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Autore: Redazione StudioNews

Lollobrigida: Africa ci chiede aiuto collaborativo per crescita

Lollobrigida: Africa ci chiede aiuto collaborativo per crescitaRoma, 22 ott. (askanews) – “Dobbiamo ascoltare la voce dei governi africani: dopo diversi confronti, in loro trovo la necessità di avere la soluzione ai problemi delle loro nazioni che vedono questa forte emigrazione. Ci chiedono aiuto con un approccio che non sia quello predatorio o caritatevole ma collaborativo, che faccia crescere le loro economie e l’agricoltura più di ogni altro settore”. Lo ha detto il ministro dell’Agricoltura, Francesco Lollobrigida, intervenendo a Bari in video collegamento al Festival delle Regioni.


“Il Piano Mattei punta proprio a questo – ha aggiunto – e i primi risultati sono visibili già in questi mesi: ci sono operazioni che non prevedono uno svantaggio per noi ma la possibilità di una crescita economica delle nazioni con le quali collaboriamo”, ha concluso il ministro.

Vertice BRICS: Putin tutt’altro che isolato, riunisce 36 paesi

Vertice BRICS: Putin tutt’altro che isolato, riunisce 36 paesiRoma, 22 ott. (askanews) – Una grande vetrina per Vladimir Putin, il presidente russo che l’Occidente avrebbe voluto isolare dopo che questi ha fatto invadere dalle sue truppe l’Ucraina, che da oggi e fino a giovedì ospita il 16mo vertice annuale dei paesi BRICS (Brasile, Russia, India, Cina, Sudafrica) a Kazan, con la partecipazione complessiva di 36 paesi e sei organizzazioni internazionali.


Sicuramente, per il leader russo la partecipazione ampia a questa riunione è un successo diplomatico importante già in partenza, perché sono presenti i leader di paesi che ospitano oltre metà della popolazione mondiale e alcune delle economie di primissima grandezza. Con diversi di questi leader, tra l’altro, Putin avrà anche incontri bilaterali a margine per consolidare la posizione della Russia, dopo che il cordone ombelicale con l’Europa occidentale è stato tagliato in maniera al momento difficilmente reversibile. Da un punto di vista dei contenuti, sebbene nel menù del BRICS solitamente la fanno da padroni i temi economico-commerciali, ci saranno anche importanti passaggi politici e, uno di questi, sarà l’incontro che il capo del Cremlino avrà giovedì – secondo quanto ha annunciato l’Ufficio presidenziale russo – con il segretario generale dell’Onu Antonio Guterres. In questo faccia a faccia certamente verrà posto anche il tema di un percorso d’uscita dal conflitto ucraino.


D’altronde, all’interno del BRICS, tre dei quattro fondatori originari del blocco (Brasile, India, Cina) si sono proposti come promotori di una mediazione per arrivare a un cessate-il-fuoco e a una pace nel conflitto. L’altro tema politico che nella tre giorni di Kazan verrà trattato sarà certamente il rischio di allargamento senza controllo del conflitto in Medio Oriente. Tra i presenti ci sarà il presidente dell’Autorità nazionale palestinese Mahmoud Abbas (Abu Mazen). Inoltre sono stati già annunciati incontri bilaterali di Putin per giovedì con il presidente turco Recep Tayyip Erdogan, con il presidente iraniano Masoud Pezeshkian e con lo stesso Abu Mazen.


Il vertice di Kazan rappresenta il primo dopo l’allargamento del blocco e in vista di ulteriori ammissioni. Dopo la fondazione a quattro del 2009 e l’ingresso due anni dopo del quinto “socio”, il Sudafrica, quest’anno il gruppo si è ampliato per includere Egitto, Etiopia, Iran ed Emirati arabi uniti. Attualmente, i componenti del raggruppamento rappresentano oltre un terzo della produzione economica mondiale e si propongono come un fronte di opposizione a un ordine globale, politico ed economico, squilibrato a favore degli Stati uniti e dell’Europa occidentale.


Tuttavia, è difficile incasellare i membri dei BRICS come un blocco compatto. Anche tra i suoi fondatori, ci sono diverse rivalità e punti di contrasto. Per esempio, India e Cina hanno ancora aperte questioni territoriali che portano a periodici conflitti. Inoltre, Egitto ed Emirati hanno rapporti militari intensi con gli Stati uniti, con questi ultimi che persino ospitano basi militari americane. Tra l’altro, tra alcuni dei componenti ci sono vere e proprie tensioni belliche crescenti, come è il caso dell’Egitto e dell’Etiopia. Secondo quanto ha scritto oggi il New York Times, uno degli obiettivi del summit potrebbe anche quello di ridurre il dominio del dollaro per depotenziare le sanzioni e le restrizioni commerciali occidentali che danneggiano le economie di diversi importanti paesi membri e partner: dalla Russia all’Iran, fino alla stessa Cina. Ma questa ambizione non sembra a portata di mano, non solo perché alcuna valuta dei paesi presenti pare avere la forza del dollaro, ma anche perché non c’è evidentemente consenso su questo tema e questo rischia di mandare all’aria la costruzione di un clima solidale che dovrebbe portare a un comunicato comune alla fine del vertice. Questo spiegherebbe il motivo per il quale il Cremlino, per bocca del portavoce di Putin, Dmitry Peskov, si è affrettato oggi a smentire che nel mirino ci sia il biglietto verde: “La cooperazione nella cornice del BRICS non è diretta contro alcuno, né contro il dollaro né contro alcuna altra valuta. Persegue l’obiettivo principale di assicurare gli interessi dei paesi che partecipano a questo formato”. Il vertice rappresenta comunque un osservatorio privilegiato per osservare gli scostamenti in corso nel mondo rispetto anche a una riconfigurazione degli assetti globali. Come si stanno ricollocando alcune realtà politiche di grande importanza negli scacchieri mondiali in diverse regioni? L’India, paese tradizionalmente leader dei “non allineati”, è nel BRICS ma nel contempo non disdegna di stare nel formato di sicurezza QUAD con gli Stati uniti, il Giappone e l’Australia. L’Egitto e gli Emirati, da sempre vicini agli Usa, corteggiano la Cina. Il Brasile in Sudamerica, con il ritorno al potere della sinistra di Lula, rema contro il dollaro ma ha gli Stati uniti come secondo partner commerciale. Su tutto questo scenario, poi, c’è un’ombra: quella dell’imprevedibilità dell’esito delle elezioni statunitensi. Che vinca Donald Trump o che vinca Kamala Harris fa la differenza e le conseguenze dell’arrivo di una nuova leadership alla Casa bianca si potranno misurare solo quando ciò accadrà. E anche all’interno del BRICS, una vittoria eventuale del primo potrebbe portare a un disgelo Mosca-Washington, mentre sull’asse Pechino-Washington ciò non accadrebbe e, anzi, ci potrebbe essere un inasprimento della retorica. Questa divaricazione d’interessi ha il potenziale, per ora poco visibile, di accendere una lotta d’influenza all’interno del blocco tra i due soci di maggioranza.

Lollobrigida: ripensare sistema coperture assicurative agricoltura

Lollobrigida: ripensare sistema coperture assicurative agricolturaRoma, 22 ott. (askanews) – “Va ripensato il sistema delle coperture assicurative, perché i propositi che si erano posti quando si è organizzato il sistema di contribuzione per le polizze assicurative non hanno dato gli effetti sperati”. Lo ha detto il ministro dell’Agricoltura, Francesco Lollobrigida, intervenendo a Bari in video collegamento al Festival delle Regioni.


“Il numero di imprese agricole assicurate è bassissimo, si assicurano solo quelli che sono praticamente certi di avere un problema – ha aggiunto il ministro – Il dato segna una crisi che ci mette nella condizione di ripensarlo, lo facciamo insieme agli assessori regionali, alle compagnie assicurative e ai consorzi in modo da avere una copertura rispetto ai devastanti effetti del cambiamento climatico, che prevedono la necessità di intervenire in modo sempre più importante”, ha concluso Lollobrigida.

Liguria, Natale (Pd): Rixi sciacallo, attacchi beceri a Schlein

Liguria, Natale (Pd): Rixi sciacallo, attacchi beceri a SchleinGenova, 22 ott. (askanews) – “Rixi non avendo nessun argomento valido per contrastare la nostra iniziativa politica fa lo sciacallo e attacca la segretaria del Pd Elly Schlein venuta a sostenere Orlando, candidato alle regionali, per dare ai liguri il futuro che meritano, fatto di condivisione, trasparenza e tutela del territorio. Rixi invece scrive una pagina politica becera, degna di chi non ha proposte e un’idea di governo”. Così Davide Natale, segretario ligure del Pd, replica in una nota agli attacchi del viceministro delle Infrastrutture Edoardo Rixi alla segretaria dem Elly Schlein, accusata di fare campagna elettorale in Liguria “mentre la sua regione è sott’acqua”.


“La destra – aggiunge Natale – dopo aver provato ad ergersi promotrice delle opere di mitigazione del rischio idrogeologico sul Bisagno e sul Fereggiano (niente di più falso visto che entrambi gli scolmatori sono stati finanziati e voluti da governi comunali, regionali e nazionali di centrosinistra, e l’unica opera che avrebbero dovuto ultimare, lo scolmatore del Bisagno è ancora fermo al 10 per cento dei lavori), prova ancora una volta a distorcere la realtà strumentalizzando quanto sta accadendo in Emilia Romagna”. “A Rixi – conclude il segretario ligure del Pd – diamo un consiglio, la smetta di fare il tribuno e inizi a fare il viceministro. Gli italiani lo pagano per trovare soluzioni a problemi di trasporti, mobilità e infrastrutture e non per fare comunicati stampa qualunquistici e di pessimo gusto. Tutto il Pd è sempre stato vicino alle popolazioni colpite da eventi alluvionali e  ha sempre dimostrato la volontà di rispondere ai problemi di rischio idrogeologico a partire dalla proposta di consumo del suolo zero di Orlando. La destra invece pensa solo a vergare comunicati mentre la talpa per ultimare lo scolmatore del Bisagno è sempre ferma in Cina e i lavori di messa in sicurezza del territorio sono fermi al palo”.

Auto, Confindustria: crollo settore mette a rischio crescita

Auto, Confindustria: crollo settore mette a rischio crescitaRoma, 22 ott. (askanews) – Il crollo del settore dell’auto, tornato circa al livello di produzione di inizio 2013, data la sua rilevanza, mette a rischio la crescita italiana sia di breve che di medio-lungo periodo: -26,1% la produzione a luglio 2024 rispetto a lu – glio 2023 contro il -3,8% della produzione industriale totale; nel comparto auto – veicoli propriamente detti il calo è ancora più profondo (-34,7%). A lanciare l’allarme è il Centro Studi di Confindustria nel rapporto con le previsioni d’autunno sottolineando che “la crisi dell’auto italiana costituisce un importante rischio al ribasso nello scenario di previsione del Pil italiano per il 2025”.


Il fenomeno, seppur legato alla debolezza della domanda, non è solo congiunturale. Secondo gli economisti di viale dell’Astronomia, “c’è anche qualche cambiamento nelle abitudini che riduce la domanda: tra i giovani sarebbe più basso il desiderio di utilizzare un’automobile rispetto alle precedenti generazioni; è in forte crescita il vehicle-sharing”. Ma incide sicuramente anche il costo: in Europa nel 2023 l’automobile elettrica più economica sul mercato era del 92% più costosa del corrispettivo più economico a combustione interna, a causa delle batterie, che incidono circa per il 40% sul totale dei costi; le differenze di prezzo aumentano man mano che si riduce la dimensione del veicolo. Prendendo a riferimento due motorizzazioni alternative di una stessa automobile di piccola taglia, su un arco di tempo di 10 anni, includendo tutti i costi, passare all’auto elettrica comporta un aggravio di spesa per un automobilista italiano pari a circa 5.700 euro, il 15% in più. Inoltre, i tempi di ricarica sono più elevati, l’autonomia di percorrenza notevolmente ridotta, la disponibilità delle infrastrutture per la ricarica ancora limitata e la performance della batteria si riduce progressivamente. L’associazione tra le trasformazioni in corso e il crollo della produzione nel settore dell’auto non sembra essere casuale. Ma il settore è troppo rilevante per l’economia italiana ed europea: solo il settore “core” rappresenta il 13% del fatturato manifatturiero europeo, il 6,3% della produzione manifatturiera italiana, un valore aggiunto di 15 miliardi e 170mila occupati in Italia. E senza contare tutto l’indotto domestico generato (con il quale il settore pesa il 5,6% del valore aggiunto complessivo secondo Anfia), che coinvolge soprattutto l’industria dei prodotti in metallo ma anche la gomma-plastica, le attività metallurgiche, la fabbricazione di macchinari e le apparecchiature elettriche.

Vino, Fivi: 23 ottobre oltre 80 appuntamenti con “Essere Vignaioli”

Vino, Fivi: 23 ottobre oltre 80 appuntamenti con “Essere Vignaioli”Milano, 22 ott. (askanews) – Come ogni anno, ad un mese esatto dal “Mercato dei Vini dei Vignaioli Indipendenti” che si terrà a Bologna dal 23 al 25 novembre, torna la giornata “Essere Vignaioli. Storie di vigne e di vini”, l’evento diffuso promosso dalla Fivi. Mercoledì 23 ottobre oltre 80 “Punti di affezione Fivi” (enoteche, osterie e ristoranti) in tutta Italia aspettano clienti e wine lover con eventi, degustazioni, cene e aperitivi: in ogni locale, uno o più soci della Fivi racconteranno innanzitutto che cosa significa essere un vignaiolo indipendente e qual’è lo spirito della associazione, e poi presenteranno e faranno degustare i vini “in un clima di amicizia e collaborazione”.   “Il format di ‘Essere Vignaioli’ rispecchia esattamente lo spirito della nostra Federazione” dice Lorenzo Cesconi, vignaiolo trentino e presidente della Fivi, spiegando che “più di cento soci si sono messi a disposizione di queste serate, spesso dovendo guidare per centinaia di chilometri, per raccontare le ragioni del nostro stare insieme attraverso i vini dei loro colleghi, senza un tornaconto personale: è un concetto semplice ma rivoluzionario, e alle spalle di un evento come questo c’è un lavoro enorme, basato proprio sulla condivisione e sulla passione di ognuno di noi per il nostro mestiere”.


Foto di Lorenzo Burlando

Confindustria abbassa le stime del Pil: +0,8% nel 2024, +0,9% nel 2025

Confindustria abbassa le stime del Pil: +0,8% nel 2024, +0,9% nel 2025Roma, 22 ott. (askanews) – Crescita più bassa del previsto per l’Italia. Le previsioni del Centro Studi di Confindustria per l’economia italiana sono riviste al ribasso, rispettivamente di 1 e 2 decimi di punto all’anno, rispetto a quelle incluse nel rapporto dello scorso aprile: il Pil è previsto crescere del +0,8% nel 2024 e del +0,9% nel 2025. Stime più pessimiste, dunque, di quelle del governo che, nel Documento programmatico di bilancio, vede una crescita dell’1% per quest’anno e dell’1,2% per il prossimo.


Non sono da escludersi poi, secondo Confindustria, rischi al ribasso legati ad un eventuale slittamento nei tempi di realizzazione del Pnrr, all’eventuale allargamento del conflitto in Medio Oriente all’Iran o al crollo del settore auto che “mette a rischio la crescita italiana sia di breve che di medio-lungo periodo”. Il ritmo di crescita comunque, – fanno notare gli economisti di viale dell’Astronomia nel rapporto sulle previsioni d’autunno – è più alto di quello registrato dall’Italia, in media, nei decenni pre-pandemia. Le recenti revisioni dell’Istat implicano un’eredità statistica del 2023 sul Pil 2024 più bassa di 0,2 punti, interamente dovuta alla peggiore dinamica nel 2023, mentre quella nella prima metà del 2024 è rimasta invariata.


La dinamica del Pil nella media del 2024 sarà sostenuta prevalentemente dalle esportazioni nette, con un contributo di +1,2% risultante da un +0,2% delle maggiori esportazioni e un +1,0% dovuto al calo delle importazioni, e in misura minore dagli investimenti fissi lordi (+0,1%). Contribuiranno negativamente, invece, i consumi delle famiglie (-0,1%) e la variazione delle scorte (-0,4%), mentre sarà nullo l’apporto dei consumi collettivi. Nel 2025, invece, l’elemento trainante sarà costituito dai consumi delle famiglie (contributo di +0,5%), cui si aggiungeranno la crescita dei consumi collettivi (contributo di +0,2%), delle esportazioni nette (+0,1%, di cui +0,7% le esportazioni e -0,6% dovuto al miglioramento delle importazioni) e della variazione delle scorte (+0,4%), mentre sarà negativo l’apporto degli investimenti (-0,3%).


Nell’attuale contesto, lo scenario previsivo presenta alcuni rischi al ribasso, collegati tra loro. Secondo gli economisti di Confindustria, in primis, la piena efficacia del Pnrr è condizionata al rispetto dei tempi previsti. Il grande ammontare di risorse Pnrr programmate per il 2024-2025 “rende molto sfidante l’obiettivo di una piena attuazione e genera rischi al ribasso”. Altro fattore di rischio sono le guerre in Ucraina e in Medio Oriente che “si stanno protraendo nel tempo e la seconda si sta ampliando sempre più”. Si esclude nello scenario un allargamento all’Iran. Ma “se questo dovesse avvenire – avverte Confindustria – ne deriverebbero ulteriori effetti negativi sul commercio internazionale, sui prezzi di alcune commodity, segnatamente il petrolio e il gas, sui costi dei trasporti, sull’incertezza economica e finanziaria e quindi sulla fiducia di famiglie e imprese”.


Altro nodo è quello delòa dinamica dei prezzi al consumo che in Italia e in Europa ha intrapreso un percorso di graduale normalizzazione, ma con velocità molto eterogenee tra paesi: è molto più lento nella media dell’Eurozona. Il processo in essere “potrebbe richiedere un tempo maggiore del previsto, spingendo la Bce a ritardare il taglio atteso dei tassi di interesse, posticipando così gli effetti positivi per l’economia che deriverebbero dall’allentamento della politica monetaria”. Secondo il Csc il reddito disponibile è in crescita ma i consumi sono frenati dall’elevato tasso di risparmio. Nel biennio, tuttavia, scenderà grazie anche al taglio dei tassi, e questa dinamica favorirà la ripresa dei consumi. Prosegue il recupero delle retribuzioni reali soprattutto nel settore privato, con l’industria che vede il recupero più ampio e avanzato. Il meccanismo di adeguamento dei minimi tabellari ha favorito un recupero dell’inflazione più veloce rispetto agli altri paesi europei. Calano le ore lavorate pro capite e recupera in misura modesta la produttività soprattutto nell’industria. Il numero di occupati continua a crescere in linea con il Pil. Allarme sul fronte degli investimenti che si fermano quest’anno, tornano ai livelli del 2008 e sono solo parzialmente compensati da quelli previsti dal Pnrr. La discesa prosegue anche nel 2025, soprattutto per quelli relativi alle abitazioni. Transizione 5.0 è, secondo Confindustria, da semplificare perché sia efficace. Il declino demografico accrescerà la carenza di lavoratori che già oggi è un problema: tra cinque anni la domanda supererà l’offerta di lavoro di ulteriori 1,3 milioni di unità. È cruciale intervenire per coprire questo fabbisogno. Inoltre i costi degli alloggi troppo elevati frenano la mobilità dei lavoratori ed esasperano le carenze di personale a livello territoriale. Il crollo del settore dell’auto, che quest’anno è tornato al livello di produzione di inizio 2013, è la conseguenza dei costi elevati delle auto elettriche. Data la rilevanza di questo comparto nell’economia, rappresenta “un rischio per la crescita italiana ed europea, sia a breve che a medio-lungo periodo”. Con il sistema Ets sempre più stringente e il Cbam operativo, le imprese europee continuano a perdere competitività. E anzi, crescono i rischi che alcune di queste – che rappresentano il 9% del valore aggiunto manifatturiero in Italia come in Ue – chiudano o vengano trasferite fuori dall’Ue. Riguardo all’inflazione, in media, quest’anno si attesterà al +1,1% da +5,7% nel 2023. E’ la stima del Centro Studi di Confindustria che, nell’ultimo rapporto di previsione, spiega che si tratta di una revisione al ribasso di -0,6 punti rispetto allo scenario di aprile. “Sono ormai lontani i record di inflazione toccati a fine 2022 (+11,8% annuo a ottobre), anche se – spiegano gli economisti di viale dell’Astronomia – in termini di livello dei prezzi non c’è mai stata una discesa, bensì una stabilizzazione su valori più alti in modo permanente (+15,5% rispetto a settembre 2022)”. Nel 2025, l’inflazione è attesa risalire in parte in corso d’anno, ma restando sotto la soglia Bce, arrivando al +1,8% in media. Tale scenario incorpora, anzitutto, un prezzo del gas più caro e viceversa un petrolio in calo. Nei mesi finali del 2024, come già nella prima parte, l’inflazione totale tende a aumentare man mano che la variazione sui 12 mesi dei prezzi energetici al consumo risale da valori molto negativi verso lo zero, coerente con la stabilizzazione (in media) delle quotazioni internazionali. Secondo fattore rilevante dello scenario di previsione è la sostanziale stabilizzazione dell’euro sul dollaro: ciò evita impatti addizionali in Italia sull’inflazione “importata”, tramite le materie prime che sono quotate in dollari. Ciò continuerà fino al 2025 a favorire il rallentamento dei prezzi al consumo.

Confindustria abbassa stime Pil: +0,8% nel 2024, +0,9% nel 2025

Confindustria abbassa stime Pil: +0,8% nel 2024, +0,9% nel 2025Roma, 22 ott. (askanews) – Crescita più bassa del previsto per l’Italia. Le previsioni del Centro Studi di Confindustria per l’economia italiana sono riviste al ribasso, rispettivamente di 1 e 2 decimi di punto all’anno, rispetto a quelle incluse nel rapporto dello scorso aprile: il Pil è previsto crescere del +0,8% nel 2024 e del +0,9% nel 2025. Stime più pessimiste, dunque, di quelle del governo che, nel Documento programmatico di bilancio, vede una crescita dell’1% per quest’anno e dell’1,2% per il prossimo. Non sono da escludersi poi, secondo Confindustria, rischi al ribasso legati ad un eventuale slittamento nei tempi di realizzazione del Pnrr, all’eventuale allargamento del conflitto in Medio Oriente all’Iran o al crollo del settore auto che “mette a rischio la crescita italiana sia di breve che di medio-lungo periodo”. Il ritmo di crescita comunque, – fanno notare gli economisti di viale dell’Astronomia nel rapporto sulle previsioni d’autunno – è più alto di quello registrato dall’Italia, in media, nei decenni pre-pandemia. Le recenti revisioni dell’Istat implicano un’eredità statistica del 2023 sul Pil 2024 più bassa di 0,2 punti, interamente dovuta alla peggiore dinamica nel 2023, mentre quella nella prima metà del 2024 è rimasta invariata. La dinamica del Pil nella media del 2024 sarà sostenuta prevalentemente dalle esportazioni nette, con un contributo di +1,2% risultante da un +0,2% delle maggiori esportazioni e un +1,0% dovuto al calo delle importazioni, e in misura minore dagli investimenti fissi lordi (+0,1%). Contribuiranno negativamente, invece, i consumi delle famiglie (-0,1%) e la variazione delle scorte (-0,4%), mentre sarà nullo l’apporto dei consumi collettivi. Nel 2025, invece, l’elemento trainante sarà costituito dai consumi delle famiglie (contributo di +0,5%), cui si aggiungeranno la crescita dei consumi collettivi (contributo di +0,2%), delle esportazioni nette (+0,1%, di cui +0,7% le esportazioni e -0,6% dovuto al miglioramento delle importazioni) e della variazione delle scorte (+0,4%), mentre sarà negativo l’apporto degli investimenti (-0,3%).

Nordcorea smentisce invio truppe per conflitto in Ucraina

Nordcorea smentisce invio truppe per conflitto in UcrainaRoma, 22 ott. (askanews) – La Corea del Nord ha negato di fornire truppe alla Russia per il conflitto in Ucraina, rispondendo a un’accusa lanciata la scorsa settimana dai servizi d’intelligence della Corea del Sud. Ma da Seoul oggi sono arrivate ulteriori conferme della circostanza e il governo sudcoreano ha prospettato la possibilità d’inviare in Ucraina propri militari per monitorare le mosse dei nordcoreani.


Un rappresentante di Pyongyang all’Onu – scrive l’agenzia di stampa France Presse – ha definito una “voce infondata” che il regime di Kim Jong Un abbia prestato propri soldati alla Russia. “Per quanto riguarda la cosiddetta cooperazione militare con la Russia, la mia delegazione non ritiene necessario commentare queste voci stereotipate e infondate”, ha dichiarato un rappresentante nordcoreano durante una sessione dell’Assemblea generale dell’Onu tenutasi lunedì sera a New York. Le affermazioni di Seoul “mirano a infangare l’immagine della Repubblica popolare democratica di Corea e a minare le relazioni legittime, amichevoli e cooperative tra due Stati sovrani”, ha aggiunto il diplomatico.


La Corea del Sud, dal canto suo, ha convocato l’ambasciatore russo a Seoul per chiedere il ritiro “immediato” dei soldati inviati, secondo Sepul, da Pyongyang per sostenere Mosca nella sua guerra contro l’Ucraina, secondo quanto riferito dal ministero degli Affari esteri sudcoreano. Quest’ultimo ha “sottolineato che la cooperazione tra Russia e Corea del Nord (…) non è diretta contro gli interessi di sicurezza della Corea del Sud”. Russia e Corea del Nord hanno firmato un accordo di partenariato strategico che prevede anche una clausola di difesa reciproca in una recente visita del presidente russo Vladimir Putin a Pyongyang. Secondo l’accusa della Nis (l’agenzia di spionaggio sudcoreana), circa 1500 soldati delle forze speciali nordcoreane si troverebbero già in Russia per acclimatarsi e dovrebbero presto essere inviati al fronte. I servizi di Seoul prevedono l’invio di circa 12mila soldati in totale.


Oggi Seoul ha “fermamente condannato” la Corea del Nord, chiedendo il ritiro immediato delle truppe nordcoreane e minacciando di adottare “misure graduali” contro la Corea del Nord e la Russia per la loro crescente cooperazione militare. Ha inoltre esortato la Corea del Nord a ritirare immediatamente le sue truppe dalla Russia. Il Consiglio di sicurezza nazionale presidenziale sudcoreano ha convocato una riunione per valutare la situazione. “Se la cooperazione militare illegale tra Corea del Nord e Russia continuerà, non rimarremo a guardare ma risponderemo con fermezza in collaborazione con la comunità internazionale”, ha avvertito il vice consigliere principale per la sicurezza nazionale, Kim Tae-hyo.


Ieri, il presidente sudcoreano Yoon Suk Yeol ha dichiarato che invierà una delegazione alla Nato per condividere informazioni sul dispiegamento di truppe nordcoreane, dopo aver discusso delle preoccupazioni con il segretario generale dell’Alleanza, Mark Rutte, durante una conversazione telefonica riguardo il crescente legame militare tra Pyongyang e Mosca. Un funzionario presidenziale ha dichiarato che un team di agenti dell’intelligence e funzionari del ministero della Difesa sarà inviato presso la sede della Nato a Bruxelles “tra qualche giorno” per condividere le loro valutazioni e discutere la cooperazione. Il dispiegamento di un contingente così ampio di truppe nordcoreane, incluse le sue unità militari più d’élite, rappresenta uno sviluppo significativo nei legami militari con la Russia, che in precedenza erano limitati alla fornitura di proiettili di artiglieria e missili balistici a corto raggio. L’agenzia di stampa sudcoreana Yonhap ha riportato martedì che Seoul sta valutando l’invio di una delegazione in Ucraina, composta da militari dell’intelligence, per monitorare il dispiegamento di truppe nordcoreane, citando una fonte governativa. Inoltre, ha anche pubblicato una foto tratta da un profilo Telegram filorusso, la cui veridicità non è verificabile, in cui si vedono una bandiera russa e una nordcoreana sventolare “sul campo di battaglia”.

Casa, idealista: solo 5% immobili venduto in meno di una settimana

Casa, idealista: solo 5% immobili venduto in meno di una settimanaRoma, 22 ott. (askanews) – Il mercato immobiliare italiano mostra segnali di rallentamento nelle vendite rapide. Nel terzo quarter del 2024, solo il 5% degli immobili presenti su idealista, il portale immobiliare leader nello sviluppo tecnologico in Italia, è stato venduto in meno di una settimana. Questo dato rappresenta un calo del 3% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, quando le vendite “express” rappresentavano l’8% del totale. La tendenza è stabile rispetto al secondo trimestre del 2024, in cui la quota di vendite rapide era identica. Secondo l’analisi, la maggior parte delle abitazioni, pari al 41%, è stata venduta entro un periodo compreso tra 90 giorni e un anno. Il 30% degli immobili è stato venduto tra uno e tre mesi, mentre l’11% è stato acquistato entro un mese dalla pubblicazione. Infine, il 13% delle vendite ha richiesto oltre 12 mesi. Brescia (17%) e Bologna (16%) si distinguono come i mercati più veloci per le vendite immobiliari in meno di una settimana, seguite da Milano con il 13%. Subito dopo, Verona, Palermo e Roma si attestano al 12%. Complessivamente, 32 capoluoghi superano la media nazionale del 5% nelle vendite rapide, tra cui spiccano Firenze e Napoli (10%), Genova (9%), Torino (8%) e Venezia (7%). Salerno, Pesaro, Macerata, Trapani, Como, Campobasso, Latina, Ancona, Vicenza, Siena e Messina registrano percentuali in linea con la media del 5%, mentre altri 45 capoluoghi si posizionano al di sotto di questa soglia. Nessuna vendita “express” è stata rilevata nel terzo trimestre a Massa, Frosinone, Oristano, Rieti, Foggia e Isernia. Il 60% dei capoluoghi monitorati ha visto una diminuzione delle vendite in meno di una settimana rispetto all’anno scorso. Le città che hanno registrato i cali più significativi includono Trieste (-26%), Isernia (-24%) e Fermo (-21%). Le città metropolitane non sono state immuni da questo fenomeno, con Palermo (-8%), Firenze (-5%) e Milano e Roma (entrambe -4%) in calo. Solo Torino ha mantenuto la stabilità. Al contrario, alcune città hanno registrato un incremento delle vendite “lampo”, con Brescia che guida con un aumento del 14%, davanti. Vendite express nelle province: Triveneto al top Trieste (15%), Venezia (11%) e Padova (10%) sono le province più veloci nelle vendite immobiliari in meno di una settimana. Le province di Milano e Roma, con il 5%, sono in linea con la media nazionale. Delle 106 province monitorate, 63 hanno visto una riduzione delle vendite rapide rispetto allo scorso anno, con Parma (-19%), Roma (-18%) e Firenze (-15%) che hanno subito le flessioni più marcate. Tra le province con aumenti, spiccano Pordenone (7%), Rieti (6%) e Varese (5%).