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Formula1, Leclerc: “Ci aspettavamo il podio, Norris la sorpresa

Formula1, Leclerc: “Ci aspettavamo il podio, Norris la sorpresaRoma, 21 apr. (askanews) – Una domenica deludente per la Ferrari e per Charles Leclerc. La Rossa, dopo una qualifica deficitaria ieri, non è riuscita a piazzare neanche una vettura sul podio del Gran Premio di Cina a Shanghai, con il monegasco che ha chiuso in quarta posizione. Sorprendente è stata la seconda posizione di Lando Norris, che ha mostrato un passo superiore rispetto a quello delle due rosse.


Queste le parole di Leclerc ai microfoni di Sky Sport F1 al termine della gara: “Abbiamo fatto fatica, purtroppo il miglior risultato che potevamo fare oggi era questo. In termini di passo gara la McLaren ne aveva di più oggi, la Red Bull lo sapevamo, ma Lando è andato più forte”. Sulla differenza evidenziata in particolare dalle gomme bianche: “Abbiamo fatto tanta fatica con le hard, con le medie non eravamo andati male, mentre con le hard era incredibile la differenza che c’era con Norris. Dobbiamo analizzare perché oggi non c’era il passo con le hard che avevamo avuto nelle precedenti gare in questa stagione”.

Dal 2 al 5 maggio a Roma torna il Moscerine Film Festival

Dal 2 al 5 maggio a Roma torna il Moscerine Film FestivalRoma, 21 apr. (askanews) – L’inclusione sarà protagonista nella terza edizione del Moscerine Film Festival, l’unico Festival di cinema interamente realizzato e dedicato a registi under 12. La terza edizione si terrà dal 2 al 5 maggio al Nuovo Cinema l’Aquila a Roma.


“Il Festival quest’anno sarà tradotto nella lingua dei segni, la Lis – spiega la direttrice artistica Nina Baratta – Negli spazi del Festival sarà inoltre dato largo spazio alla comunicazione aumentativa alternativa, che consente una comprensione immediata dei testi a chi ha diversità cognitive. Per noi è molto importante far arrivare il linguaggio cinematografico a tutte le bambine e i bambini”. La kermesse vanta una giuria di prestigio: da Maria Fares, produttrice e presidente della giuria, all’attrice Luciana Littizzetto, dalla vicedirettrice di Rai Kids Maria Mussi Bollini al compositore cinematografico Carlo Siliotto. E poi l’attrice Blu Yoshimi, Nicola Olivetti di Amazon Prime Video, l’attrice Liliana Mele, il giornalista Michele Santoro, la giovane attrice Giulietta Rebeggiani. Accanto a loro ci sarà poi una giuria di eccezione composta dagli ospiti della Casa di Oz, bambini e famiglie che incontrano la malattia, che decreteranno il loro film vincitore. Inoltre tutti i film saranno accessibili anche ai giovani pazienti degli ospedali pediatrici in Italia attraverso la piattaforma “Cinema in ospedale”: anche loro potranno votare la loro opera preferita.


A presentare il Festival quest’anno saranno i giovanissimi Giacomo Peirce, 10 anni, e Sergio Penna, 12 anni, insieme alla madrina del Moscerine l’attrice Margot Sikabonyi: il trio ci accompagnerà attraverso le diverse sezioni della manifestazione. Tra le categorie l’”Under 12″ è il cuore del Festival con i cortometraggi a tema libero della durata massima di 15 minuti. Quest’anno, oltre ai classici premi ci sarà quello offerto dalla società Tadàn Produzioni che permetterà al vincitore di produrre il proprio cortometraggio e il Premio Zalab che consentirà di distribuire l’opera vincitrice sulla piattaforma online www.zalabwiev.org. Nella categoria “Focus scuole” saranno proiettati i lavori, di massimo 15 minuti, realizzati dai bambini con professionisti e insegnanti sia all’interno delle scuole che in laboratori didattici, mentre la categoria “A scuola con le Moscerine” sarà dedicata alle classi e ai giovani registi che hanno aderito al percorso di educazione all’immagine dell’associazione culturale. Infine “Young Creator” è la categoria per i video formato cellulare, verticali, con una durata massima di 90 secondi. Ma il Moscerine Film Festival non è solo un concorso. Sono infatti tante le proposte e le iniziative dedicate ai bambini delle scuole primarie e secondarie di primo grado: il 2 e il 3 maggio parteciperanno circa 600 studenti suddivisi in attività come la masterclass sugli effetti speciali realizzata in collaborazione con EffectUs, il laboratorio di cinema di animazione “Giochiamo con l’immagine” realizzato con Moonchausen, il laboratorio di cinema organizzato da SpinOff, il lab “A scuola di cartoni” in collaborazione con Cartoon School.


Non mancheranno le proiezioni di opere non in concorso, come ad esempio il film di animazione “Totò Sapore”, con la presenza del regista Maurizio Forastieri e il corto “Ughetto Forno – il partigiano bambino” di Fabio Vasco, presente in sala insieme ai bambini attori protagonisti, o ancora di cortometraggi legati alle realtà partner come Vision2030, 48H Film Project, As Film Festival, scuola Vivaio di Milano, Premio Atena Nike, Pop Corn Festival del Corto, FRAPPP festival di cinema itinerante, Pigneto Film Festival e Roma Creative Contest. Sabato 4 maggio sarà la volta delle matinée dedicate ai bambini nella fascia 0-3 anni, in collaborazione con Rai Kids. Nel pomeriggio proseguiranno tutte le proiezioni dei film in concorso mentre il gran finale comincerà dalle 19 con lo Yellow Carpet e, a seguire, le premiazioni dei partecipanti. In tutte le giornate del Festival ci sarà la traduzione nella Lingua dei segni, la Lis, grazie ai fondi dell’Otto per mille del Chiesa Valdese e al V Municipio.


Il Moscerine Film Festival dedicherà la domenica 5 maggio a una giornata di festa in cui si susseguiranno attività dedicate ai bambini e ai ragazzi: saranno assegnati i premi dei partner e saranno proiettati in replica tutti i film in concorso per consentire a tutti i partecipanti di vedere il proprio lavoro proiettato sul grande schermo. La manifestazione è prodotta dall’associazione Moscerine in collaborazione con Tadàn, Cleverage, Siamo in diretta, Smile Vision.

Meloni posta il monologo di Scurati: sinistra monta un caso, io non censuro

Meloni posta il monologo di Scurati: sinistra monta un caso, io non censuroRoma, 20 apr. (askanews) – “In un’Italia piena di problemi, anche oggi la sinistra sta montando un caso. Stavolta è per una presunta censura a un monologo di Scurati per celebrare il 25 Aprile. La sinistra grida al regime, la Rai risponde di essersi semplicemente rifiutata di pagare 1800 euro (lo stipendio mensile di molti dipendenti) per un minuto di monologo. Non so quale sia la verità, ma pubblico tranquillamente io il testo del monologo (che spero di non dover pagare) per due ragioni: 1) Perché chi è sempre stato ostracizzato e censurato dal servizio pubblico non chiederà mai la censura di nessuno. Neanche di chi pensa che si debba pagare la propria propaganda contro il governo con i soldi dei cittadini. 2) Perché gli italiani possano giudicarne liberamente il contenuto. Buona lettura”. Così la premier Giorgia Meloni su Facebook dove ha postato il testo del monologo che lo scrittore Antonio Scurati avrebbe dovuto leggere questa sera in vista del 25 aprile su Raitre e che non andrà in onda perché cancellato.

Rai, Meloni posta monologo Scurati: sinistra monta caso, io non censuro

Rai, Meloni posta monologo Scurati: sinistra monta caso, io non censuroRoma, 20 apr. (askanews) – “In un’Italia piena di problemi, anche oggi la sinistra sta montando un caso. Stavolta è per una presunta censura a un monologo di Scurati per celebrare il 25 Aprile. La sinistra grida al regime, la Rai risponde di essersi semplicemente rifiutata di pagare 1800 euro (lo stipendio mensile di molti dipendenti) per un minuto di monologo. Non so quale sia la verità, ma pubblico tranquillamente io il testo del monologo (che spero di non dover pagare) per due ragioni: 1) Perché chi è sempre stato ostracizzato e censurato dal servizio pubblico non chiederà mai la censura di nessuno. Neanche di chi pensa che si debba pagare la propria propaganda contro il governo con i soldi dei cittadini. 2) Perché gli italiani possano giudicarne liberamente il contenuto. Buona lettura”. Così la premier Giorgia Meloni su Facebook dove ha postato il testo del monologo che lo scrittore Antonio Scurati avrebbe dovuto leggere questa sera in vista del 25 aprile su Raitre e che non andrà in onda perché cancellato.

Stranieri ovunque, ipotesi sul valore di una Biennale diversa

Stranieri ovunque, ipotesi sul valore di una Biennale diversaVenezia, 20 apr. (askanews) – La Biennale di Adriano Pedrosa ha segnato un nuovo confine: è indiscutibile che l’apertura dello spazio di una delle istituzioni del contemporaneo più rilevanti al mondo a una così massiccia presenza del “Global South”, come si è sentito più volte dire in questi giorni, rappresenta una svolta. Se si aggiunge che di questo grande Sud sono state ascoltate con attenzione anche le voci queer, indigene e normalmente invisibili, si capisce che la portata del progetto è significativa e profondamente contemporanea. Così come contemporanea e interessante è la postura di fronte all’idea di globalizzazione, che è un fenomeno complesso, violento, discriminante nelle sue manifestazioni politico-economico-sociali e governato dai colossi finanziari, ma è anche lo spazio nel quale è possibile aprire l’attenzione ai margini del mondo, a ciò che non è Occidente o “Global North”, e non solo per qualche esposizione in un grande museo di uno o più artisti, ma per un’intera Biennale con una grande e molteplice rappresentanza di artisti. Ambiguità, certo, però produttiva.


Un’altra espressione molto sentita e molto usata in questi giorni è stata “in between”, per rappresentare lo stato di permanente movimento, l’impossibilità (e la non necessità) di identificare un punto d’approdo definito, univoco. Tutto è ricerca, in un certo senso, tutto è processo, per poter crescere, per poter restare attaccato al contemporaneo, nella sostanziale impossibilità di raggiungerlo pienamente, come ha ben teorizzato Giorgio Agamben. E poi, naturalmente, la dimensione di “In between” è anche quella tra i generi, gli orientamenti sessuali, l’identità, alla fine, ma in un contesto tenacemente plurale, le identità. “Stranieri ovunque” ha voluto mettersi nel mezzo di quell’in-mezzo, lasciando scorrere le correnti tutto intorno, in un circuito continuamente alimentato dalla sua stessa energia. Che tra le proprie fonti trova spesso echi delle culture indigene, trova i materiali umani della foresta amazzonica o delle zone aborigene dell’Oceania, sente l’eco politico di battaglie civili, del femminismo, delle militanze LGBTQ+, ma anche delle antiche tradizioni sapienziali e delle pratiche tradizionali degli Indios. L’effetto è una grande contro-storia del mondo, nella quale in molti casi il contemporaneo dialoga con altre temporalità, soprattutto nell’ampia sezione chiamata Nucleo storico, nella quale hanno trovato posto artiste come Frida Kahlo o Tina Modotti, in un certo senso antesignane di un cambiamento che la Biennale di Pedrosa ha tentato di fare interamente suo. Aspetto questo che ha attirato anche perplessità nel corso delle giornate di pre-apertura della Mostra, vuoi per la presenza di alcune quadrerie molto museali e di impianto tradizionale in diverse sale del Padiglione centrale, con conseguente smorzatura del carattere dirompente a livello formale che a volte si vorrebbe essere connesso alle Biennali (ma questa è un’opinione sulla quale ci sentiamo di avere molti dubbi) vuoi per un’attenzione alle tematiche queer secondo alcuni non sufficientemente forte o realmente legata alla contemporaneità. Quest’ultima osservazione ha certamente una sua pertinenza, ma incontrando gli artisti e parlando delle loro pratiche la sensazione che se ne ricava è quella di moltissime idee in fermento, di un forte e perdurante legame con comunità marginali, geograficamente, politicamente e socialmente. L’anima queer è davvero estremamente presente ed è presente in modi non banali, come nel caso dei molti artisti indigeni che hanno sottolineato più volte come le categorizzazioni delle persone e degli orientamenti siano un fenomeno moderno, che non apparteneva a molte delle società tradizionali. Passato e futuro si fondono quindi in un intreccio che è fecondo e forse fornisce una parziale risposta a molte delle domande poste da questa Biennale. Una risposta che in certi momenti permette addirittura di azzardare il pensiero che qualcosa possa esistere oltre il Realismo capitalista, che guardando lontano anche l’Occidente possa trovare strade per ripensarsi e riscattarsi, che ci siano ancora degli spazi per provare a negoziare una nuova relazione con l’ambiente, oltre che con tutte le differenze e le divisioni che la dimensione di straniero porta con sé. Ma se esiste un tema sul quale tutti siamo coinvolti e nessuno può dirsi straniero quello è proprio la crisi climatica, che non a caso entra moltissimo nella narrazione dei lavori degli artisti indigeni.


La sensazione è che per la prima volta negli ultimi anni anche la Biennale Arte abbia abbracciato quella visione che da diverse edizioni anima la Biennale Architettura, ossia un abbandono della postura delle archistar per un ritorno ai progetti locali, alle soluzioni reali, alle possibilità concrete di cambiamento. E forse fa storcere il naso a qualche critico vedere tutti quei colori brillanti o quelle stoffe indigene; forse ci sono alcuni momenti di retorica in certi lavori; forse delle scelte sono dettate da una forma di politicamente corretto; forse alcune opere hanno un aspetto meno “da Biennale” (anche questa frase si è sentita molte volte, ma cosa vuol dire davvero?). D’altra parte però basta guardare le biografie e le opere dei due Leoni d’oro alla carriera – l’italo-sudamericana Anna Maria Maiolino e la turca-francese Nil Yalter – donne che hanno lottato per i diritti per tutta la vita che continuano a farlo con il loro lavoro, per capire che è di questo che stiamo parlando, non solo di una “mostra”. La posta in gioco è più grande, e la Biennale dall’epoca di Baratta in avanti questa partita ha scelto di giocarla. Per il futuro, ovviamente, starà al nuovo presidente. Ci sono opere, come la tenda delle spose di Yalter nel Padiglione centrale oppure la grande installazione del Mataaho Collective – gruppo di artiste neozelandesi premiato con il Leone d’oro per la Mostra internazionale – che hanno la forza di imprimersi nella memoria di visitatori. Ci sono le scritte luminose di Claire Fontaine che ritornano in più momenti. Ci sono alcuni padiglioni, tra i quali quello italiano con l’installazione sonora di Massimo Bartolini, che ha un’intensità nuova e intima, oppure quello della Santa Sede, che ha avuto il coraggio di andare in un carcere. Ci sono in mostra video queer bellissimi e c’è il lavoro tra video e danza di Isaac Chong Wai che ricompone le ferite della violenza, c’è l’America trans di Rigdon Johnson. Ci sono le voci raccolte da Gabrielle Goliath per denunciare la violenza patriarcale o ancora le vibrazioni sonore di Evan Ifekoya. Ma forse le opere che più raccontano queste personali sensazioni sono le fotografie di River Claure, artista boliviano classe 1997, che con le sue fotografie costruite ha riscritto Il piccolo principe nel contesto andino. Quell’uomo in costume tradizionale che guarda verso il cielo con un visore 3D rappresenta, con la sua conciliazione tra umanità e tecnologia, una speranza di futuro. La stessa del “Principito” che vola leggero sopra le Ande e sopra il nostro iper presente.


(Leonardo Merlini)

Rai, cancellato monologo Scurati sul 25 aprile. Opposizioni insorgono

Rai, cancellato monologo Scurati sul 25 aprile. Opposizioni insorgonoRoma, 20 apr. (askanews) – Non andrà in onda il monologo di Antonio Scurati sulla ricorrenza del 25 aprile previsto per sabato sera nel corso del programma ‘Che sarà’ su Raitre. Le opposizioni, la Cgil e l’Anpi gridano alla “censura” e la presidente della commissione Vigilanza chiede all’azienda di chiarire. Viale Mazzini si difende parlando di questioni “di natura economica e contrattuale” da “non confondere con gli aspetti editoriali” perché la possibilità dell’autore del best seller “M Il figlio del secolo”, il romanzo documentario su Benito Mussolini, “non è mai stata messa in discussione. Nessuna censura”.


A dare notizia del cambio di programma è stata la conduttrice della trasmissione che avrebbe dovuto ospitare il monologo, Serena Bortone, che sul suo profilo Instagram spiega di aver appreso “ieri sera, con sgomento, e per puro caso, che il contratto di Scurati era stato annullato. Non sono riuscita a ottenere spiegazioni plausibili”. Per Sandro Ruotolo, responsabile Informazione nella segreteria Pd, “Telemeloni questa volta l’ha fatta veramente grossa. A 5 giorni dalla festa di Liberazione è una decisione che non possiamo accettare. Chiediamo a tutte le antifasciste e antifascisti di far sentire la loro (nostra) voce. Chiediamo ai vertici aziendali di fornire immediatamente il perché di questa che appare essere una censura insopportabile”. Interviene anche la presidente della commissione di Vigilanza Rai Barbara Floridia che chiede all’azienda di chiarire “tutti gli aspetti di questa vicenda con una risposta convincente per sgomberare il campo da qualunque sospetto di intento censorio”. Insorgono anche Avs e il leader di Azione Carlo Calenda di solito “sempre prudente – per sua stessa ammissione – nella critica al Governo sul tema delle influenze della politica sulla Rai: “Questa roba accade in Russia e non può accadere in un paese europeo. Cara Giorgia Meloni, la Rai non è tua. La paghiamo, purtroppo, tutti. Datti una regolata”.


Intanto il testo del monologo che Scurati non reciterà mai su Raitre è stato diffuso su numerose testate e in pochi minuti è diventato virale sui social network. Contiene un attacco diretto alla presidente del Consiglio, Giorgia Meloni. “Il gruppo dirigente post-fascista, vinte le elezioni nell’ottobre del 2022 – osserva lo scrittore – aveva davanti a sé due strade: ripudiare il suo passato neo-fascista oppure cercare di riscrivere la storia. Ha indubbiamente imboccato la seconda via. Dopo aver evitato l’argomento in campagna elettorale la Presidente del Consiglio, quando costretta ad affrontarlo dagli anniversari storici, si è pervicacemente attenuta alla linea ideologica della sua cultura neofascista di provenienza: ha preso le distanze dalle efferatezze indifendibili perpetrate dal regime (la persecuzione degli ebrei) senza mai ripudiare nel suo insieme l’esperienza fascista, ha scaricato sui soli nazisti le stragi compiute con la complicità dei fascisti repubblichini, infine ha disconosciuto il ruolo fondamentale della Resistenza nella rinascita italiana (fino al punto di non nominare mai la parola ‘antifascismo’ in occasione del 25 aprile 2023)”. Secondo Scurati “finché quella parola – antifascismo – non sarà pronunciata da chi ci governa, lo spettro del fascismo continuerà a infestare la casa della democrazia italiana”. Per Fratelli d’Italia non si tratta di censura ma di marketing. “Antonio Scurati – attacca il vicecapogruppo di Fratelli d’Italia alla Camera, Alfredo Antoniozzi – è uno di quegli autori molto intelligenti che, con la destra al governo, sanno di poter fare marketing vendendo libri e incassando soldi dalle apparizioni pubbliche. Se domani cadesse il nostro governo Scurati non venderebbe più una copia e il fascismo sparirebbe salvo ricomparire magari tra qualche anno”.


Per la Rai non c’è “nessuna censura. Credo sia opportuno – afferma Paolo Corsini, direttore dell’Approfondimento – non confondere aspetti editoriali con quelli di natura economica e contrattuale, sui quali sono in corso accertamenti a causa di cifre più elevate di quelle previste e altri aspetti promozionali da chiarire connessi al rapporto tra lo scrittore e altri editori concorrenti. Al di là di queste mere questioni burocratiche, la possibilità per Scurati di venire in trasmissione non è mai stata messa in discussione. Nessuna censura”.

Libri, “Book Sun Lover. Il taccuino per chi ama leggere e viaggiare”

Libri, “Book Sun Lover. Il taccuino per chi ama leggere e viaggiare”Roma, 20 apr. (askanews) – Oscar Wilde diceva di non viaggiare mai senza il suo diario per avere qualcosa di sensazionale da leggere. Da qui l’idea di Isa Grassano di creare Book Sun Lover (Giraldi Editore), un taccuino ricco di curiosità e frasi da leggere, ma anche di pensieri ed emozioni da appuntare, specie durante i viaggi e le vacanze, soprattutto in estate (la sua stagione del cuore). Un compagno ideale per coloro che vogliono esplorare il mondo attraverso le parole e i luoghi da ricordare.


Una sorta di “carnet de voyage”, che rimanda al Grand Tour di epoca romantica, che ha accompagnato nei loro viaggi illustri personaggi come Goethe, ma anche Herman Hesse che lo arricchiva di schizzi e acquerelli, fino a Bruce Chatwin. Questo “taccuino” – nel cui titolo compaiono “messe a caso” le parole “libro”, “sole”, “amante” – è pensato, appunto, per chi ama leggere (e scrivere) all’aperto, in balcone o in terrazza, sulla spiaggia, in montagna, al lago o ovunque si possa godere dell’incantevole atmosfera estiva, ma anche per i viaggiatori e le viaggiatrici che, oltre al loro bisogno di conoscenza, desiderano conservare i ricordi in modo intimo e creativo.


Le pagine offrono le immancabili schede di lettura per le annotazioni personali, le riflessioni o le recensioni, ma anche per descrivere l’ambiente in cui si legge, creando così un legame tra il luogo e la storia. Ci sono spazi per i libri da portare in vacanza, quelli letti da ricordare, le frasi sottolineate da riportare che si uniscono alle citazioni avvincenti tratte da romanzi classici e contemporanei, ai proverbi che esprimono saggezza. Non mancano le più originali librerie e biblioteche nel mondo, le case degli scrittori e delle scrittrici, le App a tema, ma anche locali e strutture ricettive che hanno sposato la filosofia dei libri, per un aperitivo o per un soggiorno letterario di quelli che non si dimenticano. E persino “le pagine da mangiare”. La seconda sezione, invece, è pensata per ricordare le mete che ci fanno battere il cuore e che ci evocano sentimenti, sia che ci si vada da soli o in coppia, con amiche e amici o in famiglia. “Perché – come dice Isa Grassano – il viaggio è ciò che ti conduce là dove il tuo cuore è già arrivato”. Proprio come un libro. Quindi le schede sulle destinazioni, per indicare le attività da fare, il piatto da assaggiare e “il posto instagrammabile”. Ancora i musei particolari, i giochi, lo shopping, qualche pillola di gastronomia.


Qua e là le cose da non perdere, da vedere – anche attorno a noi – se solo imparassimo a guardare tutto con occhi diversi. Lo sapevate, ad esempio, che in Italia abbiamo un angolo di Islanda? O che c’è un paese con le fiabe dipinte sui muri? E per coloro che amano le fiction in tv, ci sono dritte sulle loro ambientazioni, sulla scia del Movie Tourism. Ovviamente c’è anche l’elenco per i “propri best”, i libri da avere assolutamente e i viaggi dei desideri. Tutto arricchito da divertenti quiz per testare la conoscenza letteraria e turistica da fare in solitaria o per trascorrere qualche ora in compagnia, stando magari sotto l’ombrellone, sdraiati in un parco.


Infine, la particolarità della copertina interamente “plastic free” (evidenziata anche con il logo in quarta) per un’attenzione – e della Casa Editrice Giraldi e dell’Autrice – alla salvaguardia ambientale.

Europee, Tajani primo big in campo: il leader deve avere coraggio

Europee, Tajani primo big in campo: il leader deve avere coraggioRoma, 20 apr. (askanews) – Ai due alleati, racconta, ha comunicato la sua decisione ieri sera. Con il partito l’ha formalizzata nel corso della riunione della segreteria. A elettori e mezzi di informazione l’ha confermata durante l’intervento al Consiglio nazionale. Nessun effetto sorpresa né particolare pathos, però, si respira all’Hotel Parco dei principi di Roma, perché l’annuncio era nell’aria da settimane: Antonio Tajani è il primo leader di partito a candidarsi alle elezioni Europee. Lo farà da capolista di Forza Italia in quattro circoscrizioni su cinque, lasciando che nelle Isole a guidare la pattuglia sia Caterina Chinnici.


Tajani scende in campo una settimana prima della conferenza programmatica di Fratelli d’Italia in programma a Pescara, l’occasione scelta da Giorgia Meloni – e anche questo ormai non è più un mistero – per annunciare che sarà il suo il nome in cima alle liste del partito in tutta Italia per la competizione di giugno. A quel punto, dunque, sarà ufficiale che l’unico big del centrodestra a non partecipare direttamente alla sfida sarà Matteo Salvini. E’ stato lui stesso a farlo sapere ormai settimane fa, bruciando i tempi, quando ancora i suoi colleghi ripetevano il mantra che la decisione sarebbe stata presa tutti insieme per il bene della coalizione. La motivazione principale: non sottrarre tempo al lavoro da ministro. Curiosamente, il ragionamento del segretario di Forza Italia è quasi perfettamente “a rovescio”. “Ho deciso di candidarmi alle prossime elezioni Europee – comunica – e lo farò profondendo tutte le mie forze senza mai far passare in secondo piano il mio ruolo di ministro degli Esteri e di vice premier”, anche perché “se un segretario di partito non ha il coraggio di mettersi al servizio di chi gli ha dato fiducia al congresso non sarebbe un buon segretario di partito”.


Il punto è che i due vice premier arrivano a questa competizione in due condizioni diametralmente opposte. Salvini sa già che le percentuali stellari di cinque anni fa saranno solo un bel ricordo, ha mezza Lega che gli contesta di aver dimenticato il Nord e una parte che mette in discussione il suo ruolo di numero uno. Tajani nemmeno dodici mesi fa ha preso le redini di un partito che, dopo la morte del fondatore Silvio Berlusconi, rischiava di essere sotto la soglia di sopravvivenza e ora, invece, può addirittura pensare di certificare il sorpasso sull’alleato. D’altra parte è già successo in Sardegna e Abruzzo e nelle elezioni di domani in Basilicata Forza Italia può fare affidamento sul fatto che il candidato governatore è un proprio uomo. “Non sto facendo nessuna competizione con gli alleati, noi dobbiamo guardare al grande partito dell’astensione”, continua però a ripetere il segretario azzurro. Che però, nel frattempo, non soltanto ha stretto dei patti elettorali con Noi moderati, Svp e altre realtà locali per raggiungere il suo obiettivo, ma ha anche raccolto qui e lì ex classe dirigente del Carroccio come Roberto Cota o Marco Reguzzoni. Per non dire della frenata che il suo partito sta imponendo all’Autonomia, di quei suoi “vigileremo”, che hanno comportato una frattura del centrodestra in regione Veneto. Il motivo principale della sua decisione di candidarsi, dice però, “è quello di mettere nell’agone elettorale 30 anni di vita nelle istituzioni europee”. Tajani definisce la sua decisione “un atto d’amore” nei confronti degli elettori e del partito, ma dietro la determiminazione c’è anche la consapevolezza di poter andare ufficialmente all’incasso del recupero di consensi. A giugno dell’anno scorso ci si chiedeva se Forza Italia potesse superare lo sbarramento del 4%, oggi non è preregrino ipotizzare che possa centrare l’obiettivo che da tempo Tajani ha fissato, quello del 10%.


Lo slogan scelto, non a caso, è “Una forza rassicurante”, l’impegno è quello di fare liste competitive in cui non ci siano “protetti, protettori, amici o ciucci”, il racconto è quello di un partito che non litiga più. Tutto, insomma, dà una immagine molto diversa da quella della Lega attuale. Il giorno delle elezioni Europee precederà di poco il primo anniversario della morte del fondatore. “Se il buongiorno si vede dal mattino l’8 e il 9 di giugno potremo festeggiare uno straordinario risultato di Forza Italia che sarà il miglior regalo che tutti quanti noi potremo fare a Silvio Berlusconi a un anno dalla scomparsa”, dice Tajani.

Rai, cancellato il monologo di Scurati sul 25 aprile, le opposizioni insorgono

Rai, cancellato il monologo di Scurati sul 25 aprile, le opposizioni insorgonoRoma, 20 apr. (askanews) – Non andrà in onda il monologo di Antonio Scurati sulla ricorrenza del 25 aprile previsto per questa sera nel corso del programma ‘Che sarà’ su Raitre. Le opposizioni, la Cgil e l’Anpi gridano alla “censura” e la presidente della commissione Vigilanza chiede all’azienda di chiarire. Viale Mazzini si difende parlando di questioni “di natura economica e contrattuale” da “non confondere con gli aspetti editoriali” perché la possibilità dell’autore del best seller “M Il figlio del secolo”, il romanzo documentario su Benito Mussolini, “non è mai stata messa in discussione. Nessuna censura”.


A dare notizia del cambio di programma è stata la conduttrice della trasmissione che avrebbe dovuto ospitare il monologo, Serena Bortone, che sul suo profilo Instagram spiega di aver appreso “ieri sera, con sgomento, e per puro caso, che il contratto di Scurati era stato annullato. Non sono riuscita a ottenere spiegazioni plausibili”. Per Sandro Ruotolo, responsabile Informazione nella segreteria Pd, “Telemeloni questa volta l’ha fatta veramente grossa. A 5 giorni dalla festa di Liberazione è una decisione che non possiamo accettare. Chiediamo a tutte le antifasciste e antifascisti di far sentire la loro (nostra) voce. Chiediamo ai vertici aziendali di fornire immediatamente il perché di questa che appare essere una censura insopportabile”. Interviene anche la presidente della commissione di Vigilanza Rai Barbara Floridia che chiede all’azienda di chiarire “tutti gli aspetti di questa vicenda con una risposta convincente per sgomberare il campo da qualunque sospetto di intento censorio”. Insorgono anche Avs e il leader di Azione Carlo Calenda di solito “sempre prudente – per sua stessa ammissione – nella critica al Governo sul tema delle influenze della politica sulla Rai: “Questa roba accade in Russia e non può accadere in un paese europeo. Cara Giorgia Meloni, la Rai non è tua. La paghiamo, purtroppo, tutti. Datti una regolata”.


Intanto il testo del monologo che Scurati non reciterà mai su Raitre è stato diffuso su numerose testate e in pochi minuti è diventato virale sui social network. Contiene un attacco diretto alla presidente del Consiglio, Giorgia Meloni. “Il gruppo dirigente post-fascista, vinte le elezioni nell’ottobre del 2022 – osserva lo scrittore – aveva davanti a sé due strade: ripudiare il suo passato neo-fascista oppure cercare di riscrivere la storia. Ha indubbiamente imboccato la seconda via. Dopo aver evitato l’argomento in campagna elettorale la Presidente del Consiglio, quando costretta ad affrontarlo dagli anniversari storici, si è pervicacemente attenuta alla linea ideologica della sua cultura neofascista di provenienza: ha preso le distanze dalle efferatezze indifendibili perpetrate dal regime (la persecuzione degli ebrei) senza mai ripudiare nel suo insieme l’esperienza fascista, ha scaricato sui soli nazisti le stragi compiute con la complicità dei fascisti repubblichini, infine ha disconosciuto il ruolo fondamentale della Resistenza nella rinascita italiana (fino al punto di non nominare mai la parola ‘antifascismo’ in occasione del 25 aprile 2023)”. Secondo Scurati “finché quella parola – antifascismo – non sarà pronunciata da chi ci governa, lo spettro del fascismo continuerà a infestare la casa della democrazia italiana”. Per Fratelli d’Italia non si tratta di censura ma di marketing. “Antonio Scurati – attacca il vicecapogruppo di Fratelli d’Italia alla Camera, Alfredo Antoniozzi – è uno di quegli autori molto intelligenti che, con la destra al governo, sanno di poter fare marketing vendendo libri e incassando soldi dalle apparizioni pubbliche. Se domani cadesse il nostro governo Scurati non venderebbe più una copia e il fascismo sparirebbe salvo ricomparire magari tra qualche anno”.


Per la Rai non c’è “nessuna censura. Credo sia opportuno – afferma Paolo Corsini, direttore dell’Approfondimento – non confondere aspetti editoriali con quelli di natura economica e contrattuale, sui quali sono in corso accertamenti a causa di cifre più elevate di quelle previste e altri aspetti promozionali da chiarire connessi al rapporto tra lo scrittore e altri editori concorrenti. Al di là di queste mere questioni burocratiche, la possibilità per Scurati di venire in trasmissione non è mai stata messa in discussione. Nessuna censura”.

Musica, “Le Pasticche” è il nuovo singolo di Gianluca Monaco

Musica, “Le Pasticche” è il nuovo singolo di Gianluca MonacoRoma, 20 apr. (askanews) – Gianluca Monaco lancia il suo nuovo atteso singolo “Le Pasticche”, disponibile su tutte le piattaforme digitali. Il brano, che unisce musica e poesia, narra una storia vera di amore e sofferenza all’interno di una struttura psichiatrica, illuminando temi raramente esplorati nella musica mainstream.


“In occasione del centenario della nascita del Prof. Franco Basaglia, pioniere della riforma psichiatrica in Italia, ho sentito il desiderio di portare alla luce riflessioni sulle dinamiche della psichiatria e della psicologia nel contesto italiano” dichiara il cantautore e psicoterapeuta Gianluca Monaco, aggiungendo: “Attraverso ‘Le Pasticche’, vorrei sensibilizzare il pubblico sul diritto ai sentimenti e alle relazioni in contesti spesso marginalizzati dalla società”. Il singolo è il risultato di una collaborazione con il rinomato produttore Pino Iodice, che ha curato e diretto gli arrangiamenti insieme a Luca Proietti al piano. Il tocco degli archi è stato magistralmente eseguito da Giorgio Tentoni, Marta Cosaro, Nicola Narduzzi e Rossella Zampiron, mentre le percussioni sono state affidate a Luca Scorziello. Il brano è stato registrato presso lo STUDIO8 di Roma.


“Le Pasticche” è un viaggio emotivo che sfida i pregiudizi e incoraggia un dialogo aperto sulla salute mentale, la discriminazione e l’inclusione. Con questo brano, Monaco si impegna a portare alla luce le sfaccettature più profonde della vita, spingendo il pubblico a riflettere e a non dimenticare.