Pnrr, Fedriga: Conferenza Regioni sempre pronta a collaborareRoma, 2 ago. (askanews) – “Le Regioni sono pronte a collaborare per il processo di rimodulazione del Pnrr”. Lo dichiara Massimiliano Fedriga, presidente della Conferenza delle Regioni.
“Lo riteniamo fondamentale per il successo degli interventi che dovranno concludersi rispettando il termine del 2026 al fine di garantire la piena attuazione del piano. Il documento sulle proposte di revisione delle singole misure è stato oggetto oggi di discussione all’interno della Conferenza delle Regioni, dopo la sua presentazione nella Cabina di regia”, prosegue. “Alla fase di elaborazione del documento di revisione non abbiamo lavorato, ma cogliamo positivamente la disponibilità del ministro al confronto e al dialogo. Si propone pertanto una revisione che individua per le misure oggetto di revisione, o di stralcio dal Pnrr, fonti di finanziamenti afferenti alle politiche di coesione e in particolare al FSC”, aggiunge.
“Occorre, per questo, rafforzare i meccanismi di raccordo e il supporto con le Amministrazioni regionali e le Province autonome, soprattutto in relazione alle questioni tecniche, di attuazione e monitoraggio, in considerazione della definizione di misure correttive necessarie al superamento delle criticità o propedeutiche alla formulazione di proposte di aggiornamento o modifica del Pnrr, anche attraverso la costituzione di una specifica Cabina di regia. Sarà quindi necessario un confronto al fine di assicurare un allineamento e una coerenza con le progettualità e le programmazioni regionali già avviate. Per questi motivi ho scritto al ministro Fitto per un incontro al fine di affrontare le nostre richieste e proposte”, conclude.
Incendio Ciampino, Rocca: prudenza, tenete chiuse finestreRoma, 2 ago. (askanews) – Prudenza e attenzione. Il presidente della regione Lazio, Francesco Rocca, ha rivolto un invito alla popolazione al termine della cabina di regia dedicata alle conseguenze dell’incendio avvenuto a Ciampino lo scorso 29 luglio. “Serve prudenza e la prudenza per noi è un faro, dunque tenere chiuse porte e finestre, limitare l’uso dei climatizzatori pulendo i filtri, pulire bene frutta e verdura e limitare gli spostamenti” sono i consigli di Rocca agli abitanti dei comuni vicini a Ciampino che fanno parte dell’area Asl Roma 6.
Maltempo, in Lombardia a luglio registrati 150.000 fulminiMilano, 2 ago. (askanews) – Sono più di 150.000 i fulmini registrati sul territorio lombardo nel mese di luglio 2023, quasi 30.000 in ognuna delle singole giornate del 12, del 21 e del 24 luglio. Tutte le province hanno registrato rovinose grandinate con ‘chicchi’ fino a 10 centimetri di diametro, precipitazioni abbondanti e violente raffiche di vento. Questi alcuni dati contenuti nel rapporto realizzato da Arpa Lombardia, che spiega quali condizioni abbiano portato a fasi temporalesche così intense.
“Il report di Arpa – ha scritto in una nota l’assessore regionale alla Protezione civile Romano La Russa – certifica quello che ormai è sotto gli occhi di tutti: il verificarsi, sempre più spesso, di eventi atmosferici particolarmente intensi e, talvolta, violenti, con tutto ciò che ne consegue a livello di danni sul territorio. In seguito al forte maltempo, già dai primi giorni di luglio, il sistema della Protezione civile regionale si è attivato tempestivamente per fronteggiare gli eventi con tutte le risorse a disposizione al fine di superare la fase emergenziale e sostenere la popolazione colpita”. “I motivi principali di temporali così forti ed estesi – ha sottolineato Fabio Carella, direttore generale di Arpa Lombardia – sono legati all’espansione verso il Mediterraneo a più riprese di una massa d’aria molto calda di origine nordafricana, che sul Nord Italia si è ritrovata ad essere sovrastata da venti più freschi in discesa dal Nord Atlantico. Sono principalmente tre le fasi temporalesche che sono state individuate. La prima dal 3 al 6 luglio, la seconda dal 12 al 14 e la terza (la più intensa) dal 18 al 25 luglio”.
Questi gli eventi più emblematici. Mercoledì 19 luglio chicchi di grandine dal diametro superiore a 8-10 cm hanno colpito il Bresciano e il Mantovano, il 21 luglio un tornado ha interessato il milanese tra Cernusco sul Naviglio e Gessate, venerdì 25 luglio raffiche di vento oltre i 100 km/h hanno spazzato quasi l’intera pianura dal Milanese al Bresciano, mentre nelle stesse ore la grandine colpiva duramente la provincia di Cremona. L’attività di previsione meteorologica di Arpa Lombardia ha comportato una frequente attivazione di allerte gialla e arancione (livello massimo di criticità per il rischio temporali) da parte della Protezione Civile regionale durante tutto il mese di luglio.
Golf, Challenge Tour: British Challenge con nove italianiRoma, 2 ago. (askanews) – Dall’Irlanda all’Inghilterra. Il Challenge Tour fa tappa a Cornwall, sul percorso del St. Mellion Estate, per il 20° evento stagionale, il British Challenge (3-6 agosto) al quale partecipano nove giocatori italiani: Francesco Laporta, Lorenzo Scalise, Matteo Manassero, Andrea Pavan, Renato Paratore, Stefano Mazzoli, Gianmaria Rean Trinchero, Luca Cianchetti e Gregorio De Leo.
Mancano ancora dieci tornei al termine dell’anno, ma si fa sempre più intensa la contesa per la conquista delle 20 ‘carte’ per il DP World Tour 2024 – che saranno assegnate ai primi 20 classificati della Road To Mallorca (ordine di merito) – e il field è il miglior testimone. Infatti saranno sul tee di partenza otto tra i top ten e complessivamente 16 tra i 20. In alta graduatoria, dove si trovano Manassero (n. 3) e Scalise (n. 5), sono tutti abbastanza tranquilli dato il vantaggio piuttosto ampio, e può giocare in serenità anche Pavan (n. 11) che ha quasi 150 punti di margine su chi occupa la 21ª piazza, la prima che esclude dal salto di tour. Invece nella parte bassa della graduatoria c’è fermento e, in particolare, deve rientrare nella zona privilegiata Laporta (22°), che ne è uscito dopo la pausa che si è concesso la scorsa settimana. L’azzurro è preceduto dall’inglese Alex Fitzpatrick (n. 21), fratello minore di Matt, e seguito dall’olandese Lars Van Meijel (n. 23) e dall’inglese Sam Hutsby (n. 24), tutti abbastanza agguerriti. Sotto attacco l’inglese Jamie Rutherford (n. 18) e lo spagnolo Ivan Cantero Gutierrez (n. 20) insieme al danese Nicolai Kristensen (n. 17) e al portoghese Ricardo Gouveia (n. 19) destinati a pagare la loro assenza dalla gara.
Difende il titolo lo scozzese Euan Walker (n. 17), uscito al taglio la scorsa settimana nell’Irish Challenge, ma che nelle sei gare precedenti era terminato per cinque volte tra i primi dieci con un secondo posto. Tra i favoriti il sudafricano Casey Jarvis e il francese Ugo Coussaud, leader e secondo nella Road To Mallorca, lo svedese Adam Blomme, l’inglese Will Enefer e i quattro azzurri che hanno portato cinque titoli all’Italia nell’arco di due mesi: Manassero (due), Pavan, Scalise e Laporta. Atteso alla prova con una certa curiosità l’altro inglese Brandon Robinson Thompson, che si è imposto in Irlanda alla sua prima gara sul Challenge Tour dopo averne disputate appena tre sul DP World Tour. Degli altri azzurri da seguire Renato Paratore, che sta alternandosi tra i due circuiti continentali, ma che al momento è fuori dalle zone che contano in entrambe le money list. Hanno una buona occasione per mettersi in evidenza Stefano Mazzoli, Gianmaria Rean Trinchero, Luca Cianchetti e Gregorio De Leo.
Il torneo è giunto appena alla 12ª edizione pur essendo nato nel 1993. Infatti ha subito numerose interruzioni e ha cambiato denominazione per ben sei volte. Oltre a Euan Walker vi saranno altri tre past winner: gli inglesi Tom Lewis e Chris Paisley e il francese Beniamin Hébert. Il montepremi è di 230.000 sterline (circa 270.000 euro).
Basilicata, Bardi: avviata istruttoria su presunte molestie in RegioneRoma, 2 ago. (askanews) – “Ho immediatamente dato comunicazione agli uffici preposti di avviare l’opportuna e doverosa istruttoria in seguito alle notizie di stampa su una presunta molestia avvenuta in una direzione della Regione Basilicata. Attendiamo di concludere l’iter in pochissimi giorni, così da avere un quadro chiaro e poter prendere una decisione giusta. Il rispetto delle donne è un dovere morale e personalmente un faro nella mia vita privata e professionale, un principio rispetto al quale non sono ammesse deroghe o compromessi. Ovviamente comprendo l’attenzione mediatica sulla vicenda, ma le istituzioni devono seguire regole e procedimenti, in ossequio al principio di legalità, che vale sempre e per tutti. Il tutto dovrà ovviamente avvenire in tempi rapidi, per dare poi successivamente una risposta chiara e trasparente all’opinione pubblica e ai cittadini lucani”. Lo afferma in una nota il presidente della Regione Basilicata, Vito Bardi.
Secondo alcuni organi di stampa locali, un dirigente della Regione Basilicata, nell’esercizio delle proprie funzioni, avrebbe molestato una o più donne.
Ferrari utile II trim. sale a 334 mln euro (+33%), alza stime 2023Milano, 2 ago. (askanews) – Ferrari chiude il secondo trimestre 2023 con ricavi netti in aumento a 1,474 miliardi di euro (+14,1% a/a) e consegne totali pari a 3.392 unità, sostanzialmente invariate rispetto al secondo trimestre 2022 e in linea con i piani per l’anno.
L’Adjusted Ebitda è pari a 589 milioni di euro (+31,9%), l’Adjusted Ebit a 437 milioni, (+35,4%), pari a un margine rispettivamente del 40% e del 29,7% nel trimestre. L’utile netto adjusted è pari a 334 milioni di euro (+33%), l’utile diluito per azione adjusted pari a 1,83 euro. La generazione di free cash flow industriale pari a 138 milioni di euro. Nel semestre i ricavi sono apri a 2,903 miliardi di euro (+17%), le consegne a 6,959 unità (+4%). L’Ebitda adj. a 1,126 miliardi (+30%) pari a un margine del 38,8% (+370 pb), l’Ebit adj. a 822 milioni (+30%), pari a un margine del 28,3% (+290 pb), l’utile netto a 631 milioni (+29%).
Alla luce dei risultati, Ferrari alza le stime per il 2023. I ricavi sono attesi a 5,8 miliardi (5,7 mld stima precedente), l’adj Ebitda a 2,19-2,22 miliardi pari a un margine del 38% (2,13-2,18 stime precedente), l’adj Ebit a 1,51-1,54 miliardi (1,45-1,5 mld) pari un margine del 26%. Il Free cash flow industriale è atteso a 900 milioni di euro. “Il secondo trimestre si è chiuso con dei risultati finanziari eccezionali, contraddistinti da elevata marginalità. Le consegne nel periodo riflettono un ricco mix prodotti, mentre continuiamo a gestire un portafoglio ordini molto forte in tutte le aree geografiche. La decisione di rivedere al rialzo la guidance è stata sostenuta in particolare da un contributo delle personalizzazioni sorprendente”, ha commentato il Ceo, Benedetto Vigna. “L’innovazione è al centro di Ferrari e continua a trainare la nostra crescita e risultati, come l’indimenticabile vittoria a Le Mans”.
Strage Bologna, Tajani: stop polemiche, verità ancora non c’èRoma, 2 ago. (askanews) – “Io voglio evitare di fare polemica con chicchesia. La lotta è contro il terrorismo tutto. Quindi non ho nessun problema a dire il terrorismo nazista e il terrorismo neofascista, il terrorismo rosso, il terrorismo del fondamentalismo islamico. Il terrorismo è terrorismo, lo abbiamo sempre detto. Evitiamo di fare polemiche quando si parla di morti e ricerca della verità, perché ancora la verità non è stata scoperta. Lasciamo perdere gli esecutori materiali, ma la verità e le coperture … io condivido le parole di Mattarella”. Lo ha detto il segretario di Forza Italia Antonio Tajani rispondendo, a margine di una conferenza stampa, a chi gli chiedeva delle polemiche dopo le dichiarazioni di Giorgia Meloni sulla strage del 2 agosto.
Calcio femminile, Bertolini: rammaricata ma convinta delle scelteRoma, 2 ago. (askanews) – È una Milena Bertolini rammaricata e triste quella che si presenta ai microfoni nel post-partita di Sudafrica-Italia. L’imprevista eliminazione nella fase a gironi del Mondiale 2023, causata dalla sconfitta per 3-2 contro la nazionale africana, ha spento tutti i sogni azzurri: “Mi spiace molto, perché abbiamo lavorato duramente per passare il girone e non ci siamo riuscite. Sono molto dispiaciuta”. “Non credo che a questo gruppo mancasse l’intesa,” – continua il tecnico dell’Italia – “è nata un po’ di paura nel corso di questa competizione e i cinque gol subiti con la Svezia ci hanno tolto certezze. Anche il gol che abbiamo preso oggi ci ha fatto paura”.
La Ct non rinnega le scelte fatte: “Penso che queste siano le giocatrici migliori, ho schierato chi doveva giocare. Questa Nazionale avrà un buon futuro e le giocatrici che hanno giocato in questo Mondiale getteranno le basi per costruire il prossimo ciclo. Non ha importanza il mio futuro, ma quello del movimento. Mi auguro di aver lasciato un’eredità per chi verrà dopo, con questa squadra giovane”. Dello stesso avviso Elena Linari, affranta per la prematura eliminazione: “Spero che questo gruppo possa lasciare qualcosa per le generazioni future. Mi dispiace per come è andata, è un’esperienza anche questa, anche se negativa. Mi auguro solo che serva per il futuro”. Arianna Caruso, autrice di una doppietta, esprime tutto il suo rimpianto: “Non era ovviamente quello che volevamo e sognavamo. Dovremmo analizzare tutto quello che è successo e ripartire. Credo in questo gruppo e credo nella nostra forza. I due gol contano ben poco perché non ci hanno portato al passaggio del turno”. La centrocampista della Juventus guarda però con estrema fiducia al futuro della Nazionale, pronta a ripartire nonostante gli errori commessi: “Abbiamo imparato in questo Mondiale che niente è scontato. Se non si vince non si va avanti. Ringrazio i tifosi che ci hanno seguito e mi dispiace non avergli regalato gioie. Ci tenevamo a fare bene. Abbiamo un grande potenziale e siamo davvero forti, ma dobbiamo dimostrarlo sul campo e spero che dalle prossime partite sarà così”.
Assovini Sicilia: si prospetta una delle vendemmie più difficiliMilano, 2 ago. (askanews) – La vendemmia più lunga d’Italia, mediamente oltre cento giorni, quest’anno inizierà con un ritardo di dieci giorni rispetto all’annata 2022. Si comincia nella Sicilia Occidentale, con la raccolta della base spumante, per poi passare a Chardonnay e Sauvignon Blanc, seguiti dai vitigni autoctoni. A chiudere la vendemmia siciliana saranno a fine ottobre i produttori dell’Etna. “Nonostante il susseguirsi di condizioni climatiche estreme, dalle piogge torrenziali di maggio e giugno al caldo estremo di luglio, gli incendi e la presenza di attacchi fungini, tra cui la peronospora della vite, la condizione e la qualità delle uve in Sicilia non sembra essere compromessa” spiega Assovini Sicilia, l’associazione di vitivinicoltori siciliani che riunisce un centinaio di aziende, che sottolinea come grazie al ritorno delle temperature più fresche, “il calo iniziale, stimato fino al 40% in alcune zone, potrebbe essere inferiore”.
“A circa una settimana dall’inizio della vendemmia – afferma la presidente di Assovini Sicilia, Mariangela Cambria – è ancora difficile e prematuro fare stime accurate sulla produzione: sicuramente la Sicilia dimostra di saper governare, grazie ad una agricoltura e tecniche agronomiche sempre più sostenibili, l’effetto dei cambiamenti climatici puntando sulla qualità e non sulla quantità”. Per quanto concerne le previsioni vendemmia nella Sicilia Occidentale il tecnico viticolo di Cantine Settesoli, Filippo Buttafuoco, spiega che “ad oggi la qualità delle uve è ottima, non avendo avuto problemi di oidio né di botrite. A causa del grande caldo abbiamo perso circa il 40% delle uve, anche se essendo tornate temperature più fresche le uve non bruciate stanno iniziando a riprendere vigoria per cui il calo potrebbe complessivamente essere inferiore” prosegue, precisando che “siamo soddisfatti di come abbiamo gestito il problema peronospora, avendolo fatto preventivamente grazie all’ausilio di capannine meteo che hanno la capacità di indicare elettronicamente la probabilità della malattia, evitando danni irreparabili”.
Nell’areale viticolo di Regaleali, in provincia di Palermo, i mesi di marzo e aprile, tendenzialmente asciutti e freddi, hanno determinato un ritardo nel germogliamento generale di circa 10 giorni. “Questo ritardo ha contribuito a rendere più gestibile il successivo periodo molto piovoso ma tendenzialmente freddo, e reso la pressione delle patologie della vite, quali la peronospora, meno invasiva” evidenziano le enologhe di Tasca d’Almerita, Lorenza Scianna e Laura Orsi, spiegando che “attualmente le vigne presentano una chioma adeguata, sono sane e si registra una diminuzione delle temperature medie cha lascia presagire una buona maturazione delle uve a partire dall’invaiatura di Pinot nero e Chardonnay che sta avvenendo in questi giorni”. Riguardo alle quantità, anche la tenuta di Sallier, a Camporeale, dovrebbe rispettare le medie storiche aziendali ma è ancora presto per cantare vittoria. La buona copertura vegetativa protegge l’uva da eventuali bruciature e aiuta a conservare aromi e freschezza. Infine, a Mozia, sempre secondo Scianna e Orsi, “l’alberello dovrebbe maturare subito dopo Ferragosto con quantità che rientrano nelle medie storiche di Mozia e con uve sane e croccanti”. Manca ancora qualche mese all’arrivo della vendemmia sull’Etna dove, si legge ancora nella panoramica regionale realizzata da Assovini Sicilia, fino a fine giugno si sono registrate basse temperature e piogge continue, tali da rendere difficili gli interventi in vigna, seguite dal caldo estremo di fine luglio con ridotte escursioni termiche tra giorno e notte e vento caldo.
“Grazie alle sabbie vulcaniche molto drenanti, alle altitudini importanti e ventilazione costante – spiega Maria Carella, enologa di Cantine Nicosia, sul versante Sud est di Trecastagni, Zafferana e Santa Venerina – non c’è stata presenza di peronospora e, nonostante i picchi di temperature alte, le piante si mantengono bene”. Sul versante Nord dell’Etna, l’enologa di Planeta, Patricia Toth, conferma che “la peronospora è sotto controllo grazie all’arrivo del caldo e delle alte temperature: nelle zone alte, intorno a 900 metri, abbiamo delle uve stupende grazie alla diversa ventilazione di queste zone e anche alla struttura dei suoli. A Capo Milazzo, nel Nord-Est dell’Isola – conclude Toth – i venti che tante volte possono diventare una sfida quest’anno hanno trovato pace, l’allegagione e anche il controllo degli insetti ad oggi sta procedendo bene”. Più preoccupante la situazione nella zona Sud-Est della Sicilia. “La vendemmia 2023 sarà una delle più difficili degli ultimi tempi: quest’anno, caldo torrido di questi giorni a parte, abbiamo avuto piogge torrenziali e forti raffiche ventose a maggio e giugno che hanno messo in ginocchio il duro lavoro che portiamo avanti” commenta Arianna Occhipinti alla guida dell’omonima Cantina di Vittoria, nel Ragusano, sottolineando che “l’arrivo consistente della peronospora ha causato danni considerevoli per il 30-35 % circa della nostra futura produzione: i trattamenti di zolfo e rame (unici trattamenti che facciamo in vigna) in concentrazione maggiore, non sono bastati a contenere il problema”. “Avremo sicuramente una raccolta inferiore rispetto la vendemmia 2022 – conclude Occhipinti – ma questo non vuol dire che la qualità delle uve sarà messa in discussione, anzi, possibilmente avremo meno quantità ma una maggiore qualità”.
“A Vittoria è importante sottolineare la posizione e il suolo dei vigneti: ci troviamo sul pendio con un puro strato superiore sabbioso, che affaccia il mare, sopra Marina di Acate, dove appunto la sabbia e il movimento d’aria non hanno dato spazio ad un’umidità costante” spiega ancora Patricia Toth di Planeta, aggiungendo che “prevediamo buone produzioni come sul Nero d’Avola anche sul Frappato, tenendo sotto osservazione stretta i vigneti per controllare la presenza delle cocciniglie e cicaline. A Noto – conclude Toth – come generalmente in tutta l’isola, ad oggi consideriamo circa una settimana o anche 10 giorni di ritardo nelle fasi fenologiche, con uve sane e davvero promettenti”.
Parmigiano Reggiano: cresce produzione in montagna, garanzia per territorioMilano, 2 ago. (askanews) – Nel 2022 sono state 846mila le forme di Parmigiano Reggiano Dop ottenute in caseifici in zona di montagna, con un aumento del 10,5% rispetto al 2016. Crescita a doppia cifra (+14%) anche per la produzione di latte, sempre nello stesso lasso di tempo, con oltre 404.000 tonnellate. Se poi guardiamo ai dati del Parmigiano Reggiano “Prodotto di montagna”, così come da certificazione introdotta nel 2016 dal Consorzio di tutela, i dati relativi al 2021 parlano di oltre 225.000 forme certificate, con un aumento del +26,6% sul 2016. Sono questi i numeri diffusi dal Consorzio nella conferenza stampa di presentazione della 57a Fiera del Parmigiano Reggiano a Casina dal 4 al 7 agosto.
Questi dati per il Consorzio sono “un chiaro segnale che la politica di rilancio e valorizzazione per stimolare la produzione del Parmigiano Reggiano in montagna sta invertendo una tendenza alla decrescita che aveva colpito il comparto fino al 2014”. Nel decennio 2000-2010 nei territori di montagna della zona di origine si è assistito alla chiusura di 60 caseifici, con una riduzione del 10% di produzione del latte. Deficit che è stato azzerato dal 2014 a oggi con l’avvio del Piano di regolazione offerta che, tra le altre misure, ha previsto sconti specifici per i produttori e i caseifici ubicati in zone di montagna e il bacino “montagna” per le quote latte. Nel 2022, dunque, più del 21% della produzione totale si è concentrata negli 81 caseifici di montagna sparsi tra le province di Parma, Reggio Emilia, Modena e Bologna a sinistra del fiume Reno, che impiegano oltre 900 allevatori per una produzione annuale di 4,03 milioni di quintali di latte. Ciò ha reso possibile il mantenimento di un’agricoltura in zone altrimenti abbandonate. Altro segnale positivo è rappresentato dai cambiamenti generazionali all’interno dei caseifici: l’età media dei produttori si è abbassata dai 57 anni di media prima del 2016 ai 30-40 di oggi.
Dal 2013 un regolamento Ue ha introdotto la dicitura “Prodotto di montagna” per classificare i prodotti alimentari aventi origine nelle aree di montagna dell’Unione Europea. Il Parmigiano Reggiano è il più importante prodotto Dop ottenuto in montagna. In questa direzione il Consorzio del Parmigiano Reggiano ha definito il “Prodotto di montagna – Progetto territorio consorzio” che tra gli altri requisiti – 100% latte munto in stalle nelle zone di montagna, più del 60% dell’alimentazione delle vacche è coltivata in zona di montagna, il caseificio dev’essero sito in montagna; stagionatura fino a 12 mesi minimo, in zona di montagna o ad un massimo di 30 chilometri dal confine amministrativo della zona di montagna – deve essere sottoposto a una selezione qualitativa a 20 mesi compiuti con valutazione “al martello” degli esperti del Consorzio. occorrerà quindi ancora aspettare che trascorrano questi 20 mesi per capire quante saranno le forme certificate di Parmigiano Reggiano Dop prodotto di montagna per il 2022. “La produzione nelle zone di montagna è da sempre una delle caratteristiche salienti del Parmigiano Reggiano – ha affermato Nicola Bertinelli, presidente del Consorzio – La differenza di una Dop rispetto a tante altre realtà economiche è che l’attività non può essere delocalizzata, e pertanto il fatturato diventa automaticamente ‘reddito’ per la zona di origine e benessere per chi in quella zona vive e lavora. Se non ci fosse la nostra Dop, in quei comuni non ci sarebbero neanche le scuole, perché se non ci fosse un senso economico nel coltivare quei territori, non ci sarebbe neanche lo sprone ad abitarli. Il Parmigiano Reggiano contribuisce a fortificare l’economia e a preservare l’unicità della dorsale appenninica emiliana”.
Per Guglielmo Garagnani, vicepresidente del Consorzio, “preso atto dei risultati raggiunti con il consolidamento della produzione nelle zone dell’Appennino, ora la sfida è riuscire a rafforzare il valore commerciale del Parmigiano Reggiano ‘Prodotto di montagna’ e promuoverne il valore aggiunto, per avere un posizionamento nel mercato che riesca a rendere sostenibile tale produzione nel tempo. Le aree di montagna da un lato soffrono di condizioni svantaggiate e maggiori costi di produzione, ma dall’altro la permanenza di una solida produzione agricola-zootecnica rappresenta un pilastro economico e sociale di interesse per tutta la comunità locale. Ecco perché è fondamentale che il Consorzio abbia messo in campo interventi che mirano alla diffusione e valorizzazione del Parmigiano Reggiano ‘Prodotto di montagna’, e che continui a farlo anche nei prossimi anni a venire”.