifra percentuale sia in valore che in volume, e seppur con una lieve flessione complessiva, gli Stati Uniti hanno registrato aumenti del +4,2% in valore e del +2% in volume per i vini fermi e frizzanti imbottigliati. Dati che portano Italia del Vino ad evidenziare che “anche in periodi di insicurezza, il settore vitivinicolo italiano può crescere e guardare al futuro con fiducia e determinazione”.

Agricola moderna: con agricoltura verticale -98% consumo suolo e -95% acqua

Agricola moderna: con agricoltura verticale -98% consumo suolo e -95% acquaMilano, 5 dic. (askanews) – L’agricoltura verticale come antidoto al consumo di suolo, un fenomeno in preoccupante aumento che vede ogni 5 secondi erodere l’equivalente di un campo da calcio. In occasione della Giornata mondiale del suolo, Agricola Moderna, azienda agritech fondata a Milano nel 2018 da Pierluigi Giuliani e Benjamin Franchetti, sottolinea l’importanza di proporre delle alternative al consumo di suolo, acqua ed energia, alla cronica dipendenza da fertilizzanti azotati, pesticidi, fitofarmaci e diserbanti e all’insufficiente produttività che rendono insostenibili le pratiche agricole intensive.


L’agricoltura verticale è un metodo di coltivazione indoor che, sottolinea Agricola Moderna, ha dei vantaggi misurabili: questa soluzione consente, infatti, di ottimizzare gli spazi e di ridurre sino al 98% il consumo di terreno e del 95% i consumi di acqua. Quest’ultima, erogata per sub-irrigazione, viene totalmente recuperata, microfiltrata e rimessa in circolo. Grazie alla coltivazione in ambiente chiuso e controllato che esclude qualsiasi contatto con patogeni esterni e quindi senza l’uso di pesticidi, fitofarmaci o diserbanti, le colture si sviluppano in verticale su piani sovrapposti fuori suolo, utilizzando un substrato composto da materiale organico, utilizzato per più cicli di crescita delle piante. Inoltre, l’assenza di residui di agenti chimici di protezione delle colture e di metalli pesanti nel substrato fa sì che il pericolo di contaminazione del suolo e delle falde acquifere sia totalmente rimosso. “Mi limito a fare un esempio concreto, basato sull’esperienza diretta in Agricola Moderna – dichiara Pierluigi Giuliani, Ceo e co-founder di Agricola Moderna – Dal 2020, con la sola produzione dell’azienda pilota di Melzo, offriamo insalate e aromi senza pesticidi e certificati nickel-free, destinati ai punti vendita in Lombardia di un’importante catena della gdo e a una piattaforma di e-commerce. Quando, dall’anno prossimo, sarà operativo 365 giorni l’anno il nuovo impianto ad Agnadello, in provincia di Cremona, alimentato al 100% da energia green di prossimità e all’interno del quale si svilupperà tutta la catena produttiva, dalla semina alla coltivazione fino al confezionamento e alla logistica, grazie ad una vasta superficie di coltivazione, che verrà gradualmente potenziata, ci aspettiamo di raggiungere entro il 2026 una produzione di 2 milioni di chili di ortaggi a foglia l’anno”.


A fare dell’agricoltura verticale un’alternativa a cui guardare con interesse per il futuro è il differenziale in termini di efficienza e di minori sprechi. Questa tecnica, inoltre, può essere impiantata non solo dove sussistono le condizioni più favorevoli alle colture orticole ma anche più vicino ai centri in cui si concentra la domanda, accorciando la filiera di produzione, con ricadute positive in termini di minori sprechi lungo la catena di approvvigionamento e di riduzione delle emissioni legate alla logistica. Soprattutto, il vertical farming è in grado di ottimizzare i naturali cicli di crescita delle piante, ricreando ogni giorno, per 365 giorni l’anno indipendentemente dal clima e dalle stagioni, le condizioni ottimali per le piante controllandone i parametri essenziali come aria, acqua e luce. In Agricola Moderna i cicli di crescita delle piante durano circa tre settimane e si ripetono senza interruzioni, garantendo una produzione continua ed efficiente. Al contrario, in agricoltura tradizionale, questi sono fortemente influenzati dall’andamento stagionale e nei periodi freddi si allungano notevolmente, arrivando anche a due mesi per completare un singolo ciclo di coltivazione. Inoltre, l’agricoltura verticale riduce significativamente gli scarti di produzione. In Agricola Moderna lo sfrido – ovvero la quantità di biomassa edibile che viene persa lungo la linea di produzione – è solo del 2%, grazie all’ambiente controllato e protetto. In agricoltura tradizionale, invece, le perdite sono molto più elevate, soprattutto a causa di attacchi di patogeni che nelle vertical farm non si verificano. La possibilità di programmare le produzioni in modo accurato evita anche le sovrapproduzioni tipiche delle coltivazioni in pieno campo, specialmente durante i periodi di picco stagionale come la primavera e la fine dell’estate, quando le condizioni climatiche ottimali portano a una produzione eccessiva che il mercato non è sempre in grado di assorbire.

Esselunga apre a Cortina un temporary store Le eccellenze

Esselunga apre a Cortina un temporary store Le eccellenzeMilano, 4 dic. (askanews) – Esselunga apre i battenti, come da tradizione di mercoledì, a Cortina D’Ampezzo, in via Cesare Battisti 11, a pochi passi da una delle vie principali della città, con vista sulle Tofane. La catena della gdo si prepara all’evento olimpico di Milano Cortina 2026, forte della partnership – come prima azienda – siglata a luglio del 2022 con la Fondazione dei giochi.


Il format scelto è quello de “Le eccellenze”, nuova interpretazione dell’omonimo negozio inaugurato nel 2022 nel centro di Milano, con spazi e arredi pensati in linea coi codici stilistici del territorio. Il punto vendita nasce come temporary store e sarà aperto per questa stagione fino al 16 marzo 2025. Esselunga, nella duplice veste di produttore e retailer, nei 250 metri quadrati nel negozio di Cortina coniuga una nuova esperienza di spesa sposa con quello di ospitalità, perché oltre al market con prodotti freschi, la gastronomia, la pasticceria e l’enoteca, grande spazio è riservato alla caffetteria con cucina per un servizio di ristorazione veloce. Non solo esperienza di acquisto ma anche intrattenimento poiché adiacente al negozio, dove si trova la Galleria Farsettiarte, nel 2025 sarà inaugurata Casa Esselunga, spazio polifunzionale di eventi e comunicazione che accompagnerà la città alle Olimpiadi e Paralimpiadi di Milano Cortina 2026.


Nel negozio la gastronomia avrà un ruolo centrale con oltre 60 tipologie di formaggi provenienti dal territorio con referenze selezionate dalla Francia, dalla Svizzera e dalla Grecia; più di 50 specialità gastronomiche conservate, 25 tipologie di salumi tra i più rappresentativi del patrimonio della salumeria italiana. A libero servizio anche la linea “Cucina Esselunga”, con ricette locali come canederli, gulash, spatzle alla tirolese, casunziei all’ampezzana tra i piatti pronti. Presente anche l’offerta dolce con Elisenda, l’alta pasticceria di Esselunga nata in collaborazione con il ristorante stellato Da Vittorio dei fratelli Cerea. L’enoteca propone, invece, una selezione di circa 400 etichette, un caveau per i vini più pregiati e per guidare i clienti nella scelta un esperto sommelier. Peculiarità del negozio è la caffetteria con cucina, che prevede più di 40 posti a sedere e il servizio ai tavoli, per accogliere i clienti in diversi momenti della giornata dalla colazione, al pranzo e per l’aperitivo. La proposta coniuga le ricette iconiche della Cucina Esselunga con proposte locali, un’ampia carta dei vini e una selezione di cocktail. I menù cambieranno mensilmente, nel rispetto delle stagioni.

Bolton food: scarti del tonno miniera d’oro, così diventeranno colle stick

Bolton food: scarti del tonno miniera d’oro, così diventeranno colle stickMilano, 4 dic. (askanews) – Nobilitare gli scarti. Suona un po’ come un ossimoro quest’affermazione ma, in realtà, è una delle direttrici della trasformazione, non più rimandabile, dei sistemi alimentari globali, per garantire sostenibilità ambientale e accessibilità al cibo. L’industria delle conserve ittiche, insieme a università e istituti di ricerca, si sta muovendo proprio in questa direzione: valorizzare ciò che fino a oggi è stato considerato poco più di un rifiuto. “Negli scarti del tonno c’è una miniera d’oro” afferma Alberto Dolci, global strategic health & science program manager di Bolton Food, in questa intervista. Tradotto – ci spiega col piglio scientifico che gli deriva dalla carriera accademica – quegli scarti, oggi destinati per lo più alla mangimistica animale, presto potranno essere utili per produrre colle stick o per la cosmesi. Ma è in corso anche uno studio strategico per aumentare la quantità di prodotto edibile attraverso composti naturali che ritardano la decomposizione del pescato.


Di questi progetti, Bolton Food – business unit della multinazionale italiana Bolton che si occupa di prodotti del largo consumo – ha raccontato nel suo primo Partnership report, dedicato alle attività di ricerca portate avanti, in ambito scientifico e alimentare, attraverso progetti di partenariato a lungo termine. Un rapporto che mette in luce alcuni dati utili per capire il futuro dei sistemi alimentari globali e quello dell’industria ittica in particolare. Il primo è che attualmente “solo il 14% circa dell’apporto calorico mondiale arriva dai mari che, invece, ricoprono il 70% della superficie terrestre”. Ma la domanda globale di prodotti ittici è in costante aumento, con proiezioni che indicano una crescita fino al 56% entro il 2050 a fronte dell’aumento e del costante invecchiamento della popolazione mondiale con il conseguente incremento della morbilità. Il secondo è che oggi “circa il 40% del tonno, che è un animale grosso quasi come una vacca e non un pesciolino rosso – rimarca Dolci – viene utilizzato per il consumo alimentare. Il resto diventa farine alimentari: non viene buttato nulla ma è una tecnologia che non valorizza la risorsa pesce al meglio. Considerato che ogni anno nel mondo di tonno se ne pescano 5 milioni di tonnellate, quasi tre sono scarto: lì c’è una miniera d’oro”. Da qui l’idea che “le grandi multinazionali – e noi siamo nel 90% delle famiglie italiane con 600 milioni di scatolette di tonno prodotte ogni anno – non si possano non concepire come una parte sociale. E questo è un cambio di visione”. Alla luce di questi dati, dunque, Bolton, che produce tra le altre cose anche la colla Uhu, ha avuto l’idea di ricavare dagli scarti del tonno molecole per un bioadesivo di origine animale. “L’idea è nata dallo stereotipo della colla di pesce – racconta Dolci – il problema, però, era trovare alternative replicabili e industrializzabili. Per farlo occorreva capire quali fossero i principi attivi nel pesce, in quali aree anatomiche recuperarli e come industrializzare il processo per avere un corrispettivo della colla in stick di origine animale”. Ecco allora che è iniziata “una ricognizione sull’utilizzo delle singole parti degli scarti: nelle colle per esempio da una parte c’è la molecola adesiva dall’altra un filler che di solito è pietra macinata. Ecco abbiamo pensato di sostituirla con le lische e gli ossi del pesce che forse hanno una resa ancora migliore e incollano molto meglio”. Ma quanto tempo servirà per avere una colla stick di origine animale? “Abbiamo vinto il bando a gennaio 2024 capitanato dall’università di Bologna: in 48 mesi di tempo si deve arrivare a un pilota industriale. Noi abbiamo dichiarato che entro 36 mesi dovremo avere almeno due prototipi di adesivi derivanti da pesce e questi sono milestone da rispettare”.


Ma gli “scarti del pesce” possono trovare impiego anche nella nutraceutica, nella cosmesi e in agricoltura. Ed è qui che sta andando avanti la ricerca. “Negli scarti del pesce c’è collagene di tipo uno o nativo, quello che si usa nei grandi ustionati, per usi clinici ed emergenziali. Solitamente per la cosmesi, invece, si usa collagene plant based che ha un’efficacia infinitamente minore. Oggi, però, il costo di una tonnellata di collagene nativo è intorno ai 10mila dollari mentre il plant based è vari ordini di grandezza inferiore. Eppure oggi ne perdiamo molto perchè non abbiamo una tecnologia economicamente sostenibile o scalabile dal punto di vista industriale per recuperarlo”. Stesso discorso per la trasformazione degli scarti in fertilizzante biologico come l’azoto e il potassio: “Con la guerra in Ucraina, primo produttore di fertilizzanti, era diventato un problema reperire. Ma noi sappiamo che il pesce può diventare un ottimo concime biologico e non di sintesi”. Ma per la riduzione degli scarti, oltre che sul reimpiego, Bolton food sta lavorando anche sul miglioramento della conservazione della materia prima: “E’ il progetto più strategico che abbiamo: del 60% di tonno attualmente considerato scarto circa un 8-10% potrebbe essere salvato – afferma Dolci – Il tonno appena smette di nuotare muore e inizia a degradarsi a causa dell’attività batterica: la nostra idea è trovare una sostanza chimica che rallenti l’attività batterica in modo che la carne da scartare in fase di pulitura sia minore”. Le conseguenze del deterioramento dei prodotti ittici, infatti, sono di vasta portata con perdite finanziarie significative e rilevanti ricadute ecologiche. Di qui questo poderoso lavoro di ricerca che senza una partnership pubblico-privato anche una grande multinazionale come Bolton non potrebbe portare avanti: “I partenariati industriali del Pnrr o i progetti europei come One Earth per la prima volta obbligano istituti ed enti pubblici ad avere un partner industriale per partecipare al bando perché ci deve essere una logica di impatto e non puro esercizio di ricerca – spiega il manager – Per noi la grande sfida è accedere a competenze che non avremmo e poi, tramite questi fondi, accedere a programmi a medio e lungo termine che altrimenti non riusciremmo a fare, soprattutto in un momento come questo di rialzo dei costi delle materie prime. E’ un approccio culturalmente nuovo questa commistione tra mondi diversi, ha tantissime sfide ma iniziamo a vedere risultati”.


Nel suo primo partnership report, suddiviso in due sezioni – la prima sul ruolo dei prodotti ittici nella salute della popolazione mondiale e nella lotta alla malnutrizione, e la seconda sul riutilizzo innovativo delle risorse ittiche – Bolton food rendiconta proprio il lavoro portato avanti attraverso due e progetti di partenariato a lungo termine: quello con Onfoods, fondazione nata nel 2022 come parte di uno dei 14 partenariati del Pnrr, finanziato dal programma Next Generation EU, di cui fanno parte 26 aziende alimentari e istituti universitari e di ricerca. E One Hearth, il programma di ricerca quadriennale avviato a giugno 2024, finanziato coi fondi Horizon Europe della Commissione europea e coordinato dall’Università di Bologna, che riunisce un consorzio interdisciplinare di 14 partner provenienti da otto Paesi europei.

Federica Felice nuova presidente Donne della birra

Federica Felice nuova presidente Donne della birraRoma, 3 dic. (askanews) – La friulana Federica Felice è la nuova presidente dell’associazione Donne della birra. E’ stata eletta dopo la nomina del nuovo Direttivo per il triennio 2025/2027, che hanno visto a fine ottobre la conferma della maggior parte della composizione del precedente comitato. Il Direttivo ha nominato vicepresidente Elvira Ackermann, fondatrice e past president ligure. Le altre socie del Consiglio, provenienti da diverse regioni, sono: Michela Cimatoribus, Fiona Monni, Federica Russo, Giuliana Valcavi e, new entry, Nicolea Tagliabracci.


“Eredito un’associazione che è arrivata felicemente al suo primo decennio di vita: un traguardo che ci sta dando la forza per introdurre una serie di progettualità importanti a favore delle donne del settore e del comparto birrario nel suo complesso”, spiega Federica Felice. Federica Felice, di formazione turistica e universitaria in campo bancario, è sommelier AIS. Si è dedicata per 20 anni alla propria attività di famiglia nel settore del vino. Terminata l’esperienza enoica, da quasi un decennio è socia di un birrificio artigianale in Friuli Venezia-Giulia dove vive. Forte della lunga esperienza nel settore della comunicazione, opera da freelance come web and social media strategist.


L’Associazione Le Donne della Birra si è costituita nel 2015 con gli obiettivi di valorizzare il ruolo della donna in ambito birrario e diffondere e migliorare la conoscenza e la cultura della birra di qualità.

Copa e Cogeca: bene minore protezione lupo, formalizzare 7 marzo

Copa e Cogeca: bene minore protezione lupo, formalizzare 7 marzoRoma, 3 dic. (askanews) – La comunità agricola europea rappresentata da Copa e Cogeca accoglie con favore la decisione odierna del Comitato permanente della Convenzione di Berna a Strasburgo di promuovere la proposta di modifica dello status di appendice del lupo e attende ora l’adozione definitiva di questa proposta il 7 marzo 2025, dicendosi pronta a lavorare a stretto contatto con le istituzioni dell’UE sul prossimo atto delegato. “Questo passaggio cruciale – si spiega in una nota – formalizzerà questi cambiamenti, aprendo la strada a una coesistenza veramente armoniosa tra lupi, allevatori e comunità rurali nell’UE27 e nella più ampia regione europea”.


Per Copa e Cogeca, infatti, questa modifica è “fondamentale per consentire misure di gestione della popolazione per i lupi in tutta Europa”. La protezione dei lupi nell’UE dal 1992 ha visto il ritorno e la ricolonizzazione di una specie che era sull’orlo della rovina; ma 30 anni di gestione adeguata, tra cui cattura, trasporto e abbattimento effettuati solo tramite deroga, non sono una soluzione a lungo termine né in linea con la realtà sul campo in molti Stati membri. Tuttavia, le conseguenze indesiderate della reintroduzione incontrollata sugli allevatori e sulle comunità rurali non sono state affrontate adeguatamente. Copa e Cogeca hanno a lungo sostenuto il riconoscimento delle reali sfide poste dalle popolazioni di lupi e l’urgente necessità di agire. “Siamo lieti di vedere che le istituzioni dell’Unione europea ascoltano le esigenze degli agricoltori – concludono – e degli abitanti delle zone rurali nonostante le numerose pressioni da parte di coloro che spesso non devono affrontare le conseguenze degli attacchi. Questa decisione offrirà agli allevatori europei una maggiore tranquillità, poiché la predazione rimane un peso mentale costante che contribuisce alla fragilità della pastorizia in molte regioni”.

L’ Asiago Dop tra i primi 15 prodotti cibo Dop e Igp italiani

L’ Asiago Dop tra i primi 15 prodotti cibo Dop e Igp italianiRoma, 3 dic. (askanews) – Il formaggio Asiago conferma il ruolo di interprete della Dop Economy nazionale nel XXII rapporto ISMEA-Qualivita, dove è segnalato tra i primi 15 prodotti cibo DOP e IGP italiani. E, dopo i riconoscimenti ottenuti ai World Cheese Awards, vince al Concorso internazionale dei formaggi di Lione, che ha visto l’Asiago Fresco Riserva Prodotto della Montagna conquistare una medaglia d’oro e lo Stravecchio Prodotto della Montagna un argento.


Il formaggio Asiago segna una crescita a valore, nel 2023 rispetto al 2022, in produzione (+13,3%), consumo (+12,7%) ed export (+6,9%). Questi risultati per il Consorzio di Tutela, nell’ambito dell’evoluzione del proprio ruolo definito dal recente regolamento europeo 2024/1143, esprimono l’impegno a farsi promotore di una “Dop economy” volano di visibilità, promotrice di nuove opportunità per il territorio d’origine e di un turismo rispettoso dei luoghi e dell’ambiente.

Dorfmann (Ppe): cambio status lupo passo verso gestione efficace

Dorfmann (Ppe): cambio status lupo passo verso gestione efficaceRoma, 3 dic. (askanews) – La decisione odierna del Comitato Permanente della Convenzione di Berna di ridurre lo status di protezione del lupo da “strettamente protetto” a “protetto” “rappresenta un momento significativo per bilanciare conservazione dell’ecosistema e sostenibilità delle attività agricole e zootecniche nelle aree rurali europee”. A spiegarlo è l’europarlamentare Herbert Dorfmann, coordinatore del PPE nella Commissione Agricoltura del Parlamento europeo, che sottolinea in una nota come questo cambiamento “non elimini la protezione del lupo, ma apra la strada a una gestione più coerente nelle regioni con popolazioni stabili, tenendo conto anche delle esigenze dell’allevamento di montagna”.


Negli ultimi anni, la presenza del lupo in Europa è cresciuta esponenzialmente. In base al rapporto sulla situazione del lupo pubblicato dalla Direzione Generale per l’Ambiente della Commissione Europea si stima che vi siano oltre 20.000 lupi nell’Unione Europea, con un aumento dell’81% dal 2012. Questa espansione, pur rappresentando un successo per la conservazione, ha creato difficoltà enormi per la zootecnia, soprattutto nelle aree montane: i danni segnalati dagli allevatori includono non solo perdite economiche ma anche l’abbandono di pratiche tradizionali di pascolo, fondamentali per la gestione del territorio. Herbert Dorfmann sottolinea quindi che la riduzione dello status di protezione nella Convenzione di Berna è solo un primo passo: “è essenziale – aggiunge – che questa modifica venga recepita anche nella Direttiva Habitat dell’Unione Europea. Solo allora si potrà parlare di un cambiamento reale nel quadro normativo comunitario”.


Le perdite causate dagli attacchi dei lupi vanno infatti ben oltre l’aspetto economico: impattano sul benessere degli allevatori e delle loro comunità, in particolare nelle aree montane, dove il pascolo estensivo è una pratica essenziale. “L’Unione Europea deve ora procedere rapidamente per sviluppare una strategia che tuteli sia il lupo sia l’allevamento tradizionale, garantendo sostenibilità e sicurezza per le attività rurali,” conclude Dorfmann.

Uk: passate pomodoro cinese vendute per italiane, Anicav: analisi dubbie

Uk: passate pomodoro cinese vendute per italiane, Anicav: analisi dubbieMilano, 3 dic. (askanews) – Passata di pomodoro venduta come italiana in alcune catene di supermercati inglesi ma prodotta a partire da concentrato di pomodori coltivati e raccolti in Cina, nella regione dello Xinjiang, dove è detenuta la minoranza musulmana degli Uiguri costretta al lavoro forzato. A denunciarlo una inchiesta giornalistica della Bbc su alcune passate a marchio della gdo che sarebbero prodotte dalla azienda italiana Petti.


“La nostra indagine ha testato 64 diverse passate di pomodoro vendute nel Regno Unito, in Germania e negli Stati Uniti, confrontandole in laboratorio con campioni provenienti da Cina e Italia – scrive la Bbc – Tra queste rientravano i migliori marchi italiani e i marchi dei supermercati, e molte erano prodotte da Petti”. Sul campione analizzato “17 sembravano contenere pomodori cinesi, 10 dei quali sono prodotti da Petti, l’azienda italiana che abbiamo trovato ripetutamente elencata nei registri di spedizione internazionali”. A tal proposito oggi è intervenuto Giovanni De Angelis, direttore generale dell’Associazione nazionale industria conserve vegetali (Aniccav) di cui Petti è socio: “Quanto accaduto nelle scorse ore in Gran Bretagna, con un’inchiesta giornalistica che mette in dubbio l’origine della materia prima utilizzata per alcune passate di pomodoro che i consumatori d’oltremanica trovano a scaffale, impone una duplice riflessione – affarma in una nota – Prima di tutto sulle metodologie usate per questa indagine che non ci risultano avere fondamento scientifico. La nostra associazione sta lavorando in questo senso, proprio per arrivare a un metodo condiviso e certo per definire l’origine della materia prima e combattere, come facciamo da sempre, ogni tentativo di frode”.


“Nell’ambito del Tavolo pomodoro istituito presso il Masaf – prosegue De Angelis – abbiamo chiesto regole chiare sulla messa in commercio in Europa di derivati del pomodoro a basso costo provenienti da Paesi che producono sotto le soglie minime di sostenibilita’ ambientale e sociale”. Rimane poi la questione normativa. “Per nostra natura siamo culturalmente favorevoli a mercati aperti e liberi da dazi, tuttavia in alcuni casi limite potrebbe essere necessario porre in essere, in sede europea, mirate politiche protezionistiche. A tal fine salutiamo positivamente l’adozione del Regolamento ‘Products made with forced labour’ che vieta l’immissione sul mercato europeo di prodotti realizzati utilizzando lavoro forzato”. L’associazione, che attraverso la Stazione sperimentale per l’industria delle conserve alimentari di Parma è al lavoro per individuare un metodo per garantire tracciabilità e origine dei prodotti derivati dal pomodoro, al momento non ha preso una posizione rispetto all’azienda associata finita al centro dell’inchiesta della Bbc ma, fa sapere, che qualora risultassero violazioni del codice etico associativo verrà espulsa.