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Al via L’Origine sei tu, progetto sull’olio Evo di Fratelli Carli

Al via L’Origine sei tu, progetto sull’olio Evo di Fratelli CarliRoma, 16 gen. (askanews) – Un progetto esperienziale in 18 tappe dedicata alla scoperta del mondo dell’olio extra vergine di oliva. A lanciarlo è Fratelli Carli, l’azienda di Imperia che dal 1911 produce e vende direttamente al consumatore. Il Progetto si chiama “L’Origine sei tu” e si svolgerà in 18 tappe da gennaio ad aprile all’interno degli Empori Carli nelle più importanti città del Nord Italia.

L’esperienza sensoriale, su prenotazione e a pagamento, permette di capire come nasce un olio extra vergine di qualità, cosa sono le cultivar, cosa si intende per blending e tutto quello che il consumatore dovrebbe sapere sull’olio Evo. Alla fine della sessione, ciascun partecipante potrà comporre il “suo” olio e riceverlo in una bottiglietta personalizzata per l’occasione. A guidare i partecipanti in questa esperienza immersiva sarà Gino De Andreis, Responsabile Controllo e Qualità Fratelli Carli, assaggiatore professionista, Capo Panel Federolio 1, selezionatore della migliore materia prima nei luoghi di origine e creatore di blend.

Confagri Toscana: crisi Mar Rosso, rischia export vino e frutta

Confagri Toscana: crisi Mar Rosso, rischia export vino e fruttaRoma, 16 gen. (askanews) – “La crisi nel canale di Suez è preoccupante anche per l’agricoltura toscana”. A dirlo è Marco Neri, presidente di Confagricoltura Toscana, commentando le conseguenze economiche del conflitto aperto dagli Houthi.

“Alcuni dei nostri prodotti di frutticoltura destinati all’export passano da Suez – dice Neri – e hanno una conservazione lunga ma non lunghissima. Ora i mercantili devono fare il periplo dell’Africa per evitare possibili assalti, raddoppiando i tempi di consegna. Certi prodotti però non possono stare su una nave per più di venti giorni”. “Anche l’export del vino ne risente – conclude Neri – perché l’aumento del costo dei noli dei container incide sul prezzo finale. E teniamo conto che erano già aumentati negli ultimi anni. Il rischio concreto è che l’aumento dei prezzi, a partire da quelli delle materie prime, inneschi una tendenza inflazionistica ancora più forte di quella attuale”.

Caputo: Psa in prodotti contrabbando da Cina, indagini in corso

Caputo: Psa in prodotti contrabbando da Cina, indagini in corsoRoma, 16 gen. (askanews) – “Abbiamo ragionevoli sospetti che arrivino in Italia dalla Cina prodotti falsamente etichettati e infettati con la Psa. Su questo abbiamo già completato accertamenti e abbiamo anche evidenze scientifiche”. Lo ha detto il Commissario straordinario alla peste suina africana, Vincenzo Caputo, in audizione davanti alla Commissione Agricoltura in merito alle nuove emergenze relative alla diffusione della Peste suina africana (Psa) in Italia.

Caputo ha quindi spiegato che si tratta di “prodotti cinesi di contrabbando falsamente etichettati, barrette dichiarate come vegetali ma che contengono carne suina e positive alla Psa. Non sono prodotti che provengono dall’importazione legale del mercato cinese”, ha aggiunto. Il riferimento è relativo a una indagine in corso su snack cinesi falsamente etichettati come vegetariani ma contenenti carne di pollo e di maiale, risultati positivi alla Peste suina africana. “C’è una indagine in corso – ha confermato Caputo – Stiamo puntando su mercati e negozi etnici dove potrebbero trovarsi questi prodotti che non entrano nel circuito legale. Un abbandono di una di queste barrette nell’ambiente potrebbe portare a un contagio ad esempio tra i cinghiali. Non ci sono assolutamente rischi per l’uomo – ha voluto ribadire il Commissario straordinario – ma scarti e rifiuti o l’abbandono incontrollato di questi prodotti, vista la grande presenza di cinghiali sul territorio, rappresentano un fattore di rischio, perché basta un minimo contatto con questi residui alimentari perché il cinghiale, di cui c’è grande abbondanza, si infetti”.

“Questo – ha aggiunto – spiega perchè la Psa la troviamo in Piemonte, poi a Reggio Calabria e poi a Roma. Sulla questione noi andremo avanti e abbiamo già attivato le autorità competenti: è partito il rilevamento sui prodotti falsamente etichettati e proseguiremo”.

Psa, 25 nuovi casi tra Liguria e Piemonte. Primo nell’astigiano

Psa, 25 nuovi casi tra Liguria e Piemonte. Primo nell’astigianoRoma, 16 gen. (askanews) – 25 nuovi casi di peste suina africana sono stati riscontrati tra Liguria e Piemonte e si è registrato anche il primo caso nell’astigiano, a Mombaruzzo. Secondo l’ultimo aggiornamento dell’Istituto Zooprofilattico del Piemonte, al 14 gennaio le positività erano 1.207, venticinque in più rispetto all’aggiornamento precedente, per quindici casi segnalati in Liguria dove il totale cresce a 638; per nove in Piemonte dove i casi identificati salgono a 568.

I quindici nuovi casi liguri sono stati rilevati in provincia di Genova: uno ad Arenzano (cinque casi da inizio emergenza) tre a Borzonasca (ventisette), uno a Davagna (tredici), uno a Fontanigorda (ventitre), cinque a Genova (settantadue), uno a Montebruno (nove), uno a Montoggio (ventuno), uno a Rezzoaglio (quattro), uno a Rovegno (quarantacinque). I nove nuovi casi piemontesi sono stati accertati: uno per la prima volta in provincia di Asti a Mombaruzzo (primo caso nel Comune); otto in provincia di Alessandria: uno ad Albera Ligure (quattro), due a Castellania (tre), uno a Francavilla Bisio (otto), due a Rocchetta Ligure (tre), uno a Sant’Agata Fossili (nove), uno a Stazzano (sei).

Con il caso astigiano di Mombaruzzo salgono a 128 i Comuni in cui è stata osservata almeno una positività alla Peste Suina Africana.

Crisi agrumicola, Sicilia rilancia campagna arance piccola taglia

Crisi agrumicola, Sicilia rilancia campagna arance piccola tagliaRoma, 16 gen. (askanews) – Una campagna social per promuovere e valorizzare le arance di piccola taglia, simbolo dell’agrumicoltura siciliana colpita dalla siccità. A rilanciare il claim “Per piccina che tu sia” è il Distretto Produttivo Agrumi di Sicilia. La campagna, originariamente lanciata durante la stagione agrumicola 2020/2021, si ripresenta con l’obiettivo di diventare virale a livello nazionale e regionale, sottolineando l’importanza di sostenere le arance di piccola pezzatura.

“La crisi idrica sta colpendo duramente il nostro territorio. La mancanza di piogge, unita al deficit idrico accumulato, sta generando una crisi senza precedenti per gli agricoltori, influenzando in particolare la produzione di agrumi di piccola taglia nell’ultima campagna”, spiega in una nota la presidente Federica Argentati. Nei primi quattro mesi del 2023 si segna complessivamente un deficit di precipitazioni rispetto all’ultimo decennio di circa 150 millimetri, che si aggiunge al deficit di quasi 600 millimetri accumulato lo scorso anno; e negli ultimi mesi la situazione è notevolmente peggiorata e si è aggravata ulteriormente. “Nel corso della scorsa campagna agrumicola – prosegue Argentati – l’Italia si è posizionata come il 12esimo esportatore mondiale di agrumi, con una quantità esportata pari a 209.980 kg e un’importazione di 381.068 kg. Tuttavia, il confronto con altri Paesi, in particolare la Spagna, mette in luce l’importanza per il settore di mantenere una posizione contrattuale robusta, soprattutto in un contesto caratterizzato da cambiamenti climatici e instabilità di mercato”.

Il Distretto Agrumi è impegnato sull’uso consapevole delle risorse idriche con progetti specifici che hanno coinvolto vari imprenditori della filiera associata, e con i progetti ACQUA 1 e 2 e CLIMA, ha realizzato azioni di monitoraggio nella filiera e installato stazioni meteo e sensori presso aziende associate, sollevando al contempo le problematiche connesse alla questione irrigua. “Ricordo anche, – aggiunge Argentati – che il Distretto sostiene da sempre l’utilizzo delle spremiagrumi automatiche quale strumento molto efficace per l’educazione alimentare nelle scuole e in generale il consumo di arance siciliane in punti ad alto calpestio in cui proprio le arance di piccolo calibro possono essere valorizzate al meglio”.

Cereali, in primi 10 mesi 2023 import +6,2% in quantità

Cereali, in primi 10 mesi 2023 import +6,2% in quantitàRoma, 16 gen. (askanews) – Le importazioni in Italia nel settore dei cereali, semi oleosi e farine proteiche nei primi dieci mesi del 2023 sono aumentate di 1,1 milioni di tonnellate nelle quantità (+6,2%) e di 169,4 milioni di euro nei valori (+2,2%) rispetto allo stesso periodo 2022. Per quanto riguarda le esportazioni dall’Italia, invece, nei nei primi dieci mesi del 2023 sono risultate in calo nelle quantità di 300.000 tonnellate (-7,4%), ed in aumento nei valori di 187,9 milioni di euro (+4%) rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Sono i dati forniti da Anacer, l’Associazione nazionale cerealisti.

Nel dettaglio, le importazioni complessive dei cereali in granella passano da 11,9 a circa 13 milioni di tonnellate, con un aumento di 1.057.000 tonnellate (+9%), pari a +94,6 milioni di controvalore in euro (+2,3%). L’aumento dei quantitativi importati si deve in particolare agli arrivi dall’estero di frumento, sia grano tenero (+503.000 t) che grano duro (+1.219.000 t); si riduce invece l’import di granturco di 549.000 t, di orzo (-19.000 t), di avena (-12.400 t) e di altri cereali minori (-85.000 t tra sorgo, triticale, segale, ecc.). Le importazioni di farine proteiche risultano in calo sia nelle quantità (-19.000 t, pari a -0,9%), sia nei valori (-2,2 milioni di euro, -0,3%), mentre l’import di semi oleosi aumenta nelle quantità (+176.000 t, pari a +7,9%), ma con valori in diminuzione del 3,6% (-52,1 milioni di euro). L’import di riso diminuisce di 79.000 t (-23%) considerato nel complesso tra risone, semigreggio, lavorato e rotture di riso.

Per quanto riguarda le esportazioni si sono ridotte in particolare le vendite all’estero di pasta alimentare (-54.000 tonnellate nelle quantità e +89,1 milioni di euro nei valori), dei cereali in granella (-179.000 t) e dei prodotti trasformati (-99.000 t nelle quantità e +23,4 milioni di euro nei valori). Aumentano invece le vendite all’estero di farina di grano tenero (+6.800 t, pari a +9,1 mio/euro), semola di grano duro (+11.300 t) e riso (+10.700 t, pari a +137,8 mio/euro) considerato nel complesso tra lavorato, semigreggio e rotture di riso.

I movimenti valutari relativi all’import/export del settore cerealicolo hanno comportato nei primi dieci mesi del 2023 un esborso di valuta pari a 8.063,8 milioni di Euro (7.894,3 nel 2022) ed introiti per 4.885,5 milioni di Euro (4.697,6 nel 2022). Pertanto il saldo valutario netto è pari a -3.178,3 milioni di euro, contro -3.196,7 milioni di Euro nel 2022.

Il 20/01 a Pollenzo con Cia e Unionbirrai Stati generali birra

Il 20/01 a Pollenzo con Cia e Unionbirrai Stati generali birraRoma, 16 gen. (askanews) – Arrivano gli Stati Generali della Birra. Sabato 20 gennaio si terrà il primo evento promosso da Cia-Agricoltori Italiani, in collaborazione con Unionbirrai, per avviare il percorso programmatico dedicato alla filiera della birra Made in Italy insieme a tutti i protagonisti. L’appuntamento è all’Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo, in provincia di Cuneo.

Nel corso dell’evento si svolgerà una tavola rotonda con i rappresentanti istituzionali e della filiera. Nel dettaglio, interverranno tra gli altri Vittorio Ferraris (Unionbirrai), Alfredo Pratolongo (Assobirra), Teo Musso (Consorzio Birra Italiana), Claudio Conterno (Consorzio Birra Origine Piemonte), Stefano Fancelli (Luppolo Made in Italy), Fabio Giangiacomi (Consorzio Italiano Produttori dell’Orzo e della Birra), Katya Carbone (CREA), Monica Ciaburro (segretaria Commissione Agricoltura). Parteciperanno anche Marco Protopapa (assessore Agricoltura Regione Piemonte), Cristiano Fini (presidente nazionale Cia) e Patrizio Giacomo La Pietra (sottosegretario Masaf). Al centro dei lavori la tassazione del prodotto birra, tema di forte attualità, le politiche agricole di supporto alla produzione delle materie prime nazionali e la crescita del movimento dei birrifici artigianali e agricoli, la nuova eccellenza del Made in Italy birrario.

Gdo, 30% fatturato prodotti tipici locali arriva dalla marca privata

Gdo, 30% fatturato prodotti tipici locali arriva dalla marca privataMilano, 16 gen. (askanews) – Quasi il 30% (27,2%) del fatturato delle produzioni tipiche locali italiane, pari a 8,5 miliardi di euro, viene generato direttamente dalla distribuzione moderna attraverso i marchi del distributore. E’ quanto emerge dal rapporto “Marca del distributore e made in Italy: il ruolo della distribuzione moderna”, realizzato da The European House Ambrosetti per l’Associazione distribuzione moderna, e presentato al convegno inaugurale di Marca by BolognaFiere 2024.

Per i prodotti italiani, evidenzia il rapporto, i marchi del distributore valgono all’estero quattro miliardi di euro, l’8% del totale delle esportazioni internazionali food & beverage di prodotti made In Italy. “La relazione tra i produttori locali di marchi del distributore e distribuzione moderna – ha commentato Mauro Lusetti, presidente Adm – è fondamentale per lo sviluppo del made in Italy non solo nel mercato interno, ma anche oltre confine: la distribuzione moderna rappresenta un supporto concreto per il processo di internazionalizzazione delle aziende produttrici locali italiane che possono, attraverso i marchi del distributore, far conoscere anche all’estero prodotti e tipicità che rappresentano la cultura e la storia dei territori da cui provengono”.

Andando a indagare a livello regionale il contributo della marca del distributore, il rapporto evidenzia che oltre il 42% del fatturato complessivo delle imprese di produzione tipiche locali abruzzesi è stato generato dalla collaborazione con la distribuzione moderna attraverso i marchi del distributore. Si scende al 40% per i prodotti del Friuli-Venezia Giulia e al 36,9% per quelli campani. Secondo il report i produttori locali Piemontesi hanno realizzato (dati 2022) il 27,1% del fatturato complessivo grazie alla mdd. Percentuali analoghe si registrano in Umbria (26,8%) e nelle Marche (26,1%). Emilia-Romagna, Veneto e Lazio rientrano tra le prime 10 regioni a beneficiare della collaborazione con la GDO rispettivamente con il 25%, il 24,5% e il 23,8% delle vendite di prodotti locali. Seguono via via Toscana (11esima, 23,3% del fatturato), Liguria (12esima, 23,2%) e Sicilia (13esima, 22,7%). Al di sotto del 20% si collocano il Trentino A.A (19,3%), la Lombardia (19%), le Basilicata (13,3%) e la Puglia (12,1%). Chiudono la classifica Molise (9,8%), Calabria e Sardegna (entrambe al 4,8%). “Per comprendere l’impatto fondamentale della distribuzione moderna e nello specifico della marca del distributore – ha spiegato Valerio De Molli, managing partner e Ceo The European House Ambrosetti – basti considerare che la mdd coinvolge indirettamente circa 50 sotto-comparti economici e oltre 1.500 imprese del settore agricolo e food (il 92% italiane e il 78% piccole e medie) che producono alimenti commercializzati con la marca dell’insegna della distribuzione moderna. Gli effetti dell’inflazione e della riduzione dei volumi di vendita colpiscono perciò direttamente il patrimonio di imprese locali italiane che rappresentano la spina dorsale dell’economia del Paese”.

Ricci Curbastro eletto nuovamente a unanimità presidente di Efow

Ricci Curbastro eletto nuovamente a unanimità presidente di EfowRoma, 16 gen. (askanews) – Riccardo Ricci Curbastro, imprenditore Franciacortino, presidente di Equalitas e past president di Federdoc, è stato rieletto all’unanimità presidente di EFOW in seguito alle dimissioni di Bernard Farges nel corso dell’assemblea tenutasi a Bruxelles.

Maxime Toubart, produttore di Champagne, copresidente del CIVC e vicepresidente del CNAOC, diventa vicepresidente e tesoriere dell’EFOW. Gilberto Igrejas, presidente dell’IVDP, e David Palacios Algarra, viticoltore della Navarra e presidente del CECRV, sono rieletti vicepresidenti dell’EFOW. Ricci Curbastro, che ha ricoperto la carica di presidente dal momento della fondazione di EFOW nel 2003 ed è rimasto in carica fino al 2016, torna ora sulla scena europea dopo il mandato di 7 anni di Bernard Farges. “Le denominazioni vinicole – ha detto il neo presidente – si trovano oggi ad affrontare molte sfide, come il calo dei consumi, lo status dei nostri prodotti nella società e la sostenibilità. Faremo sentire la nostra voce durante le principali tappe dell’UE del 2024 e ricorderemo a tutti il ruolo essenziale che i nostri vini a denominazione e i nostri viticoltori svolgono nel preservare il dinamismo economico, sociale, ambientale e culturale di molte regioni europee”, ha concluso.

Logistica sostenibile: La Molisana rinnova per 5 anni partnership con Chep

Logistica sostenibile: La Molisana rinnova per 5 anni partnership con ChepMilano, 16 gen. (askanews) – Rinnovata per i prossimi cinque anni la partnership tra la pasta La Molisana e Chep Italia, fornitore globale nei servizi di supply chain e soluzioni logistiche. Il rinnovo del contratto, che prevede anche la collaborazione oltreoceano, sottolinea l’impegno delle due realtà per una logistica sostenibile.

Al centro dell’intesa, per le due società, i servizi di pallet pooling e il trasporto collaborativo, soluzioni che hanno permesso di efficientare il processo logistico de La Molisana, ottenendo anche notevoli benefici ambientali nel triennio 2020-2022: 1.263 tonnellate di CO2 risparmiate (rispetto all’utilizzo del tradizionale sistema di interscambio), 1.083 metri cubi di legno sottratti alla produzione di pallet e oltre 102.000 tonnellate di rifiuti evitate. Inoltre, dal 2019 ad oggi, La Molisana e Chep hanno registrato una diminuzione di 8,34 tonnellate di emissioni di anidride carbonica grazie alle soluzioni di trasporto collaborativo. Il servizio ha permesso di evitare anche che i camion utilizzati per il trasporto delle merci percorressero a vuoto, e quindi senza carico, circa 10.000 chilometri.

“Come La Molisana, siamo stati pionieri nell’adozione del pallet pooling nel mondo della pasta. Nel contempo siamo fieri di contribuire positivamente a una logistica sostenibile e circolare non limitandoci all’utilizzo del pallet in pooling, ma sviluppando con Chep Italia progetti di logistica win-win come i circuiti ‘round trip’ ottimizzati che generano efficienza riducendo i chilometri a vuoto dei mezzi grazie alla collaborazione tra aziende appartenenti al circuito – ha dichiarato Massimo Licciardello, responsabile ufficio logistica La Molisana – La costante ricerca di una maggiore efficienza ci ha indotto anche a condividere l’utilizzo di sistemi e dispositivi di tracciabilità che portano alla riduzione dei tassi di dispersione dei legni lungo la filiera”. “In Italia oggi i beni di largo consumo viaggiano per la maggior parte in modalità interscambio. Il pallet pooling rappresenta una parte delle soluzioni alle sfide globali perché può aiutare il mondo a muoversi con meno. Promuovendo infatti l’uso condiviso dei pallet e il loro riutilizzo, il pooling favorisce la creazione di supply chain più efficienti con ridotti costi operativi e meno sfruttamento di risorse naturali”, commenta Javier Sanchez, country general manager di Chep Italia.

Al fine di migliorare la tracciabilità nella gestione della catena di approvvigionamento, da febbraio 2022 La Molisana ha inoltre adottato la soluzione “Track&Trace” di Chep, un sistema di monitoraggio in tempo reale sulla posizione o il tempo di sosta dei pallet, che ha permesso il recupero di migliaia di bancali da punti “non collaborativi”, ovvero con un basso tasso di restituzione, evitando così la loro conseguente immissione nel mercato nero. La Molisana ha inoltre iniziato da poco a servire un importante player del mercato statunitense, scegliendo di utilizzare il mark55, il pallet CHEP in legno per le spedizioni intercontinentali, con l’obiettivo di assicurare ai clienti oltreoceano il miglior servizio possibile, a garanzia di sicurezza del prodotto e del personale addetto alle operazioni di carico/scarico.