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Cia: agricoltori in piazza a Roma il 26 ottobre

Cia: agricoltori in piazza a Roma il 26 ottobreRoma, 13 ott. (askanews) – Gli agricoltori di Cia scendono in piazza a Roma il 26 ottobre per rivendicare la centralità dell’impresa agricola e del suo reddito, uniti all’insegna dello slogan “Prezzi alle stelle, agricoltori più poveri”. L’appuntamento è alle 9.30 in piazza Santi Apostoli. Insieme agli agricoltori da tutta Italia ci sarà la rappresentanza Cia, a partire dal presidente Cristiano Fini.

Rimettere al centro l’impresa agricola e il suo reddito l’obiettivo della mobilitazione generale, annuncia la Confederazione agricola in una nota, “per tutelare il futuro dei produttori di fronte alle grandi emergenze e alle sfide globali che toccano il settore primario e il Paese intero”. Crisi di mercato e concorrenza estera, filiere e manodopera, aree interne e fauna selvatica, risorse idriche e consumo di suolo, ambiente e fake news i temi chiave che Cia porterà in piazza.

Coldiretti: crolla produzione olio oliva mondo, prezzi in salita

Coldiretti: crolla produzione olio oliva mondo, prezzi in salitaRoma, 13 ott. (askanews) – Con il crollo della produzione a livello internazionale crescono del 42% i prezzi dell’olio extravergine di oliva, che è il prodotto che ha fatto registrare i maggiori rincari nel carrello della spesa delle famiglie a tavola. E’ quanto emerge dal report di Coldiretti “Prezzi, l’autunno caldo dell’extravergine”, basato sugli ultimi dati Istat di settembre, diffuso al Villaggio contadino al Circo Massimo a Roma.

A pesare sull’aumento dei prezzi i risultati della scarsa raccolta all’estero: la Spagna dovrebbe attestarsi a circa 765mila tonnellate, del 34% inferiore alla media degli ultimi quattro anni. Mentre in Turchia la produzione di olio dovrebbe scendere intorno alle 280mila tonnellate, circa 100mila tonnellate in meno rispetto alla scorsa campagna. Crolla anche la Grecia, con 200mila tonnellate previste rispetto alle 350mila dello scorso anno. Solo la Tunisia sembra in recupero con una produzione che può superare le 200mila tonnellate, sopra le 180mila dell’ultima stagione, avvicinandosi alla media degli ultimi 5 anni che è di 228mila tonnellate. “Si è creata una situazione mai vista prima – spiega il presidente di Unaprol David Granieri – con scarse produzioni, soprattutto in Spagna, scorte basse e inflazione, che ha fatto impennare i valori dell’extravergine d’oliva con il raddoppio dei prezzi per gli olii di origine comunitaria”.

L’Italia, ricorda Coldiretti, è fra i primi tre maggiori consumatori di extravergine di oliva al mondo con circa 480 milioni di chili, subito dopo la Spagna e prima degli Stati Uniti e rappresenta il 15% dei consumi mondiali secondo elaborazioni Coldiretti sugli ultimi dati IOC (International oil council).

Coldiretti: raccolta olive, crollo di 1/3 produzioni Centro-Nord

Coldiretti: raccolta olive, crollo di 1/3 produzioni Centro-NordRoma, 13 ott. (askanews) – Crollo della produzione di olio di oliva nelle regioni del Centro Nord (-1/3) e aumento del 34% al Sud, per un totale nazionale che sarà di circa 290mila tonnellate, al di sotto della media dell’ultimo quadriennio. Il report di Coldiretti “Prezzi, l’autunno caldo dell’extravergine” diffuso in occasione al Villaggio contadino al Circo Massimo a Roma su dati Unaprol/Ismea.

A pesare sulla campagna 2023-34 è stao il clima: piogge durante la fioritura, siccità e alte temperature che hanno messo a dura prova gli uliveti nazionali. Il mese di ottobre sarà fondamentale per la completa maturazione delle olive e oltre ai volumi inferiori alle attese c’è l’incognita della resa in olio. A salvare il bilancio nazionale in particolare è la Puglia, sottolinea Coldiretti, che rappresenta la metà della produzione italiana e cresce del 50% rispetto alla difficile campagna dello scorso anno e nonostante le devastazioni portate dalla Xylella. Anche per la Calabria si attende un incremento, sebbene meno rilevante di quello pugliese, mentre in Sicilia si stima una produzione sostanzialmente stabile rispetto alla già bassa produzione dello scorso anno e comunque al di sotto della media. In buona ripresa anche Abruzzo e Basilicata, mentre per le altre regioni meridionali si prospetta una produzione inferiore allo scorso anno, secondo Coldiretti/Unaprol/Ismea.

“Occorre intervenire per salvare un patrimonio unico del Paese con 150 milioni di piante che tutelano l’ambiente e la biodiversità ma anche un sistema economico che vale oltre 3 miliardi di euro – ha detto il presidente della Coldiretti Ettore Prandini – l’obiettivo è rilanciare una produzione nazionale dell’olio extravergine d’oliva che è uno dei pilastri della Dieta Mediterranea”. “Non è più rinviabile un piano strategico nazionale dell’olivicoltura che metta al centro le aziende che sono sul mercato, producono reddito e occupazione, oltre al recupero dei tanti uliveti abbandonati che devono essere rinnovati per ridare ossigeno e speranze ai territori”, ha spiegato il presidente di Unaprol David Granieri.

Mutti: martedì al Mimit prima riunione tavolo filiera agroalimentare

Mutti: martedì al Mimit prima riunione tavolo filiera agroalimentareMilano, 12 ott. (askanews) – “Martedì il ministro Urso ci ha convocato per parlare di filiera” agroalimentare, “per iniziare a esaminare quali possono essere gli snodi”. Lo ha detto ad askanews il presidente di Centromarca, Francesco Mutti, a proposito del tavolo di filiera concordato col ministro delle Imprese, Adolfo Urso, in occasione della sottoscrizione del patto anti-inflazione. “Martedì avremo questo incontro con il ministro Urso – ha aggiunto – quello che dobbiamo cercare di fare è costruire filiere più sane, più solide e più forti”.

“Il miglior governo del mondo non riuscirà a risolvere tutti gli snodi nello spazio di un anno o due – ha avvertito poi Mutti, a margine dell’evento Transforming tomorrow. La nuova sfida del largo consumo di GS1 Italy – L’economia è un percorso che passa attraverso un miglioramento costante, non ci sono grandi salti o discontinuità se non quelle tecnologiche. Quello che può esserci è una costanza: provare a migliorare da una parte o dall’altra. Alla fine questo permette di avere un livello medio di inflazione molto basso”.

La disabilità come possibilità: a Barilla premio Areté per lavoro inclusivo

La disabilità come possibilità: a Barilla premio Areté per lavoro inclusivoMilano, 12 ott. (askanews) – Dalla disabilità alla possibilità. Un percorso interno di comunicazione che Barilla porta avanti dal 2018 per sensibilizzare l’inclusione nel mondo del lavoro e renderlo un luogo più rassicurante e socialmente cooperativo. Ora il progetto ThisAbility è valso all’azienda alimentare di Parma il premio Areté, nella categoria comunicazione interna.   Il premio Areté da 20 anni segnala alla business community e all’opinione pubblica l’efficacia della comunicazione nel rispetto delle regole della responsabilità. Il riconoscimento di quest’anno è stato consegnato durante il Salone della Csr e dell’Innovazione Sociale e ha premiato Barilla per l’impegno nelle attività che dal 2018 segnano questo percorso.   Fin dall’inizio del proprio percorso nella diversity, equity & inclusion, infatti, l’azienda di Parma ha considerato prioritario l’impegno nei confronti della disabilità per superare le barriere fisiche e mentali, promuovere comprensione culturale e consapevolezza delle disabilità visibili e invisibili e garantire l’inclusione nei luoghi di lavoro di persone con abilità diverse.

Al centro di questo percorso ci sono gli employee resource group, gruppi di volontari organizzati, guidati e formati da persone Barilla in tutto il mondo con l’obiettivo di imprimere un cambiamento culturale positivo all’interno dell’azienda e promuovere temi legati alla diversità e alle pari opportunità. Ad oggi ci sono 17 gruppo guidati da dipendenti che coinvolgono attivamente quasi 2.000 persone in numerose iniziative di questo ambito in tutto il mondo. Uno di questi è proprio “ThisAbility”.

Confagricoltura: produzione olio di oliva +20% a 290mila ton.

Confagricoltura: produzione olio di oliva +20% a 290mila ton.Roma, 12 ott. (askanews) – La produzione di olio di oliva italiana nel 2023/24 dovrebbe attestarsi intorno alle 290mila tonnellate, con un aumento del 20% circa rispetto alle 240.000 tonnellate del 2022. Al Centro-Nord si registrano importanti cali produttivi, mentre al Sud la situazione è migliore ma non è comunque omogenea. I prezzi alla produzione restano elevati e si dovrebbero attestare tra 915 euro e 925 euro a quintale. Lo ha detto ad Askanews Walter Placida, presidente della Federazione nazionale di Prodotto olio (Fnp) di Confagricoltura.

Sulla raccolta, ovviamente, ha influito e influirà molto la questione meteorologica, spiega Placida: “potrebbe anche essere leggermente inferiore se non dovesse piovere, mentre se piovesse e facesse un po’ meno caldo le rese potrebbero anche aumentare del 15%-20%”. Al momento, le piogge di settembre “non hanno ancora colmato la disidratazione degli ulivi e ci sono difficoltà in raccolta perchè i frutti sono disidratati e gli alberi sofferenti”. Il dato della produzione italiana, pur se in lieve crescita come previsto anche dalla Commissione europea nell’ultimo rapporto sulle prospettive agricole, si deve leggere nel contesto di un paese che è il principale consumatore di olio di oliva, con 500mila tonnellate annue. “Con una produzione di 290mila tonnellate supereremo di poco il 50% del fabbisogno interno, quindi saremo comunque costretti ad acquistare prodotto sia per il consumo interno sia per le esportazioni”, precisa Placida.

Quanto alle zone di produzione, “si registrano dei cali importanti nelle aree del Centro Nord. Al sud, dove si fa il 90% della produzione totale italiana, la produzione non è omogenea. In Puglia la raccolta va bene, salvo in alcune aree dell’alto Barese – spiega l’esponente di Confagricoltura – dove ci sono stati dei danni da grandine, anche la Calabria ha una buona produzione al Centro Nord, mentre le zone più a Sud hanno meno volumi”. Secondo le stime di Confagricoltura, l’andamento dei prezzi alla produzione sarà quindi tra i 9,15 e i 9,25 euro a litro. Con ovvie ripercussioni a scaffale per i consumatori. “Già oggi sono visibili aumenti a scaffale di circa il 50% rispetto a gennaio e di circa il 60-65% rispetto agli andamenti degli ultimi 5 anni – ha detto Placida – Il rischio di prezzi molto più alti per il consumatore è concreto”.

Aumenti che potrebbero tradursi in un calo degli acquisti, visto che la Commissione Europea già stima una contrazione del 6% per i consumi di olio di oliva e specialmente in Spagna e Italia. “Non tutti posso comprare un litro di olio a 12 o 15 euro, soprattutto perché psicologicamente abituati a comprarlo a 3,70 euro – ha riconosciuto Placida – ma possiamo vedere questa come una occasione: forse così l’olio di oliva italiano potrebbe finalmente uscire fuori dal sistema delle commodity. Produrre un litro di olio ha costi molto elevati e l’olio è un prodotto pregiato. Questa tempesta perfetta potrebbe servire a dargli valore”. “Serve un piano olivicolo nazionale serio che possa rilanciare il settore in modo determinante”, ha quindi aggiunto Placida, sottolineando che “ci sono stati più incontri con il sottosegretario al Masaf La Pietra e pare ci sia la volontà di realizzare un piano olivicolo, che può essere fatto su base nazionale o regionale, visto che le Regioni si possono autodeterminare in questo senso, per aumentare la produttività e salvaguardare le varietà autoctone. Credo, comunque, che oggi ci sia una attenzione del Governo sul tema dell’olio”, ha concluso.

Lollobrigida: bene operazione Nas su vino, difendere la qualità

Lollobrigida: bene operazione Nas su vino, difendere la qualitàRoma, 12 ott. (askanews) – “L’azione di contrasto messa a segno dai Carabinieri del Nas, con il supporto tecnico dell’Ispettorato centrale per la qualità e repressione delle frodi, dimostra che non c’è spazio in Italia per chi vuole operare fuori dalle regole”. Così il Ministro dell’Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle Foreste, Francesco Lollobrigida, sulla campagna di controllo effettuata a settembre nel settore del vino e che ha portato al sequestro di oltre 300.000 litri di prodotto in fermentazione o già trasformato.

“Difendere la qualità garantisce il valore delle produzioni. Ancora una volta viene confermata l’efficacia dei controlli sulle nostre produzioni. Lo Stato è in prima linea per tutelare e difendere i cittadini e i produttori onesti”, ha concluso il ministro.

Ristoratori: da ottobre prezzi menù +5-12% per aumento costi

Ristoratori: da ottobre prezzi menù +5-12% per aumento costiRoma, 12 ott. (askanews) – Da ottobre i prezzi dei menu dei ristoranti aumenteranno del 5-12% perchè i ristoratori non riescono a fare fronte alle “speculazione sui prezzi, con aumenti che sono arrivati fino al 100% in un anno”. É la denuncia di Raffaele Madeo, presidente di TNI Ristoratori Italia, che spiega che, al di là dell’inflazione, dell’aumento dei costi dell’energia e di quelli delle materie prime, “alcuni prodotti, indispensabili nelle cucine dei ristoranti, sono tornati alle stelle, come ad esempio l’olio extravergine di oliva, che, se prima ci costava 5-6 euro al litro, adesso si paga 10-12 euro al litro, dieci volte di più di quanto costi un litro di vino”.

Una situazione critica, dunque, “alla quale si aggiunge la difficoltà di trovare personale in quanto non si trovano lavoratori disponibili a fare gli orari serali e festivi tipici del settore della ristorazione e turistico in genere”. “Più che un problema di stipendi bassi o di contratti non rispettati, cosa della quale siamo stati più volte accusati, è invece il tipo di lavoro di per sé che non è più attrattivo”, sottolinea Madeo. A novembre a Roma ci saranno gli Stati generali della ristorazione. “TNI – annuncia Madeo – sarà presente e porterà al governo le richieste della categoria, a partire da quella che riteniamo la priorità numero uno: la sospensione delle legge Bersani, e dunque il blocco di nuove aperture non solo nei centri storici, come hanno fatto alcune città, tra cui Firenze, ma anche nelle periferie, dove le attività soffrono di più”.

Ue stima produzione olio oliva a 1,5 mln ma disponibilità scarse

Ue stima produzione olio oliva a 1,5 mln ma disponibilità scarseRoma, 12 ott. (askanews) – Scarsa disponibilità, prezzi alti, consumi interni in calo. Il 2023/24 si presenta con un altro anno difficile per l’olio di oliva europeo. Nel complesso, la produzione di olio d’oliva in Unione Europea è stimata a 1,5 milioni di tonnellate: +9% su base annua, ma il 2022/23 si era chiuso con un pesantissimo -39%. E, dato che le scorte iniziali sono basse, la disponibilità di olio potrebbe essere la più bassa degli ultimi anni (-33% sotto la media quinquennale). In questo contesto, ovviamente, la previsione è che i prezzi dell’olio d’oliva rimarranno a livelli elevati nella prossima campagna di commercializzazione.

A dare i numeri di un settore che arranca è la Commissione Europea, nell’ultimo rapporto sulle prospettive agricole. A pesare sulla produzione di olio d’oliva dell’UE nel 2023/24 sono gli eventi meteorologici negativi che si sono verificati nei paesi produttori durante il ciclo di crescita delle olive. Spagna, Portogallo e Grecia hanno sofferto di un primavera estremamente secca e calda. La pioggia poco prima e durante l’estate, seguita da nuove ondate di caldo, non ha migliorato la situazione in Spagna e Portogallo. Un clima che, tra l’altro, favorisce lo sviluppo della mosca dell’olivo e dei parassiti. Di conseguenza, Spagna e Portogallo non riusciranno a raggiungere il pieno potenziale. Oggi il ministero spagnolo dell’Agricoltura ha reso noto che nel paese la produzione 2023/24 sarà pari a 765.300 tonnellate, con una crescita del 15% sul 2022. In Grecia, che è nell’anno di scarica, il calo produttivo previsto è pari a circa il 20%. Solo la produzione italiana potrebbe crescere. Secondo il rapporto della Commissione, un andamento delle importazioni previsto stabile rispetto allo scorso anno potrebbe sostenere l’offerta di olio in Europa, soprattutto grazie ad un raccolto leggermente migliore in Tunisia. Ma nel complesso, visti gli alti prezzi e i volumi ridotti dovuti anche alle basse scorte, è previsto un ulteriore calo delle esportazioni dell’UE (a 540.000 tonnellate, -10%) e dei consumi (-6%) che erano già diminuiti significativamente nel 2022/23.

L’effetto sui prezzi è già evidente: la combinazione di basse giacenze e aspettative di un raccolto inferiore alla media nella campagna 2023/24, stanno facendo raggiungere ai prezzi alla produzione massimi storici in tutte le categorie e in tutti i paesi dell’UE. Ad esempio, a Jaen, la più grande regione produttrice di olio dell’UE, i prezzi hanno raggiunto a fine agosto circa 820 euro a quintale per l’olio extravergine di oliva, euro 760 a quintale per l’olio vergine e 730 euro per l’olio lampante. In tutti i casi, questi prezzi sono quasi 3 volte superiori alla media quinquennale e sono i prezzi più alti di sempre, scrive la Commissione. Il quadro negativo sull’export appariva chiaro già in primavera, si spiega, visto che tra aprile e giugno 2023 le esportazioni mensili di olio dell’UE sono diminuite di circa il 40% rispetto agli stessi mesi del 2022, con un calo complessivo ottobre-giugno di circa il 23%.

Federalimentare: 10 casi di italian sounding ad Anuga ma fenomeno in calo

Federalimentare: 10 casi di italian sounding ad Anuga ma fenomeno in caloMilano, 12 ott. (askanews) – Federalimentare ha verificato dieci casi di italian sounding, riguardanti principalmente la pasta, ad Anuga, fiera di riferimento a livello mondiale per l’agroalimentare conclusasi ieri a Colonia. Un risultato soddisfacente dalla Federazione, che ha constatato un calo di questo fenomeni rispetto alle edizioni precedenti.

Il contrasto al fenomeno dell’italian sounding e alle attività di contraffazione dei prodotti agroalimentari italiani alla fiera Anuga 2023 si è rivelato pienamente efficace, si legge in una nota. Federalimentare è riuscita a individuare e a denunciare le dieci violazioni, che riguardavano principalmente la commercializzazione e la vendita di pasta. L’analisi, effettuata direttamente in fiera, ha evidenziato che gli alimenti si presentavano ai consumatori con richiami all’italianità, come il tricolore, descrizioni in lingua italiana e altre palesi imitazioni di tipo visivo, fonetico e di etichettatura. Il team di legali ha dunque provveduto a far ritirare i prodotti in questione dalla fiera e ha diffidato le ditte produttrici. “La nostra attività come industria, che produce alimenti e bevande made in Italy, ha da sempre fra le sue prerogative l’impegno a contrastare fenomeni distorsivi del mercato – ha spiegato il presidente di Federalimentare, Paolo Mascarino – Dopo anni di presenza costante della Federazione ad Anuga, con decine e decine di alimenti contraffatti scoperti e rimossi dal mercato, possiamo constatare che in questa edizione il numero di espositori che hanno provato a presentare prodotti alterati al pubblico, si è ridotto significativamente”.

“Quest’anno – ha proseguito Mascarino – abbiamo dato un forte segnale di tutela del nostro made in Italy facendo ritirare dall’esposizione tutti e dieci i casi di italian sounding nel settore della pasta. È inoltre molto significativo che non siano stati riscontrati casi di contraffazione in settori dove in passato il fenomeno era diffuso, come formaggi, salumi, sughi e conserve di pomodoro. Si tratta di un’ottima notizia”. “È comunque evidente – ha concluso Mascarino – che il nostro impegno contro l’italian sounding non si ferma alla Fiera di Anuga. La nostra azione sarà sempre più forte su tutti i mercati europei e internazionali, a tutela degli interessi della nostra industria alimentare e dei consumatori”.