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Edizioni Musicali Rai Com per “Inferno” di Lucia Ronchetti

Edizioni Musicali Rai Com per “Inferno” di Lucia Ronchetti

Roma, 18 feb. (askanews) – Le Edizioni Musicali Rai Com protagoniste con la prima rappresentazione della versione italiana di “Inferno” di Lucia Ronchetti, in programma domani 19 febbraio alle 20 al Teatro dell’Opera di Roma. Un appuntamento di grande rilievo nel panorama della musica contemporanea, che conferma l’impegno di Rai Com nella promozione e valorizzazione della nuova creazione musicale.

“Inferno”, pubblicato dalle Edizioni Musicali Rai Com, è un’opera di forte impatto drammaturgico e sonoro, scritta per solisti, attori, ensemble vocale maschile, coro misto, quartetto d’archi, ensemble di ottoni ed ensemble di percussioni. Il libretto rielabora l’”Inferno” di Dante, arricchito da un epilogo firmato da Tiziano Scarpa, dando vita a una partitura che intreccia tradizione letteraria e sperimentazione musicale.

Sul podio il maestro Tito Ceccherini, alla guida dell’Ensemble Neue Vocalsolisten e dell’Orchestra e del Coro del Teatro dell’Opera di Roma. La regia è affidata a David Hermann. Tra i solisti: Laura Catrani (Francesca), Leonardo Cortellazzi (Ulisse) e Andreas Fischer (Lucifero).

Con “Inferno” di Lucia Ronchetti le Edizioni Musicali Rai Com confermano il proprio ruolo nella diffusione e nel sostegno della musica d’autore contemporanea.

Mostre, a Roma apre “ANNAmò”, la street art incontra Anna Magnani

Mostre, a Roma apre “ANNAmò”, la street art incontra Anna Magnani

Roma, 18 feb. (askanews) – A settant’anni dalla consacrazione internazionale del 1956, Anna Magnani viene celebrata con una mostra che mette in dialogo l’eredità della sua arte cinematografica e il linguaggio dell’arte urbana. Dal 19 febbraio al 10 maggio a Roma, negli spazi espositivi de Il Margutta Veggy Food and Art, sarà visitabile “ANNAmò” – La street art incontra Anna Magnani, progetto espositivo che rende omaggio a un simbolo di bellezza autentica, intensità e libertà espressiva. La mostra è curata da Bruno Ialuna e ideata dalla titolare de “Il Margutta” Tina Vannini.

Il 1956 è stato un anno cruciale per Anna Magnani: ha vinto l’Oscar come migliore attrice protagonista per “La rosa tatuata” e il Golden Globe come migliore attrice in un film drammatico nello stesso anno. Con il suo carisma e il suo spirito indomito, Magnani ha conquistato il mondo, diventando simbolo del cinema neorealista. Oggi, a 70 anni di distanza da questi trionfi, la sua figura continua a ispirare e a vivere attraverso la sua eredità artistica.

“Tocca a quindici artisti internazionali di Arte Urbana definire ‘Nannarella’ e confrontarsi con lei. Ognuno lo fa a modo suo, con gli studi, le idee e le tecniche che il proprio percorso artistico gli ha suggerito. Sfidando tutte le difficoltà che i veri artisti devono affrontare, quando c’è un tema fisso sul quale devono esprimersi” ha dichiarato il curatore Bruno Ialuna.

Quindici artisti internazionali di street art sono stati chiamati a confrontarsi con l’immagine di Anna Magnani, ognuno con il proprio linguaggio e la propria interpretazione del personaggio: Maupal, Mauro Sgarbi, Mobydick, Elena Gallo, Giusy Guerriero, Sid, Ale Senso, Uman, Elisa Tamburrini, Diavu’, Rame13, Er Pinto, Miss K, Lediesis, Blub. Ognuno di loro esplora temi come la bellezza, la passione, il dolore e l’autenticità che hanno caratterizzato la vita e la carriera di questa grande attrice. Ogni opera è un omaggio a un aspetto diverso della sua personalità e della sua vita, che ha sempre cercato di vivere senza compromessi, dentro e fuori la scena.

“Questa mostra nasce dal desiderio di rileggere Anna Magnani attraverso il linguaggio potente della street art, nel luogo che ha segnato una parte fondamentale della sua vita: Via Margutta. Qui, Anna ha vissuto, amato e creato, intrecciando relazioni artistiche decisive, tra cui quella con Federico Fellini. Portare ‘ANNAmò’ in questo spazio significa restituire alla sua memoria un contesto autentico, dove arte e vita si sono sempre incontrate” ha aggiunto Tina Vannini.

Info evento

Annunciati i vincitori del “Premio Biagio Agnes 2026″

Annunciati i vincitori del “Premio Biagio Agnes 2026″

Roma, 17 feb. (askanews) – La giuria del Premio Internazionale di Giornalismo, Informazione e Comunicazione “Biagio Agnes”, presieduta dal dottor Gianni Letta, ha decretato i vincitori della XVIII edizione. La Cerimonia di premiazione della manifestazione – promossa dalla Fondazione Biagio Agnes – è in programma a Roma, in Piazza di Spagna, giovedì 25 giugno e sarà condotta, come ormai da tradizione, da Mara Venier e Alberto Matano.

Dall’analisi economica allo sguardo internazionale, dalla trasformazione digitale all’intrattenimento televisivo, dalla divulgazione scientifica alla creatività fino all’impegno per la libertà di stampa e l’attenzione ai giovani: un riconoscimento che celebra i valori del giornalismo, della comunicazione e dell’informazione nel segno del rigore, della passione e della responsabilità.

A Paolo Bricco, inviato de Il Sole 24 Ore va il Premio Carta Stampata per la capacità di approfondire l’economia e la politica industriale con rigore analitico e profondità storica.

In un mondo in cui l’informazione attraversa confini e crisi, il Premio Inviati è stato assegnato a Giovan Battista Brunori, responsabile dell’Ufficio Rai per il Medio Oriente a Gerusalemme e ad Andrea Nicastro del Corriere della Sera, esperto di scenari di guerra e fronti sensibili. Il Premio Corrispondenti va a Rosalba Castelletti de la Repubblica e a Leonardo Panetta di Mediaset: voci che testimoniano la forza di un racconto lucido e accurato, nei luoghi cruciali.

Il Premio Speciale Libertà di Stampa è stato attribuito al quotidiano La Stampa, al direttore Andrea Malaguti e alla redazione per l’attacco subito e le intimidazioni da parte di un gruppo di antagonisti di Askatasuna il 29 novembre 2025 e per il coraggio dimostrato dai giornalisti nella difesa quotidiana del loro lavoro e della loro autonomia.

Il Premio per la Televisione celebra due protagonisti capaci di coniugare professionalità, empatia e qualità dell’intrattenimento, raccogliendo risultati di assoluto rilievo: Gerry Scotti, volto storico della televisione generalista, modello di conduzione che unisce misura, autorevolezza e vicinanza agli spettatori e Stefano De Martino, simbolo di una nuova generazione di conduttori che dialoga con pubblici diversi con ironia e naturalezza.

Il Premio Audiovisivo è stato assegnato alla serie evento Sandokan, con Can Yaman nuovo volto della tigre della Malesia, Alessandro Preziosi e Alanah Bloor, per la regia di Jan Maria Michelini e Nicola Abbatangelo. Un ritorno memorabile della saga di Emilio Salgari, a cinquant’anni dallo storico sceneggiato Rai.

Arianna Ravelli, vicedirettrice con delega al digitale de La Gazzetta dello Sport – prima donna a ricoprire questo ruolo nei 130 anni di storia della testata – riceve il Premio Giornalismo Sportivo.

Vincono il Premio Generazione Digitale-Podcast Andrea Gerli, Rai per la Sostenibilità e Guglielmo Nappi, caporedattore e responsabile web de Il Messaggero per aver portato sul web e sui social media la profondità e la complessità del racconto giornalistico.

Al direttore de Il Foglio Claudio Cerasa va il Premio Giornalista Scrittore per il libro: L’antidoto. Libertà, ambiente, tecnologia. Manifesto ottimista contro la dittatura del catastrofismo: uno sguardo critico sul presente proietta l’analisi giornalistica in un saggio che aiuta a leggere con lucidità il nostro tempo.

Vincenzo Schettini, volto de “La fisica che ci piace”, riceve il Premio Divulgazione Scientifica per la competenza accademica e il forte talento comunicativo che lo hanno consacrato tra i divulgatori più seguiti, in particolare dai giovani.

Il Premio Under 30 viene conferito alla giornalista de Il Messaggero Valentina Pigliautile, espressione della sensibilità di una nuova generazione attenta alle trasformazioni istituzionali e sociali del Paese.

Al corto “Tutti suonano Sanremo” della Direzione Comunicazione Rai – tratto dalla campagna di promozione del Festival di Sanremo 2026 condotto da Carlo Conti – è riconosciuto il Premio Comunicazione Creativa. Un viaggio attraverso le più belle realtà musicali del Paese, tra cui i Conservatori, luoghi di formazione ed eccellenza, in cui l’energia collettiva ha dato vita a un ritratto intimo e autentico.

La Cerimonia di premiazione del “Premio Biagio Agnes” si svolgerà in piazza di Spagna, alla presenza del sindaco Roberto Gualtieri e dell’Assessore ai Grandi Eventi, Sport, Turismo e Moda Alessandro Onorato.

Un sito internazionale per raccontare al mondo “l’Italia come l’hanno fatta i romani”

Un sito internazionale per raccontare al mondo “l’Italia come l’hanno fatta i romani”

Roma, 16 feb. (askanews) – L’Italia, plasmata dalla civiltà romana, custodisce un tesoro che spesso non riesce a valorizzare al di fuori del Parco archeologico del Colosseo o di Pompei. Dalle città ai borghi più remoti, tantissime testimonianze di questo millennio glorioso sono tagliate fuori dagli itinerari dei visitatori stranieri e sfuggono persino agli italiani, Quanti milanesi sono mai scesi nella cripta di San Sepolcro per calpestare il pavimento del Foro Romano? Quanti turisti a Rimini passano a vedere la splendida Domus del Chirurgo?

Da Aosta a Taormina, da Aquileia a Canne della Battaglia, un nuovo sito in inglese, ‘Italy as the Romans did’, racconta ciò che la più longeva civiltà della Storia ha lasciato in eredità al Paese più bello del mondo, con itinerari inediti, storie e immagini.

La conferenza stampa, ospitata dalla senatrice Anna Maria Fallucchi, sarà l’occasione per illustrare tante meraviglie nascoste e dibattere le nuove opportunità offerte all’archeologia dall’IA e dalle ricostruzioni in 3d ma anche ammirare gli straordinari disegni di Francesco Corni che la figlia Elisabetta ha messo a disposizione del sito.

Alla presentazione interveranno oltre alla senatrice Fallucchi, il prof. Paolo Clini dell’Università Politecnica delle Marche, esperto di IA e Beni Culturali, la Presidente della Fondazione Francesco Corni Elisabetta Corni, il giornalista promotore della piattaforma Davide Sarsini. Modera il dibattito la giornalista esperta di cultura e costume Nuccia Bianchini.

Biennale Musica, il Leone d’oro alla carriera a Meredith Monk

Biennale Musica, il Leone d’oro alla carriera a Meredith MonkMilano, 16 apr. (askanews) – È la compositrice e performer statunitense Meredith Monk il Leone d’oro alla carriera della Biennale Musica 2025, artista multidisciplinare la cui influenza si estende dalla musica d’avanguardia alla classica contemporanea, dall’elettronica sperimentale al jazz e al pop, ispirando generazioni di artisti. Il Leone d’argento è attribuito a Chuquimamani-Condori, statunitense di origine boliviana, voce visionaria nella musica sperimentale contemporanea. La decisione è stata presa dal Consiglio di amministrazione della Biennale di Venezia su proposta di Caterina Barbieri, direttrice del Settore Musica.


La cerimonia di consegna del Leone d’oro e del Leone d’argento avrà luogo nel corso del 69esimo Festival Internazionale di Musica Contemporanea in programma dall’11 al 25 ottobre. Secondo la motivazione per il Leone d’oro “Meredith Monk ha rivoluzionato la musica e l’arte della performance con un approccio che ha ampliato le potenzialità della voce umana, trasformandola in un veicolo di esplorazione sonora senza precedenti. Il Leone d’oro alla carriera per la Musica è un riconoscimento al suo impatto straordinario e duraturo sul panorama musicale contemporaneo, alla sua visione artistica unica e al costante impegno nella ricerca sonora. Attraverso le sue composizioni e performance, Meredith Monk ha dimostrato un’incessante capacità di innovazione, trasformando la musica in un’esperienza immersiva e rituale. La sua musica esiste nello stesso spazio che La Stella Dentro si propone di esplorare: una cosmogonia sonora, una vibrazione che ci attraversa connettendoci con l’altro, un’eco profonda in cui l’ascolto diventa trasformazione. Le sue incantazioni senza parole e la capacità di costruire interi mondi sonori a partire dai gesti più semplici danno vita a un dialogo tra materia e spirito, tra presenza e trascendenza. Il suo lavoro non si lascia imbrigliare da categorie storiche, ma apre un universo sonoro vivo in continua evoluzione, che appare al tempo stesso arcaico e radicalmente innovativo”.


Nata a New York nel 1942, dopo gli studi al Sarah Lawrence College, Meredith Monk è diventata una figura di spicco della scena sperimentale newyorkese degli anni Sessanta, sviluppando una tecnica vocale estesa e un’estetica interdisciplinare che ha ridefinito la performance contemporanea. Fondatrice di The House (1968) e del Meredith Monk & Vocal Ensemble (1978), ha creato opere che fondono musica, teatro, danza e cinema, spingendo oltre i confini delle arti. Tra i suoi lavori più significativi figurano Dolmen Music (1981), che ha segnato un punto di svolta nella musica vocale, e Atlas (1991), un’opera lirica su larga scala commissionata dalla Houston Grand Opera. Un altro lavoro visionario è Vessel: an opera epic (1971), per un ensemble di 75 voci, organo elettronico, dulcimer e fisarmonica, consolidando la reputazione di Monk come pioniera nell’arte interdisciplinare. Il suo ciclo Songs of Ascension (2008) rappresenta una delle vette della sua ricerca musicale, unendo voce, architettura sonora e spiritualità in una composizione che esplora l’elevazione in musica. L’opera, concepita per una torre a otto piani progettata dall’artista visiva Ann Hamilton, unisce quartetto d’archi, strumenti a fiato, percussioni e coro. A Venezia Meredith Monk era stata invitata alla Biennale Teatro e Musica del 1975 e del 1976, le celebri edizioni dirette da Luca Ronconi, con Education of the Girlchild: an opera e Quarry: an opera in three movements, due dei lavori che l’hanno imposta al mondo intero.


La Biennale Musica 2025 ospiterà una performance speciale di Meredith Monk al Teatro Malibran, con un ampio programma di opere che abbracciano tutta la sua carriera, interpretate da lei e da membri del suo ensemble vocale. Il festival presenterà anche testimonianze della sua multiforme carriera creativa attraverso film, installazioni e riflessioni. “Per il contributo innovativo alla musica contemporanea, la sperimentazione artistica multidisciplinare e la partecipazione a un discorso culturale più ampio, che connette la musica a temi di identità e storia, la Biennale Musica assegna il Leone d’argento a Chuquimamani-Condori”.


“Artista multidisciplinare e musicista di origine boliviana – si legge nella motivazione – Chuquimamani-Condori, il cui progetto è noto anche come Elysia Crampton Chuquimia, è una voce visionaria nella musica sperimentale contemporanea. La sua opera ridefinisce i confini della composizione elettronica, intrecciando le sonorità folk della tradizione indigena Aymara con le tecnologie digitali e la club culture. Radicata nella cosmologia Aymara e nella filosofia decoloniale, la sua musica si pone come un atto di resistenza alle convenzioni temporali lineari e alle strutture musicali occidentali. Con una carriera che si estende per oltre due decenni, Chuquimamani-Condori ha sviluppato un approccio innovativo al suono attraverso l’uso del campionamento, strutture poliritmiche, synth melodici futuristici e narrazioni personali complesse. La sua estetica sonora, che fonde folk e iper-contemporaneo, si distingue per la costruzione di stratificazioni massimaliste che riflettono la sua eredità culturale e identità queer. La sua ricerca artistica non è solo pratica decoloniale, ma anche una forma di resistenza culturale e politica queer, in grado di aprire nuovi sentieri estetici e concettuali su temi di identità, diaspora e decolonizzazione. La musica di Chuquimamani-Condori non si limita a riflettere tradizioni esistenti, ma rielabora le possibilità del suono come mezzo di narrazione storica, identità e trasformazione”. In occasione della Biennale Musica 2025, Chuquimamani-Condori presenterà un progetto commissionato dal festival in cui far risuonare le “cerimonie d’acqua” del passato e del presente. Una processione musicale di barchini attraverserà i canali di Venezia, culminando in un concerto live dei Los Thuthanaka, il duo composto dall’artista e dal fratello Joshua Chuquimia Crampton, davanti all’Isolotto dell’Arsenale.

In Colorado focus su diritti umani con l’ACT Human Rights Festival

In Colorado focus su diritti umani con l’ACT Human Rights FestivalRoma, 15 apr. (askanews) – Nonostante il momento difficile per iniziative di questo genere negli Stati uniti, a Fort Collins, in Colorado, è stata celebrata la decima edizione dell’ACT Human Rights Film Festival, un appuntamento culturale di riferimento per chi crede nel potere del cinema come strumento di giustizia sociale e dialogo globale. L’evento è anche legato all’Italia, perché collabora con il Festival del cinema dei diritti umani di Napoli, e perché all’interno di questa edizione c’è stata molta Italia.


L’edizione anniversario – che si è tenuta tra il 2 e il 6 aprile – ha presentato oltre 20 film, tra documentari e opere di finzione, molti dei quali in anteprima nazionale o regionale, con proiezioni tenutesi presso la Colorado State University e il cinema The Lyric, offrendo al pubblico storie potenti e riflessioni urgenti. Fondato nel 2016 dal professor Scott Diffrient, docente di Film and Media Studies alla CSU, il festival si è affermato nel corso degli anni come un punto di riferimento per il cinema impegnato, con l’obiettivo dichiarato di risvegliare le coscienze, creare connessioni e generare trasformazioni attraverso il potere del linguaggio cinematografico.


In nove edizioni, ACT ha portato a Fort Collins 203 film da 45 Paesi, 142 ospiti internazionali – tra cui registi, produttori, giornalisti, studiosi e attivisti – e ha coinvolto oltre 18.000 spettatori, confermandosi come piattaforma inclusiva, partecipativa e culturalmente rilevante. Il festival è prodotto e organizzato dal Dipartimento di Studi della Comunicazione della College of Liberal Arts della CSU e si distingue per la sua forte vocazione al dialogo interculturale e all’impegno civico. Iniziative come ACT Year-Round e Call to ACT prolungano l’esperienza del festival durante l’anno, promuovendo l’incontro tra pubblico e realtà sociali attive sul territorio, in una logica di cittadinanza globale e partecipazione attiva.


Dietro le quinte del festival opera una squadra affiatata di docenti, staff/amministratori, studenti e volontari, noti come ACTors (tra cui la Direttrice Generale Beth Seymour, la Direttrice del Programma Julia Khrebtan-Hörhager, la Produttrice Elizabeth Williams, i Moderatori/Collaboratori Antonio Pedrós-Gascón e Eric Aoki, la Coordinatrice del Programma di Outreach e volontaria per ACT Worner Clark, la Tirocinante per la Comunicazione e le PR del Campus Anya Guttormson, Coordinatrice della Comunicazione Nathalie Martinez) che ogni anno rendono possibile la realizzazione di questa manifestazione. La Direttrice del Programma, Prof.ssa Julia Khrebtan-Hörhager, è responsabile per la progettazione del programma e per la promozione del festival a livello internazionale. La sua visione interculturale ha contribuito a costruire ponti tra la CSU e alcuni tra i più importanti festival europei sui diritti umani, tra cui This Human World di Vienna e Movies that Matter di Amsterdam, promuovendo sinergie accademiche e artistiche basate su valori condivisi come la dignità, la giustizia e la solidarietà globale.


Più recentemente, si è consolidata una collaborazione con il Festival del Cinema dei Diritti Umani di Napoli, fondato 16 anni fa dal Direttore Maurizio del Bufalo e animato dall’impegno appassionato di Chiara Ghidini, Antonio Manco e un’intera rete di attivisti, studiosi e artisti. Questo festival rappresenta non solo una realtà culturale di spicco nel panorama italiano, ma anche una testimonianza concreta del ruolo centrale che l’Italia continua a svolgere come campionessa della difesa dei diritti umani a livello internazionale. Nel quadro di questa collaborazione, la regista italiana Alice Franchi è stata ospite in Colorado per presentare il suo film Simme Tutt’uno, proiettato al pubblico statunitense durante ACT. Franchi ha partecipato a una sessione di Q&A moderata dagli studiosi interculturali Julia Khrebtan-Hörhager e Daniele Tavani, professore di economia alla CSU, che ha arricchito il dialogo con un’analisi multidisciplinare delle tematiche sociali ed economiche affrontate nel film. L’incontro ha rappresentato un momento emblematico di scambio tra culture, accademie e visioni artistiche unite dalla comune missione di promuovere giustizia, dignità e consapevolezza globale. Sebbene l’edizione 2025 non prevedesse premi ufficiali, ACT ha confermato la sua identità di spazio autorevole per il cinema di impatto e il pensiero critico. La presenza di registi internazionali, sessioni di approfondimento interdisciplinari, eventi pubblici e una comunità sempre più coinvolta hanno ribadito il valore del festival come crocevia di culture, esperienze e attivismo cinematografico. In un mondo segnato da divisioni e conflitti, ACT si conferma come un raro spazio di ascolto, empatia e trasformazione.

Il Museo Ebraico di Lecce inaugura a Roma due mostre interculturali

Il Museo Ebraico di Lecce inaugura a Roma due mostre interculturaliRoma, 14 apr. (askanews) – Il Museo Ebraico di Lecce è lieto di annunciare un’iniziativa straordinaria che unisce l’antichità al contemporaneo attraverso due mostre che si terranno nel mese di aprile presso la Sala del Cenacolo a Roma. L’evento sarà presentato ufficialmente martedì 15 aprile alle ore 16 nella sala conferenze di Montecitorio, alla presenza dei rappresentanti del museo, dei curatori delle due mostre e delle istituzioni nazionali e regionali. L’inaugurazione ufficiale seguirà alle ore 17.


Le mostre, già accolte con entusiasmo a Lecce lo scorso gennaio, includono “La Puglia crocevia del Mediterraneo – Mobilità di uomini, merci e culture”, curata da Fabrizio Lelli, Direttore del Museo Ebraico di Lecce e docente di lingua e letteratura ebraica presso l’Università “La Sapienza” di Roma, e da Fabrizio Ghio, architetto e archeologo; si tratta di una mostra sulla Puglia e il Mediterraneo, nella quale hanno messo in evidenza l’importanza del fattore della mobilità di popoli per la costruzione e la comprensione della Puglia di oggi, offrendo una narrazione del progressivo arricchimento etnografico e culturale di una regione che da sempre rappresenta il collegamento tra l’Europa e il Mediterraneo orientale e che fa della memoria un mezzo efficace per parlare del presente e del futuro. «Perfettamente in linea con la missione principale del Museo Ebraico di Lecce – creare un ponte tra culture per promuovere la pace -, la mostra costituisce un invito a riflettere sulle relazioni tra i popoli del Mediterraneo, sulle sfide della convivenza e sul ruolo del turismo consapevole per promuovere l’incontro sulla base della conoscenza», commenta il professor Lelli a proposito della mostra di cui è curatore. «Il percorso didascalico rappresenta un invito alla scoperta dell’immenso patrimonio della regione, attraverso un’ottica particolare, ovvero i contributi forniti dalle diverse popolazioni e culture che, nel corso dei secoli e fino all’età contemporanea, si sono avvicendate sul suo territorio, con particolare attenzione alla presenza ebraica», aggiunge il co-curatore Fabrizio Ghio.


In parallelo, sarà presentata la personale “Errare, perseverare, sopravvivere” dell’artista ebrea americana di origine siriana Lenore Mizrachi-Cohen, invitata a partecipare con una “site specific exhibition” da Fiammetta Martegani. Artista concettuale, Lenore, nata a New York, usa la sua eredità e la calligrafia in caratteri arabi- lingua parlata dalla sua famiglia – come lente attraverso cui esaminare i costanti cambiamenti identitari e culturali del popolo ebraico. «In giorni bui come questi in cui, non solo in Medio Oriente, ma in molti altri contesti internazionali il dialogo risulta un obiettivo sempre più complesso da raggiungere, da orami quasi dieci anni il Museo Ebraico di Lecce si prefigge il compito di testimoniare la memoria della presenza ebraica in città attraverso un dialogo costante con il suo contesto storico e attraverso una continua ricerca rappresentata dalle voci di artisti contemporanei – aggiunge Fiammetta Martegani, dal 2021 curatrice del dipartimento di arte contemporanea del museo – Grazie al paziente lavoro di ristrutturazione e valorizzazione avviato dai co-fondatori Michelangelo Mazzotta e Francesco De Giorgi, con il contributo scientifico del Professor Fabrizio Lelli, il museo – un tempo sinagoga – si pone, infatti, l’obiettivo non solo di restituisce al territorio una memoria storica silenziosa, ma ricorda anche l’eredità culturale trasmessa dalle comunità ebraiche medievali a Lecce e al Salento. Tale eredità è, in primo luogo, occasione di riflessione sul dialogo interculturale».


Nella mostra personale presentata in questa occasione speciale alla Camera dei Deputati l’opera Al-amthal riflette su temi universali e al tempo stesso specifici nella storia del popolo ebraico e della sua resistenza. Le condizioni di vita precarie sopportate dalle comunità costantemente sradicate o attaccate – e l’effetto che ciò ha sulla psiche individuale e collettiva del popolo ebraico – sono, infatti, una realtà che continua ad esistere, oggi come allora. Per questo l’artista attinge dalla memoria del passato per raccontare la vita ebraica contemporanea. Le due mostre saranno aperte al pubblico fino al 24 aprile, dal lunedì al venerdì, dalle ore 11 alle ore 19, con ultimo ingresso alle 19. L’obiettivo è trasmettere una straordinaria narrazione storica a un pubblico internazionale e intergenerazionale, contribuendo a rendere la Puglia una destinazione culturale di rilievo.


«Siamo a Roma perché ci ha voluti qui l’onorevole Claudio Stefanazzi, che anni fa ha conosciuto il nostro museo e ne ha condiviso fin da subito la missione e il valore culturale. Lo ringraziamo per aver creduto nel nostro progetto e per averci voluto alla Camera dei Deputati, offrendo a questa iniziativa un palcoscenico prestigioso e significativo – spiegano i due co-fondatori – Con questa doppia mostra vogliamo raccontare una Puglia che non è solo bellezza paesaggistica, ma anche crocevia di storie e culture. Un patrimonio da condividere col mondo, in cui il nostro museo ha un ruolo centrale. La presenza dell’artista ebraica siriana Lenore Mizrachi-Cohen, oggi attiva a New York, rafforza il respiro internazionale della mostra, aprendo un dialogo tra memoria storica e linguaggi contemporanei». Il Museo Ebraico di Lecce, principale promotore di questa iniziativa, è un importante centro di cultura e memoria, dedicato alla valorizzazione della storia e delle tradizioni ebraiche in Puglia. Con questo evento, il museo continua il suo impegno nel promuovere il dialogo interculturale e la comprensione reciproca, supportato da numerosi enti, tra cui Regione Puglia, Provincia di Lecce, Comune di Lecce e molte altre istituzioni. Patrocini: Comune di Lecce, UCEI – Unione delle Comunità Ebraiche Italiane, Città Metropolitana di Roma Capitale (Provincia), Comune di Nardò, Regione Puglia, Comunità Ebraica Napoli, Progetto Memoria, Comune di Trani, Dipartimento SARAS Sapienza Roma, Museo della Memoria e dell’Accoglienza di Santa Maria al Bagno, ASSOCIAZIONE ITALIA ISRAELE, Provincia di Lecce, Comune di Manduria (che integra il patrocinio della Casa Museo di Elisa Springer), Museo Ebraico di Roma, Comunità Ebraica di Roma.

Rai Libri: esce “Ricchi o poveri? Manuale di sopravvivenza economica”

Rai Libri: esce “Ricchi o poveri? Manuale di sopravvivenza economica”Roma, 14 apr. (askanews) – Rai Libri presenta “Ricchi o poveri? Manuale di sopravvivenza economica” di Annalisa Bruchi e Carlo d’Ippoliti, disponibile dal 16 aprile nelle librerie e negli store digitali.


Mentre il mondo continua a correre, l’Italia sembra essersi fermata. Ha conquistato un posto tra le potenze del G7, ha sviluppato la seconda industria manufatturiera d’Europa, ma gli stipendi sono al palo e il costo dei servizi pubblici, di gas e benzina, aumenta vertiginosamente. Chi tenta di risparmiare spesso ha l’impressione che l’economia e la finanza siano lontanissime dalla vita di tutti i giorni. Ma non è così. Ciò che si decide a Bruxelles o a Washington influisce sul nostro quotidiano in molti modi: può avere un impatto sul prezzo della frutta o sulle possibilità di trovare lavoro e nuovi clienti per un’azienda. Le scelte della Banca Centrale Europea possono farci ottenere o negare un prestito, e possono renderlo più o meno caro. Il futuro di ricchezza o povertà dell’Italia e dei suoi cittadini dipende in larga misura dalle decisioni di politica economica che prenderemo. Perché c’è un filo che unisce i mercati internazionali al mercato rionale, i palazzi del potere a ciò che mettiamo nella busta della spesa. E che passa per imprese, lavoratori ed elettori: per questo è fondamentale essere ben informati e consapevoli. Attraverso dati, approfondimenti, aneddoti – e raccogliendo le testimonianze di alcuni tra i principali protagonisti della finanza e dell’industria italiane (dall’amministratore delegato di Unipol Carlo Cimbri al segretario generale della UIL Pierpaolo Bombardieri) – “Ricchi o poveri?” fotografa la situazione dell’Italia in modo finalmente chiaro e comprensibile, senza sminuire né nascondere le sfide che ci attendono. Annalisa Bruchi è nata a Siena. Dopo la laurea, ha conseguito un Master in Media and Communications alla London School of Economics. Giornalista professionista, è approdata alla Rai nel 1997, ha collaborato a lungo con Giovanni Minoli e Maurizio Costanzo, e dal 2009 è stata conduttrice e autrice di “Big – La via del cuore e della ragione” (con Silvia Tortora), “Fratelli d’Italia” (in occasione del 150° anniversario dell’Unità d’Italia), “2Next – Economia e Futuro”, “Night Tabloid” e “Povera Patria”. Dal 2020 conduce su Rai 3 il programma quotidiano di economia “ReStart”.


Carlo D’Ippoliti è professore di Economia politica all’Università di Roma “La Sapienza”. Da più di dieci anni collabora con diverse trasmissioni Rai; scrive per quotidiani e giornali online, dirige le riviste Moneta e Credito e PSL Quarterly Review, ed è membro del Centro Interdisciplinare Linceo Giovani dell’Accademia dei Lincei.

Piano Terra, seconda installazione del ciclo espositivo Project Window

Piano Terra, seconda installazione del ciclo espositivo Project WindowRoma, 14 apr. (askanews) – Dopo l’esordio con Ramo d’oro, opera di Elisa Montessori, che ha inaugurato Project Window con una riflessione intima e poetica sul segno e sul paesaggio, il progetto espositivo di Piano Terra prosegue con Sentieri spontanei, un’installazione ideata da Luca Grechi in dialogo con Alessandro Dandini de Sylva. L’inaugurazione è prevista per martedì 15 aprile alle ore 18.00.


Sentieri spontanei è un’installazione pensata appositamente per la vetrina di Piano Terra e si compone di oggetti pittorici – alcuni trovati, altri realizzati dall’artista – disposti a formare una mappa fatta di tracce, segni e presenze silenziose. Ogni elemento si connette agli altri in una rete di rimandi che attraversa il tempo della ricerca. Gli oggetti pittorici si offrono come frammenti di un linguaggio in trasformazione, sentieri che attraversano l’evoluzione del pensiero pittorico e ne restituiscono la complessità stratificata. Come nelle songlines cantate dagli aborigeni australiani, ogni oggetto conserva la memoria di un luogo, di un gesto, di una visione. Le immagini si contaminano, le forme si richiamano, le superfici dialogano. Il tempo della pittura si dilata, accogliendo ciò che è stato e ciò che potrebbe ancora essere.


Questo secondo progetto anticipa un terzo capitolo: martedì 13 maggio prenderà forma un ulteriore atto di questa collaborazione. Uniti da una solida amicizia e alleanza professionale, Grechi e Dandini de Sylva, invertiranno per l’occasione i loro ruoli, si assisterà ad un’interazione dinamica tra il processo creativo e la curatela, sperimentando nuove modalità di fruizione artistica. Due sensibilità e due linguaggi espressivi differenti, ma accomunati da un’attenzione condivisa per la dimensione simbolica del paesaggio e da una comune indigine tra il visibile e l’invisibile, tra presenza e sospensione. La vetrina di Piano Terra si trasformerà per i prossimi due mesi in un luogo di soglia, dove pittura e fotografia si susseguono, contaminandosi e rispecchiandosi, aprendo nuove possibilità di lettura e attraversamento.


L’installazione sarà accompagnata da un testo contenente alcune domande e risposte, che fungerà da memoriale e diventerà un sentiero, un percorso che racconterà il lavoro di Grechi. L’esperienza sarà ulteriormente arricchita nelle prossime settimane da un talk previsto per martedì 13 maggio, in occasione dell’inaugurazione dell’intervento espositivo di Dandini de Sylva, che vedrà un dialogo tra i due artisti. A seguire, il 9 giugno, si terrà un workshop condotto da Grechi, che darà ufficialmente avvio a un’intensa programmazione educativa estiva dedicata ai bambini, arricchita da interventi spot di artisti nel corso delle settimane. Project Window è uno spazio espositivo site-specific, visibile dall’esterno 24 ore su 24, concepito per favorire un’interazione continua tra lo spazio interno con il contesto urbano e per proporre una fruizione dell’arte lenta e quotidiana.

In libreria Il laboratorio della città nuova, Foqus nei Quartieri Spagnoli

In libreria Il laboratorio della città nuova, Foqus nei Quartieri SpagnoliRoma, 13 apr. (askanews) – Nelle librerie “Il laboratorio della città nuova – FOQUS nei Quartieri Spagnoli” di Renato Quaglia, edito da Rubbettino: è il racconto di un’esperienza che a Napoli, in uno dei quartieri più fragili d’Europa, è stata al tempo stesso una visione e una sfida al futuro. Quaglia, insieme a Rachele Furfaro, è stato ideatore del progetto e fondatore della Fondazione FOQUS, di cui è tuttora direttore. Il libro è stato scritto lavorando al grande progetto di rigenerazione urbana-educativa, tra speranze e risultati, errori e soluzioni, osservando professionisti, cittadini, istituzioni, attivisti che vi partecipavano, e progetti internazionali studiati per trarne suggestioni. Tutto è confluito in un libro che, ripercorrendo i passaggi decisivi del progetto nei Quartieri Spagnoli, riflette anche sui limiti e le potenzialità del fenomeno della rigenerazione urbana e dei laboratori sociali in Italia e in Europa. Quartieri esausti, che segnano il destino di chi ci nasce, le periferie prive di scuole, centri culturali o sportivi, le aree urbane che alimentano insicurezza, disoccupazione, disagi sociali e generazionali, dichiarano più che la crisi della città, soprattutto la crisi del modello economico e sociale che produce gli effetti. Scampia a Napoli, lo Zen a Palermo, Corviale a Roma, le Dighe a Genova, San Paolo a Bari, Quarto Oggiaro a Milano, non sono più degli unicum: sono diventati i sinonimi che descrivono l’inadeguatezza di moltissimi quartieri anonimi, che ormai si ritrovano in ogni città, grande o piccola. Non solo aree di criticità irrimediabili, sostiene Quaglia: sono invece le uniche aree da cui può ripartire il disegno di una nuova città.


“Il laboratorio della città nuova – FOQUS nei Quartieri Spagnoli” offre al lettore considerazioni sulle politiche pubbliche, le innovazioni sociali e i più interessanti progetti italiani, esempi di progetti internazionali, un panorama critico sui modi con cui viene finanziato il sociale in Italia, dati e informazioni sulle iniziative che offrono nuove prospettive a quartieri marginalizzati, a edifici dismessi, a città che ricominciano a pensare al futuro. Il libro affronta anche alcune delle questioni più dibattute in questi anni: come vengono rese disponibili le risorse necessarie al lavoro sociale, i bandi emessi dalle fondazioni di erogazione, come si comporta l’ente locale di fronte alle molte esperienze che stanno cambiando il volto e le prospettive delle città, cosa occorrerebbe per dare prospettiva ai laboratori sociali che si sono dimostrati efficaci. “Il laboratorio della città nuova” racconta un modello di innovazione sociale che è stato partecipato da una comunità complessa come quella dei Quartieri Spagnoli a Napoli, insieme a cui ha saputo produrre una profonda trasformazione, portata ad esempio in Europa e replicabile in ogni periferia, innescando processi positivi di benessere condiviso. Acronimo della Fondazione Quartieri Spagnoli, come scrive Roberto Saviano nella prefazione: “la Fondazione FOQUS è un piccolo grande miracolo partenopeo”.


Il laboratorio di FOQUS è iniziato, nel 2014, dal recupero di un ex convento cinquecentesco, di proprietà di un ordine religioso e negli ultimi anni abbandonato, e dall’investimento di una scuola dalla pedagogia sperimentale, quella di Rachele Furfaro, che assegna al ruolo educativo una funzione propulsiva straordinaria. Oggi, quel grande edificio abbandonato è abitato ogni giorno da una comunità educativa, economica e produttiva composta da più di 3.000 persone. Si sono creati 208 posti lavoro, vi studiano più di 1.000 bambini (in un quartiere dai tassi di abbandono scolastico superiori al 30% e dove vive il 10% dei bambini di tutta Napoli). Quella parte dei Quartieri Spagnoli che dieci anni fa era “la meno frequentata e la meno frequentabile”, oggi, oltre che un luogo di educazione, cura e lavoro, è anche un riferimento culturale per tutta la città, richiamata da presentazioni di libri, una biblioteca, una sala cinematografica, uno spazio per convegni e concerti, una galleria d’arte e una collezione di opere di maestri contemporanei, da Pistoletto a Palladino, Tatafiore, Manzo. Organizza progetti a favore di donne fragili, corsi di formazione per giovani, un centro per giovani e adulti con disabilità cognitive, iniziative di inclusione che disegnano un modello di nuovo welfare compartecipativo, che crea correlazioni tra persone, competenze, specializzazioni, possibilità. A FOQUS l’educazione è la chiave della trasformazione generativa: ci sono un nido e scuole dall’infanzia alle secondarie di primi grado; una sede distaccata dell’Accademia di Belle Arti; un centro di formazione professionale, un istituto di musicoterapia, corsi per la creazione di reti sociali, start-up e piccole imprese locali, spazi e opportunità di networking. FOQUS ha inaugurato due anni fa la prima scuola a vocazione ambientale d’Italia e promuove progetti di sostenibilità ed economia circolare. Il libro racconta come le aree del disagio possano trovare una nuova possibilità, imboccare una diversa traiettoria di futuro, di come un progetto sistemico (che cioè agisce contemporaneamente su educazione, cultura, lavoro, welfare, inclusione) possa avere un impatto reale sulla vita di una comunità partendo dai suoi cittadini più vulnerabili, creare un ambiente in cui tutti possano trovare un proprio ruolo, sentirsi parte di una comunità e contribuire al benessere collettivo. Dar vita a una città nuova. Ma molte delle migliori esperienze non diventano ancora politiche pubbliche, non sono accolte dall’ente pubblico. “Si otterrebbero ben diversi risultati – avverte Renato Quaglia – se Stato e innovatori sociali agissero nella stessa direzione, progettando insieme un terzo modello, oltre la dicotomia pubblico- privato dei decenni passati, verso una nuova interpretazione dell’interesse pubblico e una coraggiosa applicazione dei concetti di bene comune”. La necessità di rimediare agli errori del Novecento, di sostituire nuovi orizzonti a prospettive che paiono inevitabili e incorreggibili, impone di rendere reale il possibile, con coraggio.


“Quando questi laboratori di cittadinanza attiva diventano parte del vissuto di una comunità, allora il cambiamento è irreversibile, non più cancellabile. Ognuna di quelle comunità costruisce una città nuova, inclusiva e aperta. E – conclude Renato Qaglia – sceglierà chi portare con sé nel futuro”.