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Autore: Redazione StudioNews

Incontro Li Qiang-Ishiba: Cina-Giappone rafforzino rapporto

Incontro Li Qiang-Ishiba: Cina-Giappone rafforzino rapportoRoma, 11 ott. (askanews) – Nel loro primo incontro, il premier cinese Li Qiang e il nuovo primo ministro giapponese Shigeru Ishiba hanno auspicato di rafforzare il rapporto tra Pechino e Tokyo in una chiave reciprocamente vantaggiosa.


I due capi di governo si sono visti in Laos, dove si trovano per prendere parte agli eventi connessi al vertice Asean. Si tratta della prima possibilità di confronto tra i due, dopo che Ishiba è diventato primo ministro il primo ottobre. Li Qiang ha esortato a promuovere relazioni strategiche, mantenendo la stabilità delle catene di approvvigionamento globali, e ha dichiarato di sperare che Giappone e Cina possano “incontrarsi a metà strada e mantenere la relazione sulla giusta rotta”, rafforzando continuamente il dialogo e la cooperazione, secondo il ministero degli Esteri cinese.


Entrambe le parti stanno cercando di stabilizzare i rapporti dopo l’uccisione di un bambino giapponese in Cina il mese scorso e una serie di contenziosi diplomatici su diversi temi tra Pechino e Tokyo. Nell’incontro Ishiba ha chiesto che Pechino chiarisca rapidamente il caso e implementi misure per proteggere gli espatriati giapponesi e reprima i post sui social media ostili al Giappone. Li,, dal canto suo ha affermato che “i due Paesi dovrebbero sfruttare bene il meccanismo di dialogo sul controllo delle esportazioni e salvaguardare congiuntamente la stabilità delle catene industriali e di approvvigionamento e il sistema di libero commercio globale”. Secondo il resoconto giapponese, Ishiba ha affermato che il Giappone “non intende disaccoppiare o interrompere le catene di approvvigionamento, ma spera di approfondire la cooperazione pratica in vari settori”.


Il capo del governo giapponese ha inoltre colto l’occasione per esprimere le preoccupazioni di Tokyo per le crescenti manovre militari cinesi intorno al Giappone, tra cui l’incursione di un aereo da ricognizione cinese nello spazio aereo giapponese ad agosto e il passaggio vicino alle acque territoriali giapponesi della portaerei Liaoning e di due cacciatorpediniere a settembre.

Zelensky: “Grazie Giorgia per tuo forte sostegno all’Ucraina”

Zelensky: “Grazie Giorgia per tuo forte sostegno all’Ucraina”Milano, 12 ott. (askanews) – “Sono grato all’Italia. Ringrazio personalmente te, Giorgia, per il tuo forte e sincero sostegno all’Ucraina, per la tua vera capacità di sostenere il nostro popolo”. Lo ha detto il presidente ucraino Volodymyr Zelensky nelle dichiarazioni alla fine dell’incontro a Roma con il Presidente del Consiglio Giorgia Meloni il 10 ottobre, precisando che i due hanno “anche discusso della preparazione di un nuovo pacchetto di difesa”


“Stiamo presentando ai nostri amici più cari, ai leader d’Europa, i dettagli del nostro piano di vittoria che abbiamo preparato in Ucraina per rendere più vicina una giusta fine di questa guerra”, ha dichiarato. “Sono grato a Giorgia, al team del governo italiano per questa attenzione al piano, ai suoi punti, all’intera strategia” ha aggiunto. “Abbiamo concordato di lavorare insieme a livello di team per discutere le condizioni di pace il prima possibile” ha aggiunto. “Abbiamo anche parlato oggi dei preparativi per la sessione del Consiglio europeo, così come della decisione sui beni russi. Sono grato per questa preparazione della conferenza sulla ripresa dell’Ucraina che si terrà in Italia. È importante per noi vedere che le aziende italiane siano rappresentate in modo significativo nei progetti di ripresa in Ucraina”.

Muore Ethel Kennedy, l’addio di Biden: “era un’icona americana”

Muore Ethel Kennedy, l’addio di Biden: “era un’icona americana”Milano, 10 ott. (askanews) – “Ethel Kennedy era un’icona americana, una matriarca di ottimismo e coraggio morale, un emblema di resilienza e servizio”. Così il presidente Usa Joe Biden sulla scomparsa di Ethel Kennedy, moglie di Bob e ultima iconica presenza di quella ‘Camelot’ che è stato il clan più famoso d’America. “Devota alla famiglia e al Paese, aveva una spina dorsale d’acciaio e un cuore d’oro che hanno ispirato milioni di americani, tra cui me e Jill. Siamo stati fortunati a poterla chiamare una cara amica” aggiunge Biden.


“Crescendo in una famiglia cattolica irlandese – prosegue il capo di stato – spesso ho guardato alla famiglia Kennedy per una prova della promessa dell’America. Il marito di Ethel, il procuratore generale Robert F. Kennedy, è stato uno dei miei eroi, ispirando un’intera generazione a rendere reale quella promessa per tutti gli americani. Insieme, erano guidati da valori che erano gli stessi che i miei nonni e i miei genitori mi hanno insegnato intorno al tavolo della cucina: tutti hanno il diritto di essere trattati con dignità e rispetto. Abbiamo tutti un obbligo reciproco, di non dare all’odio un porto sicuro e di non lasciare indietro nessuno”. Biden testimonia una grande vicinanza. “Quando mi sono trasferito nello Studio Ovale come Presidente, ho messo un busto di Robert Kennedy vicino al camino, perché lui ed Ethel hanno sempre avuto un posto nel mio cuore. Conservo gelosamente le cartoline che inviava a me e alla mia famiglia. E quando Ethel mi ha consegnato il premio RFK Ripple of Hope nel 2016, è stato uno dei più grandi onori della mia vita perché l’ho ricevuto da un’eroina a pieno titolo. Per oltre 50 anni, Ethel ha viaggiato, marciato, boicottato e difeso i diritti umani in tutto il mondo con la sua caratteristica volontà di ferro e grazia”.


In tutto questo, la storia di Ethel è stata la storia americana. “Jill e io mandiamo il nostro amore ai suoi figli, nipoti e pronipoti; ai suoi nipoti e pronipoti e all’intera famiglia Kennedy; e ai milioni di persone in tutto il mondo toccate nel corso dei decenni dalla sua straordinaria vita di forza e servizio”.

Ucraina, Zelensky da Meloni per presentare “Piano per la vittoria”

Ucraina, Zelensky da Meloni per presentare “Piano per la vittoria”Roma, 10 ott. (askanews) – Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky è arrivato a Villa Doria Pamphilj, accolto dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni.


Meloni e Zelensky si sono salutati con un caloroso abbraccio e adesso è in corso il bilaterale. Il leader ucraino è impegnato in questi giorni in un tour delle capitali europee per presentare il suo “Piano per la vittoria”.


Prima di arrivare a Roma, oggi Zelensky è stato ricevuto a Londra dal premier britannico Keir Starmer, presente anche il segretario generale della Nato Mark Rutte, e poi a Parigi dal presidente francese Emmanuel Macron.

Salute e benessere, anche Mogol tra ospiti CeoForLife Awards 2024

Salute e benessere, anche Mogol tra ospiti CeoForLife Awards 2024Roma, 10 ott. (askanews) – Non solo “i migliori ceo per un’Italia migliore”, con associazioni, istituzioni per parlare dei temi strategici legati all’Agenda 2030. A raccontare i CeoForLife Awards 2024 nella Club House di Piazza Montecitorio anche Giulio Mogol, che nella giornata dedicata alla salute e al benessere ha ricordato l’importanza di una corretta alimentazione, di una vita sana e aperta a scorgere la bellezza della vita. Ospite di I’m possibile e di Paolo Longhi, il poeta della musica italiana appassionato di architettura e salute, 88 anni, ha commosso e motivato i ceo e gli ospiti presenti.


“La Salute – spiega Mogol – è il risultato del bene che vogliamo agli altri. Si perché se vogliamo bene agli altri significa che ci prendiamo cura di loro come di noi stessi. Prendersi cura significa che la vita ci viene donata ma la nostra salute dipende da noi ed è la risultante di tante cose: del cibo che mangiamo, dell’aria che respiriamo, delle persone che frequentiamo, dei libri che leggiamo, della musica che ascoltiamo. E anche cantare insieme è stato dimostrato dalla scienza che genera benessere. Per questo ho scritto il libro La Rinascita insieme a contributi scientifici di Giovanni Scapagnini, Carlo Massullo e Fabiana Superti”. L’impegno di CEOforLIFE, racconta Giordano Fatali, presidente e fondatore, “si rinnova con una visione chiara e ambiziosa. Nelle otto giornate di Awards di ottobre, oltre a definire un quadro chiaro del sistema paese rispetto ai principali temi strategici dell’Agenda 2030 e ad ascoltare i visioni presenti di sviluppo sostenibile delle aziende, stiamo lanciando le Task Force Nazionali di Scopo Permanenti, che prenderanno vita a partire da gennaio 2025. La missione di CEOforLIFE è creare una piattaforma solida e inclusiva, in cui CEO, manager, istituzioni, mondo associativo e giovani, lavorino insieme per affrontare le sfide più pressanti, ma anche a costruire un futuro migliore per l’Italia”, spiega il presidente e fondatore Giordano Fatali.


La giornata, aperta con il collegamento a Bruxelles con Dario Nardella, e che ha visto tra gli ospiti la deputata Elena Bonetti, si è chiusa con la premiazione degli amministratori impegnati in progetti legati al tema della sanità e della prevenzione. Prossimo appuntamento il 15 ottobre dalle 9 per parlare di social impact.

Crosetto duro su attacco a Unifil: possibili crimini di guerra

Crosetto duro su attacco a Unifil: possibili crimini di guerraMilano, 10 ott. (askanews) – “Gli atti ostili compiuti e reiterati dalle forze israeliane” contro la base Unifil 1-31 in Libano “potrebbero costituire crimini di guerra e sicuramente rappresentano delle gravissime violazioni alle norme del diritto internazionale umanitario”. Di sicuro “non si tratta di un errore” o di “un incidente”. Così in conferenza stampa trasmessa in streaming da Palazzo Chigi il ministro della Difesa Guido Crosetto ha espresso “un fortissimo disappunto” e richiamato “ad astenersi da condotte aggressive contro le forze Unifil, sia il ministro della Difesa (israeliano) Gallant, sia in un colloquio formale con l’ambasciatore israeliano a cui ho detto di trasferire le mie parole al ministro della Difesa e al Capo di Stato Maggiore della difesa israeliano”.


“Italia e Nazioni Unite non possono prendere ordini da Israele” afferma il ministro della Difesa italiano, proprio mentre viene respinta dall’Unifil la richiesta di Israele di spostarsi cinque chilometri a nord del confine. Non solo. L’Italia attende sull’attacco alla base Unifil da Tel Aviv “spiegazioni formali, reali, nei tempi più rapidi possibili”. Di sicuro non è stato un errore perché “si tratta di più colpi” e non di uno solo “partito per errore” appunto. “L’ambasciatore israeliano non era in grado di fornirci spiegazioni, l’addetto militare israeliano non era presente, – era tra l’altro a un evento organizzato dalla Marina Militare italiana e dal Ministero della Difesa a Venezia (fa notare Crosetto, riferendosi evidentemente al XIV Trans-Regional Seapower Symposium, ndr) – tornerà domani e dopo aver sentito lui stesso, il Ministero della Difesa, il Capo di Stato Maggiore israeliano ci fornirà formalmente spiegazioni di ciò che è avvenuto. Perché non si tratta di un errore e non si tratta di un incidente”.


Crosetto poi si dice certo che “il segnale che abbiamo mandato oggi, abbia avuto la giusta durezza e sia giunto dove doveva giungere e come doveva giungere”. Ma “siamo qua per dire che non possiamo tranquillizzarvi, non si tranquillizza nessuno in una situazione di questo tipo. La Difesa italiana e l’Italia seguono la vicenda, hanno fatto di tutto e faranno di tutto per garantire la sicurezza di qualunque persona che lavori per la pace in quell’area”. Poi sul motivo dell’attacco alla missione Onu, ha ribadito: “Io non ho una mia spiegazione e se ce l’avessi non la direi, perché non posso lasciarmi alle interpretazioni, devo attenermi ai fatti e alla verità e quindi devo aspettare la risposta ufficiale da parte israeliana”.


A chi ventila la possibilità di un ritiro del contingente Unifil dal Libano, Crosetto spiega che “non è una scelta nazionale”. “Non esistono linee rosse nazionali, esistono decisioni che si prendono nella comunità internazionale”, precisa Crosetto. Resta però il fatto che l’Italia avrebbe preferito essere ascoltata prima e in qualche modo si fosse “intervenuti per rendere applicata la 1701 e quindi non consentire a Israele di poter dire che non essendoci applicazione, essendoci presenze di Hezbollah nei dieci chilometri al di là della Blue Line, loro erano tra virgolette costretti ad intervenire, per cui continuiamo a chiedere questa possibilità e l’alternativa alla guerra” afferma, spiegando poi: “L’alternativa alla guerra è la possibilità delle forze delle Nazioni Unite di svolgere il lavoro che la 1701 gli chiedeva di fare, quindi di fare un’area di almeno dieci chilometri di sicurezza, area di sicurezza significa: da cui non possono essere tirate bombe verso Israele, non possono partire attacchi o razzi verso Israele”.

Migranti,Commissione Ue: non c’è alcuna proposta su hub esterni

Migranti,Commissione Ue: non c’è alcuna proposta su hub esterniBruxelles, 10 ott. (askanews) – Nonostante le pressioni della presidenza di turno ungherese del Consiglio Ue, e di 15 paesi (Danimarca, Bulgaria, Repubblica ceca, Estonia, Grecia, Italia, Cipro, Lettonia, Lituania, Malta, Paesi Bassi, Austria, Polonia, Romania e Finlandia) che hanno scritto alla Commissione europea per chiedere “nuove soluzioni per affrontare l’immigrazione irregolare” verso l’Europa, non esiste ancora alcuna proposta formale riguardante i cosiddetti “hub esterni di rimpatrio”, ovvero centri fuori dall’Ue in cui raccogliere i migranti irregolari che non hanno diritto all’asilo nei paesi membri, in attesa che siano rimpatriati nei loro paesi di origine.


Lo ha detto chiaramente, stasera, la commissaria europea agli Affari interni, Ylva Johansson, durante la conferenza stampa al termine del Consiglio Giustizia e Affari interni dell’Ue svoltosi oggi a Lussemburgo. “Questa non è una proposta della Commissione, quindi non sono io a dover rispondere”, ha replicato inizialmente Johansson a una giornalista che chiedeva se nel Consiglio se ne fosse discusso. E a un altro giornalista che ricordava come la stessa Commissione, nel 2018, avesse respinto le ipotesi di “centri di rimpatrio collocati esternamente” all’Unione in cui sbarcare i migranti irregolari soccorsi in mare, la commissaria ha risposto: “Penso che lei stia cercando di fare una cosa grande da una cosa piccola; quindi non c’è alcuna proposta da parte della Commissione in merito, e nemmeno da parte di nessun altro”.


Il premier ungherese, Viktor Orban, parlando a nome della presidenza di turno del Consiglio Ue ieri nella plenaria del Parlamento europeo a Strasburgo, aveva perorato l’ipotesi degli “hub esterni” per i migranti irregolari, in una versione ancora più radicale, molto simile al modello che l’Italia ha proposto con i centri di accoglienza in Albania per “esternalizzare” le procedure d’asilo. Per Orban, non far entrare affatto i “migranti illegali” negli Stati membri, ma raccoglierli in centri fuori dalle frontiere dell’Ue per identificarli e valutare le loro richieste di protezione internazionale sarebbe l’unica soluzione per evitare la situazione attuale, in cui chi non ha diritto all’asilo e dovrebbe essere espulso e rimpatriato rimane invece nel territorio dell’Unione. Di fronte alle insistenze dei giornalisti in conferenza stampa, la commissaria Johansson ha poi spiegato: “C’è una discussione in corso su come incrementare i rimpatri, e questa è una discussione importante. Abbiamo avuto un dibattito molto interessante su questo – ha riferito – durante il pranzo di oggi” con i ministri dell’Interno dell’Ue.


“È anche previsto nelle linee guida della presidente von der Leyen – ha ricordato Johansson -, che la prossima Commissione prenderà l’iniziativa con una proposta di aumentare i rimpatri. Questo è importante, e questa è una discussione che deve aver luogo. E abbiamo iniziato questo durante la presidenza ungherese, oggi durante il pranzo. Ma – ha precisato – non siamo nella posizione di informare su alcun tipo di discussione dettagliata in questo momento”. “Penso – ha continuato poi la commissaria – che ciò che vediamo, ciò che abbiamo sperimentato con gli Stati membri è un impegno molto forte per attuare pienamente il Patto sulla migrazione e l’asilo. E la penso allo stesso modo riguardo alla stragrande maggioranza del Parlamento europeo; tutti sono molto fiduciosi su ciò che è stato deciso, ma si rendono conto di quanto ora sia necessario passare all’attuazione”.


“Immagino – ha osservato ancora Johansson – che poche persone si rendano conto di quanto sia grande il Patto, di quanto sia completo, di quante cose affronti. Quindi non sono affatto nervosa riguardo a ipotesi di una sua modifica: il Patto sarà attuato e ci sarà un forte sostegno per la sua completa attuazione”, ha concluso la commissaria.   C’è una proposta legislativa specifica che non è stata adottata nel Patto, ed è stata la riformulazione della direttiva sui rimpatri e questo è il motivo per cui è necessario che la Commissione entrante prenda nuove iniziative nella politica sui rimpatri, perché non ne faceva parte, quindi è naturale e deve essere affrontato. 

Giornata Salute mentale: LIRH: attenzione a malattie neurodegenerative

Giornata Salute mentale: LIRH: attenzione a malattie neurodegenerativeRoma, 10 ott. (askanews) – “Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), i disturbi mentali rappresentano una delle maggiori sfide per la sanità pubblica in Europa in termini di prevalenza, carico della malattia e disabilità, giacché colpiscono oltre un terzo della popolazione ogni anno. In tutti i Paesi, inoltre, i problemi di salute mentale hanno una prevalenza di gran lunga maggiore tra i soggetti più svantaggiati. La giornata dedicata alla Salute Mentale sollecita una doverosa considerazione sull’inadeguatezza delle organizzazioni territoriali deputate all’assistenza rivolta alle fragilità di chi soffre di disagi legati a malattie neurodegenerative”. Lo scrive in una nota la Fondazione LIRH, Lega italiana Ricerca di Huntington nella giornata mondiale della salute mentale.


“Quasi tutte le malattie neurodegenerative, da quelle più note come la malattia di Alzheimer o a quelle più rare come i cosiddetti parkinsonismi più o meno atipici – prosegue la nota – sono anticipati da prodromi legati a disagi di tipo comportamentale. A questo punto lo scenario che si apre è il seguente: se c’è il sospetto di una malattia neurodegenerativa, allora se ne deve occupare il neurologo. Se però il neurologo coglie l’aspetto psichiatrico, deve occuparsene lo psichiatrica. Un ping-pong che, nel frattempo, lascia le persone con disagio mentale prive di qualsiasi assenza, nonostante il servizio sanitario universalistico dovrebbe garantire loro un supporto psicologico, sociale e medico gratuito e territoriale. L’esempio più emblematico è quello della malattia di Huntington che, rispetto a tutte le altre, è riconoscibile con un test genetico anche quando le manifestazioni cliniche non sono evidenti. Ha la più alta frequenza di suicidi tra tutte le patologie umane, può essere associata ad una grave difficoltà del controllo delle emozioni, può produrre cambiamenti repentini nella personalità di un individuo trasformandolo da persona mite ad irascibile o aggressiva. Se, allora, emerge la necessità che persone in questa condizione si rivolgano ai servizi territoriali di salute mentale, la cosa che più frequentemente accade è una generale e costante sottovalutazione di tale condizione, che non viene riconosciuta. E non serve nemmeno ‘sventolare’ un risultato positivo di un test genetico a dimostrazione di una predisposizione verso una grave malattia ereditaria, perchè non viene compreso. “La conseguenza – afferma Ferdinando Squitieri, Direttore Scientifico del Centro Malattie Neurologiche Rare della Fondazione Lega Italiana Ricerca Huntington di Roma – può essere, nella migliore delle condizioni, una reazione aggressiva e antisociale col rigetto dell’assistenza e delle terapie necessarie. Nel suo aspetto peggiore, il profondo senso di inadeguatezza di chi vive esperienze simili può, nella mia esperienza, generare reazioni anche violente, come nel caso di omicidi/suicidi che raggiungono solo in parte la comunicazione mediatica”.


“La giornata – conclude LIRH – è appropriata per sollevare un grido di allarme alle Istituzioni affinché il diritto alla salute, anche mentale, sia effettivamente riconosciuto, realmente esigibile e supportato da un’organizzazione territoriale efficace, facendosi in questo aiutare, oltre che dagli specialisti, anche dalle organizzazioni del terzo settore con esperienza su questi temi”.

Vino, per “Il Golosario” miglior rosso Italia 2024 è un Montecucco Doc

Vino, per “Il Golosario” miglior rosso Italia 2024 è un Montecucco DocMilano, 10 ott. (askanews) – Arriva da Civitella Paganico (Grosseto), uno dei sette Comuni di produzione della Denominazione d’origine Montecucco, il “Rosso dei Rossi 2024” secondo la guida “Il Golosario” di Paolo Massobrio e Marco Gatti. Si tratta del “Montecucco Rosso Riserva Bio Impostino 2018” di Tenuta Impostino che, già inserito nella selezione “Top Hundred” che raccoglie i migliori vini d’Italia tra 100 novità assolute e 100 cantine già premiate negli anni precedenti, si è guadagnato il titolo di “Top dei Top” dei rossi, ovvero l’eccellenza della sua categoria per quest’anno.


Blend di Sangiovese (80%), Merlot, Syrah e Petit Verdot, il “Montecucco Rosso Riserva Bio Impostino 2018” fa una macerazione sulle bucce di una quindicina di giorni, affina per almeno 18 mesi in botti grandi di legno, e poi viene assemblato in vasche di cemento sulle proprie fecce fini. Il premio è un riconoscimento ad una Denominazione piccola ma con un grande potenziale, che, con le sue 68 aziende associate, ha a disposizione un areale integro e riccho di biodiversità, con una quota di produzione certificata bio del 95% per la Doc e del 91,5% per la Docg. La produzione agroalimentare è rappresentata per la maggior parte da piccole e medie aziende a conduzione familiare circondate da vigneti, boschi, seminativi e olivi, e la vasta offerta enoturistica fa leva proprio su questa sua natura autentica, oltre che su storia, cultura ed enogastronomia.

Vino, per “Il Golosario” miglior rosso Italia 2024 è un Montecucco Doc

Vino, per “Il Golosario” miglior rosso Italia 2024 è un Montecucco DocMilano, 10 ott. (askanews) – Arriva da Civitella Paganico (Grosseto), uno dei sette Comuni di produzione della Denominazione d’origine Montecucco, il “Rosso dei Rossi 2024” secondo la guida “Il Golosario” di Paolo Massobrio e Marco Gatti. Si tratta del “Montecucco Rosso Riserva Bio Impostino 2018” di Tenuta Impostino che, già inserito nella selezione “Top Hundred” che raccoglie i migliori vini d’Italia tra 100 novità assolute e 100 cantine già premiate negli anni precedenti, si è guadagnato il titolo di “Top dei Top” dei rossi, ovvero l’eccellenza della sua categoria per quest’anno.


Blend di Sangiovese (80%), Merlot, Syrah e Petit Verdot, il “Montecucco Rosso Riserva Bio Impostino 2018” fa una macerazione sulle bucce di una quindicina di giorni, affina per almeno 18 mesi in botti grandi di legno, e poi viene assemblato in vasche di cemento sulle proprie fecce fini. Il premio è un riconoscimento ad una Denominazione piccola ma con un grande potenziale, che, con le sue 68 aziende associate, ha a disposizione un areale integro e riccho di biodiversità, con una quota di produzione certificata bio del 95% per la Doc e del 91,5% per la Docg. La produzione agroalimentare è rappresentata per la maggior parte da piccole e medie aziende a conduzione familiare circondate da vigneti, boschi, seminativi e olivi, e la vasta offerta enoturistica fa leva proprio su questa sua natura autentica, oltre che su storia, cultura ed enogastronomia.