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Il 13 marzo convegno sulla pesca con Lollobrigida e Comm. Ue Kadis

Il 13 marzo convegno sulla pesca con Lollobrigida e Comm. Ue KadisRoma, 10 mar. (askanews) – Giovedì 13 marzo, in occasione della prima visita in Italia del Commissario europeo per la Pesca e gli Oceani, Costas Kadis, si terrà a Roma il convegno “Il settore della pesca in Italia e l’Unione Europea: sfide ed opportunità”, organizzato dal ministero dell’Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle Foreste, su iniziativa del ministro Francesco Lollobrigida.


Le conclusioni saranno affidate al ministro Lollobrigida e al Commissario Kadis. Al centro del convegno il punto sulle prospettive e le sfide del settore ittico italiano nel contesto delle politiche europee, con il coinvolgimento degli assessori regionali alla pesca e dei principali rappresentanti istituzionali e delle categorie del settore.

Coldiretti Foggia: nella Capitanata si profila grave crisi idrica

Coldiretti Foggia: nella Capitanata si profila grave crisi idricaRoma, 10 mar. (askanews) – Si aggrava la situazione siccità in Puglia: nella corrente annata idrologica iniziata a dicembre gli invasi del Tavoliere, già in grave sofferenza, hanno complessivamente raccolto solo 43 milioni di metri cubi d’acqua, quando l’anno scorso quasi 100 miliardi di litri d’acqua in più non furono sufficienti ad irrigare i campi nell’estate più calda della storia. A lanciare l’allarme è Coldiretti Puglia, sulla base dei dati rilevati dall’Osservatorio sulle risorse idriche di Anbi, secondo cui a fronte dei 331,9 milioni di metri cubi di acqua invasabili nelle dighe della Capitanata, se ne registrano solo 78milioni al 10 marzo 2025, rispetto ai 179 milioni di metri cubi raccolti nello stesso periodo dell’anno scorso.


Se lo scenario non muterà drasticamente con l’arrivo di piogge tali da riempire in maniera più decisiva gli invasi, non ci sarà acqua per irrigare i campi nell’estate 2025 e certamente si avranno ripercussioni gravi anche sul potabile. La Puglia è la regione d’Italia dove piove meno con 640 millimetri annui medi e impatti gravi sull’agricoltura causati dalla siccità che distrugge le coltivazioni e rappresenta la calamità più rilevante per i campi, ma ha anche il primato negativo – aggiunge Coldiretti Puglia – della disponibilità annua media di risorsa pro capite con soli 1000 metri cubi, meno della metà della disponibilità annua pro capite media nazionale stimata in 2330 metri cubi. Ma per aumentare la disponibilità di risorsa idrica a favore dell’agricoltura è stato modificato anche il regolamento attuativo dello spandimento delle acque reflue ottenendo che lo stoccaggio e l’utilizzazione agronomica delle acque di vegetazione dei frantoi oleari avvenga nell’arco dell’intero anno di produzione dal primo settembre fino al 31 agosto dell’anno successivo, sempre secondo i quantitativi per ettaro previsti dalla legge. Le acque di vegetazione dei frantoi oleari – spiega Coldiretti Puglia – sono il risultato del processo produttivo degli oli vergini, sia come parte esistente nella drupa delle olive, per quasi il 75% del loro peso, sia perché aggiunta in alcune fasi produttive. Si tratta, quindi, di volumi importanti di un’acqua particolarmente ricchi di fosforo e potassio.

In Umbria focus su birra agricola come rilancio per territorio

In Umbria focus su birra agricola come rilancio per territorioRoma, 10 mar. (askanews) – Potenziare la produzione italiana di orzo, malto e luppolo per dare nuove opportunità di reddito sui territori e più certezze al settore della birra agricola Made in Italy. Sono i temi al centro dell’incontro promosso oggi da Coldiretti e Consorzio Birra Italiana in Ubria, a Gualdo Cattaneo, con la partecipazione di Ettore Prandini, presidente nazionale Coldiretti, di Mirco Carloni, presidente Commissione agricoltura della Camera e di Teo Musso, presidente Consorzio Birra Italiana.


L’appuntamento è a partire dalle 15.30 nella sede del Birrificio Mastri Birrai Umbri. Un’occasione per fare il punto della situazione assieme ai birrifici agricoli sulle opportunità di sviluppo di una filiera che sta conquistando sempre più l’attenzione dei consumatori, puntando sull’italianità dal campo al bicchiere e sull’integrazione con i servizi, come il birraturismo. L’incontro sarà aperto dai saluti di Pompeo Farchioni, presidente del Gruppo Agroalimentare Farchioni, e di Albano Agabiti, presidente Coldiretti Umbria, cui seguiranno gli interventi di Teo Musso e di Mirco Carloni, con le conclusioni affidate al presidente Prandini. A seguire la visita in azienda con un agri-aperitivo con birra artigianale curato da mastri Birrari Umbri e Campagna Amica.

Grana Padano incontra Ambasciatori Gusto ad abbazia di Chiaravalle

Grana Padano incontra Ambasciatori Gusto ad abbazia di ChiaravalleRoma, 10 mar. (askanews) – In occasione del Congresso annuale Futura 2025 dell’Associazione Ambasciatori del Gusto, che si terrà a Milano a partire dal 10 marzo, avrà luogo il 12 un incontro con la Fondazione e il Consorzio Grana Padano Dop presso l’Abbazia di Chiaravalle, dove nel 1135 i monaci cistercensi crearono la ricetta del Grana Padano per preservare il latte e le sue proprietà nutritive.


L’evento rappresenta anche un’occasione per scoprire l’Abbazia di Chiaravalle, il monastero cistercense che ospita la sede della Fondazione Grana Padano, l’ente del terzo settore, spin off solidale del Consorzio, impegnata nella salvaguardia e nella valorizzazione dell’Abbazia e che realizza progetti di sostegno in ambito sociale, culturale ed artistico. Il programma prevede una visita guidata dell’Abbazia di Chiaravalle e della Fondazione Grana Padano, seguita da un intervento dedicato al formaggio DOP, che metterà in evidenza l’importanza del prodotto nella valorizzazione del territorio e nella promozione delle eccellenze italiane. “La giornata del 12 marzo – ha dichiarato il presidente della Fondazione Grana Padano ETS, Giuseppe Saetta, rappresenta un’importante occasione per raccontare e celebrare il profondo legame tra il Grana Padano e il suo territorio, un patrimonio che per noi e’ di fondamentale valore e che ci impegniamo quotidianamente a proteggere e a valorizzare”.

Accordo Qualivita-Mico per formare ambasciatori agroalimentare

Accordo Qualivita-Mico per formare ambasciatori agroalimentareRoma, 10 mar. (askanews) – Formare gli ambasciatori dell’agroalimentare a denominazione made in Italy. E’ l’obiettivo della collaborazione istituzionale avviata tra il corso di laurea “Made in Italy, Cibo e Ospitalità” (MICO) dell’Università per Stranieri di Perugia e la Fondazione Qualivita che punta a rafforzare la sinergia tra formazione accademica, tutela delle produzioni a qualità certificata e promozione del patrimonio enogastronomico e turistico italiano.


Il percorso formativo porta alla formazione di una figura professionale altamente qualificata, capace di coniugare la cultura del Made in Italy agroalimentare di qualità con competenze specifiche nei settori dell’ospitalità e del turismo. Nell’ambito del percorso, il contributo di Qualivita riguarderà in particolare i prodotti DOP IGP e il Turismo DOP, avvalendosi della collaborazione dei principali Consorzi di Tutela italiani, tra cui quelli di Mozzarella di Bufala Campana DOP, Aceto Balsamico di Modena IGP, olio Riviera Ligure DOP, Burrata di Andria IGP, Prosciutto di Parma DOP. Il corso di laurea MICO, unico interclasse in Italia tra Scienze del Turismo e Scienze, Culture e Politiche della Gastronomia, ha l’obiettivo di formare un professionista in grado di promuovere e valorizzare la specificità e l’eccellenza dello stile italiano nel mondo. Il laureato MICO è un vero e proprio “ambasciatore del Made in Italy”, con un approccio interdisciplinare e sistemico che integra competenze culturali, tecniche, manageriali e scientifiche nei settori del cibo, del turismo e dell’ospitalità.

Coldiretti: serve una svolta salutista nelle mense scolastiche

Coldiretti: serve una svolta salutista nelle mense scolasticheRoma, 10 mar. (askanews) – Serve una svolta salutista nelle mense scolastiche, eliminando i cibi ultra-formulati da menu e distributori e privilegiando negli appalti i cibi locali e a km 0 che valorizzano le realtà produttive locali e riducono i troppi passaggi intermedi. E le scuole devono diventare parte attiva nella concreta diffusione e promozione della Dieta mediterranea, visto che sono oltre 1,9 milioni i bambini e ragazzi italiani che mangiano nelle mense.


E’ l’appello lanciato dalla Coldiretti in occasione della Giornata internazionale della refezione scolastica che si celebra il 10 marzo. A mangiare quotidianamente in mensa sono 690mila bambini della scuola dell’infanzia, pari al 55% del totale, mentre sono poco più di un milione quelli tra i 6 e i 10 anni (il 41% degli alunni che frequentano la primaria), secondo l’analisi Coldiretti su dati Istat. A questi vanno aggiunti altri 190mila ragazzi tra scuola secondaria e superiore. Secondo un recente rapporto Coldiretti/Censis l’82% dei genitori italiani, ricorda Coldiretti, chiede un piano pubblico per salvaguardare la salute dei propri figli, sempre più “drogati” di energy drinks, merendine e simili, una vera e propria dipendenza che crea enormi pericoli per il loro sviluppo e che va fermata con forme di etichettatura sui pericoli ad essi collegati.


L’impegno per un cambiamento di menu che è anche un cambiamento culturale vede in prima fila Coldiretti con il progetto Educazione alla Campagna Amica, un percorso educativo che coinvolge oltre mezzo milione di bambini all’anno su tutto il territorio nazionale. L’obiettivo – conclude la Coldiretti – è quello di formare dei consumatori consapevoli per valorizzare i fondamenti della Dieta Mediterranea e ricostruire il legame che unisce i prodotti dell’agricoltura con i cibi consumati ogni giorno e fermare così il consumo del cibo spazzatura che mette a rischio la salute e fa aumentare l’obesità, ma anche il fenomeno dello spreco, ponendone l’accento sugli alti costi etici ed economici.

A Roma dal 24 al 26 marzo il Masaf organizza “Agricoltura E’”

A Roma dal 24 al 26 marzo il Masaf organizza “Agricoltura E’”

Roma, 10 mar. (askanews) – “Dal 24 al 26 marzo, in occasione dell’anniversario dei Trattati di Roma, organizzeremo ‘Agricoltura È’, un villaggio nel cuore della Capitale per raccontare la centralità e la poliedricità dell’agricoltura nella vita quotidiana di ognuno di noi”. Lo annuncia il ministro dell’Agricoltura, Francesco Lollobrigida, sul proprio profilo Facebook.


Si tratterà, spiega il ministro, di un “evento immersivo, aperto a tutti, che trasformerà Piazza della Repubblica in un grande spazio esperienziale, dove scoprire da vicino il mondo dell’agricoltura in tutte le sue sfaccettature. Un viaggio tra tradizione e innovazione, sostenibilità e tecnologia, cultura e ricerca, per comprendere quanto il settore agricolo sia un pilastro fondamentale della nostra economia e della nostra società”. “Agricoltura È” sarà dunque un luogo di incontro tra istituzioni, imprese, studenti e cittadini, con aree tematiche dedicate all’energia, alla sicurezza alimentare, alla tutela dell’ambiente, alla qualità della vita e alla promozione del Made in Italy. Non mancheranno momenti di confronto, laboratori interattivi, degustazioni e dimostrazioni pratiche per toccare con mano la ricchezza del settore agroalimentare italiano.


“Abbiamo scelto questa data – spiega il ministro Lollobrigida – per sottolineare il ruolo fondamentale che l’Europa deve tornare ad assumere nel garantire una politica agricola che tuteli il settore e il reddito degli agricoltori, promuova la qualità e valorizzi le nostre eccellenze. L’agricoltura è il cuore dell’identità europea, un patrimonio di tradizioni e innovazione che guarda al futuro”.

La siciliana Agromonte festeggia 25 anni con fatturato oltre 30 mln

La siciliana Agromonte festeggia 25 anni con fatturato oltre 30 mlnMilano, 9 mar. (askanews) – Agromonte, azienda ragusana che ha fatto della trasformazione del pomodoro, a filiera corta, il cuore della propria attività, festeggia i suoi primi 25 anni. Un traguardo che la famiglia Arestia, anima dell’azienda siciliana, festeggia con un fatturato nel 2024 di 30 milioni di euro, in crescita del 10% a valore.


Quella di Agromonte è la storia di una piccola impresa femiliare partita agli inizi degli anni 70 grazie all’intraprendenza di Carmelo Arestia che, per decenni ha lavorato nel settore agricolo restando sempre nella sua terra, nel sud est della Sicilia. Ma è nel 2000 che arriva il punto di svolta con la nascita del brand Agromonte frutto dell’intuizione di puntare su una produzione industriale di conserve locali a base di pomodorino ciliegino siciliano. Venticinque anni dopo l’azienda è leader in Italia nel segmento delle salse pronte di ciliegino (dati di vendita NielsenIQ), un’attività che dietro ha una filiera sempre più integrata a monte: nel 2024 la produzione di materia prima proveniente da terreni di proprietà è cresciuta del 35%, nonostante l’anno particolarmente siccitoso, grazie anche al lavoro dei suoi 85 dipendenti, che arrivano fino a 150 con l’aggiunta dei collaboratori stagionali. In questi primi 25 anni di attività, il territorio siciliano è rimasto al centro delle attività dell’impresa: qui prende vita la produzione in serra della materia prima, i pomodori, che quando raggiungono la maturazione ottimale vengono raccolti per essere trasformati e imbottigliati, secondo le antiche tradizioni iblee, tutto sul territorio.


Tradizioni che si sposano con la spinta all’innovazione portata in azienda anche dalla seconda generazione della famiglia Arestia, con Giorgio, primogenito di quattro figli, a cui si deve un’altra intuizione: produrre su larga scala la prima salsa pronta di pomodoro ciliegino nella classica bottiglietta in vetro della birra. Ora insieme ai suoi fratelli, Giusy, Marco e Miriam, Agromonte si appresta ad affrontare le sfide dei prossimi anni espandendo la propria capacità produttiva: quest’anno infatti è prevista la costruzione di un nuovo stabilimento che consentirà di avere anche processi produttivi sempre più efficienti. “Siamo felici di annunciare e celebrare insieme l’importante traguardo raggiunto dalla nostra azienda. Questi primi 25 anni sono stati per noi importanti, ricchi di soddisfazioni, tanti partner ad affiancarci, ma soprattutto colmi di amore per la nostra famiglia, per il territorio e per i nostri prodotti – ha commentato Giorgio Arestia, Ceo di Agromonte – Molte saranno le sorprese previste nel 2025, perché per Agromonte il meglio deve ancora venire”.

Inflazione, Assoutenti: caffè al bar rincarato del 20% dal 2021

Inflazione, Assoutenti: caffè al bar rincarato del 20% dal 2021Roma, 8 mar. (askanews) – Prosegue anche nel 2025 il fenomeno del caro-tazzina, con i prezzi del classico espresso al bar che risultano in ulteriore aumento rispetto allo scorso anno. Un trend che continua da tempo, al punto che nel confronto col 2021 l’irrinunciabile appuntamento degli italiani con la tazzina di caffè costa in media quasi il 20% in più. I dati emergono da uno studio condotto dal Centro di formazione e ricerca sui consumi (C.r.c.) in collaborazione con Assoutenti, che ha messo a confronto i prezzi del caffè servito nei bar delle principali città italiane.


Analizzando i dati dell’apposito Osservatorio Mimit, emerge come la tazzina di espresso continui a subire continui incrementi, al punto che il prezzo nelle grandi città è passato da una media di 1,03 euro del 2021 a una media di 1,22 euro di gennaio 2025, con un aumento superiore al 19% – spiega il Crc con un comunicato – Listini tuttavia estremamente diversificati sul territorio: Bolzano si conferma la città col caffè più costoso, con un prezzo medio di 1,43 euro, seguita da Trento, Pescara e Trieste con 1,34 euro. Sul versante opposto, è Catanzaro la più economica, unica tra le grandi province dove la tazzina non supera il costo di 1 euro. Se si analizza l’andamento degli ultimi 4 anni, i rincari più pesanti si registrano a Pescara (+34%) e Bari (+32%): anche Napoli, capitale mondiale del caffè, registra incrementi superiori al 32% e un prezzo medio ormai prossimo a quota 1,20 euro – sottolinea il Centro di formazione e ricerca sui consumi. In termini di effetti sulle tasche degli italiani, l’aumento dei prezzi dell’espresso determina un aggravio di spesa non indifferente – spiega Assoutenti – La pausa caffè al bar rappresenta un appuntamento fisso quotidiano per milioni di cittadini, al punto che in Italia vengono servite ogni anno 6 miliardi di tazzine nei locali pubblici della Penisola. Questo significa che la spesa per l’espresso passa dai 6,18 miliardi all’anno del 2021 agli attuali 7,32 miliardi, con un aumento di ben 1,14 miliardi a parità di consumi.


“Alla base del caro-caffè vi sono una serie di fattori – spiega il presidente di Assoutenti, Gabriele Melluso – Il caro-energia che determina maggiori costi in capo ai pubblici esercizi, e i rincari della materia prima, con le quotazioni del Robusta che viaggiano oggi sopra quota 5.400 dollari a tonnellata contro i 1.400 dollari del 2021, mentre l’Arabica viaggia attorno ai 3,9 dollari per libbra raggiungendo i massimi storici, hanno impattato sul costo del caffè in Italia, con l’espresso che diventa sempre più salato. Un trend che, di questo passo, rischia di modificare le abitudini consolidate degli italiani, spingendoli a ridurre i consumi al bar o dirottandoli verso la classica, e più economica, moka in casa” – conclude Melluso.

Barilla: donne il 38,5% dei manager, entro 10 anni 42% in ruoli leadership

Barilla: donne il 38,5% dei manager, entro 10 anni 42% in ruoli leadershipMilano, 7 mar. (askanews) – In vista della Giornata internazionale della donna anche Barilla si unisce al coro di chi vuole raccontare il volto femminile dell’azienda. E in quel di Parma questo volto rappresenta il 38,5% tra gli executive e i manager, con il 47% delle dipendenti che lavora a diretto riporto del global leadership team. Per i prossimi 5-10 anni l’impegno è quello di portare il 42% delle professionalità femminili ad assumere ruoli di leadership, mentre, nell’ultimo anno, il turnover in entrata femminile (9,3%) ha superato la media aziendale (8,7%).


Dietro questi numeri, che rappresentano le tappe di un percorso che dovrà portare alla parità, ci sono storie di talento femminile che quotidianamente contribuiscono a fare di Barilla l’azienda che è. Sono le storie di cinque esperte del team ricerca, sviluppo e qualità, tra le quali c’è quella di Rosamaria Petrosino, Global RD&Q capabilities vice president. In Barilla dal 1993, guida un team di 35 ricercatori in diverse aree della ricerca e sviluppo. incrociando “l’arte della gastronomia e la scienza” per “garantire che un prodotto possa essere replicato con costanza su larga scala, mantenendo le stesse caratteristiche di qualità e affidabilità”. Un altro tassello del processo aziendale è la sicurezza alimentare: in questi laboratori di ricerca opera Francesca Lambertini, Allergens research & Labs’ Management Scientist. “Sono in Barilla dal 2011 e il mio lavoro spazia dalla gestione operativa del laboratorio alla ricerca avanzata, migliorando le metodologie analitiche per rilevare allergeni negli alimenti e materie prime”, racconta. Ma l’innovazione e le analisi di qualità non si basano solo sulla tecnologia: “L’elemento umano resta insostituibile – spiega Federica Quaini, Sensory and Analytical Food Science Associate Director di Barilla, che, dal 2016, guida un panel di circa 20 assaggiatori esperti addestrati per valutare con metodo scientifico ogni dettaglio sensoriale del prodotto. “La consistenza è una sfida unica nell’analisi alimentare. Esistono tecnologie avanzate per rilevare aromi e sapori, ma nessuno strumento può replicare con precisione le sensazioni della masticazione. Per questo, l’analisi sensoriale umana resta essenziale”. Un altro volto dell’innovazione in Barilla Claudia Berti, Head of Open Innovation, che oggi si occupa di creare sinergie per lo sviluppo di nuove soluzioni alimentari attraverso la collaborazione con università, startup ed imprese innovative. “Lavorare in questo campo significa spesso confrontarsi con l’ignoto – afferma Berti – ci troviamo di fronte a tecnologie e approcci dal potenziale ancora inesplorato. Il nostro obiettivo è capire se possano avere un valore per l’azienda e trovare il modo migliore per svilupparle”. Anche quando l’innovazione arriva nello Spazio, con il progetto “Pasta nello Spazio”, c’è il contributo di una donna Cristina Gallina, Director of Global Discovery Center di Barilla, che da anni si dedica alla sperimentazione di nuove tecnologie applicate al mondo alimentare. “Il bello della scienza applicata al cibo è che coinvolge tutti i sensi: il risultato non si ferma alla conoscenza, ma diventa piacere” – spiega Gallina, che è la mente dietro lo sviluppo di prodotti innovativi, come le Focaccelle Mulino Bianco o i Ready meals per il mercato statunitense. “Testare la nostra pasta nello spazio è una tra più le recenti e accattivanti sfide, non di certo l’ultima. Per chi desidera innovare – afferma – ogni traguardo è un punto di partenza per qualcosa di nuovo, di più lontano che possa rispondere ai nascenti bisogni o alle richieste non ancora soddisfatte delle persone”.


Barilla, che oggi conta 9.000 dipendenti, nel 2020 ha raggiunto la parità retributiva di genere per tutti i dipendenti, mentre nel 2023 ha annunciato una nuova policy per il congedo di paternità e maternità, che garantisce a tutti i genitori del gruppo un minimo di 12 settimane di congedo retribuito al 100%, indipendentemente dal genere, dallo stato maritale e dall’orientamento sessuale. E dal 2024 è stata avviata una partnership Lead Network, organizzazione non profit che sostiene l’avanzamento delle donne nel settore della vendita al dettaglio e dei beni di consumo in Europa.