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Lollobrigida: trattato Ue-Mercosur non condivisibile così com’è

Lollobrigida: trattato Ue-Mercosur non condivisibile così com’èRoma, 18 nov. (askanews) – “Così come è impostato il trattato UE-Mercosur non è condivisibile. Pur auspicando un mercato più aperto e regolato da trattati, è evidente che le attuali economie, organizzazione del lavoro e rispetto delle norme di carattere ambientale siano estremamente differenti tra i due contesti”. Lo ha detto il ministro dell’Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste, Francesco Lollobrigida.


“Le crisi geopolitiche hanno già drammaticamente indebolito ulteriormente il nostro settore primario – argomenta il ministro – che difficilmente potrebbe reggere un impatto di importazioni a costi di produzione e quindi prezzi decisamente più bassi. Va verificato a monte l’adeguamento nei Paesi aderenti al Mercosur agli stessi oneri che imponiamo ai nostri agricoltori in termini di rispetto dei diritti dei lavoratori e dell’ambiente”, ha concluso Lollobrigida.

In Spagna 3 mln aiuti per digitalizzare settore agroalimentare

In Spagna 3 mln aiuti per digitalizzare settore agroalimentareRoma, 18 nov. (askanews) – Il ministero dell’Agricoltura, della Pesca e dell’Alimentazione spagnolo ha concesso un aiuto di tre milioni di euro alla consulenza per la digitalizzazione del settore agroalimentare e forestale, si tratta di risorse cofinanziate dall’Unione Europea e inquadrate nel Piano Strategico della PAC. Gran parte degli aiuti sono destinati a facilitare l’implementazione da parte degli utenti del Quaderno digitale sullo sfruttamento agricolo e fanno parte di una delle misure del Piano 43.


Gli aiuti verranno concessi attraverso il Fondo Agrario di Garanzia spagnolo (FEGA) e finanzieranno sette proposte per la creazione e la fornitura di servizi di consulenza per la transizione digitale nel settore agroalimentare e forestale. I sussidi rientrano nel quadro del Piano strategico della politica agricola comune 2023-2027 e sono cofinanziati per il 43% dal Fondo europeo agricolo per lo sviluppo rurale (FEASR) e per il 57% dal ministero. Questo programma di aiuti è considerato una parte essenziale delle politiche per rafforzare il sistema di conoscenza e innovazione agricola (AKIS) ed è un’azione che fa parte di una delle 43 misure impegnate dal governo per migliorare la situazione degli agricoltori e degli allevatori. Le sette proposte beneficiarie sono state presentate da Cooperative Agroalimentari della Spagna, Unione dei Piccoli Agricoltori e Allevatori (UPA), Associazione Agraria dei Giovani Agricoltori (ASAJA), Federazione Spagnola del Vino (FEV), Associazione di Servizi agli Allevatori e agli Agricoltori Riojanos (ASEGAR), Fundación Cajamar e la Federazione Spagnola del Vino (FEV), che ha due diversi progetti sovvenzionati.

In 2023-24 prodotte 77.000 tonn. olive tavola, ma consumo 149.000

In 2023-24 prodotte 77.000 tonn. olive tavola, ma consumo 149.000Roma, 18 nov. (askanews) – Nella campagna 2023-24, l’Italia ha prodotto circa 77mila tonnellate di olive da tavola, ma se ne sono consumate 149mila, vale a dire il doppio. Bene anche l’export, che si è attestato sulle 36mila tonnellate. Si tratta di una nicchia produttiva che fa il 2% dell’intera produzione mondiale, ma che ha grandi potenzialità. Se ne è discusso in un convegno che ha coinvolto rappresentanti della filiera e della politica, Assom, la prima associazione italiana dei produttori di olive da mensa, nata nel 2016 e dal 2023 socio aggregato di Assitol, l’associazione italiana dell’industria olearia, aderente a Federalimentare e Confindustria. L’associazione coinvolge 2100 produttori, le aziende aderenti, in media, trasformano ogni anno circa 65mila tonnellate di olive da tavola.


Obiettivo del convegno “Verso una federazione europea per rafforzare il settore” è dare voce e forza al comparto delle olive da tavola, in Italia e in Europa, offrendo così nuove opportunità anche alla filiera olivicolo-olearia. Per crescere, insomma, è necessario modernizzare il sistema produttivo e lavorare sia sulla quantità che sulla qualità dei prodotti. Ecco perché Assom propone la creazione di una federazione di settore, capace di contare a Roma come a Bruxelles. “Il nostro è un ambito ristretto, una nicchia produttiva già molto vitale – ha spiegato Angelo Moreschini, presidente di Assom – E’ sbagliato considerarci figli di un dio minore, siamo parte integrante della filiera olivicolo-olearia e possiamo fare molto per darle nuovo slancio”.


Nella campagna 2023-24, in base alle rilevazioni del Consiglio oleicolo internazionale, l’Unione europea ha prodotto 829mila tonnellate di olive, mentre nel mondo si sono superati i 3 milioni di tonnellate di olive da tavola. Una tendenza positiva, che i produttori italiani stanno già intercettando, puntando sempre di più sui mercati extra-UE. “Le olive da mensa piacciono sempre di più – ha confermato Moreschini – ora anche all’estero i consumi sono in crescita. Il fenomeno non riguarda soltanto i Paesi tradizionalmente produttori di olive e va ben oltre l’Europa”. Stati Uniti, Arabia Saudita, Brasile e Canada, infatti, sono i maggiori acquirenti di un prodotto legato all’Italian style e alla Dieta mediterranea. Se le potenzialità di crescita sono significative, lo sono altrettanto le criticità che colpiscono il comparto, comuni al mondo oleario italiano. Il sistema olivicolo italiano è sottodimensionato e frammentato e fatica a rispondere alle richieste di un mercato in espansione. Inoltre crisi climatica e rincari energetici hanno pesantemente influito sulla produzione.

Confagri Toscana: in aziende agricole sempre meno infortuni

Confagri Toscana: in aziende agricole sempre meno infortuniRoma, 18 nov. (askanews) – “Per rafforzare la sicurezza sul lavoro in agricoltura le parole chiave sono: innovazione, incentivi e semplificazione”. A dirlo è Gianluca Cavicchioli, direttore di Confagricoltura Toscana, dopo gli Stati Generali della Sicurezza sul lavoro in agricoltura, con il ministro Lollobrigida, le istituzioni e le parti sociali sul tema degli infortuni sul lavoro, che si sono tenuti la scorsa settimana a Roma.


“Le aziende agricole registrano una minor incidenza di infortuni nel corso degli ultimi anni – spiega Cavicchioli – Certamente i macchinari obsoleti non agevolano la prevenzione degli incidenti e d’aiuto sono tutte quelle opportunità per nuovi investimenti. Sul piano normativo, occorre semplificare il sistema di regole, privilegiando la sicurezza sostanziale rispetto a quella formale, e adeguando la normativa alle peculiari caratteristiche del lavoro agricolo. Bisogna, inoltre, migliorare il sistema dei controlli, selezionando con maggiore attenzione le imprese da ispezionare”. “Dal confronto con gli altri Paesi europei, in realtà, emerge che il dato degli infortuni in Italia è in linea con gli indici medi dell’Unione e di molto inferiore rispetto a un importante Paese agricolo come la Francia. A questi risultati stanno contribuendo diversi fattori, quali lo sviluppo di forme di agricoltura sostenibile, la presenza di operatori sempre più professionali, oltre al contributo dato da tutta la filiera nel mettere a disposizione mezzi tecnici in grado di seguire l’evoluzione dell’agricoltura”, ha concluso.


Secondo i dati nazionali dell’Inail nell’ultimo quinquennio (2018-2022), gli incidenti occorsi ai dipendenti agricoli sono sensibilmente diminuiti, a parità di occupati. Nel 2022 si è registrato un decremento del 21,5% rispetto al 2018. Una tendenza positiva che prosegue anche nel 2023. Si evidenzia una contrazione anche degli incidenti mortali denunciati che, mediamente, sempre nel periodo di riferimento, sono risultati in leggero calo: il dato massimo, pari a 171 infortuni, è stato rilevato nel 2019 e quello minimo, 137 infortuni, nel 2022.

Auricchio (Afidop): formaggi Dop preoccupati da esito elezioni Usa

Auricchio (Afidop): formaggi Dop preoccupati da esito elezioni UsaRoma, 18 nov. (askanews) – “Rispetto all’export, guardiamo con preoccupazione al recente esito delle elezioni USA, che inevitabilmente accende un nuovo campanello d’allarme per il nostro settore”. Lo ha detto Antonio Auricchio, presidente di Afidop, l’associazione formaggi italiani DOP e IGP, che oggi ha fornito uno spaccato sulla situazione dell’export italiano in occasione della “Settimana della Cucina Italiana nel mondo”.


“Ricordiamo che gli USA sono il nostro primo mercato extra UE. Un Paese strategico – ha spiegato Auricchio – in particolare per Grana Padano, Parmigiano Reggiano e Pecorino Romano, che da soli, rappresentano l’80% dell’export italiano negli Stati Uniti. Nel 2020 in seguito ai dazi imposti da Trump l’export dei formaggi italiani negli USA aveva perso oltre 6mila tonnellate, pari a 65 milioni di euro. Confidiamo che non vengano vanificati i passi avanti compiuti”.

Nel 2023 esportate nel mondo 254.000 tonn. formaggi italiani Dop

Nel 2023 esportate nel mondo 254.000 tonn. formaggi italiani DopRoma, 18 nov. (askanews) – Sono quasi 600mila i ristoranti nel mondo che si autodefiniscono italiani, ma secondo Fipe oltre 2.200 lo sono davvero, e numerosi mettono in carta i formaggi Dop del Belpaese, che sono la prima voce del fatturato cibo Dop del nostro Paese e rappresentano circa il 60% dell’export mondiale dei prodotti caseari italiani, con 254 mila tonnellate esportate nel 2023, per un valore stimato che sfiora i 3 miliardi di euro (+11%).


Lo spaccato è fornito da Afidop, Associazione Formaggi Italiani Dop e Igp ed è stato reso noto in occasione della “Settimana della Cucina Italiana nel mondo”, l’annuale rassegna del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale in programma dal 16 al 22 novembre, a cui l’Associazione partecipa negli USA, con un corner formaggi Afidop che vedrà protagonisti, il Grana Padano Dop, il Parmigiano Reggiano Dop, il Piave Dop ed il Provolone Valpadana Dop, in occasione di due incontri che si terranno il 18 e 19 novembre presso l’ambasciata italiana a Washington. “I formaggi Dop e Igp sono parte integrante dell’eredità culturale della cucina italiana, portabandiera della qualità e del Made in Italy nel mondo – ha detto Antonio Auricchio, presidente di Afidop – pertanto è indispensabile promuovere, soprattutto all’estero, strumenti per proteggerli e valorizzarli, come le nostre Linee Guida, che abbiamo in programma di esportare oltreconfine. Un altro strumento che intendiamo rilanciare, per offrire un racconto argomentato delle nostre eccellenze, è il carrello dei formaggi: un percorso all’insegna del gusto nella storia e nelle tradizioni dei nostri territori, tra stagionature e metodi di produzione unici”.


I formaggi a Dop costituiscono un ingrediente essenziale dei piatti italiani più amati e iconici al mondo, in Canada e USA come in Oriente: ad esempio, la Cacio e pepe con Pecorino Romano Dop. Quest’ultima, in particolare, è diventata così di moda nei ristoranti italiani a Tokyo e in Giappone da aver fatto schizzare le vendite dei prodotti caseari: dopo aver messo a segno un +33% nel 2022, l’export verso il Giappone nel 2023 è cresciuto del 14,9% per un valore di circa 15,7 miliardi di yen, pari a 96 milioni di euro, come riporta Ice. La passione dell’estero per l’eccellenza italiana è testimoniata anche dalle vittorie ai concorsi internazionali: 12 i formaggi italiani ad aver conquistato la medaglia d’oro agli International Cheese Awards 2024, con alcune delle produzioni Dop più famose dello Stivale: dal Parmigiano Reggiano al Taleggio, dalla Mozzarella di Bufala Campana al Gorgonzola.


Tra i formaggi Dop più esportati il Grana Padano (il 52% delle sue vendite va all’estero e sono 1,5 milioni le forme esportate nei primi 7 mesi del 2024 con un +10,18%), Parmigiano Reggiano (34.924 tonnellate esportate nei primi 6 mesi 2024, +17,5%), Mozzarella di Bufala Campana (l’export vale il 38,3% delle vendite totali), Gorgonzola (oltre 1 milione le forme esportate nel primo semestre 2024, +4%), e Pecorino Romano (il 70% della sua produzione è destinata ai mercati internazionali). Secondo la piattaforma di social intelligence Blogmeter, a livello globale i primi quattro formaggi certificati più citati nelle ricerche online sono la Mozzarella di Bufala Campana Dop (56.700 ricerche), il Gorgonzola Dop (23.200), il Parmigiano Reggiano Dop (18.300) e il Grana Padano Dop (9.200).

Copagri: ancora no soluzioni obbligo assicurazione veicoli fermi

Copagri: ancora no soluzioni obbligo assicurazione veicoli fermiRoma, 18 nov. (askanews) – “A distanza di diversi mesi dalla sua entrata in vigore, e nonostante i ripetuti appelli della filiera a intervenire in tal senso, non esistono ancora soluzioni per sciogliere il pericoloso paradosso venutosi a creare a seguito della mancanza di strumenti atti a garantire l’obbligo di assicurazione per la responsabilità civile verso terzi per tutti i mezzi agricoli, anche se fermi o non circolanti su strada”. Lo sottolinea il presidente della Copagri Tommaso Battista alla vigilia dell’inizio dell’esame in aula del Senato del ddl in materia di sicurezza stradale, che delega al Governo la revisione del Codice della strada.


“Parliamo di un obbligo entrato in vigore a luglio e derivante da una direttiva comunitaria che l’Italia ha recepito alla lettera, andando a modificare il Codice della strada e il Codice delle assicurazioni private; tale disposizione, per la quale non esistono al momento idonei strumenti assicurativi che tengano conto della bassa incidenza dei danni a terzi per mezzi fermi o non circolanti su strada, ha creato non poche criticità a tutti i produttori agricoli”, rimarca il presidente, ricordando le richieste di proroga avanzate in tal senso dalla Copagri già in occasione delle audizioni sul DEF 2024 e dei confronti sui ‘DL Agricoltura’ e ‘DL Omnibus’. “Queste istanze, però, al netto del positivo rinvio di sei mesi accordato con l’ultimo ‘DL Milleproroghe’ e fortemente caldeggiato dalla Copagri, sono cadute nel vuoto, pur trattandosi di una misura che non comporterebbe ulteriori oneri per la finanza pubblica”, prosegue Battista, ad avviso del quale “senza un intervento normativo rapido e risolutivo, si rischia che il costo della norma vada ad aggravare la già delicata situazione del Primario nazionale, stretto tra gli effetti del meteo avverso e i rincari dei fattori produttivi”.


“Proprio per queste ragioni, reiteriamo il nostro appello affinché, ‘approfittando’ della riforma del Codice della strada all’esame di Palazzo Madama, ci si adoperi per accordare un rinvio dell’obbligo di assicurazione per tutti i mezzi agricoli, così da sgravare i produttori da una ulteriore incombenza burocratica ed economica; contestualmente, sarà importante continuare a lavorare a una soluzione assicurativa ad hoc che con il coinvolgimento del governo e dell’IVASS, l’autorità amministrativa indipendente che esercita la vigilanza sul mercato assicurativo italiano, possa definitivamente risolvere tale problematica”, conclude il presidente.

R. Piemonte pensa a Distratto della carne per la Razza Piemontese

R. Piemonte pensa a Distratto della carne per la Razza PiemonteseRoma, 18 nov. (askanews) – “L’allevamento della Razza Piemontese rappresenta la nostra storia, il nostro presente e il nostro futuro. La carne di Piemontese oggi è riconosciuta anche dai giapponesi e dagli americani come la migliore al mondo in assoluto. Dobbiamo investire sulla sua promozione a livello nazionale e internazionale, puntando sulla tracciabilità in tutti i passaggi e studiando la possibilità di costituire un Distretto della Carne che assicuri la migliore redditività ai produttori”. Lo ha sottolineato l’assessore al Commercio, Agricoltura e Cibo, Caccia e Pesca, Parchi della Regione Piemonte Paolo Bongioanni oggi nel corso della presentazione dei risultati raggiunti dai progetti I-BEEF1 ed I-BEEF2 durante il convegno “Biodiversità, sostenibilità efficienza e benessere dei bovini da carne italiani”.


A partire dal 2017, le tre Associazioni Nazionali degli allevatori di bovini da carne italiani, Anaborapi (razza Piemontese), Anabic (razze Chainina, Romagnola, Marchigiana, Maremmana e Podolica) ed Anacli (razze Charolaise, Limousine e razze da carne a limitata diffusione), sono state impegnate su due importanti progetti, I-BEEF1 ed I-BEEF2, finanziati dalla sottomisura 10.2 del PSRN (Piano di Sviluppo Rurale Nazionale) che pone l’attenzione su aspetti relativi al benessere animale, al miglioramento dell’efficienza riproduttiva, alla riduzione delle emissioni di gas serra nonché la salvaguardia della biodiversità. “Con 4.000 aziende, 300.000 capi e un fatturato di 350 milioni l’anno alla stalla nel solo territorio regionale – ha sottolineato Bongioanni – Tutto ciò non può che avvenire attraverso il dialogo e l’interlocuzione continua con gli allevatori e le associazioni di categoria, per reperire le risorse necessarie e scrivere i provvedimenti e i bandi nel modo più efficace”.


Grazie a un finanziamento complessivo pari a circa 15 milioni di euro, messi a disposizione da Masaf e cofinanziati dall’UE, Anaborapi Anabic ed Anacli hanno potuto ampliare le tradizionali attività svolte a favore degli allevatori affrontando nuovi ed importanti temi e ricerche. L’obiettivo è stato quello di conoscerne e valorizzarne l’unicità e le potenzialità produttive attuali e future, in considerazione dell’importanza che esse rivestono ai fini scientifici, economici, ecologici e storico-culturali.

Wwf: non sufficienti modifiche Masaf a Dl Contaminazioni

Wwf: non sufficienti modifiche Masaf a Dl ContaminazioniRoma, 18 nov. (askanews) – Sono “non sostanziali” le modifiche apportate dal Masag al Decreto che alza i limiti tollerati della contaminazione dei pesticidi per i prodotti biologici dopo la riunione svoltasi la settimana scorsa con le associazioni di categoria dell’agricoltura biologica organizzata dopo la denuncia pubblica del WWF Italia e della rivista “Il Salvagente”.


Il ministero dell’Agricoltura, prosegue il Wwf, dovrebbe presentare nei prossimi giorni la versione aggiornata del testo del Decreto. E l’associazione rinnova l’invito ad eliminare gli articoli 3 e 5 ed auspica massima trasparenza e completa informazione sulle modifiche del Decreto. Secondo le indiscrezioni trapelate, riporta il Wwf, nel corso della riunione sono state concordate alcune correzioni al testo dell’art. 3 del Decreto che prevedeva il blocco della commercializzazione del prodotto biologico in caso di una contaminazione uguale o inferiore al limite di 0,01 mg/Kg. Le modifiche minime riguarderebbero l’eliminazione della compromissione dell’integrità del prodotto biologico dovuta alla presenza di tracce di più di una sostanza chimica non ammessa (il multiresiduo), per superare il problema delle miscele commerciali dei prodotti fitosanitari (punto c, comma 4, art. 3); sarebbe stata eliminata la norma che prevedeva la garanzia da parte dell’operatore di escludere la reiterazione di un avvenimento causa della contaminazione non sotto il suo controllo (punto b, comma 6, art. 3), “una banalità perché è evidente che l’agricoltore non avrebbe mai potuto fornire tale garanzia indipendente dalla sua volontà”, commenta il Wwf.


sarebbe stato eliminato anche il “formalmente” come criterio di riconoscimento del falso positivo, dato che non esiste un elenco formale di falsi positivi (punto b, comma 7, art. 3); sarebbero stati eliminati i riferimenti alle generiche “tracce” dei contaminanti nel titolo e nel testo dell’allegato. “In definitiva – commenta il Wwf – si tratta di modifiche che non cambiano i contenuti e gli effetti del contestato art. 3 del Decreto”. Non sarebbe invece stato modificato l’art. 5 del Decreto “che resta il vero scandalo del controverso provvedimento del Ministero che prevede sostanzialmente, anche in caso di contaminazione accidentale, involontaria e inevitabile, un aumento della tolleranza della presenza di una sostanza chimica non ammessa nei prodotti biologici, con una assurda complicazione della normativa”. Sarebbe bastato, per il WWF Italia, mantenere il limite massimo complessivo di 0.01 mg/kg di sostanze chimiche non ammesse, prevedendo alcune deroghe per casi eccezionali, documentati con motivazioni scientifiche come nel caso dei fosfiti.


Rimarrebbe poi inalterato “l’aspetto bizzarro del Decreto che prevede l’assenza di sanzioni, ma l’obbligo di non commercializzazione del prodotto qualora si rilevi la presenza di una contaminazione oltre i nuovi limiti indicati dall’art. 5, ed emerga che questa non è intenzionale, ma è accidentale con l’agricoltore che aveva posto in essere a sue spese, anche se invano, tutte le misure ragionevoli per evitarla”. L’agricoltore sarebbe considerato non colpevole della contaminazione, ma subirebbe un danno economico e non verrebbe indennizzato per la perdita del prodotto.

Mortadella Bologna Igp, in 9 mesi vendite +1,2%, export +5,2%

Mortadella Bologna Igp, in 9 mesi vendite +1,2%, export +5,2%Roma, 18 nov. (askanews) – Nei primi nove mesi del 2024 sono stati venduti quasi 25 milioni e mezzo di chilogrammi di mortadella Bologna Igp. Rispetto allo stesso periodo del 2023 le vendite sono cresciute dell’1,2% e l’affettato in vaschetta registra un aumento del 3,8%. Sul fronte export, che rappresenta il 22,2% delle vendite totali, si registra una crescita del 5,2%.


Nel dettaglio, il Regno Unito registra il maggior incremento percentuale pari a + 10,5%, seguito da Spagna +7,6% e Francia + 6,1%. “Siamo soddisfatti dei risultati ottenuti nei primi 9 mesi, poiché confermano la crescita delle vendite e dell’export della Mortadella Bologna, già riscontrata nei primi 6 mesi. Questo vuol dire che siamo in presenza non di fattori congiunturali ma strutturali”, afferma Guido Veroni, presidente del Consorzio italiano tutela Mortadella Bologna. In Italia, la GDO si conferma il principale canale di vendita con una quota del 55,1%, seguita dal Normal Trade col 27,1% e dal Discount col 17,7%.