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Ricerca, un robot-zaino per mappare le profondità dei laghi alpini

Ricerca, un robot-zaino per mappare le profondità dei laghi alpiniRoma, 3 ott. (askanews) – Un team coordinato dall’Istituto di ingegneria del mare del Consiglio nazionale delle ricerche di Genova (Cnr-Inm) ha concluso con successo le attività preliminari di campionamento batimetrico, bio-fisico e chimico di due laghi alpini: il lago situato nei pressi del Ghiacciaio di Indren (massiccio del Monte Rosa, Valle D’Aosta) e il lago proglaciale nei pressi del Ghiacciaio di Fellaria (Valtellina, provincia di Sondrio).


I due siti pilota – informa Cnr-Inm – sono stati individuati all’interno del progetto PRIN “Modular Alpine Robotic MOnitoring Tools” (MARMOT), finanziato nell’ambito del Bando 2022 e costituito, oltre che da Cnr-Inm, dall’Istituto per la BioEconomia del Cnr di Firenze (Cnr-Ibe) e dall’Istituto di scienze polari del Cnr di Messina (Cnr-Isp), assieme all’Università degli Studi di Torino e all’Università di Udine, e con la collaborazione dell’Università della Tuscia. Obiettivo della campagna, testare una prima versione di un innovativo dispositivo robotico per l’acquisizione e la caratterizzazione di vari parametri chimico-fisici e biologici dei laghi di montagna e, in generale, di ambienti remoti, garantendo un impatto minimo sull’ecosistema circostante. In particolare, il gruppo coordinato dal ricercatore del Cnr-Inm Angelo Odetti, ha sviluppato e testato la prima versione di un robot facilmente trasportabile su sentieri di montagna semplicemente con uno zaino, minimizzando così l’impatto delle ricerche scientifiche in questi ambienti. Il prototipo sviluppato ha consentito di ottenere i primi parametri per la mappatura batimetrica dei laghi, l’analisi delle acque superficiali e dell’aria, e lo studio di elementi in traccia e della microbiologia. I dati raccolti hanno rivelato una profondità massima sorprendente di circa 45 metri lungo i transetti eseguiti nel lago del Ghiacciaio di Fellaria.


“Il progetto MARMOT si propone di sviluppare un prototipo di piattaforma robotica progettata specificamente per operare nei laghi di alta montagna: questi ambienti fragili e in rapido cambiamento sono oggetto di studi in tutto il mondo come indicatori precoci dei cambiamenti climatici”, afferma Angelo Odetti (Cnr-Inm). “Abbiamo quindi messo a disposizione le nostre competenze nel settore della robotica marina per sviluppare dispositivi autonomi e portatili per l’acquisizione persistente di dati e campioni nei laghi di alta montagna: i risultati ottenuti ci consentiranno, ora, di definire meglio i limiti operativi del sistema robotico, che verrà impiegato a partire dall’estate 2025 per lo studio sistematico dei laghi alpini. L’obiettivo è ottenere una comprensione più approfondita di questi ecosistemi quasi inesplorati al di sotto della superficie”. MARMOT affianca alle attività di ricerca sul campo una strategia di analisi e condivisione dei dati basata sui principi FAIR (Findable, Accessible, Interoperable, Reusable). L’iniziativa punta, inoltre, a coinvolgere la comunità attraverso progetti di Citizen Science, rendendo i dati raccolti pubblici e accessibili su piattaforme online che permetteranno il monitoraggio remoto in tempo reale di diversi parametri. Alle missioni preliminari hanno partecipato attivamente: Angelo Odetti (Cnr-Inm), Giorgio Bruzzone (Cnr-Inm), Simona Aracri (Cnr-Inm), Federico Carotenuto (Cnr-Ibe), e Luciano Massetti (Cnr-Ibe), Nicola Colombo (Università di Torino), e Morena Rolando (Università di Torino)

Ricerca, mentre giocano i delfini si “sorridono” a vicenda

Ricerca, mentre giocano i delfini si “sorridono” a vicendaRoma, 3 ott. (askanews) – I delfini sono estremamente “giocosi”, ma poco si sa su come comunicano durante il gioco. Una nuova ricerca pubblicata il 2 ottobre sulla rivista iScience (Cell Press), realizzata dall’Università di Pisa in collaborazione con l’Università di Torino e l’Università di Renne, dimostra che i tursiopi, delfini diffusi anche nel Mar Mediterraneo, utilizzano un’espressione facciale “a bocca aperta”, analoga al sorriso, per interagire durante il gioco sociale. I delfini – spiegano i ricercatori – usano quasi sempre questa espressione facciale quando si trovano nel campo visivo dei loro compagni di gioco e, quando questi ultimi percepiscono un “sorriso”, rispondono a loro volta aprendo la bocca il 33% delle volte.


“Abbiamo scoperto la presenza di un’espressione facciale distinta, la bocca aperta, nei tursiopi e abbiamo dimostrato che questi sono anche in grado di rispondere rapidamente alle espressioni facciali degli altri”, spiega l’autrice senior ed etologa Elisabetta Palagi dell’Università di Pisa. “I segnali a bocca aperta e la mimica rapida appaiono ripetutamente in tutto l’albero genealogico dei mammiferi, il che suggerisce che la comunicazione visiva abbia svolto un ruolo cruciale nel dare forma a interazioni sociali complesse, non solo nei delfini ma in molti altri mammiferi nel corso del tempo”. Il gioco tra delfini può includere salti acrobatici, interazioni con oggetti, inseguimenti e contatti fisici, che però è importante non vengano interpretati come vere aggressioni. Molti mammiferi usano le espressioni facciali per mediare le interazioni di gioco, ma se questo comportamento fosse presente anche nei mammiferi marini non era mai stato indagato in precedenza.


“Il gesto della bocca aperta si è probabilmente evoluto dall’azione del mordere, interrompendo la sequenza del morso per lasciare solo la sua intenzione, senza contatto”, prosegue Palagi. “La bocca aperta rilassata, che si vede nei carnivori sociali, nelle facce da gioco delle scimmie e persino nelle risate umane, è un segno universale di giocosità, che aiuta gli animali a segnalare il divertimento e a evitare i conflitti”. Per verificare se i delfini utilizzassero l’apertura della bocca come espressione facciale, i ricercatori hanno studiato diversi gruppi sociali di tursiopi in ambiente controllato, mentre interagivano in coppia e mentre giocavano liberamente con i loro addestratori umani. È stato dimostrato che questi animali usano l’espressione della bocca aperta quando giocano con altri delfini, ma non sembrano usarla quando giocano con gli umani o quando giocano da soli con degli oggetti.


I ricercatori hanno registrato un totale di 1288 eventi di bocca aperta durante le sessioni di gioco sociale e il 92% di questi eventi si è verificato durante le sessioni di gioco tra delfini. I delfini erano anche più propensi ad assumere l’espressione della bocca aperta quando il loro volto era nel campo visivo del compagno di gioco – l’89% delle espressioni a bocca aperta registrate sono state emesse in questo contesto – e quando questo “sorriso” è stato percepito, il compagno di gioco ha ricambiato il sorriso il 33% delle volte. “Qualcuno potrebbe obiettare che i delfini imitano le espressioni a bocca aperta degli altri per puro caso, dato che sono spesso coinvolti nella stessa attività o nello stesso contesto, ma questo non spiega perché la probabilità di imitare la bocca aperta di un altro delfino entro un secondo sia 13 volte più alta quando il ricevente vede effettivamente l’espressione originale”, continua Palagi. “Le percentuali di risposta osservate nei delfini sono coerenti con quanto osservato in alcuni carnivori, come i suricati e gli orsi”.


I ricercatori non hanno registrato i segnali acustici dei delfini durante il gioco, ma affermano che gli studi futuri dovrebbero indagare sul possibile ruolo delle vocalizzazioni e dei segnali tattili durante le interazioni ludiche. “I delfini possiedono uno dei repertori vocali più vasti e complessi del regno animale e la funzione di molte vocalizzazioni emesse da questi animali è ancora sconosciuta” dichiara lo zoologo Livio Favaro, docente di Biologia Marina presso il Dipartimento di Scienze della Vita e Biologia dei Sistemi dell’Università di Torino. “Le nostre future ricerche si concentreranno sull’utilizzo dei segnali acustici da parte dei tursiopi durante le sessioni di gioco e su come questi complementino i segnali visivi, in quello che ci aspettiamo essere un complesso sistema di comunicazione multimodale”. (Copyright Zoomarine Roma)

Ricerca, IIT: un transistor edibile a base di dentifricio

Ricerca, IIT: un transistor edibile a base di dentifricioRoma, 30 set. (askanews) – Un transistor a base di dentifricio è l’ultima invenzione del gruppo di ricerca all’Istituto Italiano di Tecnologia (IIT) di Milano nell’ambito dell’elettronica edibile. Il nuovo nano-dispositivo, infatti, è pensato per diventare in futuro componente di pillole intelligenti da ingerire per monitorare lo stato di salute, che vengono digerite alla fine della loro attività. La ricerca è stata descritta sulla rivista scientifica “Advanced Science”.


Diverse formulazioni commerciali di dentifricio contengono cristalli di ftalocianina di rame, un pigmento blu che funge da sbiancante. La sostanza, infatti, si deposita sui denti e agisce come filtro ottico, facendoli sembrare più bianchi. Nel corso della giornata – informa IIT – la ftalocianina viene rimossa dalla saliva e ingerita: il gruppo di ricerca del Center for Nano Science and Technology (CNST) dell’IIT a Milano, in collaborazione con un ricercatore dentista dell’Università di Novi Sad in Serbia, ha studiato le caratteristiche di tale sostanza e calcolato, tramite simulazioni di laboratorio e analisi dei test clinici disponibili, che in media, durante il lavaggio dei denti, ne ingeriamo inavvertitamente 1 milligrammo. “Con la quantità di ftalocianina di rame che ingeriamo quotidianamente potremmo realizzare circa 10.000 transistor edibili”, commenta Elena Feltri, prima autrice dell’articolo e studentessa di dottorato al CNST di IIT a Milano. Infatti, un aspetto interessante è che la struttura chimica del pigmento, che favorisce una conduzione di carica all’interno dei suoi cristalli, permette di usare la ftalocianina anche come ottimo semiconduttore in applicazioni di elettronica organica.


Il nuovo ingrediente, in quantità piccolissime, è stato quindi utilizzato come semiconduttore nella ricetta già sperimentata dal gruppo di ricerca per costruire circuiti edibili: un substrato in etilcellulosa su cui vengono stampati i contatti elettrici con una tecnica a getto di inchiostro, dove però viene utilizzata una soluzione di particelle di oro (materiale ampiamente utilizzato in ambito culinario come decorazione); a questa si aggiunge un “gate” realizzato con un gel elettrolitico a base di chitosano (gelificante alimentare estratto da diversi crostacei, come i granchi blu), che permette il pilotaggio a basso voltaggio (meno di 1V) del transistor. Il transistor edibile nasce nel laboratorio di Printed and Molecular Electronics coordinato da Mario Caironi, e arriva subito dopo l’invenzione della batteria edibile, realizzata lo scorso anno dallo stesso gruppo. L’attività del laboratorio di Caironi si concentra sullo studio delle proprietà elettroniche degli alimenti e dei suoi derivati, al fine di realizzare dispositivi elettronici commestibili, per future applicazioni sia in ambito sanitario sia per il controllo qualità del mercato alimentare. Nel 2019 Caironi ha vinto un finanziamento di 2 milioni di euro da parte dell’European Research Council per il progetto ELFO, che esplora il campo dell’elettronica alimentare. Inoltre, dal 2021 il suo gruppo fa parte del progetto europeo RoboFood, che è volto alla realizzazione di robot commestibili.


Il prossimo passo del gruppo di ricerca sarà individuare altre sostanze edibili che possano avere le giuste caratteristiche chimico-fisiche utili a creare un dispositivo elettronico intelligente e commestibile, da utilizzare in ambito sanitario, come per esempio il monitoraggio dei parametri corporei del tratto gastrointestinale. (Credits: Istituto Italiano di Tecnologia – © IIT, all rights reserved)

ESO: realizzata la mappa infrarossa più dettagliata della Via Lattea

ESO: realizzata la mappa infrarossa più dettagliata della Via LatteaRoma, 26 set. (askanews) – Alcuni astronomi hanno pubblicato una gigantesca mappa infrarossa della Via Lattea contenente più di 1,5 miliardi di oggetti, la più dettagliata mai realizzata. Utilizzando il telescopio VISTA dell’ESO (Osservatorio Europeo Australe), l’equipe ha osservato le regioni centrali della nostra galassia per oltre 13 anni. Con una dimensione di 500 terabyte, questi dati costituiscono il più grande progetto osservativo mai realizzato con un telescopio dell’ESO.


“Abbiamo fatto così tante scoperte da cambiare per sempre la visione della nostra Galassia”, afferma Dante Minniti, astronomo dell’Universidad Andrés Bello in Cile che ha guidato l’intero progetto. Questa mappa da record comprende 200.000 immagini scattate dal telescopio VISTA (Visible and Infrared Survey Telescope for Astronomy) dell’ESO. Situato presso l’Osservatorio Paranal dell’ESO in Cile, il suo scopo primario è mappare vaste aree del cielo. L’equipe – informa l’ESO – ha utilizzato la fotocamera a infrarossi di VISTA, VIRCAM, che può scrutare attraverso la polvere e il gas che permeano la nostra galassia. È quindi in grado di vedere la radiazione proveniente dai luoghi più nascosti della Via Lattea, aprendo una finestra unica sui nostri dintorni galattici.


Questo gigantesco insieme di dati copre un’area di cielo equivalente a 8600 lune piene e contiene circa 10 volte più oggetti rispetto alla mappa pubblicata precentemente dallo stesso gruppo di lavoro nel 2012. Include stelle neonate, spesso immerse in bozzoli polverosi, e ammassi globulari, densi gruppi di milioni di stelle tra le più vecchie della Via Lattea. Osservare luce infrarossa significa che VISTA può anche individuare oggetti molto freddi, che brillano a queste lunghezze d’onda, come le nane brune (stelle “fallite” che non hanno una fusione nucleare sostenuta) o pianeti che fluttuano liberamente e non orbitano intorno a una stella. Le osservazioni sono iniziate nel 2010 e si sono concluse nella prima metà del 2023, coprendo un totale di 420 notti. Osservando ogni porzione di cielo più volte, l’equipe ha potuto non solo determinare le posizioni di questi oggetti, ma anche tracciare i loro movimenti e le loro variazioni di luminosità. Hanno identificato stelle la cui luminosità cambia periodicamente e che possono essere utilizzate come “righelli cosmici” per misurare le distanze. Ciò ci ha fornito una accurata visione 3D delle regioni interne della Via Lattea, che in precedenza erano nascoste dalla polvere. I ricercatori hanno anche tracciato stelle iperveloci, stelle in rapido movimento catapultate fuori dalla regione centrale della Via Lattea dopo un incontro ravvicinato con il buco nero supermassiccio che vi si nasconde.


La nuova mappa contiene dati raccolti come parte della survey VVV (VISTA Variables in the Vía Láctea) e del progetto compagno, la survey VVVX (VVV eXtended). “Il progetto è stato uno sforzo monumentale, reso possibile dal grande gruppo di lavoro con cui collaboriamo”, dice Roberto Saito, astronomo presso l’Universidade Federal de Santa Catarina in Brasile e autore principale dell’articolo pubblicato oggi su “Astronomy & Astrophysics” sul completamento del progetto. Le survey VVV e VVVX hanno già prodotto oltre 300 articoli scientifici. Anche dopo la loro conclusione, l’esplorazione scientifica dei dati raccolti continuerà per decenni a venire. Nel frattempo, l’Osservatorio Paranal dell’ESO si sta preparando per il futuro: VISTA sarà aggiornato con il nuovo strumento 4MOST e il VLT (Very Large Telescope) dell’ESO riceverà lo strumento MOONS. Insieme, forniranno spettri di milioni tra gli oggetti qui esaminati: ci aspettiamo innumerevoli scoperte.


(Crediti: ESO/VVVX survey)

ESA, Riserva astronauti: al via addestramento di Patassa e Comellini

ESA, Riserva astronauti: al via addestramento di Patassa e ComelliniRoma, 26 set. (askanews) – Il gruppo di Riserva degli Astronauti dell’ESA inizierà un programma di addestramento di due mesi su tre, presso il Centro Europeo per gli Astronauti (EAC) dell’ESA a Colonia, in Germania, nell’ottobre 2024. Il primo gruppo dei membri della Riserva di Astronauti dell’ESA – composto da Sara García Alonso (Spagna), Andrea Patassa (Italia), Arnaud Prost (Francia), Amelie Schoenenwald (Germania) and Aleš Svoboda (Repubblica Ceca) – arriverà all’EAC il 28 ottobre. Un secondo gruppo – composto da Meganne Christian (Regno Unito), Anthea Comellini (Italia), John McFall (Regno Unito) e Carmen Possnig (Austria) – inizierà l’addestramento il 13 gennaio 2025.


“Sono entusiasta di iniziare questa formazione – ha dichiarato Anthea Comellini – e sviluppare nuove competenze che completeranno le mie conoscenze sulle tecnologie spaziali. Il lavoro di squadra sarà fondamentale, e non vedo l’ora di collaborare con i miei colleghi della riserva per promuovere gli sforzi dell’Europa nell’esplorazione spaziale”. “Siamo alla soglia di un nuovo viaggio che ci permetterà di crescere sia a livello professionale che personale. Entrare a far parte della riserva di astronauti – commenta Andrea Patassa – e contribuire alle ambizioni spaziali dell’Europa è una grande opportunità, e sono pronto per le sfide che ci aspettano”.


Il 23 novembre 2022, l’ESA ha selezionato 17 membri della classe di astronauti ESA 2022. I cinque astronauti di carriera -Sophie Adenot, Pablo Álvarez Fernández, Rosemary Coogan, Raphaël Liégeois, e Marco Sieber- hanno completato il loro addestramento di base di un anno e si sono diplomati ufficialmente come astronauti di carriera ESA nell’aprile 2024. Gli altri 12 fanno parte della Riserva di Astronauti ESA, pronti per future missioni e ulteriore addestramento. Questo addestramento della Riserva di Astronauti – informa l’Agenzia spaziale europea – coprirà moduli selezionati dal programma di addestramento di base di un anno dell’ESA, tipicamente completato dagli astronauti di carriera. L’addestramento fornirà ai membri della Riserva le competenze necessarie per supportare la futura esplorazione spaziale europea e la ricerca scientifica.


“Questo ottobre siamo entusiasti di lanciare una nuova fase nello sviluppo della Riserva di Astronauti europea, sottolineando ulteriormente l’impegno dell’Esa a supportare gli Stati membri nelle loro ambizioni di volo spaziale umano. Dotando questi individui di talento delle competenze necessarie per le future missioni spaziali, non solo rafforziamo la capacità dell’Europa di adattarsi al panorama in evoluzione dell’esplorazione spaziale umana, ma ci posizioniamo anche per essere leader in questo settore in rapido sviluppo”, ha dichiarato il Direttore Generale dell’ESA Josef Aschbacher. L’addestramento della Riserva di Astronauti includerà competenze tecniche e operative di base, sistemi di veicoli spaziali e esercizi di sopravvivenza in acqua e in condizioni invernali per prepararsi a potenziali situazioni di emergenza. Inoltre, riceveranno un addestramento iniziale per le passeggiate spaziali, inclusa l’immersione subacquea nella Neutral Buoyancy Facility (Struttura di Galleggiamento Neutro) dell’ESA. Questo addestramento subacqueo simula le condizioni di una passeggiata spaziale, permettendo agli astronauti di praticare come muoversi e operare al di fuori di un veicolo spaziale, ad esempio durante riparazioni critiche o l’installazione di attrezzature sulla Stazione Spaziale Internazionale.


“Siamo entusiasti di accogliere nuovamente i membri della Riserva di Astronauti ESA presso il Centro Europeo per gli Astronauti. Questo segna l’inizio di un nuovo capitolo per le ambizioni spaziali europee”, ha dichiarato il Direttore dell’Esplorazione Umana e Robotica dell’ESA Daniel Neuenschwander. “Questo addestramento della Riserva è progettato non solo per aumentare la prontezza degli astronauti di riserva, ma anche per garantire che l’Europa rimanga all’avanguardia nelle future missioni spaziali, guidando il progresso e l’innovazione nel settore”. (CREDIT: ESA – P. Sebirot)

IA, Mondani (Capgemini): su emotività e immaginazione vince l’uomo

IA, Mondani (Capgemini): su emotività e immaginazione vince l’uomoRoma, 12 set. (askanews) – Qual’è la differenza tra l’intelligenza umana e quella artificiale? Il tema lo affronta Maurizio Mondani, Head of operations, applications business line di Capgemini, in un articolo su Dimensione Informazione, il mensile di politica, economia e società diretto da Roberto Serrentino.


“Tempi di risposta (e quindi costi) se rimaniamo nel campo dell’intelligenza razionale, mentre non c’è battaglia se parliamo di emotività ed immaginazione. Amore, senso del bello, passione, amicizia, fantasia, ma anche giustizia, verità, coraggio, fiducia sono fuori della portata dell’intelligenza artificiale, almeno per il momento”, scrive Mondani. Che poi affronta gli aspetti critici dell’IA: “i modelli di IA Generativa sono addestrati con enormi moli di dati e quindi la loro precisione dipende fondamentalmente dalla qualità dei dati stessi. Il tema della precisione, e quindi dell’affidabilità dell’output, è un tema scottante, in quanto non sono resi noti quali dati di input sono stati utilizzati per creare il modello – segnala Mondani-. Altro punto critico delle basi dati per l’addestramento dei modelli è il bias ed il pregiudizio che può derivare da esse. La GenAI non è fatta per distinguere il vero dal falso o per valutare e correggere dati tendenziosi, ed essendo le basi dati create dagli umani, semplicemente addestriamo i modelli ad avere gli stessi bias e pregiudizi amplificati”.


Argomento a parte consiste nei Diritti di Proprietà Intellettuale, “divenuto estremamente rilevante nell’ultimo anno”. Ancora, “altro elemento critico da tenere in considerazione è quello ambientale. Questa tecnologia è energivora e sebbene non ci sia una misura diretta, si può stimare che le Big Tech stiano consumando quanto un medio stato Europeo per addestrare e gestire i modelli alla base della GenAI. Inoltre il consumo d’acqua per raffreddare i Data Center è enorme, e l’impronta idrica dei modelli di intelligenza artificiale non può più passare inosservata. Si stima infatti che qualche decina di domande effettuate da un utente ad una piattaforma di IA generi un consumo di mezzo litro d’acqua. E le Big Tech hanno consumato nel 2022 oltre 2 miliardi di metri cubi d’acqua per il raffreddamento dei propri DataCenter”.


Se da un lato poi la GenAI è utile nel campo della Cybersecurity, “dall’altro come ogni tecnologia può essere utilizzata in modo fraudolento per commettere Cyber Crimes sempre più sofisticati”. “Ed arriviamo al punto dolente sul quale tutti si stanno interrogando: la GenAI distruggerà posti di lavoro? Sul tema ci sono pareri contrastanti ma nessuno ha una risposta netta. Sicuramente trasformerà il lavoro di tutti, sicuramente eliminerà per primi i lavori a basso contenuto di intelligenza, dove il suo ingresso sarà più semplice e rapido. Ma non immaginiamoci un cambiamento repentino, poiché gli investimenti necessari per l’introduzione ed il mantenimento di sistemi di Intelligenza Artificiale sono ingenti e presentano comunque complessità anche per le grandi organizzazioni”, prosegue Mondani, che evidenzia ancora come esistano “grandi perplessità relativamente alla questione della concentrazione di potere, poiché queste tecnologie sono in mano a poche multinazionali e l’accesso sarà principalmente disponibile, per questioni di capitale, a relativamente poche aziende in grado di sostenerne gli investimenti necessari. Questo potrebbe essere un elemento scatenante per la contrazione della forza lavoro e forzerebbe i governi a prendere decisioni importanti di fronte alle sfide politiche per gestire la trasformazione”.


“Cci sono voluti 40 anni per rendere l’elettricità accessibile ai più, mentre soli 10 anni agli smartphone per arrivare ad un tasso di copertura del 90%. Entrambe queste tecnologie dovettero costruire le infrastrutture di base per il loro funzionamento. La differenza qui è che l’IA ha l’infrastruttura già disponibile e la sua espansione avverrà quindi in tempi molto più rapidi, presumibilmente dai 3 ai 5 anni. Questo genera una sfida enorme per i governi, se ne vogliamo regolamentare gli sviluppi economici, geopolitici, legali ed etici. In questo senso l’UE dovrà giocare un ruolo cardine per bilanciare i trend globali derivanti dall’Intelligenza Artificiale: investimenti mirati e cospicui al fine di permettere al Vecchio Continente di avere un ruolo attivo, con proprie capacità e con una democratizzazione di tale tecnologia. Per il momento è in dirittura d’arrivo l’”Artificial Intelligence Act”, che dovrebbe entrare in vigore entro quest’anno e rappresenta il primo passo di “legislative framework” a livello Europeo. Ma ancora nulla sul fronte degli investimenti attivi in grado di fronteggiare il predominio tecnologico americano”, conclude Mondani..

La missione Nasa Europa Clipper supera test decisivo pre-lancio

La missione Nasa Europa Clipper supera test decisivo pre-lancioRoma, 12 set. (askanews) – La sonda della Nasa Europa Clipper destinata a far visita a Europa, luna ghiacciata di Giove, ha superato con successo l’ultima revisione prima del lancio, previsto il 10 ottobre. Questo esame cruciale si chiama Key Decision Point E e il suo esito positivo è stato annunciato da Nasa il 9 settembre.


Questo successo – si legge su Global Science, il quotidiano online dell’Agenzia spaziale italiana – arriva dopo mesi di test attraverso cui il team ha dovuto risolvere alcuni problemi legati all’elettronica della navicella. In alcuni test effettuati il 9 maggio, infatti, Nasa aveva riscontrato che i transistor della sonda avrebbero potuto fallire una volta esposti a dosi di radiazioni anche inferiori a quelle previste durante la futura visita al sistema gioviano. L’agenzia ha così avviato un intenso processo di prove per determinare se i transistor siano in grado o meno di sopportare l’ambiente di radiazioni intorno a Giove, per garantire la piena operatività degli strumenti a bordo. L’intenso periodo di prove – durato 4 mesi – ha interessato diversi laboratori: il Jpl, il Goddard Space Flight Center e l’Applied Physics Laboratory. Alla fine di questa serie di test, il team ha accertato che nessuno dei sistemi di Europa Clipper possa essere compromesso da potenziali danni ai transistor; inoltre, tutti i 200 circuiti studiati e legati ai transistor hanno dimostrato un margine sufficiente per portare a termine la missione.


Il superamento dell’ultima revisione permette ora a Europa Clipper di avvicinarsi alla data di lancio senza la necessità di alcuna modifica alla missione, confermando inoltre tutti i sorvoli della luna ghiacciata Europa fin qui previsti nell’arco di quattro anni. Europa Clipper raggiungerà il sistema di Giove nell’aprile del 2030 eseguendo nel corso del suo viaggio un flyby di Marte nel febbraio del 2025, che fornirà la spinta necessaria per raggiungere la sua meta finale. Una volta a destinazione, la sonda effettuerà circa 50 sorvoli ravvicinati, spingendosi fino a 25 chilometri dalla superficie di Europa, che racchiude un oceano sotto il suo guscio di ghiaccio. La sonda cercherà di determinare se questo oceano è potenzialmente abitabile, anche se non sarà in grado di rilevare alcuna forma di vita. L’unica piccola modifica che Europa Clipper subirà prima del lancio è legata ai riscaldatori di alcuni strumenti, per riscaldarli leggermente quando la sonda non sarà vicina a Europa. Temperature più elevate, infatti, aiutano i transistor nel riparare eventuali danni da radiazioni che potrebbero manifestarsi durante i flyby di Europa.


Il prossimo 10 ottobre, si aprirà, dunque, la finestra di lancio di tre settimane per Europa Clipper – conclude Global Science – che ora, tra i prossimi preparativi, dovrà affrontare il caricamento di quasi 3.000 chilogrammi di propellenti. (Credit immagine: NASA/JPL-Caltech)

Valente(Asi), Agenzia a supporto di Polaris Dawn da base di Malindi

Valente(Asi), Agenzia a supporto di Polaris Dawn da base di MalindiRoma, 10 set. (askanews) – “Buon viaggio Polaris Dawn, missione che segnerà un passo in avanti nella esplorazione planetaria! Tra le grandi manovre che attenderanno la navetta ci sarà a supporto anche la Base spaziale equatoriale Luigi Broglio dell’ASI a Malindi, in Kenya. La nostra Base è sempre più al centro di importanti attività di portata internazionale: dal potenziamento dei sistemi di osservazione della terra al controllo e tracciamento di tante missioni destinate all’orbita bassa. Per questo importante programma, come già avvenuto in altre circostanze, SpaceX ha inserito il centro dell’Asi tra le reti di stazioni di Terra, distribuite su tutto il globo, per fornire il supporto necessario alla capsula Dragon e alla missione nelle sue molteplici sperimentazioni, che includeranno la prima passeggiata extraveicolare privata di un equipaggio a circa 700 km di altitudine, ben al di sopra della distanza tra la Stazione Spaziale Internazionale e la superficie della Terra. L’impegno di questi mesi dei nostri tecnici a Malindi è stato profuso nella conduzione dei test di Telemetria, Tracciamento e Controllo che contribuiranno a garantire la massima efficienza durante i cinque giorni di missione: dal viaggio completo del vettore in andata e ritorno dall’orbita nominale passando per il supporto nelle critiche fasi della passeggiata, la prima privata nella storia dello spazio. Anche questa è la Space Economy, il futuro di pubblico-privato nello #Spazio, nel quale l’Asi è pienamente impegnata e coinvolta”. É il commento del presidente dell’Agenzia Spaziale Italiana Teodoro Valente al lancio avvenuto questa mattina della missione SpaceX Polaris Dawn dal Kennedy Space Center in Florida. La spedizione orbitale di più giorni prevede anche la prima passeggiata spaziale di privati cittadini quindi non astronauti professionisti.


(Crediti foto: SpaceX)

ERC: assegnati 494 Starting Grants, 61 a ricercatori italiani

ERC: assegnati 494 Starting Grants, 61 a ricercatori italianiRoma, 5 set. (askanews) – L’European Research Council (Erc) ha annunciato oggi l’assegnazione di 494 Starting Grants, per un totale di 780 milioni di euro, destinati a sostenere giovani ricercatori all’inizio della loro carriera nel portare avanti i loro progetti d’avanguardia in un’ampia gamma di settori, dalle scienze della vita e dalla fisica alle scienze sociali e umanistiche.


Le sovvenzioni iniziali ammontano a 1,5 milioni di euro ciascuna per un periodo di cinque anni. Tuttavia, – fa presente l’Erc – possono essere resi disponibili fondi aggiuntivi per coprire i costi relativi al trasferimento da un Paese al di fuori dell’Ue o da Paesi associati, l’acquisto di attrezzature importanti, l’accesso a grandi strutture o i costi principali correlati a esperimenti e lavoro sul campo. Si stima che le sovvenzioni creeranno 3.160 posti di lavoro nei team dei beneficiari. Questo bando ha attirato 3.474 proposte, che sono state valutate da commissioni di revisione paritaria di ricercatori di fama internazionale. Nel complesso, il 14,2% delle proposte è stato selezionato per il finanziamento. Il 44% di queste sovvenzioni Starting Grant è stato assegnato a ricercatrici, rispetto al 43% del 2023 e al 39% del 2022. I bandi Starting Grant hanno attirato quasi 62.000 candidature dal 2007. In questo periodo, il numero di proposte presentate da donne è aumentato da circa il 30% a circa il 40%.


I vincitori provengono dall’Europa e da oltreoceano, con 51 nazionalità rappresentate, in particolare tedeschi (94 ricercatori), italiani (61), francesi (44) e spagnoli (36). I candidati selezionati hanno proposto di portare avanti i loro progetti presso università e centri di ricerca in 24 Stati membri dell’Ue e Paesi associati, tra cui Germania (98 sovvenzioni), Paesi Bassi (51), Regno Unito (50), Francia (49), Italia (41). “Dare potere ai ricercatori all’inizio della loro carriera – ha affermato la presidente dell’Erc Maria Leptin – è al centro della missione dell’Erc. Sono particolarmente lieta di dare nuovamente il benvenuto ai ricercatori del Regno Unito all’Erc. Ci sono mancati molto negli ultimi anni. Con cinquanta sovvenzioni assegnate a ricercatori con sede nel Regno Unito, questo afflusso è positivo per la comunità di ricerca nel suo complesso”.

Con l’ultimo volo Vega porta in orbita con successo Sentinel-2C

Con l’ultimo volo Vega porta in orbita con successo Sentinel-2CRoma, 5 set. (askanews) – Vega ha lanciato con successo il satellite per l’osservazione della Terra Sentinel-2C, nell’ambito del programma Copernicus della Commissione Europea. Il satellite – decollato alle 3.50 ora italiana dallo spazioporto di Kourou in Guyana – è stato rilasciato in orbita elio-sincrona a un’altitudine di circa 775 chilometri. Lo annuncia Avio in una nota.


Il satellite Sentinel-2C è in grado di ottenere immagini multispettrali ad alta risoluzione per numerose applicazioni tra cui l’agricoltura, il monitoraggio della qualità dell’acqua, la gestione dei disastri naturali (come incendi, eruzioni vulcaniche e inondazioni) e la rilevazione di emissioni di metano. Si è trattato del ventiduesimo ed ultimo lancio di Vega. Il lanciatore aveva già messo in orbita i primi due satelliti della serieSentinel-2: il Sentinel-2A nel 2015 con il volo VV05 e il Sentinel-2B nel 2017 con il volo VV09.


“Siamo fieri del lavoro svolto negli anni da tutto il nostro team con questo lanciatore a supporto del programma europeo Copernicus” ha dichiarato Giulio Ranzo, Amministratore Delegato di Avio. “Si tratta anche di un importante traguardo per Avio, in quanto questo è stato l’ultimo volo del Vega. L’eredità del lanciatore continuerà con Vega C e il futuro Vega E. Desidero ringraziare tutti i team di Avio, ESA, ASI, CNES e Arianespace per l’impegno comune dall’inizio del programma Vega. I lanciatori della serie Vega oggi rappresentano la capacità europea di accesso allo spazio per carichi leggeri e medi in orbita terrestre bassa e continueranno a essere un asset per clienti privati e istituzionali”. “Con il successo della messa in orbita di Copernicus Sentinel-2C, il lanciatore Vega – l’ultimo della sua generazione – ha dimostrato ancora una volta la sua versatilità e le sue prestazioni uniche, in tutti i suoi 12 anni di attività. Con Sentinel-2C, Arianespace avrà lanciato con successo 5 satelliti Sentinel per il programma Copernicus, dimostrando più che mai il nostro impegno a utilizzare lo spazio per una vita migliore sulla Terra. Ora siamo entusiasti di preparare con Avio e l’ESA il ritorno in volo del Vega C per Sentinel-1C.Desidero ringraziare i nostri clienti, la Commissione Europea e l’ESA, per la loro straordinaria fiducia. Congratulazioni ai team di Arianespace e a quelli di tutti i nostri partner per questa missione europea perfettamente guidata”, ha commentato Stéphane Israël, Ceo di Arianespace.