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Mediobanca: titolo in rally (+5,7%) con il delisting

Mediobanca: titolo in rally (+5,7%) con il delisting

Milano, 18 feb. (askanews) – Seduta sugli scudi per Mediobanca (+5,7% a 19,18 euro) dopo che ieri il cda di Mps (+1,54% a 8,558 euro), che controlla l’86,3% di Piazzetta Cuccia, ha approvato all’unanimità la piena integrazione con l’istituto milanese attraverso la fusione per incorporazione e il conseguente delisting, con Piazzetta Cuccia che dopo 70 anni si appresta così a lasciare Piazza Affari. Un passaggio coerente con il percorso annunciato un anno fa da Siena con l’Ops per sprigionare appieno le sinergie di 700 milioni di euro promesse dall’AD Luigi Lovaglio al mercato.

Gli investitori si stanno posizionando sui titoli della merchant bank in vista di un concambio a premio, un movimento che si era già osservato nelle scorse settimane. L’operazione, hanno commentato gli analisti di Equita, “consentirà di mitigare il rischio di integrazione e rafforzare la struttura di capitale, con un Cet1 superiore al 16,5%”. Dettagli sul concambio e sui tempi del delisting, che ai corsi attuali costerebbe circa 2 miliardi, sono attesi il 27 febbraio quando Lovaglio presenterà il nuovo piano industriale del gruppo Mps.

Alla nuova “Mediobanca Spa” (non quotata e posseduta al 100% da Mps), faranno capo le attività di corporate & investment banking e private banking, a servizio della clientela di fascia alta, e soprattutto la storica quota in Generali, oggi pari al 13,2%.

Italian Innovation Linked debutta negli Stati Uniti

Italian Innovation Linked debutta negli Stati Uniti

Roma, 18 feb. (askanews) – Debutta negli Stati Uniti Italian Innovation Linked, un’iniziativa pensata per valorizzare e connettere a livello internazionale il patrimonio scientifico e tecnologico italiano.

Il progetto mette al centro i principali parchi scientifici e tecnologici italiani, offrendo webinar e incontri online per scoprire laboratori, infrastrutture di ricerca e progetti d’eccellenza. L’obiettivo è creare un canale strutturato e accessibile per presentare competenze, modelli organizzativi e risultati concreti, in tempo reale e ovunque ci si trovi.

L’iniziativa punta a rafforzare la visibilità del sistema italiano dell’innovazione negli Stati Uniti, favorendo collaborazioni tra università, centri di ricerca e industrie tecnologiche, oltre a promuovere relazioni istituzionali e scambi di conoscenze.

“Con Italian Innovation Linked, l’Italia coordina e promuove la propria eccellenza scientifica e tecnologica a livello globale, consolidando la presenza e la reputazione internazionale, con particolare attenzione al mercato statunitense, spiega Fabio De Furia, Presidente della Miami Scientific Italian Community.

Leonardo: accordo con Indra Group nella cyber defence

Leonardo: accordo con Indra Group nella cyber defence

Milano, 18 feb. (askanews) – Indra Group e Leonardo hanno firmato un Memorandum of Understanding per rafforzare la cooperazione nella cyber defence, con l’obiettivo di identificare ed espandere la loro portata internazionale in Europa, nella Nato e in altri mercati ad alto potenziale. Attraverso questa collaborazione, sottolinea una nota, le due società rafforzeranno le rispettive capacità per spingere sull’innovazione e rinforzare le difese cyber di Istituzioni e infrastrutture critiche, fornendo soluzioni avanzate, addestramento mirato e una risposta coordinata all’aumento di minacce complesse. L’accordo prevede anche la gestione congiunta di servizi di difesa cyber per clienti pubblici e privati.

“In un mondo in cui le minacce digitali evolvono rapidamente e sono sempre più pervasive, e in uno scenario tecnologicamente frammentato, la difesa europea deve innovarsi, anticipare e cooperare”, ha commentato Roberto Cingolani, amministratore delegato e direttore generale di Leonardo. “Questo accordo conferma l’importanza della cybersecurity come uno dei pilastri del piano industriale di Leonardo, rafforzandone la presenza internazionale anche attraverso alleanze strategiche volte a sviluppare tecnologie avanzate e sovrane sviluppate per proteggere persone, istituzioni e infrastrutture. Mettendo a fattor comune le nostre competenze e le tecnologie proprietarie in ambito Cyber & Resilience, Secure Digital & Cloud e Mission Critical Communications puntiamo a trasformare l’innovazione tecnologica in valore concreto per le nostre nazioni”.

Il presidente di Indra, Ángel Escribano, ha ricordato che accordi come quello appena sottoscritto, “regolano e accelerano la cooperazione industriale europea grazie a una governance chiara che facilita le offerte congiunte e l’esecuzione rigorosa dei progetti. Il nostro ruolo di azienda pionieristica ci consentirà di attivare catene del valore basate su capacità sovrane, aperte e interoperabili per l’Europa e la Nato, garantendo che competenze strategiche e tecnologie proprietarie rimangano sotto il controllo dell’Ue. Grazie a centri operativi interconnessi, alla condivisione avanzata di informazioni sulle minacce e ad ambienti di formazione sulla difesa cyber, possiamo trasformare la collaborazione in autonomia strategica e in efficace deterrenza”.

“Questa partnership – ha sottolineato José Vicente de los Mozos, Ceo di Indra Group – ci consentirà di accelerare la nostra innovazione e lanciare sul mercato soluzioni che rafforzano la resilienza digitale di sistemi e operazioni, ampliando la nostra portata e il nostro impatto sulla protezione delle infrastrutture e dei servizi essenziali. Si tratta di un passo decisivo verso il consolidamento della leadership europea nella difesa cyber e della sua proiezione in altri paesi, fornendo all’Europa e ai suoi alleati una risposta solida alle sfide poste dal cyberspazio”.

Ex Ilva, Fim: subito incontro, da Confindustria logica speculativa

Ex Ilva, Fim: subito incontro, da Confindustria logica speculativa

Roma, 18 feb. (askanews) – Sull’ex Ilva “stiamo chiedendo da tempo la convocazione di un tavolo a Palazzo Chigi”, un confronto da mettere in agenda “al più presto” per valutare l’assetto futuro di questo “importante gruppo industriale”, dove “la maggior parte del capitale è in mano e deve rimanere in mano allo Stato per poi costruire le reti di alleanza con società e industrie private o partecipate”. Lo ha detto il leader della Fim-Cisl, Ferdinando Uliano, nel corso della presentazione di un report sulla crisi del settore metalmeccanico.

“Pensiamo che bisogna riprendere la produzione come previsto nel piano di ripartenza e affiancare il piano di decarbonizzazione mantenendo l’obiettivo degli 8 milioni di tonnellate, quindi 6 milioni di tonnellate per quanto riguarda le verticalizzazioni sullo stabilimento di Taranto e 2 sugli stabilimenti dell’area Nord – ha affermato – si deve parlare di forni elettrici da introdurre in un processo che deve avere una durata sostenibile sul piano sociale. Abbiamo già detto che se questo non avverrà ci autoconvocheremo con il coordinamento del settore della siderurgia davanti a Palazzo Chigi. Nel frattempo abbiamo riscontrato un’azione che condanniamo di Confindustria di Genova e di Alessandria, che di fatto invitano il Governo a prendere in esame un’operazione di spezzatino che noi abbiamo sempre contrastato e che contrasta anche con le posizioni che il Governo ha sempre espresso. La stessa trattativa in corso non parla di spezzatini”.

Uliano ha aggiunto che “quella di Confindustria è una logica tutta speculativa sulle aree, dimenticando che c’è un accordo di programma fatto con il sindacato che non può essere disatteso. Non è roba loro, ma è proprietà innanzitutto dei lavoratori che hanno contribuito a questo importante gruppo. Per questo ribadiamo ancora con più forza la necessità di un confronto a Palazzo Chigi per evitare che queste situazioni di sciacallaggio, come le abbiamo definite, vengano avanti e prendano prendano voce”.

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Assegno unico, Inps: nel 2025 erogati 19,7 miliardi

Assegno unico, Inps: nel 2025 erogati 19,7 miliardi

Roma, 18 feb. (askanews) – Nel 2025 sono stati erogati alle famiglie assegni per 19,7 miliardi di euro, che si aggiungono ai 19,9 miliardi del 2024. Sono i dati contenuti nell’aggiornamento dell’Osservatorio statistico sull’assegno unico universale.

Sono 6.305.023 i nuclei familiari che hanno ricevuto l’assegno nel 2025, per un totale di 9.976.274 figli: l’importo medio per figlio a dicembre 2025, comprensivo delle maggiorazioni applicabili si attesta su 174 euro, e va da circa 58 euro per chi non presenta Isee o supera la soglia massima (che per il 2025 è pari a 45.939,56 euro), a 224 euro per la classe di Isee minima (17.227,33 euro per il 2025).

Euro digitale, Cipollone: se passa la legge Ue emissione nel 2029

Euro digitale, Cipollone: se passa la legge Ue emissione nel 2029

Roma, 18 feb. (askanews) – “L’esercizio pilota e le operazioni iniziali” sull’euro digitale potrebbero essere avviati dalla Bce a metà 2027, mentre, posto che il Parlamento Ue approvi la normativa in discussione “ci prefiggiamo di essere pronti a un’eventuale prima emissione dell’euro digitale nel 2029”. Lo afferma Piero Cipollone, componente del direttorio della Bce, nelle slide che sta presentando questa mattina all’Abi, dove viene ospitato in occasione del Comitato esecutivo dell’associazione.

Queste tempistiche programmate si basa appunro “sull’ipotesi di lavoro che i colegislatori dell’UE adottino il regolamento sull’introduzione dell’euro digitale nel corso del 2026”.

Cipollone ha toccato 4 temi chiave: l’avanzamento della preparazione tecnica; l’intensificazione del coinvolgimento degli operatori di mercato e l’individuazione delle possibili sinergie, lo stato avanzamento del progetto pilota e, quarto, lo stato della discussione dal punto di vista legislativo.

Cipollone ha ribadito il parere della Bce, secondo cui l’euro digitale serve a preservare la sovranità e l’autonomia Ue in un quadro globale di crescente digitalizzazione dei pagamenti.

Bce, Financial Times: Lagarde potrebbe lasciare prima della fine del mandato

Bce, Financial Times: Lagarde potrebbe lasciare prima della fine del mandato

Roma, 18 feb. (askanews) – La presidente della BCE Christine Lagarde potrebbe lasciare il suo incarico prima della scadenza del mandato nell’ottobre del 2027 per consentire di scegliere il suo successore prima delle elezioni presidenziali francesi. Lo scrive il Financial Times nell’edizione odierna.

Lagarde “arrivata dal Fondo Monetario Internazionale alla BCE nel novembre 2019, intende lasciare l’incarico prima delle elezioni presidenziali francesi dell’aprile del prossimo anno”, scrive il quotidiano citando “una persona al corrente delle sue intenzioni”.

In particolare, prosegue FT, la Presidente della BCE “vorrebbe consentire di trovare un nuovo capo per una delle istituzioni più importanti dell’UE al presidente francese uscente Emmanuel Macron e al cancelliere tedesco Friedrich Merz” anche se “non è ancora chiaro quando avverrebbe l’uscita di Lagarde”.

Bce, FT: Lagarde potrebbe lasciare prima della fine del mandato

Bce, FT: Lagarde potrebbe lasciare prima della fine del mandato

Roma, 18 feb. (askanews) – La presidente della BCE Christine Lagarde potrebbe lasciare il suo incarico prima della scadenza del mandato nell’ottobre del 2027 per consentire di scegliere il suo successore prima delle elezioni presidenziali francesi. Lo scrive il Financial Times nell’edizione odierna.

Lagarde “arrivata dal Fondo Monetario Internazionale alla BCE nel novembre 2019, intende lasciare l’incarico prima delle elezioni presidenziali francesi dell’aprile del prossimo anno”, scrive il quotidiano citando “una persona al corrente delle sue intenzioni”.

In particolare, prosegue FT, la Presidente della BCE “vorrebbe consentire di trovare un nuovo capo per una delle istituzioni più importanti dell’UE al presidente francese uscente Emmanuel Macron e al cancelliere tedesco Friedrich Merz” anche se “non è ancora chiaro quando avverrebbe l’uscita di Lagarde”.

Mps delibera il delisting di Mediobanca con la piena integrazione

Mps delibera il delisting di Mediobanca con la piena integrazione

Roma, 17 feb. (askanews) – Il Consiglio di amministrazione di Banca Monte dei Paschi di Siena, riunitosi sotto la presidenza di Nicola Maione, ha deliberato di procedere alla piena integrazione con Mediobanca – Banca di Credito Finanziario Società per Azioni, attraverso la fusione per incorporazione, ed il conseguente delisting della medesima. Lo riporta un comunicato di Mps.

Contestualmente le attività di corporate & investment banking e private banking a servizio della clientela di fascia alta saranno trasferite in una società non quotata posseduta al 100% da BMPS, si legge, che manterrà la denominazione di “Mediobanca S.p.A.”, un brand di altissimo valore con un patrimonio unico di competenze e sinonimo di eccellenza nei servizi di consulenza alle imprese e ai privati.

In tale perimetro, prosegue il comunicato, sarà ricompresa anche la partecipazione in Assicurazioni Generali S.p.A. La nuova struttura del Gruppo è finalizzata al raggiungimento degli obiettivi strategici e reddituali e alla piena realizzazione delle sinergie industriali per la massimizzazione della creazione di valore.

Tale configurazione, dice ancora Mps, è volta a valorizzare l’expertise distintiva di Mediobanca e delle risorse professionali, in un modello operativo specializzato. Mps, infine, ha informato Mediobanca, che ha preso atto delle decisioni assunte nel rispetto della disciplina sulle operazioni con parti correlate e degli obblighi di legge. (fonte immagine: Mediobanca)

Giovani e anziani in fuga dal Sud, Svimez: boom dei trasferimenti familiari

Giovani e anziani in fuga dal Sud, Svimez: boom dei trasferimenti familiari

Roma, 17 feb. (askanews) – Il Mezzogiorno continua a perdere giovani competenze qualificate, con una mobilità sempre più anticipata già al momento dell’iscrizione all’Università, che riduce strutturalmente le possibilità di rientro. Accanto a questa dinamica si afferma un fenomeno in rapida crescita: la mobilità “sommersa” degli anziani, i “nonni con la valigia”, che conservano la residenza al Sud ma raggiungono figli e nipoti emigrati al Centro-Nord. Questi i principali dati del Report della Svimez ‘Un Paese, due emigrazioni’, presentato in collaborazione con Save the Children, nel corso di un convegno a Roma.

Dal 2002 al 2024 quasi 350mila laureati under 35 hanno lasciato il Mezzogiorno in direzione del Centro-Nord, per una perdita secca (al netto dei rientri) di 270 mila unità. Nel periodo, la quota di laureati tra i migranti meridionali tra i 25 e i 34 anni è triplicata: dal 20% del 2002 a circa il 60% nel 2024. Ai flussi migratori interni, si affianca la crescente scelta della rotta Sud-estero: tra il 2002 e il 2024 oltre 63mila under 35 laureati meridionali hanno lasciato il Paese. Al netto dei rientri, la perdita complessiva per il Sud è di 45mila giovani qualificati.

Nel solo 2024, i giovani qualificati del Mezzogiorno che si sono trasferiti al Centro-Nord sono 23mila, quelli che hanno “scelto” l’estero sono più di 8mila. In un anno la perdita netta di giovani laureati del Sud, sommando migrazioni interne ed estere, ammonta a 24mila unità.

Il fenomeno delle migrazioni intellettuali è fortemente femminile: dal 2002 al 2024 sono emigrate 195mila donne laureate dal Sud al Centro-Nord, 42mila in più degli uomini. La quota di qualificati tra i migranti meridionali diretti al Centro-Nord è cresciuta soprattutto tra le donne: dal 22% nel 2002 a quasi il 70% nel 2024, contro un aumento dal 14,6% al 50,7% tra gli uomini.

Il Nord guadagna dal Sud, ma perde verso l’estero Anche il Nord registra una crescente emigrazione internazionale: tra il 2002 e il 2024, 154mila laureati hanno lasciato una regione del Centro-Nord. Il fenomeno ha raggiunto il picco nel 2024: 21mila giovani laureati under 35 centro-settentrionali si sono trasferiti all’estero, valore doppio di quello del 2019 (circa 10 mila).

Il Centro Nord compensa ampiamente le proprie perdite estere grazie ai flussi dal Mezzogiorno: +270mila saldo netto positivo nei confronti del Mezzogiorno tra il 2002 e il 2024.

L’emigrazione dei laureati dai territori in cui si sono formati si traduce in una dispersione dell’investimento pubblico sostenuto per la loro istruzione a beneficio delle regioni e dei Paesi di destinazione.

La Svimez quantifica in 6,8 miliardi di euro l’anno il costo associato alla mobilità interna dei giovani laureati dal Mezzogiorno verso il Centro-Nord: un trasferimento netto e strutturale di risorse pubbliche a favore delle aree più forti del Paese.

A questo si aggiunge il costo delle migrazioni estere: per il Mezzogiorno la perdita di investimento formativo è stimabile in 1,1 miliardi di euro annui, mentre il Centro-Nord registra una perdita superiore ai 3 miliardi di euro l’anno per l’emigrazione all’estero dei profili più qualificati.

La mobilità non attende più la fine degli studi: si anticipa già al momento dell’avvio degli studi universitari. Nell’anno accademico 2024/2025, quasi 70 mila studenti meridionali – su circa 521 mila – studiano in un ateneo del Centro Nord: oltre il 13% del totale, con picchi del 21% nelle discipline Stem. Campania e Sicilia generano da sole quasi metà del flusso in uscita. La Lombardia si conferma la regione più attrattiva, seguita da Emilia Romagna e Lazio.

L’emigrazione “anticipata” è motivata dalla scelta di avvicinarsi ai mercati del lavoro caratterizzati da maggiori opportunità occupazionali. Tra i laureati occupati che hanno conseguito il titolo in un ateneo del Centro-Nord, l’88,5% risulta occupato nella stessa macro-area a tre anni dalla laurea. La situazione appare significativamente diversa per chi si è laureato in un ateneo del Mezzogiorno: meno del 70% dei laureati trova occupazione nei territori di origine.

La Svimez evidenzia un segnale importante in controtendenza. Negli ultimi anni è migliorata la capacità attrattiva degli Atenei meridionali: a parità di immatricolazioni negli atenei meridionali (108mila), per i corsi di laurea triennali e a ciclo unico, gli immatricolati meridionali negli Atenei nel Centro-Nord si sono ridotti dai 24mila studenti nell’a.a. 2021/2022 a 17mila nell’a.a 2024/2025.

Per i ragazzi che vivono in aree marginali e periferiche, come attestano i dati di Save the Children, già in età adolescenziale oltre un terzo dei giovanissimi che vivono nelle regioni del Sud e nelle Isole ritiene particolarmente importante spostarsi in futuro in un altro comune o città: 37,5% contro il 26,9% di chi vive al Centro o Nord Italia. I ragazzi e le ragazze che vivono nelle regioni meridionali sono anche i più propensi a valutare positivamente l’idea di andare a vivere all’estero (38,2% rispetto al 35,6% di chi vive al Centro o al Nord). Tra gli adolescenti figli di famiglie immigrate, il 58,7% dichiara di volersi trasferire in futuro in un altro paese, possibile testimonianza delle difficoltà incontrate nel percorso di crescita anche a causa di uno status giuridico incerto. L’aspirazione di trasferirsi all’estero è condivisa da un numero rilevante anche di 15-16enni di origine italiana, uno su tre (34,9%).

A tre anni dal conseguimento del titolo, i laureati italiani che lavorano all’estero guadagnano tra 613 e 650 euro netti in più al mese rispetto a chi resta in Italia. All’interno del Paese, il Mezzogiorno registra la retribuzione media più bassa (1.579 euro), contro i 1.735 euro del Nord Ovest. Il differenziale retributivo tra una laureata del Mezzogiorno e un laureato del Nord-Ovest ammonta a circa 375 euro mensili a favore di quest’ultimo (1.862 contro 1.487 euro).

La Svimez ha stimato il numero di over 75 meridionali che, pur mantenendo la residenza in una regione del Sud, vivono stabilmente nel Centro-Nord. Le stime si basano sull’analisi delle compensazioni della mobilità farmaceutica convenzionata e sulla spesa pro-capite per farmaci della popolazione anziana.

Secondo le stime Svimez, tra il 2002 e il 2024 gli anziani formalmente residenti al Sud che vivono stabilmente al Centro-Nord (“nonni con la valigia”) sono quasi raddoppiati, passando da 96 mila a oltre 184 mila unità. Questa emigrazione “sommersa” riflette due dinamiche intrecciate. Da un lato, il ricongiungimento familiare con figli e nipoti emigrati al Centro-Nord anche a supporto die carichi di cura familiari; dall’altro, la crescente difficoltà di ricevere servizi di cura adeguati nel Mezzogiorno, caratterizzati da carenze nei servizi sanitari e assistenziali.