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Cia: per vino salto nel buio dopo parole Trump sui dazi

Cia: per vino salto nel buio dopo parole Trump sui daziRoma, 13 mar. (askanews) – “Speriamo che questa di Trump sia solo una provocazione, una tassazione al 200% sui vini azzererebbe di fatto le vendite verso gli Stati Uniti, che sono il nostro primo mercato di sbocco italiano per il vino, con quasi 1,9 miliardi euro e un peso sulle esportazioni agroalimentari oltreoceano del 26%”. Questo il commento del presidente di Cia-Agricoltori Italiani, Cristiano Fini, dopo le dichiarazioni rilasciate dal presidente Usa, Donald Trump.


Cia ricorda che la percentuale di export di vini verso gli Usa ha segnato un incremento del +7% sull’anno precedente (+7%), con un’impennata per i vini spumanti (+19%). Si tratta di un’incidenza di quasi il 24% sull’export totale di vini tricolore. A dipendere maggiormente dagli Stati Uniti per il proprio export sono i vini bianchi Dop del Trentino-Alto Adige e Friuli-Venezia Giulia, con una quota del 48% e un valore esportato di 138 milioni di euro nel 2024; i vini rossi toscani Dop (40%, 290 milioni), i vini rossi piemontesi Dop (31%, 121 milioni) e il Prosecco Dop (27%, 491 milioni).


Cia ricorda anche che il rischio di dazi lascerebbe strada libera ai competitor che potranno aggredire una quota di mercato molto appetibile: dal Malbec argentino, allo Shiraz australiano, fino al Merlot cileno. Dalla parte dei produttori di vino italiani, Cia ricorda anche come sia difficile recuperare rapporti solidi con i buyer Usa, una volta che questi siano costretti a interrompere le relazioni con l’Europa per cercare altri mercati internazionali.

Coldiretti: 100 specie invasive all’assalto dei mari italiani

Coldiretti: 100 specie invasive all’assalto dei mari italianiRoma, 13 mar. (askanews) – Sono quasi un centinaio le specie aliene invasive che hanno preso d’assalto negli ultimi anni i mari italiani, dal pesce scorpione alla triglia tropicale, dal pesce palla maculato fino al granchio blu, con un grave impatto non solo sulla biodiversita ma anche sull’economia e la salute dell’uomo, aggravato peraltro da altri fattori come inquinamento marittimo, plastiche, pesca sportiva e infrastrutture industriali. E’ quanto emerge da una analisi Coldiretti diffusa in occasione dell’incontro a Roma, promosso dal Masaf, con il Commissario Ue alla Pesca Costas Kadis, al quel ha partecipato la responsabile di Coldiretti Pesca Daniela Borriello.


A causa dei cambiamenti climatici il numero di specie esotiche terrestri e marine introdotte ogni anno nel nostro Paese è infatti quintuplicato, passando da una media di 6 negli anni Settanta alle oltre 30 dell’ultimo decennio, secondo dati Ispra Un’invasione di cui il granchio blu è diventato il simbolo, con un danno stimato da Coldiretti Pesca in quasi 200 milioni di euro, mettendo a rischio l’attività di oltre 3000 aziende ittiche, con diverse realtà che sono state costrette a chiudere i battenti. La produzione di vongole sia nel Veneto che in Emilia è stata quasi del tutto cancellata dagli attacchi del granchio blu e la stessa sorte è stata riservata agli allevamenti di cozze, in particolare quelli della pregiata Scardovari Dop, gravemente danneggiati. Per difendere le produzioni le imprese ittiche sono state costrette a investire in attrezzature spesso molto costose, con reti a maglie adatte a proteggere gli impianti ma l’assedio dei predatori non si è fermato. Molti dipendenti di cooperative e consorzi sono stati posti in cassa integrazione, mentre i lavoratori delle ditte individuali non possono usufruire di alcun sostegno.

Salvi (Fruitimprese): in 10 anni -80% pere, -75% kiwi, -25% pesche

Salvi (Fruitimprese): in 10 anni -80% pere, -75% kiwi, -25% pescheRoma, 13 mar. (askanews) – Negli ultimi 10 anni l’Italia ha perso l’80% del raccolto di pere, il 75% del raccolto di kiwi e il 25% di quello delle pesche: il nostro paese sta assistendo quindi da anni “ad una inesorabile progressiva riduzione delle produzioni”, tanto che “ormai il nostro problema principale sui mercati internazionali non è collocare il prodotto ad un prezzo remunerativo, ma avere il prodotto da vendere”. Così in una nota Marco Salvi, presidente di Fruitimprese, l’associazione che riunisce le imprese ortofrutticole italiane.


E i timori per la produzione diventano tanto più significativi quando si pensa agli ultimi dati resi noti da Fruitimprese, che parlano per il 2024 di un nuovo record per l’export di ortofrutta fresca, arrivata a quota oltre 6 miliardi di euro di valore nonostante le crescenti difficoltà che stanno affliggendo gli operatori. La crisi produttiva è così grave, spiega Salvi, che “le aziende più strutturate stanno acquistando aziende agricole e creando joint venture all’estero per poter continuare a presidiare i mercati”.


Salvi sottolinea che la crisi produttiva progressiva è sì dovuta ai cambiamenti climatici, “ma soprattutto alle misure che l’Unione Europea mette in campo per limitare l’uso degli agrofarmaci, senza fornire soluzioni alternative percorribili. Sulle produzioni ortofrutticole è in atto una tempesta perfetta: aumentano le fitopatie e gli attacchi degli insetti e diminuiscono le armi per contrastarle, mentre il futuro della ricerca, rappresentata dalle TEA (Tecniche di Evoluzione Assistita) è bloccato da oltre un anno perché non ci si accorda sul testo del regolamento comunitario”. “Qualche speranza – conclude Salvi – arriva dal recente discorso di insediamento del Commissario Europeo Hansen, il quale ha dichiarato pubblicamente che la Commissione valuterà attentamente qualsiasi ulteriore divieto di pesticidi qualora non siano ancora disponibili alternative. Al nostro settore non resta che aspettare che alle parole corrispondano i fatti”.

Fruitimprese: in 2024 import ortofrutta oltre 4 mln tonn. +8,9%

Fruitimprese: in 2024 import ortofrutta oltre 4 mln tonn. +8,9%Roma, 13 mar. (askanews) – Aumentano nel 2024 le importazioni di ortofrutta in Italia, che sfondano il tetto dei 4 milioni di tonnellate (+8,9%) e che salgono del 12,9% in valore (5,692 mld di euro). A parte gli agrumi, le cui importazioni continuano a scendere (-9,7% in volume e -16,3% in valore), nel 2024 tutti i comparti presentano tassi di crescita per il prodotto proveniente dall’estero, spiega in una nota Fruitimprese, l’associazione che riunisce le imprese ortofrutticole italiane.


Per tuberi legumi e ortaggi l’import sale del 17,9% in quantità e del 14,6% in valore. Sale significativamente anche il valore della frutta fresca importata, con un +16% rispetto allo stesso periodo del 2023 a fronte di un +6,5 in volume. Nel 2024 riparte anche l’import di frutta secca rispetto al 2023 con un +11,1% in quantità e +21,3% in valore. Bene anche la frutta tropicale +3,4% in volume e +6,5% in valore. Nel dettaglio, sono costanti i dati per banane e ananas e va ancora molto bene l’import di avocado, ormai secondo prodotto tropicale per valore importato (oltre 161 milioni di euro, in crescita di un terzo rispetto al 2023).

Fruitimprese: record export ortofrutta, oltre 6 mld (+5,3%)

Fruitimprese: record export ortofrutta, oltre 6 mld (+5,3%)Roma, 13 mar. (askanews) – Nuovo record nel 2024 per le esportazioni italiane di ortofrutta fresca che superano per la prima volta i 6 miliardi di euro di valore, con un incremento del 5,3% rispetto al 2023. Un risultato confermato anche dai dati in volume con un export di 3.751.017 tonnellate, che segnano un aumento del 9% rispetto all’anno precedente. Lo annuncia in una nota Fruitimprese, l’associazione che riunisce le imprese ortofrutticole italiane.


E’ in controtendenza però il saldo della bilancia commerciale, che rimane in territorio negativo in volume e si dimezza in valore, attestandosi a poco più di 364 mln di euro, in discesa del 48,6% rispetto al 2023. Infatti, l’Italia nel 2024 ha importato 362.140 tonnellate in più di ortofrutta fresca rispetto all’export. Ad incidere sul dato della bilancia commerciale è quindi l’incremento, peraltro costante, delle importazioni che sfondano il tetto dei 4 milioni di tonnellate (+8,9%) e che salgono del 12,9% in valore (5,692 mld di euro). Passando all’esame dei singoli comparti i numeri dell’export sono tutti in territorio positivo: tuberi legumi e ortaggi vedono incrementare le esportazioni del 12,1% in volume e confermano il dato 2023 in valore, molto bene le esportazioni di agrumi che salgono del 18,8% in quantità e del 11,4% in valore. Positivo anche il comparto principale, quello della frutta fresca che, in controtendenza con gli altri cresce di più in valore (+8,7%) che in volume (+6,3%), a testimonianza di un calo delle produzioni che tuttavia non incide sul valore esportato.


Recupera, rispetto ai mesi precedenti, la frutta secca le cui esportazioni segnano un ottimo +13,7 in volume a cui non fa eco il dato in valore che aumenta solamente dello 0,3%, sicuramente uno spunto di riflessione per gli operatori del comparto, spiega Fruitimprese. Continua infine la crescita dell’export della frutta tropicale con un +9,5% in volume e + 8,8% in valore. Un dato che candida il nostro Paese a rappresentare un hub logistico a livello mondiale per l’ortofrutta.


Per quanto riguarda i prodotti campioni dell’export italiano, molto bene le esportazioni di mele che superano il miliardo di euro, in crescita del 12,18% rispetto al 2023. L’export di uva da tavola è un po’ la cartina di tornasole di come si sta evolvendo il nostro settore, spiega Fruitimprese: scendono i volumi (-4,31% sul 2023), ma salgono significativamente i valori. L’Italia ha esportato 912 milioni di euro di uva da tavola (+13,44% rispetto all’anno precedente), un dato che conferma come la scelta di privilegiare nuove varietà più appetibili e remunerative, porti dei risultati tangibili.


Male il kiwi, le cui esportazioni perdono quasi 1/4 delle quantità (-24,54% sullo stesso periodo del 2023) e scendono del 3,27% in valore. In questo caso le motivazioni sono due: il calo marcato delle produzioni dovuto alle fitopatie e all’attacco degli insetti e il contributo decisivo in termini di valore del kiwi giallo e rosso. Per quanto riguarda gli agrumi, i numeri dell’export di arance rimane costante rispetto al 2023 (-0,58% in quantità e -5,64% in valore), crescono invece in modo significativo quelli dei limoni con un incremento del 12,14% in volume e del 5,36% in valore. Molto bene l’export di pesche e nettarine, che supera le 100.000 tonnellate dopo alcuni anni di crisi; qui l’incremento attribuibile alle nuove varietà e a un innalzamento generale della qualità è piuttosto marcato, +37,1% in volume e +25,53% in valore rispetto al 2023. Sono ancora in discesa, infine, i dati dell’export di pere a causa delle problematiche produttive legate alle fitopatie e alle gelate. “I primi dati del 2025 segnano tuttavia una produzione il leggera ripresa – precisa Fruitimprese – attendiamo i prossimi mesi per un giudizio completo sulla campagna in corso”.

La Pietra (Masaf): per Governo Meloni settore pesca è centrale

La Pietra (Masaf): per Governo Meloni settore pesca è centraleRoma, 13 mar. (askanews) – “Come ribadito a Siracusa nel G7 Agricoltura e Pesca a guida italiana, il Governo Meloni ha riconosciuto la centralità strategica del settore della pesca. Un valore ribadito in ogni sede europea che ha determinato importanti risultati per il comparto”. Lo ha detto il sottosegretario al Masaf Patrizio La Pietra intervenendo al convegno “Il settore della pesca in Italia e l’Unione Europea: sfide ed opportunità”, organizzato dal Masaf a Roma in concomitanza con la prima visita di Kadis in Italia.


La Pietra ha ribadito l’attenzione del governo verso il comparto, illustrando le recenti misure adottate per coniugare sostenibilità e competitività in un comparto ritenuto strategico, come nel caso del decreto sul fermo pesca 2024, “che nasce come risposta alle richieste del settore ittico, volto a conciliare le esigenze economiche con la necessità di proteggere le risorse marine”. “La principale novità del decreto consiste nel passaggio da un sistema rigidamente imposto a uno che offre più autonomia alle imprese di pesca. I pescatori avranno una maggiore libertà di scegliere i periodi di fermo, in base alle loro esigenze e alle condizioni del mercato”, ha concluso La Pietra.

Comm. Ue Pesca Kadis a Roma per dialogo strategico sul settore

Comm. Ue Pesca Kadis a Roma per dialogo strategico sul settoreRoma, 13 mar. (askanews) – Una occasione di confronto sul settore della pesca tra istituzioni italiane ed europee, con la partecipazione degli assessori regionali alla pesca e dei principali rappresentanti del settore ittico nazionale, per discutere le prospettive e le sfide del comparto nel contesto delle politiche europee, con particolare attenzione alla sostenibilità, alla tutela delle marinerie italiane e alla competitività delle imprese coinvolte.


Si è svolto oggi a Roma, all’hotel Excelsior in via Veneto, il convegno “Il settore della pesca in Italia e l’Unione Europea: sfide ed opportunità”, organizzato dal Masaf, su iniziativa del ministro Francesco Lollobrigida, in occasione della prima visita ufficiale in Italia del Commissario europeo per la Pesca e gli Oceani, Costas Kadis. Durante i lavori, il ministro ha evidenziato la necessità di un dialogo costante tra Italia e Unione Europea per garantire il sostegno e lo sviluppo del settore ittico. “Oggi abbiamo riflettuto sui pescatori italiani e sulla difesa delle imprese italiane – ha detto Lollobrigida – che sono spesso schiacciate da prodotti importati pescati senza rispetto delle regole, soprattutto da Paesi nordafricani. Questo avviene perché devono competere con chi non ha costi di produzione, non rispetta le regole del lavoro e dell’ambiente e immette nei nostri mercati prodotti a prezzi evidentemente più bassi e non sostenibili per i nostri pescatori”.


“È stata una delle ragioni – ha proseguito Lollobrigida – che ci ha permesso di superare le proposte insostenibili degli euroburocrati che avevano presentato, qualche giorno prima del suo insediamento, un piano che avrebbe distrutto il modello di pesca anche nazionale. Insieme a Francia e Spagna abbiamo ragionato con lui arrivando al nostro obiettivo: avere davanti la sostenibilità ambientale, che si raggiunge però con ricette che le singole nazioni possono modulare rispetto al proprio modello di pesca”. Il Commissario Kadis ha riconosciuto il ruolo strategico dell’Italia nel Mediterraneo, evidenziando il suo contributo chiave nella definizione delle politiche europee sulla pesca. “Il ruolo fondamentale dell’Italia nel Mediterraneo è essenziale per portare avanti i nostri obiettivi comuni per l’oceano”, ha detto Kadis elogiando la capacità dell’Italia di integrare sistemi avanzati per il monitoraggio delle acque e ha ribadito il sostegno della Commissione nel processo di digitalizzazione della pesca.

Coldiretti: 1,9 mld export vino a rischio con dazi Usa a 200%

Coldiretti: 1,9 mld export vino a rischio con dazi Usa a 200%Roma, 13 mar. (askanews) – Le minacce di Donald Trump di mettere un dazio del 200% sui vini europei rischierebbero di danneggiare pesantemente le esportazioni di bottiglie tricolori che nel 2024 hanno raggiunto il valore di 1,94 miliardi di euro negli Stati Uniti. E’ l’analisi fatta da Coldiretti/Filiera Italia dopo l’annuncio del presidente americano che avrebbe intenzione di imporre una tariffa aggiuntiva su vini rossi, bianchi e champagne come ritorsione contro la decisione dell’Ue di colpire il whisky made in Usa.


“Occorre ora fermare una pericolosa escalation che sta conducendo a una guerra commerciale globale dove le prime vittime saranno i cittadini statunitensi che pagheranno di più i prodotti e, con essi, gli agricoltori, mettendo in atto tutte le azioni diplomatiche necessarie per scongiurare lo stravolgimento dei flussi commerciali”, sottolinea il presidente della Coldiretti Ettore Prandini. Dazi al 200% rappresenterebbero infatti una misura estrema che manderebbe di fatto in sofferenza il vino tricolore, compromettendo un percorso che negli ultimi venti anni ha visto le vendite negli Stati Uniti quasi triplicate in valore, con un incremento del 162%, secondo l’analisi della Coldiretti su dati Istat, tanto da rappresentare circa un quarto delle esportazioni totali di vino italiano.


Quasi un terzo del totale è rappresentato dagli spumanti. Gli Usa sono anche il primo consumatore mondiale di vino con 33,3 milioni di ettolitri, secondo dati Oiv, e per l’Italia rappresentano in valore il mercato più importante. “Credo che ci voglia buon senso da entrambe le parti – aggiunge l’ad di Filiera Italia Luigi Scordamaglia – La minaccia di Trump è legata alla conferma dell’Europa del dazio del 50% sul whisky americano. La Commissione Ue dovrebbe dimostrare buona volontà continuando ad evitare con la moratoria in essere questo dazio salvaguardando cosi vino ed alcolici europei. Qualcuno deve cominciare a mostrare un po’ di buon senso, sia l’Europa a farlo per prima”.

Giansanti (Confagri): dazi vino a 200%? Confido sia provocazione

Giansanti (Confagri): dazi vino a 200%? Confido sia provocazioneRoma, 13 mar. (askanews) – “Confidiamo che l’ultima dichiarazione del presidente Trump sia una provocazione. Inutile dire che con tariffe di queste (s)proporzioni, i nostri produttori di vino perderebbero il partner commerciale numero uno al mondo”. Così in una nota Massimiliano Giansanti, presidente di Confagricoltura, commenta le ultime dichiarazioni del presidente Usa Donald Trum che avrebbe intenzione di applicare dazi al 200% sui vini europei in risposta a quelli della Ue sul whiskey americano.


L’export italiano di vino verso gli Usa vale, infatti, quasi 2 miliardi di euro ed è in crescita. “Pochi mesi fa, a fine 2024, le nostre aziende hanno partecipato all’edizione americana di Vinitaly con grande entusiasmo e risultati – ricorda Giansanti – Restiamo convinti che innescare una guerra di dazi non serva a nessuno. L’Unione Europea, per evitare di azzerare l’export verso gli Stati Uniti, deve fare sistema ed agire in modo coeso privilegiando la negoziazione”.

Codiretti: import grando canadese +68% in campagna 2014/25

Codiretti: import grando canadese +68% in campagna 2014/25Roma, 13 mar. (askanews) – Le importazioni di grano canadese sono aumentate del 68% nella campagna 2024/25 e i prezzi pagati agli agricoltori, a causa di questa invasione, sono crollati nonostante l’annata abbia visto un calo del 20% del raccolto. A lanciare l’allarme è la Coldiretti sulla base di un’analisi su dati Dg Agri relativi alla campagna commerciale 2024/2025 (da luglio a dicembre 2024).


Dal Paese dell’acero sono arrivate in Italia 392mila tonnellate di grano duro, con un incremento del 68% rispetto allo stesso periodo della campagna 2023/2024 e si stima un ulteriore incremento ad inizio anno. Un grano, sottolinea Coldiretti, che viene “trattato in pre raccolta con il glifosato, con una modalità vietata nel nostro Paese. Per questo Coldiretti chiede un’armonizzazione delle regole basate sul principio di reciprocità e di trasparenza. Una situazione “che rischia peraltro di peggiorare a causa dei dazi”. Secondo il rapporto della Commissione per lo Sviluppo del Grano del Saskatchewan, infatti, la guerra commerciale tra Usa e Canada potrebbe far calare gli acquisti di cereali canadesi negli States spingendo di fatto a indirizzarli verso altri mercati se non andranno ad incrementare le scorte.


Il boom di arrivi conferma un trend, rileva Coldiretti, che negli ultimi anni ha visto una serie di Paesi, dal Canada alla Turchia, fino alla Russia, alternarsi di fatto nell’inondare il mercato italiano di prodotto, spesso in coincidenza con il periodo di raccolta, con il risultato di far crollare le quotazioni del grano nazionale che nella prima settimana di marzo hanno visto un calo del 12% dei prezzi pagati agli agricoltori, con 327,50 euro a tonnellate contro i 372,50 dello scorso anno, secondo un’analisi Coldiretti su dati della borsa merci di Bologna. La concorrenza di prodotto straniero sta avendo un effetto negativo anche sulle semine. Secondo le prime stime il quadro tendenziale è quello di un calo significativo delle superfici a grano duro in media del 6-7% con punte del 10% fra la Puglia e la Sicilia dove di fatto di concentra la produzione nazionale. La minor disponibilità di prodotto non ha però effetto sui prezzi pagati agli agricoltori, proprio a causa delle importazioni sleali di cereali coltivati usando spesso prodotti da anni vietati in Europa.


Uno scandalo contro il quale Coldiretti si è mobilitata nei porti per verificare gli arrivi di grano straniero per chiedere più controlli alle frontiere sulla qualità e sulla salubrità delle merci importate e il rispetto del principio di reciprocità, così da garantire che tutti i prodotti agroalimentari che entrano nel nostro Paese rispettino gli stessi standard a livello ambientale, di sicurezza e di rispetto dei diritti dei lavoratori, che sono garantiti dagli agricoltori italiani.