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Cia aderisce a manifestazione 15 marzo ‘Una piazza per l’Europa’

Cia aderisce a manifestazione 15 marzo ‘Una piazza per l’Europa’Roma, 12 mar. (askanews) – Cia-Agricoltori Italiani aderisce alla manifestazione del 15 marzo a Roma, “Una piazza per l’Europa”, la manifestazione comune nel segno dell’Europa stata proposta da Michele Serra e, già da oggi, ha riunito tutti i suoi delegati per la X Conferenza economica, fino a domani in Auditorium della Tecnica all’Eur, per ribadire, da forza sociale ed economica del Paese, il suo impegno europeista.


“Vogliamo che l’Europa faccia l’Europa e non disattenda i suoi principi fondativi di pace e stabilità – ha detto il presidente nazionale di Cia, Cristiano Fini, aprendo la Conferenza Economica di Cia – Si risvegli, negli Stati membri, lo spirito del progetto comunitario per la coesione e la democrazia. L’Europa ragioni da superpotenza, riscriva i suoi processi decisionali e rafforzi la propria economia per creare valore e occupazione, salvaguardare libertà e diritti, anteponendo il cibo alle armi, lavorando per la sicurezza alimentare globale, fondamentale per il futuro”. Ad ascoltare il discorso di Fini in platea Raffaele Fitto, vicepresidente esecutivo della Commissione Ue, Francesco Lollobrigida, ministro dell’Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle Foreste, Gilberto Pichetto Fratin, ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica ed Elly Schlein, segretaria PD.

Pecorino Romano Dop punta sulla promozione in Giappone

Pecorino Romano Dop punta sulla promozione in GiapponeRoma, 12 mar. (askanews) – Il Pecorino Romano DOP punta al Giappone con una forte presenza al Foodex di Tokyo, la più importante manifestazione fieristica agroalimentare del Giappone. La fiera rappresenta infatti una grande opportunità, spiega in una nota il Consorzio, sia per le aziende già presenti sul mercato giapponese sia per quelle che in quel mercato vogliono entrare, con espositori provenienti da oltre 60 Paesi pronti a svelare nuove opportunità di business e soluzioni alle sfide globali emergenti.


In questo contesto, il Consorzio per la Tutela del formaggio Pecorino Romano DOP, presieduto da Gianni Maoddi, rafforza la sua presenza in Giappone con il progetto triennale KYOI 2024-2027, cofinanziato dall’Unione Europea. L’iniziativa mira a intensificare le attività di informazione e promozione dei prodotti agroalimentari europei di alta qualità tra i consumatori giapponesi, proseguendo con successo quanto già realizzato nel periodo 2020-2023 con il progetto CHIZU. Nel 2024, le principali categorie di prodotti alimentari importati dall’Italia in Giappone hanno registrato un incremento in valore rispetto all’anno precedente, con performance particolarmente brillanti proprio per i formaggi (+14,9%). “Grazie alla partecipazione a Foodex Tokyo 2025, il Pecorino Romano DOP punta a consolidare il suo posizionamento in Giappone, promuovendo la qualità, la tradizione, l’innovazione e la versatilità di un prodotto che incarna l’eccellenza del patrimonio gastronomico italiano”, dice il presidente Maoddi. La fiera si protrarrà fino al 14 marzo: nello stand del Consorzio i visitatori potranno assaggiare il prodotto e informarsi sulle caratteristiche di uno dei formaggi più apprezzati al mondo.


“Il Consorzio intensificherà le attività promozionali attraverso degustazioni, incontri con buyer e distributori locali e iniziative mirate alla valorizzazione del prodotto presso il pubblico giapponese”, conclude il direttore generale del Consorzio Riccardo Pastore.

In 2024 export formaggi +10,7%, crescita in tutti i mercati

In 2024 export formaggi +10,7%, crescita in tutti i mercatiRoma, 12 mar. (askanews) – Record per l’export dei formaggi italiani nel 2024, con una crescita del 10,7% che Paolo Zanetti, presidente di Assolatte, definisce “impetuosa” e che fa aumentare “di ulteriori 457 milioni di euro il fatturato realizzato all’estero dalle nostre imprese”.”Risultati eccezionali, anche se oggi sono molte “le preoccupazioni tra le imprese del settore, con la spada di Damocle della nuova era dei superdazi minacciati dagli Stati Uniti e dalla Cina”.


Timori per i dazi Usa a parte, le esportazioni di formaggi italiano sono “al sedicesimo anno consecutivo di crescita, una corsa al galoppo che rende questa performance straordinaria e al tempo stesso ordinaria – ricorda Zanetti – straordinaria, per l’entità dell’aumento, più che doppio rispetto a quello del 2023, e ordinaria perché conferma ancora una volta che l’export è oramai componente determinante e strutturale dei fatturati del sistema latte nazionale”. La crescita 2024 è anche estremamente diffusa. L’export caseario italiano è cresciuto in tutti i principali mercati. Un record ancora più importante perché riguarda praticamente tutti i principali paesi di destinazione: in Francia sono state raggiunte le 146 mila tonnellate e 1,07 miliardi di euro; in Germania sono state sfiorate le 90 mila tonnellate; negli Stati Uniti le nostre esportazioni hanno superato per la prima volta le 40 mila tonnellate; il Giappone, ha raggiunto e sorpassato la soglia dei 100 milioni di euro.


Anche nel 2024 la mozzarella si è dimostrata il prodotto più importante per volumi di export, forte di 153mila tonnellate (+7,4%) e 943,2 milioni di euro. In vetta alla classifica troviamo ovviamente Grana Padano e Parmigiano Reggiano (che in forme o pezzi valgono 1 miliardo e mezzo di euro per 122mila tonnellate, di cui 1/3 tra Germania e Stati Uniti). Solo un gradino più sotto, gli altri formaggi freschi (173mila tonnellate), il Gorgonzola (+4,8% in volume per oltre 200 milioni di euro), il Pecorino (soprattutto nei mercati nordamericani), i grattugiati (tra i più dinamici con +10,7% in volume e +12,2% in valore) e tanti altri formaggi di grande qualità e tradizione italiana.

Valore aggiunto agricolo Italia cresce meno dei competitor

Valore aggiunto agricolo Italia cresce meno dei competitorRoma, 12 mar. (askanews) – Negli ultimi cinque anni, la crescita del valore aggiunto agricolo in Italia, in termini reali, non ha seguito il trend di quelli correnti, alla luce di una sensibile riduzione delle quantità prodotte determinata da avverse condizioni climatiche. Anche in termini correnti, comunque, il tasso di crescita del valore aggiunto agricolo italiano (27%) è risultato inferiore a quello dei diretti competitor come Spagna (+41%), Polonia (+39%) e Germania (+34%) in considerazione di una maggior dinamicità competitiva delle aziende agricole degli altri paesi Ue.


E’ uno dei dati che delineano lo stato di salute del settore primario messi in luce nel report di Nomisma presentato in occasione della X Conferenza economica di Cia-Agricoltori Italiani a Roma e illustrato dal responsabile Agroalimentare Denis Pantini alle istituzioni e ai delegati riuniti in Auditorium della Tecnica. Con quasi 75 miliardi di euro, l’Italia rappresenta la terza agricoltura europea per valore della produzione, ma la prima per valore aggiunto generato. Questo discende da una forte specializzazione e vocazionalità del proprio modello agricolo (incentrato su prodotti distintivi di alta qualità e spesso inseriti in filiere Dop e Igp) che conduce a una valorizzazione media unitaria per ettaro tra le più alte a livello europeo: 3.400 euro a ettaro di valore aggiunto contro una media Ue di meno di 1.500 euro a ettaro.


La dinamicità competitiva degli altri Paesi Ue, però, deriva anche da una differente struttura imprenditoriale che per l’Italia presenta una forte polverizzazione e che rende più difficile recuperare divari di inefficienza. Basti infatti pensare che, mentre in Francia o Germania le aziende agricole con superficie superiore ai 50 ettari sono rispettivamente il 43% e il 31% del totale nazionale, in Italia tale incidenza è appena pari al 4%. Parallelamente, le aziende con valore della produzione superiore ai 100.000 euro raggiungono il 36% in Germania e il 46% in Francia, mentre in Italia non superano il 10%. Inoltre, prosegue l’analisi di Nomisma, i limiti strutturali aziendali incidono sulla redditività del settore e spiegano, in larga parte, la minor presenza di giovani imprenditori (sotto i 35 anni) nell’agricoltura italiana rispetto agli altri paesi Ue: il 5% contro l’8% in Germania e il 10% in Francia. Una bassa incidenza che appare “comune” alle diverse aree del Paese, ma che ha visto gli ultimi cinque anni condurre a un maggior calo nelle regioni del Sud (-15% la presenza di imprese giovanili contro il -3,4% del Nord Italia tra il 2019 e il 2024).


Proprio per ovviare a questi limiti strutturali, le imprese agricole italiane sono andate a cogliere le diverse opportunità di mercato (anche al di fuori del core business produttivo) che si sono presentate, sia in virtù di nuovi trend di consumo che di “spazi” aperti da politiche europee e nazionali di sviluppo. Le cosiddette attività di supporto e secondarie pesano oggi per il 19% sul valore della produzione agricola nazionale. Tra queste, il valore della produzione di energia rinnovabile è cresciuto del 18% negli ultimi quattro anni, mentre quello dell’agriturismo del 24%. Oltre alla polverizzazione aziendale, il settore primario italiano da svariati anni deve fare i conti con effetti devastanti sulla produzione agricola derivanti dai cambiamenti climatici. In primis, da temperature medie sempre più alte e con deficit idrici che toccano tutte le regioni. Senza tralasciare gli impatti che i disastri da avversità climatiche (cresciuti in Europa del 221% tra il 2015 e il 2023) producono su un suolo, come quello italiano, estremamente fragile e per il 47% definito “in cattivo stato di salute”, dove proprio l’erosione rappresenta il principale fattore di degrado.

Produzione agricola montana vale 5,5 mld, soprattutto vino e olio

Produzione agricola montana vale 5,5 mld, soprattutto vino e olioRoma, 12 mar. (askanews) – Il valore della produzione agricola italiana ottenuta in montagna vale 5,5 miliardi di euro, vale a dire l’equivalente di quanto prodotto dall’intera regione Sicilia, soprattutto per quanto riguarda i “fiori all’occhiello” del Made in Italy alimentare: il 61% del vigneto Italia si trova infatti in zone montano/collinari, così come il 69% degli oliveti, il 64% dei frutteti, ma anche il 44% degli allevamenti bovini e l’83% di quelli ovicaprini. E’ quanto emerge dal report di Nomisma presentato in occasione della X Conferenza economica di Cia-Agricoltori Italiani a Roma e illustrato dal responsabile Agroalimentare Denis Pantini.


Eppure, nonostante il fatto che gran parte delle produzioni agricole italiane oggi sono ottenute in collina e montagna, la permanenza degli agricoltori nelle aree interne diventa sempre più difficile, alla luce della continua riduzione o della mancanza dei servizi “di base” in un Paese, come l’Italia, in cui il 32% della superficie è classificata come area periferica o ultra periferica (dove la distanza, in quest’ultimo caso, dal più vicino polo di attrazione supera i 75 minuti di percorrenza), con regioni come la Basilicata, la Sardegna o il Trentino Alto Adige in cui tali aree superano il 60% della superficie regionale.

Fini (Cia): effetto dazi Usa deflagrante, agire subito

Fini (Cia): effetto dazi Usa deflagrante, agire subitoRoma, 12 mar. (askanews) – “Serve un’azione diplomatica forte per trovare una soluzione e non compromettere i traguardi raggiunti finora”, agendo immediatamente e facendo “di tutto per contrastare l’effetto deflagrante dei dazi Usa alle porte”. Lo ha detto il presidente di Cia-Agricoltori Italiani, commentando l’indagine sull’effetto dei dazi Usa sull’export agroalimentare italiano, presentata stamattina alla X Conferenza economica in corso a Roma effettuata sulla base dei dati di Nomisma e dell’Ufficio studi confederale.


“L’export agroalimentare negli Usa è cresciuto del 158% in dieci anni e oggi gli Stati Uniti rappresentano il secondo mercato di riferimento mondiale per cibo e vino Made in Italy, con 7,8 miliardi di euro messi a segno nel 2024”, ha ricordato Fini sottolineando che “l’Italia può e deve essere capofila in Europa nell’apertura di un negoziato con Trump, visto che abbiamo anche più da perdere. Gli Usa, infatti, valgono quasi il 12% di tutto il nostro export agroalimentare globale, mettendoci in testa alla classifica dei Paesi Ue, molto prima di Germania (2,5%), Spagna (4,7%) e Francia (6,7%)”. Ecco perché “bisogna agire e fare di tutto per contrastare l’effetto deflagrante dei dazi Usa alle porte, tra danni enormi a imprese e cittadini, dilagare dell’Italian sounding e spazi di mercato a rischio occupazione da parte di altri competitor. A partire proprio dai prodotti e dalle regioni più esposti verso Washington”, ha concluso Fini.

Cia: Sardegna e Toscana regioni più esposte a dazi Usa

Cia: Sardegna e Toscana regioni più esposte a dazi UsaRoma, 12 mar. (askanews) – Sono la Sardegna e la Toscana le regioni italiane che potrebbero soffrire di più sul fronte dell’export agroalimentare a causa dei dazi imposti dal presidente americano Donald Trump, che dovrebbero partire dal 2 aprile prossimo. Questo perché alcuni prodotti simbolo di queste regioni sono esportati massicciamente negli Stati Uniti. È quanto emerge dall’analisi di Cia-Agricoltori Italiani, presentata stamattina alla X Conferenza economica a Roma, sulla base dei dati di Nomisma e dell’Ufficio studi confederale.


Nel dettaglio, la Regione più esposta ai nuovi dazi risulta essere la Sardegna, dove si produce oltre il 90% del Pecorino Romano Dop, il cui export agroalimentare finisce per il 49% negli Stati Uniti. E, giocoforza, ci finisce anche il 74% dell’export dei prodotti lattiero-caseari isolani. Al secondo posto per maggior “esposizione” negli Usa figura la Toscana, che ha negli Stati Uniti la meta del 28% del proprio export agroalimentare, con l’olio in pole position con il 42% e i vini con il 33% delle relative esportazioni.


Ma negli Stati Uniti finisce anche il 58% dell’export di olio del Lazio, così come il 28% delle esportazioni di pasta e prodotti da forno abruzzesi e il 26% di quelle di vini campani. Insomma, considerando le diverse aree del Belpaese, sono le esportazioni agroalimentari del Centro e Sud Italia a “rischiare” di più con l’applicazione dei dazi di Trump, anche alla luce di relazioni consolidatesi negli anni con questo importante mercato spesso grazie alla domanda generata dalle comunità di italiani residenti negli Stati Uniti.

Cia: con dazi a rischio pecorino Romano, vini, Prosecco e sidro

Cia: con dazi a rischio pecorino Romano, vini, Prosecco e sidroRoma, 12 mar. (askanews) – Chianti e Amarone, Barbera, Friulano e Ribolla, Pecorino Romano, Prosecco e il sidro di mele. Sono i prodotti più a rischio di essere danneggiati nella guerra commerciale che rischia di aprirsi con l’arrivo dei dazi del presidente americano Donald Trump il 2 aprile prossimo. Sono più a rischio perché tanto dipendenti dall’export verso gli Stati Uniti. E lo stesso vale per regioni come Sardegna e Toscana che sono particolarmente esposte a perdite milionarie con le nuove tariffe a stelle e strisce. È quanto emerge dall’analisi di Cia-Agricoltori Italiani, presentata stamattina alla X Conferenza economica a Roma, sulla base dei dati di Nomisma e dell’Ufficio studi confederale.


Guardando ai prodotti Made in Italy che trovano negli Stati Uniti il principale sbocco, in termini di incidenza percentuale sulle vendite oltrefrontiera, al primo posto si colloca il sidro, una nicchia di eccellenza che destina il 72% del suo export al mercato americano, per un valore di circa 109 milioni di euro nel 2024. Al secondo posto troviamo il Pecorino Romano, prodotto al 90% in Sardegna, il cui export negli Usa vale il 57% di quello complessivo, ovvero quasi 151 milioni di euro. Due produzioni molto ricercate dall’industria a stelle e strisce, con “l’Apple Cider” tra le bevande più popolari tra i millenial e il nostro formaggio di pecora utilizzato soprattutto per insaporire le patatine in busta.


Ma con i dazi al 25%, il florido settore americano di chips e snack (2,5 miliardi) potrebbe sostituire il Pecorino nostrano con altri prodotti caseari più convenienti. L’arrivo di nuove tariffe rischia dunque di tagliare di netto il loro mercato, con quote difficilmente rimpiazzabili in altre aree geografiche. Discorso a parte sul vino italiano, per il quale gli Usa sono la prima piazza mondiale con circa 1,9 miliardi di euro fatturati nel 2024, ma con “esposizioni” più forti di altre a seconda delle bottiglie. A dipendere maggiormente dagli Stati Uniti per il proprio export sono infatti i vini bianchi Dop del Trentino-Alto Adige e Friuli-Venezia Giulia, con una quota del 48% e un valore esportato di 138 milioni di euro nel 2024; i vini rossi toscani Dop (40%, 290 milioni), i vini rossi piemontesi Dop (31%, 121 milioni) e il Prosecco Dop (27%, 491 milioni). Grandi numeri che i dazi possono scombinare, lasciando strada libera ai competitor di aggredire una fetta di mercato molto appetibile: dal Malbec argentino, allo Shiraz australiano, fino al Merlot cileno.


Anche per l’olio d’oliva italiano gli Stati Uniti hanno un peso significativo, pari al 32% del proprio export (937 milioni di euro nel 2024), ma meno sostituibile nella spesa degli americani, e così a scendere per i liquori (26%, 143 milioni). Meno esposti al mercato Usa risultano invece Parmigiano Reggiano e Grana Padano, per una quota che pesa per il 17% del valore dell’export congiunto di questi due formaggi (253 milioni), così come pasta e prodotti da forno (13%, 1,1 miliardi).

Da Assica ‘Il taglio giusto’, podcast su carne suina e salumi

Da Assica ‘Il taglio giusto’, podcast su carne suina e salumiRoma, 11 mar. (askanews) – Un podcast in 10 episodi sul mondo della carne suina e dei salumi. Da domani, 12 marzo, sarà ‘on air’ Il Taglio Giusto”, il nuovo podcast realizzato da Assica, l’associazione industriali delle carni e dei salumi in collaborazione con Onepodcast, nell’ambito della campagna europea Trust Your Taste, Choose European Quality, co-finanziata dall’Unione europea.


Il podcast sarà un viaggio alla scoperta del settore della carne suina e dei salumi italiani. A guidare gli ascoltatori le voci di Francesca Romana Barberini, conduttrice e autrice tv di programmi enogastronomici, e Giuseppe “Peppone” Calabrese, volto di ‘Linea Verde’ (Raiuno). I due conduttori non saranno soli, ma accompagnati in ogni episodio da un ospite scelto per le sue competenze nel mondo della salumeria. Oltre a Davide Calderone, direttore di Assica, ci saranno Marino Niola, antropologo della contemporaneità e docente all’Università degli Studi Suor Orsola Benincasa di Napoli; Alessandra Scansani, tecnologa alimentare e docente all’Università di Parma; Giuseppe Pulina, Professore Ordinario presso l’Università di Sassari e Presidente dell’Associazione Carni Sostenibili; Eleonora Cozzella, direttrice de Il Gusto di La Repubblica; Luca Piretta, Gastroenterologo e Nutrizionista; Stefano Cavada, content creator. In ogni episodio si affronterà un tema specifico che aiuterà gli ascoltatori a fare chiarezza su alcuni argomenti, dai processi produttivi alle innovazioni tecnologiche che hanno reso un settore tradizionale come questo, fra i più innovativi a livello europeo, dai consigli per una corretta conservazione dei salumi alle tecniche per una degustazione ottimale. Non mancheranno poi curiosi cenni storici, approfondimenti nutrizionali, il rapporto con i territori e la sostenibilità, ed anche come sfatare i falsi miti e le fake news che circolano su questi prodotti.

In Giappone cibo made in Italy +14%, Expo 2025 grande occasione

In Giappone cibo made in Italy +14%, Expo 2025 grande occasioneRoma, 11 mar. (askanews) – L’agroalimentare italiano cresce a doppia cifra in Giappone (+14%), superando il valore di 1,9 miliardi, e guarda ora a Expo 2025 come un evento per consolidare e far crescere la presenza sul mercato nipponico. Il tema è stato al centro dell’incontro sull’internazionalizzazione organizzato da Coldiretti e Filiera Italia con la partecipazione dell’ambasciatore Mario Vattani, commissario generale per la partecipazione italiana ad Expo 2025 ad Osaka, di Simest e Cassa Depositi e Prestiti.


Nel 2024 il Giappone, ricordano Coldiretti e Filiera Italia, si è confermato un partner strategico per i prodotti agroalimentari italiani di eccellenza. La voce più importante è rappresentata dall’ortofrutta trasformata, con 193 milioni in valore, davanti a vino (184 milioni) e olio extravergine di oliva con 130 milioni, che è però il settore che ha messo a segno l’aumento più rilevante con un +56%. A seguire formaggi e latticini, con 107 milioni, pasta con 92 milioni. Con 28 milioni di visitatori attesi, l’Expo rappresenta ora un’opportunità unica per poter dare visibilità e rilevanza anche al Made in Italy agroalimentare. “L’Italia è conosciuta e apprezzata in Giappone per i suoi prodotti, anche perché condivide con la cultura giapponese un’affinità profonda: attenzione alla qualità degli ingredienti, stagionalità e un forte legame con la propria identità culinaria. A Expo 2025 Osaka affronteremo questi temi su un palcoscenico globale che accoglierà 30 milioni di visitatori – ha dichiarato l’ Ambasciatore Mario Vattani, Commissario Generale per l’Italia a Expo 2025 Osaka – Il Giappone è un punto di riferimento per tutta l’Asia: essere presenti su questo mercato significa essere riconosciuti come eccellenza. Expo 2025 Osaka è un’opportunità unica per rafforzare l’export e si inserisce in un momento di grande slancio nei rapporti tra Italia e Giappone”.


Nel corso della sessione tecnica, le imprese partecipanti hanno avuto l’opportunità di approfondire le misure di finanza agevolata di Simest per l’internazionalizzazione, con un focus sui finanziamenti per la digitalizzazione e l’export, l’inserimento nei mercati esteri e la partecipazione agli eventi fieristici, ma anche attività di consulenza e di matchmaking tra le imprese italiane attraverso l’offerto di Cassa Depositi e Prestiti. L’amministratore delegato di Filiera Italia, Luigi Scordamaglia, intervenuto in apertura dell’incontro, ha sottolineato come “queste iniziative, con un orientamento verso Expo Osaka 2025, un focus sui mercati esteri, in particolare quello nipponico, e un approfondimento sugli strumenti per l’internazionalizzazione, rappresentano occasioni fondamentali per supportare le imprese italiane nel loro percorso di crescita internazionale, valorizzando filiere integrate che si distinguono per prodotti agricoli e alimentari fortemente legati ai territori”.


“Con il segnale di risveglio delle nostre esportazioni agroalimentari verso il Giappone a partire dal 2024, la quota diretta sul mercato nipponico ha sfiorato i 2 miliardi di euro, confermando così la strategicità di un Paese che riconosce l’Italia come un vero e proprio bacino di eccellenza agroalimentare e attribuisce ai nostri prodotti di alta qualità un valore premium”, ha concluso. “La crescita delle esportazioni agroalimentari italiane in Giappone – sottolinea il presidente di Coldiretti Ettore Prandini – dimostra il valore e l’attrattività del Made in Italy nel mondo. Dobbiamo continuare a investire su internazionalizzazione e promozione per consolidare la presenza delle nostre eccellenze nei mercati esteri. Expo 2025 sarà un’occasione straordinaria per rafforzare la competitività delle imprese italiane e raccontare la qualità della nostra filiera agroalimentare”.