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Federalimentare: ad Anuga scoperti 10 casi Italian Sounding

Federalimentare: ad Anuga scoperti 10 casi Italian SoundingRoma, 12 ott. (askanews) – Dieci casi di Italian Sounding, riguardanti prevalentemente la commercializzazione e la vendita di pasta con richiami all’italianità, come il tricolore, descrizioni in lingua italiana e altre palesi imitazioni, sono stati scoperti fra gli stand della fiera internazionale di Anuga, svoltasi a Colonia tra il 7 e l’11 ottobre. Lo rende noto Federalimentare, sottolineano che “il contrasto al fenomeno dell’Italian Sounding e alle attività di contraffazione dei prodotti agroalimentari italiani alla fiera di Anuga 2023 si è rivelato pienamente efficace”.

Federalimentare, presente in fiera con il Desk Authentic Italian Check Point e coadiuvata dal team Indicam, che si è avvalso della collaborazione dell’Associazione Italian Sounding con la sua task force di legali tedeschi, “è riuscita ad individuare e a denunciare le dieci violazioni” e il team di legali “ha dunque provveduto a far ritirare i prodotti in questione dalla fiera e ha diffidato le ditte produttrici”. “La nostra attività come industria, che produce alimenti e bevande made in Italy, ha da sempre fra le sue prerogative l’impegno a contrastare fenomeni distorsivi del mercato – sottolinea in una nota il presidente di Federalimentare, Paolo Mascarino – Dopo anni di presenza costante della Federazione ad Anuga, con decine e decine di alimenti contraffatti scoperti e rimossi dal mercato, possiamo constatare che in questa edizione il numero di espositori che hanno provato a presentare prodotti alterati al pubblico, si è ridotto significativamente”.

“Quest’anno – ha proseguito Mascarino – abbiamo dato un forte segnale di tutela del nostro made in Italy facendo ritirare dall’esposizione tutti e dieci i casi di Italian Sounding nel settore della pasta. È inoltre molto significativo che non siano stati riscontrati casi di contraffazione in settori dove in passato il fenomeno era diffuso, come formaggi, salumi, sughi e conserve di pomodoro. Si tratta di un’ottima notizia, che premia il grande lavoro svolto negli ultimi anni sul tema da Federalimentare a difesa dei produttori italiani”. Per il presidente di Indicam Mario Peserico, “questo risultato conferma il ruolo operativo di Indicam nella tutela concreta del pregio dell’italianità nei confronti di indebite usurpazioni, grazie al contributo significativo e della competenza tecnica dei professionisti nostri associati”.

Domeni a villaggio Coldiretti di Roma giornata dell’extravergine

Domeni a villaggio Coldiretti di Roma giornata dell’extravergineRoma, 12 ott. (askanews) – Al via domani 13 ottobre la Giornata nazionale dell’extravergine italiano al Villaggio contadino della Coldiretti a Roma, che resterà aperto fino al 15 ottobre: a inaugurarla, la prima spremitura 2023 delle olive appena raccolte dagli alberi del Colosseo, a testimonianza di una tradizione millenaria. L’appuntamento dalle 9 al Circo Massimo.

Alla vigilia del varo della manovra saranno presenti i vicepresidenti del Consiglio Matteo Salvini e Antonio Tajani oltre al ministro della Salute Orazio Schillaci, dello sport Andrea Abodi e al presidente della CEI Matteo Maria Zuppi, insieme al segretario generale della Coldiretti Vincenzo Gesmundo e al presidente della Coldiretti Ettore Prandini. Inoltre, sarà diffuso il report “Prezzi, l’autunno caldo dell’extravergine” sulle prime previsioni sulla produzione 2023 e verrà aperta la prima mostra “Uliveti d’Italia” con le diverse varietà di olive diffuse lungo tutta la Penisola, dalla Lombardia alla Sicilia.

Assobirra: no aumento accise, peserebbe su filiera e consumatori

Assobirra: no aumento accise, peserebbe su filiera e consumatoriRoma, 12 ott. (askanews) – Un aumento anche solo di pochi centesimi di euro dell’accisa sulla birra “finirebbe per far male a tutti. Anche al consumatore”. E’ l’allarme lanciato da Assobirra, che oggi ha presentato una analisi di Osservatorio Birra, con il settimo Rapporto “La creazione di valore condiviso del settore della birra in Italia”, realizzato da Althesys sulla situazione del comparto anche alla luce del possibile aumento delle accise il primo gennaio 2024.

Secondo Assobirra un aumento delle accise “colpirebbe i produttori, già alle prese con costi sempre più insostenibili, ridurrebbe i margini degli esercenti, e ricadrebbe anche sul consumatore, perché verrebbe anche gravata dall’IVA. Infatti, in una birra alla spina circa 80 centesimi sono imputabili all’accisa mentre su una bottiglia da 0,66 in offerta, il formato più venduto in Italia al supermercato, questa tassa incide per circa il 40% sul prezzo di vendita”. Inoltre, prosegue Assobirra anche lo Stato guadagnerebbe di meno perché ” birra è l’unica bevanda da pasto gravata da accise, e in passato lo Stato, quando ha abbassato l’accisa sulla birra, ha incassato di più: +27% di entrate erariali nel 2017-2019 rispetto al triennio precedente, che aveva visto gli aumenti di questa tassa. Inoltre, con una minor pressione fiscale i produttori sono stati in grado di fare investimenti, lanciare nuovi prodotti, generando crescita e quindi gettito.

Secondo Osservatorio Birra, una riduzione delle accise potrebbe invece alleggerire la pressione inflattiva per i consumatori e aumentare la competitività della filiera brassicola nazionale. Dopo un 2022 in ripresa, il primo semestre 2023 vede una inversione di tendenza e registra, per la prima volta dopo 2 anni, un calo del valore condiviso di circa il -3%, pari a circa 120 milioni di euro. Se la crisi del comparto si approfondisse, ricorda Assobirra, ne risentirebbe una filiera che dà lavoro a 103mila famiglie e paga allo stato più di 4 miliardi di euro di contribuzione fiscale. La fotografia di Osservatorio Birra e Althesys viene scattata attraverso il valore condiviso, calcolato analizzando tutte le fasi della filiera della birra, gli effetti diretti delle attività dell’industria birraria nazionale, quelli indiretti e indotti.

Per Bitto 2023 positivo: stimate 16mila forme, Casera in linea con 2022

Per Bitto 2023 positivo: stimate 16mila forme, Casera in linea con 2022Milano, 11 ott. (askanews) – Il 2023 si annuncia come un’annata positiva per il Bitto, com 16mila forme pronte per essere marchiate. Per l’altra Dop valtellinese, quella del casera, la produzione di quest’anno invece sarà in linea con il 2022. A tracciare il quadro della produzione casearia 2023 è il presidente del Consorzio di tutela del Bitto e del Casera Dop, Marco Deghi, in occasione della 116esima edizione della mostra del Bitto in programma a Morbegno, sabato 14 e domenica 15 ottobre prossimi.

“Una stagione alquanto positiva, quella 2023 – afferma Deghi – che ha coinvolto nel carico degli alpeggi quasi 50 produttori di Bitto, circa 3.000 bovine da latte, oltre 300 capre e 10 stagionatori. Quest’anno ci sarà un’ottima qualità del formaggio: merito delle temperature più miti rispetto allo scorso anno, che hanno permesso di mantenere nei formaggi i tipici sentori dei prati dell’alpeggio, ma anche del piano di valorizzazione del Bitto, grazie alla presenza di supporto tecnico a disposizione dei nostri soci direttamente in alpeggio e al monitoraggio di Aral. Attualmente stimiamo una produzione di circa 16mila forme, che dovranno passare i controlli di qualità previsti da disciplinare prima di essere marchiate. Si tratta chiaramente di dati provvisori, anche in considerazione del fatto che lo scarico definitivo degli alpeggi per alcuni è avvenuto meno di due settimane fa”. Sostanzialmente stabile, invece, la produzione del Valtellina Casera. “Nel primo semestre 2023 le forme marchiate si attestano a 102.560, in lieve flessione, nell’ordine dell’1%, sullo stesso periodo 2022” spiega Deghi che non si dice preoccupato: “Considerando che nel periodo autunnale le vendite sono sempre più sostenute, si conta di chiudere l’anno con risultati positivi sia per la produzione che per le vendite”.

In occasione della mostra del Bitto il Consorzio di tutela formaggi Valtellina Casera e Bitto Dop organizza anche un concorso che in questa edizione vedrà la partecipazione di circa cento produzioni, selezionate da una commissione di 25 giurati. Una occasione anche per scoprire tutto ciò che ruota attorno al mondo del Bitto e degli alpeggi, in compagnia di produttori, assaggiatori ed esperti. Due le masterclass organizzate dal consorzio il 14 ottobre per provare i formaggi vincitori del concorso e numerose le degustazioni e le attività che vedono protagoniste le produzioni casearie simbolo della Valtellina.

Fond. Barilla: ognuno “beve” 5.800 litri acqua al giorno, molta è nei cibi

Fond. Barilla: ognuno “beve” 5.800 litri acqua al giorno, molta è nei cibiMilano, 11 ott. (askanews) – Su 100 litri di acqua disponibili al mondo, poco più di una bottiglia di quelle che portiamo in tavola ogni giorno (2,5 litri) sono di acqua dolce, potabile e adatta all’uso domestico, all’agricoltura o altre attività industriali. Di quest’acqua, la maggior parte è utilizzata per produrre il cibo che mangiamo. In Italia, infatti, è stato stimato che l’”impronta idrica” ovvero il consumo complessivo di acqua, non solo quella che usiamo in cucina ma anche e soprattutto quella “contenuta” nei cibi che mangiamo, ammonta a circa 5.800 litri a persona al giorno, ovvero più della stessa quantità di acqua che utilizzeremmo se quotidianamente facessimo più di 100 lavatrici a pieno carico. Tutti noi, quindi, abbiamo l’opportunità di contribuire a ridurne l’uso scegliendo con consapevolezza il cibo che portiamo a tavola e mettendo in pratica piccole azioni quotidiane partendo proprio dalla nostra cucina.

Possiamo adottare la dieta mediterranea, che con la sua ricca base quotidiana di verdura, frutta e cereali, è la nostra principale alleata per abbassare gli impatti sull’ambiente, a beneficio della nostra salute. Inoltre, possiamo intervenire sui metodi di cottura: ad esempio, quella a vapore richiede molta meno acqua rispetto alla bollitura e aiuta a preservare più sostanze nutritive nel cibo. E perché non riutilizzare l’acqua per più preparazioni – per esempio per fare brodi o cuocere le verdure? Oppure ancora, possiamo contenere gli sprechi usando, quando possibile, tutte le parti di un alimento, come le bucce. Tutte azioni e consigli, questi, che sono presenti nel volume 100 Food Facts – Piccola guida per grandi cambiamenti, e che sono stati estrapolati dalla Fondazione Barilla, in vista della Giornata mondiale dell’alimentazione (16 ottobre) dedicata proprio al tema dell’acqua. Con l’occasione, la Fondazione lancia anche una call to action per chef, cuochi e organizzazioni no profit d’Europa invitandoli a partecipare al Climate smart chefs award, il premio che riconosce l’impegno di chi agisce a favore di un’alimentazione sana rispettosa del Pianeta, che combatte il cambiamento climatico e riduce l’impronta idrica.

Quando si parla di cibo e di risparmio idrico, infatti, bisogna guardare non solo alle nostre scelte in casa, ma anche ai consumi fuori casa e, considerato che nel 2022 in Italia le visite a bar e ristoranti sono state pari a 6,3 miliardi, diventa chiaro che il ruolo degli chef sarà sempre più centrale per aiutare i clienti ad acquisire maggiore consapevolezza sulle questioni climatiche e ambientali attraverso la progettazione dei menù e con una comunicazione più mirata ed efficace. Con l’obiettivo di coinvolgere quanti più addetti ai lavori nell’essere parte di questo processo di educazione, è nato il progetto Life climate smart chef, che prevede un corso di alta formazione per i professionisti del settore ristorativo (con l’obiettivo di formarne 160 in tre anni) e il Climate smart chef award, il premio rivolto a chef professionisti, cuochi in formazione o esordienti, e a iniziative locali promosse da organizzazioni no profit che lavorano per un’alimentazione più attenta all’ambiente. “La gestione responsabile dell’acqua è una sfida cruciale che tutti noi siamo chiamati ad affrontare in casa, al ristorante, ma anche a livello economico e sociale. Attraverso la dieta mediterranea e chiedendo ai nostri ristoranti di fiducia piatti attenti alla salute del Pianeta, possiamo contribuire a ridurre l’uso d’acqua – ha dichiarato Marta Antonelli, coordinatrice del progetto Life climate smart chefs e direttrice della ricerca di Fondazione Barilla – Come Fondazione Barilla abbiamo voluto dare il nostro contributo per fornire agli chef del futuro gli strumenti per affiancare alla gioia del cibo, anche l’attenzione all’ambiente per diventare dei veri promotori del cambiamento. E in questo senso, la nascita del Climate smart chef award nasce proprio per riconoscere il merito a chi già oggi sta facendo tanto per attivarsi in questa direzione”.

Il premio si rivolge a chi ha cominciato a muovere i primi passi in cucina, agli chef più affermati e alle organizzazioni no profit che potranno candidarsi fino al 10 giugno 2024. Dopo aver concluso il percorso di formazione attraverso il percorso tradizionale (online + in presenza) o tramite Mooc (versione interamente fruibile online dal sito del progetto), gli chef potranno candidarsi scegliendo tra due diverse categorie, “Il ristorante sostenibile dell’anno”, rivolto a chi è più esperto, già a capo di una cucina professionale, e “La ricetta sostenibile dell’annoW, a cui potranno partecipare i cuochi più giovani in formazione o impiegati in una cucina. In palio per il vincitore di ciascuna categoria un corso specialistico presso Alma, la possibilità di diventare ambasciatori del progetto in tutta Europa e la licenza gratuita per un anno di FoodPrint, il software per la progettazione di menu sostenibili che analizza l’impatto ambientale di ciascun piatto sviluppato da Nutritics nell’ambito del progetto Life climate smart chefs. Il premio per le “iniziative locali” è, invece, rivolto a quelle organizzazioni no profit che, coinvolgendo attivamente uno o più chef, realizzano progetti e iniziative che trattano questioni relative a cibo, clima, acqua, nutrizione e spreco.

Contratti filiera e riforma fiscalità per redditività agricola

Contratti filiera e riforma fiscalità per redditività agricolaRoma, 11 ott. (askanews) – Puntare sui contratti di filiera, riformare la fiscalità agricola e favorire l’innovazione e il ricambio generazionale. Sono alcune delle indicazioni utili ad rafforzare la redditività in agricoltura emerse nel corso del convegno “La redditività in agricoltura tra programmazione e strategia” organizzato a Roma dalla Copagri.

Il presidente dell’associazione, Tommaso Battista, ha spiegato: “con la delicata congiuntura attuale, caratterizzata da un’elevata volatilità dei prezzi, dei costi e delle rese produttive, e nella condizione nella quale si trovano i produttori agricoli, stretti nella morsa tra questi elementi e l’aumento del costo del denaro, assume una rilevanza sempre maggiore la valutazione delle possibili strategie da mettere in campo per promuovere e rafforzare la redditività in agricoltura”. “Quest’anno, infatti, complici le sfavorevoli condizioni di mercato, le produzioni agricole sono state realizzate con un sensibile incremento dei costi, che in moltissimi casi non sono stati completamente coperti dai prezzi; questo fatto – ha aggiunto – unito al calo delle rese e alla sempre maggiore incidenza delle ricadute del cambiamento climatico, non ha fatto altro che erodere ulteriormente i margini di redditività degli agricoltori, nonostante il forte aumento dei prezzi al consumo legato all’inflazione”, ha rimarcato Battista.

Nella parte conclusiva dei lavori la politica ha indicato alcune delle possibili strade da percorrere per contrastare la delicata situazione attuale della redditività in agricoltura. Sul tavolo dei relatori si sono alternati gli attesi interventi del sottosegretario all’Economia e alle Finanze Lucia Albano, che ha fatto il punto sulla riforma della fiscalità agricola, sulla quale, ha spiegato, “il governo sta lavorando con un intervento strutturale e organico nel solco degli obiettivi del PNRR”. Il sottosegretario all’Agricoltura Patrizio La Pietra ha rivendicato l’importanza di puntare con sempre maggiore decisione sui contratti di filiera, che “rappresentano uno strumento fondamentale per lo sviluppo di produzioni 100% italiane, capaci di dare opportunità di lavoro e far crescere il Made in Italy”, mentre il presidente della Commissione Agricoltura della Camera Mirco Carloni, ha invece ricordato l’importanza di promuovere la redditività agricola favorendo l’innovazione e il ricambio generazionale, “partendo dai positivi contenuti della Pdl sull’imprenditoria giovanile, la cui approvazione in commissione è ormai imminente”.

In Toscana semplificazione burocratica per i lavori boschivi

In Toscana semplificazione burocratica per i lavori boschiviRoma, 11 ott. (askanews) – Una minore burocrazia nei lavori forestali. La deroga all’autorizzazione paesaggistica per le operazioni ordinarie nei boschi, che è stata introdotta con il Decreto Asset presentato dal presidente della Commissione Agricoltura del Senato, Luca De Carlo, va nella misura auspicata da Cia Agricoltori Italiani della Toscana, e sostiene le aziende della filiera legno, particolarmente importante in Toscana.

“Accogliamo con soddisfazione questa novità, nella strada della sburocratizzazione del settore forestale – sottolinea il presidente di Cia Agricoltori Italiani della Toscana, Valentino Berni – che tutela maggiormente gli imprenditori del bosco toscano e facilita il lavoro quotidiano delle nostre aziende. Si supera così un ostacolo normativo, che imponendo il vincolo paesaggistico ad alcuni boschi e superfici forestali, implicava la necessità di un’autorizzazione paesaggistica per il cui rilascio erano richiesti molti mesi”. Il settore agro-forestale è di fondamentale importanza in tutta la Toscana, la prima regione italiana per superficie boschiva con circa 1milione e 200mila ettari e con una filiera legno che coinvolge oltre 40 mila addetti. “Avere a disposizione strumenti normativi e amministrativi più snelli e meno ingessati per la gestione delle attività lavorative quotidiane non potrà che far migliorare la competitività e la produttività delle aziende toscane”, conclude il presidente della Cia Agricoltori Italiani della Toscana.

Coldiretti: produzione castagne italiane sotto i 45 mln chili

Coldiretti: produzione castagne italiane sotto i 45 mln chiliRoma, 11 ott. (askanews) – L’autunno caldo e la carenza di precipitazioni pesano sulla raccolta italiana delle castagne che si preve in calo, al di sotto dei circa 45 milioni di chilogrammi di produzione media nazionale degli ultimi 5 anni. A diminuire, soprattutto, la produzione delll’Emilia Romagna e quella di tutto il sud Italia mentre risultano in controtendenza alcune aree del nord Italia, in particolare Piemonte e Trentino, dove le quantità dovrebbero risultare stabili, con locali aumenti. Lo anticipa in una nota la Coldiretti, sottolineando che perà la qualità dei frutti sarà buona ovunque, con punte di eccellenza.

L’Italia resta il sesto produttore mondiale di castagne, con l’86% della produzione che viene realizzata in 5 regioni, nell’ordine Campania, Calabria, Toscana, Lazio, Emilia-Romagna. Nel 1911 la produzione di castagne ammontava a 829 milioni di chili, mentre dieci anni fa era pari a 55 milioni di chili. A fronte del calo produttivo, l’Italia nel 2022 ha importato quasi 20 milioni di chili di castagne, soprattutto da Turchia, Grecia, Spagna e Portogallo.

L’Italia ha ben sedici prodotti a denominazione di origine legati al castagno che hanno ottenuto il riconoscimento europeo. Cinque si trovano in Toscana e sono il Marrone del Mugello Igp, il Marrone di Caprese Michelangelo Dop, la Castagna del Monte Amiata Igp, la Farina di Neccio della Garfagnana DOP e la Farina di Castagne della Lunigiana DOP mentre in Campania è riconosciuta la Castagna di Montella Igp, il Marrone di Roccadaspide Igp, il Marrone di Serino/Castagna di Serino IGP e la Castagna di Roccamonfina IGP, in Emilia Romagna il Marrone di Castel del Rio Igp, in Veneto il Marrone di San Zeno Dop e i Marroni del Monfenera Igp, ed i Marroni di Combai Igp, in Piemonte la Castagna Cuneo Igp e il Marrone della Valle di Susa Igp, e nel Lazio la Castagna di Vallerano DOP.

Pil agricolo e alimentare cala in II trimestre, ma sorride export

Pil agricolo e alimentare cala in II trimestre, ma sorride exportRoma, 11 ott. (askanews) – Secondo trimestre del 2023 in chiaroscuro per l’agricoltura e l’industria alimentare. Scendono il Pil agricolo e l’indice di produzione alimentare e delle bevande, ma arrivano soddisfazione dell’estero, con un export in crescita del 4%, anche se le vendite di vino all’estero performano male e si riducono del 3,4%. È quanto emerge dalla fotografia scattata nel secondo trimestre del 2023 da CREAgritrend, il bollettino trimestrale messo a punto dal CREA, con il suo Centro di Ricerca Politiche e Bioeconomia.

AGRICOLTURA – Nel secondo trimestre del 2023 il Pil agricolo è infatti sceso dell’1,3% rispetto al primo trimestre dell’anno e dell’1,1% rispetto allo stesso periodo del 2022. Guardando all’occupazione, i dati mostrano una variazione negativa nel settore agricolo, relativamente sia alle ore lavorate (-3%), sia alle unità di lavoro impiegate (-2,8%). I redditi da lavoro dipendente nel settore aumentano dell’1,9%. ALIMENTARE – Nel semestre è in calo del 3,2% rispetto allo stesso periodo del 2022 anche l’indice della produzione dell’industria alimentare, con la riduzione più marcata, pari al 9%, registrata ad aprile. All’interno del comparto, si segnala il calo del 12,6% dell’indice della produzione industriale della lavorazione e conservazione di pesce, crostacei e molluschi e del 10% della produzione di oli e grassi.

BEVANDE – Per quanto riguarda l’industria delle bevande, l’indice mostra una riduzione dell’1,5% rispetto allo stesso periodo del 2022, con un picco nel mese di giugno. Questa performance negativa, spiega il Crea nell’Agritrend, è da attribuirsi soprattutto al comparto della distillazione, rettifica e miscelatura di alcolici (-8,3%). Gli indici del fatturato dell’industria alimentare e delle bevande segnano invece variazioni positive sia sul mercato estero che su quello interno: il fatturato dell’industria alimentare cresce di 10 punti percentuali nel complesso e di 9 punti sui mercati esteri, mentre, quello delle bevande cresce di 12 e di 11 punti rispettivamente. o e di 4,5 punti sul mercato

Sui prezzi nel II trimestre 2023 pesa l’inflazione e l’indice armonizzato dei prezzi al consumo cresce rispetto allo stesso periodo del 2022. Molti prodotti, come pane e cereali, latte, formaggi e uova, oli e grassi, vegetali, bevande analcoliche, segnano incrementi a doppia cifra. ESPORTAZIONE E IMPORTAZIONI – Bene le esportazioni agroalimentari, che nel secondo trimestre 2023 superano i 15,5 miliardi di euro, con una crescita del 4% circa rispetto al primo trimestre 2022. Rispetto alle destinazione del nostro export, crescono del 10% Francia e Regno Unito, mentre le esportazioni calano del 10,2% verso gli Stati Uniti a causa delle minori vendite, in valore e in quantità, di vini DOP, che rappresentano una delle principali voci di esportazione verso il mercano statunitense, e del 4% verso i Paesi Bassi (-4%).

In aumento anche le importazioni, che raggiungono i 16,5 miliardi (+4% rispetto allo stesso trimestre del 2022) e riguardano tutti i principali fornitori dell’Italia eccetto il Brasile (-3,4%). Come già evidenziato nei primi tre mesi del 2023, anche nel II trimestre una quota considerevole dell’import di olio di oliva si sposta dalla Spagna alla Grecia, e questo spiega in gran parte l’aumento del 70% dell’import agroalimentare dell’Italia dalla Grecia. I prodotti maggiormente esportati sono stati i lattiero-caseari (+7,1%) e i derivati dei cereali (+5,2%). Sul fronte delle importazioni si registrano aumenti in valore molto elevati per le carni fresche e congelate e i prodotti lattiero caseari. Nel II trimestre 2023, si riducono le vendite all’estero di vino (-3,4%) e le vendite di oli e grassi, a causa delle minori esportazioni di “oli di semi e grassi vegetali” verso molti dei principali clienti. In crescita, invece, l’export di derivati dei cereali (+5,2) e prodotti lattiero-caseari (+7,1).

Il tristellato La Pergola si rifà il look e riapre ad aprile

Il tristellato La Pergola si rifà il look e riapre ad aprileRoma, 11 ott. (askanews) – Il ristorante tristellato La Pergola del Rome Cavalieri, A Waldorf Astoria Hotel, si rifà il look: la creazione dello chef Heinz Beck chiuderà il 18 novembre e riaprirà alla fine di aprile 2024 in una nuova veste.

Inaugurato nel 1994, La Pergola è stata la prima creatura di Heinz Beck, e dal 2005 ha Tre Stelle Michelin. Il restyling, si spiega, sarà completo e punta a reinventare gli spazi coniugando la modernità alle sue radici storiche, acquisendo così un’atmosfera decisamente contemporanea, in linea con le più moderne tendenze dell’interior design. Il progetto, firmato dallo studio Jouin Manku di Parigi, si ispira alla città di Roma, esalta le opere d’arte già presenti e vedrà gli effetti di luce come elemento distintivo. Massimo riserbo sui dettagli, che saranno svelati a lavori ultimati.

Alessandro Cabella, Managing Director del Rome Cavalieri, spiega che il restyling de La Pergola “è solo il primo passo di un piano di progetti di ristrutturazione che gradualmente coinvolgerà tutto l’hotel”. Heinz Beck conclude: “sono davvero felice ed entusiasta di festeggiare il 30esimo anniversario de La Pergola con una veste completamente nuova che, però, rispetterà la timeless elegance che la contraddistingue da sempre. Tante sono le ricerche che abbiamo fatto e che stiamo facendo per poter offrire ai nostri ospiti un’esperienza sempre più totalizzante ed emozionante”.