Passa al contenuto principale
#sanremo #studionews #askanews #ciaousa #altrosanremo

In Polesine crescono terreni coltivati a vite: quasi 300 ettari

In Polesine crescono terreni coltivati a vite: quasi 300 ettariRoma, 18 gen. (askanews) – Crescono in provincia di Rovigo gli ettari di terreno coltivati a vite: sono quasi 300. Una cifra in continua crescita, dovuta all’interesse che sta suscitando tra gli agricoltori una coltura che garantisce produzione e redditività. Il Polesine non è tradizionalmente terra di viticoltori, ma in questi anni stanno nascendo realtà interessanti che producono vini sia da vitigni autoctoni, che internazionali.

In Polesine non si può produrre Prosecco, ma esiste la doc Pinot Grigio delle Venezie che interessa già una buona parte della viticoltura polesana. Oltre a vitigni internazionali come Merlot e Chardonnay, ci sono varietà autoctone come Turchetta, che nasce proprio a Rovigo, e Manzoni bianco, che si adattano a climi umidi ed esprimono vini intensi e profumati. Le zone in cui vengono coltivati maggiormente i vigneti sono quelle di Adria, Ariano Polesine, Porto Viro e San Martino di Venezze, ma gli impianti stanno sorgendo anche nell’Alto Polesine. Per questo Confagricoltura Rovigo, insieme all’ente di formazione Erapra, alla Regione Veneto e al Collegio periti agrari di Rovigo, ha dedicato una giornata alle tecniche di coltivazione della vite da vino e alle metodologie per fare viticoltura di qualità in Polesine, con un focus sulle normative in materia. L’incontro si è svolto nell’agriturismo Corte Carezzabella di San Martino di Venezze, azienda dove negli ultimi anni sono stati piantati parecchi vitigni, arrivando a 60 ettari coltivati in modo biologico vicino al fiume Adige.

L’agronomo Marino Marin ha spiegato la coltivazione della vite e le varietà autorizzate in Polesine, mentre il suo collega Nicola Calesella ha illustrato aspetti teorici e pratici nell’allevamento della vite, con prove di potature in campo nel vigneto dell’agriturismo di San Martino di Venezze. “Abbiamo riscontrato parecchio interesse, tanto che vogliamo organizzare una seconda giornata per accontentare chi è rimasto escluso – sottolinea Lauro Ballani, presidente di Confagricoltura Rovigo – La vite oggi può rappresentare una valida alternativa a colture in crisi in quanto offre margini di crescita importanti”. “Le vigne possono essere una buona alternativa dove si sta espiantando alberi da frutta – spiega Ballani – Successivamente le aziende potranno decidere se limitarsi a produrre uva o se commercializzare le proprie bottiglie”.

Fedagripesca Toscana: aumento cinghiali esponenziale, limitarli

Fedagripesca Toscana: aumento cinghiali esponenziale, limitarliRoma, 18 gen. (askanews) – “L’aumento esponenziale dei cinghiali è un problema urgente e va risolto. Il ministero competente aveva parlato chiaro: i cacciatori hanno come obiettivo quello di abbattere un certo numero di esemplari, per far sì che non si diffonda la peste suina. Sono i cacciatori che devono intervenire. Se poi non si riesce a raggiungere gli obiettivi minimi allora seguo quanto detto dal governo, in quel caso servirebbe l’aiuto dell’esercito”. Così in una nota Ritano Baragli, vicepresidente di Fedagripesca Confcooperative Toscana, a proposito dell’allarme cinghiali con gli ultimi avvistamenti avvenuti nei giorni scorsi a Prato.

“Le cronache di questi giorni – dice Baragli – riportano avvistamenti a Prato, ma sono solo gli ultimi casi di una lunga serie. In tutta la Toscana la situazione è molto complessa e ho avuto modo di farlo presente direttamente alla vicepresidente e assessora all’agricoltura Stefania Saccardi. Bisogna evitare il proliferare di questi animali, così come porre un limite all’eventualità che si possa diffondere la pericolosa peste suina”. “Per questo la strada è solo una: ridurre il più possibile tali esemplari – conclude Baragli – E non mi riferisco solo ai cinghiali ma anche ai caprioli: anche in quel caso le problematiche restano aperte”.

Efsa: confermate preoccupazioni per arsenico inorganico in cibo

Efsa: confermate preoccupazioni per arsenico inorganico in ciboRoma, 18 gen. (askanews) – L’esposizione dei consumatori all’arsenico inorganico negli alimenti solleva preoccupazioni per la salute: sono le conclusioni dell’ultima valutazione del rischio dell’Efsa relativa a questo contaminante. La scoperta conferma l’esito della precedente valutazione sui rischi legati alla presenza di arsenico inorganico negli alimenti fatta nel 2009. Il cibo è la principale fonte di esposizione all’arsenico inorganico per la popolazione generale in Europa. I principali fattori che contribuiscono all’esposizione alimentare sono il riso, i prodotti a base di riso, i cereali e i prodotti a base di cereali. Anche l’acqua potabile contribuisce all’esposizione, sebbene i livelli siano generalmente bassi in Europa.

La Commissione europea ha chiesto all’Efsa di aggiornare la sua valutazione sull’arsenico inorganico per prendere in considerazione nuovi studi sui suoi effetti tossici. L’arsenico è un contaminante ampiamente diffuso, presente sia in natura che come risultato dell’attività umana e si presenta in varie forme, a seconda della sua struttura chimica. L’assunzione a lungo termine di arsenico inorganico è stata associata a una serie di effetti avversi sulla salute umana, comprese alcune forme di cancro. Nella sua valutazione, l’Efsa ha considerato l’aumento dell’incidenza dei tumori della pelle associati all’esposizione all’arsenico inorganico come l’effetto dannoso più rilevante. Gli esperti hanno concluso che garantire la protezione contro il cancro della pelle proteggerà anche da altri effetti potenzialmente dannosi.

Nel valutare le sostanze genotossiche e cancerogene presenti involontariamente nella catena alimentare, l’Efsa calcola un margine di esposizione (MOE) per i consumatori. Il MOE è un rapporto tra due fattori: la dose alla quale si osserva un effetto avverso piccolo ma misurabile e il livello di esposizione a una sostanza per una determinata popolazione. Un MOE basso rappresenta un rischio maggiore rispetto a un MOE più alto. Sulla base dei dati disponibili provenienti da studi sull’uomo, un MOE pari o inferiore a 1 corrisponderebbe a un livello di esposizione all’arsenico inorganico che potrebbe essere associato ad un aumento del rischio di cancro della pelle. Negli adulti, i MOE sono bassi, compresi tra 2 e 0,4 per i consumatori medi e tra 0,9 e 0,2 per i consumatori elevati. Gli esperti hanno concluso che ciò solleva problemi di salute.

L’EFSA sta inoltre valutando i rischi potenziali legati all’esposizione all’arsenico organico negli alimenti. Una volta completata questa valutazione del rischio, verranno valutati i possibili rischi di esposizione combinata all’arsenico organico e inorganico negli alimenti.

Inizia a Senato iter Ddl imprenditoria giovanile in agricoltura

Inizia a Senato iter Ddl imprenditoria giovanile in agricolturaRoma, 18 gen. (askanews) – Inizia al Senato l’iter del Ddl della Lega per la promozione e lo sviluppo dell’imprenditoria giovanile nel settore agricolo. La proposta di Mirco Carloni, presidente della commissione Agricoltura a Montecitorio, prevede una spesa di circa 156 milioni dal 2024 al 2029 e di 27,76 milioni annui dal 2030 per un investimento diretto di circa 30 milioni di euro annui dal 2024.

All’interno del Ddl, ricorda in una nota il senatore ed esponente della Lega Giorgio Maria Bergesio, vicepresidente della commissione Agricoltura a Palazzo Madama, ci sono misure come l’istituzione di un fondo per favorire il primo insediamento dei giovani in agricoltura, un regime fiscale agevolato, agevolazioni in materia di compravendita di fondi rustici, l’ampliamento delle superfici coltivate e il trasferimento tecnologico al fine di favorire una maggiore imprenditorialità. “Confidiamo che la norma sia approvata in tempi brevi – chiosa Bergesio – La Lega guarda al futuro del nostro Paese a cominciare dall’agricoltura, investendo sui giovani che intendono tenere vivo il settore”.

Statup, nel 2023 l’agri-foodtech ha raccolto 167 mln investimenti (+9,8%)

Statup, nel 2023 l’agri-foodtech ha raccolto 167 mln investimenti (+9,8%)Milano, 17 gen. (askanews) – A oggi in Italia sono circa 340 le startup attive nel settore agri-foodtech, un mercato che nel 2023 ha ricevuto investimenti per 167 milioni di euro, in crescita del 9,8% rispetto ai 152 milioni dell’anno precedente. E’ l’istantanea che scatta il primo report italiano sullo stato del foodtech di Eatable Adventures, tra i principali acceleratori globali in materia foodtech, promosso dal Verona Agrifood Innovation Hub, sostenuto da Fondazione Cariverona, UniCredit, Eatable Adventures, Comune di Verona, Veronafiere, Confindustria Verona e Università di Verona.

Da una parte, a livello globale, gli investimenti nel foodtech hanno registrato, nel secondo trimestre del 2023, un calo pari a circa il 61% rispetto all’anno precedente, dovuto principalmente ai conflitti geopolitici e alla crisi economica che hanno colpito a 360 gradi tutti i settori. Dall’altra, invece, il mercato italiano emerge tra i più dinamici e in crescita con un +9% rispetto al 2022: nel 2023, infatti, le startup italiane hanno raccolto 167 milioni di euro (43% in fase seed; 32,3% in fase pre-seed), un dato che evidenzia la fiducia degli investitori nazionali e internazionali nel potenziale di crescita del segmento. A livello geografico, il Nord domina incontrastato il panorama delle startup foodtech in Italia: circa un terzo (30,5%) ha sede in Lombardia, seguita a ruota da Emilia-Romagna (11,1%) e poi da Piemonte, Veneto e Lazio, da cui ne provengono a pari merito circa il 10%. Inoltre, il 50% delle startup totali è nato tra il 2022 (25,3%) e il 2023 (22,8%): un fenomeno partito nel 2018 (7,6%) che, dal 2021 ha registrato una vera e propria impennata (19,1%), fino a toccare l’apice nel 2022. Un aumento, non solo dovuto al crescente interesse nel ricorrere all’innovazione per fornire risposte alle consistenti sfide della filiera agroalimentare e ai cambi nelle tendenze di consumo, ma anche alla nascita di iniziative di supporto dell’ecosistema e di nuovi strumenti di investimento per le realtà emergenti.

Guardando alla composizione delle startup, team compatti da uno a cinque dipendenti per circa il 69% del campione, fino a un massimo di 6-10 dipendenti per il 13%. Società con un’età media di 35,6 anni, agili, ancora da plasmare e sviluppare nel tempo, non senza la presenza fondamentale dei talenti femminili: ben il 32% delle startup è stata fondata da una o più founder donne, una variabile molto positiva se si considera che la media nazionale delle imprenditrici si attesta al 10% circa del totale, mentre quelle con team misti non superano il 16%. Eatable Adventures ha individuato quattro categorie in cui operano le startup del foodtech: agritech (tecnologie applicate all’agricoltura), produzione e trasformazione alimentare, retail e distribuzione (robotica applicata, piattaforme di analisi retail, nuovi canali di vendita etc.) e restaurant tech&delivery ( piattaforme di prenotazione e gestione; robot di cucina etc).

Le startup si concentrano principalmente nel segmento produzione e trasformazione alimentare (36%), seguito dall’agritech (22,3%), restaurant tech&delivery (22%) e infine retail e distribuzione (19,6%). Quasi la metà delle startup (il 43%) attive nella produzione e trasformazione alimentare si concentra sulla realizzazione di nuovi prodotti con ingredienti innovativi, mentre tra quelle attive nell’agritech il 33% ha sviluppato nuovi sistemi di coltivazione o sistemi di automazione delle colture (31,5%). Altro dato interessante è che il 66% del campione sviluppa internamente le proprie tecnologie, senza avvalersi di collaborazione con terze parti: solo il 12% ha cooperato con le università, il 2% con poli tecnologici e il 13% con altre aziende esterne. Ciò significa che circa il 70% delle startup mostra un livello di sviluppo autonomo notevolmente elevato, evidenziando una solida maturità tecnologica. Guardando alle tecnologie più impiegate, l’intelligenza artificiale emerge come quella predominante, utilizzata dal 42,86% delle startup intervistate; seguono a ruota il machine learning, con un tasso di utilizzo del 37,14% e le biotecnologie con uno del 32,38%. Per proteggere la proprietà intellettuale delle innovazioni create, elemento fondamentale per garantire la competitività sul mercato, oltre la metà delle startup (54,3%) implementa la registrazione di marchi nel proprio modello di business e il 40% possiede almeno un brevetto, mentre il 19% si affida al segreto commerciale.

Come ulteriori risorse che potrebbero agevolarne lo sviluppo, le startup intervistate segnalano l’attrazione di investitori internazionali, il sostegno da parte dell’industria alimentare italiana, la presenza a eventi internazionali, la conoscenza delle best practice e la semplificazione dell’accesso agli aiuti pubblici. “L’Italia si sta impegnando sempre di più per dare risposte innovative alle pressioni del cambiamento climatico, della crisi energetica e dell’approvvigionamento delle materie prime. L’obiettivo è migliorare la competitività globale del Belpaese e mantenere il suo primato come eccellenza enogastronomica a livello mondiale – dichiara José Luis Cabañero, Ceo e founder di Eatable Adventures – Sono sempre più numerose le iniziative che coinvolgono aziende alimentari, startup, università e centri tecnologici, sostenuti da investitori di rilievo. L’Italia mira a preservare e rafforzare la sua competitività ed è pronta ad abbracciare con determinazione l’innovazione per plasmare un futuro alimentare sostenibile, efficiente e dinamico”.

Consorzio Grana Padano Dop ottiene certificazione sulla parità di genere

Consorzio Grana Padano Dop ottiene certificazione sulla parità di genereMilano, 17 gen. (askanews) – Il Consorzio del formaggio Grana Padano Dop ha ottenuto la certificazione per la parità di genere. Come anticipato nella assemblea di dicembre, il consorzio “ha finalizzato il proprio impegno a realizzare un futuro sempre più inclusivo ottenendo la certificazione che riconosce di aver adottato negli anni misure concrete per promuovere una cultura aziendale e un ambiente di lavoro rispettoso delle pari opportunità”, si legge in una nota.

L’ente certificatore Dasa-Rägister ha accertato che il sistema di gestione del Consorzio Grana Padano è conforme ai requisiti dello standard UNI/PdR 125:2022 e che ha “adottato ogni misura volta a garantire la parità di genere nel contesto lavorativo relativamente alle seguenti attività di progettazione, sviluppo ed erogazione di servizi di autocontrollo consortile, promozione, valorizzazione e informazione al consumatore. Erogazione di servizi di cura generale, degli interessi relativi alla denominazione Grana Padano, vigilanza, tutela e salvaguardia della Dop, ricerca e innovazione sul miglioramento qualitativo e di processo della denominazione”. “Questo riconoscimento premia il percorso intrapreso da sempre mediante il quale abbiamo garantito e promosso un ambiente di lavoro sano e rispettoso delle pari opportunità – ha dichiarato il presidente del Consorzio, Renato Zaghini – Ottenere la certificazione significa aver fatto un altro passo verso la sostenibilità ESG e significa rafforzare un valore che ci appartiene e che arricchisce non solo il nostro contesto lavorativo, ma l’intera filiera del Grana Padano”.

Illetta, innovazione e design del caffè al bar: “E’ la macchina del futuro”

Illetta, innovazione e design del caffè al bar: “E’ la macchina del futuro”Milano, 17 gen. (askanews) – La qualità di un caffè al bar dipende in larga parte dalla “mano” del barista, quella abilità frutto di formazione ed esperienza che fanno la differenza. Perchè anche quando la qualità della materia prima è alta non è detto che la si ritrovi nella tazzina. Illy ha voluto eliminare questo rischio per garantire, a tutte le latitudini, la stessa qualità di una tazzina di caffè. Da qui è nata la nuova Illetta.

Evoluzione della prima e omonima macchina professionale da caffè ad alta pressione lanciata nel 1935, la nuova Illetta è “la macchina del futuro” come l’ha definita il presidente Andrea Illy in occasione dei 90 anni dell’azienda, con una tecnologia altamente innovativa, sostenibile e di design, visto che il progetto porta la firma di Antonio Citterio, con cui la collaborazione si rafforza ulteriormente. “Bellezza, innovazione e sostenibilità sono le tre caratteristiche di Illetta” ha detto alla presentazione milanese l’ad Cristina Scocchia, presentando la macchina che promette di cambiare l’esperienza di consumo al bar del caffè. La tecnologia che si cela dietro questa macchina rosso illy, consente di preparare un caffè di qualità in maniera costante e al tempo stesso di personalizzare la preparazione. “Questa tecnologia permette di fare qualsiasi ricetta si desideri: caffè lungo, napoletano, freddo ed è straordinario come si riesca a modulare l’aroma solo attraverso una macchina del caffè”, aveva detto Andrea Illy parlando della nuova macchina. “In questo momento in cui c’è un turnover molto elevato nella professione del barista, in cui manca il personale formato è molto facile che ne risenta la qualità in tazza. La nuova Illetta unisce un design sofisticato a un’anima tecnologica in grado di eliminare l’errore umano e garantire la miglior qualità in tazza con un elevato livello di personalizzazione”, ha spiegato Scocchia.

Dotata di un ecosistema interconnesso, la nuova macchina del caffè Illy ha un display Tft full touch ad alta risoluzione con cui è possibile impostare varie preparazioni, ciascuna con profili di estrazione dedicati. Ma la vera novità è all’interno: un sistema brevettato con tecnologia instant-heating, rende Illetta sempre pronta a erogare caffè, vapore in maniera delicata e progressiva e acqua calda a diverse temperature, annullando i tempi di attesa legati al riscaldamento e assicurando un risparmio energetico fino al 50% rispetto alle normali macchine da caffè con caldaia, oggi diffuse sul mercato. A spiegare il portato di questa innovazione è proprio Antonio Citterio: “L’innovazione nell’ambito del design è sempre legata a una innovazione tecnologica o tipologica. Illetta è innovativa in tutti e due i campi. Prima di tutto perchè scompare il volume della macchina del caffè – ha detto nella presentazione milanese – oggi le macchine sono fatte con un boiler interno che scalda l’acqua. Questa macchina non ha più il boiler, il riscaldamento dell’acqua è istantaneo e attraverso un software si regolano temperatura e pressione elementi che fanno la differenza nella qualità del caffè. Concettualmente è totalmente innovativa dal punto di vista tecnologico”. Ma ha anche dal punto di vista che lui definisce tipologico innova perchè “questa macchina per la sua leggerezza permette di interloquire con chi fa il caffè, crea un possibile dialogo tra il fruitore e il barista”. La nuova Illetta, infatti, come quella che 89 anni fa la precedette, mantiene la stessa forma a ponte verticale, un design retrò e la scocca con fianchi in alluminio.

Per il suo sviluppo gli ultimi due anni sono stati decisivi. “Due anni fa l’abbiamo selezionato come il progetto più promettente e negli ultimi due anni ci abbiamo lavorato con intensità – ha detto l’ad – ma era una idea che era sotto processo di incubazione negli anni precedenti”. Per ora il lancio riguarda il mercato italiano anche perchè “i costi di produzione sono ancora elevati. Poi – ha aggiunto Scocchia – l’idea è di allargare progressivamente la Illetta in tutti i mercati in cui illycaffè è presente”.

A San Valentino addio alle frasi dei Baci Perugina: al loro posto i disegni

A San Valentino addio alle frasi dei Baci Perugina: al loro posto i disegniMilano, 17 gen. (askanews) – Per San Valentino i Baci Perugina dicono addio alle storiche frasi d’amore che per 102 anni hanno accompagnato lo storico cioccolatino inventato da Luisa Spagnoli. Al loro posto, per questa edizione, ci saranno i disegni pop dall’illustratore Antonio Colomboni. Ventitrè cartigli differenti che non contengono alcuna frase e lasciano all’immaginazione di ciascuno l’interpretazione di simboli che parlano di sentimenti ed emozioni, di amore per sè stessi, per l’altro, per la vita.

Così dalla matita di Colomboni è nato un piccolo cactus che si innaffia da solo, un cannocchiale che scorge stelle e pianeti con gli occhi innamorati, due gatti che intrecciano le code dando vita ad un cuore, un gesto affettuoso tra sole e luna. “Ho scelto un concetto universale dell’amore, un sentimento che va oltre un rapporto di coppia e si estende dai familiari agli amici fino ai propri animali domestici – dichiara l’illustratore – Lavorare a questo progetto per me è stato come entrare nella storia: da sempre Baci ha infatti veicolato le emozioni attraverso le frasi dei suoi cartigli, e poter inserire al loro posto i miei disegni mi fa sentire parte della rivoluzione. Disegni che in maniera esplosiva e colorata compongono le confezioni dei Baci”. Già perchè la novità pensata dal marketing per innovare uno storico cioccolatino, che con le immagini riesce a superare barriere come la lingua e la cultura e a far parlare ancora di sè, riguarda anche il packaging. Le confezioni della edizione San Valentino 2024 sono iper-colorate con disegni anche sull’incarto argentato che riprendono in maniera stilizzata elementi chiave come le stelle, che richiamano l’incarto, ma anche la bocca che dà il senso del bacio, i fiori e le lettere romantiche che spesso accompagnano i cioccolatini.

“Coltiviamo la nostra esperienza non solo per dare un cioccolatino di alta qualità ma anche per lanciare dei messaggi positivi e di amore con l’intento di essere d’ispirazione per tutti – commenta Chiara Richiedei, marketing manager Baci Perugina – L’arte pop ed estremamente comunicativa di Antonio Colomboni è un esempio di come questo è possibile; siamo felici, in questo San Valentino, di aver dato una sferzata di colore che rappresenta davvero l’amore universale e la gioia di vivere tutte le emozioni”.

Caffetterie 12oz: 12,2 mln fatturato 2023, 1,2 mln per nuove aperture 2024

Caffetterie 12oz: 12,2 mln fatturato 2023, 1,2 mln per nuove aperture 2024Milano, 16 gen. (askanews) – 12oz, il format di caffetterie con servizio rapido di bevande coffee&milk based, archivia il 2023 con un volume d’affari di circa 12,2 milioni di euro, in crescita del 34% sul 2022. Con quasi 30 locali, distribuiti tra le principali città italiane e due di recente apertura ad Atene, la rete di caffetterie ha in programma per il 2024 un investimento di 1,2 milioni di euro per realizzare nuovi obiettivi, tra cui l’apertura di nuovi punti vendita diretti nell’anno appena iniziato. Un programma che prosegue la strategia di crescita a livello nazionale, sostenuta dal socio di capitali JDE, secondo torrefattore al mondo e parte del colosso internazionale Jab holding company. La multinazionale olandese ha investito nel progetto nel 2018 fondando una joint venture in cui detiene il 51% delle quote.

Il 2023 chiude quindi con tassi di crescita in linea con i progetti di sviluppo del business. “È stato un anno in cui siamo riusciti a mettere a segno diversi obiettivi – commenta il fondatore e Ceo David Nathaniel – Siamo impegnati a ottimizzare la rete dei locali già aperti per rafforzarla nel 2024 con nuove aperture strategiche, sia dirette, sia in franchising, canale determinante e di primario interesse per lo sviluppo di 12oz in Italia come a livello internazionale. I risultati di vendita del 2023 ci consentono di concentrarci sempre più sulla crescita della rete e riprendere i nostri piani di espansione”. Il 2023 si è concluso con l’inaugurazione di un nuovo punto vendita a gestione diretta, in collaborazione con Grandi Stazioni. Lo store è situato fronte binari 2 e 3 a Venezia Santa Lucia, una delle stazioni ferroviarie con il più alto numero di viaggiatori. Lo sviluppo diretto della rete dunque continuerà, affiancato sempre più dal canale di affiliazione, che diventa ora strategico per l’ulteriore crescita, potendo proporre ai potenziali partner i numeri ormai consolidati dei locali aperti in gestione diretta dal 2015 ad oggi.

Oltre alla ricerca di partner multi-unit e multi-brand, 12oz propone il format anche per nuovi imprenditori alla ricerca di investimenti accessibili. Strategica in questa direzione anche l’adesione alle principali associazioni italiane del franchising. “Dopo la recente partecipazione al Salone del Franchising di Milano, che ha destato l’interesse di numerosi visitatori – spiega il Business Development Director Fabrizio Frombola – sono stati siglati nuovi accordi di affiliazione e sono in corso diverse trattative per nuove aperture nella principali città italiane”.

Caputo: non dobbiamo convivere con la Psa, dobbiamo eradicarla

Caputo: non dobbiamo convivere con la Psa, dobbiamo eradicarlaRoma, 16 gen. (askanews) – “Noi non dobbiamo convivere con il virus della Psa, dobbiamo eradicarlo. Nessuno cerchi di non assumersi le proprie responsabilità: la struttura commissariale ha dato indicazioni precise, ma ciascuno deve fare la propria parte”. Lo ha detto il Commissario straordinario alla peste suina africana, Vincenzo Caputo, in audizione davanti alla Commissione Agricoltura in merito alle nuove emergenze relative alla diffusione della Peste suina africana (Psa) in Italia. Caputo ha ribadito che “è necessario ridurre il numero dei cinghiali”.

Nel corso dell’audizione il commissario ha nuovamente sottolineato come, nella lotta alla Psa e nel contenimento dei cinghiali, “l’azione del mondo venatorio con una preparazione adeguata sia fondmentale e su questo c’è stata una risposta interessante. Mi sto impegnando – ha detto a valoriszzare questo sistema di bioregolazione in modo che possa intervenire sempre di più”. La figura del cacciatore come bioregolatore sarebbe, quindi, di grande importanza nel tenere sotto controlla la Psa: “piuttosto che andare verso una politica di divieti – ha detto Caputo – stiamo formando i cacciatori con le nozioni di base su questa malattia: è un corso che dura solo 4 ore. D’altra parte, è noto che ormai tutti i paesi europei, non solo l’Italia, dovranno applicare misure di bioregolazione”. Importante anche la risposta delle varie Regioni rispetto alle azioni da intraprendere per eradicare la malattia: “le Regioni con sensibilità univoca hanno tutte risposto – ha continuato il commissario straordinario – c’è stata una estrema attenzione perchè si è capito che la Psa è una malattia da combattere tutti insieme. Noi vogliamo che per una malattia così importante le Regioni possano muoversi con speditezza e in autonomia. Stiamo facendo nascere dei gruppi operativi territoriali e vogliamo portarli all’ordinarità insieme ai bioregolatori”. Sulla Psa, ha concluso, “non è stato proclamato lo stato di emergenza nazionale e quindi ci muoviamo con una intelligente sinergia con tutte le Regioni”.