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Roncadin inaugura nuovo stabilimento pizze surgelate negli Usa

Roncadin inaugura nuovo stabilimento pizze surgelate negli UsaRoma, 19 nov. (askanews) – Roncadin ha inaugurato il nuovo stabilimento negli Usa a Chicago – Vernon Hills (Illinois): un polo produttivo da 7.000 metri quadri con 100 addetti dove la prima linea produttiva installata potrà sfornare fino a 30 milioni di pizze surgelate all’anno destinate a un mercato, quello nordamericano, che vale 6 miliardi di dollari. Per il 2025 il fatturato previsto di Roncadin INC è di 78 milioni di dollari; a regime arriverà a 200 milioni di dollari.


L’inaugurazione si è svolta in concomitanza con la fiera PLMA di Chicago, la più grande manifestazione nordamericana dedicata al mondo della Private Label. “Il nuovo stabilimento di Chicago, frutto di un investimento di 30 milioni di euro, è un passo importantissimo per la crescita di Roncadin, la realizzazione di un progetto al quale lavoriamo duramente da anni e che aprirà a nuove e grandi opportunità per il Gruppo nonché per la filiera e il Made in Italy legato alla produzione della pizza surgelata”, ha detto l’amministratore delegato Dario Roncadin. “Produrre direttamente negli USA per noi vuol dire poter servire al meglio un mercato strategico, dove siamo entrati nel 2013 importando le pizze prodotte a Meduno. In tutto il Nordamerica (USA e Canada) le nostre specialità sono risultate subito molto apprezzate, diventando riconosciute per le loro caratteristiche autenticamente italiane: il 68% sono destinate alle marche dei distributori locali, mentre il brand Roncadin rappresenta il 32% delle vendite”, ha aggiunto.


L’acquisto della struttura in Illinois è avvenuto all’inizio del 2023, nell’estate di quell’anno sono stati assemblati in Italia i materiali che costituiscono la linea produttiva attuale, il cui montaggio è iniziato a dicembre 2023. A questa linea, nei progetti dell’azienda, se ne affiancherà a breve una seconda (sempre della capacità di 30 milioni di pizze all’anno, che porterà quindi a raddoppiare i volumi); Roncadin sta inoltre valutando la possibilità di installare una linea dedicata alle pinse. Ogni linea richiede il lavoro di 100 addetti circa.

Cucchi Burger apre a Roma settimo punto vendita e pensa a estero

Cucchi Burger apre a Roma settimo punto vendita e pensa a esteroRoma, 19 nov. (askanews) – Cucchi Burgers apre a Roma il settimo punto vendita a Casal Monastero e sta già pianificando un’espansione internazionale con progetti in corso per aprire in paesi come Turchia, Emirati, Qatar e Iran, collaborando con imprenditori locali.


Dalla storica macelleria di famiglia al brand di hamburgerie di successo, Cucchi è una storia di imprenditoria familiare romana. La storia di Cucchi Burgers inizia nel 1967, quando il nonno di Matteo ed Emanuele Cucchi fonda la Macelleria Cucchi. Dopo oltre cinquant’anni di esperienza nella lavorazione della carne, nel 2019 i fratelli Cucchi decidono di ampliare la loro attività, dando vita al loro primo laboratorio di hamburger, ma solo in ottica delivery. Aprono a Via Bellegra 30, nei pressi di Villa Gordiani in zona Prenestina e poi a San Giovanni, Centocelle, Via di Acqua Bullicante, Piazza Montegrappa, Via dei Colli Portuensi e nel centro commerciale Roma Est. Il brand nel 2023 ha raggiunto 4 milioni di euro di fatturato.

Wwf: il clima mette in crisi le colture tradizionali italiane

Wwf: il clima mette in crisi le colture tradizionali italianeRoma, 19 nov. (askanews) – Una Italia spaccata in due da eventi climatici estremi che, negli ultimi 10 anni, si sono quintuplicati. Con il rischio che, sia a Nord sia a Sud per eccessiva piovosità nel primo caso e per siccità nel secondo si perdano o cambino radicalmente produzioni agroalimentari tradizionali come cereali, ciliegie e olio al Sud e mais, miele e colture vinicole costrette a alzarsi di quota al Nord. Aumentano, invece, le colture tropicali al Sud.


A fotografare la situazione è il Wwf che, nell’ambito della campagna Our Future, pubblica un resoconto di valutazione sugli effetti degli eventi meteorologici estremi. In soli dieci anni il numero di queste manifestazioni atmosferiche violente è più che quintuplicato con devastanti impatti sulla nostra agricoltura: da un lato la siccità che ha colpito le regioni del Centro-Sud in modo pesante ha compromesso molti raccolti, dall’altro al Nord il maltempo e gli eventi piovosi estremi hanno causato allagamenti e perdita di raccolti per le motivazioni opposte. Al Sud, i dati del CNR-IBE evidenziano una situazione di “siccità severo-estrema” sul 29% della superficie agricola di 5 regioni (Puglia, Basilicata, Calabria, Sicilia e Sardegna), con picchi del 69% della superficie agricola colpita in Sicilia e del 47% in Calabria. Ad aggravare il quadro ha contribuito un’estate molto più calda della media. La siccità ha comportato uno scarso livello di riempimento degli invasi che danno acqua alle campagne. Tra gli impatti della siccità al Sud, c’è il calo della produzione agricola. Il grano duro, per esempio, ha mostrato un calo della produzione di quasi l’8% rispetto alla campagna precedente.


In Sicilia la siccità primaverile ha portato danni a varie colture da seme: al 60% della produzione di legumi, al 70% dei cereali e all’80% delle foraggere, con punte del 100%. In Basilicata, la campagna di raccolta del kiwi ha patito il clima siccitoso nella fase di ingrossamento dei frutti, che ha portato a una riduzione della pezzatura media ma soprattutto a raccolti del 30% più bassi rispetto allo scorso anno. Le pere sono diventate l’emblema della crisi produttiva che negli ultimi anni sta interessando gli alberi da frutto del nostro Paese. Alte temperature e siccità agiscono producendo uno stress termico e idrico che indebolisce le piante di pero e le espone all’azione dei patogeni. Negli ultimi anni, queste avversità hanno compromesso la produttività del pero con una variazione del -75% e una perdita totale quantificabile in 340 milioni di euro. La Puglia è la maggiore produttrice di ciliegie in Italia: il caldo anomalo della primavera ha più che dimezzato la produzione delle pregiate ciliegie Ferrovia con una riduzione di oltre il 50% rispetto allo scorso anno.

Fao: partner e membri aderiscano a Global Alliance contro la fame

Fao: partner e membri aderiscano a Global Alliance contro la fameRoma, 19 nov. (askanews) – Il direttore generale dell’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura, QU Dongyu, esorta tutti i membri e i partner della Fao ad aderire alla nuova Global Alliance contro la fame e la povertà, che è stata ufficialmente lanciata ieri al vertice dei leader del G20 in Brasile.


La Global Alliance, un’iniziativa elaborata dalla presidenza brasiliana del G20, mira a offrire una piattaforma ambiziosa e urgente per accelerare i progressi verso il raggiungimento degli impegni internazionali di sradicamento della povertà e della fame entro il 2030 e di riduzione delle disuguaglianze. Intervenendo a una sessione speciale del Summit del G20 sulla lotta contro la fame e la povertà, ieri Qu ha elogiato il governo del Brasile e il presidente Luiz Inácio Lula da Silva per l’impegno personale nel portare la riduzione della fame, della povertà e delle disuguaglianze al centro delle discussioni del G20, con un’iniziativa concreta e azioni per sostenerla.


“Raggiungere la fame zero è possibile – ha affermato Qu Dongyu – ichiede sforzi e strategie collettive ancora più forti per affrontare le sfide economiche, ambientali, sociali e istituzionali che perpetuano la povertà e la fame”. La FAO è entrata a far parte della Global Alliance come membro fondatore insieme ad altre agenzie delle Nazioni Unite, governi, istituzioni finanziarie internazionali, fondazioni filantropiche e istituti di conoscenza e ospiterà il meccanismo di supporto della Global Alliance dalla sede centrale dell’Organizzazione a Roma, in stretta collaborazione con altre agenzie delle Nazioni Unite e istituzioni finanziarie internazionali.


La FAO fornirà assistenza tecnica ai paesi attuatori, mettendo a loro disposizione il suo vantaggio comparativo nella conoscenza della sicurezza alimentare e dello sviluppo rurale inclusivo, con l’obiettivo di portare conoscenza, competenza ed esempi di buone pratiche nelle parti del mondo in cui sono più necessari. Gli sforzi per ridurre la fame e sradicare la povertà sono stati rallentati dalla ripresa economica irregolare dalla pandemia di COVID-19, dai conflitti, dagli impatti della crisi climatica e da altre cause. Circa 733 milioni di persone, ovvero il 9,1% della popolazione mondiale, soffrono di fame cronica e circa 2,8 miliardi di persone non potrebbero permettersi una dieta sana, secondo le ultime stime della FAO.

In 5 anni 4 italiani su 10 hanno aumentato consumo cibi surgelati

In 5 anni 4 italiani su 10 hanno aumentato consumo cibi surgelatiMilano, 19 nov. (askanews) – L’abitudine all’acquisto di alimenti surgelati da parte degli italiani è cresciuta negli ultimi anni: se nove su 10 li consumano abitualmente, negli ultimi cinque anni, il 39,3% ne ha aumentato il consumo, in particolare uomini (43%), giovani (Gen Z 50%, Millennials 45%) e famiglie con bambini (48%). E’ quanto emerge da un’indagine AstraRicerche per l’Istituto italiano alimenti surgelati, che ha indagato quanto sanno gli italiani di alimenti surgelati e, a partire dai risultati, Iias ha sviluppato un vademecum con alcune informazioni utili per scoprire “cosa c’è dietro a un surgelato”.


In effetti sui surgelati gli italiani sanno molto, ma non tutto, stando alla survey. A esempio, il 68,4% dei nostri connazionali sa che “congelato” e “surgelato” non sono sinonimi e il 64,5% del campione dimostra di sapere che non è possibile surgelare in casa, perché la surgelazione è una tecnica applicabile solo a livello industriale. Dall’altro lato, però, solo poco più tre italiani su 10 (31%) sanno che non è possibile acquistare prodotti surgelati sfusi, perché, per legge, devono sempre essere preconfezionati, al fine di garantire la maggiore sicurezza, o non sa che le verdure surgelate conservano per lungo tempo le stesse proprietà nutrizionali delle fresche (poco più di un consumatore su due) o ancora ignora che i surgelati non contengono conservanti (59,9%), poiché la loro lunga durata è garantita esclusivamente dal freddo. Sulle curiosità del comparto, i giovani sono i più preparati: il 45% degli italiani, soprattutto Gen Z e Millennials, conosce il trattamento di scottatura prima della surgelazione, che esalta il colore dei prodotti e si chiama blanching. Per quanto riguarda, invece, le giuste tecniche di scongelamento, solo quattro italiani su 10 sanno che il metodo più corretto consiste nel togliere il prodotto dal freezer e riporlo in frigorifero per qualche ora; mentre solo il 15% – in particolare i più giovani – sa che un prodotto surgelato, una volta scongelato può essere ricongelato a livello domestico, solo a patto che venga prima cotto.


“Chi sceglie i surgelati sa tutto o quasi di loro. Oltre alle campagne di informazione, ad aiutare i consumatori a compiere scelte sempre più consapevoli ci pensano le etichette dei nostri prodotti – Giorgio Donegani, presidente Iias – Circa 8 intervistati su 10 ci hanno detto di controllare scrupolosamente le indicazioni relative a tempi e modalità di cottura dei prodotti surgelati. Anche questo è un chiaro segnale di quanto sia cresciuta l’attenzione verso la qualità e la sicurezza alimentare. Inoltre, l’86,4% di chi consulta le etichette conferma di impegnarsi a seguire fedelmente le indicazioni riportate, segnale di una maggiore consapevolezza verso gli alimenti che si mettono nel carrello”.

Nagy: mercati agroalimentari Ue in ripresa, ma restiamo vigili

Nagy: mercati agroalimentari Ue in ripresa, ma restiamo vigiliRoma, 18 nov. (askanews) – “I mercati agroalimentari dell’Unione europea stanno mostrando alcuni segnali positivi di ripresa, ma rimaniamo vigili e consapevoli dell’impatto negativo di eventi meteorologici estremi e focolai di malattie animali sulla produzione agricola UE e siamo pronti ad assistere gli agricoltori”. Lo ha detto István Nagy, ministro ungherese dell’agricoltura, al termine della riunione odierna del Consiglio Agrifish, durante il quale è stato sottolineato che i mercati agroalimentari dell’Ue stanno mostrando alcuni segnali positivi di un parziale ritorno alla stabilità, con miglioramenti nella domanda di prodotti agroalimentari nella maggior parte dei settori, costi dei fertilizzanti in calo e una riduzione dell’inflazione alimentare.


I ministri dell’agricoltura hanno quindi parlato delle sfide attuali del settore primario, tra cui l’impatto del cambiamento climatico, la diffusione di malattie animali come il virus della lingua blu o l’influenza aviaria e le malattie delle piante, la situazione geopolitica e le tensioni commerciali. Alcuni settori, come quello dei cereali e della frutta e verdura, sono stati particolarmente colpiti dai recenti eventi meteorologici avversi e ciò ha portato a una diminuzione della produzione. Sotto la lente di ingrandimento anche i negoziati commerciali UE-Mercosur, visto che alcuni ministri, Italia in primis, hanno sottolineato la necessità di garantire un trattamento equo per gli agricoltori dell’UE. Proprio in questo contesto, diversi Stati membri hanno chiesto alla Commissione di fornire finanziamenti aggiuntivi tramite la riserva agricola per aiutare gli agricoltori nelle regioni e nei settori più colpiti a far fronte alle recenti perturbazioni del mercato. Inoltre, alcuni ministri hanno sottolineato la necessità di disporre di strumenti di gestione delle crisi più forti e di aumentare le dimensioni della riserva di crisi e la sua flessibilità.


Il Consiglio oggi ha anche accolto il ministro ucraino per la politica agraria e l’alimentazione, Vitalii Koval, che ha presentato informazioni sulla situazione del settore agricolo in Ucraina. E se il Consiglio ha ribadito la sua “incrollabile” solidarietà con l’Ucraina, tenendo conto anche dell’impatto delle importazioni ucraine nell’UE, alcuni ministri hanno affermato che avrebbero accolto con favore un’ulteriore limitazione delle importazioni di prodotti agroalimentari provenienti da Russia e Bielorussia. Sul fronte delle opportunità di pesca per il 2025, il Consiglio ha tenuto un primo scambio di opinioni su due proposte della Commissione sulle opportunità di pesca: le opportunità di pesca nell’Atlantico e nel Mare del Nord per il 2025 e, nel caso di alcuni stock, anche per il 2026, e le opportunità di pesca per il 2025 nel Mediterraneo e nel Mar Nero. Le proposte mirano a stabilire limiti di cattura e sforzo per la maggior parte degli stock ittici commerciali, insieme a quote degli Stati membri per ciascuna specie.


Alcune delle opportunità di pesca previste nelle proposte saranno stabilite in modo indipendente dall’UE, mentre altre saranno stabilite a seguito di consultazioni multilaterali o bilaterali con paesi terzi. I ministri della pesca hanno sottolineato la necessità di garantire un equilibrio tra la sostenibilità sociale, economica e ambientale del settore della pesca: in particolare, Italia, Francia e Spagna hanno presentato un documento in cui si chiede una moratoria della riduzione dello sforzo di pesca per il 2025. Inoltre, è stata fatta presente la necessità di garantire parità di condizioni con le flotte pescherecce dei paesi terzi e di raggiungere un risultato tempestivo ed equilibrato per le consultazioni dell’UE con i paesi terzi, in particolare il Regno Unito e la Norvegia. Nel Consiglio Agricoltura e pesca di dicembre si dovrebbe raggiungere un accordo politico sulle due proposte.

Wojciechowski: ascoltare preoccupazioni agricoltori su Marcosur

Wojciechowski: ascoltare preoccupazioni agricoltori su MarcosurRoma, 18 nov. (askanews) – Bisogna prendere sul serio le preoccupazioni espresse dagli agricoltori europei sull’accordo Ue-Mercosur. Lo ha detto il Commissario europeo all’agricoltura uscente, Janusz Wojciechowski, nella conferenza stampa al termine della riunione odierna dell’Agrifish. Oggi il ministro dell’Agricoltura italiano, Francesco Lollobrigida, ha detto che l’accordo, per come è formulato oggi, “non è sostenibile” e nei giorni scorsi i sindacati delle cooperative e degli agricoltori europei si erano espressi chiaramente contro l’accordo, minacciando anche nuove proteste in piazza nel caso in cui venga firmato senza modifiche.


“Molte preoccupazioni sono state espresse dagli agricoltori sull’accordo Ue-Mercosur”, ha detto il Commissario ricordando che in realtà “non c’è stata alcuna modifica” della bozza di accordo “negli ultimi cinque anni, dopo gli ultimi negoziati del 2019. Ma da allora – ha rilevato Wojciechowski – però è cambiata la situazione degli agricoltori a causa delle crisi multiple che si sono verificate: il Covid, la guerra in Ucraina, la destabilizzazione dei mercati, il cambiamento climatico”. “Tutto questo – ha aggiunto – rende più preoccupati gli agricoltori, e noi dovremo prendere sul serio queste preoccupazioni. Questo posso dire alla fine del mio mandato di Commissario europeo. Sono stati cinque anni difficili per gli agricoltori, con queste crisi accumulate che sono diventate una crisi permanente, fino alla recente inondazione in Spagna”.


Janusz Wojciechowski ha poi fatto riferimento proprio alle manifestazioni degli agricoltori che sono scesi più volte in piazza “per problemi che non sono stati creati dalla Pac, ma che nascevano altrove. Riguardavano le norme sulla riduzione dei pesticidi sulle zone umide, sulle emissioni industriali dalle aziende agricole”. Ora, nella revisione della Pac, “abbiamo incentivi, non obblighi” per quanto riguarda gli “ecoschemi”, le pratiche per rendere più ecologica l’agricoltura. “Non ci sono più obbli ghi, che costringono gli agricoltori ad agire” e questao, per Wojciechowski, è la strada che si dovrà continuare a seguire in futuro.

Confagri: bene richiesta Spagna su regola disimpegno terzo anno

Confagri: bene richiesta Spagna su regola disimpegno terzo annoRoma, 18 nov. (askanews) -Confagricoltura plaude alla richiesta avanzata oggi dalla Spagna, e sostenuta dal ministro Francesco Lollobrigida, in seno ad Agrifish, nell’ambito delle disposizioni per il finanziamento della politica di sviluppo rurale dell’Unione europea, di passare dall’applicazione della regola del disimpegno automatico al secondo anno (N+2) all’applicazione al terzo anno (N+3).


“Una proposta condivisibile che va nella direzione di quanto Confagricoltura chiede da tempo, anche e soprattutto per il periodo di programmazione 2014/2022. Rischiamo di perdere risorse da destinare allo sviluppo rurale, pari a 590.217.397 euro, se non spese entro il 31 dicembre. Un danno che noi agricoltori non possiamo permetterci”, dichiara Massimiliano Giansanti, presidente di Confagricoltura. La regola del disimpegno prevede appunto che i fondi non spesi siano restituiti all’Unione Europea. Sebbene il consesso Agrifish abbia discusso oggi del periodo di programmazione 2023/2027, l’Italia ha rilevato criticità anche in relazione al periodo precedente (2014/2022). Si tratta, in questo caso, di somme impegnate nel 2021, quindi in piena pandemia da COVID-19, e utili per investimenti da portare avanti nel periodo in cui si è poi verificata l’aggressione russa all’Ucraina, causa di un incisivo aumento dei costi di produzione. È evidente che, in questo contesto, gli agricoltori abbiano dovuto rivedere i propri progetti di investimento.


“Il riferimento del ministro Lollobrigida a un passaggio, l’anno prossimo, dalla regola dell’N+3 a quella dell’N+4, dimostra una notevole sensibilità verso le esigenze degli agricoltori italiani. Nel 2025, infatti, l’Italia dovrà chiudere il periodo di programmazione di sviluppo rurale 2014/2022 e, secondo le ultime stime, il rischio di disimpegno è enorme, superando i 4.5 miliardi di euro, compresi i fondi del Next Generation EU – prosegue Giansanti – Confagricoltura continuerà nella direzione già presa, chiedendo il passaggio dalla regola N+3 alla N+4, così come dalla N+2 alla N+3 per il piano strategico, come evidenziato dalla Spagna oggi”. Sempre in merito allo sviluppo rurale, il Parlamento europeo sta discutendo una nuova proposta della Commissione che prevede l’utilizzo dei fondi per indennizzare calamità naturali. In linea con quanto chiesto da Confagricoltura, tale regolamento potrà essere utilizzato per le epizoozie, quindi anche per compensare i danni da Peste Suina Africana.

Fipe sostiene tetto massimo a commissioni per buoni pasto

Fipe sostiene tetto massimo a commissioni per buoni pastoRoma, 18 nov. (askanews) – Fipe, la Federazione Italiana Pubblici Esercizi si schiera a favore dell’introduzione di un tetto massimo alle commissioni applicate ai buoni pasto, come già avvenuto per gli appalti pubblici. “Solo una moralizzazione del mercato può salvare lo strumento del buono pasto, che deve restare un beneficio per i lavoratori senza diventare un peso insostenibile per la rete degli esercenti”, spiega in una nota Aldo Mario Cursano, vice presidente vicario di Fipe.


“La revisione del sistema delle commissioni sui buoni pasto è una necessità ormai inderogabile. Siamo dunque assolutamente favorevoli all’introduzione di un tetto massimo del 5%, come previsto dal ddl Concorrenza. Attualmente, gli esercenti arrivano a pagare commissioni che sfiorano il 20%, una soglia inaccettabile che mina la sostenibilità economica di moltissime attività”, ha aggiunto Cursano. Fipe sottolinea infine che l’introduzione del tetto non comporterà alcuna penalizzazione per i lavoratori, per i quali il valore del buono pasto rimarrà invariato. Al contrario, questa misura “rappresenta un beneficio concreto per il settore della ristorazione e per tutti gli esercenti, garantendo un sistema più equo e sostenibile”.

Mutti: gli agricoltori protagonisti del primo spot corporate

Mutti: gli agricoltori protagonisti del primo spot corporateMilano, 18 nov. (askanews) – Sono gli agricoltori che forniscono la materia prima, i pomodori, i protagonisti del primo spot corporate di Mutti. L’azienda di Parma, riconoscendo la crucialità del loro lavoro, ha deciso di darne visibilità in questa campagna di comunicazione integrata e multicanale che ha al centro i valori della collaborazione, dell’impegno, della resilienza e la spinta a fare sempre di più.


Emanuela Ponzi, Marco Franzoni, Alfonso Fantasia e Luca Cotti sono i quattro agricoltori con cui Mutti collabora e che divengono i “campioni sul campo” mentre Francesco Mutti, amministratore delegato dell’azienda, in qualità di voce narrante, racconta l’importanza del loro lavoro, il “dietro le quinte” della filiera. La campagna di comunicazione, on air da domenica 17 novembre e per tre settimane sulle principali reti televisive e piattaforme digitali italiane, si sviluppa nell’ambito della 25esima edizione, appena conclusa, del Premio Pomodorino d’Oro Mutti, il riconoscimento istituito dall’azienda per valorizzare l’impegno degli agricoltori che conferiscono la materia prima.