Passa al contenuto principale
#sanremo #studionews #askanews #ciaousa #altrosanremo

Italia del Gusto: dazi danno enorme, serve confronto con Usa

Italia del Gusto: dazi danno enorme, serve confronto con UsaRoma, 4 apr. (askanews) – “Chiediamo con forza che il governo italiano apra un confronto diretto e tempestivo con l’amministrazione USA e con Bruxelles per scongiurare un danno enorme al nostro sistema agroalimentare”. Così in una nota Giacomo Ponti, presidente del Consorzio Italia del Gusto e della Ponti Spa, in merito all’impatto che l’introduzione dei nuovi dazi statunitensi potrebbe avere sull’export agroalimentare italiano, un settore che nel 2024 ha registrato risultati da record: +18% di crescita negli Stati Uniti, secondo i dati Nomisma, per un valore complessivo di oltre 7,8 miliardi di euro.


“Non si tratta solo di numeri o percentuali – prosegue – ma della tenuta stessa di una filiera fatta di competenze, persone, territori e marchi che il mondo ci invidia. Colpire l’export agroalimentare italiano significa colpire la filiera della qualità, quella che trasforma materie prime eccellenti in prodotti che portano valore aggiunto al nostro Paese e identità ai nostri marchi nel mondo”. Secondo alcune stime, l’applicazione di dazi al 20% potrebbe comportare una perdita tra 1,2 e 1,6 miliardi di euro l’anno, con oltre 10.000 posti di lavoro a rischio solo nella filiera direttamente legata all’export USA. Il rischio è quindi sistemico e potrebbe minacciare un comparto in grado di trainare la crescita economica nazionale.


“Il rischio non è solo economico – continua Ponti – ma anche culturale. I dazi aprirebbero la strada all’Italian sounding, mettendo fuori gioco i veri prodotti italiani e favorendo imitazioni prive di controllo e valore. L’esperienza del passato ci ha già insegnato quanto possano essere pesanti gli effetti: nel 2019, i prodotti colpiti da dazio pari al 20%, ridussero le vendite del 40%”. Inoltre, l’Italia è il Paese che ha fatto registrare la crescita più alta tra i top exporter agroalimentari: +8%, davanti a Spagna, Germania e Cina. “Fermare questo slancio per effetto di barriere protezionistiche significherebbe minare un motore strategico del Made in Italy – conclude Ponti – Senza questi prodotti sulle tavole americane non perdiamo solo fatturato: perdiamo un pezzo di identità italiana nel mondo”.

Porte Aperte: 42 biofattorie sociali aprono a pubblico fino 6/04

Porte Aperte: 42 biofattorie sociali aprono a pubblico fino 6/04Roma, 4 apr. (askanews) – Le biofattorie sociali aprono al pubblico per Porte Aperte, l’evento organizzato da BioAs, l’associazione nazionale di BioAgricoltura sociale per il fine settimana del 4, 5 e 6 aprile. Sono 42 aziende agricole coinvolte in 8 regioni italiane, dalla Lombardia alla Sicilia: in calendario degustazioni, workshop, percorsi di educazione alimentare, ecologia integrale e biodiversità.


L’Istat ha censito oltre un migliaio di esperienze di agricoltura sociale: le Fattorie Sociali sviluppano programmi di inclusione lavorativa e sociale, progetti di formazione ed educazione ambientale e alimentare, nonché interventi di riabilitazione e cura della persona. Porte Aperte nasce per fare conoscere questo mondo di aziende e di solidarietà al paese, per tessere nuovi rapporti di collaborazione e offrire a chi ne ha bisogno delle opportunità di inclusione.

Porte Aperte: 42 biofattorie sociali aprono a pubblico fino 6/04

Porte Aperte: 42 biofattorie sociali aprono a pubblico fino 6/04Roma, 4 apr. (askanews) – Le biofattorie sociali aprono al pubblico per Porte Aperte, l’evento organizzato da BioAs, l’associazione nazionale di BioAgricoltura sociale per il fine settimana del 4, 5 e 6 aprile. Sono 42 aziende agricole coinvolte in 8 regioni italiane, dalla Lombardia alla Sicilia: in calendario degustazioni, workshop, percorsi di educazione alimentare, ecologia integrale e biodiversità.


L’Istat ha censito oltre un migliaio di esperienze di agricoltura sociale: le Fattorie Sociali sviluppano programmi di inclusione lavorativa e sociale, progetti di formazione ed educazione ambientale e alimentare, nonché interventi di riabilitazione e cura della persona. Porte Aperte nasce per fare conoscere questo mondo di aziende e di solidarietà al paese, per tessere nuovi rapporti di collaborazione e offrire a chi ne ha bisogno delle opportunità di inclusione.

Mammuccini (Federbio): dazi pesano anche su vino bio, Ue agisca

Mammuccini (Federbio): dazi pesano anche su vino bio, Ue agiscaRoma, 4 apr. (askanews) – “Siamo indubbiamente preoccupati per i dazi imposti dall’amministrazione statunitense che penalizzano l’Italia, uno dei principali esportatori di vino nel mercato americano e destinazione privilegiata anche per le etichette biologiche e biodinamiche. Quella dei dazi è una politica sbagliata e controproducente per tutti, sulla quale è necessario agire rapidamente come Europa”. Così in una nota Maria Grazia Mammuccini, presidente di FederBio, commenta i dazi aggiuntivi imposti dal presidente americano Donald Trump sulle produzioni europee.


“Di fronte alle sfide attuali – aggiunge Mammuccini – è importante continuare con la diffusione della viticoltura biologica, cruciale per la transizione agroecologica poiché in grado di tutelare la biodiversità e gli ecosistemi, che sta guadagnando sempre più consensi e può fornire un impulso significativo al settore anche in questa fase così complessa”. Per la presidente di Federbio l’unione tra la denominazione di origine e una produzione sostenibile certificata, come quella biologica, “costituisce un punto di forza fondamentale, non solo per la qualità del prodotto, ma anche per l’identità del vino, espressione autentica di una vocazione territoriale. Le denominazioni di origine e la certificazione biologica sono, peraltro, le uniche certificazioni ufficiali regolate a livello europeo, con specifici regolamenti e un sistema di controlli rigoroso. Questo garantisce che il consumatore possa avere piena fiducia sul prodotto che acquista”, conclude Mammuccini.

Federbio porta a Vinitaly sfide dei vini biologici e biodinamici

Federbio porta a Vinitaly sfide dei vini biologici e biodinamiciRoma, 4 apr. (askanews) – Le sfide dei vini biologici e biodinamici, anche alla luce dell’attualità, con i dazi introdotti dal governo americano in un contesto già gravato da un rallentamento dei consumi, soprattutto nel settore della ristorazione, e dall’impatto dei cambiamenti climatici sulle produzioni vitivinicole. Sarà questo il focus su cui Federbio si concentrerà al Vinitaly, dove curerà anche un ricco calendario di MasterClass e degustazioni guidate delle migliori etichette regionali biologiche e biodinamiche, nel padiglione Vinitaly Bio – Area C, valorizzando la storia, le tradizioni e la cultura dei territori di provenienza che danno identità e carattere alle produzioni.


In questo scenario sfidante per l’intero comparto, spiega Federbio, il vino biologico emerge come una delle aree più dinamiche del settore. Secondo una recente analisi di InsightAce Analytic, il settore vitivinicolo biologico è destinato a triplicare entro il 2030, raggiungendo un valore di 25 miliardi di dollari rispetto ai 9 miliardi registrati nel 2021. L’Italia si conferma tra i leader mondiali nella produzione di vino biologico. Con una superficie vitata di 133mila ettari che rappresenta il 23% del vigneto nazionale, con punte che arrivano al 40% in Toscana e al 36% in Sicilia, e oltre 30.000 operatori dedicati, la viticoltura bio sta acquisendo un ruolo sempre più rilevante nel comparto.


Questo trend si riflette anche nell’andamento del mercato. Secondo i dati dell’osservatorio Wine Monitor di Nomisma, nel 2023 le vendite di vino biologico in Italia hanno raggiunto i 57,5 milioni di euro, con un incremento del 6,5%. Considerando la globalità dei canali distributivi, la crescita delle vendite di etichette bio è superiore rispetto a quelle convenzionali che nello stesso periodo si è attestata al + 2,8%. Anche a livello internazionale, nonostante un contesto di mercato complesso, negli ultimi anni si è registrato un aumento dei consumi di etichette bio, confermando l’attenzione crescente verso prodotti di alta qualità e con una filiera sostenibile.

A Vinitaly l’acquacoltura italiana con Api e Confagricoltura

A Vinitaly l’acquacoltura italiana con Api e ConfagricolturaRoma, 4 apr. (askanews) – Anche l’Associazione Piscicoltori Italiani, che rappresenta oltre il 90% delle imprese di acquacoltura della Penisola, sarà al Vinitaly, dal 6 al 9 aprile, dove presenterà eccellenze provenienti dagli allevamenti di varie regioni. Oltre ad alcune presenze in degustazioni insieme ad altri partner, l’Api dà appuntamento nello stand di Confagricoltura, domenica 6 aprile, alle 14, per una degustazione guidata abbinata ai vini selezionati dall’AIS, l’Associazione Italiana Sommelier.


Titolo dell’incontro “I tesori d’acquacoltura”: riflettori puntati sulle specie minori, fiore all’occhiello di un settore che in Italia conta oltre 25 specie allevate in ambienti differenti: un caso unico di biodiversità nel panorama europeo. In anteprima assoluta verranno presentati i filetti affumicati a freddo di carpione del Garda, esempio virtuoso di recupero e valorizzazione a vantaggio di tutta la zona di produzione. “Il carpione è una delle specie più pregiate del nostro territorio, a rischio estinzione – spiega Matteo Leonardi, presidente dell’Api – Grazie all’impegno degli acquacoltori oggi possiamo riportarlo sulle tavole in una veste innovativa, senza perdere la sua identità”.


Non mancherà il caviale italiano, con numeri da record: 65 tonnellate annue, oltre l’85% destinate all’export, e una leadership europea ormai consolidata. Il prodotto, apprezzato nelle cucine di alto livello e nei mercati più esigenti, rappresenta oggi uno dei simboli dell’eccellenza ittica nazionale. Due le tipologie in degustazione, e in più un filetto di storione beluga affumicato. Completano il percorso gustativo un salmerino alpino marinato e un filetto di trota iridea salmonata affumicato a freddo (trote del Trentino IGP). A questo appuntamento si affiancano altri momenti di degustazione, formazione e promozione con le Unioni provinciali e le Federazioni regionali di Confagricoltura.

Dazi, Auricchio (Gorgonzola Dop):fare squadra attorno formaggi Dop

Dazi, Auricchio (Gorgonzola Dop):fare squadra attorno formaggi DopRoma, 4 apr. (askanews) – “A fine giugno saremo al Fancy Food di New York, una fiera importantissima, e bisogna fare assolutamente squadra intorno ai grandi formaggi Dop italiani così assurdamente e ingiustamente colpiti” dai dazi americani. Così in una nota Antonio Auricchio, presidente del Consorzio per la Tutela del Formaggio Gorgonzola Dop, commenta i dazi imposti dall’amministrazione americana a partire da oggi, sui prodotti caseari provenienti dall’Unione Europea, che graviteranno anche sul Gorgonzola Dop diretto al mercato USA.


“Chiediamo un’azione tempestiva e concreta, sia da parte del nostro Governo sia a livello comunitario – prosegue Auricchio – per impedire che questi ulteriori costi si ripercuotano sui consumatori americani che amano il Gorgonzola Dop e soprattutto sulle nostre imprese già duramente provate dal prezzo del latte e da costi energetici altissimi”. L’export di Gorgonzola Dop mondo (esclusa quindi l’Unione Europea) copre il 14% del totale esportato e l’11% di tale percentuale vola verso gli Usa che rappresentano, quindi, un mercato di tutto rilievo con oltre 387tons in termini assoluti pari a oltre 3 milioni di euro a valore.


“Abbiamo sperato fino all’ultimo che l’amministrazione americana non intraprendesse questa assurda guerra commerciale soprattutto con noi alleati – ha aggiunto Auricchio – Alla fine i dazi sono arrivati nella misura del 20% sulla produzione casearia Made in Italy diretta in Usa, ma bisogna tener presente che questa percentuale si aggiunge a quella già esistente che arriva fino al 15% per alcuni formaggi, tra cui il Gorgonzola Dop che, considerando un prezzo medio al chilo di 10,00 €, arriverà a costare ai consumatori americani un terzo in più del prezzo odierno”, conclude Auricchio.

Dazi, Cia: a rischio export agroalimentare di 1 provincia su 5

Dazi, Cia: a rischio export agroalimentare di 1 provincia su 5Roma, 4 apr. (askanews) – I dazi imposti dagli Usa metterebbero a rischio il settore agroalimentare di una provincia italiana su cinque. Nella lista delle province ad alto rischio ce ne sono 21 su un totale di 107, le cui esportazioni di food verso gli Stati Uniti generano un valore superiore ai 100 milioni di euro. La più esposta, in questa classifica che guarda ai valori assoluti dell’export, è la provincia di Salerno con 518 milioni, suddivisi soprattutto in ortofrutta lavorata e conserve di pomodoro, oltre a zucchero, cacao e condimenti vari. Segue Milano, con 422 milioni di spedizioni verso gli Stati Uniti, che vedono in primo piano le bevande alcoliche da aperitivo. Cuneo è, invece, regina dell’export di vini con quasi 400 milioni di euro venduti negli Usa dalle cantine dell’Albese, delle Langhe e del Roero (Barolo e Barbaresco, in primis).


E’ quanto emerge da una analisi dell’Ufficio studi di Cia-Agricoltori Italiani. Poco fuori dal triste podio il trevigiano con il prosecco delle colline di Valdobbiadene (355 milioni) e la Food Valley di Parma, 306 milioni, nella quale i dazi colpiranno soprattutto i Consorzi di Parmigiano e Prosciutto e le conserve di pomodoro. C’è, poi, il confronto sui valori percentuali, con un quadro ugualmente allarmante, spiega Cia, che mette in risalto le province più vulnerabili, perché tanto dipendenti dall’export verso gli Stati Uniti. Se Grosseto, infatti, esporta negli Usa 236 milioni di olio d’oliva, preoccupa ancor di più che queste spedizioni rappresentino il 71% di tutte le vendite agroalimentari della provincia verso l’estero.


Senza contare che “anche con un valore inferiore ai 100 milioni di export, sono tante le province piccole e rurali per le quali l’impatto sull’economia locale sarebbe maggiore rispetto ai territori più ricchi, che riescono a diversificare i loro sbocchi commerciali”, ricorda il presidente nazionale Cia, Cristiano Fini. Cia valuta particolarmente fragili le situazioni di Nuoro e Sassari, che destinano al mercato statunitense il 65% di tutta la loro produzione agroalimentare, soprattutto quel Pecorino romano prodotto per il 90% in Sardegna utilizzato oltreoceano dall’industria alimentare per aromatizzare patatine in busta e altri snack. “Se il prezzo del Pecorino romano non sarà più competitivo, verrà probabilmente sostituito da altri formaggi di pecora americani – evidenzia Fini – determinando un crollo per l’economia delle province dell’isola che si regge su quella filiera. A preoccupare sarà il prezzo del latte, che potrà subire contraccolpi immediati”.


Tra le province più esposte, fuori dal territorio sardo, ci sono anche Catanzaro, dove il mercato Usa assorbe il 42% della produzione agroalimentare provinciale (ortofrutta lavorata, marmellate e conserve di pomodoro), Siena (vino e olio d’oliva) con il 34% e Roma (vino, olio d’oliva e di semi) con il 33%.

Cia: salvare il comparto della canapa dall’articolo 18

Cia: salvare il comparto della canapa dall’articolo 18Roma, 3 apr. (askanews) – Il Governo favorisca un confronto serio con le organizzazioni agricole a tutela del comparto canapicolo italiano, “bloccando sul nascere qualsivoglia tentativo di avallare silentemente l’articolo 18 sul divieto di coltivazione, produrre e commercializzazione i fiori a basso livello di THC”. Così Cia-Agricoltori Italiani rispetto alle indiscrezioni sull’arrivo in Consiglio dei ministri di un decreto-legge prossimo a inglobare l’intero Ddl Sicurezza, senza discussione parlamentare.


Per Cia, se le voci venissero convalidate dai fatti, si tratterebbe dell’ennesimo tentativo di condanna a morte per una filiera dalle grandi potenzialità sotto il profilo produttivo e occupazionale. Da parte di Cia, dunque, l’appello anche al ministro dell’Agricoltura, Francesco Lollobrigida, perché si ponga definitivo rimedio con lo stralcio dell’art. 18, così come più volte sollecitato dalla Confederazione e si garantisca una regolamentazione del settore ragionevole, in linea con le normative Ue e gli interessi economici del Paese.


Il provvedimento, infatti, se confermato in un decreto, avrebbe l’effetto immediato di mandare letteralmente in fumo una filiera che, ricorda Cia, solo per il fiore, vede oggi, tra diretti e indiretti, circa 23 mila occupati e un volume d’affari di oltre due miliardi di euro su base annua sul mercato nazionale e senza considerare l’export. Insomma, un settore legale che, pur in una situazione di difficoltà e carenze legislative, ha avvicinato diversi giovani, produttori di eccellenze esportate per più del 60% e che, come ricordato dallo studio MPg Consulting, ha dato spazio a nuove figure professionali, innovative e altamente specializzate.

Dazi, Lavazza: 50% produzione Usa è già lì, pronti per arrivare al 100%

Dazi, Lavazza: 50% produzione Usa è già lì, pronti per arrivare al 100%Milano, 3 apr. (askanews) – “Il fenomeno dei dazi è estremamente pericoloso per l’economia globale perché il rischio recessione è dietro l’angolo”. All’indomani dell’annuncio dei dazi da parte del presidente americano, Donald Trump, parla l’amministratore delegato di Lavazza, Antonio Baravalle, che in occasione della presentazione dei conti 2024 del gruppo a Milano anticipa il progetto di realizzare il 100% della produzione destinata al mercato americano lì. Il gruppo del caffè torinese anni fa ha deciso di “allocare le produzioni vicino al consumatore e abbiamo preso la decisione di avere una produzione americana in Nord America – ha detto – A oggi già il 50% della nostra produzione americana è fatta in loco, ci manca un 50%. Il progetto è già approvato e si tratta di accelerare” per arrivare al 100%. “Chiaro che ci sono dei tempi, bisognerà capire – ha aggiunto – Noi siamo pronti e vedremo che evoluzione ci sarà”.


L’amministratore delegato ha sottolineato che Lavazza ha “una presenza importate negli Stati Uniti, il mercato pesa il 16% e fatturiamo 400 milioni in Usa. Il nostro obiettivo rimane quello di crescere lì perché ha una dimensione di mercato immenso”. “E’ chiaro – ha aggiunto – che i dazi fanno male a tutti alla fine”, ma “è presto per un giudizio”. Baravalle non ha nascosto stupore anche per il dazio del 10% sui prodotti dal Brasile. “Il mercato americano dal caffè è controllato dall’industria americana quindi – è stato il suo ragionamento – saranno tutte tassate del 10%? Il caffè arriva dal Brasile, quindi l’industria americana dal caffè verrà tassata del 10%”. Lavazza ha chiuso il 2024 con un fatturato pari a 3,35 miliardi, in crescita del 9,1% sul 2023. L’utile netto tornato a salire 82 milioni il 20,6% in più rispetto a un anno prima. L’Ebitda del gruppo, pari a 312 milioni, mostra una crescita del 18,6% mentre l’Ebit si è attestato a 130 milioni, dai 97 milioni dell’esercizio precedente. La posizione finanziaria netta a fine 2024 è stat negativa per 511 milioni e riflette le operazioni straordinarie, in particolare l’Opa su Ivs group attuata nell’esercizio 2024.


Per quanto riguarda l’anno in corso Baravallle prevede che sarà un anno difficile con volumi in calo “neanche paragonabile a quello del Covid”. “Stiamo parlando di un anno estremamente complesso, difficilmente potrei scommettere su un 2025 che abbia un valore in crescita, come redditività e risultati, rispetto a questo”. “Mi aspetto di vedere un impatto più significativamente negativo sui volumi. I volumi del mercato saranno in calo, i prezzi della materia prima crescono, tutta l’industria del caffè sarà in difficoltà”. “Sono 13 anni che sono in Lavazza e sarà il più difficile da quando sono qua, neanche paragonabile al Covid”, ha concluso.