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In piazze italiane clementine Confagri contro violenza donne

In piazze italiane clementine Confagri contro violenza donneRoma, 19 nov. (askanews) – Sono oltre novanta le donne uccise dall’inizio dell’anno. Per la maggior parte, i reati sono avvenuti in ambito familiare o affettivo. C’è ancora molto da fare per fermare la violenza di genere. Per questo motivo, Confagricoltura Donna conferma il suo impegno per promuovere una cultura della consapevolezza e sostenere i Centri antiviolenza sul territorio italiano, attraverso una raccolta di fondi tramite la consueta distribuzione delle clementine nelle piazze, che si tiene annualmente a ridosso del 25 novembre, Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne. Calabria, Campania, Emilia-Romagna, Lazio, Liguria, Lombardia, Piemonte, Puglia, Sicilia, Umbria, Veneto: sono le regioni dove quest’anno sarà possibile trovare le clementine offerte da Confagricoltura Donna e contribuire all’iniziativa benefica.


“Confagricoltura Donna si impegna ogni giorno per promuovere una cultura inclusiva e per valorizzare l’apporto delle donne all’economia, al lavoro e alla società. La sensibilizzazione verso la parità di genere e l’opposizione totale alla violenza passano anche da una maggiore coscienza civile che deve permeare tutta la società, da una profonda educazione delle nuove generazioni e le donne del mondo agricolo sono sempre consapevoli che un prodotto migliore si fa migliorando i semi”, ha dichiarato Alessandra Oddi Baglioni, presidente di Confagricoltura Donna. “Le clementine sono un simbolo importante per il mondo agricolo: ci aiutano a ricordare Fabiana Luzzi, giovane studentessa di Corigliano Calabro, massacrata dall’ex fidanzato, in un agrumeto nella piana di Sibari. Siamo in prima linea per costruire consapevolezza e fermare i femminicidi” ha concluso Oddi Baglioni. L’iniziativa, che si ripete dal 2013, è promossa da Confagricoltura Donna insieme a Soroptimist International d’Italia e rientra nella campagna dell’ONU “Orange the world”. Sul sito di Confagricoltura è possibile trovare l’elenco completo delle piazze e le date in cui verranno organizzati i banchetti di distribuzione delle clementine. Il programma è sostenuto da una campagna di comunicazione sui social network di Confagricoltura, attraverso gli hashtag #OrangeTheWorld #OrangeConfagri #Coltiviamoconsapevolezza

Roncadin alla conquista degli Usa: nuovo impianto pizze surgelate a Chicago

Roncadin alla conquista degli Usa: nuovo impianto pizze surgelate a ChicagoMilano, 19 nov. (askanews) – Le pizze surgelate di Roncadin alla conquista del mercato americano. Il gruppo friulano ha aperto un nuovo stabilimento a Chicago – Vernon Hills (Illinois): un polo produttivo da 7.000 metri quadri e 100 addetti per iniziare, dove la prima linea produttiva installata potrà sfornare fino a 30 milioni di pizze surgelate all’anno, destinate al mercato nordamericano, che vale 6 miliardi di dollari. Per il 2025 il fatturato previsto di Roncadin Inc è di 78 milioni di dollari; a regime arriverà a 200 milioni di dollari.


L’inaugurazione del nuovo plant è avvenuta il 18 novembre (nella notte tra il 18 e il 19, ora italiana), in concomitanza con la fiera Plma di Chicago, la più grande manifestazione nordamericana dedicata al mondo della private label. Roncadin, infatti, produce pizze per la grande distribuzione nazionale e internazionale con un fatturato che nel 2023 ha raggiunto i 175 milioni di euro. “Il nuovo stabilimento di Chicago, frutto di un investimento di 30 milioni di euro, è un passo importantissimo per la crescita di Roncadin, la realizzazione di un progetto al quale lavoriamo duramente da anni e che aprirà a nuove e grandi opportunità per il gruppo Roncadin e le sue persone, nonché per la filiera e il made in Italy legato alla produzione della pizza surgelata – afferma l’amministratore delegato Dario Roncadin, presente con suo padre Edoardo all’inaugurazione – Produrre direttamente negli Usa per noi vuol dire poter servire al meglio un mercato strategico, dove siamo entrati nel 2013 importando le pizze prodotte a Meduno”. In tutto il Nordamerica (Usa e Canada) il 68% delle pizze Roncadin “sono destinate alle marche dei distributori locali, mentre il brand rappresenta il 32% delle vendite” ha aggiunto l’ad.


La decisione di costruire uno stabilimento a Chicago, la “città del food” statunitense, al centro di un’area di notevole importanza logistica, si è concretizzata nel 2023 con l’acquisto della struttura. Nell’estate dello scorso anno, poi, sono stati assemblati in Italia i materiali che costituiscono la linea produttiva attuale, il cui montaggio è iniziato a dicembre 2023. A questa linea, nei progetti dell’azienda, se ne affiancherà a breve una seconda (sempre della capacità di 30 milioni di pizze all’anno, che porterà quindi a raddoppiare i volumi); Roncadin sta inoltre valutando la possibilità di installare una linea dedicata alle pinse. Ogni linea richiede il lavoro di 100 addetti circa. A Chicago opera un reparto R&D indipendente e la direzione dell’azienda è affidata ad Alessio Lucchese, Ceo di Roncadin Inc: friulano, si è trasferito nel 2013 negli Usa con la famiglia per seguire il progetto sin dall’inizio ed elaborare il piano di sviluppo della produzione per i prossimi anni.


“Il business di Roncadin avrà grandi benefici dalla possibilità di rispondere ancora più velocemente alle richieste del mercato locale, dove essere presenti direttamente rappresenta, per i nostri clienti, una garanzia di affidabilità. Al contempo – prosegue Dario Roncadin – si libera capacità produttiva nel nostro stabilimento di Meduno, attualmente quasi al limite: perciò potremo servire meglio anche il mercato italiano ed europeo. Non dover trasportare i prodotti dall’Italia agli Usa inoltre comporta un significativo risparmio di emissioni inquinanti, e questo per una Società Benefit e B Corp come Roncadin è un tema importante. Infine, avere uno stabilimento a Chicago sarà un’opportunità per tutti i dipendenti del gruppo, che se vorranno potranno partecipare a programmi di scambio e fare esperienza negli Stati Uniti. Stiamo anche pensando di organizzare iniziative che coinvolgano i figli dei nostri dipendenti”. Per l’internazionalizzazione Roncadin ha ricevuto un finanziamento da 14 milioni di euro da parte di Intesa Sanpaolo, che si inserisce nell’accordo di collaborazione fra le due realtà sul tema delle filiere.

Leone 1857 apre due negozi monomarca a Shanghai e Hangzhou

Leone 1857 apre due negozi monomarca a Shanghai e HangzhouRoma, 19 nov. (askanews) – Leone 1857, storica azienda dolciaria italiana fondata ad Alba, in Piemonte, sbarca in Asia e apre i suoi due primi annuncia con orgoglio l’apertura dei suoi primi negozi monomarca in Cina, a Shanghai e Hangzhou.


“Siamo entusiasti e orgogliosi di inaugurare i primi due store monomarca di Leone in Cina, un passo strategico per consolidare la nostra presenza a livello internazionale e portare l’eccellenza dell’arte della confetteria italiana anche in Asia” ha detto Michela Petronio, presidente dell’Azienda. Gli eventi di apertura hanno avuto luogo il 15 e 17 novembre scorsi: i negozi sono situati nei centri commerciali di lusso Raffles City a Shanghai e Hangzhou Kerry Centre a Hangzhou. Al loro interno, i visitatori possono scoprire le tre principali linee di prodotto di Leone: caramelle, cioccolato e gelato. Questo progetto rappresenta una tappa significativa il brand e segna un passo nel percorso di crescita internazionale dell’azienda, che conferma il suo impegno all’espansione in nuovi mercati.

Accordo Fai-Cisl e sindacato marocchino Fnsa-Umt per formazione

Accordo Fai-Cisl e sindacato marocchino Fnsa-Umt per formazioneRoma, 19 nov. (askanews) – È stato siglato a Casablanca il Memorandum di cooperazione e sostegno reciproco tra la Fai-Cisl e l’omologo sindacato marocchino Fnsa-Umt, con l’obiettivo di rafforzare reciprocamente l’efficacia delle attività in difesa degli interessi dei lavoratori, in particolare degli immigrati di origine marocchina impiegati nel settore agroalimentare e negli altri settori della categoria. In Italia, risiedono oltre 400.000 cittadini marocchini. Nel settore agricolo i lavoratori marocchini sono 38.000 e rappresentando il 15,4% dei braccianti non comunitari sono la prima comunità straniera tra quelle extra Ue.


Tra i punti dell’accordo, siglato dai vertici della Federazione agroalimentare della Cisl e della Fédération Nationale du Secteur Agricole dell’Umt, lo scambio di informazioni ed esperienze, la realizzazione di incontri e seminari di studio, iniziative sindacali e culturali di interesse comune, la costruzione di reti di solidarietà e l’implementazione dell’efficacia delle campagne congiunte nell’ambito delle Federazioni internazionali del settore agroalimentare. L’accordo, rende noto la Fai Cisl, punta inoltre a tutelare i diritti sindacali e contrattuali dei lavoratori, riguardanti condizioni di lavoro e di sicurezza, aumenti salariali, tutela dell’occupazione, a sostenerne la partecipazione e la formazione attraverso l’utilizzo di fondi nazionali ed europei, che siano focalizzati all’inserimento lavorativo e sociale dei lavoratori migranti del settore agroalimentare e anche nell’ambito dei decreti flussi stagionali.


“Con 600 miliardi di fatturato e 70 di export – ha detto il leader della Fai-Cisl Onofrio Rota commentando con soddisfazione la sigla del Memorandum – l’agroalimentare è diventato uno dei settori trainanti dell’economia italiana: il ruolo dei lavoratori immigrati è sempre più determinante ma occorre valorizzarlo puntando su formazione e competenze, su corridoi migratori legali, su un mercato del lavoro più efficiente e tracciabile per debellare qualsiasi forma di sfruttamento ed economia sommersa. Governare l’immigrazione in modo più strutturato e garantendo le opportune dinamiche di inclusione – ha aggiunto – vuol dire anche dare risposte concrete all’inverno demografico e alla drastica diminuzione di lavoratori attivi, visto che nel 2040 ne usciranno dal mercato del lavoro 4 milioni e nel 2050 circa 7 milioni”.

Dal 29 novembre a 1 dicembre Sovicille festeggia Cinta senese Dop

Dal 29 novembre a 1 dicembre Sovicille festeggia Cinta senese DopRoma, 19 nov. (askanews) – Dal 29 novembre al primo dicembre, nelle campagne senesi tra i comuni di Sovicille e Murlo, si festeggia uno degli animali più famosi al mondo per le sue caratteristiche organolettiche: la Cinta Senese DOP. In questi giorni, infatti, è in programma “La Festa della Cinta Senese DOP”, evento voluto dal Consorzio di Tutela della Cinta Senese DOP, che rappresenta un vero e proprio traino per un turismo sostenibile legato alle eccellenze gastronomiche di questa terra.


Il territorio di Sovicille, nel cuore della campagna senese, rappresenta l’essenza della Cinta Senese DOP grazie ad un ambiente che conserva l’autentica varietà paesaggistica Toscana. Al centro della Festa c’è un programma ricco di iniziative enogastronomiche e di conoscenza delle caratteristiche del prodotto, oltre a percorsi di Trekking della Cinta Senese DOP, Masterclass promossa dal Consorzio con Fondazione Qualivita per gli operatori professionali con esperti di produzione e gastronomia. E infine un Concorso Internazionale di taglio del prosciutto da Cinta Senese DOP con la partecipazione dei celebri cortadores spagnoli, da anni impegnati a valorizzare le caratteristiche organolettiche distintive dei prodotti iberici. L’iniziativa prevede un vero e proprio concorso dove sei tagliatori professionisti, tre spagnoli e tre italiani, si sfideranno nella realizzazione dei piatti, mentre Mirko Giannella, tagliatore esperto di livello internazionale, racconterà gli elementi di un corretto e consapevole consumo e di un servizio ottimale.

Le pastiglie del Leone sbarcano in Cina con 2 store a Shanghai e Hangzhou

Le pastiglie del Leone sbarcano in Cina con 2 store a Shanghai e HangzhouMilano, 19 nov. (askanews) – Leone 1857, azienda dolciaria italiana nota per le sue pastiglie, apre i suoi primi negozi monomarca in Cina, a Shanghai e Hangzhou. Con questo debutto in Asia, spiega l’azienda piemontese, Leone consolida la propria presenza internazionale, rafforzando la connessione con i mercati esteri e portando avanti l’impegno di promuovere la tradizione dolciaria italiana a livello globale.


“Siamo entusiasti e orgogliosi di inaugurare i primi due store monomarca di Leone in Cina, un passo strategico per consolidare la nostra presenza a livello internazionale e portare l’eccellenza dell’arte della confetteria italiana anche in Asia – ha dichiarato la presidente Michela Petronio – Il nostro costante impegno nella selezione di ingredienti di alta qualità, forte di oltre 160 anni di heritage, ci consente di offrire non solo una vasta gamma di prodotti dolciari, ma una vera e propria esperienza di gusto che aspira a creare momenti di felicità capaci di unire culture e tradizioni diverse”. L’inaugurazione dei due store monomarca Leone sono avvenute il 15 e 17 novembre scorsi, all’interno di due centri commerciali di lusso, Raffles City a Shanghai e Hangzhou Kerry Centre a Hangzhou. All’interno dei due negozi, i visitatori troveranno le tre principali linee di prodotto: caramelle, cioccolato e gelato, con le iconiche pastiglie, accanto ai Cri Cri, “i cioccolatini vestiti da caramella”, e una selezione di gusti di gelato artigianale.

A Turi nuova struttura Crea su ricerca sperimentale in enologia

A Turi nuova struttura Crea su ricerca sperimentale in enologiaRoma, 19 nov. (askanews) – E’ stata inaugurata oggi a Turi, nel barese, la nuova struttura Crea dedicata alla ricerca sperimentale in enologia, unica sede Crea Viticoltura ed Enologia nel Sud Italia. Finanziata in un primo momento con fondi comunitari come istituto di formazione, prevede anche una piccola foresteria per accogliere ricercatori e studenti. Grazie all’utilizzo di fondi interni, inoltre, si arricchisce oggi con i laboratori di enologia e di microbiologia enologica, diventando un vero e proprio centro di ricerca destinato all’enologia, l’unico Centro Crea dedicato nel Sud d’Italia. Un supporto aggiuntivo in grado di far fare un salto di qualità alla ricerca sperimentale nell’enologia non solo a Turi, ma anche per il Sud Italia.


“Il settore vitivinicolo pugliese, oltre ad essere una eccellenza nazionale, rappresenta uno straordinario patrimonio culturale ed economico del territorio – ha detto il presidente del Crea, Andrea Rocchi – che si trova a far fronte a sfide fondamentali come la resilienza agli effetti del cambiamento climatico e la competitività sui mercati. In questo quadro, il nostro ente è in prima linea, qui a a Turi, unica sede Crea Viticoltura ed Enologia nel Sud Italia e l’inaugurazione di oggi ne è testimonianza. Raccogliamo, infatti, i frutti di un lavoro importante, che attraverso la ricerca e la sperimentazione arricchisce ancora di più di significato e di centralità un territorio, già di per sé ricco e storicamente vocato in questo ambito”. Il CREA Viticoltura ed Enologia ha una consolidata esperienza sul territorio, storicamente vocato come quello della Regione Puglia, grazie alle partecipazioni al Consorzio di Gioia DOC e al Distretto del Vino di Puglia e alle collaborazioni con tutte le maggiori realtà pugliesi: dal Consorzio del Primitivo di Manduria alle cantine Due Palme, da Tormaresca (gruppo Antinori) ai programmi per il rilancio della spumantizzazione dei bianchi e dei rosati pugliesi.


“L’evento di oggi – ha dichiarato Riccardo Velasco, direttore del Crea Viticoltura ed Enologia – è un momento di grande soddisfazione per il nostro Centro, ma anche per il territorio, celebrato di fronte a istituzioni, scuole e stakeholders. La struttura che abbiamo inaugurato è strategica per dare un nuovo impulso alla ricerca sperimentale nel settore enologico, anche al Sud, che dopo la chiusura della storica sede di Barletta, si era indebolito. Il Crea – conclude – vuole posizionarsi sempre più, in Puglia e nel resto del Sud Italia, come riferimento non solo per l’uva da tavola ma anche per l’uva da vino e l’enologia e supportare un comparto in crescita”.

Stoppani (Fipe): educazione alimentare va insegnata a scuola

Stoppani (Fipe): educazione alimentare va insegnata a scuolaRoma, 19 nov. (askanews) – “Il cibo è veicolo di cultura e valori e la cultura del cibo cambia non solo il modo in cui consumiamo, ma anche quello in cui viviamo. Per questo l’educazione alimentare dovrebbe essere una materia che si insegna a scuola fin dai primi anni e i nostri ristoratori dovrebbero sentirsi sempre di più ambasciatori quotidiani di una nuova cultura del cibo”. Lo ha detto Lino Enrico Stoppani, presidente di Fipe-Confcommercio, commentando la presentazione dell’indagine “I giovani e il cibo”, effettuata in occasione dell’assemblea 2024 di Fipe-Confcommercio.


“Per l’assemblea di quest’anno abbiamo voluto volgere lo sguardo a un tema tanto importante quanto ancora spesso sottovalutato quando si parla di cibo, ovvero le abitudini alimentari delle nuove generazioni – ha spiegato Stoppani – Negli ultimi anni il rapporto delle persone con il cibo è profondamente cambiato per effetto dei processi demografici, delle mode, delle migrazioni ma anche della pubblicità, Viviamo oggi un tempo di ‘pluralismo alimentare’, che non è tanto la convivenza di diversi stili alimentari o ricette gastronomiche, quanto piuttosto il differente modo di intendere e vivere il cibo, con i suoi valori e simbolismi”. D’altro canto gli stili alimentari, soprattutto dei più giovani, sono sensibilmente cambiati nel corso degli ultimi anni: il 63,7% dei bambini e ragazzi tra i 3 e i 14 anni ha il pranzo come pasto principale della giornata, dato in calo rispetto al 75% del 2003. Al contrario, la cena è ora considerata il pasto più importante dal 20,7%, contro il 14,2% di vent’anni fa. Anche la colazione soffre: l’83,7% dei bambini la consuma in modo adeguato, rispetto al 92,9% del 2003. I più piccoli vanno assumendo i (cattivi) comportamenti alimentari dei genitori: le vecchie abitudini che suggerivano una buona colazione, un pranzo importante e una cena leggera si stanno via via affievolendo. Gli effetti di questa involuzione sono evidenti.


In Italia, il 39% dei bambini tra i 7 e i 9 anni è in sovrappeso o obeso, una percentuale ben al di sopra della media europea del 29%. Di questi, il 17% è obeso, circostanza che colloca il nostro Paese al secondo posto tra i più alti livelli di obesità infantile in Europa. Per contrastare questi fenomeni centrale è il ruolo della famiglia ma anche della scuola, fondamentale per l’educazione alimentare e per favorire convivialità e socializzazione: d’altro canto ben il 53,1% dei bambini tra i 3 e i 5 anni pranza tutti i giorni in mensa. “Questi cambiamenti – conclude Stoppani – richiedono alle nostre imprese la capacità di adattarsi, di apprendere nuove competenze o di reinventarsi professionalmente in un contesto dove le innovazioni tecnologiche rendono rapidamente obsolete molte competenze e dove solo l’educazione è in grado di migliorare il destino delle persone”.

Per 44% giovani educazione alimentare si acquisisce in famiglia

Per 44% giovani educazione alimentare si acquisisce in famigliaRoma, 19 nov. (askanews) – La corretta educazione alimentare si acquisisce in famiglia, a scuola e anche sui social network: tutti questi ‘sistemi’ possono concorrere alla assunzione di corrette abitudini alimentari. Sono i risultati di una indagine presentata in occasione dell’assemblea 2024 da Fipe-Confcommercio che, per l’occasione, ha affidato ad Ipsos l’indagine “I giovani e il cibo” con l’obiettivo di esplorare valori e comportamenti dei giovani di età compresa tra 18 e 34 anni e individuare i cardini di una nuova cultura del cibo.


Per il 44% dei giovani tra 18 e 34 anni è in famiglia che si acquisisce una corretta educazione alimentare, seguono i social network (36%) e la scuola (30%). Ampio è il consenso su un’azione combinata casa-scuola: infatti, l’86% dei giovani ritiene che la scuola abbia un ruolo importante e per ben il 93% è fondamentale che percorsi educativi sul cibo siano introdotti già nella scuola primaria. L’indagine approfondisce anche l’evoluzione del rapporto dei giovani con il cibo. Per il 40% il cibo si lega al benessere, grazie alla freschezza degli ingredienti e alla semplicità delle preparazioni. Per il 35%, invece, cucinare è un modo per sperimentare, esprimere la propria creatività e divertirsi: 8 giovani su 10 cucinano almeno occasionalmente e la metà lo fa regolarmente. Oltre che agli insegnamenti ricevuti in famiglia, principalmente dalla mamma che per il 64% è la persona che più di tutti ha ispirato gusti e abitudini, si ricorre alla “rete” per scoprire e realizzare piatti e ricette (lo fa il 79%, di cui il 32% spesso).


Il 67% dei genitori under 35 ritiene “molto importante” educare i figli a un’alimentazione varia e sana. Fondamentale in questo è dare il buon esempio: il 56% ritiene che i genitori dovrebbero essere un modello positivo per i propri figli. D’altronde, il cibo è considerato una leva essenziale per la salute e il benessere dei figli, oltre che un’opportunità per trasmettere valori come la convivialità e la centralità della qualità di ciò che si mangia. Anche la ristorazione ha un ruolo importante nel rapporto dei giovani con il cibo. D’altro canto, mangiare fuori casa è una pratica diffusa e molto apprezzata perché ritenuta un modo per uscire dalla propria routine (35%), un’occasione per incontrare amici e persone care (32%) e per gratificarsi mangiando qualcosa di diverso dal solito (32%), anche se il “portafogli” non sempre consente di fare tutto ciò che si vorrebbe (lo pensa il 51% degli intervistati).

Studio: le anguille sopravvivono grazie alla diversità migratoria

Studio: le anguille sopravvivono grazie alla diversità migratoriaRoma, 19 nov. (askanews) – A rischio di estinzione a causa della pesca illegale e di altre molteplici minacce, le anguille dalla caratteristica forma che ricorda un serpente, sembrano però avere un “asso nella pinna”: comportamenti migratori dissimili che li aiutano ad adattarsi colonizzando habitat distinti. Ed è proprio questa varietà di strategie che potrebbe fare la differenza per la loro conservazione.


Un recente studio condotto dall’Università di Ferrara, insieme all’Università di Padova e all’Istituto di biofisica del Consiglio Nazionale delle Ricerche di Pisa (Cnr-Ibf), ha, infatti, scoperto che non tutte le anguille si comportano allo stesso modo durante la migrazione. Alcune sono esploratrici instancabili, pronte a risalire forti correnti, altre sono più “scalatrici”, esperte nel superare barriere come dighe e sbarramenti. Un bel vantaggio, visto che questo approccio individualizzato riduce la competizione per le risorse e aumenta le probabilità di sopravvivenza della specie. La ricerca, che offre nuove prospettive per comprendere meglio le esigenze ecologiche delle anguille e contribuire alla loro tutela, è stata pubblicata sulla rivista Proceedings of the National Academy of Sciences (Pnas).


Dalla schiusa delle uova nel lontano Mar dei Sargassi, le larve di anguille europee, trasparenti e a forma di foglia di salice, vengono trasportate dalle correnti marine attraverso l’Oceano Atlantico e, dopo aver superato lo Stretto di Gibilterra, raggiungono ogni anno le nostre coste. Ma qui non finisce la loro straordinaria avventura: le larve si trasformano in piccole anguille, note come “ceche”, pronte a vivere in acque dolci e a diventare nuotatrici attive. Una volta giunte alle foci dei fiumi, le ceche iniziano la risalita, spingendosi sempre più a monte fino a trovare l’habitat ideale per la crescita e la maturazione sessuale. Questo percorso fluviale è pieno di ostacoli: le giovani anguille devono superare barriere naturali e artificiali come dighe e sbarramenti, imparare a evitare predatori, cercare nuove fonti di cibo e infine individuare i luoghi più adatti alla loro crescita e sopravvivenza. E come riescono a farlo? Semplice: ciascuna con la propria strategia.


Secondo il team di ricerca, che ha condotto una serie di osservazioni su un gruppo di ceche campionate nel delta del Po, questa diversità di comportamento – o “personalità migratorie” – è un elemento cruciale per la sopravvivenza della specie.