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Salvini si tiene la Lega: retto grazie a Vannacci e sovranismo

Salvini si tiene la Lega: retto grazie a Vannacci e sovranismoMilano, 10 giu. (askanews) – Tira un sospiro di sollievo, Matteo Salvini. L’obiettivo fissato prima delle Europee, superare il dato delle Politiche, è raggiunto: nonostante “gli avversari interni”, quelli che “tradiscono”, quelli che “pensano più ai propri interessi”. Per riuscirci è stato necessario affidarsi all’indipendente Vannacci, e condurre le ultime settimane di campagna elettorale andando costantemente sopra le righe: gli attacchi a Macron, quelli a Mattarella in nome di un sovranismo spinto, quelli agli alleati di governo. Ma ora, scampato il tracollo che lo avrebbe esposto anche alle rivendicazioni della fronda interna, il segretario leghista si presenta in sala stampa con atteggiamento più istituzionale.


Dopo aver attaccato per settimane il “bombarolo Macron”, Salvini incassa il risultato francese e si limita a dire che “ora la pace è più forte”. Dopo aver martellato gli alleati che vorrebbero fare “un danno all’Italia” dividendo il centrodestra, oggi i toni sono morbidi: “Io lavoro per un centrodestra unito anche in Europa, ma se qualcuno dovesse scegliere l’alleanza con socialisti e Macron sarà libero di farlo, non ho poteri coercitivi”. Quanto al governo, “è l’unico in Europa che si rafforza in tutte le sue componenti, vuol dire che stiamo lavorando bene”. Dunque meglio non toccare nulla, neanche se si tratta di far entrare Luca Zaia: “La questione per me non è all’ordine del giorno”, taglia corto il segretario. I sassolini che Salvini si toglie dalla scarpa sono tutti interni al partito. E sono tanti. Già nella notte, quando le proiezioni iniziavano a indicare la sostanziale tenuta della Lega, la prima bordata: “L’Italia ha bisogno di un governo solido, se qualcuno non ha voglia non siamo una caserma”. Un messaggio che viene letto come indirizzato a Giancarlo Giorgetti e alle sue aspirazioni di un ruolo in Europa.


Poi nella conferenza stampa della mattina, l’attacco frontale a Umberto Bossi, per regolare i conti con la fronda interna: “Se qualcuno dice che voterà per un altro partito manca di rispetto non al segretario in carica ma ad un’intera comunità”. Dunque “dovrò chiedere ai militanti” come regolarsi col fondatore del Carroccio. Nulla di particolare nel concreto, spiegano da via Bellerio, anche perchè Bossi non ha neanche la tessera della Lega per Salvini. E tuttavia mai il segretario aveva osato contrapporsi così direttamente al fondatore: segno della ritrovata fiducia nel controllo sul partito. Che si manifesta anche nei messaggi riservati a Luca Zaia: il primo è l’elogio agli amministratori del Pd che alle Europee “ci hanno messo la faccia”. Cosa che nella Lega non è successa nonostante la richiesta di Salvini di un impegno diretto. Il secondo è la sottolineatura del risultato di Roberto Vannacci: “La gran parte dei voti viene da Lombardia e Veneto, i leghisti hanno approvato” la candidatura del generale, alla faccia dei “dubbiosi” e di chi – come Zaia per l’appunto – invitava a votare per i candidati del territorio. Terzo messaggio, i risultati al Sud, in alcuni casi non distanti da quelli del Nord: “La Lega nazionale è il futuro”, e anzi “dovremo riflettere su come stiamo nei territori dove governiamo da anni”. Un concetto che sui social del segretario viene declinato dai suoi sostenitori molto più esplicitamente, come accusa di disimpegno da parte dei big del partito.


Insomma, Salvini è convinto che la sua linea sia riuscita ad arrestare la spirale negativa in cui la Lega si era avvitata a partire dalle Politiche. Peraltro, sostengono i suoi, “dovuta alla scelta di entrare nel governo Draghi caldeggiata proprio da chi oggi critica Salvini…”. Per risalire la china la strada è sempre quella del sovranismo, al fianco di Marine Le Pen che mercoledì incontrerà a Bruxelles. E che verrà ribadita al congresso nazionale in autunno che vedrà Salvini ancora in pista. Con eventuali avversari non all’orizzonte. Oggi non ci sono dichiarazioni da parte di Giancarlo Giorgetti, nè parla Massimiliano Fedriga, cui Salvini riconosce il dato del Friuli Venezia Giulia, il più alto per il Carroccio. Parla solo Zaia, che però si limita a tenere il punto sulla sua preferenza per una Lega “identitaria”, si professa “europeista incallito” e sottolinea che il partito “può ottenere di più”.

Europee, dati (quasi) definitivi: Fdi 28,8%, Pd 24%, M5s 9,9%

Europee, dati (quasi) definitivi: Fdi 28,8%, Pd 24%, M5s 9,9%Roma, 10 giu. (askanews) – Fratelli d’Italia con 6 milioni 704.423 voti, pari al 28,81%, è il primo partito in Italia; seguito dal Pd con 5 milioni 604.346 voti, pari al 24,08%. E’ quanto emerge dai dati ‘quasi’ definitivi del Viminale per l’Italia alle elezioni europee dopo lo scrutinio delle 61.650 sezioni italiane. “Quasi” perché “gli atti relativi ad alcune sezioni del comune di Roma e alla sezione 9 del Comune di Campobasso – si legge sulla piattaforma Eligendo del Viminale – sono stati inviati all’ufficio centrale per il completamento delle operazioni”. Il problema, dopo il bug informatico che ha impedito di inserire le preferenze all’interno del Sistema digitale di Roma Capitale, riguarda soprattuto 78 sezioni del Comune di Roma, ma secondo l’assessore al Personale di Roma Capitale, Andrea Catarci, “l’inserimento dei voti di lista ormai si è concluso e non c’è nessuna empasse sulle 78 sezioni elettorali: ci sono 78 verbali con dati manifestamente incongruenti che pertanto sono stati chiusi a 0 e che poi saranno oggetto di riconteggio da parte dell’autorità giudiziaria”.


In ogni caso, al terzo posto dei partiti più votati c’è il Movimento cinque stelle con 2 milioni 344.533 voti (9,99%) che resta sotto l’ambita percentuale a due cifre. Nel centrodestra Forza Italia con 2 milioni 237.837 voti (9,61%) supera la Lega (2 milioni 93.133 voti, 9%). Alleanza Verdi Sinistra conquista il 6,73% con un milione 563.596 voti, mentre si registra una brusca frenata per le forze di centro che restano lontane dalla soglia di sbarramento del 4%: Stati uniti d’Europa ottiene 875.570 voti (3,76%) e Azione-Siamo europei si ferma a 778.858 voti (3,33%).


La formazione di Michele Santoro Pace terra dignità raccoglie 513.240 voti (2,21%), Libertà di Cateno De Luca 284.460 (1,22%). La Svp ottiene 120.077 (0,52%), Alternativa popolare 90.567 (0,39%); Democrazia sovrana popolare 35.669 voti pari allo 0,15%, il Partito animalista-Italexit 29.325 (0,13%), Rassemblement Valdotain 14.418 voti (0,06%). Il bug informatico che ha impedito di inserire le preferenze alle europee nei seggi all’interno del Sistema digitale di Roma Capitale “è assolutamente spiacevole e me ne scuso con tutti perché è un incidente molto grave su cui noi abbiamo già disposto un’indagine interna per accertare le responsabilità. Tuttavia – ha chiarito il sindaco di Roma Roberto Gualtieri -, tutto questo non ha nulla a che vedere con il procedimento giuridico che porta dal voto alla proclamazione degli eletti da parte del Tribunale”.

Europee, un bug al sistema informatico ritarda lo spoglio a Roma

Europee, un bug al sistema informatico ritarda lo spoglio a RomaRoma, 10 giu. (askanews) – L’inserimento manuale delle preferenze delle elezioni Europee nel sistema digitale gestito da Roma Capitale dovrebbe concludersi “entro un paio d’ore”. Lo ha detto l’assessore capitolino al Personale, Andrea Catarci, raggiunto da Askanews alla Fiera di Roma dove si stanno completando le operazioni con una procedura “d’emergenza”.


Catarci ha spiegato in un video girato sul posto che a bloccare le operazioni questa notte è stato “un bug del sistema digitale di Roma Capitale mentre si immettevano i dati elettorali”. “Abbiamo reagito a un evento del tutto del tutto imprevedibile e abbiamo concentrato i materiali alla fiera di Roma per immetterli appena superato il blocco del sistema stesso – spiega Catarci -. Alle 60 postazioni che abbiamo allestito subito, per non perdere tempo, ne abbiamo aggiunte altre 100 al piano terra dove abbiamo intensificato il lavoro con altro personale. In poche ore contiamo di concludere tutte le operazioni”, ha concluso. A quanto si apprende da fonti dell’assessorato, non c’è alcuna attività di scrutinio in corso né di scrutini manuali, come affermato in un video da Ignazio Marino, bensì immissioni di dati presi dalla apposita modulistica redatta ai seggi. A quanto si apprende da fonti dei Servizi elettorali, la scorsa notte alla fine delle operazioni di voto, regolarmente concluse alle 23 in tutti i seggi di Roma, gli uffici, a mano a mano che acquisivano dai Presidenti di seggio i dati dello spoglio, iniziavano il caricamento dei voti di lista che si è svolto regolarmente per le prime 800 sezioni fino alle ore 1,30 circa. A quel punto un guasto del sistema informatico avrebbe, di fatto, impedito gli inserimenti e la manutenzione straordinaria avviata per ripristinare le funzionalità dei programmi è ripresa solo parzialmente e in modo lentissimo, consentendo di inserire solo ulteriori 200 sezioni in oltre due ore nonostante i tentativi di ripristino dei programmi.


È stata, così, presa la decisione da parte del Campidoglio utilizzare il tempo necessario al completamento dell’intervento dì manutenzione per raccogliere tutti i dati elettorali su carta e trasportarli alla Fiera di Roma, in modo da poterli inserire appena consentito dal sistema. Attività ripresa intorno alle 7 con tutte le postazioni presenti in attività, completando la parte relativa ai voti di lista intorno alle ore 15. Nel frattempo sono stati installate altre 100 postazioni di lavoro in aggiunta alle 60 già operanti e si è avviato l’inserimento delle preferenze con le prime 450 sezioni elettorali: si stanno utilizzando tutte le postazioni, comprese quelle aggiuntive, e si punta a concludere il tutto in poche ore. Il bug informatico che ha impedito di inserire le preferenze alle europee nei seggi all’interno del Sistema digitale di Roma Capitale “è assolutamente spiacevole e me ne scuso con tutto perché è un incidente molto grave su cui noi abbiamo già disposto un’indagine interna per accertare le responsabilità. Tuttavia, tutto questo non ha nulla a che vedere con il procedimento giuridico che porta dal voto alla proclamazione degli eletti da parte del Tribunale”. Lo ha chiarito il sindaco di Roma Roberto Gualtieri intervenendo telefonicamente alla maratona elettorale di Enrico Mentana su La 7.


“Questa immissione di dati sta avvenendo adesso – ha spiegato Gualtieri – Si è conclusa da diverse ore per quanto riguarda i voti di lista, e adesso siamo a un po meno della metà, si tratta di 1043 sezioni, per quanto riguarda le preferenze. In pochissime ore la squadra d’emergenza che è stata approntata completerà la digitazione”. Il fatto “che uno sia risultato eletto sul sito del ministero dell’Interno non significa che lo sia finché il tribunale non ha fatto il suo conteggio che non passa proprio per i servizi elettorali – ha precisato ancora il sindaco -. La digitazione dei dati non porta tutti tutti i dati di per sé al tribunale, è un circuito parallelo che serve solo a titolo informativo. Ci stiamo occupando di questo, mentre lo scrutinio c’è stato, ci sono i verbali con le firme che vanno al Tribunale che li ricontrolla tutti e decide chi effettivamente è stato eletto”. “Io ho chiesto un’indagine interna e sarò severissimo su eventuali responsabilità” per il blocco nello scrutinio per le europee a Roma. “Quali sono le cause del bug lo accerteremo con l’indagine – ha aggiunto Gualtieri -. Non escludo nulla. Spero che non sia un caso di cyber attack ma un difetto del programma, ma lo verificheremo. Anche nel caso peggiore, che vi fosse un intervento di manipolazione voluto, interverrebbe sulla parte comunicativa dei dati ma non su quella deliberativa che non passa per la parte informatica, più attenta, attraverso verbali”.


“Anche immaginando che tutte le persone che stanno trascrivendo i dati delle preferenze, per errore o per dolo, sbagliassero, non sono questi i dati che determinano la proclamazione – ha chiarito ancora Gualtieri -. Quelli sono in busta chiusa, sigillata, e il Tribunale, che ci mette qualche giorno, li controllerà visto che siamo un paese che prende molto sul serio questo aspetto. Chi è stato eletto – ha aggiunto – lo saprà dai sistemi informativi e potrà, giustamente, gioire ma dal punto di vista formale, solo diversi giorni dopo arriva il carabiniere a casa e ti notifica l’elezione”. Il software utilizzato, ha spiegato il sindaco, “è un nuovo sistema che veniva utilizzato per la prima volta e nonostante le prove che mi dicono siano state effettuate, quando si provavano a inserire i dati relativi al seggio non comparivano”.

Europee, Meloni vede il governo al riparo. “Ci avrei messo la firma”

Europee, Meloni vede il governo al riparo. “Ci avrei messo la firma”Roma, 10 giu. (askanews) – Ignazio La Russa lo definisce un “risultato perfetto”. E anche Giorgia Meloni, parlando con alcuni fedelissimi, avrebbe usato parole molto simili: “Ci avrei messo la firma sotto”. Perché non c’è soltanto la soddisfazione per un risultato che, dice la premier, “non era scontato”. Ossia la crescita di Fratelli d’Italia di quasi tre punti percentuali rispetto alle Politiche. Ma anche la tenuta complessiva della maggioranza.


Alla vigilia di queste elezioni Europee, infatti, erano due i campanelli d’allarme risuonati a via della Scrofa. Il primo era, inevitabilmente, il responso del referendum che la stessa presidente del Consiglio aveva chiamato su di sé. L’asticella di un punto in più del 26% preso nel 2022 era prudenziale, ma nelle settimane precedenti il voto avevano cominciato a circolare sondaggi non proprio confortanti e, certo, ‘l’incidente del redditometro non aveva contribuito a generare ottimismo. Per questo la presidente del Consiglio ha giocato le ultime battute della campagna elettorale all’attacco: nel partito sono convinti che da Caivano in poi – a cominciare dal famoso ‘sono quella stronza della Meloni’ detto al governatore De Luca – sia cominciata la risalita che ha portato infine al 28,8%. Ma sotto i riflettori c’erano anche le performance degli alleati, a cominciare dalla Lega. I continui distinguo e le sparate degli ultimi giorni di Salvini hanno creato non pochi problemi e imbarazzi alla premier che si accinge a presiedere un G7 nel quale già inevitabilmente ci saranno i riflessi del voto che ha penalizzato Macron in Francia e Scholz in Germania.


Non a caso, già ieri sera Meloni ha tenuto ha sottolineare il buon esito elettorale degli alleati. Il ragionamento è più o meno questo: tutti crescono, anche se magari il Carroccio meno degli altri, e in fondo il sorpasso di Forza Italia è da attribuire all’accordo con Noi moderati. Quindi – il senso – ora l’esecutivo è più al riparo da scossoni e bordate né avrebbero senso richieste di riequilibri della compagine di governo. Certo, resta l’incognita di come Salvini affronterà il fronte interno al suo partito ma la convinzione di chi circonda la premier è che la navigazione dovrebbe essere più tranquilla. Almeno fino a quando non ci si troverà davanti al grande scoglio della manovra economica. Anche perchè adesso la presidente del Consiglio dovrà dedicare molta attenzione al nodo dell’elezione dei vertici delle istituzioni europee, con l’opzione Ursula von der Leyen che torna prepotentemente sul piatto. Meloni, che è anche leader del gruppo dei Conservatori europei, avrebbe avviato già oggi con i suoi un primo giro di orizzonte sulla strategia da attuare. Non che i banchi di prova all’orizzonte manchino. Già dal 20, per esempio, si avvia il grande balletto delle nomine. Tra queste Cdp, il cda della Rai e anche Fs, al cui vertice il ministro dei Trasporti vorrebbe piazzare Stefano Donnarumma, mentre Fdi preferirebbe la conferma di Luigi Ferraris.


E già da domani riprende anche il cammino delle riforme. L’autonomia alla Camera e il premierato in Senato. Anche in queste ore i meloniani sono tornati a descrivere la “madre di tutte le riforme” come un antidoto all’astensionismo. Il primo via libera è atteso per la settimana prossima, più probabilmente mercoledì o giovedì perché l’aula di palazzo Madama sarà anche impegnata nell’esame del ddl sulla cybersicurezza. Poi l’elezione diretta del premier sbarcherà a Montecitorio dove c’è già un rischio ingorgo con un’altra riforma costituzionale: la separazione delle carriere dei magistrati tanto cara a Forza Italia dovrebbe infatti cominciare il suo iter proprio dalla Camera dove la commissione Affari costituzionali è guidata dall’azzurro Nazario Pagano.

Schlein festeggia e avverte alleati: “Il tempo dei veti è finito”

Schlein festeggia e avverte alleati: “Il tempo dei veti è finito”Roma, 10 giu. (askanews) – E’ la festa di Elly Schlein, per certi versi ancor più del febbraio 2023 quando vinse a sorpresa le primarie Pd. La leader democratica stacca Giuseppe Conte, più che doppiato, avvicina Giorgia Meloni – riducendo a 4,8 punti il distacco tra i due partiti – e rimette prepotentemente al centro il Pd ricordando: “Dopo la sconfitta delle politiche di un anno e mezzo fa c’era chi dava il Pd per morto, mi sembra che sia più vivo che mai”. Un quadro che premia la sua linea di pazienza di fronte alle punzecchiate degli alleati-rivali, i suoi oltre cento comizi in giro per l’Italia e che la porta a rivendicare: “Il messaggio è chiaro: Giorgia Meloni, stiamo arrivando”.


Era l’obiettivo che Schlein si era fissata fin dall’inizio, lo scorso autunno, quando ha cominciato a rendere la corsa per le europee una ‘cosa a due’, lei e “Giorgia”, con gli altri relegati nel ruolo di gregari. Uno schema che sia Conte che Matteo Salvini hanno provato a far saltare, ma senza successo: sono loro i veri sconfitti. Certo, il successo del Pd ha anche un risvolto che non sarà semplice da gestire: a parte il boom di Avs, che sfiora il 7%, crollano i 5 stelle e viene bocciata, ancora una volta, qualsiasi ipotesi centrista. Se da un lato sfuma definitivamente lo spettro del Ps francese, spolpato a destra da Macron e a sinistra da Melenchon, per Schlein ora si pone il problema di rimettere insieme i cocci. Perché è vero, come dice la segretaria dem, che “il voto delle forze di opposizione supera quello delle forze di maggioranza al governo”, ma un conto è l’aritmetica e un altro è la politica, come lei stessa ha sperimentato bene nei mesi scorsi, a cominciare dalla Basilicata. Per questo Schlein alza anche i toni: “Il tempo dei veti è finito. Noi non ne poniamo, ma non intendiamo neanche subirne. Non ci consideriamo autosufficienti, non abbiamo questa presunzione. Ma mi viene da dire che le divisioni non pagano. Non credo che perseverare in questa strada di divisione o di competizione col Pd porti a un risultato diverso – se non peggiore – di quello che c’è stato ieri”. Insomma, ora è il momento di mettere da parte le rivalità e costruire davvero l’alternativa. Schlein ne è convinta, e i numeri le danno ragione. Bisognerà vedere come gli alleati-rivali reagiranno alla botta.

Schlein festeggia e avverte alleati: “Il tempo dei veti è finito”

Schlein festeggia e avverte alleati: “Il tempo dei veti è finito”Roma, 10 giu. (askanews) – E’ la festa di Elly Schlein, per certi versi ancor più del febbraio 2023 quando vinse a sorpresa le primarie Pd. La leader democratica stacca Giuseppe Conte, più che doppiato, avvicina Giorgia Meloni – riducendo a 4,8 punti il distacco tra i due partiti – e rimette prepotentemente al centro il Pd ricordando: “Dopo la sconfitta delle politiche di un anno e mezzo fa c’era chi dava il Pd per morto, mi sembra che sia più vivo che mai”. Un quadro che premia la sua linea di pazienza di fronte alle punzecchiate degli alleati-rivali, i suoi oltre cento comizi in giro per l’Italia e che la porta a rivendicare: “Il messaggio è chiaro: Giorgia Meloni, stiamo arrivando”.


Era l’obiettivo che Schlein si era fissata fin dall’inizio, lo scorso autunno, quando ha cominciato a rendere la corsa per le europee una ‘cosa a due’, lei e “Giorgia”, con gli altri relegati nel ruolo di gregari. Uno schema che sia Conte che Matteo Salvini hanno provato a far saltare, ma senza successo: sono loro i veri sconfitti. Certo, il successo del Pd ha anche un risvolto che non sarà semplice da gestire: a parte il boom di Avs, che sfiora il 7%, crollano i 5 stelle e viene bocciata, ancora una volta, qualsiasi ipotesi centrista. Se da un lato sfuma definitivamente lo spettro del Ps francese, spolpato a destra da Macron e a sinistra da Melenchon, per Schlein ora si pone il problema di rimettere insieme i cocci. Perché è vero, come dice la segretaria dem, che “il voto delle forze di opposizione supera quello delle forze di maggioranza al governo”, ma un conto è l’aritmetica e un altro è la politica, come lei stessa ha sperimentato bene nei mesi scorsi, a cominciare dalla Basilicata. Per questo Schlein alza anche i toni: “Il tempo dei veti è finito. Noi non ne poniamo, ma non intendiamo neanche subirne. Non ci consideriamo autosufficienti, non abbiamo questa presunzione. Ma mi viene da dire che le divisioni non pagano. Non credo che perseverare in questa strada di divisione o di competizione col Pd porti a un risultato diverso – se non peggiore – di quello che c’è stato ieri”. Insomma, ora è il momento di mettere da parte le rivalità e costruire davvero l’alternativa. La Schlein ne è convinta, e i numeri le danno ragione. Bisognerà vedere come gli alleati-rivali reagiranno alla botta.

Meloni: complimenti a Schlein ma rischio radicalizzazione sinistra

Meloni: complimenti a Schlein ma rischio radicalizzazione sinistraRoma, 10 giu. (askanews) – Il risultato del Pd “ci avvicina al bipolarismo, che io considero una notizia assolutamente positiva. Io penso che il confronto tra visioni distinte e contrapposte sia una chiarezza nel nostro gioco democratico. E’ quello che accade nella stragrande maggioranza delle grandi democrazie occidentali. Faccio i complimenti a Elly Schlein per il risultato del Pd ma non posso dire che siamo ancora al bipolarismo perchè non c’è una coalizione coesa nel campo avverso”. Lo ha detto la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, nella registrazione della puntata di ‘Cinque minuti’ in onda stasera su Rai1.


“C’è – ha aggiunto – una coalizione coesa nel centrodestra perchè abbiamo una visione comune e questo oggi nel centrosinistra non c’è anzi, è molto difficile oggi immaginare che i partiti della sinistra radicale possano essere messi insieme con quelli del centrosinistra che infatti sono stati penalizzati: l’elettorato moderato ha sostenuto più il centrodestra. Nell’alto risultato di Fratoianni e nel buon risultato del Pd vedo il rischio di una radicalizzazione a sinistra che abbiamo visto in questi mesi nei toni e nei contenuti. Ma sicuramente c’è stata una parte di semplificazione del quadro che è una buona notizia”.

Meloni: il risultato delle Europee è un riconoscimento del lavoro fatto

Meloni: il risultato delle Europee è un riconoscimento del lavoro fattoRoma, 10 giu. (askanews) – “Questo risultato è il risultato di Fdi, della maggioranza di governo, e anche personale legato alle preferenze. Ho detto ieri notte che considero questo risultato più bello di quello di due anni fa. Lo penso sul serio perchè quello poteva essere un voto di protesta, di speranza, confermare e invece aumentare quel consenso dopo due anni di governo, quando sei stato chiamato anche a fare scelte difficili in una situazione molto complessa è un voto diverso, un consenso meditato che ti dice ‘devi andare avanti, devi fare anche con maggiore determinazione. Chiaramente è una enorme responsabilità per chi ha detto ‘voglio cambiare questa nazione, lasciarla in condizioni migliori di come l’abbia trovata”. Lo ha detto la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, nella registrazione della puntata di ‘Cinque minuti’ in onda stasera su Rai1.


“Quindi – ha aggiunto – i miei festeggiamenti sono durati 5 minuti e poi ho ricominciato a lavorare con maggiore determinazione di prima. Ma so almeno che tutto questo lavoro viene riconosciuto, l’ho sempre pensato ma ne ho la conferma”.

Tennis, Sinner: “Essere n.1 è bellissimo, ma posso migliorare”

Tennis, Sinner: “Essere n.1 è bellissimo, ma posso migliorare”Roma, 10 giu. (askanews) – “Essere numero 1 significa tanto per me. Se arrivi al numero 1 significa che hai fatto una grande stagione, con tanti successi. Sono molto felice. Ma hai sempre tornei da giocare. Tutto questo è un grande privilegio parte di tutto questo, non vedo l’ora di affrontare le prossime sfide. Non vedo l’ora di condividere questo trofeo con il mio team e le persone che mi sono vicine, ma credo anche di poter migliorare qualcosa e proverò a farlo” ha detto Jannik Sinner in un’intervista ad ATP Media dopo aver ricevuto il trofeo come nuovo numero 1 del mondo (Foto Corinne Dubreuil/ATP Tour).


“Diventare numero 1 era un sogno quando ero bambino. Mi è servito un po’ di tempo per realizzare tutto questo, è una splendida sensazione” ha aggiunto l’altoatesino, 29mo giocatore a raggiungere la vetta del ranking ATP da quando esiste il ranking computerizzato introdotto nel 1973, e primo italiano nell’intera storia del tennis ad essere arrivato alla posizione di numero 1 nel tennis maschile. “Non avrei mai creduto di poter arrivare dove sono. Ho parlato con la mia famiglia, si sono emozionati un po’ e anche io. Era un risultato a cui puntavo, vediamo per quanto tempo riuscirò a restarci” ha aggiunto Sinner.


Nel 2024 è diventato il primo italiano a vincere l’Australian Open in singolare maschile, e il primo a vincere più di un Masters 1000. Con questi risultati era già salito in vetta alla Race, la classifica basata sui piazzamenti stagionali che offre un quadro aggiornato della corsa per le Nitto ATP Finals. A Torino, l’anno scorso, è stato il primo italiano in finale nella storia del torneo: uno dei suoi tanti primati che l’hanno condotto oggi alla vetta della classifica. “Salire al numero 1 è il traguardo più importante nel nostro sport – ha aggiunto -, uno è il numero più bello. Tutti sognano di essere in questa posizione, è un traguardo che costruisci nel corso di un anno. E’ una sensazione fantastica”


Nel corso dell’intervista, Sinner ha confermato la forza dei suoi principi, che il successo non ha in alcun modo alterato. “La mia storia è abbastanza semplice. Mi sveglio con un grande obiettivo, diventare migliore come persona e come giocatore. Cerco sempre di lavorare duro, so che con la mia mentalità e la mia etica del lavoro può succedere qualcosa di bello. A fine carriera vorrei poter dire di aver dato il 100%” ha detto. Jannik si è proiettato anche verso la giornata di domani, che prevede il ritorno nella sua città natale per una grande festa con familiari, amici e tanti appassionati. “Sarà bello tornare dove sono nato e cresciuto, ho tanti bei ricordi di quando andavo a sciare e giocare con i miei amici, è sempre speciale tornare. Sono fiero del posto dove sono nato. In Italia i tifosi mi hanno dato tanta energia soprattutto nei momenti di difficoltà. Il numero 1 è l’obiettivo ultimo per ogni giocatore. Condividere questo momento con tutti i tifosi, poter restituire loro qualcosa, sarà incredibile”.

Comunali, al centrosinistra Bergamo, Cagliari e Modena. Pescara al centrodestra

Comunali, al centrosinistra Bergamo, Cagliari e Modena. Pescara al centrodestraRoma, 10 giu. (askanews) – Bergamo, Cagliari e Modena al centrosinistra, Pescara al centrodestra. Sono questi i principali risultati delle elezioni amministrative dell’8 e 9 giugno che hanno portato al voto 3.708 comuni, anche se i dati sono ancora parziali.


A Bergamo, Elena Carnevali, candidata del centrosinistra – ad oltre la metà delle sezioni scrutinate, – è sicura di raccogliere il testimone da Giorgio Gori, al primo turno. Carnevali è al 55% delle preferenze davanti al candidato del centrodestra Andrea Pezzotta al 42,07%. Anche a Cagliari, Massimo Zedda, sostenuto dalla stessa coalizione che ha portato Alessandra Todde alla presidenza della Regione Sardegna, ha un vantaggio consistente sulla candidata del centrodestra, l’omonima Alessandra Zedda, distante circa 13 punti percentuali (seppur solo 10 sezioni su 173). A Bari, Vito Leccese, candidato del centrosinistra, sfrutta il traino del sindaco uscente Antonio Decaro, il più votato del Pd alle europee, per garantirsi 28 punti percentuali di vantaggio su Fabio Romito del centrodestra: 48,65% contro 30,24% (26 sez. su 345). Anche a Modena Massimo Mazzetti del centrosinistra è sicuro del successo al primo turno, grazie al 64,94% di preferenze (121 sez. su 190). Distanziato di 35 punti percentuali l’esponente del centrodesta Luca Negrini. A Perugia, si assiste ad un testa a testa tra Vittoria Ferdinandi, candidata del centrosinistra, al 49,7% e Margherita Scoccia del centrodestra al 47,22%. Ballottaggio sicuro anche a Firenze, con Sara Funaro del centrosinistra avanti di quasi 9 punti sul candidato del centrodestra Eike Schmidt; 42,4% contro 33,7%.


Il centrodestra è vicino all’affermazione al primo turno a Pescara: Carlo Masci è al 50,63%, Carlo Costantini, del centrosinistra con M5s, è al 34,45% (39 sez. su 170).