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Autore: Redazione StudioNews

Mps delibera il delisting di Mediobanca con la piena integrazione

Mps delibera il delisting di Mediobanca con la piena integrazione

Roma, 17 feb. (askanews) – Il Consiglio di amministrazione di Banca Monte dei Paschi di Siena, riunitosi sotto la presidenza di Nicola Maione, ha deliberato di procedere alla piena integrazione con Mediobanca – Banca di Credito Finanziario Società per Azioni, attraverso la fusione per incorporazione, ed il conseguente delisting della medesima. Lo riporta un comunicato di Mps.

Contestualmente le attività di corporate & investment banking e private banking a servizio della clientela di fascia alta saranno trasferite in una società non quotata posseduta al 100% da BMPS, si legge, che manterrà la denominazione di “Mediobanca S.p.A.”, un brand di altissimo valore con un patrimonio unico di competenze e sinonimo di eccellenza nei servizi di consulenza alle imprese e ai privati.

In tale perimetro, prosegue il comunicato, sarà ricompresa anche la partecipazione in Assicurazioni Generali S.p.A. La nuova struttura del Gruppo è finalizzata al raggiungimento degli obiettivi strategici e reddituali e alla piena realizzazione delle sinergie industriali per la massimizzazione della creazione di valore.

Tale configurazione, dice ancora Mps, è volta a valorizzare l’expertise distintiva di Mediobanca e delle risorse professionali, in un modello operativo specializzato. Mps, infine, ha informato Mediobanca, che ha preso atto delle decisioni assunte nel rispetto della disciplina sulle operazioni con parti correlate e degli obblighi di legge. (fonte immagine: Mediobanca)

Il cardinale Parolin: il Vaticano non parteciperà al Board of Peace

Il cardinale Parolin: il Vaticano non parteciperà al Board of Peace

Roma, 17 feb. (askanews) – “Il Vaticano non parteciperà” al Board of Peace “per la sua particolare natura”. Così il segretario di Stato Vaticano cardinale Pietro Parolin lasciando Palazzo Borromeo a Roma, sede dell’Ambasciata d’Italia presso la Santa Sede, dove si sono svolte le celebrazioni tra Italia e Santa Sede del 97mo anniversario dei Patti Lateranensi e del 42esimo anniversario dell’Accordo di modificazione del Concordato.

“La particolare natura” della Santa Sede, ha continuato il cardinale Parolin, “non è evidentemente quella degli altri Stati. Abbiamo preso nota che l’Italia parteciperà come osservatore. Evidentemente ci sono punti critici che lasciano perplessi e avrebbero bisogno di trovare delle delle spiegazioni. La cosa importante è che si stia tentando di dare una risposta, però per noi ci sono alcune criticità che dovrebbero essere risolte”.  Sul motivo, ha continuato, “credo che non vale la pena qui di soffermarci, ma una preoccupazione è quella che a livello internazionale sia soprattutto l’ONU che gestisce queste situazioni. Questo è una dei punti sui quali noi abbiamo insistito”, ha concluso Parolin.

Board of Peace un test politico per Trump: chi ci sarà e chi no

Board of Peace un test politico per Trump: chi ci sarà e chi no

Roma, 17 feb. (askanews) – La prima riunione del Board of Peace, voluto dal presidente degli Stati uniti Donald Trump, è in calendario questa settimana a Washington, con un incontro fissato per giovedì 19 febbraio. L’appuntamento, secondo quanto ricostruito da notizie di stampa e da indicazioni filtrate da fonti governative e diplomatiche in vari paesi, dovrebbe mettere attorno allo stesso tavolo un gruppo eterogeneo di leader e delegazioni, con una componente rilevante di partecipazioni ‘non di vertice’ (ministri, inviati speciali, alti funzionari) e una presenza europea in buona parte in formula di ‘osservatore’.

Il Board of Peace nasce come meccanismo politico-diplomatico parallelo, con al centro il dossier Gaza: ricostruzione, sicurezza, gestione civile e coordinamento dei contributi. In questa prima riunione, tuttavia, la definizione del perimetro resta fluida: in diversi casi i governi risultano aver accettato l’invito o aver manifestato disponibilità, ma senza sciogliere fino in fondo i nodi su adesione formale, ruolo, livello della delegazione e mandato operativo.

I LEADER PRESENTI Sul fronte delle partecipazioni con rango di capo di stato o capo di governo, la presenza certa è quella del presidente degli Stati uniti Donald Trump, che ospita la riunione, ne rivendica la regia politica e un potere di veto.

Tra i leader che, secondo le ricostruzioni di stampa, dovrebbero essere a Washington figurano il primo ministro ungherese Viktor Orban; il primo ministro pachistano Shehbaz Sharif; il primo ministro albanese Edi Rama; il presidente argentino Javier Milei; il presidente indonesiano Prabowo Subianto. A questi si aggiunge la Romania, con la presenza del presidente Nicusor Dan, anche se in formula di osservatore.

MINISTRI E ALTRE FIGURE DI GOVERNO Sul piano delle presenze non di vertice, ma già attribuite a nomi specifici, Israele è indicato come partecipante con il ministro degli Esteri Gideon Sa’ar, mentre per la Commissione europea la partecipazione viene descritta in forma di osservatore con la commissaria per il Mediterraneo Dubravka Suica. La Grecia, secondo notizie di stampa elleniche, dovrebbe essere rappresentata come osservatore dal viceministro degli Esteri Haris Theoharis.

Cipro viene a sua volta indicata in formula di osservatore, con una rappresentanza che, in assenza di conferme nominali consolidate, è ragionevole attendersi di livello ministeriale o alto funzionario.

L’ITALIA L’Italia non può aderire al Board per un preciso vincolo costituzionale. Tuttavia il governo, tra le polemiche dell’opposizione, intende partecipare in qualità di Paese osservatore. Non è stato ancora definito il nominativo della figura che siederà al tavolo per Roma, e anche le voci di stampa che sostengono che potrebbe andarci il ministro degli Esteri Antonio Tajani non hanno ancora trovato alcuna conferma ufficiale.

Lo stesso Tajani ha spiegato in un intervento alla Camera: ‘Il governo ha ritenuto opportuno accettare l’invito dell’amministrazione americana a presenziare in qualità di paese osservatore alla prima riunione del board office in programma giovedì a Washington. Questa è certamente una soluzione equilibrata e rispettosa dei nostri vincoli costituzionali’. Secondo il ministro, attuare il piano di pace significa creare le condizioni per una stabilità duratura, evitare che Gaza resti un terreno di radicalizzazione, di scontro permanente, preda del terrorismo e a rischio di collasso migratorio. ‘L’Italia, per la sua storia, per la sua collocazione geografica e il ruolo politico di primo piano che svolge nella regione non può e non deve restare ai margini di questo processo’.

IL CASO GIAPPONE Sul Giappone, le indicazioni più aggiornate delineano una linea prudente ma politicamente significativa. Tokyo sta valutando l’invio dell’ambasciatore incaricato della ricostruzione di Gaza, Takeshi Okubo, alla prima riunione di Washington. Le fonti governative citate dalla stampa sottolineano che la decisione finale sull’adesione del Giappone al Board of Peace non è ancora stata presa.

MEDIO ORIENTE Il capitolo più delicato riguarda il Medio Oriente. In più ricostruzioni di stampa, diversi attori regionali vengono indicati come aderenti o comunque coinvolti nel perimetro del Board. In molti casi, però, non è stato ancora chiarito se la rappresentanza sarà affidata a capi di stato o di governo, o a figure di livello ministeriale e tecnico.

In assenza di annunci ufficiali su leader in arrivo, lo schema più probabile è quello di una partecipazione affidata ai ministeri degli Esteri o a inviati speciali con delega su Gaza e ricostruzione. E’ un profilo coerente con la natura dell’incontro inaugurale: un tavolo che mira a definire impegni, contributi e coordinate operative, prima di eventuali passaggi di livello politico più alto.

Tra i paesi dell’area mediorientale citati come partecipanti o aderenti compaiono, secondo ricostruzioni giornalistiche, Arabia saudita, Emirati arabi uniti, Qatar, Giordania, Egitto e Turchia. Per ciascuno di questi attori, se non dovessero arrivare i leader, l’opzione più verosimile è l’invio del ministro degli Esteri o di un ministro di stato/consigliere con delega specifica, eventualmente accompagnato da un capo intelligence o da un consigliere per la sicurezza nazionale, formule già sperimentate in precedenti round negoziali e conferenze multilaterali sulla regione.

Il quadro resta, però, soggetto a oscillazioni fino all’ultimo: alcuni governi mantengono margini di manovra per calibrare il livello della delegazione in funzione del formato definitivo dell’incontro, dell’agenda e della presenza o meno di altri attori regionali.

ALTRE REGIONI Oltre al Medio Oriente, le ricostruzioni di stampa accreditano una partecipazione di paesi di Asia centrale e altre aree con delegazioni in larga misura ministeriali o tecniche. In diverse liste circolate nei giorni scorsi, compaiono paesi come Uzbekistan e Kazakistan, oltre ad altri attori che, in assenza di annuncio di leader, tendono a essere rappresentati da ministri degli Esteri o da inviati speciali.

GRANDI ASSENTI (O FORSE ASSENTI) Accanto all’elenco delle presenze, l’altro dato politico rilevante riguarda chi non ci sarà o non ha reso nota una posizione.

Cina e Russia risultano, nel quadro pubblico, senza un’adesione formalizzata e senza indicazioni di presenza alla riunione inaugurale. In termini politici, l’assenza o la mancata definizione della posizione di Pechino e Mosca pesa sia sul profilo geopolitico dell’iniziativa sia sulla sua pretesa di rappresentatività globale.

Sul Brasile, le informazioni disponibili parlano di contatti e di un dialogo in corso, ma senza annuncio di adesione o di partecipazione alla prima riunione. Anche l’India rientra tra i grandi attori per i quali non emerge una decisione pubblica univoca su adesione e livello di presenza.

Nel campo dei paesi occidentali, alcune capitali europee hanno assunto posizioni di distacco o di rifiuto nella forma attuale. Il Regno unito viene indicato come non disponibile a sottoscrivere il testo o l’impianto del Board; la Francia è descritta come orientata a declinare l’invito; la Germania viene rappresentata come non in grado di accettare l’architettura proposta ‘nella forma attuale’, richiamando vincoli e valutazioni di governance. La Polonia, secondo ricostruzioni di stampa, ha escluso l’adesione ‘nelle circostanze attuali’, lasciando teoricamente aperti spiragli futuri ma non per la fase inaugurale. In questo stesso orizzonte, si collocano anche paesi nordici indicati come non aderenti o scettici.

IL G7 Il fatto che, allo stato attuale, nel G7 solo gli Stati uniti risultino aver aderito a pieno titolo al Board of Peace è un elemento che incide sulla lettura dell’iniziativa. Da un lato, segnala la cautela di alleati e partner nel legarsi a un meccanismo percepito come esterno ai formati multilaterali tradizionali; dall’altro, spiega la scelta di diversi governi di ‘stare dentro’ senza essere membri, optando per lo status di osservatore o per l’invio di figure tecniche di alto profilo.

In questo senso, la riunione di Washington assomiglia a un test politico prima che a un summit conclusivo: un passaggio in cui si misureranno la capacità statunitense di aggregazione, la disponibilità dei paesi a sedersi in un formato guidato da Washington e la sostenibilità del Board come canale capace di produrre risultati concreti su ricostruzione e sicurezza.

Danza, il “Béjart dell’hip-hop” Mourad Merzouki arriva a Bologna

Danza, il “Béjart dell’hip-hop” Mourad Merzouki arriva a Bologna

Roma, 17 feb. (askanews) – Definito da Le Figaro “le Béjart du hip-hop”, accolto dal pubblico come una rock star, il coreografo francese Mourad Merzouki, pioniere nel trasformare la danza Hip Hop da pratica di strada ad arte di palcoscenico, arriva in Italia per presentare Beauséjour, in prima ed esclusiva italiana il 6 e 7 marzo al Teatro Comunale di Bologna – Comunale Nouveau (ore 20:30).

Cinquantaduenne originario di Saint-Priest, nella periferia di Lione, con genitori di origini algerine, quinto di sette figli con il sogno iniziale di diventare acrobata, Mourad Merzouki è oggi l’autore francese più rappresentato sui palcoscenici di tutto il mondo. Attivo sin dalla fine degli anni Ottanta, dal 1996 è alla testa della sua Compagnie Kafig che proprio a Bologna festeggerà il trentennale della sua fondazione con 40 creazioni e 2 milioni di spettatori in 65 paesi.

“Beauséjour” è una riflessione sul passare del tempo e sulla trasformazione dei corpi. Una sorta di affresco voluto dal veterano dell’Hip Hop per fare un bilancio della propria parabola artistica e illuminare, quindi, con nuova luce gli elementi costitutivi della sua prassi coreografica: il corpo, l’energia, la ricerca della bellezza. “Guardo al corpo consumato, al corpo che ha vissuto, al corpo che porta i segni e i dolori del tempo – ha affermato – la nostalgia qui non è un sentimento amaro, è una forza viva che rinasce e si dispiega”. Il coreografo esplora così i corpi che cambiano con l’età, trasformando i danzatori attraverso costumi e gestualità inedite.

Le sonorità electro-latine create ad hoc da Muller and Makaroff, il duo svizzero-argentino fondatore con il francese Philippe Cohen Solal a Parigi nel 1998 del gruppo musicale Gotan Project che è stato pioniere nella reinvenzione elettronica del tango, evocano qui una dimensione conviviale da “guinguette” (balera), un luogo di festa e memoria dove riaffiorano ricordi d’infanzia, primi amori e momenti condivisi con gli amici, sapientemente resa dallo scenografo Benjamin Lebreton, in cui è possibile udire i testi del MC e poeta urbano Fafapunk. In scena dialogano generazioni diverse: quattordici interpreti, giovani e anziani, non per contrapporsi, ma per mostrare il fluire del tempo. Si riflette così sull’inesorabile scorrere del tempo e sulla trasformazione dei corpi, perché la bella danza è universale e transgenerazionale.

“In questa nuova creazione, esploro il corpo al cospetto del tempo. Sto guardando con occhi nuovi e con impegno a come cambiano il movimento e la performance fisica. Alla mia età e dopo una carriera trentennale, i ballerini della mia generazione non hanno più lo stesso rapporto con il corpo. Eppure, nei nostri spettacoli e nelle nostre performance, continuiamo a celebrare la bellezza. Non cerchiamo più spettacolari prodezze fisiche, ma un’estetica diversa, che sia comunque aggraziata ed energica. Ho scelto di costruire una coreografia attorno a questa realtà. Quella del corpo che invecchia. La nostra società accetta il corpo e lo valorizza, ma entro i criteri specifici che si è imposta. In Beauséjour, guardo al corpo consumato, al corpo che ha vissuto, al corpo che porta i segni e i dolori del tempo. La nostalgia qui non è un sentimento amaro, è una forza viva che rinasce e si dispiega. Beauséjour è l’utopia sia di un passato che rinasce attraverso i ricordi, sia di un presente vissuto da corpi prominenti, gonfi e curvi. È una vera sfida coreografica per i ballerini hip-hop, che devono appropriarsi di nuovi movimenti, incarnando personaggi singolari molto lontani dalle loro esibizioni abituali” ha detto Merzouki.

A Beer e Food Attraction +7% visitatori, torna 21 febbraio 2027

A Beer e Food Attraction +7% visitatori, torna 21 febbraio 2027

Roma, 17 feb. (askanews) – Beer and Food Attraction di Italian Exhibition Group chiude oggi in fiera a Rimini l’undicesima edizione con un +7% di visitatori professionali e 145 buyer provenienti da 45 Paesi, che superano le attese iniziali. Determinante la strategica collaborazione con ICE Agenzia, che ha rafforzato il programma di incoming e gli incontri tra aziende e operatori esteri, ampliando le opportunità di business.

A trainare l’edizione 2026, con oltre 600 espositori da 16 Paesi, distribuiti su 14 padiglioni, è stata anche la spinta verso il settore Mixology, con un’area espositiva ampliata del 39%. Strategico anche il ruolo del food, che rappresenta circa il 20% dell’offerta espositiva, come complemento all’universo beverage, con le migliori proposte per il canale casual dining e per l’aperitivo, momento di consumo sul quale si concentrano sempre maggiori attenzioni.

Il settore birrario, pietra miliare della fiera, ha visto accanto ai grandi marchi la presenza di una componente craft solida e attrattiva proprio nell’anno in cui ricorre l’anniversario dei trent’anni dalla nascita del movimento della birra artigianale italiana. Un percorso iniziato nel 1996 e oggi arrivato a una piena maturità, celebrato a Rimini con la XXI edizione del Premio Birra dell’Anno di Unionbirrai. A conquistare il titolo di Birrificio dell’Anno 2026 la Birra dell’Eremo di Assisi, scelto tra i 212 birrifici in gara (con 1.746 birre valutate in 46 categorie) da una giuria internazionale composta da 73 esperti.

Centrale in fiera è stato l’anello dei distributori, tra i visitatori più presenti grazie al Congresso dell’Horeca di Italgrob all’interno dell’International Horeca Meeting. Al centro il ruolo strategico della distribuzione nel sistema dei consumi fuori casa. I numeri parlano di un comparto di oltre 100 miliardi di euro di fatturato, 382mila punti di consumo tra bar, ristoranti, pizzerie e hotel e circa un milione e mezzo di occupati, con una presenza femminile che supera il 55%.

Il Lorenzo Cagnoni Award 2026, promosso da ANGI-Associazione Giovani Innovatori e Agenzia ICE, che premia le idee più dinamiche del settore di aziende e start-up ha assegnato il primo posto a Crave Srl (Trieste) con una piattaforma digitale capace di leggere i dati in tempo reale per aiutare locali e fornitori a ottimizzare ordini e ridurre sprechi. Sostenibilità nel beverage e soluzioni digitali che semplificano pagamenti e fidelizzazione, protagoniste anche per le altre start-up finaliste.

Arabia Saudita, l’arte abita le case e il deserto

Arabia Saudita, l’arte abita le case e il deserto

Milano, 17 feb. (askanews) – In Arabia Saudita l’arte si incontra prima ancora dei musei. Sta sui muri delle case dell’Aseer, sulle porte del Najd, nei gesti degli artigiani. È un linguaggio quotidiano che attraversa deserto e città, memoria e trasformazione.

Nel sud-ovest del Regno, nella regione dell’Aseer, le pareti interne delle abitazioni si riempiono di colori e geometrie. È l’Al-Qatt al-Asiri, pratica femminile riconosciuta dall’UNESCO come patrimonio culturale immateriale. Le donne dipingono insieme, senza disegni preparatori, intrecciando motivi geometrici e simboli che parlano di ospitalità e appartenenza. Ogni stanza diventa racconto collettivo.

Più a nord, nel Najd, le porte tradizionali raccontano altre storie. Legni resistenti come il tamarisco, motivi incisi e dipinti a mano, triangoli e linee che evocano protezione e prosperità. Ogni porta segnala una provenienza, una comunità, una tecnica tramandata.

A Diriyah, prima capitale saudita e sito Unesco, il dialogo si sposta sull’arte contemporanea. Nel JAX District si tiene fino al 2 maggio la terza edizione della Diriyah Contemporary Art Biennale, con 68 artisti da oltre 37 Paesi e più di 25 nuove commissioni. Il titolo, “In Interludes and Transitions”, mette al centro movimenti, migrazioni, scambi. Le opere si confrontano con l’architettura industriale e con un paesaggio che porta i segni della storia.

Tra installazioni, musica e poesia, la scena artistica saudita mostra una doppia traiettoria: radici forti e apertura internazionale. Le pareti dipinte a mano dell’Aseer e le grandi esposizioni di Diriyah parlano la stessa lingua. Una lingua fatta di segni, memoria e futuro.

(Foto: ©Saudi, Benvenuti in Arabia)

Calcio, il Napoli perde anche Rrahmani

Calcio, il Napoli perde anche Rrahmani

Roma, 17 feb. (askanews) – Il Napoli perde un altro pezzo. Amir Rrahmani sarà out per le prossime partite azzurre per un problema alla coscia sinistra e Antonio Conte non avrà a disposizione il difensore che aveva appena riabbracciato, ma si è fermato contro la Roma dopo essersi infortunato in occasione di un inseguimento (con fallo) su Wesley. Questo il bollettino medico pubblicato dal Napoli: “In seguito all’infortunio durante il match contro la Roma, Amir Rrahmani si è sottoposto oggi, presso il Pineta Grande Hospital, a esami strumentali che hanno evidenziato una lesione di alto grado del bicipite femorale della coscia sinistra. Il difensore azzurro ha già iniziato l’iter riabilitativo”.

Inter, Chivu: “Smettiamola di lamentarci”

Inter, Chivu: “Smettiamola di lamentarci”

Roma, 17 feb. (askanews) – Vigilia europea per l’Inter, attesa dalla trasferta in Norvegia per l’andata dei playoff di Champions League. Dopo il successo nel derby d’Italia contro la Juventus e le inevitabili polemiche che ne sono seguite, Cristian Chivu prova a spegnere il rumore di fondo e a riportare l’attenzione esclusivamente sul campo.

A Sky Sport il tecnico nerazzurro è tornato sul clima incandescente post gara: “Hanno parlato anche troppi, inutile che io dica altro. Ho già detto la mia dopo la partita e mi tengo quanto detto, anche perché penso corrisponda alla realtà; poi se vogliamo girarla come ci pare è diverso. Non ho altro da aggiungere e non ho tempo di guardare indietro. Domani è importantissimo e dobbiamo essere pronti sotto ogni punto di vista, visto che non sarà semplice”.

Chivu non cerca alibi in vista della sfida in terra norvegese, neppure legati alle condizioni ambientali o al terreno di gioco: “Non cerchiamo scuse, siamo arrivati qui dalla mattina proprio per fare un allenamento e per abituarci a questo campo; ma non c’è freddo o campo sintetico che tengano, dobbiamo essere pronti mentalmente e fisicamente. Qui loro hanno battuto il City e vinto a Madrid contro l’Atletico. Sono ambiziosi e hanno un progetto portato avanti da anni con dignità. Sappiamo bene come sta evolvendo il calcio norvegese, è un movimento importante”.

Capitolo infermeria: Hakan Calhanoglu dovrebbe tornare presto a disposizione. “Calhanoglu dovrebbe rientrare la prossima settimana, è solo un piccolo affaticamento ed è normale dopo questa serie di partite e poco allenamento… Spero che lo staff medico e lui mi abbiano detto la verità (ride, ndr)”. Più incerte le rotazioni, anche alla luce di qualche imprevisto: “Vedremo domani come stiamo, visto che ogni giorno ci capita una sorpresa, come la febbre di Frattesi”.

In conferenza stampa, il tecnico ha ribadito il suo pensiero sulle polemiche arbitrali: “Ribadisco, io dico la mia, sono qui per dire quello che vedo e che penso. Non mi interessa altro, magari c’è un po’ di frustrazione, ma bisogna anche accettare le critiche e che la squadra in testa è sempre la più odiata. Il calcio è così da cinquanta o cento anni, ci sono episodi pro e contro, smettiamola di lamentarci e fare i moralisti. C’è un caso ogni domenica. Anche noi a Napoli abbiamo subito un torto”.

Infine, una riflessione più ampia sul tema delle simulazioni e delle polemiche nel calcio moderno: “Come mai il calcio è lo sport più amato nonostante quello che accade? Forse è perché ci piace la polemica. Quando troveremo la risposta e non faremo finta di tante cose, questo sport migliorerà”.

Calcio, Bastoni: “Ho sbagliato, mi prendo le mie responsabilità”

Calcio, Bastoni: “Ho sbagliato, mi prendo le mie responsabilità”

Roma, 17 feb. (askanews) – Alessandro Bastoni rompe il silenzio dopo le polemiche seguite a Inter-Juve e torna sul caso che ha acceso il dibattito social e mediatico. Il difensore dell’Inter, intervenuto prima a Sky Sport e poi in conferenza stampa alla vigilia della sfida contro il Bodo, ha ammesso l’errore e condannato con forza le minacce ricevute dalla sua famiglia.

“Dal punto di vista personale questa vicenda non mi ha segnato più di tanto, perché comunque siamo persone esposte e abituate a questo tipo di pressione e gogna mediatica, come l’ha definita giustamente il presidente (Giuseppe Marotta, ndr)”, ha spiegato Bastoni. Il difensore ha però sottolineato il disagio vissuto dai suoi familiari: “Mi dispiace di più per mia moglie e per mia figlia… Mia moglie si è trovata diversi commenti con minacce di morte o auguri di malattie che non stanno né in cielo né in terra. Questa è una cosa che va assolutamente condannata”. Un pensiero anche per l’arbitro Federico La Penna, bersaglio a sua volta di attacchi.

Il centrale nerazzurro ha poi affrontato nel merito l’episodio contestato: “Ho aspettato qualche giorno per rivedere quello che è successo e capire le differenze rispetto a quello che ho percepito io in campo. Ho sentito un contatto con il mio braccio che, rivedendo le immagini, è stato assolutamente accentuato. Per questo sono qui, per ammetterlo e prendermi le mie responsabilità”. Un’ammissione chiara, accompagnata dal rammarico per la reazione dopo l’espulsione: “La cosa per cui mi dispiaccio di più è il comportamento successivo”.

In vista della sfida europea contro il Bodo, Bastoni promette di essere il solito: “Sarò quello che avete sempre visto in oltre 300 partite in carriera… vedrete il solito Bastoni”. E sulla partita: “Loro sono una squadra forte, che ha qualità e gamba per ripartire, sono organizzati. Giocheremo sul campo sintetico, sarà diverso nei cambi di direzione, ma non vogliamo nessun alibi”.

Infine, una riflessione più ampia: “L’essere umano per essere definito tale deve avere il diritto di sbagliare, ma deve avere l’altrettanto dovere di riconoscere l’errore. Io oggi sono qui appositamente per questo”. Un’assunzione di responsabilità pubblica, nel tentativo di chiudere il caso e riportare l’attenzione solo sul campo.

A “Chianti Classico Collection” nuovo record di presenze: 223 cantine

A “Chianti Classico Collection” nuovo record di presenze: 223 cantine

Milano, 17 feb. (askanews) – Si è appena conclusa alla Stazione Leopolda di Firenze la 33esima edizione della “Chianti Classico Collection”, manifestazione all’insegna del messaggio ‘il vino è cultura’ che quest’anno ha registrato un nuovo record di espositori con la presenza di 223 soci del consorzio. Un risultato che conferma la capacità dell’evento di rappresentare con continuità le molte sfumature della Denominazione. Quasi 400 i giornalisti accreditati in arrivo da 23 Paesi e circa 1.500 gli operatori italiani del settore, cui si sono aggiunti professionisti del trade dal Nord America, area che nel 2025 ha rappresentato il 49% delle vendite di Gallo Nero, e dal Nord Europa. L’apertura al pubblico del 17 febbraio ha richiamato circa 500 appassionati provenienti da diverse regioni italiane, attratti dalla possibilità di partecipare alla più ampia degustazione di Chianti Classico al mondo.

Il presidente del Consorzio, Giovanni Manetti, ha spiegato che “siamo estremamente orgogliosi dell’entusiasmo che genera questo evento, senza alcun dubbio diventato iconico nel panorama mondiale: la nostra Denominazione si presenta al mondo in questa due giorni appassionante, in cui portiamo in assaggio il frutto di un anno di lavoro in vigna e in cantina oltre alle ultime annate di Chianti Classico già presenti sul mercato”. Manetti ha quindi articolato una riflessione più ampia sul rapporto tra vino, cultura e identità territoriale, spiegando che “cultura è una parola che deriva dal verbo latino ‘colere’, coltivare la terra, trasposto in senso metaforico alla coltivazione dello spirito. Vino è cultura perché è grazie al vino se si salvaguardano le risorse naturali e la bellezza del paesaggio. Il vino contribuisce anche alla valorizzazione del patrimonio artistico e architettonico dei territori di produzione. Inoltre il vino è cultura perché permette il confronto fra comunità e l’incontro fra le persone: vino è socialità e convivialità. Nel Chianti Classico questo rapporto stretto fra vino e cultura trova la sua massima realizzazione essendo un luogo di rara bellezza, ben modellato e conservato dai viticoltori custodi e cerniera fra le due capitali Siena regina del Medioevo e Firenze culla del Rinascimento. Il vino che produciamo da secoli – ha aggiunto – è il frutto di conoscenze tramandate nel tempo con sapienza e passione e da sempre vera bandiera dell’Italia nel mondo”.

La ‘Chianti Classico Collection’ è come ogni anno l’occasione per fare il punto sullo stato di salute della Denominazione. “Navighiamo in acque agitate e stiamo vivendo un periodo pieno di criticità e incertezza ma nonostante questo il Chianti Classico gode di buona salute e i numeri lo dimostrano: aumento delle vendite in volume di oltre 1% e del 2,6% in valore rispetto al 2024” ha proseguito Manetti, rimarcando che “l’aumento delle vendite negli Usa, da sempre il mercato più importante per il Chianti Classico con volumi che passano dal 36 al 37% nonostante i dazi aumentati al 15%. Risultato altamente significativo considerato che le vendite di vino italiano negli USA sono diminuite di oltre il 10% e solo 3 denominazioni sono in positivo e una di queste è il Chianti Classico. Segno tangibile di attaccamento del consumatore americano che non ha rinunciato a comprare il nostro vino. Rimanendo in Nord America segnalo anche il forte aumento delle vendite dei vini del Gallo Nero in Canada che passa dal 10 al 12% delle vendite totali. Usa più Canada fanno il 49%: una bottiglia su due attraversa quindi l’Oceano Atlantico”.

“Mi piace pensare che queste ottime performance del Chianti Classico sul mercato siano da attribuire ai grandi sforzi e investimenti fatti da tutti i viticoltori per incrementare la qualità dei propri vini sempre più apprezzati anche dalle nuove generazioni e anche dalle riforme introdotte e dal grande lavoro del Consorzio in campo di marketing e comunicazione con eventi e attività in presenza ogni anno sui mercati più importanti. Non dobbiamo però accontentarci ma fare sempre meglio e di più perché il momento è difficile e non è ammesso alcun rilassamento” ha continuato il presidente dell’ente consortile, sottolineando che “dobbiamo mantenere la barra dritta nella direzione della qualità e dell’autenticità continuando a lavorare tutti insieme in modo coeso, con passione e sono sicuro che il futuro del Chianti Classico sarà sempre più ricco di successi”.

Accanto a queste valutazioni, la direttrice del Consorzio, Carlotta Gori, ha evidenziato che “con l’evento di quest’anno abbiamo voluto veicolare un messaggio importante: il nostro Chianti Classico non è solo un prodotto di una pratica agricola ma il risultato di un sistema complesso fatto di storia, paesaggio, architettura rurale, conoscenze tramandate, senso di appartenenza che diventa condivisione e accoglienza”, sottolineando che “è per questo che, più di qualsiasi altro territorio vitivinicolo, il Chianti Classico può affermare che il vino è cultura”.