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Roma, è online il catalogo delle collezioni del VIVE

Roma, è online il catalogo delle collezioni del VIVERoma, 14 feb. (askanews) – Scoprire e rivalutare in chiave critica le collezioni del VIVE – Vittoriano e Palazzo Venezia a Roma, comprese le opere custodite nei depositi, al fine di contribuire alla più ampia attività di conservazione e valorizzazione: dalla progettazione di nuovi allestimenti fino alla programmazione di mostre temporanee. Questo l’obiettivo del lavoro di catalogazione sistematica promosso dal VIVE, diretto da Edith Gabrielli, confluito nella realizzazione di un catalogo online sul sito dell’Istituto stesso.


L’intervento di catalogazione è stato affidato a tre gruppi di lavoro, impegnati in uno studio sistematico e continuo delle collezioni, coordinati da tre accademici: Alessandro Tomei, già professore ordinario di Storia dell’Arte Medievale presso l’Università “Gabriele d’Annunzio” di Chieti-Pescara, Barbara Agosti, professoressa ordinaria di Storia dell’Arte Moderna all’Università di Tor Vergata e Valerio Terraroli, professore ordinario di Storia dell’Arte Contemporanea all’Università di Verona, rispettivamente per l’arte medievale, moderna e contemporanea, in linea con il patrimonio custodito dall’Istituto. Avviato nel 2020, il lavoro di catalogazione ha previsto, in una prima fase, la ricognizione delle varie e spesso difformi catalogazioni già effettuate in passato e l’elaborazione di un programma quadriennale di lavoro che prevedesse, da un lato l’aggiornamento delle schede esistenti, dall’altro la realizzazione ex novo di quelle mancanti. A seguire la definizione delle caratteristiche del catalogo online da pubblicare sul sito del VIVE – dal modello di scheda delle singole opere fino alle funzioni di ricerca e filtro – contemperando le soluzioni proposte dalle principali istituzioni nazionali ed internazionali con le specificità del patrimonio dell’Istituto.


Il catalogo, online con le prime 94 opere schedate per il Medioevo, presenta ben 560 schede in italiano e in inglese redatte da circa 80 specialisti, in gran parte giovani, provenienti dai maggiori centri di ricerca e università italiani ed esteri. Un lavoro multidisciplinare e altamente specialistico che, anche grazie al supporto di Silvia Armando e del personale interno dell’Istituto, ha consentito di indagare a fondo le collezioni restituendone una lettura più completa ed accurata, nonché decine di scoperte e nuove datazioni e attribuzioni. Fiore all’occhiello dell’iniziativa l’alta qualità della documentazione fotografica; oltre 2.200 gli scatti fotografici in catalogo, frutto di un’accurata riorganizzazione dei materiali fotografici esistenti – in particolare quelli digitali – e dell’attivazione di una nuova campagna fotografica ad hoc. “Il grande progetto di catalogazione promosso dal VIVE è stato pensato per promuovere lo studio e la conoscenza delle collezioni dell’Istituto e garantire la loro fruizione da parte di un pubblico ampio e diversificato. In linea con le più importanti realtà museali internazionali e fermamente convinti del ruolo imprescindibile della catalogazione per un’ottimale attività di tutela e valorizzazione del nostro patrimonio, abbiamo avviato un imponente intervento in tale direzione, coadiuvati da tre accademici di chiara fama che hanno coordinato specialisti dei maggiori centri di ricerca e università italiani ed esteri. La pubblicazione del catalogo online consentirà agli studiosi di effettuare ricerche di carattere scientifico, approfondendo lo studio delle opere di interesse e scoprendo nuove attribuzioni e datazioni, e a turisti e curiosi di conoscere le opere più significative anche attraverso l’importante corredo fotografico che accompagna il catalogo” ha dichiarato Edith Gabrielli, direttrice del VIVE-Vittoriano e Palazzo Venezia.


Al fine di condividere con il pubblico i risultati delle indagini condotte nell’ambito della campagna di catalogazione e consentire ai visitatori di scoprire ed ammirare le opere ad oggi custodite nei depositi, il VIVE-Vittoriano e Palazzo Venezia ha promosso un ciclo di cinque incontri dal titolo “Reintegrazioni. Dai depositi al percorso di visita” che mira alla reintegrazione di tali opere nel percorso museale aperto al pubblico, coinvolgendo quest’ultimo in un’esperienza di riscoperta ed approfondimento storico-artistico del patrimonio del VIVE. In occasione di ciascun incontro verrà inaugurata, presso la Sala Altoviti di Palazzo Venezia, l’esposizione dell’opera oggetto della conferenza stessa. Da oggi è esposto al pubblico il frammento della porta bizantina della basilica di San Paolo fuori le Mura, raffigurante una scena della Pentecoste, che, in linea con l’anno giubilare 2025, sarà visibile presso la sala Altoviti di Palazzo Venezia fino al prossimo 23 marzo.

Al via la XVII edizione di “New York Encounter”

Al via la XVII edizione di “New York Encounter”Milano, 14 feb. (askanews) – “Incipit vita nova” ovvero, qui comincia una vita nuova. Nell’orizzonte di questa citazione di Dante prende avvio, venerdì 14 febbraio, la diciassettesima edizione di “New York Encounter”. Riro Maniscalco, presidente dell’iniziativa, intervistato da askanews, ha spiegato che questo evento “cattolico, nel senso vero della parola”, che è una “casa che apre la porta a tutti i viandanti”, potrà offrire, ai volontari e ai partecipanti, la “possibilità di scoprire magari un percorso che non si conosceva”.


Papa Francesco, nel messaggio inviato agli organizzatori, ha sottolineato il valore di queste “giornate di riflessione e di dialogo”, così come di “ispirazione”, in questo Anno giubilare incentrato sul tema della speranza, che “abita nel cuore di ogni persona”. È possibile seguire, dal portale askanews.it, gli appuntamenti in programma (https://www.newyorkencounter.org) per i quali è previsto il live streaming. In particolare, gli incontri: di apertura, di venerdì 14 febbraio, alle 18.30 ora di New York, con Philippe Villeneuve, capo architetto della ricostruzione della Cattedrale di Notre-Dame di Parigi, introdotto dal Cardinale Seán Patrick O’Malley, Arcivescovo Metropolita emerito di Boston; e di chiusura, di domenica 16 febbraio, alle 17.30, ora di New York, dedicato a Carlo Acutis e Pier Giorgio Frassati, con il Cardinale Christophe Louis Yves Georges Pierre, Nunzio Apostolico negli Stati Uniti, Antonia Salzano, madre del beato Carlo Acutis, Christine Wohar, fondatrice e presidente di FrassatiUSA, con la moderazione di Amy Hickl, preside della Notre Dame Academy Shool di Los Angeles.

Al via ‘Capodimonte grandi restauri per la Collezione Borbonica’

Al via ‘Capodimonte grandi restauri per la Collezione Borbonica’Milano, 13 feb. (askanews) – Al via il cantiere ‘trasparente’ per i grandi restauri: da venerdì 14 febbraio, i visitatori del Museo e Real Bosco di Capodimonte potranno osservare gli esperti al lavoro nelle sale 102 e 104 del secondo piano dove saranno accolte venti tavole dell’antica Collezione Borbonica e una della Collezione Farnese che necessitano di significativi interventi.


Un insieme di dipinti che attraversano due secoli della storia di Napoli, dal 1300 al 1500, delle sue dinastie e le sue chiese, raccontati attraverso i maestri del tempo. “Per due anni i nostri visitatori incontreranno, nel percorso di visita, un cantiere di restauro ‘a vista’ dove gli esperti stanno ‘curando’ importanti tavole appartenenti alla Collezione Borbonica e alla memoria della città e del suo Regno – spiega il direttore del Museo e Real Bosco di Capodimonte Eike Schmidt – Una soluzione che abbiamo scelto per coinvolgere il pubblico nel grande lavoro di tutela intrapreso e, più in generale nella vita di Capodimonte, trasmettendo la quotidianità di un Museo in trasformazione, sempre più organismo vivo e dinamico”. Partite dallo scorso dicembre le operazioni preliminari, con la supervisione dell’Ufficio del restauro e manutenzione del patrimonio storico artistico del Museo e Real Bosco, le prime cinque tavole da restaurare sono state spostate nelle sale 102 e 104 del secondo piano.


Prima ad arrivare La Strage degli Innocenti di Matteo di Giovanni (Borgo San Sepolcro 1430 ca. – Siena 1495 ca.). Si tratta di una tempera emulsionata su tavola del 1488 ca., realizzata forse a Siena su committenza di Alfonso d’Aragona duca di Calabria durante la campagna antimedicea. Probabilmente commemora la strage dei turchi ai danni degli abitanti di Otranto nel luglio 1480. Le loro reliquie per volontà di Alfonso furono traslate a Napoli, insieme al dipinto, nella chiesa di Santa Caterina a Formiello, a Napoli. In questo primo lotto di lavorazione, tre sono le opere di Cristoforo Scacco, (Verona, attivo tra Basso Lazio e Campania, 1480 ca. -1510 ca). A cominciare dall’ importante Polittico di Penta del 1493. Proviene dalla chiesa di San Bartolomeo a Penta (odierna frazione di Fisciano, in provincia di Salerno). Eseguito a tempera e oro su tavola, è composto da una parte centrale raffigurante la Madonna delle Grazie con le anime purganti (dai depositi), dai pannelli laterali, abitualmente esposti al secondo piano del Museo, con, a sinistra, i Santi Giovanni Battista e Benedetto, e, a destra, San Giovanni Evangelista e un monaco in bianca veste , identificato prevalentemente con San Bernardo, ma che più verosimilmente rappresenta San Guglielmo da Vercelli, e dalla predella con Cristo e gli Apostoli, (dai depositi) in origine su tavola e poi, poco prima del 1930, trasportata su tela.


Le altre due opere di Scacco in restauro sono il Polittico con la Madonna col Bambino in trono (pannello centrale); San Francesco (pannello sinistro); San Giovanni Battista (pannello destro); Eterno Padre (cimasa) tempera e oro su tavola del 1495 ca., proveniente da una chiesa non identificata di Itri e il Trittico con Incoronazione della Vergine (pannello centrale); San Marco (pannello sinistro); San Giuliano (pannello destro), tempera e oro su tavola 1495-1500 ca. acquisito per soppressione del Monastero della Maddalena di Salerno nel 1814. Della Collezione Farnese è invece la Disputa sull’Immacolata Concezione, uno dei capolavori di Giovan Antonio de Sacchis detto il Pordenone (Pordenone, 1483 ca. – Ferrara, 1539). Si tratta di un olio su tavola datato 1529-1530, decorazione della Cappella Pallavicini a Cortemaggiore in Emilia, nella chiesa di Santa Maria Annunciata. Nei mesi scorsi nelle sale di Capodimonte, i visitatori potevano già riconoscere i dipinti in attesa di essere “curati” dalla presenza di veline apposte dai restauratori. Le velinature si presentano con l’aspetto caratteristico di ‘cerottini’, utili a bloccare il sollevamento degli strati pittorici.


Un dipinto su tavola è costituito infatti dalla stratificazione di materiali eterogenei, legno, preparazione, legante pigmento che, a causa della minima variazione di temperatura e umidità, subiscono delle modifiche dimensionali che vanno a incidere sulla parte più delicata, la pellicola pittorica, sotto forma di sollevamenti e lesioni. Scopo degli interventi è il controllo di questi fenomeni, con l’installazione o adeguamento della cosiddetta parchettatura ovvero una intelaiatura elastica capace sia di sostenere che di assecondare i suddetti movimenti naturali della materia. I lavori interessano poi la superficie dipinta, con la pulitura e l’integrazione pittorica che consentiranno di recuperare la brillantezza delle cromie originali. L’utilizzo delle sale come laboratori e l’adozione di una schermatura trasparente offre il vantaggio di rendere visibili le operazioni di restauro, condividendo l’esperienza con i visitatori che potranno osservare l’avanzamento del processo, condividerne il necessario approccio scientifico, apprendere le tecniche costruttive originarie e i progressi della moderna scienza della conservazione. Inquadrando un QRCode sarà possibile avere informazioni su tutte le opere interessate dai restauri. Infine, l’hashtag #RestauroConVista sui canali ufficiali del Museo racconterà la vita del cantiere

La 19esima Biennale Architettura: Età dell’adattamento e umanesimo

La 19esima Biennale Architettura: Età dell’adattamento e umanesimoMilano, 11 feb. (askanews) – La Biennale Architettura, ormai da diverse edizioni, è una delle frontiere più avanzate dello studio sulla relazione tra le arti e la società, tra la teoria e la realtà. Uno spazio nel quale sempre di più l’istituzione veneziana gioca un ruolo di apriprista, che insegue tanto il desiderio di architettura, quanto la complessità del mondo. Oggi, con la presentazione della 19esima Mostra internazionale, diretta da Carlo Ratti e intitolata “Intelligens. Naturale. Artificiale. Collettiva”, l’ulteriore passo in avanti riguarda la consapevolezza del reale e il bisogno di coniugare tecnologia e umanesimo.


“Nel confronto tra la Terra e il Mondo, Il Mondo richiede l’intelligenza. Alla Biennale il farsi Mondo della Terra trova un codice, un riferimento, che tutti noi riusciamo a riconoscere come urgente, proprio per dare le risposte a ciò che è oggi la Terra nel farsi Mondo, nel momento in cui il Mondo si sgretola”, ha detto un ispiratissimo Pietrangelo Buttafuoco, presidente della Biennale di Venezia. “L’architettura – gli ha fatto eco Ratti, italiano che lavora all’estero e che torna per questo grande progetto – rappresenta da sempre una risposta alle sfide poste dalle condizioni climatiche. Fin dalle ‘capanne primitive’, la progettazione umana è stata guidata dalle necessità di ripararci per sopravvivere: le nostre creazioni hanno cercato di colmare il divario tra ambienti ostili e quegli spazi sicuri e vivibili di cui abbiamo tutti bisogno”. “Oggi questo approccio dinamico – ha detto ancora Ratti – viene portato a un nuovo livello, mentre il clima diventa sempre meno clemente. Negli incendi di Los Angeles, nelle inondazioni di Valencia e Sherpur, la siccità in Sicilia, abbiamo assistito in prima persona a come acqua e fuoco ci stiano attaccando con una ferocia senza precedenti. Il 2024 ha segnato un momento critico: la Terra ha registrato le temperature più calde di sempre, spingendo le medie globali ben oltre il limite di +1,5°C fissato dagli Accordi di Parigi del 2016. In soli due anni, il cambiamento climatico ha impresso un’accelerazione che sfida anche i modelli scientifici più validi. Per decenni, l’architettura ha risposto alla crisi climatica con la mitigazione: progettare per ridurre il nostro impatto sul clima. Ma questo approccio non è più sufficiente. È il momento che l’architettura passi dalla mitigazione all’adattamento: ripensare il modo in cui progettiamo in vista di un mondo profondamente cambiato”.


“L’adattamento – sono ancora parole di Ratti – richiede un cambiamento radicale della nostra pratica. La Mostra di quest’anno, invita diversi tipi di intelligenza a lavorare insieme per ripensare l’ambiente costruito. Il titolo stesso della Mostra, Intelligens, contiene la parola latina gens (‘gente’) e ci invita a sperimentare oltre i limiti di un focus limitato all’Intelligenza Artificiale e alle tecnologie digitali. Nell’età dell’adattamento, l’architettura rappresenta un nodo centrale che deve guidare il processo con ottimismo. Nell’età dell’adattamento, l’architettura deve attingere a tutte le forme di intelligenza: naturale, artificiale, collettiva. Nell’età dell’adattamento, l’architettura deve rivolgersi a più generazioni e a più discipline, dalle scienze esatte alle arti. Nell’età dell’adattamento, l’architettura deve ripensare il concetto di autorialità e diventare più inclusiva, imparando dalle scienze. L’architettura deve diventare flessibile e dinamica, proprio come il mondo per cui sta progettando”. Nella visione del curatore questi sono i punti salienti del progetto: 1) Intelligens vuole fungere da laboratorio dinamico e riunisce esperti nelle varie forme di intelligenza. Per la prima volta, la Mostra presenta oltre 750 partecipanti: architetti e ingegneri, matematici e scienziati del clima, filosofi e artisti, cuochi e programmatori, scrittori e intagliatori, agricoltori e stilisti, e molti altri. L’adattamento richiede inclusività e collaborazione.


2) Una curatela di scala così ampia ha richiesto un sostanziale cambio di approccio/mentalità. Il processo di selezione è stato aperto e dal basso, guidato da un team curatoriale interdisciplinare. Lo Space for Ideas, la nostra call per presentare progetti dal 7 maggio al 21 giugno 2024, ha prodotto una risposta globale importante. L’ondata di candidature si è rivelata entusiasmante e scoraggiante allo stesso tempo, ma ci ha permesso di scoprire voci inedite e inascoltate che altrimenti sarebbero passate inosservate. 3) Il gruppo di partecipanti che ne è scaturito abbraccia diverse generazioni: da professionisti esperti che a novant’anni sono ancora in grado di innovare a neolaureati che hanno appena intrapreso la propria carriera. Vincitori del Premio Pritzker, ex curatori della Biennale di Venezia, premi Nobel, professori emeriti compaiono accanto ad architetti e ricercatori emergenti. Questo processo di inclusione riflette il nostro impegno verso un’ampia gamma di diverse prospettive.


4) Una tale ricchezza di contributi richiede un nuovo approccio autoriale. Intelligens sfida la tradizione dell’architetto come unico creatore, con gli altri professionisti relegati a ruoli di supporto. Proponiamo quindi un modello di autorialità più inclusivo, ispirato alla ricerca scientifica. Nell’Età dell’Adattamento, tutte le voci che guidano la progettazione devono essere riconosciute e accreditate. 5) Nell’Età dell’Adattamento, La Biennale di Venezia deve collaborare con altre istituzioni. Intelligens ha stretto connessioni con altre Istituzioni globali, con la COP30 delle Nazioni Unite a Belem, con la C40, con la Baukultur Alliance di Davos, con il Soft Power Club e molti altri. Il suo programma pubblico, GENS, ospiterà una serie di incontri e conversazioni, coinvolgendo audience di ogni portata. La 19esima Biennale di Architettura sarà aperta al pubblico da sabato 10 maggio a domenica 23 novembre 2025, ai Giardini, all’Arsenale e a Forte Marghera: Per questa edizione non sarà invece utilizzato il Padiglione centrale ai Giardini, in quanto in corso di ristrutturazione.

Fumetti, al Comicon Napoli Yuji Horii, James Harren e Dave Mckean

Fumetti, al Comicon Napoli Yuji Horii, James Harren e Dave MckeanRoma, 11 feb. (askanews) – Per la sua XXV edizione, con il poster firmato da Jamie Hewlett, creatore di Tank Girl e, con Damon Albarn, della band Gorillaz, Comicon Napoli si prepara ai suoi quattro giorni di festival (1 – 4 maggio, Mostra d’Oltremare). Dopo i già annunciati Tanino Liberatore – Magister 2025, lo scrittore e illustratore americano Jon J. Muth, l’artista e animatore Arthur De Pins, il co-creatore della serie a fumetti The Boys Darick Robertson, il mangaka di Dr. Stone Boichi, l’illustratore della prima copertina di Harry Potter Thomas Taylor, l’autrice di webtoon Paskim, il co-creatore del pluripremiato fumetto The Nice House on The Lake Álvaro Martínez Bueno e la leggenda del fumetto e della satira Altan, che riceverà il Premio Speciale Comicon 2025 alla Carriera, sono stati annunciati altri artisti internazionali.


Per la prima volta in Italia, Yuji Horii, uno dei game designer più innovativi e amati di tutti i tempi, noto per aver creato il leggendario Portopia e Dragon Quest, serie di videogame che dagli anni Ottanta in poi, grazie anche alla collaborazione con Akira Toriyama come indimenticabile character designer, ha riscosso un successo tale da trasformarlo in un fenomeno culturale. Considerato il più influente RPG nella storia dei videogame, Dragon Quest è stato nel 1984 il primo titolo a portare l’esperienza dei giochi di ruolo nel mondo gaming, e ha contribuito al suo sviluppo avvicinando sia i videogiocatori più accaniti che milioni di casual gamers. Con il suo pionieristico noir The Portopia Serial Murder Case, primo adventure game giapponese e primo visual novel di sempre, nel 1983 Horii ispirò un’intera generazione di professionisti, fra i quali il maestro Hideo Kojima o Eiji Aonuma, produttore di Zelda. Anche negli anni novanta Horii ha dato vita ad uno dei più memorabili titoli nella storia dei videogame con Chrono Trigger, creato nel 1995 da quello che fu definito il “Dream Team” composto da Horii con Hironobu Sakaguchi, creatore di Final Fantasy, e con Akira Toriyama, ormai affermato autore di Dragon Ball. Nel corso della sua carriera Horii ha ottenuto numerosi riconoscimenti, tra cui il premio del Ministro dell’Economia, del Commercio e dell’Industria ai Japan Game Awards 2010, il premio alla carriera ai 22° Game Developers Choice Awards nel 2022 e il premio del Commissario per gli Affari Culturali nel 2024. Negli anni duemila Horii ha inoltre creato la fortunata serie Itadaki Street e, a ormai 4 anni dall’annuncio, si avvicina l’uscita del nuovo capitolo della sua saga più amata, Dragon Quest XII. Sempre dal Giappone e sempre per la prima volta in Italia, arriverà il Sensei Shin’ichi Sakamoto, maestro del manga contemporaneo tra i più premiati in Giappone, disegnatore di gioielli a fumetti come The Climber, Innocent e il recentissimo #DRCL midnight children, una maestosa rivisitazione del Dracula di Bram Stoker.


È il co-creatore di Rumble assieme allo scrittore John Arcudi. Ha portato il suo stile ibrido ispirato ai manga action e al fumetto tipicamente occidentale in serie Dark Horse come B.P.R.D. e Conan, ha disegnato moltissime copertine per Marvel Comics e DC Comics, ma soprattutto ha scritto e disegnato Ultramega: per la prima volta a Comicon arriva James Harren. Britannico di nascita, ma noto in tutto il mondo, sarà a Comicon Napoli anche Dave McKean, fumettista, illustratore, regista e fotografo. Conosciuto per una lunga serie di lavori iconici come Casi violenti e Black Orchid, creati insieme allo scrittore Neil Gaiman, o il graphic novel Batman: Arkham Asylum scritto da Grant Morrison (che ha ispirato l’omonimo videogame), McKean è stato a lungo anche l’innovativo artista che ha usato tecniche mixed media per le copertine delle serie Hellblazer e Sandman, e disegnato per musicisti come Counting Crows, Alice Cooper, Tori Amos, Dream Theater, John Cale e molti altri. Regista di tre lungometraggi, è anche autore di numerosi libri illustrati, fotografici e di graphic novel come Cages, capolavoro a fumetti sull’arte e la creatività. McKean presenterà a Napoli in anteprima la sua più recente opera Raptor – Una storia di Sokól.


Anche il mondo del gioco ritrova a Napoli uno dei suoi appuntamenti europei più stimolanti, arriva per la prima volta in Italia Mike Mason, direttore creativo di Call of Cthulhu, che sarà a Comicon in occasione delle celebrazioni dei 50 anni di Chaosium, una delle case editrici più influenti nel mondo dei giochi di ruolo, che ha pubblicato pietre miliari come RuneQuest, Pendagron, HeroQuest/QuestWorlds, Basic Role-Playing (BRP) e proprio Call of Cthulhu. Grazie al suo lavoro, Call of Cthulhu è diventato più di un semplice gioco: un’esperienza di terrore investigativo che ha influenzato intere generazioni di giocatori, con campagne leggendarie. E sempre negli spazi della sezione Gioco sarà presente il team di Critico Assoluto, la nuova realtà di gioco di ruolo che sta rivoluzionando il panorama italiano. Il progetto, nato dall’esperienza e dal talento di professionisti del doppiaggio, del gioco di ruolo e della content creation sarà protagonista di un’esclusiva sessione live, con uno spin-off inedito in esclusiva per la manifestazione. I doppiatori Rossa Caputo e Riccardo Suarez, il master Rocco Garzetti e i giocatori Chiara Cecilia Santamaria ed Emanuele Suarez porteranno sul palco Mythical Postgirls, una Mitica Avventura!, un’avventura originale ispirata all’universo delle magical girls anni Novanta. L’evento anticipa l’uscita della web series omonima, prevista su YouTube nel 2025, e rappresenta un’opportunità per il pubblico di assistere dal vivo alla creazione di una storia inedita, dove improvvisazione, narrazione e interpretazione si fondono in un’esperienza interattiva e coinvolgente.


Comicon Napoli vuol dire anche Cosplay Challenge PRO. Appuntamento sabato 3 maggio con la gara che anche quest’anno sarà in partnership con Cosplay World Masters (CWM) di Lisbona (in cui si tiene conto della performance sul palco, della confezione del costume e della somiglianza con l’originale) e Tournament of Champions (TOC), il campionato internazionale di cosplay con finali a Vienna, contest europeo creato da YuniCon, il cui obiettivo è quello di premiare il costume più completo secondo cinque categorie: sartoriale, armatura, prop making, trucco e parrucco e, infine, manifattura.

Buttafuoco: la Biennale deve offrire libertà del pensiero critico

Buttafuoco: la Biennale deve offrire libertà del pensiero criticoVenezia, 11 feb. (askanews) – “Nel confronto tra la Terra e il Mondo, Il Mondo richiede l’intelligenza. Alla Biennale il farsi Mondo della Terra trova un codice, un riferimento, che tutti noi riusciamo a riconoscere come urgente, proprio per dare le risposte a ciò che oggi la Terra nel farsi Mondo, nel momento in cui il Mondo si sgretola, possa essere d’aiuto in virtù di scienza, in punto di genio e in punto di ingegno”. È particolarmente ispirato Pietrangelo Buttafuoco, presidente della Biennale di Venezia, nella sua presentazione della 19esima Mostra internazionale di Architettura, diretta da Carlo Ratti, presentata oggi a Ca’ Giustinian in vista dell’apertura al pubblico del prossimo 10 maggio.


“Tra la Terra è il Mondo c’è la Polis, c’è l’abitare”, ha aggiunto Buttafuoco, e poi, ragionando sulla dimensione di “casa”, ha citato Luciano Violante: “Voglio riprendere quello che Luciano Violante ha posto qualche settimana fa come questione urgente – ha detto – che è tema di architettura e di confronto specificatamente politico, ed è tutto in una parola che porta nitore quando vediamo la devastazione, la parola è ‘domicidio’. Non si tratta solo della distruzione di alcuni edifici come accade nei conflitti, ma della sistematica e deliberata distruzione, che ormai accade in tutte le guerre, di tutte le abitazioni, di tutte le scuole, di tutti gli ospedali per privare un popolo di tutte le possibilità di sussistenza e di esistenza. Per trasformare un popolo in mandria”. Buttafuoco ha citato la Malesia, l’Ucraina, Gaza, come simboli della guerra contemporanea e, forte di una postura profondamente umanista e istituzionale, ha chiosato ricordando che “Il dovere della Biennale come istituzione pubblica è offrire l’esercizio costante di quella magnifica libertà che è lo spirito critico”. Un discorso che riallaccia intensamente la nuova Mostra, che sarà intitolata “Intelligens. Naturale. Artificiale. Collettiva”, alle ultime edizioni della Biennale Architettura, che hanno segnato una vocazione politica e sociale profonda, hanno stabilito una postura fondamentale della Biennale come istituto e l’hanno, nei fatti e nei progetti, riportata a un ruolo cruciale di promozione del dibattito pubblico, non solo sull’architettura, ma, permettetecelo, sul senso del nostro essere umani in questa Terra che si fa Mondo. Come diceva Ludwig Wittgenstein, “Il mondo è tutto ciò che accade”: ciò che la Biennale Architettura prova a innescare anche quest’anno è l’apertura di molteplici finestre su questo accadere, con una solida consapevolezza filosofica, così come un’indispensabile, come testimoniato dalla stessa persona di Carlo Ratti, applicazione pratica, reale, grazie alle tante forme dell’intelligenza. (Leonardo Merlini)

Mattarella e Regina di Norvegia visitano “Munch. Il grido interiore”

Mattarella e Regina di Norvegia visitano “Munch. Il grido interiore”Roma, 11 feb. (askanews) – Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha visitato in anteprima, unitamente a Sua Maestà la Regina Sonja di Norvegia, la grande mostra “Munch. Il grido interiore” presso Palazzo Bonaparte a Roma. La mostra è prodotta e organizzata da Arthemisia; main partner del progetto è la Fondazione Terzo Pilastro – Internazionale.


Il capo dello Stato e la Sovrana hanno percorso le sale dello spazio espositivo – di proprietà di Generali – accompagnati dalla Presidente di Arthemisia Iole Siena, dalla Presidente della Fondazione Terzo Pilastro Alessandra Taccone e dal CEO di Generali Philippe Donnet. Del corteo presidenziale facevano parte, tra gli altri, oltre alla vice sindaca di Roma Silvia Scozzese, il ministro della Cultura Alessandro Giuli, il viceministro delle Infrastrutture e dei trasporti Edoardo Rixi, il viceministro dell’Ambiente e della sicurezza energetica Vannia Gava, il sottosegretario di Stato al Ministero degli Affari esteri e della cooperazione internazionale Giorgio Silli, l’assessora della Regione Lazio con deleghe a Cultura e politiche giovanili Simona Renata Baldassarre, l’Ambasciatore della Norvegia in Italia Johan Vibe, l’Ambasciatore della Finlandia in Italia Matti Lassila, la vice sindaca di Oslo Julianne Ofstad, e il direttore del Museo MUNCH di Oslo Tone Hansen.


Curata da Patricia G. Berman, con la collaborazione scientifica di Costantino D’Orazio, l’ampia retrospettiva è realizzata in collaborazione col Museo MUNCH di Oslo, e gode del patrocinio del Ministero della Cultura, della Regione Lazio, del Comune di Roma – Assessorato alla Cultura, della Reale Ambasciata di Norvegia a Roma e del Giubileo 2025 – Dicastero per l’Evangelizzazione. La mostra, che sarà visitabile fino al 2 giugno, è inserita nel novero degli eventi del Giubileo 2025 e narra l’intero percorso artistico del norvegese Edvard Munch, dai suoi esordi fino alle ultime opere, attraversando i temi a lui più cari, collegati gli uni agli altri dall’interpretazione della tormentata essenza della condizione umana. I dipinti in mostra sono 100, la quasi totalità dei quali provenienti dal MUNCH Museum di Oslo che, eccezionalmente, ha acconsentito ad un prestito senza precedenti.

Arte, a Palazzo Bonaparte fino al 2 giugno Munch-Il grido interiore

Arte, a Palazzo Bonaparte fino al 2 giugno Munch-Il grido interioreRoma, 10 feb. (askanews) – Dall’11 febbraio Palazzo Bonaparte a Roma ospita la mostra dedicata ad Edvard Munch, che sarà aperta fino al 2 giugno 2025. Si tratta di una straordinaria retrospettiva che racconta l’intero percorso di uno degli artisti più amati del mondo, con oltre cento capolavori prestati eccezionalmente dal Munch Museum di Oslo. Nelle sale di Palazzo Bonaparte si potranno ammirare, fra le altre, opere come “La morte di Marat”, “Notte stellata”, “Le ragazze sul ponte”, “Malinconia”, “Danza sulla spiaggia”, nonché una delle versioni litografiche de “L’Urlo”. Reduce dai successi milanesi, la mostra è prodotta e organizzata da Arthemisia, che apre così i festeggiamenti per il suo venticinquesimo anniversario, e il Main partner è Fondazione Terzo Pilastro – Internazionale.


Alla presentazione alla stampa la Presidente di Arthemisia Iole Siena ha affermato: “Siamo onorati ed orgogliosi di aver potuto realizzare questo grandioso progetto in collaborazione col MUNCH Museum di Oslo. Munch mancava da molti decenni in Italia e il grande successo riscosso nella prima tappa a Milano ci ha confermato quanto grande sia l’amore del pubblico verso questo artista immenso, capace di darci emozioni fortissime”. La Prof.ssa Alessandra Taccone, Presidente della Fondazione Terzo Pilastro – Internazionale, ha sottolineato: “Quest’ampia retrospettiva su Munch è il secondo, importante, progetto che vede consolidarsi negli splendidi spazi di Palazzo Bonaparte di Generali, a Roma, la collaborazione tra la Fondazione Terzo Pilastro – Internazionale e la società Arthemisia, dopo la grande mostra su Botero che si è chiusa da poco con un eccezionale successo, oltre 200mila visitatori. La mostra su Edvard Munch rappresenta un’occasione unica per ammirare le 100 opere provenienti dal Museo Munch di Oslo. Questo nostro ambizioso progetto espositivo, che spicca per il respiro internazionale e l’indubbio valore artistico, consentirà ai visitatori di penetrare l’essenza dell’intenso percorso creativo del grande maestro norvegese dell’Espressionismo psicologico, il quale ha più efficacemente di ogni altro saputo trasferire su tela i sentimenti e le angosce connaturati nella propria anima, divenendo emblema indiscusso dei tormenti e dei drammi esistenziali. Famoso in tutto il mondo per il celebre ‘L’urlo’, è stato autore prolifico anche di opere meno crude e crepuscolari, la cui tecnica peculiare fatta di geometrie originali e un uso potente del colore ha improntato tutta la sua produzione artistica”.


Il Prof. Avv. Emmanuele F. M. Emanuele, mecenate e filantropo, storico Presidente della Fondazione Terzo Pilastro, ha affermato: “Pochi artisti al pari di Edvard Munch hanno saputo rappresentare, attraverso la propria opera, l’essenza degli stati d’animo umani che intendevano indagare. L’arte di Munch prende avvio dai laceranti drammi della sua vita interiore, tra cui i gravi lutti, mai superati e patiti fin dall’infanzia, e lo stato di salute precario, aprendo profondi squarci di osservazione sulla condizione di solitudine dell’uomo moderno. Una ricerca tuttavia filtrata dalle relazioni strettissime che egli intrattenne con la cultura letteraria e filosofica del tempo, tra cui il pensiero di Nietzsche e la scienza psicoanalitica di Freud. Anticipatore dell’Espressionismo, ne interpretò i temi essenziali dell’angoscia esistenziale e dell’incombere della morte, ma anche dell’interazione costante che esiste tra l’Uomo e la Natura”. La mostra è curata da Patricia G. Berman, una delle più grandi studiose al mondo dell’artista, con la collaborazione scientifica di Costantino D’Orazio, ed è realizzata in collaborazione col Museo Munch di Oslo.

Rai Libri: esce “Iubilaeum. A.D. 1300”, romanzo di Luigi De Pascalis

Rai Libri: esce “Iubilaeum. A.D. 1300”, romanzo di Luigi De PascalisRoma, 10 feb. (askanews) – Rai Libri presenta “Iubilaeum. A.D. 1300”, romanzo di Luigi De Pascalis.


La fede e il potere. Bonifacio VIII, il Papa con la spada, l’Ordine dei Templari, il Re di Francia Filippo IV il Bello. È tra Parigi e Roma che si snoda la vicenda narrata da Luigi De Pascalis nel suo nuovo romanzo. Tradimenti, intrighi e cospirazioni lastricano la strada verso l’evento che cambia per sempre la storia dell’Occidente cristiano: il primo Giubileo. Alla fine del 1299 si diffonde la voce che il Papa potrebbe concedere l’indulgenza plenaria a coloro che nel 1300 visiteranno le basiliche romane. Tra i pellegrini che si mettono in viaggio verso Roma c’è il templare Geoffrey de Charnay, che ha l’incarico di consegnare a Bonifacio VIII un importante documento riguardante un dimenticato Giubileo di un secolo prima e di riferirgli che il tesoriere parigino dell’Ordine distoglie grosse somme a favore di Filippo IV, con cui il pontefice è in contrasto. Geoffrey, inseguito intanto dai sicari di Nogaret, il guardasigilli del sovrano, salva dai banditi tre “romei” – marito, moglie e la figlia, Berenice.


La giovane, dalla conturbante bellezza, tormenta i sonni e i pensieri del templare che finisce per cedere al suo fascino. Al gruppo, composto ormai dal templare e dalla famiglia di romei, si unirà il medico Arnaldo da Villanova, in viaggio per porre rimedio ai mali di Bonifacio. Intanto a Roma un mercenario bizantino, Demetrio Iliadis, cerca per conto di Bonifacio di scoprire cosa avviene all’Hostaria de l’oca… Un intreccio coinvolgente, una ricostruzione storica fedele, per un romanzo che conduce il lettore in uno dei momenti più significativi del Tardo Medioevo. “Iubilaeum. A.D. 1300”, di Luigi De Pascalis, edito da Rai Libri nella collana Cristalli Sognanti, è in vendita nelle librerie e negli store digitali dal 12 febbraio 2025.


Luigi De Pascalis è un autore di narrativa storica e fantastica. Ha pubblicato romanzi e numerosi racconti in riviste, quotidiani e antologie. Per due volte ha vinto il Premio Italia per la letteratura fantastica e il Premio Acqui Storia nel 2016. Tra i suoi romanzi ricordiamo quelli della serie di Caio Celso (La dodicesima Sibilla. Un’indagine di Caio Celso, Rosso Velabro, Il signore delle furie danzanti. La prima indagine di Caio Celso, Il collezionista di sogni), La pazzia di Dio (finalista Premio Acqui Storia), La morte si muove nel buio (finalista Premio Acqui Storia e Premio Salgari), Notturno bizantino, la lunga fine di un impero (candidato al Premio Strega e vincitore del Premio Acqui Storia 2016), Il sigillo di Caravaggio, Il pittore maledetto, La congrega segreta. Come illustratore ha realizzato Pinocchio, graphic novel sul romanzo di Carlo Collodi. Cristalli Sognanti è la collana di Rai Libri dedicata alle parole che aspirano a diventare visioni. Un contenitore di storie pensate per diventare film o serie Tv perché costruite con il ritmo del racconto per immagini, attraverso la creatività dei grandi autori italiani.

Mostre, a Roma “Sguardi nell’anima” di Stefania Ceccariglia

Mostre, a Roma “Sguardi nell’anima” di Stefania CeccarigliaRoma, 10 feb. (askanews) – Dal 21 febbraio al 31 marzo a Roma, la galleria del ristorante Il Margutta ospita la mostra “Sguardi nell’anima”, personale dell’artista Stefania Ceccariglia. L’esposizione, curata da Flaminia Gallo con la cocuratela e organizzazione di Tina Vannini, racconta l’intensità degli sguardi e la profondità delle emozioni attraverso opere vibranti, dense di colore e materia.


La sua arte è un’esplorazione della libertà espressiva: le sue pennellate energiche e materiche danno vita a volti, occhi e fiori che sembrano emergere dalla tela, superandone i confini, trasportando lo spettatore in un viaggio introspettivo, alla ricerca di sé stesso nelle profondità degli sguardi che dipinge. Le opere di Ceccariglia trovano il loro fulcro negli occhi, elemento centrale della mostra. Ogni sguardo è un ponte tra l’artista e chi osserva, una porta aperta sull’anima. Nei suoi dipinti, gli occhi non sono semplici dettagli anatomici, ma specchi di emozioni, capaci di riflettere la profondità dell’essere umano. L’evoluzione cromatica è un altro tratto distintivo del suo stile. Se nei primi anni la sua pittura era caratterizzata da toni più morbidi, oggi si distingue per contrasti forti e vibranti. Spesso il nero è il punto di partenza, non come assenza, ma come base da cui il colore esplode con forza. Un processo che richiama l’influenza di Van Gogh, maestro a cui si ispira e con cui condivide la ricerca di libertà attraverso la pittura.


“La pittura è un viaggio che inizia dentro di me e che si svela sulla tela – ha spiegato l’artista Stefania Ceccariglia – ogni pennellata è un frammento della mia vita, un’esplorazione di emozioni e ricordi che vanno oltre il visibile. Quando dipingo, non sto semplicemente creando un’immagine, ma sto raccontando una storia, la mia storia, quella di chi sono e di ciò che ho vissuto. La tela diventa una finestra aperta sul mio mondo interiore, dove ogni colore, ogni tratto, diventa una parte di me che prende forma, un movimento che non si ferma alla superficie”. Le tecniche miste con acrilico, stucco e pastello danno corpo ai soggetti, creando superfici stratificate che sembrano vivere di energia propria. Il tratto veloce e istintivo dell’artista dà vita a un movimento continuo, come un vortice che rispecchia i moti dell’animo umano. “L’arte di Stefania Ceccariglia è un’esperienza visiva e sensoriale – ha detto Flaminia Gallo, curatrice della mostra – i suoi sguardi ci chiamano, ci interrogano, ci accolgono. Il suo tratto è deciso, mosso da un’urgenza espressiva che trova nella pittura un linguaggio potente e istintivo. L’uso della materia e del colore genera un’energia vibrante, che supera il confine della tela per coinvolgere lo spettatore in un dialogo emotivo e profondo. Ogni opera è una storia da leggere attraverso gli occhi dei suoi protagonisti, una finestra aperta sulla fragilità e sulla forza dell’anima umana”.


Accanto ai ritratti, un altro elemento essenziale nella poetica di Ceccariglia è la natura, rappresentata in particolare attraverso i fiori di campo. I fiori, realizzati con tecniche miste, sono metafore di resistenza e trasformazione, testimoni di una bellezza delicata ma forte, capace di sopravvivere e rinnovarsi. “Le opere di Stefania, con quegli sguardi intensi e magnetici, sono vere narrazioni visive capaci di trasmettere emozioni profonde – ha concluso Tina Vannini, titolare de Il Margutta e cocuratrice della mostra – ogni quadro si apre come una finestra su un mondo interiore, dove luce e colore dialogano per rivelare storie di bellezza e introspezione. Sono convinta che la mostra al Margutta saprà incantare e ispirare ogni visitatore, offrendo un’esperienza immersiva che va ben oltre il semplice atto del vedere”


Ceccariglia, nata nel 1968 a Roma, dove risiede tuttora, da sempre appassionata di pittura, ispirata dagli impressionisti e post-impressionisti, ha iniziato a dipingere a olio in età giovanile per poi passare all’acrilico. Continua a dedicarsi alla pittura per passione sperimentando la tecnica mista ma avendo sempre al centro del progetto il contrasto cromatico e l’uso della materia come elemento distintivo del proprio tratto stilistico.