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Bce: poche fusioni transfrontaliere di banche Ue ma dinamiche attive

Bce: poche fusioni transfrontaliere di banche Ue ma dinamiche attiveRoma, 27 mar. (askanews) – La vigilanza bancaria della Bce rileva “dinamiche attive di consolidamento” tra le banche in Europa, ma nel suo rapporto annuale avverte che nel 2024 “il numero di operazioni di consolidamento transfrontaliero è rimasto esiguo”.


Questo, appunto, “nonostante siano emerse dinamiche attive di consolidamento e trasformazione”. Un possibile riferimento indiretto anche alle mosse di UniCredit sulla tedesca Commerzbank, operazione che nello studio non viene comunque menzionata. Sempre nel 2024 il numero di banche più piccole (Lsi o “enti meno significativi”) ha continuato a ridursi, dice ancora la Bce, principalmente a seguito di fusioni, sebbene siano state concesse alcune autorizzazioni all’esercizio dell’attività a nuove società fintech. Il 77 per cento del totale degli Lsi europei ha sede in Germania e Austria. La maggior parte delle variazioni strutturali in tale settore nel 2024 è connessa alle fusioni di 43 enti, prevalentemente con sede in Germania.

Bce, Buch: concentrati su solidità banche e stabilità finanziaria

Bce, Buch: concentrati su solidità banche e stabilità finanziariaRoma, 27 mar. (askanews) – Sicurezza e la solidità delle banche vigilate e stabilità del sistema finanziario. Sono i due elementi chiave di impegno istituzionale citati dalla presidente del ramo di vigilanza bancaria della Bce, Claudia Buch, nel suo editoriale al rapporto annuale. “Accanto agli sforzi di vigilanza, un solido quadro normativo, orientato alla resilienza, è fondamentale per preservare la stabilità”, aggiunge.


Secondo Buch servono progressi legislativi sulla gestione delle crisi e sulla tutela dei depositi, per consentire gestire in modo più efficace i fallimenti bancari e proteggere i correntisti. In una sorta di lista di propositi l’eponente della Bce, che a breve si recherà ad una audizione, cita la necessità di “completare l’unione bancaria e fare ulteriori passi avanti verso un’unione dei mercati dei capitali: priorità fondamentali per rafforzare la resilienza e l’integrazione del sistema finanziario europeo”. (fonte immagine: European Central Bank).

Eurocommissario Sefcovic prevede dazi Usa al 20% su tutti i Paesi Ue

Eurocommissario Sefcovic prevede dazi Usa al 20% su tutti i Paesi UeRoma, 26 mar. (askanews) – Il commissario europeo al commercio internazionale, Maros Sefcovic si attende che i dazi degli Stati Uniti sulle importazioni dall’Unione Europea si attestino a un livello “nell’ordine del 20%” e che vengano applicati in maniera indifferenziata su tutti e 27 i Paesi membri. Lo riporta il Financial Times, citando quanto lo stesso Savic avrebbe detto a due fonti anonime al termine di alcune riunioni a Washington.


In questi incontri gli i negoziatori Usa non hanno fornito indicazioni su eventuali esenzioni rispetto ai dazi. Per parte sua Sefcovic ha avvertito che dazi di questa portata avrebbero effetti “devastanti” sull’economia Ue, hanno aggiunto le fonti citate dal quotidiano.

Bpm scivola sul Danish compromise: “Ma l’Opa Anima va avanti, già al 48%”

Bpm scivola sul Danish compromise: “Ma l’Opa Anima va avanti, già al 48%”Milano, 26 mar. (askanews) – Francoforte irrompe nel risiko italiano: la Banca centrale europea dà parere negativo a Banco Bpm sull’utilizzo dei benefici patrimoniali previsti dal Danish compromise per l’offerta su Anima e la Sgr diventa improvvisamente più cara. I soci di piazza Meda dovranno rinunciare a 1 miliardo di distribuzione al 2027 e il Cet 1 della banca si fermerà al 13%, contro il 14,4% dello scenario più favorevole. La decisione definitiva sull’applicazione del Danish Compromise arriverà dall’Eba nei prossimi giorni, ma l’effetto in Borsa è immediato: Banco Bpm lascia sul parterre il 4,48% e scivola a 9,81 euro per azione, mentre Anima tiene botta e con il -0,43% si ferma a 6,94 euro per azione, ancorata ai sette euro offerti da Giuseppe Castagna.


Unicredit è spettatrice interessata, data l’Ops su piazza Meda: perde lo 0,47%, a 55,02 euro per azione. Tradotto: alla luce delle 0,175 azioni Unicredit proposte ai soci di Banco Bpm per ciascuna quota portata in adesione, lo sconto dell’Ops si riduce intorno al 2%. Banco Bpm ha fatto sapere di voler proseguire con l’Opa su Anima, anche senza Danish compromise. Domani è in agenda un consiglio di amministrazione, con al centro le evoluzioni dell’offerta. Intanto, le adesioni aumentano, avvicinando la banca alla soglia del 50%: oggi sono state consegnate azioni per l’1,16% del capitale, il totale che può controllare piazza Meda è salito al 48,4%.


I dubbi riguardano più le mosse di Unicredit e Andrea Orcel, grande protagonista delle manovre finanziarie in Italia e in Europa. Senza il Danish compromise per Anima, Banco Bpm diventa meno conveniente ma allo stesso tempo meno cara. Unicredit, come ha ricordato più volte nelle settimane scorse, potrebbe sfilarsi, appellandosi anche a una delle clausole di salvaguardia messe nero su bianco già a novembre, o potrebbe andare avanti, senza rilanci. Gli analisti sono divisi. Per Mediobanca, “il prezzo è la variabile chiave nel processo decisionale di Unicredit. Nonostante le notizie di oggi – scrivono gli analisti – man mano che il prezzo si allinea ai termini dell’offerta, vediamo sempre meno possibilità che Unicredit si ritiri dall’offerta di Banco Bpm, data la forte compatibilità industriale e strategica dell’operazione”.

Gb, governo taglia spesa sociale mentre la rafforza sulla difesa

Gb, governo taglia spesa sociale mentre la rafforza sulla difesaRoma, 26 mar. (askanews) – Il governo della Gran Bretagna ha annunciato consistenti tagli alla spesa sociale a fronte di aumenti delle spese sugli armamenti, mentre in parallelo l’ufficio indipendente di valutazione sui conti pubblici ha dimezzato le previsioni di crescita economica. La nuova programmazione pluriennale è stata presentata in Parlamento dal cancelliere per lo Scacchiere, l’equivalente di ministro delle Finanze, Rachel Reeves.


Sempre oggi l’Office for Budget Responsability ha pubblicato un’analisi secondo cui i tagli alla spesa preannunciati dovrebbero consentire di risparmiare fino a 14 miliardi di sterline cumulativi per l’anno fiscale 2029-2030, intervenendo sul deterioramento delle prospettive dei conti pubblici che si era verificato a seguito delle precedenti misure espansive. Anche così, secondo questa analisi l’indebitamento del Regno Unito risulterà più elevato per 3,5 miliardi di sterline, lo 0,6% del Pil, alla fine del periodo in esame e rispetto alle precedenti previsioni. Nel pomeriggio i rendimenti dei titoli di stato Gb decennali (Gilt) si limano di circa 3 punti base, al 4,73%. La sterlina cede marginalmente a 1,2896 dollari.


La manovra segna di fatto una parziale marcia indietro in marito ai precedenti piani di aumento della spesa in deficit del governo laburista guidato da Keir Starmer, dopo che questi ultimi hanno causato allarmanti pressioni sui titoli di Stato del Regno Unito. Adottiamo “la scelta responsabile di ridurre i livelli del debito e del ricorso al finanziamento di mercato sui prossimi anni, così che possiamo spendere di più sulle priorità per i lavoratori”, ha detto Reeves.


E dato che “viviamo in un mondo incerto”, ha aggiunto, le spese in difesa aumenteranno al 2,5% del Pil, mentre per contribuire a questo aumento verranno ridotte le misure di aiuto all’estero. L’Obr ha poi tagliato al più 1% la previsione di crescita economica di per quest’anno, a fronte del precedente più 2%, mentre per il resto del periodo in esame stima una espansione media annua dell’1,75%. (fonte immagine: UK Parliament).

Bce, Panetta: sui tassi resti pragmatica e guardi all’inflazione

Bce, Panetta: sui tassi resti pragmatica e guardi all’inflazioneRoma, 26 mar. (askanews) – Piuttosto che perdersi in dibattiti su quale sia lo sfuggente livello neutrale dei tassi, per decidere le sue future mosse la Banca centrale europea deve seguire un approccio “pragmatico” e usare come riferimento le previsioni sull’inflazione e sull’economia in generale. Lo sostiene il governatore della Banca d’Italia, Fabio Panetta in un articolo pubblicato oggi sul Financial Times, intitolato “La Bce deve restare pragmatica nelle decisioni sui tassi di interesse”.


Come tutti i suoi pari nell’area euro, Panetta partecipa al Consiglio direttivo della Bce che, ogni sei settimane, decide i parametri chiave della politica monetaria comune, innanzitutto fissando i tassi di riferimento. Dopo le riduzioni effettuate negli ultimi mesi, il dibattito è andato focalizzandosi sempre più su quale sia il livello di neutralità dei tassi, in particolare su quello che gli economisti chiamano R-star, il livello a cui la linea monetaria non ha effetti né espansivi né restrittivi sull’economia. Il problema è che “R-star è invisibile e si muove. Si sposta nel corso del tempo – scrive Panetta – plasmato da forze strutturali come la demografia, i progressi tecnologici e le preferenze sui rischi. Peggio ancora, può essere stimato solo attraverso modelli o indagini caratterizzati da incertezza. Per l’area euro le stime attuali spaziano tra l’1,5 e il 2,5% in termini nominali”.


Quindi, cercare di usare questa misura ipotetica ora che si ritiene che i tassi siano diventati “notevolmente meno restrittivi” nell’area euro risulterebbe molto problematico. Il banchiere centrale fa il paragone con il sistema di geolocalizzazione satellitare GPS, se ci fosse un margine di errore di 5 km e si è distanti 500 km dalla destinazione la direzione di marcia “è chiara”, ma ma quando ci si avvicina a pochi chilometri dalla meta, la scarsa precisione diventa problematica. Per questo “quando i tassi di interesse si avvicinano alla neutralità, bisogna focalizzarsi sulle previsioni di inflazione e sulle prospettive macroeconomiche”. Se i tassi di interesse si trovano in quella che Panetta chiama “l’area grigia” del R-star e l’inflazione sta calando verso l’obiettivo e la crescita economica resta debole “è plausibile che la politica monetaria risulti ancora restrittiva”, prosegue.


Il livello di neutralità dei tassi può essere utile per valutare il quadro complessivo “ma non deve dettare la linea”. E “in questa fase – insiste – le previsioni di inflazione forniscono un riferimento migliore”. Al momento la debolezza economica sta creando pressioni a ribasso sull’inflazione e “una stagnazione prolungata potrebbe spingerla al di sotto dell’obiettivo del 2% della Bce. Le tensioni globali potrebbero scoraggiare ulteriormente consumi e investimenti”. D’altro canto Panetta riconosce che vi sono nuovi elementi di incertezza rilevanti, tra cui lo “spettro dei dazi commerciali” annunciati dall’amministrazione Trump “che dominano tra le notizie. Nel frattempo la sospensione del freno all’indebitamento in Germania e i piani per una difesa europea comune potrebbero introdurre grandi stimoli di bilancio”.


“Gli shock sono abbondanti e lungi dal dissiparsi. In questo contesto fissarsi sul sé la linea vada giudicata come ‘restrittiva’, rischia di sbilanciare l’attenzione sulla galassia R-star laddove bisognerebbe focalizzarsi sull’orizzonte dell’inflazione, e sul se la linea sia appropriata per raggiungere l’obiettivo del 2%. La Bce – conclude Panetta – deve restare pragmatica e basare le sue decisioni sui dati”.

L’Istat: nel 2024 è cresciuto il rischio di povertà o di esclusione sociale

L’Istat: nel 2024 è cresciuto il rischio di povertà o di esclusione socialeMilano, 26 mar. (askanews) – Nel 2024, il 23,1% della popolazione è a rischio di povertà o esclusione sociale (nel 2023 era il 22,8%), si trova cioè in almeno una delle tre seguenti condizioni: a rischio di povertà, in grave deprivazione materiale e sociale oppure a bassa intensità di lavoro. E’ quanto rileva l’Istat nel rapporto “Condizioni di vita e reddito delle famiglie, anni 2023-2024”. Nel 2023, il reddito annuale medio delle famiglie (pari a 37.511 euro) aumenta in termini nominali (+4,2%) e si riduce in termini reali (-1,6%). E’ quanto rileva l’Istat.


Nel 2023, segnala l’Istat, l’ammontare di reddito percepito dalle famiglie più abbienti è 5,5 volte quello percepito dalle famiglie più povere (in aumento dal 5,3 del 2022). E’ in aumento la disuguaglianza nella distribuzione dei redditi. Lo rileva l’Istat nel rapporto “Condizioni di vita e reddito delle famiglie, anni 2023-2024”, dove spiega che per misurare la disuguaglianza nella distribuzione dei redditi è possibile ordinare gli individui dal reddito equivalente più basso a quello più alto, classificandoli in cinque gruppi (quinti). Il primo quinto comprende il 20% degli individui con i redditi equivalenti più bassi, l’ultimo quinto il 20% di individui con i redditi più alti. Il rapporto fra il reddito equivalente totale ricevuto dall’ultimo quinto e quello ricevuto dal primo quinto (rapporto noto come s80/s20) fornisce una misura sintetica della disuguaglianza. Se si fa riferimento alla distribuzione dei redditi equivalenti netti senza affitti figurativi, nel 2023, l’indicatore s80/s20 è pari a 5,5, in lieve peggioramento rispetto al 2022 (quando era pari a 5,3), ma al di sotto del valore pre-pandemia del 2019 (5,7). Se si includono gli affitti figurativi, il rapporto nel 2023 si attesta a 4,8 (era 4,7 nel 2022), arrivando a 5 nel Mezzogiorno (era 4,7 nel 2022). Il livello di disuguaglianza è invece inferiore al dato medio nazionale nel Nord-ovest (4,4), seppur in peggioramento rispetto al 2022 (quando era 4,1), e nel Centro (4,5) dove rimane sostanziamente stabile rispetta al 2022 (4,4); nel Nord-est il livello di disuguaglianza resta stabile e più basso della media nazionale (3,7, mentre nel 2022 era 3,8).


Il Nord-ovest presenta il reddito medio familiare inclusivo degli affitti figurativi più alto tra le quattro macro ripartizioni geografiche (47.429 euro contro un valore medio nazionale pari a 42.715 euro) e la crescita maggiore in termini nominali rispetto al 2022 (quando era 44.564 euro). Nel Mezzogiorno il livello di reddito medio familiare inclusivo degli affitti figurativi è il più basso (34.972 euro), nonostante il forte incremento rispetto all’anno precedente (era 33.140 euro nel 2022), seguito dal Centro (44.001 euro da 42.742 euro nel 2022) e dal Nord-est, dove il reddito medio familiare inclusivo degli affitti figurativi è decisamente superiore al valore medio nazionale e in crescita rispetto al 2022 (47.279 euro da 46.933 del 2022). Una delle misure principalmente utilizzate nel contesto europeo per valutare la disuguaglianza tra i redditi degli individui è l’indice di concentrazione di Gini. Se calcolato sui redditi netti senza componenti figurative e in natura (definizione armonizzata a livello europeo), nel 2023, il valore stimato per l’Italia è pari a 0,323, in peggioramento rispetto all’anno precedente (quando era 0,315). L’indice di concentrazione di Gini calcolato per Sud e Isole (0,339) è sensibilmente più elevato del dato medio nazionale. Centro (0,314) e soprattutto Nord-ovest (0,303) e Nord-est (0,276) presentano invece un valore marcatamente più basso. Tra il 2022 e il 2023, l’indice di concentrazione di Gini misura un incremento lieve della disuguaglianza fra i redditi nel Nord-ovest (0,303 da 0,295 del 2022) e nel Centro (0,314 da 0,305 del 2022) e un aumento più ampio nel Mezzogiorno (0,339 da 0,321 del 2022).


Il Nord-est, rileva l’Istat, è l’unica ripartizione geografica dove si registra invece un lieve miglioramento rispetto al 2022 (l’indice di concentrazione del Gini è pari a 0,276 da 0,282 del 2022).

Ciclismo, è ufficiale, Tadej Pogacar alla Parigi-Roubaix

Ciclismo, è ufficiale, Tadej Pogacar alla Parigi-RoubaixRoma, 26 mar. (askanews) – Tadej Pogacar prenderà parte alla prossima Parigi-Roubaix: ora è ufficiale. La UAE Team Emirates lo ha annunciato comunicando la modifica del roster per la E3: “Inizialmente era previsto che Pogacar partecipasse sia all’E3 Saxo Classic che alla Gent-Wevelgem – si legge sul sito ufficiale – tuttavia, dopo aver discusso con il team, è stato deciso che modificherà il suo calendario per concentrarsi sul Giro delle Fiandre e sulla Parigi-Roubaix, puntando alla forma migliore in quelle gare iconiche”. La gara – nota anche come L’Inferno del Nord – è in programma domenica 13 aprile. Per il 26enne si tratterà dell’esordio assoluto nella ‘regina delle classiche’, unica Monumento alla quale finora non ha mai partecipato.

Arriva la norma di correzione sull’Irpef, Mef: applicazione nuove aliquote per determinare acconto

Arriva la norma di correzione sull’Irpef, Mef: applicazione nuove aliquote per determinare accontoRoma, 25 mar. (askanews) – “In considerazione dei dubbi interpretativi posti, e al fine di salvaguardare tutti i contribuenti interessati, il Governo interverrà anche in via normativa per consentire l’applicazione delle nuove aliquote del 2025 per la determinazione dell’acconto”. Lo annuncia il Ministero dell’Economia e delle Finanze in una nota.


L’intervento, precisa il Mef, “sarà realizzato in tempo utile per evitare ai contribuenti aggravi in termini di dichiarazione e di versamento”. “Relativamente all’applicazione dell’imposta sul reddito delle persone fisiche” riferisce il Mef “sono pervenute segnalazioni da parte di alcuni CAF, riportate anche dagli organi di stampa, in merito a un maggior carico fiscale per i lavoratori dipendenti che verrebbero gravati dell’onere di versare l’acconto IRPEF per l’anno 2025 anche in mancanza di redditi ulteriori rispetto a quelli già assoggettati a ritenuta d’acconto”. In particolare, spiega il Ministero, “il predetto maggior onere fiscale deriverebbe, secondo l’interpretazione riportata dai CAF, dall’applicazione della disposizione contenuta nell’articolo 1, comma 4, del d.lgs. 30 dicembre 2023, n. 216, che, prevedendo la riduzione dal 25 al 23 per cento dell’aliquota IRPEF per i redditi da 15.000 a 28.000 euro e l’innalzamento della detrazione di lavoro dipendente da 1.880 euro a 1.955 euro, ha stabilito che tali interventi non si applicano per la determinazione degli acconti dovuti per gli anni 2024 e 2025 per i quali si deve considerare la disciplina in vigore per l’anno 2023”.


Ma afferma il Mef “l’incongruenza evidenziata dai CAF deriva dal fatto che le aliquote, gli scaglioni e le detrazioni Irpef sono stati in una prima fase modificati in via temporanea, per un solo periodo d’imposta (2024), e successivamente stabilizzate a regime dal 2025. Inoltre, si fa presente che con la disposizione in questione si intendeva sterilizzare gli effetti delle modifiche alla disciplina IRPEF soltanto in relazione agli acconti dovuti dai soggetti la cui dichiarazione dei redditi evidenziava una differenza a debito di IRPEF, in quanto percettori di redditi ulteriori rispetto a quelli già assoggettati a ritenuta d’acconto”. “L’intenzione del legislatore” chiarisce il Ministero dell’Economia “non era, quindi, volta a intervenire nei confronti di soggetti, come la maggioranza dei lavoratori dipendenti e pensionati, che, in mancanza di altri redditi, non sono tenuti alla presentazione della dichiarazione dei redditi. Pertanto, la disposizione di cui all’articolo 1, comma 4, del d.lgs. 216/2023 va interpretata nel senso che l’acconto per l’anno 2025 è dovuto, con applicazione delle aliquote 2023, solo nei casi in cui risulti di ammontare superiore a euro 51,65 la differenza tra l’imposta relativa all’anno 2024 e le detrazioni, crediti d’imposta e ritenute d’acconto, il tutto però calcolato secondo la normativa applicabile al periodo d’imposta 2024”.


“Siamo soddisfatti di aver difeso le persone che rappresentiamo, inducendo il Governo a rivedere una norma profondamente ingiusta. La questione sollevata dalla Cgil e dal Consorzio nazionale Caaf Cgil era più che fondata”, ha commentato il segretario confederale della Cgil, Christian Ferrari, e la presidente del Consorzio nazionale Caaf Cgil, Monica Iviglia, commentando in una nota il comunicato sull’acconto Irpef diffuso dal Mef. “Se alle parole seguiranno i fatti, e si interverrà per consentire l’applicazione delle tre aliquote 2025 per la determinazione dell’acconto Irpef, i salari e le pensioni di milioni di cittadine e cittadini, già pesantemente colpiti dall’alta inflazione cumulata in questi anni, non subiranno ulteriori riduzioni” concludono Ferrari e Iviglia.

Casa, Fimaa-Nomisma: mercato immobiliare turistico crescerà anche in 2025

Casa, Fimaa-Nomisma: mercato immobiliare turistico crescerà anche in 2025Roma, 25 mar. (askanews) – Il mercato immobiliare turistico in Italia crescerà anche nel 2025 proseguendo il trend dello scorso anno e condizionato anche dalla spinta attrattiva del Giubileo e del sempre più crescente interesse verso le città d’arte. Queste le previsioni dell’Ufficio Studi di Fimaa Italia che ha condotto l’analisi del mercato immobiliare turistico in collaborazione con Nomisma. Le previsioni per il 2025 – secondo l’Osservatorio – si fondano sul momento favorevole che sta vivendo il mercato italiano come confermano le transazioni rilevate nel 2024 analizzando le dinamiche del mercato immobiliare di 130 località turistiche (88 di mare e 42 di montagna e laghi).


In media, prezzi delle abitazioni turistiche variano dai 1.486 per metro quadro di un immobile usato in una località lacustre, ai 3.814 euro per una nuova costruzione in una località di mare. Le quotazioni sono tutte in crescita, con percentuali che vanno dallo +0,3% al +3,6%. I prezzi a metro quadro più elevati si registrano a Forte dei Marmi (16mila euro per una nuova costruzione), Capri (15.500), Madonna di Campiglio (12mila euro), Anacapri (9.200 euro), Alassio (9mila euro). In positivo anche i dati sui canoni di locazione che nei mesi di alta stagione possono superare – in media – i 1.200 euro. Anche in questo caso i livelli sono in crescita ovunque, con un picco del +7,8% delle località di mare in agosto. “Il mercato degli immobili turistici continua a palesare una fase positiva – commenta il presidente di Fimaa Nazionale, Santino Taverna – attirando l’attenzione anche di investitori stranieri. Fondi di investimento sono orientati non solo alle strutture ricettive delle città d’arte o delle maggiori località turistiche, come la Riviera Romagnola, la Costiera Amalfitana, la Liguria, la Puglia o altre, ma anche a location che fino ad oggi non hanno ricoperto ruoli di primissimo piano, vantando comunque fortissime potenzialità per attrarre turisti del Nord Europa o ospitare il Senior Living in strutture dedicate”.


“Negli ultimi anni – aggiunge Taverna – il dibattito sugli affitti brevi si è intensificato sconfinando, in diverse occasioni, nell’opinione diffusa che possano rappresentare una minaccia per il mercato delle locazioni residenziali. In altre parole, le microstrutture ricettive (come B&B, affittacamere e case vacanza) avrebbero ridotto l’offerta di immobili per residenti, limitando i contratti a medio lungo-termine incrementando, nel contempo, anche i canoni locatizi. Una visione fuorviante palesata anche da dati concreti che identificano nel 2% la percentuale degli immobili destinati ad affitti brevi nel rapporto con il numero di quelli destinati alle locazioni residenziali. Le unità utilizzate come microstrutture ricettive sono spesso appartamenti che non si prestano ad ospitare famiglie o i nuclei dei giorni nostri. Spesso sono unità di taglio troppo grande o troppo piccolo che necessitano sovente di interventi di ristrutturazione. Il problema non sono gli affitti brevi ma la disattenzione politica quando, nei casi di contratti a medio lungo termine, i proprietari immobiliari si ritrovano con inquilini morosi dovendo affrontare percorsi onerosi per ritornare nella disponibilità della propria unità”. Secondo Andrea Oliva, delegato all’Ufficio Studi di Fimaa, “l’interesse per il Senior Living sta spingendo anche gli investitori internazionali a cercare opportunità in città d’arte meno battute come Siena, Ravenna, Mantova e Perugia, che offrono un mix ideale tra qualità della vita, patrimonio storico e costi ancora competitivi rispetto alle grandi città. Parallelamente, il mercato immobiliare turistico è influenzato da nuovi trend: la domanda di affitti brevi continua a crescere, favorita dalla digitalizzazione e dal fenomeno dei nomadi digitali, che scelgono città storiche per lunghi soggiorni. Allo stesso tempo, il turismo esperienziale sta spingendo investimenti nelle aree vinicole, rurali e termali, mentre la sostenibilità sta diventando un criterio fondamentale nelle scelte immobiliari, con incentivi per la riqualificazione energetica e il recupero di borghi storici. Nel complesso – conclude Oliva, – il 2025 si prospetta un anno di grande dinamismo per il mercato turistico immobiliare, con opportunità sia per investitori italiani che stranieri, e con un’attenzione crescente verso nuove formule abitative, tra Senior Living, affitti brevi e soluzioni eco-sostenibili”. “Nel 2025 – commenta Fabrizio Savorani, referente settore turistico Ufficio studi Fimaa – il settore immobiliare turistico continua a mostrare segnali di crescita, sia nel numero di compravendite che nei prezzi, confermando l’attrattività delle località di mare, lago e montagna come opportunità di investimento. Tuttavia, si registra un crescente interesse per le città d’arte, grazie alla loro offerta culturale e ai servizi più strutturati rispetto alle località stagionali. Questo fenomeno è legato all’invecchiamento della popolazione: molti italiani vicini alla pensione preferiscono acquistare immobili in città ricche di storia e servizi, piuttosto che in località turistiche con stagionalità marcata”.