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Coldiretti: l’italiana Francesca Gironi nuova leader contadine europee

Coldiretti: l’italiana Francesca Gironi nuova leader contadine europeeMilano, 10 ott. (askanews) – Francesca Gironi è la nuova leader della commissione femminile del Copa – Cogeca, l’organizzazione che rappresenta agricoltori e cooperative agricole in Europa dove sono presenti circa tre milioni di aziende agricole gestite da donne, quasi un terzo del totale. A darne notizia è la Coldiretti dopo la nomina dell’imprenditrice agricola alla guida delle contadine europee. Marchigiana, una laurea in giurisprudenza, vicepresidente nazionale delle donne della Coldiretti e membro della commissione femminile del Oma, l’Organizzazione mondiale per l’agricoltura.

Dopo aver lavorato nel campo della comunicazione, Gironi ha lasciato tutto per avviare nelle campagne della provincia di Ancona un allevamento di cavalli con centro ippico, maneggio, fattoria didattica, produzione di mangimi bio e progetti sociali dedicati a soggetti fragili, come disabili ed ex detenuti, e inserimenti lavorativi. “Per me è una grandissima soddisfazione voglio ringraziare la Coldiretti e il movimento delle donne che hanno fortemente creduto in me e mi hanno sostenuta in questa mia candidatura – commenta Gironi – Un grazie speciale anche a tutte le colleghe europee che mi hanno accordato la loro fiducia. Adesso abbiamo davanti a noi tante sfide da affrontare, penso anzitutto alla disparità di genere a livello lavorativo, in particolar modo retributiva e pensionistica, alla discriminazione per l’accesso al credito ma anche alle difficoltà esistenti per compensare vita privata e vita lavorativa, la gestione dei figli e dei nostri cari genitori anziani. Tutte insieme dobbiamo far emergere il ruolo delle donne all’interno della nuova Politica agricola comune. Penso ai tanti passaggi generazionali di aziende, ma penso anche alla moltitudine di ragazze, che come me, pur non avendo una tradizione agricola familiare alle spalle, decidono di intraprendere il loro percorso lavorativo in ambito green. Ma vanno anche tutelate ancora di più le eccellenze che i nostri agricoltori sono in grado di donarci”.

In Italia, rileva Coldiretti, quasi un’impresa su quattro è condotta oggi da donne (22,2%) con oltre 200mila aziende rosa. Le donne contadine in Italia spaziano dall’allevamento alla coltivazione, dal florovivaismo all’agriturismo, dalla trasformazione dei prodotti alla vendita diretta. Ma il vero motore sono le attività sociali, dalla fattoria didattica agli agriasilo, ma anche importanti attività per l’inserimento nel mondo del lavoro delle donne meno fortunate, spesso vittime di violenze e soprusi.

Ceva Logistics: contratto di distribuzione con Signorvino

Ceva Logistics: contratto di distribuzione con SignorvinoMilano, 10 ott. (askanews) – Ceva Logistics ha sottoscritto un contratto di distribuzione con il gruppo Calzedonia per il brand Signorvino, insegna di negozi enogastronomici. In base a questo recente accordo, Ceva Logistics gestirà la distribuzione della merce di Signorvino in tutta Italia.

In particolare, l’operatore logistico garantirà una distribuzione quotidiana della merce presso i punti vendita del brand dislocati da Milano a Bologna, da Firenze fino a Roma. L’attività è resa possibile dalla piattaforma di San Giuliano milanese di Ceva Logistics, Ground, dotata di una superficie di circa 12.000 metri quadrati. Il servizio di distribuzione svolto per Signorvino, in particolare, richiede un valore aggiunto dal momento che il brand è presente con i propri 33 negozi monomarca a fine 2023, in posizioni spesso all’interno di centri storici, come quello situato in Piazza Duomo a Milano.

“La dedizione delle nostre persone, insieme all’affidabilità delle nostre consegne, rappresentano alcuni degli elementi che ci distinguono e che ci hanno portato a questa partnership di grande importanza – ha dichiarato Augusto Leonida, head of Ground – Crediamo che il valore aggiunto apportato Ceva a questa collaborazione risieda nella nostra capacità di consegnare prodotti delicati come il vino anche in situazioni complesse, come le zone pedonali o le Ztl. Questo dimostra la nostra abilità nel superare sfide e nell’assicurare che il prodotto dei nostri clienti arrivi a destinazione in ogni circostanza”.

Alleanza Coop Pesca: da Regolamento Controlli Ue rischio paralisi

Alleanza Coop Pesca: da Regolamento Controlli Ue rischio paralisiRoma, 10 ott. (askanews) – “Si tratta di un regolamento che aggrava i pescatori di ulteriori oneri burocratici, pieno di deroghe e di soluzioni che colpiscono anche la piccola pesca ma, soprattutto, destinato a creare un quadro giuridico assolutamente confuso nonostante gli inviti ripetuti anche della Corte dei conti europea a disegnare un sistema efficace, dissuasivo e soprattutto che non crei disparità di trattamento tra Stati membri”. Così l’Alleanza delle Cooperative Pesca e Acquacoltura sulla proposta di regolamento della Comunità Europea passata ora all’esame della plenaria del Parlamento europeo che lo voterà la prossima settimana.

“Il compromesso raggiunto in fase di trilogo sulla proposta di modifica del vigente regolamento sui controlli contiene numerose norme che vanno nella direzione opposta della semplificazione e sono evidentemente ispirate da un forte pregiudizio nei confronti della pesca e dei pescatori”, prosegue l’Alleanza che punta il dito, tra le altre norme, sull’obbligo di telecamere a bordo anche per le imbarcazioni di medie dimensioni. “In questi anni le nostre imprese di pesca hanno dovuto fare i conti con la pandemia, la guerra che ha fatto lievitare i costi energetici, facendo registrare chiusure e fuoriuscita di lavoratori. Ma anche un iper burocrazia, come quella delineata dal regolamento sui controlli, rischia di avere gli stessi effetti”, conclude l’Alleanza.

Nomisma: con Sugar Tax in 2024-25 fino -15,6% consumi soft drink

Nomisma: con Sugar Tax in 2024-25 fino -15,6% consumi soft drinkRoma, 10 ott. (askanews) – In uno scenario che nel 2023 è già estremamente delicato e complicato per quanto riguarda i soft drink, l’entrata in vigore il primo gennaio 2024 della sugar tax potrebbe avere un effetto esplosivo. I consumi di bevande analcoliche potrebbero infatti subire una ulteriore flessione, vista l’elevata sensibilità dei consumatori italiani al fattore prezzo. E, nel caso l’applicazione dell’imposta venisse confermata, i consumi di soft drink nel biennio 2024-2025 potrebbero arrivare a segnare un calo compreso tra il -12,4% e il -15,6%, con un impatto pesantissimo sull’intera filiera.

È quanto emerge dallo studio su “Il mercato dei soft drinks in Italia: scenari evolutivi 2023-2025 tra incertezze e rischio sugar tax”, realizzato da Nomisma per Assobibe, l’associazione italiana industrie bevande analcoliche. Al contempo, togliendo liquidità alle imprese, la nuova imposta contribuirebbe a ridurre la propensione ad investire: -46 milioni di euro è la stima del calo degli investimenti da parte delle imprese produttrici nel biennio 2024-25.

Oltre ad un effetto sugli investimenti, si prevede anche un impatto per i fornitori di materie prime: la riduzione della domanda di bevande analcoliche sul mercato nazionale porterebbe a una riduzione dei volumi prodotti e, dunque, a un minore impiego e acquisto di materie prime funzionali al ciclo produttivo stimato nell’ordine dei 400 milioni di euro di acquisti nel 2024-25. Infine, la Sugar Tax avrebbe un impatto anche sull’IVA legata alle vendite di soft drinks sul mercato italiano. Nello specifico, secondo lo studio se venisse introdotta, nel biennio 2024-25 si stima una riduzione del gettito legato pari a 275 milioni di euro rispetto ai valori previsti in uno scenario senza imposta sullo zucchero.

Bevande analcoliche, Nomisma stima 2023 a -5,4% vendite a volume

Bevande analcoliche, Nomisma stima 2023 a -5,4% vendite a volumeRoma, 10 ott. (askanews) – Dopo un 2022 che lasciava sperare in una possibile ripresa, nel 2023 il mercato delle bevande analcoliche in Italia si sta caratterizzando per una decisa frenata dei consumi, con una contrazione delle vendite a volume che a fine anno potrebbe toccare un -5,4% rispetto al 2022 nel caso di un forte aggravarsi dello scenario macro-economico nazionale. È quanto emerge dallo studio su “Il mercato dei soft drinks in Italia: scenari evolutivi 2023-2025 tra incertezze e rischio sugar tax”, realizzato da Nomisma per Assobibe, l’associazione italiana industrie bevande analcoliche.

L’analisi prodotta da Nomisma prevede per l’anno in corso un calo del mercato dei soft drinks pari a -2,3% rispetto al 2022, con prospettive di lieve ripresa nel 2024-2025 a fronte di una congiuntura economica meno incerta e più favorevole e di una ripresa del turismo In caso, invece, di un inasprimento del conflitto in Ucraina, che potrebbe portare a una recessione economica e a una nuova accelerata dell’inflazione (scenario avverso), la contrazione del mercato sarebbe destinata ad accentuarsi ulteriormente a causa di un calo dei consumi che nel 2023 sarebbe destinato ad essere ben maggiore e pari a -5,4%.

Per altro, nel 2022 i volumi pro-capite consumati in Italia erano stati pari a 31,9 litri, inferiori rispetto al passato (erano 34,4 litri per persona nel 2012) e restano tra i più bassi in Europa. A pesare sui consumi alimentari degli italiani, inclusi quelli di bevande analcoliche, sono la congiuntura economica non favorevole e l’elevata inflazione. A causa del carovita, il 92% degli italiani ha modificato le proprie abitudini di spesa alimentare e la metà sta concentrando gli acquisti sui prodotti considerati indispensabili. Tra le categorie alimentari per le quali le famiglie hanno iniziato a ridurre la spesa, figurano ai primi posti anche i soft drinks.

A conferma di questa tendenza, nel primo quadrimestre 2023 le vendite di bevande gassate nella Distribuzione Moderna hanno segnato un -1,3% a volume, mentre quelle piatte hanno mostrato nel medesimo periodo un calo meno marcato (-0,5%). Nel prossimo futuro sul mercato nazionale dei soft drinks pesano quindi diverse incognite, spiega Nomisma, tra le quali l’incertezza dello scenario macro-economico, l’inflazione ancora elevata, il significativo aumento dei costi, la frenata dei consumi da parte delle famiglie e, non ultimo, la possibile entrata in vigore della cosiddetta sugar tax varata nel 2019 e reiteratamente rinviata.

Ue, Lollobrigida: bene riduzione fitofarmaci nel 2035

Ue, Lollobrigida: bene riduzione fitofarmaci nel 2035Roma, 10 ott. (askanews) – “Il dimezzamento dell’uso dei pesticidi nel 2035, invece che nel 2030, deciso dalla Commissione Agri, rappresenta un ulteriore passo per difendere le eccellenze agroalimentari italiane”. Così in una nota il ministro dell’Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste, Francesco Lollobrigida rispetto al parere espresso ieri dalla Commissione Agricoltura presso il Parlamento Europeo, che con 26 voti a favore, 3 astenuti e 9 contrari ieri ha espresso un parere sulla proposta di Regolamento della Commissione Europea sull’uso sostenibile dei fitofarmaci, introducendo obiettivi di riduzione dei pesticidi flessibili al 2035 anzichè al 2030.

“Grazie al lavoro svolto dagli europarlamentari italiani di diversi schieramenti, è stato approvato, come auspicavamo da tempo, un calendario più realistico per attuare una riduzione che sia compatibile con la produzione – commenta Lollobrigida – Gli obiettivi che ci siamo dati rispetto alla sostenibilità ambientale non sono mai stati in discussione, ma i tempi e i modi devono essere ragionevoli. La sicurezza ambientale, energetica e la sovranità alimentare devono essere sempre garantite”. “Dobbiamo continuare a investire nella ricerca e sulle tecniche evolutive – conclude il ministro – per avere colture resistenti e di qualità. Difendiamo il Sistema Italia, simbolo di eccellenza nel mondo e tuteliamo il nostro sistema agricolo che rappresenta un paradigma di sostenibilità da esportare in tutto il mondo”.

Ue, De Castro: voto su pesticidi, pragmatismo prevale su ideologia

Ue, De Castro: voto su pesticidi, pragmatismo prevale su ideologiaRoma, 10 ott. (askanews) – Soddisfazione per il voto con cui ieri il Parlamento Europeo, con 26 a favore, 3 astenuti e 9 contrari, ha approvato la posizione Comagri con obiettivi di riduzione dei pesticidi flessibili al 2035. A esprimerlo è Paolo De Castro, membro della Commissione Agricoltura e Sviluppo Rurale del Parlamento europeo, secondo cui il voto “dimostra come quando il confronto si concentra sul merito delle questioni, superando posizioni ideologiche e polarizzazioni inutili, si possono raggiungere accordi pragmatici e in grado di trovare un equilibrio tra i tre livelli di sostenibilità: ambientale, scoiale ed economica”.

“Un approccio pragmatico – spiega De Castro in una nota – che, data l’impossibilità di arrivare a un rigetto della proposta, ha portato a prevedere un calendario più realistico, con l’obiettivo di una riduzione del 50% a livello Ue dell’uso dei pesticidi fissato per il 2035. Non solo – prosegue l’eurodeputato PD – gli Stati membri ottengono un certo margine di flessibilità, con target di riduzione obbligatori a livello nazionale del 35%”. I negoziati guidati da Clara Aguilera, capogruppo S&D in Commissione Agricoltura, hanno portato “a un cambiamento del periodo di riferimento per il calcolo della riduzione – spiega l’eurodeputato PD – che tiene meglio conto degli sforzi già fatti da alcuni Stati membri, in particolare l’Italia, nella riduzione dell’uso di fitofarmaci: basti pensare che dal triennio 2011-2013 (nuova base di calcolo) ad oggi, i nostri agricoltori hanno già ridotto di oltre il 20% l’utilizzo della chimica. Tutto ciò, insieme alla clausola di revisione che ne valuterà la fattibilità, rende più realistico e raggiungibile l’obiettivo al 2035, ma solo se accompagnato da un importante sforzo in innovazione, che metta a disposizione alternative concrete per contrastare le fitopatie, a partire dalle TEA, le nuove biotecnologie sostenibili”.

Efsa: vaccinazione preventiva per ridurre aviaria in pollame

Efsa: vaccinazione preventiva per ridurre aviaria in pollameRoma, 10 ott. (askanews) – La vaccinazione preventiva è la strategia di vaccinazione ottimale per ridurre al minimo il numero di focolai e la durata dell’epidemia e dovrebbe essere condotta nelle specie di pollame più sensibili e infettive nelle aree ad alto rischio di trasmissione. E’ quanto si legge in una comunicazione dell’Efsa, che ha valutato i vaccini disponibili e la loro efficacia contro il virus dell’influenza aviaria ad alta patogenicità (HPAI) nel pollame e ha fornito consigli sulle possibili strategie di vaccinazione.

Per aumentare la protezione, spiega l’Efsa, è possibile ricorrere a somministrazioni multiple (ovvero vaccinazioni di richiamo). In caso di epidemia, si raccomanda la vaccinazione protettiva di emergenza in un raggio di 3 km dall’epidemia in aree ad alto rischio di trasmissione. Ovviamente, l’efficacia del vaccino dovrebbe essere monitorata per tutte le strategie vaccinali. La vaccinazione, precisa ancora l’Efsa, dovrebbe integrare e non sostituire altre misure preventive e di controllo, come il monitoraggio delle infezioni negli uccelli, la diagnosi precoce e la biosicurezza, ed è raccomandata come parte di un approccio integrato di controllo delle malattie.

Vino, Nicoletto: 2023 di grande correzione dopo due anni di euforia

Vino, Nicoletto: 2023 di grande correzione dopo due anni di euforiaMilano, 9 ott. (askanews) – “Definirei il 2023 l’anno della grande correzione, arriviamo da un 2021 e un 2022 di euforia, in parte trasferitesi nel 2023 per quanto rigurda il ‘fuori casa’, ma assente nell’off trade’, dove l’impatto dell’inflazione è stato molto forte e ha creato una contrazione dei consumi significativa non solo in Italia ma in tutto il mondo. Questa contrazione dei consumi sta portando anche ad una forte fase di ‘destocking’ in alcuni mercati di riferimento per il nostro Paese, come Stati Uniti, Canada e Cina. Una fase che probabilmente dopo il primo semestre ha incominciato a scemare ma che ha impattato fortemente sulle spedizioni all’estero di tutto il sistema Paese. Parlo di estero perché in Italia invece il problema dell’accumulo di scorte non è così marcato. Lo ha detto ad askanews Ettore Nicoletto, presidente e Ceo di Angelini Wines & Estates e vicepresidente di Federvini, intervenuto questa mattina a “Casa Masaf” a Milano per un incontro nell’ambito della “Wine Agenda” organizzato da Federvini alla “Milano Wine Week”.

“Dunque il 2023 è un anno difficile, anche perché non credo che vedremo dei grandi miglioramenti nell’ultimo trimestre, ma che ritengo dobbiamo accettare perché nel 2021 e 2022 abbiamo ottenuto sicuramente molto di più di quanto ci si potesse aspettare” ha proseguito Nicoletto, sottolineando “quindi credo che dovremo fare una media tra 2021-22-23 per capire come siamo usciti dallo choc pandemico”. In una situazione complessa come l’attuale, è certamente difficile pensare ad un’inversione di tendenza per il mercato del vino nel 2024 e infatti, al momento, le previsioni sono piuttosto fosche. “Fintanto che i tassi rimangono così alti e si susseguono eventi che destabilizzano il quadro geopolitico (la guerra in Ucraina e l’attacco di Hamas in Israele), c’è un quadro di incertezza che non può non impattare sul ‘sentiment’ degli operatori economici” ha aggiunto Nicoletto parlando con askanews, ricordando inoltre che “in quanto bene voluttario, il vino paga di più rispetto ad altre merceologie”.

“Mi aspetto quindi che il 2024 sia un anno di sacrificio: dovremo lavorare molto sull’efficienza e sull’ottimizzazione dei costi, per cercare di controbilanciare un altro anno di difficoltà sul piano della ‘top line’ e quindi della crescita dei ricavi” ha proseguito il manager, sottolineando che la situazione si complicherebbe ulteriormente “se perdura l’inflazione e sopratutto se continua questa politica molto restrittiva sui tassi di interesse, che soprattutto per chi ha un indebitamento finanziario alto pesano tantissimo”. “Nel settore del vino ci sono parecchie realtà che sono fortemente patrimonializzate, che hanno dovuto fare sforzi importanti dal punto di vista finanziario e che si trovano oggi due volte gli oneri finanziari rispetto a un anno fa” ha continuato, concludendo che “poi c’è tutto il tema del circolante e anche quello va gestito con oculatezza”.

Pera dell’Emilia Romagna Igp: raccolto -70% rispetto al 2022

Pera dell’Emilia Romagna Igp: raccolto -70% rispetto al 2022Roma, 9 ott. (askanews) – Raccolto in calo del 70% rispetto al 2022 per una stagione da allarme rosso per il comparto della pera dell’Emilia Romagna Igp. A raccolto appena concluso, infatti, la situazione si sta rivelando anche peggiore rispetto alle più prudenti previsioni formulate lo scorso luglio.

Secondo i dati di UNAPera, la più grande associazione europea di pere, che riunisce oltre 5.000 aziende agricole su più 8.500 ettari, pari in media al 70% della produzione dell’Emilia Romagna, quest’anno ci sono appena 30.000 tonnellate di prodotto per il consumo fresco, pari a un terzo di quelle dello scorso anno, quando la raccolta si era attestata a quota 90.000 tonnellate. Per questo, il Consorzio di Tutela della Pera dell’Emilia Romagna IGP ha deciso di stringere una partnership con il mondo della distribuzione per qualificare al meglio il prodotto disponibile attraverso attività di comunicazione in store, accompagnata dalla campagna stampa e tv “Pera dell’Emilia Romagna IGP. Un’eccellenza da salvare”.

Il calo della produzione, soprattutto in Emilia Romagna, è un trend che in questi ultimi anni è andato consolidandosi, complice innanzitutto la riduzione degli ettari coltivati: dai 18.500 del 2017 si è passati agli attuali 12.000. Una flessione dettata dalle difficoltà tecniche legate a questa coltivazione, indotte in gran parte dalle avversità climatiche. Quest’anno il settore ha risentito negativamente di tre fattori: a primavera le gelate tardive, da Reggio Emilia a Ravenna; in maggio, l’alluvione in Romagna, soprattutto nella zona di Ravenna ma anche nella provincia di Ferrara; la siccità e le grandinate a macchia di leopardo, durante l’estate. Fenomeni che hanno portato ulteriori conseguenze: insetti alieni come la cimice asiatica, che vengono da lontano e ben si adattano alle nostre condizioni; malattie fungine e batteriosi anch’esse alimentate da condizioni favorevoli e piante già debilitate.

Il crollo delle rese si riflette sulla remunerazione degli agricoltori. UNAPera spiega che lavorerà per liquidare ai pericoltori un valore medio-alto per unità di prodotto, sia per il fresco che per il prodotto destinato all’industria. Ma nonostante questo, il totale per ettaro sarà ovviamente poco più di un terzo rispetto al 2022, poiché risentirà del calo produttivo, per un totale che per l’associazione si attesterà su poco più di 30 milioni di euro, quasi il 70% in meno rispetto ai poco meno di 100 dello scorso anno. Una contrazione, si spiega in una nota, che genera difficoltà per chi lavora nei campi e rende ancora più difficile realizzare quegli investimenti tecnologici per tutelarsi nel futuro da situazioni analoghe a quelle registrate, esponendo nuovamente le coltivazioni ai rischi nelle prossime stagioni. Un’eventualità che potrebbe favorire l’abbandono della pericoltura, da scongiurare in ogni modo ma da non escludere a priori.