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Federacma: serve proroga ad assicurazioni trattori aree private

Federacma: serve proroga ad assicurazioni trattori aree privateRoma, 17 giu. (askanews) – “Ad oltre 5 mesi dall’impegno bipartisan, risolto poi con un emendamento proposto dal ministro dell’Agricoltura, Francesco Lollobrigida, siamo ancora in attesa di essere convocati del Ministero dei Trasporti per dirimere come adempiere al nuovo obbligo comunitario di assicurare i mezzi agricoli anche nelle aree private. Diviene, dunque, assolutamente necessario prevedere in sede di conversione del Dl Agricoltura una proroga sino a fine anno come avevamo, del resto, richiesto sin da principio”. Così in una nota Andrea Borio, presidente di Federacma, Federazione Confcommercio delle associazioni nazionali dei rivenditori di macchine agricole e da giardinaggio, che con Federmotorizzazione e Assocamp, le altre sigle aderenti a Confcommercio Mobilità, sollevò la questione ad inizio anno.


Il decreto legislativo 22 novembre 2023, n. 184 è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale lo scorso 23 dicembre e fa seguito alla Legge 4 agosto 2022, n. 127 con cui l’Italia ha recepito la Direttiva comunitaria. La disposizione normativa ha previsto che tutti i veicoli e i mezzi agricoli (ad esclusione delle macchine operatrici che non sono semoventi ma devono essere trasportate) devono essere assicurati, in forma singola o cumulativa, ovunque si trovino, anche in aree private. Per i soli mezzi agricoli, grazie al Dl Milleproroghe, l’obbligo è stato posticipato a partire dal primo luglio. “Il nuovo obbligo normativo coinvolge almeno 3 milioni di veicoli e oggi non vi sono assicurazioni disponibili che possano contemplare i casi della disposizione – conclude Borio (Federacma) – Auspichiamo vivamente che vi sia convergenza politica nella conversione del Dl Agricoltura e vengano approvati gli emendamenti parlamentari, da noi ispirati, che prevedono la proroga dell’obbligo assicurativo sino a fine dicembre. In caso contrario, si verificherebbe una situazione paradossale di difficile risoluzione”.

Turchia chiude frontiere dal 21 giugno a import grano estero

Turchia chiude frontiere dal 21 giugno a import grano esteroRoma, 17 giu. (askanews) – La Turchia ha annunciato il divieto all’importazione di grano estero a partire dl 21 giugno 2024 fino a metà ottobre 2024, mentre solo nei primi 2 mesi del 2024 ha esportato 35 milioni di chili di frumento duro, quasi la stessa quantità registrato in tutto il 2022. A darne notizia è Coldiretti Puglia, che ha stigmatizzato il ‘paradosso turco’ in occasione del primo bilancio della campagna cerealicola a Foggia, con una stima del 40-45% in meno di grano raccolto nel Granaio d’Italia ma di eccellente qualità.


“La decisione della Turchia – aggiunge Coldiretti Puglia – è stata motivata con la volontà di proteggere la produzione nazionale dalle diminuzioni di prezzo alla produzione, durante il periodo di raccolta”. La misura ha un impatto rilevante sulle esportazioni di grano dalla Russia che è il principale fornitore della Turchia. Effetti sono attesi anche sul mercato europeo, considerato che la Turchia è stata accusata di effettuare triangolazioni nel commercio il grano dalla Russia sul quale l’Unione Europa ha imposto dazi maggiorati a partire dal prossimo 1° luglio. “Nei prossimi giorni – rilancia Alfonso Cavallo, presidente di Coldiretti Puglia – ci sarà l’ennesima invasione di grano proveniente dalla Turchia, proprio in periodo di trebbiatura in Puglia, con l’asta turca dei giorni scorsi che riguarda l’esportazione di oltre 75mila tonnellate di grano che salperanno attorno alla metà di giugno. Questo non è più accettabile”.


Nel 2023 le importazioni sono cresciute dell’800% dalla Turchia, di oltre il 1000% dalla Russia, del 170% dal Kazakistan nel 2023 rispetto all’anno precedente, ma crescono del 47% anche le importazioni di grano duro dal Canada, aggiunge Coldiretti Puglia, trattato con glifosato, secondo modalità vietate a livello nazionale, che rappresenta un grave pericolo per la salute dei cittadini, denuncia la confederazione agricola.

In Puglia produzione di grano in calo del 40-45% causa siccità

In Puglia produzione di grano in calo del 40-45% causa siccitàRoma, 17 giu. (askanews) – La produzione di grano in Puglia è stimata quest’anno in calo del 40-45% per effetto della prolungata siccità, che ha stretto tutta la regione in una morsa per mesi causando il taglio delle rese, ma la qualità risulta ottima, con in media 85 di peso specifico e 14 di proteine, motivi per cui dovranno essere riconosciute giuste remunerazioni ad un prodotto di alta qualità. E’ quanto emerge da una stima della Coldiretti Puglia che, con il Crea, in un’azienda cerealicola del Granaio d’Italia ha tracciato il primo bilancio della campagna cerealicola.


“La produzione è in calo proprio quando in Puglia coltivare grano è costato agli agricoltori fino a 300 euro in più ad ettaro con problemi importanti causati dalla siccità ma anche dalle gelate. Ma la qualità è ottima e non accetteremo alcuna politica al ribasso dei prezzi del grano Made In italy”, ha spiegato Mario de Matteo, presidente di Coldiretti Foggia, per cui il salasso a carico del Granaio d’Italia rende necessari anche “interventi per aiutare le imprese che ha perso produzione e reddito, anche rispetto a rincari ormai insostenibili, a partire dal settore cerealicolo che rappresenta uno dei simboli della situazione di difficoltà in cui versa l’agricoltura regionale”, ha concluso de Matteo. Il taglio dei raccolti causato dalla grave e perdurante siccità, con l’incremento dei costi, in alcune aree delle province di Bari e Foggia rischia infatti di aumentare la dipendenza dall’estero per gli approvvigionamenti agroalimentari. La Puglia è il principale produttore italiano di grano duro, con 360.000 ettari coltivati e 10 milioni di quintali prodotti in media all’anno.


Le migliori varietà di grano duro selezionate, prosegue Coldiretti Puglia,da Emilio Lepido a Furio Camillo, da Marco Aurelio a Massimo Meridio fino al Panoramix e al grano Maiorca, sono coltivate dagli agricoltori sul territorio pugliese che produce più di 1/4 di tutto il frumento duro italiano.

In primi 3 mesi import cereali +10,2% a volume e -15,3% a valore

In primi 3 mesi import cereali +10,2% a volume e -15,3% a valoreRoma, 12 giu. (askanews) – Le importazioni in Italia nel settore dei cereali, semi oleosi e farine proteiche nel primo trimestre 2024 sono aumentate nelle quantità di 580.000 tonnellate (+10,2%) e diminuite nei valori di 404,3 milioni di euro (-15,3%) rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Sono le elaborazioni di Anacer sulla bae dei dati provvisori Istat.


Nel periodo in esame risultano aumentare gli arrivi dall’estero di grano tenero (+450.000 t, pari a +37,2%), di mais (+135.000 t, +8%) e di orzo (+36.900 t, +21%). Il grano duro registra una riduzione dell’import sia nelle quantità (-94.000 t, pari a -12,6%), sia nei valori (-115 milioni di euro, pari a -33%). L’import di riso, considerato nel complesso tra risone, riso semigreggio e riso lavorato, diminuisce di 31.400 t (-35%). Per quanto riguarda le oleaginose e relative farine, si riscontra un incremento delle quantità importate di semi e frutti oleosi di 66.000 t (+9,7%) seppur con valori in diminuzione di 32,0 milioni di euro (-7,2%) ed una riduzione nelle farine proteiche vegetali di 58.000 t, corrispondente a -9,3%, per un controvalore di -67,8 milioni di euro (-24%).


Le esportazioni dall’Italia nel primo trimestre 2024 aumentano nelle quantità di 116.000 tonnellate (+10,1%) e diminuiscono nei valori di 19,8 milioni di euro (-1,3%), rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Si riducono le quantità esportate di cereali in granella (-5.700 t, dovute soprattutto al mais) e della semola di grano duro (-3.300 t). Per contro aumentano le vendite all’estero delle paste alimentari (+50.300 t, pari a +10% nelle quantità, e +12,8 milioni di euro, pari a +1,6% nei valori), dei prodotti trasformati (+48.000 t, pari a + 27,4%) della farina di grano tenero (+9.200 t) e dei mangimi a base di cereali (+4.100 t). Le esportazioni di riso aumentano di 13.300 tonnellate (+7,2% considerato nel complesso tra risone, semigreggio e lavorato) con un controvalore in diminuzione d 1,3 milioni di euro (-0,5%).

In Emilia Romagna più tutela agricoltura con regolamento ungulati

In Emilia Romagna più tutela agricoltura con regolamento ungulatiRoma, 12 giu. (askanews) – L’Emilia-Romagna ha un nuovo regolamento sugli ungulati che entrerà a breve in vigore con un decreto del presidente della Regione. Tra le novità del provvedimento: la semplificazione della caccia collettiva, una gestione più efficace degli ungulati sul territorio regionale e la possibilità di interventi maggiormente incisivi in situazioni di emergenza come nel caso del contrasto alla diffusione della peste suina. Sono alcuni dei punti qualificanti del nuovo testo sul quale ieri l’Assemblea legislativa ha dato parere favorevole di conformità.


“Uno strumento che consentirà maggiore efficacia nelle azioni – spiega l’assessore regionale all’Agricoltura e caccia, Alessio Mammi – in particolare in relazione alla diffusione della peste suina che mette in forte difficolta l’intero settore degli allevamenti suinicoli, con ricadute su biosicurezza, produzione ed export. Il nuovo testo è frutto di un lungo confronto realizzato dalla Regione con enti locali, associazioni venatorie, mondo dell’agricoltura, fino alle associazioni ambientaliste e del territorio per la messa a punto di strategie per contenere l’epidemia e ridurre il numero dei cinghiali”. Il Regolamento sostituisce quello del 2008 e ha ottenuto il parere dall’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (Ispra) e dal Consiglio delle autonomie locali, l’organo di coordinamento tra la Regione e gli Enti locali. Gli aggiornamenti, oltre a recepire le principali indicazioni fornite nel Piano faunistico venatorio regionale, tendono anche a rendere più efficace la gestione degli ungulati, in un quadro di forte necessità di individuare misure per il contenimento della fauna selvatica con conseguenze legate all’impatto ambientale ed economico.

In Toscana al via campagna apistica 2024-25, bandi per 1 mln

In Toscana al via campagna apistica 2024-25, bandi per 1 mlnRoma, 12 giu. (askanews) – E’ iniziata la campagna apistica per l’annualità 2024/2025. Con oltre 1 milione e 20mila euro la Regione Toscana sostiene gli interventi realizzati dalle associazioni apistiche maggiormente rappresentative. Potranno essere finanziate iniziative di formazione, assistenza tecnica, lotta alle malattie e promozione.


Inoltre, ci sono altri 500mila euro che saranno destinati agli apicoltori per interventi destinati alla lotta alle malattie al ripopolamento apistico alla razionalizzazione della transumanza e all’acquisto di macchinari e sistemi di gestione delle produzioni. Il primo bando, che riguarda le azioni attuate dalle forme associate, sarà pubblicato sul BURT del 19 giugno 2024 e si potrà presentare domanda dal giorno successivo fino al 12 luglio. Relativamente all’annualità 2023/2024, che si conclude il prossimo 30 giugno, la Regione è in ogni caso riuscita a finanziare totalmente le domande presentate e, contestualmente, comunica, che i bandi sulle azioni effettuate dagli apicoltori sono in corso di predisposizione e usciranno quanto prima.

Ortofrutta, buona annata per pesche e nettarine, male albicocche

Ortofrutta, buona annata per pesche e nettarine, male albicoccheRoma, 12 giu. (askanews) – Una buona annata produttiva per pesche e nettarine, volumi in contrazione sulle albicocche e un ammanco del 20% rispetto al potenziale produttivo per le ciliegie di Vignola Igp. A fare il punto sulle principali produzioni frutticole estive è il gruppo Alegra, che riunisce le società Alegra, Brio e Valfrutta Fresco. Le anomalie climatiche primaverili hanno impattato sulla produzione frutticola italiana, in particolare su alcune drupacee, ma gli investimenti fatti sulla protezione degli impianti e una strategia di ampliamento e di diversificazione degli areali produttivi, permettono al Gruppo Alegra, si spiega in una nota, di disporre dei volumi necessari a soddisfare le esigenze dei suoi partner.


A riassumente la situazione è Mauro Laghi, direttore generale di Alegra. Per quanto riguarda le ciliegie di Vignola Igp, a maggio la campagna era partita con una disponibilità importante e una qualità eccellente, che ha subito stimolato il mercato. Poi, una serie di eventi meteo avversi, tra cui ripetuti giorni di pioggia intensa, hanno causato una contrazione dei volumi commercializzabili. “Rispetto alle stime iniziali parliamo di un ammanco del 20 % rispetto al potenziale produttivo, ma nonostante questo stiamo riuscendo a difendere il valore della produzione cerasicola”, spiega Laghi. Per quanto riguarda le albicocche, le premesse erano completamente diverse, ma un maggio anomalo ha ridotto le previsioni produttive, sia al sud che al nord. “Le ragioni sono diverse – osserva il direttore generale di Alegra – perché se in meridione il grande caldo ha compromesso la produttività degli alberi da frutto, in Romagna è stata la grandine a impattare negativamente sui volumi: dalle varietà in raccolta a fine giugno ci aspettiamo una contrazione della disponibilità rispetto alle aspettative iniziali. La carenza di prodotto si rifletterà ovviamente sulle quotazioni – conclude Mauro Laghi – che, nelle prossime settimane, ci aspettiamo saliranno”.


Sin dalle prime battute della campagna peschicola si è capito invece che l’estate 2024 potrà contare su una buona disponibilità di prodotto. “Stimiamo tra l’80 e il 90% del potenziale produttivo”. Il 2024 segnerà anche la prima vera campagna commerciale per Ondine, il marchio che contraddistingue le nettarine piatte di qualità e i prossimi mesi vedranno anche l’esordio delle prime pesche piatte Ondine: “le prime produzioni sono in arrivo in queste settimane e ci permetteranno di effettuare qualche test commerciale per raccogliere i feedback del mercato su queste nuove varietà che presentano caratteristiche qualitative nettamente superiori rispetto alle varietà di platicarpe tradizionali fino ad oggi sul mercato”, conclude Laghi.

Fruitimprese: bene dati settore ma preoccupa crisi internazionale

Fruitimprese: bene dati settore ma preoccupa crisi internazionaleRoma, 12 giu. (askanews) – “Per quanto riguarda i prossimi mesi siamo molto preoccupati per le conseguenze delle crisi internazionali, in particolare per quella del Medio Oriente con la riduzione dei traffici nel Canale di Suez che, purtroppo, ultimamente sembra uscita dai radar della politica e dell’informazione, ma che rischia di compromettere la campagna di esportazione dei prodotti autunnali, con gravi ripercussioni per la nostra economia”. Così in una nota Marco Salvi, presidente di Fruitimprese, commenta i dati di settore del primo trimestre 2024, che vedono un aumento dell’export sia a volumi sia a valore.


“Sono pesanti anche gli effetti indiretti delle crisi internazionali”, prosegue Salvi riferendosi alla crisi valutaria egiziana “che sta, di fatto, impedendo ai nostri prodotti di arrivare in questo importante mercato di esportazione. Nel Paese dei Faraoni la Banca Centrale sta continuando a limitare l’uso della valuta straniera pregiata e consente il pagamento di prodotti non considerati di prima necessità, come la frutta, solo per importi inferiori a 1.700 dollari per fornitura, un importo che non copre neanche i costi di trasporto”. “Si parla spesso di reciprocità – prosegue ancora il presidente di Fruitimprese – ma mai come in questo caso ce ne sarebbe bisogno, nell’ultimo anno questa crisi valutaria ha visto scendere il valore delle esportazioni italiane in Egitto del 62% e contemporaneamente l’import da questo Paese è salito del 62%. Il Ministero degli Esteri è stato allertato, ci auguriamo che anche la prossima Commissione Europea prenda in seria considerazione queste problematiche anziché concentrarsi, come fatto finora, su battaglie ideologiche senza futuro”.

In primi 3 mesi 2024 cresce export italiano ortofrutta

In primi 3 mesi 2024 cresce export italiano ortofruttaRoma, 12 giu. (askanews) – Le esportazioni italiane di ortofrutta fresca continuano a crescere nel primo trimestre del 2024 sia in volume (+1,6%) che in valore (+2,5%) rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Crescono però in doppia cifra anche le importazioni (+11,1% in quantità e +12,7% in valore) con una bilancia commerciale che vede l’import prevalere di 96.146 tons sull’export e registra un saldo in valore che passa da +354.434 a +245.969 milioni di euro, in calo del 30,6%. Sono i dati forniti da Fruitimpresa.


Analizzando i singoli comparti, ottime le performance degli agrumi che nel periodo clou per le nostre esportazioni crescono del 14,5% in volume e dell’8,5% in valore, a testimonianza di una annata produttiva caratterizzata dai calibri più piccoli; soffre la frutta fresca che, pur mantenendo un trend positivo in valore (+3,5% sul 2023), perde l’11,9% in volume, complici la crisi delle pere e le problematiche produttive dei kiwi. Crescono le esportazioni di tuberi, ortaggi e legumi del 9,9% rispetto al 2023, ma non vengono premiate da prezzi interessanti, il loro valore scende infatti dello 0,2%.


Continua la crisi dell’export della frutta secca che anche in questo trimestre perde il 15,9% in quantità, mantenendo tuttavia costante il valore esportato (+0,3%). Si registra, infine, il boom dell’export di frutta tropicale che cresce del 47% in volume e del 28,1% in valore, un dato che si sta dimostrando in costante aumento negli ultimi trimestri e che dimostra la fiducia dei distributori degli altri Paesi che prediligono le nostre aziende distributrici e la logistica dei porti italiani.

Copagri: Dl Agricoltura, su moratoria prestiti serve vigilare

Copagri: Dl Agricoltura, su moratoria prestiti serve vigilareRoma, 12 giu. (askanews) – “La moratoria sui prestiti per le aziende agricole che hanno subito riduzioni del volume d’affari, prevista nel cosiddetto ‘DL Agricoltura’, è una misura positiva e utile per dare ossigeno alle migliaia di produttori alle prese con gli effetti della congiuntura economica negativa e degli eventi climatici estremi; la bontà della misura, però, andrà verificata sul piano concreto, dal momento che non vi possono accedere le aziende con crediti già classificati deteriorati e che, soprattutto, gli istituti di credito dovranno fare le proprie valutazioni sull’accettazione o meno della proposta di moratoria”. Lo evidenzia in una nota il presidente della Copagri Tommaso Battista, ricordando che proprio questo tema era stato sollevato dalla Confederazione in occasione di una recente audizione parlamentare sul provvedimento.


“Accogliamo quindi con grande soddisfazione l’appello alla cautela avanzato dal vicedirettore generale vicario dell’Associazione Bancaria Italiana-ABI Gianfranco Torriero, rimarcando la necessità di un’attenta attività di vigilanza, perché se da un lato l’accettazione della moratoria proposta da un’azienda non incide di per sé stessa sulla valutazione che le singole banche effettuano sul livello di solvibilità del debitore, nulla vieta che i medesimi istituti possano poi classificare i crediti oggetto di estensione della moratoria come ‘forborne’, ossia come crediti su cui esistono ‘concessioni’ riguardanti modifiche nei tempi e nelle modalità di rimborso rispetto alle condizioni contrattuali originarie”, prosegue Battista. “Al contrario, il passaggio da crediti ‘in bonis’ a ‘forborne’ deve avvenire non solo e non tanto per effetto della presenza della moratoria, ma deve essere la risultante di una valutazione effettuata dalla banca circa la possibilità effettiva dell’impresa debitrice di rimborsare i prestiti ricevuti”, spiega il presidente, chiarendo che “con il passaggio di un credito a ‘forborne’, la banca valuta che il prestito sia rimborsabile solo ricorrendo a strumenti di recupero del credito, quali l’attivazione di eventuali garanzie presenti”.


“Senza attività di sorveglianza sugli istituti bancari ricorre, pertanto, il rischio che la misura possa essere meno appetibile per le numerose aziende agricole che già scontano notevoli difficoltà di accesso al credito e che ritengono quindi preferibile scongiurare un peggioramento del loro rating; un ragionamento analogo vale anche per la possibile segnalazione alla Centrale dei Rischi, per scongiurare la quale sarà quindi fondamentale una attenta attività di vigilanza da parte della Banca d’Italia, finalizzata a scongiurare il pericolo che dalla mera richiesta di moratoria l’azienda possa essere identificata quale ‘cattivo pagatore’”, conclude Battista, facendo appello al governo e ai neoeletti europarlamentari affinché “si attivino per intervenire sulle criticità di alcune regole della vigilanza bancaria, che rischiano di risultare vessatorie per numerose aziende agricole già in difficoltà”.