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Il 15 gennaio assemblea Cia Toscana: focus su futuro agricoltura

Il 15 gennaio assemblea Cia Toscana: focus su futuro agricolturaRoma, 8 gen. (askanews) – “Salvare l’agricoltura per salvare il futuro”. E’ il titolo ed il tema dell’assemblea regionale Cia Agricoltori Italiani della Toscana, in programma lunedì 15 gennaio a Firenze. “L’assemblea regionale che va ad aprire il 2024 della Cia Toscana – sottolinea il presidente Cia Toscana Valentino Berni – rappresenta un momento molto importante per tutta la confederazione e per gli agricoltori toscani. L’agricoltura è sempre più centrale nella società, nelle dinamiche socio-economiche, anche gli ultimi anni lo hanno reso evidente”.

Per questo, i costi di produzione in aumento, le crisi internazionali, l’andamento dei consumi, gli eventi climatici e le conseguenze agronomiche, “ci impongono di avere una progettualità che possa rispondere al meglio alle esigenze del mondo agricolo toscano, e politica e istituzioni devono contribuire in maniera sempre più incisiva a questo processo”. Il programma dei lavori prenderà il via con l’intervento introduttivo di Valentino Berni, presidente Cia Agricoltori Italiani Toscana; quindi, interverranno Eugenio Giani, presidente Regione Toscana; Patrizio Giacomo La Pietra, sottosegretario ministero Agricoltura, sovranità alimentare e foreste; Stefania Saccardi, vicepresidente Regione Toscana. Conclusioni a cura di Cristiano Fini, presidente Cia Agricoltori Italiani.

Dal 20 al 24 gennaio alla fiera di Rimini torna Sigep

Dal 20 al 24 gennaio alla fiera di Rimini torna SigepRoma, 8 gen. (askanews) – Torna alla fiera di Rimini dal 20 al 24 gennaio 2024 Sigep – The Dolce World Expo. L’evento, giunto alla 45esima edizione ed organizzato da Italian Exhibition Group, quest’anno punta su un programma incentrato sui trend e gli scenari futuri, tanto da dedicarvi un’intera area espositiva nella Hall sud. È proprio nell’Innovation District, infatti, che prenderanno forma le novità e le idee capaci di innovare e rendere sempre più competitivo il settore del foodservice dolce.

L’Innovation district si sviluppa su tre filoni, animati da confronti professionali, nuove tendenze, imprese innovative e rivoluzioni digitali: la Vision Plaza, l’Area Start-up e il Premio Innovazione. I professionisti del foodservice dolce si confronteranno nella Vision Plaza per comprendere le sfide del comparto e individuare le opportunità future di crescita e sviluppo, con una prospettiva sui principali trend globali e i comportamenti di consumo fuori casa con un focus sugli sviluppi nei diversi Paesi. Digitale e sostenibilità saranno al centro di diversi dibattiti con tematiche che stanno rivoluzionando l’industria del foodservice dolce dettando l’agenda delle decisioni strategiche delle aziende del settore.

A Circana, leader nelle ricerche di mercato e nell’analisi dei comportamenti di consumo, sarà affidata la conduzione di due talk con focus su Italia e Europa. Gli esponenti dell’associazione Marcas de restauraciòn, che rappresenta i principali brand della ristorazione in Spagna, dibatteranno sul palco della Vision Plaza sull’importanza dei marchi di ristorazione. Tra i principali argomenti affrontati nella Vision Plaza, grande attenzione sarà rivolta all’Intelligenza artificiale, tema caldo del momento che investe anche il foodservice dolce, al quale Cast Alimenti dedicherà il talk “Il futuro oggi: l’intelligenza artificiale made in Cast al servizio dell’intelligenza nelle mani delle professioni gastronomiche”.

Le sfide della digitalizzazione e dell’imprenditoria del futuro legate in particolare al mondo Bakery e Gelato saranno trattate da FIPE-Federazione Italiana Pubblici Esercizi, proponendo spunti di riflessione nei due talk “Innovazione e Digitalizzazione nelle Pasticcerie e Gelaterie” e “Cambiare prospettiva: da gelatiere a imprenditore”. Non mancheranno nomi del calibro di Iginio Massari. Novità di questa edizione nel palinsesto dei talk dedicati alle singole filiere, FIPPA-Federazione italiana dei panificatori e pasticceri presenterà in collaborazione con Trade Lab un’analisi sullo stato attuale di panificazione e pasticceria nel sud Europa.

Disposta attorno alla Vision Plaza, l’area Start-Up, nata grazie alla partnership tra Italian Exhibition Group e ANGI – Associazione Nazionale Giovani Innovatori e alla collaborazione con ICE – Agenzia per la promozione all’estero e l’internazionalizzazione delle imprese italiane, è la vetrina delle imprese innovative che propongono tecnologie, servizi e soluzioni nei settori del foodservice dolce.

Serpillo (Uci):salvaguardia specie autoctone vitale in agricoltura

Serpillo (Uci):salvaguardia specie autoctone vitale in agricolturaRoma, 8 gen. (askanews) – E’ vitale in agricoltura salvaguardare le specie autoctone puntando al contempo ad una progressiva modernizzazione agricola, coerente e conseguente ad un’acquisita consapevolezza dell’effetto dannoso di fitofarmaci e coltivazioni intensive sulla biodiversità. Lo sostiene il presidente dell’Unione Coltivatori Italiani, Mario Serpillo, che in una nota ribadisce di sostenere “con convinzione la via dell’innovazione in agricoltura, per raggiungere al più presto sistemi produttivi responsabili; consapevoli oramai del legame imprescindibile tra la biodiversità e la salute del nostro ecosistema. È di vitale importanza impegnarsi attivamente per favorire un’evoluzione della produzione agricola attraverso pratiche sostenibili, rispettose della terra e degli organismi che la abitano”.

“E’ tempo di superare logiche esclusivamente stagionali o regionali”, aggiunge, esorta il mondo produttivo ed imprenditoriale agricolo a mantenere il focus allargato su prospettive a lungo termine, in quanto l’impatto dell’essere umano sulla biodiversità è già drammaticamente evidente ed esso produce una ricaduta negativa sulle attività sia agricole, che economiche. Come viene sottolineato da un nuovo studio pubblicato su Nature Communications, a partire da epoche assai remote, come il tardo pleistocene, l’uomo avrebbe contribuito all’estinzione di oltre 1.500 specie di volatili, che rappresenta il 12% del totale delle specie esistenti. “Non possiamo sottovalutare l’importanza di preservare la biodiversità, specialmente quando si tratta delle specie autoctone del nostro territorio nazionale. Dobbiamo renderci conto che il nostro impatto può essere devastante sulla fauna locale ed avere conseguenze irreparabili. Bisogna agire ora per invertire questa tendenza e proteggere le specie che ancora resistono – conclude Serpillo – affrontando non solo le minacce delle specie aliene, ma anche il nostro impatto diretto sulla natura attraverso l’inquinamento, il consumo del suolo e delle risorse in tutte le attività umane”.

Da progetto Viresclima soluzioni green per viticoltura del futuro

Da progetto Viresclima soluzioni green per viticoltura del futuroRoma, 8 gen. (askanews) – Mitigare gli effetti del cambiamento climatico, ridurre l’utilizzo di agrofarmaci proteggendo le viti e dagli attacchi delle principali malattie fungine dando vita a una vitivinicoltura resistente e più sostenibile, risparmiando acqua e tutelando la fertilità del suolo. Sono gli obiettivi del progetto ViResClima, coordinato da Ri.Nova, ente di ricerca di Cesena.

Il progetto è incentrato sulla coltivazione di nuove varietà internazionali, resistenti alle principali malattie fungine della vite, ottenute di recente attraverso miglioramento genetico tradizionale e coltivate con tecniche agronomiche altamente sostenibili, in particolare l’inerbimento del sottofila con il cosiddetto “trifoglio sotterraneo”. Il progetto si concluderà nella primavera del 2024. Ma i risultati emersi nei primi dodici mesi sono promettenti. Il monitoraggio è avvenuto in un vigneto sperimentale di Tebano (RA), coltivato con varietà resistenti internazionali: “I nostri studi confermano la bontà di questa tecnica di coltivazione – sottolinea Giovanni Nigro, responsabile del settore vitivinicolo di Ri.Nova – Dal punto di vista agronomico le varietà monitorate hanno evidenziato un cospicuo sviluppo e una notevole riduzione del numero di interventi fitosanitari contro oidio e peronospora, i grandi nemici di queste coltivazioni, oltre ad apprezzabili attitudini quali rusticità, produttività, vigoria e resistenza al freddo”.

E non solo: anche dal punto di vista enologico i risultati sono interessanti. “I vini ottenuti da questi vitigni sono stati valutati positivamente nei test di gradevolezza – prosegue Nigro – coniugando a livello sensoriale la tradizione all’innovazione e valorizzando al tempo stesso le peculiarità del vitigno di origine. Inoltre, il profilo aromatico è apparso in linea con le attuali esigenze del mercato (tipicità, sentori floreali-fruttati, tannini morbidi, colore) e i valori di alcol metilico sono risultati inferiori ai limiti di legge”. Inoltre, dai dati in possesso di Ri.Nova emerge inoltre che l’inerbimento del sottofila con trifoglio sotterraneo permette di ridurre l’impiego di erbicidi o delle lavorazioni, di migliorare la fertilità, l’apporto di sostanza organica e di azoto e le condizioni idriche del terreno nel periodo estivo.

Il progetto è realizzato in collaborazione con Astra Innovazione e Sviluppo (Tebano, RA), le aziende Terre Cevico (Forlì), Soc. Agr. Visconti Massimo & C. s.s (Vernasca, PC), Az. Vitivinicola Corte Beneficio (Coccanile, FE), la Cooperativa Sociale Il Ventaglio di Orav (Bologna) e Dinamica (Ente di Formazione).

Afidop: feste spinogno consumi formaggi, a dicembre spesa per 400 mln

Afidop: feste spinogno consumi formaggi, a dicembre spesa per 400 mlnMilano, 22 dic. (askanews) – Gli italiani spenderanno intorno ai 400 milioni di euro al supermercato per portare in tavola circa 30mila tonnellate di formaggi nel mese delle festività natalizie. A stimare la spesa casearia è Afidop, l’associazione formaggi italiani Dop e IGP, elaborando dati NielsenIQ sugli acquisti degli italiani nella grande distribuzione a dicembre.   A fare da traino sono i grandi formaggi Dop italiani, Grana Padano e Parmigiano Reggiano in testa (+13% rispetto alle vendite medie del resto dell’anno) – tra i formaggi più consumati a Natale e amati soprattutto in pezzi interi (+33%) – ma anche Fontina a fette (+37%), Gorgonzola (+9%), a pari merito Taleggio e Asiago (+4%), seguiti da Pecorino Romano e Mozzarella di Bufala Campana.   Un trend, quello dei formaggi a Natale, che non conosce crisi – fa notare Afidop: già nel 2022 i formaggi erano risultati tra i prodotti preferiti delle feste, con il 57% delle preferenze degli italiani, preceduti solo dai dolci natalizi (65%, dati NielsenIQ Christmas Study, “Unwrapping Europeans’ Holiday Outlook”, 2022). Un patrimonio che conta 56 denominazioni da Nord a Sud, per 4,68 miliardi di euro di valore alla produzione, pari al 59% del valore del cibo Dop Igp e Sgt italiano. A tre di loro quest’anno Taste Atlas ha riconosciuto il podio della sua classifica sui 100 migliori formaggi al mondo: Parmigiano reggiano Dop, Mozzarella di bufala campana Dop e Stracchino di Crescenza. E al sesto posto nella top ten c’è anche la burrata.   “I formaggi Dop rimangono un elemento chiave della tavola degli italiani e di quei 15,9 miliardi previsti per la spesa dedicata ad alimentari e bevande a dicembre (dati Confartigianato dicembre 2023) – dichiara Antonio Auricchio, presidente di Afidop – Un elemento immancabile nel paniere dei regali utili 2023 che saranno protagonisti in quasi quattro case su dieci (37%), in cui trovano spazio sotto l’albero anche i cesti enogastronomici. In particolar modo gli italiani prediligono i formaggi stagionati, consumati regolarmente dal 63%, almeno 3-4 giorni su 7 (ricerca SWG per Ferrari Giovanni Industria Casearia)”.   Cresce infatti anche la tendenza del piatto di formaggi proposti “in purezza”, offerti in degustazione assieme a confetture, marmellate, mostarde o senape: non a caso i formaggi “arricchiti” registrano una crescita record (+251%), accanto a quella, seppur più contenuta, di quelli elaborati con spezie (+8%) (elaborazione dati NielsenIQ dicembre 2023

Starbucks apre due store a Malpensa e nel centro commerciale Porta di Roma

Starbucks apre due store a Malpensa e nel centro commerciale Porta di RomaMilano, 21 dic. (askanews) – Starbucks ha aperto in partnership con Percassi, licenziatario esclusivo del brand in Italia, due nuovi negozi a Malpensa e nel centro commerciale Porta di Roma nella Capitale, per un totale di 40 nuovi posti di lavoro. Il 2023 per la catena di caffetterie si chiude così con 35 punti vendita in Italia, di cui 12 inaugurati nell’anno corrente, distribuiti in otto regioni: Piemonte, Lombardia, Liguria, Veneto, Toscana, Lazio, Campania e Puglia. Nel corso dell’anno sono state assunte 541 nuove risorse ed erogate centinaia di ore di corsi di formazione. Per il 2024, è previsto un piano di crescita ancora più importante, spiegano le due società in una nota, che coinvolgerà nuove città e regioni.

Dopo lo store inaugurato nel 2018 al Terminal 1 dell’aeroporto verersino, ha aperto il 15 dicembre il nuovo chiosco Starbucks al Terminal 2 dello scalo recentemente rinnovato. La struttura si sviluppa su una superficie di 26metri quadrati con 26 posti a sedere. La nuova apertura ha portato all’assunzione di 20 nuove risorse. Quello nel centro commerciale Porta di Roma, il quinto locale Starbucks a Roma città, si sviluppa lungo circa 150 metri quadri ed è stato progettato per accogliere sia visitatori di passaggio, che per offrire una pausa più lunga grazie all’area relax che conta 25 posti a sedere. Saranno presenti nel nuovo negozio 20 nuovi dipendenti. “Il 2023 è stato un anno molto positivo per Starbucks e Percassi e siamo orgogliosi di poter contare oggi su 35 punti vendita in Italia. La nostra partnership, nata nel 2018 – ha detto Matteo Morandi, Ceo di Starbucks Italia – ha dato e continua a portare i suoi frutti. Il nostro obiettivo per il 2024 è quello di rafforzare ulteriormente la nostra presenza in Italia con nuove aperture e sostenere l’economia dei territori in cui operiamo, collaborando con le istituzioni locali per creare nuovi posti di lavoro”. “Le nuove aperture nell’aeroporto di Malpensa e nel centro commerciale Porta di Roma rispecchiano appieno l’obiettivo di Starbucks e Percassi – ha aggiunto Vincenzo Catrambone, general manager di Starbucks Italia – Salutiamo quest’anno guardando con fiducia al 2024, che riserverà ulteriori sorprese a tutti gli appassionati dell’iconico brand”.

Andrea Illy: famiglia stava diventando un limite, riassetto funziona

Andrea Illy: famiglia stava diventando un limite, riassetto funzionaMilano, 21 dic. (askanews) – “Nelle famiglie ci sono interessi diversificati, possono esserci spinte centrifughe, centripete, ma l’importante è che l’azienda vada dritta. Il riassetto sta producendo i risultati sperati”. Andrea Illy, dal quartier generale di Trieste dove nasce il caffè che porta il suo cognome, racconta le sfide e i nuovi assetti con cui si prepara ad affrontare il futuro questa azienda fondata nel 1933 da Francesco Illy, suo nonno. E’ di pochi mesi fa un riassetto familiare che oggi vede Andrea e la sorella Anna con in mano una quota dell’80,5% della finanziaria che controlla il gruppo Illy.

“Noi siamo figli di una cultura secondo cui non c’è un padrone in azienda, il padrone è il consumatore con quelle 8 milioni di tazzine consumate ogni giorno. Quindi se vogliamo che illycaffè, che ha tra i suoi pregi la coerenza, vada avanti dritta per quella strada, senza deviare, la governance deve poter essere molto stabile e coerente e accompagnare questo percorso continuo, così come l’ha fatto negli ultimi 90 anni” ha detto il presidente ad askanews. Prima del riassetto, annunciato a ottobre, “noi abbiamo sposato un modello che abbiamo chiamato world class organization, che vuol dire un’azienda a controllo familiare ma a conduzione manageriale, contrariamente ai due terzi delle aziende italiane che invece sono il modello cosiddetto padronale, che è anche a conduzione familiare”. “Riteniamo che raggiunte certe dimensioni e anche un certo avanzamento nelle generazioni, sia controproducente un modello padronale, perché la famiglia comincia a costituire un limite per le prerogative dell’azienda – ha sottolineato – In questo modello ci sono tre cose. Uno: l’apertura del capitale, proprio per non essere autoreferenziali, due: una governance indipendente, e tre: il management esterno. Questo modello l’avevamo scelto con prima che poi ci fossero questi diciamo cambiamenti anche nella compagine azionaria”.

Dal 2021 il fondo Rhone Capital è nel capitale di illycaffè con una quota del 20%: “Con loro la collaborazione va bene, abbiamo un’ottima intesa, che abbiamo costruito prima del loro ingresso. E hanno rispettato la parola, quindi l’intesa è molto positiva”. Nel futuro di questa azienda c’è l’approdo in Borsa: la proprietà e il management lo hanno più volte ribadito ma ancora sono definiti i tempi e la piazza. “Oggi il capitale è già aperto ma solo a un privato. L’uscita del capitale privato prevede l’apertura del capitale al mercato. Questa è la via maestra. Non è obbligatorio, ma è quello che è pianificato. E questo dovrebbe in qualche misura consolidare questo modello di world class organization, perché capitale aperto vuol dire aperto al mercato”. Il presidente conferma che è “tutto ancora in divenire. Adesso è l’azienda che si deve preparare per essere un’ottima azienda, diciamo una matricola, e nel prossimo anno cominceremo a fare le scelte che servono poi alla quotazione”. E l’incertezza del contesto macro-economico non consente neanche di dire che avverrà entro il 2026. “Non posso confermarlo, è una data orientativa, poi le scelte si fanno sotto data in funzione delle condizioni di mercato che non sono prevedibili. Non si può sapere come andranno i mercati nel 2026 e visto che non se ne ha bisogno è anche inutile punire l’azienda per fare una quotazione in una condizione di mercato non favorevole”.

Sui risultati 2023 (è stata annunciata una crescita a doppia cifra per ricavi e utile) “Siamo soddisfatti perché il percorso di crescita, che era stato temporaneamente interrotto dal Covid, ancorché durante il Covid abbiamo mantenuto comunque l’equilibrio anche finanziario ed economico, adesso è ripreso bene. E questo è molto positivo, sebbene questo fosse un anno molto difficile, funestato da un’elevata inflazione, dalle guerre, dalla crisi in Cina. C’è soddisfazione”. E il 2024 come sarà? “Sarà un ulteriore anno di crescita, se vogliamo, anche di accelerazione sui mercati internazionali. E di dinamismo anche sul piano delle attività, un marketing mix più completo, anche con strumenti di comunicazione. Il prossimo anno può essere reso più rischioso solo dal rischio sistemico che ormai ci attanaglia. Adesso abbiamo la situazione dei porti bloccati a causa del canale di Suez e le guerre, il cambio climatico, quindi purtroppo è sempre più superfluo fare previsioni”. Sul fronte dei mercati internazionali – illycaffè è presente in 140 Paesi – dopo l’Italia ci sono gli Stati Uniti per importanza ma Illy ha un presidio importante anche in Cina. “Fino ad oggi gli Stati Uniti sono stati il mercato più grande fuori dall’Italia e la Cina è quello che cresce di più. È vero che hanno un consumo pro capite ancora basso lì, ma è in forte crescita e sono molti. In Cina c’è un fenomeno di cross-fertilizzazione culturale. Loro occidentalizzano il loro stile di vita e il caffè, che affianca non sostituisce il tè, è sempre più apprezzato e questa credo che sia una tendenza inarrestabile. Essendo un Paese con una popolazione così grande, ci bastano un consumo pro-capite che è una frazione di quello italiano per fare una seconda Italia in termini di consumo. Noi siamo in Cina in gestione diretta, con la nostra società, da ormai 25 anni. Siamo stati pionieri, siamo presenti in una dozzina di città e continuiamo a crescere con il mercato del caffè”. Alla filiera si aggiunge poi la partnership per online e canale domestico con Hangzhou Onechance Tech. “Siamo soddisfatti del partner e dei primi passi, però è ancora presto per dirlo in generale perché sono passati pochi mesi dall’esordio – ci ha risposto – La Cina sta vivendo un momento particolare: è uscita dal Covid ad aprile, anche se ufficialmente a febbraio, ed è entrata in crisi economica. Un’incertezza dettata anche da un momento incerto a livello istituzionale e dalla crisi del mercato immobiliare, che per i cittadini cinesi è fondamentale. Adesso non si fidano più, non sanno dove investire e hanno tirato discretamente i remi in barca quest’anno”.

Collis Veneto WG: si fondono Cantine Riondo e Casa Vinicola Sartori 1898

Collis Veneto WG: si fondono Cantine Riondo e Casa Vinicola Sartori 1898Milano, 21 dic. (askanews) – Al via un’importante fusione per incorporazione all’interno della cooperativa Collis Veneto Wine Group: dall’unione tra le veronesi Cantine Riondo e Casa Vinicola Sartori 1898 nasce Collis Heritage Spa che gestirà la commercializzazione dei brand nel mondo e sarà controllata dal Gruppo con una percentuale di circa il 75%.

La neonata Collis Heritage Spa nasce con un fatturato di circa 100 milioni di euro (somma dei fatturati di Casa Sartori e Cantine Riondo), 40 milioni di bottiglie e la presenza in 70 Paesi su tutti i canali di vendita. La nuova realtà ha all’attivo 140 persone e più di 100 agenti operativi nel mondo. I principali brand sono: Sartori di Verona, I Saltari, Mont’Albano, biologici dal 1985, Murari 1899, Casalforte e Riondo. Il presidente è Claudio Tamellini (già vicepresidente di Collis Veneto Wine Group) e l’amministratore delegato, Pierluigi Guarise (già Ad di Gruppo). La sede della newco sarà a Villa Maria a Negrar in Valpolicella (Verona). La nuova realtà sarà controllata con una percentuale di circa il 75% dalla cooperativa di primo livello nata nel 2008 a Monteforte d’Alpone (Verona), che fattura oltre 200 milioni di euro ed è tra le prime dieci realtà in Italia per volumi prodotti e commercializzati: 75 milioni di bottiglie, 6.000 ettari di vigneti nelle province di Verona, Vicenza e Padova, 2.000 famiglie, 370 dipendenti e 32 wine shops in Italia.

L’operazione che riguarda la giovane casa spumantistica di Monteforte d’Alpone e lo storico produttore di Negrar di Valpolicella, “segna il completamento di un percorso di crescita ambizioso avviato 15 anni fa, che ha visto la Cooperativa veneta investire oltre 100 milioni di euro negli ultimi 10 anni e che prevede nuovi importanti investimenti per oltre 50 milioni di euro nei prossimi cinque anni”. “L’obiettivo è quello di crescere e migliorarsi ulteriormente – spiega sempre la società – costruendo, attraverso la newco una nuova realtà sostenibile, innovativa e proiettata verso il futuro, capace di unire due anime diverse del territorio, entrambe rappresentanti di un patrimonio ricevuto in eredità da valorizzare”. “L’operazione valorizza le relazioni commerciali esistenti con nuovi progetti di crescita in tutto il mondo, con particolare attenzione ai mercati Usa e a quelli dell’Europa dell’Est” ha spiegato l’Ad Guarise, aggiungendo che “punteremo a innovazioni di prodotto, sinergie organizzative, industriali e logistiche delle due realtà oggi unite”. “Gli importanti investimenti che prevediamo, interesseranno anche le risorse umane per accrescere la nostra capacità commerciale” ha proseguito, precisando che “la nostra intenzione è quella di integrare l’attuale rete vendita con professionalità residenti nei mercati più strategici”.

Scocchia: fatturato e utile Illy crescono a doppia cifra, ottimisti su 2024

Scocchia: fatturato e utile Illy crescono a doppia cifra, ottimisti su 2024Milano, 20 dic. (askanews) – “Il 2023 ha rappresentato per noi un altro passo avanti fondamentale nel percorso che ci porta a raggiungere i nostri obiettivi strategici, abbiamo consolidato la nostra presenza a livello globale, siamo cresciuti in tutti i principali mercati e canali. Le strategie sperimentate in questo anno ci porteranno a chiudere il 2023 con un fatturato in crescita, a doppia cifra rispetto all’anno scorso, che era già stato un anno record per noi”, con 2022 con un giro d’affari di 567,7 milioni. Cristina Scocchia festeggia i 90 anni di Illy snocciolando i traguardi raggiunti nel corso di quest’anno dall’azienda triestina e confermando gli investimenti che la porteranno ad avere una dimensione sempre più globale.

La ceo nel corso del suo intervento nel quartier generale di Trieste ha detto che “Aumenterà a doppia cifra anche l’utile netto in questo 2023, e dal punto di vista patrimoniale, la posizione finanziaria netta sarà in miglioramento rispetto al 2022, confermando la capacità del modello di business di garantire una solida generazione di cassa”. Sulla scorta di questi risultati, ha ricordato Scocchia “il 30 novembre abbiamo varato un nuovo piano strategico 2024-2028 che prevede un ulteriore accelerazione del nostro sviluppo internazionale. Ovviamente non prescinderà da una continua espansione della nostra redditività operativa. Sappiamo che l’inflazione è attesa in diminuzione nel 2024, ma sappiamo anche che comunque il rischio recessione non è scongiurato a causa del perdurare della crisi macro economica e geopolitica. Nonostante tutto ci apprestiamo a finire il 2023 e a iniziare il 2024 con ottimismo, perché continueremo a fare leva sul nostro modello di business multicanale, a crescere a livello internazionale e a difendere e costruire il nostro posizionamento distintivo legato alla qualità superiore e sostenibile”.

In questo quadro di crescita anche sui mercati internazionali, la ceo ha garantito che “l’Italia rimane il nostro mercato più importante, dove vendiamo il 33% del nostro caffè, ma ovunque ci sia qualcuno che vuole bere un caffè di qualità superiore e sostenibile, noi ci siamo. A livello locale – ha detto – diamo lavoro direttamente o indirettamente a oltre 800 persone e generiamo un indotto che supera i 15 milioni all’anno”. In questa direzione, dunque, va l’impegno di “continuare a crescere a livello globale mantenendo a Trieste il nostro cuore e le nostre radici. All’inizio dell’anno abbiamo varato un piano industriale che prevede 270 milioni di investimento che punta al raddoppio della capacità produttiva, all’innovazione di prodotto, alla crescita e trasformazione digitale. Tutto al fine di migliorare la nostra performance e ampliare i nostri risultati per essere poi pronti all’apertura del capitale al mercato. Quasi la metà di quei 270 milioni – ha spiegato – saranno investiti qui a Trieste, perché qui realizzeremo una seconda tosteria, amplieremo le linee di produzione di tutti i nostri articoli iconici. Trieste continuerà ad essere il cuore della nostra attività, il fulcro della nostra strategia”. La sostenibilità economica, tuttavia, non prescinde da quella ambientale. Per questa ragione la strategia di sviluppo è pensata per portare Illy “a essere carbon free entro il 2033, quando ci sarà un compleanno ancora più rotondo per l’azienda, che compirà 100 anni. Per allora – ha concluso Socchia – la strategia che stiamo ponendo in essere ci avrà reso un’impresa carbon free”.

90 anni di Illy: “Il sogno è ancora di offrire al mondo il miglior caffè”

90 anni di Illy: “Il sogno è ancora di offrire al mondo il miglior caffè”Trieste, 20 dic. (askanews) – “Francesco Illy nel 1933 fonda la illycaffè col sogno per portare il miglior caffè nel mondo. Sembra facile a dirsi, ma c’è ancora qualcosa da fare. E da allora abbiamo seguito questo sogno”. Il presidente Andrea Illy festeggia i 90 anni dell’azienda di famiglia nel quartier generale a Trieste, dove, “affondano le radici” dell’azienda, dove direttamente o indirettamente, oggi lavorano 800 persone e da dove il caffè illy parte per oltre 140 Paesi nei 5 Continenti. Oltre alle istituzioni locali a brindare, c’era la sorella Anna, con cui oggi detiene l’80% della cassaforte di famiglia che controlla il gruppo illy, e l’amministratrice delegata, Cristina Scocchia.

Nel suo intervento si sofferma sulle sfide che la natura di azienda familiare ha riservato in questi anni e sui cambiamenti fatti per crescere. “Siamo così grazie al fatto di essere un’azienda familiare un po’ particolare: abbiamo sposato in anni recenti, un modello che chiamiamo world-class organization, cioè un’azienda, sì familiare, nella sua filosofia imprenditoriale, nei suoi valori, nei suoi saperi che si tramandano, ma una a conduzione professionale. Questo perché le aziende hanno il diritto e il dovere di crescere, coinvolgendo un numero sempre più importante di portatori di interesse, in inglese, gli stakeholders. Siamo un modello di stakeholder company”. Non a caso ad applaudire nella sede di Trieste c’era anche Robert Agostinelli, co-fondatore e presidente di Rhône group, che dal 2021 detiene una quota del 20% del capitale di illycaffè: “Questo modello, world class organization, ci ha portato di recente a fare una scelta importante, che è quella dell’apertura del capitale. Ringrazio Robert Agostinelli, il fondatore del fondo Rhone: tutto questo ci serve per non essere autoreferenziali. Molto spesso si tende a confondere le priorità e bisogna mettere davanti l’azienda e i consumatori rispetto alle prerogative della famiglia. Ci crediamo molto, al punto di decidere di aprire il capitale”.

Ma nelle parole di Andrea Illy c’è anche spazio per parlare di futuro, un futuro che non può prescindere dalla sostenibilità. “Per noi del caffè il cambiamento climatico è una minaccia esistenziale – ha detto – Più del 50% delle terre oggi coltivate a caffè non saranno più coltivabili nel 2050, e bisogna correre per trovare dei rimedi. Noi abbiamo iniziato un percorso con l’agricoltura rigenerativa, una pratica agronomica che consente di rafforzare il suolo, nutrito con il suo microbiota e lo rende più idratato. Per noi il futuro dell’agricoltura rigenerativa significa che già oggi, a distanza di 4 anni, più del 70% degli agricoltori che ci vendono il caffè utilizza queste pratiche generative e un mese fa abbiamo lanciato il primo caffè certificato rigenerativo al mondo che ha rappresentato per noi una sorpresa incredibile: il Premio Ernesto Illy, che diamo ai primi classificati delle nove origini del nostro blend, il primo dei primi è stato un caffè brasiliano rigenerativo”. Sostenibilità che è anche responsabilità sociale quando si parla di caffè. “Ci sono 25 milioni di famiglie che producono il caffè in una cinquantina di Paesi: con l’eccezione del Brasile, sono persone che hanno un reddito medio di circa 300 dollari all’anno, ben al di sotto della soglia di povertà e noi non possiamo eticamente come famiglia, management, comunità, tollerare che ci sia benessere per chi consuma caffè, senza dare in cambio opportunità di sviluppo a chi lo produce. E’ ovvio che queste prospettive sarebbero flagellate se noi lasciassimo che l’ambiente li privasse anche di questa piccola parte di agricoltura. Bisogna quindi far sì di lanciare letteralmente il caffè da Trieste nel resto del mondo, affinché se ne consumi di più, lo si paghi più caro e si possa portare maggiore benessere nelle comunità che lo coltivano”.