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ENEA, vicino Roma un nuovo impianto di separazione idrogeno/metano

ENEA, vicino Roma un nuovo impianto di separazione idrogeno/metano

Roma, 4 mar. (askanews) – ENEA ha realizzato al Centro Ricerche Casaccia (Roma) un impianto pilota per separare i componenti delle miscele che contengono idrogeno e metano, utilizzando una tecnologia a membrana. Allestito in un container, questo prototipo per il cosiddetto deblending è una delle unità innovative da integrare nell’Hydrogen Demo Valley, in corso di realizzazione nello stesso Centro ricerche nell’ambito di “Mission Innovation”, il programma di cooperazione internazionale per accelerare l’innovazione nelle tecnologie per la decarbonizzazione.

Nato nel quadro delle attività di Ricerca di Sistema Elettrico dalla collaborazione di ENEA con SIAD S.p.A. e Tecno Project Industriale TPI (società del gruppo SIAD), l’impianto può essere utilizzato facilmente su scala industriale. La tecnologia a membrana è adatta ad essere impiegata per il Power-to-Methane, ovvero il sistema per produrre metano sintetico dal surplus di energia rinnovabile, che apre la strada a nuove opportunità di utilizzo dell’idrogeno.

“Il ruolo dell’idrogeno quale vettore energetico estremamente flessibile, in grado di interconnettere diversi sistemi energetici, è oggi diffusamente riconosciuto”, commenta il ricercatore ENEA Alberto Giaconia, responsabile del Laboratorio Idrogeno e nuovi vettori energetici all’interno del Dipartimento Tecnologie energetiche e fonti rinnovabili (TERIN-DEC-H2V).

L’idrogeno può essere distribuito attraverso la rete gas in diverse forme: idrogeno puro oppure in miscela con altri gas, tra cui il metano, tradizionalmente utilizzati nelle reti gas (attualmente l’idrogeno può essere immesso nella rete del gas naturale fino a percentuali pari al 2% in volume). “Dunque, risulta funzionale all’intero sistema energetico poter disporre di tecnologie flessibili e sostenibili per separare e recuperare l’idrogeno da miscele gassose, rendendolo così puro per i vari usi finali”, conclude Giaconia.

Francia, Cipro e Grecia collaborano per tecnologie satellitari nuova generazione

Francia, Cipro e Grecia collaborano per tecnologie satellitari nuova generazione

Roma, 1 mar. (askanews) – L’operatore Hellas Sat, l’agenzia spaziale francese (CNES), Thales Alenia Space – una joint venture tra Thales (67%) e Leonardo (33%) – e Safran, hanno firmato nei giorni scorsi un accordo quadro di cooperazione per lo sviluppo di un sistema di comunicazioni ottiche di nuova generazione per il futuro satellite di telecomunicazioni geostazionario Hellas Sat 5 e la relativa stazione ottica a terra che sarà installata a Cipro.

Questa partnership, riferisce una nota, fornirà servizi di trasferimento dati ultra-performanti e ad altissima capacità dall’orbita geostazionaria, consentendo comunicazioni satellitari più rapide, sicure e resilienti per applicazioni critiche. Il progetto si basa sul programma SOLiS del CNES¹, guidato da Thales Alenia Space come parte della componente spaziale del programma France 2030, e dimostrerà servizi di comunicazione laser ad altissima velocità attraverso l’atmosfera. Nell’ambito di questa cooperazione europea, Thales Alenia Space fornirà il sistema SOLiS e il carico utile ottico a bordo del satellite di telecomunicazioni geostazionario Hellas Sat 5. Safran fornirà una stazione a terra commerciale prototipo (“pilot”), che sarà installata nel teleporto di Hellas Sat a Cipro (CyOGS). Questa stazione pilota comunicherà con la stazione FROGS del CNES, già operativa presso l’Osservatorio della Costa Azzurra sulla costa Mediterranea. Il sistema di comunicazioni sarà progettato per garantire l’interoperabilità con altri sistemi di comunicazioni ottiche satellitari attualmente in fase di sviluppo.

Destinate a rivoluzionare le telecomunicazioni satellitari, le comunicazioni ottiche in spazio libero potrebbero diventare un nuovo standard per la trasmissione sicura di dati dallo spazio, grazie a capacità notevolmente potenziate in grado di fornire velocità di trasmissione dell’ordine di un terabit al secondo, nonostante le grandi distanze coinvolte e le interferenze causate dalle turbolenze atmosferiche. Questo sistema è progettato per rendere le reti intercontinentali più resilienti, dato che i collegamenti terrestri e sottomarini in fibra ottica sono sempre più soggetti a sabotaggi. In questo contesto, i satelliti di telecomunicazione geostazionari rappresentano una soluzione comprovata: conveniente e in grado di offrire una copertura continua per trasferimenti massicci di dati ultra-sicuri tra utenti a terra.

L’accordo di cooperazione è stato firmato durante una cerimonia speciale tenutasi alla conferenza Battlefield Redefined 2026 (Nicosia, Cipro), un evento co-organizzato con la DG DEFIS della Commissione Europea in occasione della Presidenza cipriota dell’Unione Europea. Durante questo importante evento, ministri greci e ciprioti e rappresentanti di Hellas Sat, CNES, Thales Alenia Space e Safran, oltre all’Osservatorio Nazionale di Atene, al Centro Spaziale Ellenico (l’Agenzia Spaziale Ellenica) e a numerosi enti ministeriali e autorità governative cipriote e greche, nonché importanti attori del settore spaziale, hanno partecipato sottolineando così il carattere europeo e il significato geopolitico dell’iniziativa.

“La cooperazione con il CNES, Thales Alenia Space e Safran rappresenta una forte conferma di Hellas Sat come operatore satellitare europeo resiliente, credibile e strategico – ha dichiarato Christodoulos Protopapas, CEO di Hellas Sat – Collaborare con istituzioni spaziali europee di primo piano e campioni industriali rafforza la fiducia, il valore aggiunto e la reputazione internazionale di Hellas Sat. Le comunicazioni satellitari ottiche di prossima generazione sono di importanza strategica per la Grecia e Cipro, incrementando la resilienza, la sicurezza e la sovranità delle comunicazioni nazionali e governative critiche. Attraverso il programma Hellas Sat 5, Hellas Sat contribuisce attivamente allo sviluppo di tecnologie di nuova generazione che rafforzano la connettività sicura e l’autonomia strategica dell’Europa. Questa partnership, che unisce Francia, Grecia e Cipro, riflette il forte spirito europeo di cooperazione e progresso tecnologico, dimostrando come l’innovazione congiunta possa sostenere una leadership tecnologica di lungo termine sia a livello nazionale sia europeo”.

“L’opportunità di far volare e operare il sistema SOLiS in collaborazione con Hellas Sat rappresenta un passo importante verso l’adozione delle ottiche in spazio libero per comunicazioni Terra-Spazio ad altissima capacità. La dimostrazione del servizio realizzata nell’ambito del programma France 2030 da Thales Alenia Space, Safran e i loro partner SOLiS è fondamentale per qualificare le prime applicazioni operative che questa tecnologia rivoluzionaria potrà offrire,” – ha affermato Lionel Suchet, Vice Amministratore Delegato del CNES.

“Siamo entusiasti di collaborare con Hellas Sat, CNES e Safran per sviluppare questo sistema di comunicazioni ottiche — un elemento chiave nella creazione di una rete di trasmissione dati sicura e ad altissima capacità,” ha dichiarato Alcino de Sousa, Senior Vice President per le Telecomunicazioni di Thales Alenia Space. “Questa partnership segna l’inizio di una nuova era per i servizi di telecomunicazioni. Combinando più lunghezze d’onda, il sistema SOLiS offrirà prestazioni senza pari, avvicinandosi a 1 terabit al secondo”.

“Siamo orgogliosi di partecipare a questa cooperazione europea, che mette l’innovazione al servizio della sovranità e della sicurezza delle comunicazioni strategiche. Safran metterà a disposizione la sua riconosciuta esperienza nei collegamenti ottici a velocità molto elevata fornendo la stazione a terra pilota a Cipro. Questo progetto illustra perfettamente il nostro impegno a supportare l’autonomia europea e a fornire soluzioni affidabili per le applicazioni più critiche in un ambiente in continua evoluzione,” – ha concluso Jean-Marie Bétermier, EVP Space per Safran Electronics & Defense.

Ambiente: ENEA, nuove soluzioni per la gestione dei rifiuti organici

Ambiente: ENEA, nuove soluzioni per la gestione dei rifiuti organici

Roma, 24 feb. (askanews) – Nuove soluzioni per la gestione dei rifiuti organici nei Paesi del Mediterraneo saranno sviluppate e testate nell’ambito del progetto europeo MEDWISE da 2,5 milioni di euro, al quale partecipano 7 partner di 6 Paesi, tra cui per l’Italia ENEA e Università di Catania (coordinatore).

“ENEA partecipa con un ruolo chiave nel raggiungimento degli obiettivi, guidando l’implementazione di economia circolare e simbiosi industriale per risparmiare risorse, ridurre emissioni e creare occupazione verde”, sottolinea la responsabile di MEDWISE per ENEA Antonella Luciano, ricercatrice del Dipartimento Sostenibilità.

MEDWISE riunisce centri di ricerca e soggetti privati per affrontare le crescenti crisi dei rifiuti, specialmente quelli organici, nei Paesi del Mediterraneo in cui vengono ancora smaltiti in discarica. Tre le direttrici su cui si lavorerà fino al 2028: sistemi di compostaggio decentralizzati per la valorizzazione degli scarti e la produzione di compost; sviluppo di simbiosi industriali tra le filiere per garantire una gestione più sostenibile dei rifiuti organici; un’app IA per la prevenzione degli sprechi alimentari. Le soluzioni di compostaggio decentralizzato verranno implementate in Spagna e in Libano, mentre attività di simbiosi industriale e le iniziative di prevenzione e riduzione degli sprechi alimentari saranno realizzate in tutti i Paesi partner.

“MEDWISE non si limita alla sperimentazione in laboratorio, ma punta a soluzioni applicabili nella vita reale, adattandole ai diversi contesti territoriali e sociali dei Paesi coinvolti”, aggiunge Antonella Luciano. “Il progetto – conclude – incoraggia enti locali, imprese, ricercatori e studenti ad adottare pratiche circolari. Mediante iniziative di formazione e sensibilizzazione, vuole contribuire a una cultura della sostenibilità, dimostrando che i rifiuti possono essere un’opportunità concreta di innovazione e competitività”.

Ingv: decreto ricerca chiaro segnale rinnovato impegno Paese

Ingv: decreto ricerca chiaro segnale rinnovato impegno Paese

Roma, 24 feb. (askanews) – «La creazione del nuovo Fondo per la Programmazione della Ricerca, fortemente voluto dal MUR e dalla Ministra Bernini, rappresenta un segnale chiaro del rinnovato impegno del Paese nei confronti di un settore strategico per lo sviluppo e la competitività dell’Italia. Dopo anni in cui la ricerca ha sofferto di discontinuità e frammentazione, l’introduzione di una programmazione triennale certa e di un fondo unico contribuisce a garantire maggiore stabilità, trasparenza e visione di lungo periodo”. Lo afferma in una nota il presidente dell’Ingv, Fabio Florindo.

“La scelta di riunificare in un unico strumento le principali linee di finanziamento ministeriali rafforza l’efficacia degli interventi, sostenendo in modo strutturato sia la ricerca di base sia quella applicata, oltre alla gestione e al consolidamento delle grandi infrastrutture di ricerca nazionali. L’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia – conclude Florindo – accoglie con favore questa riforma e ribadisce il valore strategico delle Scienze della Terra per il nostro Paese: un ambito che, attraverso l’eccellenza scientifica, il trasferimento tecnologico e le ricadute sul sistema produttivo, contribuisce in modo concreto alla sicurezza, al benessere dei cittadini e alla competitività internazionale dell’Italia».

Infn: Decreto ricerca passaggio cruciale per sistema italiano

Infn: Decreto ricerca passaggio cruciale per sistema italiano

Roma, 24 feb. (askanews) – “La firma da parte del Ministro dell’Università e della Ricerca Anna Maria Bernini del decreto che introduce un nuovo modello di programmazione triennale per il finanziamento della ricerca rappresenta un passaggio cruciale e atteso per il sistema della ricerca pubblica italiana”. Lo afferma Antonio Zoccoli, presidente dell’INFN e presidente della CoPER, la Consulta dei Presidenti degli Enti di Ricerca.

“Università ed Enti di Ricerca – commenta Zoccoli – potranno ora contare su bandi pianificati secondo un calendario definito e certo, su linee di finanziamento differenziate per rispondere alle diverse esigenze progettuali, e su una dotazione economica stabile e progressivamente crescente, con una chiara previsione degli stanziamenti fino al 2031. Il provvedimento introduce inoltre nuovi strumenti, i PRIN Hybrid e i Synergy Grant, pensati per rafforzare e promuovere la capacità di innovazione e la multidisciplinarità, caratteristiche oggi sempre più determinanti per una ricerca di alto impatto, specialmente in settori strategici come quelli del calcolo e delle tecnologie quantistiche. Esprimiamo apprezzamento per l’attenzione e l’impegno con cui il Ministro Bernini e il Ministero hanno condotto l’elaborazione del Piano triennale della ricerca. La stabilità garantita dall’insieme delle misure previste consente finalmente alla ricerca pubblica di operare con visione, pianificando investimenti e attività: questo – conclude – consentirà di accrescere la qualità e la competitività del nostro sistema nazionale della ricerca nel contesto europeo e globale”.

Supercomputer ENEA CRESCO, 122 mln ore di calcolo per scienza e industria

Supercomputer ENEA CRESCO, 122 mln ore di calcolo per scienza e industria

Roma, 23 feb. (askanews) – Con 122 milioni di ore di calcolo in un anno, il supercomputer ENEA CRESCO ha contributo in modo significativo alla ricerca scientifica internazionale. Oltre 200 tra centri di ricerca, atenei e imprese sono stati supportati dal supercalcolatore nelle attività condotte in diversi settori applicativi, dall’energia nucleare alla scienza dei materiali, dalla dinamica molecolare alle biotecnologie, ma anche per clima e transizione energetica e digitale. È quanto emerge dal report High Performance Computing on CRESCO infrastructure: research activity and results 2024, che ha raccolto i dati sull’utilizzo di CRESCO.

Tra i principali utilizzatori dei servizi CRESCO, centri di ricerca come Cnr, ICCOM, ICSC, INFN, ITT, oltre ai principali atenei italiani.

Tra i progetti di maggior rilievo supportati nel 2024 dal sistema ENEA di supercalcolo il progetto PNRR Divertor Tokamak Test Facility Upgrade (DTT-U), teso a migliorare l’affidabilità dei sistemi dell’impianto DTT per l’energia da fusione in costruzione presso il Centro Ricerche ENEA di Frascati (Roma). Il supercomputer consente di sviluppare modelli avanzati e simulazioni per il comportamento del plasma utilizzato nella reazione di fusione nucleare.

Le principali risorse computazionali dell’ENEA si trovano presso il Centro Ricerche di Portici (Napoli) e rimangono costantemente accessibili anche alla comunità scientifica esterna, sia pubblica che privata. CRESCO, entrato in funzione per la prima volta nel 2008, ha attualmente una potenza di picco di oltre 9 PFlops ed è costituito da 758 nodi di calcolo. A giugno 2025, CRESCO8 è entrato alla 228esima posizione della classifica Top500 dei computer più potenti al mondo e alla 134esima posizione della Green TOP500, che misura le prestazioni del supercalcolatore in rapporto all’efficienza energetica.

L’infrastruttura vanta infatti consumi energetici molto contenuti grazie a una particolare tecnologia di raffreddamento ad acqua, in grado di dissipare fino al 98% del calore prodotto dal supercomputer e di far risparmiare il 40% dell’energia.

“Il contributo di CRESCO alla ricerca è sempre in aumento, come dimostra il trend in crescita rilevato dal 2008 ad oggi”, sottolinea Giovanni Ponti, responsabile ENEA della Divisione Sviluppo sistemi per informatica e ICT presso il Dipartimento Tecnologie energetiche e fonti rinnovabili “L’avvio nel 2025 di CRESCO8 – conclude – rappresenta un passaggio strategico, in quanto il nuovo sistema HPC consente di ampliare in modo significativo la capacità computazionale a supporto delle attività di ricerca più avanzate, garantendo all’ENEA una posizione di riferimento nel panorama delle infrastrutture ad alte prestazioni messe a disposizione della comunità nazionale e internazionale”.

Infn, Einstein Telescope: inaugurato il laboratorio AiLoV-ET a Roma

Infn, Einstein Telescope: inaugurato il laboratorio AiLoV-ET a Roma

Roma, 19 feb. (askanews) – È stato inaugurato oggi negli spazi dei laboratori della Sezione INFN presso il dipartimento di Fisica dell’Università di Roma Tor Vergata, il nuovo laboratorio AiLoV-ET (Advanced Optics Lab @ Tor Vergata for Einstein Telescope). L’infrastruttura è dedicata alla ricerca e sviluppo delle tecnologie per il futuro rivelatore di onde gravitazionali di nuova generazione, Einstein Telescope, ed è frutto della collaborazione tra l’INFN e l’Università di Roma Tor Vergata nell’ambito del progetto ETIC, finanziato dal Ministero dell’Università e della Ricerca con i fondi del PNRR, per promuovere la candidatura italiana della Sardegna a ospitare Einstein Telescope attraverso la creazione di una rete nazionale di laboratori diffusi sul territorio, di cui fa parte, appunto, anche l’infrastruttura AiLoV-ET.

“Grazie al finanziamento di circa tre milioni di euro, il nuovo laboratorio AiLoV-ET ospita camere bianche e grigie, ossia gli ambienti a contaminazione controllata propri di un laboratorio di ricerca di fisica strumentale, banchi ottici, laser, specchi e strumentazione altamente tecnologica”, ha spiegato Viviana Fafone, responsabile di AiLoV-ET, professoressa dell’Università di Roma Tor Vergata e ricercatrice all’INFN. “AiLoV-ET è dunque a tutti gli effetti un centro di ricerca di rilievo internazionale, focalizzato sulla realizzazione di soluzioni tecnologiche di ottica adattiva e di nuovi materiali per gli specchi del rivelatore, elementi chiave per gli obiettivi scientifici di Einstein Telescope. L’attività si inserisce in una tradizione di ricerca sulle onde gravitazionali che a Roma Tor Vergata è attiva da oltre quarant’anni, dai primi rivelatori a barre criogeniche, all’interferometro Virgo, fino agli attuali sviluppi per Einstein Telescope”, conclude Fafone.

“È con grande orgoglio che inauguriamo AiLoV-ET, un nuovo importante capitolo nella storia scientifica del nostro ateneo”, ha commentato Nathan Levialdi Ghiron, rettore dell’Università di Roma Tor Vergata. “Questa infrastruttura nasce dalla sinergia con l’INFN nell’ambito del progetto ETIC sostenuto dal MUR con fondi PNRR: un esempio concreto di come la collaborazione tra istituzioni sostenuta da una visione strategica nazionale ed europea possa generare ricerca di frontiera e innovazione tecnologica. Un investimento non solo nelle infrastrutture ma nelle persone – ha sottolineato il rettore – nei nostri ricercatori, nei giovani studiosi, nelle studentesse e negli studenti che qui trovano un ambiente di formazione avanzata e di collaborazione internazionale. AiLoV-ET non è soltanto un laboratorio, è un segnale di fiducia nella scienza, nella collaborazione europea e nella capacità del nostro paese di essere protagonista nelle grandi sfide della conoscenza”, ha concluso il rettore.

“Einstein Telescope rappresenta una delle sfide scientifiche più ambiziose dei prossimi decenni e richiede lo sviluppo di tecnologie altamente innovative. Il nuovo laboratorio AiLOV-ET opererà nel campo del controllo termico degli specchi, un ambito già cruciale negli interferometri attuali, come Virgo, ma destinato a diventare ancora più strategico negli osservatori di prossima generazione, come Einstein Telescope”, ha spiegato Marco Pallavicini membro della Giunta Esecutiva dell’INFN con la delega al progetto Einstein Telescope. “La realizzazione del laboratorio nasce dalla proficua collaborazione tra l’INFN e l’Università di Roma Tor Vergata, in continuità con la sinergia già consolidata nell’ambito dell’esperimento Virgo”.

All’inaugurazione ha fatto seguito un convegno sui quarant’anni di ricerca a Roma Tor Vergata e sulla ricerca delle onde gravitazionali con interventi dedicati alla storia, allo stato attuale e alle prospettive, con contributi di Michele Mazzola del Ministero dell’Università e della Ricerca, Lucio Cerrito, direttore Dipartimento di Fisica dell’Università di Roma Tor Vergata, Roberta Sparvoli, direttrice Sezione INFN di Roma Tor Vergata, Renato Baciocchi, prorettore al Trasferimento Tecnologico dell’Università di Roma Tor Vergata, Eugenio Coccia, direttore Istituto di Fisica delle Alte Energie di Barcellona, Viviana Fafone responsabile laboratorio AiLoV-ET, Michele Maggiore dell’Executive Board di Einstein Telescope e professore dell’Università di Ginevra, Marco Pallavicini della Giunta Esecutiva dell’INFN, Michele Punturo, coordinatore della collaborazione scientifica Einstein Telescope e ricercatore dell’INFN.

Inaf, con Lofar la più grande mappa radio del cielo mai realizzata

Inaf, con Lofar la più grande mappa radio del cielo mai realizzata

Roma, 19 feb. (askanews) – Con circa 13,7 milioni di radiosorgenti identificate, il catalogo LoTSS-DR3 è il più completo censimento mai effettuato dei buchi neri supermassicci in fase di accrescimento e segna un nuovo traguardo per la radioastronomia.

Una vasta collaborazione internazionale, con la significativa partecipazione dell’Istituto Nazionale di Astrofisica (INAF), ha reso pubblico il terzo set di dati della LOFAR Two-metre Sky Survey (LoTSS-DR3), uno dei più ambiziosi programmi di mappatura del cielo radio a bassa frequenza mai realizzati. Sfruttando il radiotelescopio europeo Low Frequency Array (LOFAR), il team di ricerca ha identificato 13,7 milioni di radiosorgenti.

Il nuovo set di osservazioni ha consentito di produrre una mappa del cielo radio a bassa frequenza di straordinario dettaglio e di realizzare il censimento più completo mai ottenuto dei buchi neri supermassicci in fase di accrescimento, rappresentando un traguardo di grande rilievo per la radioastronomia e la cooperazione scientifica internazionale. I risultati sono in corso di pubblicazione sulla rivista Astronomy & Astrophysics. Questo nuovo catalogo rappresenta un deciso salto di qualità rispetto ai precedenti. La seconda data release, pubblicata nel 2022, comprendeva quasi 4,4 milioni di sorgenti radio e copriva poco più di un quarto dell’emisfero settentrionale. Con la DR3, il numero di sorgenti catalogate cresce di oltre il triplo, mentre l’area di cielo mappata si estende fino a circa l’88% dell’emisfero nord, pari a circa 19 mila gradi quadrati. Il passo in avanti rispetto alla DR2 è quindi evidente sotto diversi aspetti: una copertura di cielo molto più estesa, un numero significativamente maggiore di sorgenti rilevate e l’inclusione di nuove regioni finora inesplorate, come porzioni del piano galattico, che non erano incluse nella precedente data release.

La survey è stata effettuata con uno dei radiotelescopi più sensibili e ad alta risoluzione al mondo. Nato da un progetto di ASTRON e oggi European Research Infrastructure Consortium (ERIC), LOFAR è la rete radioastronomica a bassa frequenza più estesa attualmente operativa. Lo strumento è composto da 52 stazioni distribuite in Europa, per un totale di oltre 25 mila antenne collegate tra loro tramite reti in fibra ottica e gestite come un unico grande interferometro. Il progetto si basa su oltre 13 mila ore di osservazioni, per un volume complessivo di circa 18,6 petabyte di dati e su oltre 20 milioni di ore di calcolo distribuite su 10 anni. L’elaborazione di una mole di dati così imponente ha richiesto lo sviluppo di algoritmi altamente automatizzati e ottimizzati, nonché la distribuzione del carico computazionale su numerosi sistemi di calcolo ad alte prestazioni, con attività di elaborazione e di monitoraggio protratte per anni.

In questo senso, LOFAR ha spinto la radioastronomia a basse frequenze in un territorio in gran parte inesplorato: non solo per la quantità di dati prodotti, ma anche per le nuove tecniche di calibrazione e di analisi rese necessarie. Affrontare queste sfide ha richiesto lo sviluppo di nuovi approcci metodologici e l’impiego di infrastrutture computazionali ad altissime prestazioni. La combinazione di ampia copertura del cielo, elevata sensibilità e alta risoluzione angolare consente di ottenere immagini del cielo radio a bassa frequenza estremamente nitide e ricche di dettaglio. Le osservazioni, condotte nell’intervallo di frequenze 120-168 MHz, corrispondente a lunghezze d’onda di circa due metri, raggiungono una risoluzione angolare di circa 6 secondi d’arco, consentendo di studiare le sorgenti radio su un’ampia gamma di scale spaziali. Per ottenere questi risultati, le immagini sono state accuratamente corrette per le forti distorsioni introdotte dalla ionosfera terrestre, un aspetto critico alle basse frequenze radio.

“Questa data release rappresenta il risultato di oltre dieci anni di osservazioni, di elaborazione dei dati e di analisi scientifica condotte da un ampio team internazionale”, afferma Timothy Shimwell, primo autore dello studio, ricercatore presso ASTRON, l’Istituto nazionale per la radioastronomia dei Paesi Bassi, e l’Università di Leiden.

Sebbene l’utilizzo scientifico dei dati sia ancora agli inizi, la combinazione di scala, sensibilità e risoluzione sta già trasformando la radioastronomia, aprendo la strada a nuove scoperte in un’ampia varietà di ambienti cosmici. “Grazie a una sensibilità oltre 100 volte superiore e a una risoluzione angolare più elevata rispetto alle survey precedenti nello stesso intervallo di frequenze, LoTSS apre una nuova finestra di osservazione dell’Universo alle basse frequenze radio, permettendo numerose scoperte e un forte impatto in molti ambiti della ricerca astrofisica e cosmologica”, afferma Gianfranco Brunetti, direttore di INAF – Istituto di Radioastronomia e delegato italiano nel Council di LOFAR ERIC.

Grazie a queste caratteristiche, la survey consente di osservare una straordinaria varietà di segnali radio provenienti dal cosmo: dall’emissione generata da particelle che viaggiano a velocità prossime a quella della luce in campi magnetici, come l’emissione radio diffusa in ammassi di galassie, ai potenti getti prodotti dai buchi neri supermassicci, fino alle galassie con intensa formazione di nuove stelle.

Questo patrimonio osservativo sta già alimentando numerosi studi in diversi ambiti dell’astrofisica ed è analizzato in modo sistematico anche alla ricerca di fenomeni rari, quali radiosorgenti transienti e variabili, resti di supernova finora sconosciuti, alcune delle radiogalassie più estese e antiche mai osservate e segnali radio compatibili con interazioni tra esopianeti e le loro stelle madri. I dati e le mappe radio prodotti dalla survey sono resi pubblicamente disponibili alla comunità scientifica.

Un esempio emblematico di queste nuove possibilità di studio riguarda gli ammassi di galassie, come sottolinea Andrea Botteon, ricercatore in forza all’INAF e co-autore dell’articolo: “Creando campioni statistici di ammassi di galassie, possiamo dimostrare che onde d’urto e turbolenze guidano l’accelerazione delle particelle e l’amplificazione dei campi magnetici su milioni di anni luce. Questo è uno dei campi di ricerca che ha ricevuto una delle spinte più significative negli ultimi anni grazie ai dati LoTSS”. Parallelamente, i dati vengono analizzati in modo sistematico alla ricerca di fenomeni astrofisici rari. Il team ne ha già individuati diversi, tra cui radiosorgenti transienti e variabili, resti di supernova finora sconosciuti, alcune delle radiogalassie più estese e antiche mai osservate e segnali radio compatibili con interazioni tra esopianeti e le loro stelle madri.

“INAF sta investendo risorse significative sul piano scientifico e tecnologico in LOFAR 2.0, che, nei prossimi decenni, sarà uno strumento complementare a SKA-Low. Grazie a baseline molto più lunghe, LOFAR 2.0 permetterà di ottenere mappe del cielo con una risoluzione angolare fino a dieci volte superiore a LoTSS, raggiungendo al tempo stesso una profondità osservativa senza precedenti”, continua Brunetti.

INGV, accordo sullo studio delle onde gravitazionali dalla Luna

INGV, accordo sullo studio delle onde gravitazionali dalla Luna

Roma, 19 feb. (askanews) – Un consorzio nazionale, guidato dal Gran Sasso Science Institute (GSSI), che include l’Università di Camerino, l’Istituto Nazionale di Astrofisica (INAF), l’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV), e l’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (INFN), condurrà gli studi preparatori per la Lunar Gravitational-wave Antenna (LGWA). L’accordo di collaborazione scientifica, siglato dalle istituzioni lo scorso 21 gennaio, segna un passo avanti fondamentale per questo ambizioso progetto volto alla ricerca di onde gravitazionali dalla Luna. LGWA era stato selezionato nel 2023 dalla European Space Agency (ESA) nel Reserve Pool of Science Activities for the Moon, ricevendo la valutazione più alta tra tutti i progetti proposti. A seguito di questo successo, l’Agenzia Spaziale Italiana (ASI) ha scelto di finanziare gli studi preparatori per i progetti selezionati dall’ESA con leadership italiana.

Le attività finanziate si concentrano attualmente sullo sviluppo tecnologico del payload lunare (GSSI, Università di Camerino, INFN e INAF), e poi su specifici pacchetti di attività legati agli studi di caratterizzazione del suolo lunare con la produzione di un modello sintetico di propagazione delle onde sismiche (INGV) e la scienza con le onde gravitazionali (INAF). Il finanziamento attuale sosterrà i primi due anni di studi preparatori, con la possibilità di estendere le attività oltre il 2027.

L’idea di rendere la Luna stessa parte di un rivelatore gravitazionale sfruttando la sua intrinseca risposta alle onde gravitazionali fu alla base del lavoro del fisico americano Joseph Weber negli anni Settanta del secolo scorso. Lo scienziato statunitense contribuì alla realizzazione del Lunar Surface Gravimeter, un gravimetro installato sulla superficie lunare nel 1972 durante la missione Apollo 17. L’obiettivo era osservare le vibrazioni lunari causate dalle onde gravitazionali, ma un errore di progettazione del misuratore ha reso impossibile proseguire l’esperimento.

Oltre cinquant’anni dopo, LGWA con la realizzazione di un’antenna lunare per le onde gravitazionali potrebbe segnare un punto di svolta e aprire nuovi scenari per l’astrofisica e non solo. Lo strumento sarebbe capace di rivelare segnali da sistemi binari compatti costituiti da nane bianche galattiche sino a enormi buchi neri a distanze cosmiche, o ancora raccogliere dati sulla struttura interna del nostro satellite naturale e fare luce sui meccanismi dei suoi terremoti.

Cnr, Robotaxi: un’infrastruttura intelligente li renderà più sicuri

Cnr, Robotaxi: un’infrastruttura intelligente li renderà più sicuri

Roma, 18 feb. (askanews) – Uno studio dell’Istituto di informatica e telematica del Consiglio nazionale delle ricerche di Pisa, in collaborazione con l’Università di Pisa e con il MIT, individua una soluzione per rendere più sicuri i taxi a guida autonoma, già utilizzati in strada negli USA. Si tratta di un linguaggio di messaggistica avanzato che “spiega” al veicolo cosa fare in presenza di incroci, cantieri, semafori.

I robotaxi, o taxi a guida autonoma, sono realtà in numerose città degli Stati Uniti: tuttavia, una recente inchiesta avviata dal Congresso statunitense ha sollevato non pochi dubbi sulla sicurezza di tali veicoli, mettendo in luce come i veicoli in uso non siano ancora del tutto autonomi e come, in situazioni di incertezza (ad esempio segnaletica confusa o cantieri non segnalati), il sistema si affidi a “piloti remoti”, ovvero operatori spesso situati all’altro capo del mondo, che intervengono via software per risolvere le situazioni interpretando a distanza lo scenario.

Una possibile soluzione al problema, riferisce una nota, viene da uno studio di Marco De Vincenzi e Ilaria Matteucci dell’Istituto di informatica e telematica del Consiglio Nazionale delle Ricerche di Pisa (CNR-IIT) con la Prof. Chiara Bodei dell’Università di Pisa e il gruppo di ricerca Auto-ID Lab del Massachussetts Institute of Technology (MIT), guidato dal Prof. Sanjay Sarma e Stephen S. Ho: hanno sviluppato un innovativo linguaggio di messaggistica avanzato che fornisce informazioni utili al veicolo in tempo reale, superando le difficoltà che potrebbero derivare da eventuali casi di latenza del segnale o da errori umani.

La soluzione, denominata TLM (Time-Logic-Map), è stata presentata con successo lo scorso ottobre alla Vehicle Technology Conference di Chengdu (Cina): è un linguaggio di messaggistica che permette all’infrastruttura (incroci, cantieri, semafori) di “spiegare” al veicolo cosa fare. Il sistema trasmette ai veicoli via messaggistica broadcast tutti i dati necessari per muoversi in un determinato spazio urbano, come un incrocio o un cantiere, basandosi su tre strati logici: “Map” fornisce una geometria precisa del segmento stradale, utile anche dove il segnale GPS è assente; “Logic” codifica le regole comportamentali di quel preciso tratto stradale (chi ha la precedenza, quali corsie sono attive) e “Time” sincronizza il veicolo con i tempi reali dei semafori.

“Il problema emerso dall’inchiesta parlamentare in corso negli Stati Uniti è noto nella comunità scientifica che si occupa di guida autonoma, ed evidenzia una criticità sistemica: non possiamo avere una vera guida autonoma diffusa, sicura ed efficiente se ogni veicolo richiede un supervisore umano a distanza,” dichiara Ilaria Matteucci (Cnr-IIt). “Con TLM, l’intelligenza necessaria a risolvere l’impasse non risiede in un’assistenza remota dall’altra parte del mondo, ma sulla strada stessa. Se la strada comunica in modo standardizzato e sicuro la propria logica, il veicolo autonomo può operare anche in condizioni di scarsa visibilità o contesti imprevisti, riducendo il bisogno di intervento umano”.

“Le strade sono nate per gli esseri umani, e i veicoli autonomi devono ancora interpretare segnali pensati per la visione umana attraverso sensori e algoritmi complessi” fa notare la Prof. Chiara Bodei (Università di Pisa). “Time-Logic-Map introduce invece un linguaggio spaziale per le macchine, che comunica in modo diretto geometria, logica e tempo della strada, alleggerendo il carico percettivo nei contesti più complessi.”

“A differenza dei sistemi attuali che si basano su mappe che potrebbero non essere aggiornate, TLM trasmette messaggi aggiornati costantemente, leggeri e locali via V2X (Vehicle-to-Everything)”, aggiunge Marco De Vincenzi (Cnr-IIt). “Questo approccio può eliminare i pericoli legati al “lag” della connessione internet, poiché la decisione avviene su informazioni trasmesse localmente tra l’infrastruttura e l’auto”.

TLM è in fase di test in un digital twin per la simulazione del comportamento delle auto a guida autonoma e successivamente sarà seguito da un test nel mondo reale, prima in ambiente controllato e poi su strade trafficate.