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Vino, Chianti Lovers e Rosso Morellino: al via vendita dei biglietti

Vino, Chianti Lovers e Rosso Morellino: al via vendita dei bigliettiMilano, 30 gen. (askanews) – Si è aperta la vendita dei biglietti per “Chianti Lovers & Rosso Morellino – Anteprima 2024”, in programma il 18 febbraio presso il padiglione Cavaniglia della Fortezza da Basso di Firenze. Una giornata di degustazioni con diverse aree espositive e tecniche, a cui saranno presenti oltre 200 etichette di Chianti e Morellino, di cui la metà saranno nuove annate offerte in anteprima da oltre cento aziende. oltre 200 etichette di Chianti e Morellino di cui la metà saranno nuove annate offerte in anteprima da oltre cento aziende.

I biglietti in prevendita sono disponibili sulla piattaforma online Box Office Toscana. Il pubblico avrà accesso con biglietto dalle 16 alle 21, mentre gli operatori potranno entrare dalle 9.30 alle 21 nella solo area espositiva del Padiglione Cavaniglia. Foto di Alessandro Fibbi

Lollobrigida: su vino senza alcol confronto tecnico in corso

Lollobrigida: su vino senza alcol confronto tecnico in corsoRoma, 30 gen. (askanews) – Sul tema della normativa che regolamenti il vino dealcolato, cioè senza alcol, bevanda che al momento in Italia non può essere denominata “vino”, “stanno valutando scientificando gli uffici quali devono essere gli impegni” da assumere con l’Ue. Lo ha detto il ministro dell’Agricoltura e della sovranità alimentare Francesco Lollobrigida rispondendo a una domanda prima di entrare a palazzo Chigi per il Consiglio dei ministri.

“Ci stiamo confrontando anche con l’Organizzazione internazionale del vino, che è presieduta da un italiano, perché ci sono delle modifiche sostanziali alle produzioni. Alcuni tecnici – ha spiegato Lollobrigida – vedono per esempio nell’alcol uno stabilizzatore naturale del vino che potrebbe mutarne le caratteristiche: se si mutano le caratteristiche potrebbe non essere considerato vino, dopodiché non è vietato vendere una bottiglia di qualcosa che somiglia al vino e chiamarla in un altro modo. Voler chiamare per forza una cosa che cambia radicalmente un prodotto con il nome di quel prodotto è un modo per cercare di di confondere le persone che acquistano. Noi non crediamo che sia la strada giusta”, ha sottolineato il ministro. Tuttavia, ha concluso Lollobrigida, “è ovvio che questo è oggetto anche di discussione che si fa con i tecnici, con gli scienziati che fanno analisi, con i conoscitori delle produzioni, con gli enologi, con un confronto attento. Quando avremo sviscerato del tutto” il dossier “prenderemo una posizione ufficiale”.

Vino, Prosecco Docg lancia Patto con Comuni del Conegliano Valdobbiadene

Vino, Prosecco Docg lancia Patto con Comuni del Conegliano ValdobbiadeneMilano, 30 gen. (askanews) – “Come Consorzio che rappresenta centinaia di realtà produttive e migliaia di viticoltori, abbiamo deciso di inaugurare un nuovo ‘spazio di dialogo’, un primo passo verso quello che auspichiamo sarà un vero e proprio Patto del Territorio. L’ascolto delle esigenze del territorio, la condivisione degli obiettivi e il confronto costante, crediamo siano la chiave per affrontare insieme il prossimo futuro del Conegliano Valdobbiadene”. Lo ha affermato la presidente del Consorzio di Tutela del Conegliano Valdobbiadene Prosecco Docg, Elvira Bortolomiol, che il 29 gennaio ha incontrato i 15 sindaci dei Comuni locali per avviare un percorso comune. L’incontro è avvenuto nell’ambito dell’evento di presentazione della prima edizione del Rapporto di sostenibilità del Consorzio, a Villa dei Cedri a Valdobbiadene.

Il Consorzio propone alle amministrazioni alcuni punti di collaborazione sui quali condividere il percorso. “Si tratterà innanzitutto di una piena condivisione degli obiettivi e degli strumenti da attuare e conseguentemente di un impegno reciproco declinato su più fronti” ha spiegato il direttore del Consorzio, Diego Tomasi, precisando che “dalla tutela, conservazione e rigenerazione delle risorse ambientali, alla creazione di un modello viticolo innovativo grazie alle competenze accademiche presenti sul territorio, fino alla mobilità sostenibile e l’efficientamento energetico delle produzioni sul territorio non dimenticando un’azione incisiva di coinvolgimento della cittadinanza”. La proposta di lavoro che il Consorzio avanza alle amministrazioni locali spazia da una campagna di comunicazione per coinvolgere il territorio sulla relazione tra vigneto e sostenibilità ambientale, alla collaborazione attiva per la conservazione ed il miglioramento delle risorse ambientali nelle sue componenti della biodiversità, passando per la verifica dello stato attuale dell’impronta carbonica dovuta all’attività vitivinicola e alla mobilità che rappresenta un fattore di grande utilità territoriale. Infine, si prevede una collaborazione su attività di inclusione sociale, coinvolgendo le aziende produttrici e i rappresentanti delle municipalità per dei percorsi formativi volti all’inserimento aziendale di nuovo capitale umano.

Vino, Ascheri: proteggiamo le Langhe da speculazione e omologazione

Vino, Ascheri: proteggiamo le Langhe da speculazione e omologazioneTorino, 30 gen. (askanews) – “Quando l’offerta è limitata e la domanda aumenta, i prezzi vanno alle stelle e il valore dei nostri terreni, dei nostri asset, è cresciuto tantissimo: questo significa che se oggi una delle nostre Cantine vuole acquistare un ettaro di Barolo devo spendere dai due ai quattro milioni di euro e questo è un problema, perché per ripagarselo servono quattro generazioni e quindi dal punto di vista economico non ha nessun senso, è un valore patrimoniale, esclusivamente finanziario”. A dirlo è Matteo Ascheri, presidente del Consorzio di Tutela Barolo Barbaresco Alba Langhe e Dogliani, a margine dell’incontro “Changes – Langhe (not) for sale – L’identità e il valore della comunità” che si è tenuto il 29 gennaio all’Officine grandi riparazioni (Ogr) di Torino nell’ambito di “Grandi Langhe 2024”.

A scatenare l’aumento incontrollato dei terreni vitati della zona più esclusiva del vino piemontese (meno di 2.000 ettari per il il Barolo e meno di 800 per il Barbaresco), sono stati principalmente i “grandi investitori esterni” che negli ultimi quindici anni hanno conquistato “tra il 15 e il 20%” delle Cantine delle Langhe. La “voracità” dei grandi gruppi e dei fondi di investimento che nel vino vedono un asset al pari di qualsiasi altro prodotto, e applicano logiche che snaturano completamente la cultura del territorio è un tema attuale e importante non solo qui ma in tutte le zone del nostro Paese fortemente votate alla produzione di vino di qualità. “Questo tipo di evoluzione è per certi versi inevitabile e non esiste una soluzione, perché le scelte di vendere o non vendere sono assolutamente personali, familiari, aziendali e noi non vogliamo entrarci, ma vogliamo che ci sia la consapevolezza che si tratta di decisioni che hanno un impatto sulla comunità. Dobbiamo avere chiaro cosa eravamo, cosa siamo diventati e perché” precisa Ascheri, sollevando un altro tema oltre al prezzo della terra che in Barolo è il più alto d’Italia, e cioé quello del capitale umano locale, il cui depauperamento rischia di compromettere il futuro del vino di questo magnifico e prezioso angolo di Piemonte, e in particolare della produzione delle punte di diamante Barolo e Barbaresco. “Di vino se ne consumerà sempre meno ma di qualità sempre più alta e il problema più grosso sarà quello dell’omologazione” prosegue il 62enne produttore di Bra (Cuneo) evidenziando che “il fattore umano non è solo un tema di proprietà, l’elemento umano è intrinseco nel nostro successo: il mondo delle Langhe è eterogeneo ed è proprio questo caleidoscopio che le rende un unicum”. “La nostra forza consiste nell”irregolarità’: se dalle nostre aziende togliamo la famiglia, andiamo verso l’omologazione ed è come se segassimo il ramo sul quale siamo seduti” continua, parlando di “un problema etico, di comunità” e puntando a smuovere se non le coscienze almeno “l’orgoglio e l’amor proprio” dei suoi colleghi vigneron.

Per spiegare con una battuta come è cambiato il paradigma negli ultimi anni, il presidente del Consorzio ricorda che “una volta quando uno vendeva non lo diceva a nessuno perché si vergognava e chi acquistava non lo diceva a nessuno perché non voleva che si sapesse che aveva speso un sacco di soldi: oggi la prima cosa è fare un comunicato stampa per dirlo a tutti”. “Un tempo – prosegue – il figlio di un contadino lavorava il vigneto, poi si è evoluto e ha incominciato a gestire la Cantina e adesso fa l’export manager e in vigneto non ci va più: è un’evoluzione naturale ma dobbiamo rendercene conto. Serve consapevolezza perché non è possibile pensare ad uno sviluppo che non passi da un mantenimento dei nostri valori distintivi – conclude Ascheri – contano le persone, le loro tradizioni e le loro storie: è questo il patrimonio che dobbiamo passare alle prossime generazioni per poter garantire loro un futuro prospero”. All’incontro, che ha aperto l’ottava edizione della due giorni di presentazioni e anteprime delle nuove produzioni vinicole di ben 300 produttori di Langhe e Roero, è stata presentata una ricerca realizzata dall’Università Cattolica di Milano e Brescia sui fattori che determinano o ostacolano la vendite delle aziende vitivinicole del territorio langarolo. Indagine che, in estrema sintesi, ha evidenziato nei produttori locali (con sfumature diverse tra under e over 40), un forte legame con la proprie radici e la propria storia imprenditoriale che portano ad uno scarso interesse, se non ad una dichiarata diffidenza, verso eventuali investitori esterni, ancor più se estranei al mondo del vino.

Il Consorzio Barolo Barbaresco Alba Langhe e Dogliani tutela quattro Docg e cinque Doc e riunisce 568 soci con circa 10mila ettari vitati sul territorio di 96 Comuni, che producono un totale che si aggira sui 66 milioni di bottiglie.

Vendemmia 2023 in Piemonte -14% ma cresce giro d’affari: 1.362 mln

Vendemmia 2023 in Piemonte -14% ma cresce giro d’affari: 1.362 mlnMilano, 29 gen. (askanews) – Con una produzione di 2,06 milioni di ettolitri contro i 2,26 milioni dell’anno precedente, la vendemmia 2023 in Piemonte ha fatto registrare un calo del 14%. I dati definitivi sono contenuti ne “L’Annata Vitivinicola in Piemonte 2023”, la pubblicazione annuale curata da Vignaioli Piemontesi e Regione Piemonte, che è stata presentata il 29 gennaio a Torino. Annata definita “molto buona” dai tecnici, che hanno assegnato otto stelle su dieci ad Arneis, Favorita, Nascetta, Dolcetto, Grignolino, Nebbiolo Alto Piemonte, Chardonnay, e le otto stelle e mezzo a Cortese, Erbaluce, Moscato bianco, Timorasso, Barbera, Brachetto e Nebbiolo (Langhe).

Tre i picchi vicino all’eccellenza, con nove stelle a Freisa, Pelaverga Piccolo, Ruchè. Sette stelle e mezzo invece a Vespolina, Sauvignon Blanc e Pinot Nero. “Il carattere più apprezzabile del 2023 – scrivono i tecnici – potrebbe essere quello delle ‘ridimensionate’ potenze alcoliche anche più in sintonia con le nuove richieste di mercato”. In generale, si delineano prospettive di migliore equilibrio e lunghezza nei vini, oltre che di maggiore complessità. Il Piemonte si conferma come la seconda regione a livello nazionale per impatto di fatturato, con un giro d’affari per il comparto vinicolo che cresce a quota 1.362 milioni di euro rispetto ai 1.235 milioni del 2022. Il responsabile di Nomisma Wine Monitor, Denis Pantini, ha spiegato che per quanto riguarda l’export di vini Dop italiani (-0,3% a valore, -3,9% a volumi), quelli piemontesi sono andati meglio della media, con l’Asti spumante Dop che è cresciuto del 5,2% nei valori e leggermente calato nelle quantità esportate (-0,9%). I rossi fermi Dop piemontesi hanno invece subito una contrazione del 2,6% a valori, e del 5% a volumi, contro, rispettivamente, un calo del 5,6% e del 8,1% che ha interessato l’intera categoria dei rossi fermi. I principali cali hanno interessato il Canada, la Norvegia, la Germania e UK mentre si sono registrati aumenti in Francia e Svezia. L’esportazione riguarda complessivamente il 60% del vino prodotto in Piemonte, di cui il 70% finisce nei Paesi comunitari e il 30% in quelli extra Ue.

Per il primo anno, dal 2017, gli ettari vitati piemontesi sono in flessione: oggi sono 44.285 (contro i 45.823 del 2022), un numero che si avvicina alla superficie vitata del 2013, 44.169 ettari. La produzione di vini a Denominazione di origine (18 Docg e 41 Doc che coprono circa l’83% della produzione regionale) rappresenta il 94%, con 1,95 mln di ettolitri dichiarati nella vendemmia 2023. “È tempo di affrontare i problemi: la scarsità dell’acqua e le malattie, prima fra tutte la flavescenza dorata, che insieme abbassano le rese ad ettaro e quindi il reddito dei viticoltori: questo ci rende estremamente vulnerabili” ha affermato Giulio Porzio di Vignaioli Piemontesi (che associa 35 Cantine cooperative con circa ottomila soci), aggiungendo che “è ora di fare e non di professare, bisogna guardare al futuro e investire su nuove strategie per dare un domani alla viticoltura delle colline Unesco e di chi ci lavora”.

L’assessore regionale all’Agricoltura, Marco Protopapa, ha evidenziato come la viticoltura e in genere l’agricoltura piemontese si trovino a fare i conti con il cambiamento climatico che è “fonte di grandissima preoccupazione”. “La conseguenza più immediata è il calo di produzione delle uve, a cui si aggiunge un’incertezza che arriva dai mercati internazionali” ha spiegato, aggiungendo che “è importante investire nella promozione delle eccellenze locali, come la cucina di qualità, i vini pregiati e le nostre bellezze paesaggistiche riconosciute dall’Unesco Patrimonio dell’Umanità”.

Assovini Sicilia: in nostre Cantine almeno una donna in ruoli strategici

Assovini Sicilia: in nostre Cantine almeno una donna in ruoli strategiciMilano, 29 gen. (askanews) – Nel 97% delle Cantine associate ad Assovini Sicilia c’è almeno una donna a rivestire ruoli strategici, il 59% rappresenta la propria Cantina, il 46% riveste ruoli di management nel settore del marketing e della promozione, e nel 25% dei casi occupa ruoli di direzione tecnica e controllo di qualità. La forte presenza femminile nella realtà del vino siciliano è uno dei dati più interessanti emersi da un sondaggio curato da P&G e dalla stessa associazione che conta cento aziende. Una presenza che diventa ancora più evidente se si pensa che il 58% delle aziende intervistate presenta almeno una figura under 35 in ruoli strategici di management, la maggior parte delle quali è donna.

Il 77% delle Cantine intervistate è rappresentato da aziende agricole (di cui il 74% sono a conduzione familiare) e il 7% da cooperative di viticoltori, che coltivano complessivamente 19.600 ettari distribuiti su tutto il territorio siciliano, dei quali il 34% in biologico (6.750 ha). Dalla ricerca diffusa dall’associazione risulta anche che il 34% delle Cantine ha una certificazione “SOStain”, il programma di sostenibilità per la vitivinicoltura siciliana promosso dal Consorzio di Tutela Vini Doc Sicilia e da Assovini Sicilia, allo scopo di certificare la sostenibilità del settore vitivinicolo regionale. Il 75% delle aziende produce vini biologici e il 13% possiede la certificazione “carbon footprint”. “In un contesto dove cresce la sensibilità per la tutela dell’ambiente – sottolinea Assovini Sicilia – sono molteplici gli investimenti che riguardano azioni a sostegno della biodiversità (71% delle aziende), a realizzazione di impianti fotovoltaici (64%), la riduzione delle emissioni di gas effetto serra, insieme al risparmio idrico e la tutela e la conservazione del paesaggio (12%)”.   Dallo studio emerge inoltre che i soci della realtà presieduta da Mariangela Cambria, hanno scommesso sul binomio turismo e vino. Il 90% delle aziende ha una struttura adibita all’enoturismo per la degustazione in Cantina, il 32% di queste possiede una struttura ricettiva con posti letto e il 30% offre una proposta di ristorazione. Oltre il 51% offre inoltre dai corsi di cucina ai percorsi benessere, dal wine trekking ai tour che interagiscono con il paesaggio e la cultura dei luoghi. Inoltre l’associazione evidenzia che “quasi la totalità delle aziende, negli ultimi anni, ha investito in soluzioni gestionali che permettono un maggiore controllo di qualità sia in termini di produzione (56%) che di logistica (46%), un controllo in tempo reale dei vari processi aziendali, oltre ad un nuovo approccio dinamico e professionale verso la comunicazione digitale e l’e-commerce, favorendo il dialogo con potenziali clienti e la fidelizzazione di clienti ed appassionati in tutto il mondo, con il 72% delle aziende che ha investito in processi e strumenti digitali per il marketing”. Infine, il 29% delle aziende che ha partecipato al sondaggio, “ha attivato progetti grazie a partnership con varie università, istituti, enti e centri di ricerca, e sta conducendo una serie di sperimentazioni in vigna e studi che riguardano, oltre le varietà reliquia, l’analisi dei suoli, la genetica delle varietà impiantate, la valutazione dell’efficienza idrica di nuovi portainnesti di vite, il contrasto alla diffusione della cicalina con trappole cromotropiche, l’utilizzo di sistemi sempre più sostenibili per la lotta alla malattia delle piante. Il 16% ha intensificato la sperimentazione e la produzione di varietà reliquia che fino a qualche decennio fa sembravano essersi estinte”. Ricerca, investimenti e sperimentazione che riguardano oltre venti varietà reliquia, di cui quelle più utilizzate sono Vitrarolo (10%), Lucignola (7%) e Minnella Bianca (6%).

Foto di Giorgio Salvatori

Dal 12 al 14 aprile a Cremona torna il festival dedicato ai formaggi

Dal 12 al 14 aprile a Cremona torna il festival dedicato ai formaggiMilano, 28 gen. (askanews) – Si terrà dal 12 al 14 aprile a Cremona “Formaggi e sorrisi, cheese e friends festival 2024”, l’evento dedicato all’arte casearia italiana per appassionati e addetti ai lavori giunto alla quarta edizione.

Un ricco calendario di appuntamenti dedicati al grande pubblico di tutte le età, con spettacoli di animazione ed intrattenimento, show-cooking, laboratori esperienziali e disfide, sculture di formaggio, affiancati a momenti informativi e culturali, tra cui mostre, itinerari turistici, tavole rotonde, convegni, dimostrazioni dei metodi di arte casearia e didattica per grandi e piccini. Ampio spazio a degustazioni guidate non solo di formaggi: verranno, infatti, proposti anche prodotti per speciali abbinamenti come composte, marmellate, mostarde, aceti e mieli e tutte le prelibatezze gastronomiche che esaltano il connubio con questi latticini. Non può mancare il consueto appuntamento con il premio l’”Ambasciatore del gusto”, che verrà assegnato ad un personaggio noto che si è particolarmente distinto nel suo campo e abbia contribuito a promuovere l’immagine del formaggio a livello sia nazionale che internazionale, o che abbia un debole acclarato verso questo prodotto.

Vino, il 17 febbraio a Torino torna “Il Barolo a Palazzo Barolo”

Vino, il 17 febbraio a Torino torna “Il Barolo a Palazzo Barolo”Milano, 28 gen. (askanews) – Sabato 17 febbraio a Torino andrà in scena la terza edizione di “Il Barolo a Palazzo Barolo”: oltre venti produttori della Strada del Barolo offriranno agli appassionati una importante degustazione negli eleganti saloni al Piano Nobile di Palazzo Barolo, che fu la residenza degli ultimi Marchesi di Barolo, Carlo Tancredi Falletti e Giulia Colbert, alla cui lungimiranza e modernità è dovuta gran parte della fama e della fortuna del vino Barolo.

Si tratta di un viaggio alla scoperta del più celebre rosso piemontese condotto dagli stessi vigneron, che proporranno cru e annate differenti, accompagnate da assaggi di prodotti agroalimentari di aziende associate alla Strada del Barolo e grandi vini di Langa. L’evento sarà organizzato in due sessioni, dalle 15.30 alle 18.30, e dalle 19 e alle 22, precedute da due salotti-degustazione (alle 15.30 e alle 18) che avranno come protagonisti produttori e produttrici che, intervistati dalla giornalista Valentina Dirindin, affronteranno temi legati alla storia e all’attualità del Barolo e proporranno in degustazione un vino particolarmente rappresentativo delle loro Cantine, non presente nella degustazione principale. Nel primo salotto, dalle 15.30 alle 16.30, saranno presenti Francesca Vaira (G.D. Vajra) e Sara Moscone (Moscone F.lli). Nel secondo salotto, dalle 18 alle 19, Ernesto Abbona (Marchesi di Barolo) e Maurizio Rosso (Gigi Rosso).

Consorzio Conegliano Valdobbiadene presenta primo Rapporto sostenibilità

Consorzio Conegliano Valdobbiadene presenta primo Rapporto sostenibilitàMilano, 28 gen. (askanews) – Il 29 gennaio a Villa dei Cedri di Valdobbiadene (Treviso) il Consorzio Tutela del Conegliano Valdobbiadene Prosecco Docg presenta il suo primo Rapporto di sostenibilità, il documento che raccoglie, analizza e approfondisce gli impatti economici, ambientali e sociali, positivi e negativi, collegati all’attività vitivinicola della Denominazione.

Il Consorzio spiega che se il documento, “da una parte accoglie le indicazioni tracciate dall’Europa nell’ambito della salvaguardia dei distretti agroalimentari, dall’altra prosegue nella linea di continuità di scelte importanti come il divieto assoluto all’uso di erbicidi contenenti glifosati già a partire del 2019 (la più estesa zona omogenea in Europa a metterlo in atto), la crescita nella produzione di vini biologici o il recente progetto della Green Academy”. “Dopo aver affrontato con successo anni ricchi di sfide, dalla pandemia all’instabilità economico-politica, fino ai cambiamenti climatici, oggi possiamo dire di essere approdati a una nuova normalità che, tra le tante cose, impone una sensibilità e dei comportamenti affini ai valori dominanti nella società” ha spiegato la presidente del Consorzio, Elvira Bortolomiol, sottolineando che “da questa consapevolezza è nata l’esigenza di redigere il Rapporto di sostenibilità, con l’obiettivo di fotografare i numerosi passi avanti compiuti dalla Denominazione sul fronte della tutela del territorio e quindi fornirci i punti cardinali per individuare con la maggiore precisione possibile il percorso che ci aspetta come produttori e come parte di una comunità dinamica e attiva”.

“La Denominazione Conegliano Valdobbiadene Prosecco Docg ha da tempo avviato un percorso virtuoso che mira a migliorare i modelli di produzione dell’uva e del vino in un’ottica di minimizzazione degli impatti ambientali e sociali, garantendo al tempo stesso livelli significativi di sostenibilità economica delle imprese” ha evidenziato Eugenio Pomarici del Centro interdipartimentale per la ricerca in viticoltura ed enologia (Cirve), aggiungendo che “questo impegno viene ora raccontato attraverso la redazione del Rapporto di sostenibilità, frutto di un dialogo con tutte le parti interessate (‘stakeholder engagement’) avviata dalla Denominazione a fine estate 2023, che ha consentito di strutturare il documento sulla base delle necessità di informazione e degli interessi delle persone che producono, vendono, consumano il Conegliano Valdobbiadene, o che vivono nel territorio dove questo viene prodotto”. Alla presentazione del Rapporto, che prenderà il via alle 15, sono attesi, tra gli altri, il presidente della Regione Veneto, Luca Zaia, il presidente della IX Commissione Agricoltura del Senato, Luca De Carlo, e Ermete Realacci, presidente della Fondazione Symbola.

Dal 15 al 17 marzo a Campo Tures c’è il “Festival del Formaggio”

Dal 15 al 17 marzo a Campo Tures c’è il “Festival del Formaggio”Milano, 27 gen. (askanews) – La 15esima edizione del “Festival del Formaggio” trasformerà, dal 15 al 17 marzo, Campo Tures (Bolzano) in un autentico paradiso per gli amanti dei prodotti caseari. L’evento celebra il mondo dei formaggi, riunendo addetti ai lavori e appassionati per condividere esperienze, conoscenze e tradizioni, con un ricco e variegato programma pensato per soddisfare la curiosità di grandi e piccoli.

Durante l’intero week-end, il Festival offre un programma di degustazione vario e di ottima qualità, unico nel suo genere con i Laboratori del Gusto. Relatori specializzati provenienti da tutta Europa, tra cui Luca Conti, Armando Gambera, Bettina Lindner, Marion Nussler, Dominik Flammer, Herbert Steiner e Andrea Bovo, guideranno gli ospiti attraverso il mondo del formaggio con laboratori pratici della durata di circa 45 minuti. Cucina dal vivo con la presenza di chef stellati, che si esibiranno in una cucina aperta al pubblico, permettendo agli spettatori di osservarli da vicino durante l’intero evento. La partecipazione coinvolgerà anche chef non stellati ma rinomati, così come gli addetti ai lavori, gli alunni delle scuole alberghiere di Merano e Brunico e la presenza quest’anno di Osteperler, un’accademia del formaggio norvegese. “L’obiettivo di valorizzare il lavoro dei produttori caseari locali e far emergere il Graukäse della Valle Aurina non è stato un percorso facile, ma le sfide iniziali hanno rappresentato uno stimolo costante per migliorarsi continuamente, ne sono la prova il presidio Slow Food nel 2004 e il prestigioso premio Gist Food Travel Award dell’anno scorso come miglior evento enogastronomico Italia” ha affermato Martin Pircher, fondatore e deus ex machina del Festival del Formaggio, sottolineando che “tra tanto impegno e passione, chi visita il nostro territorio scopre, attraverso il gusto dei nostri prodotti genuini, il frutto di un lavoro sincero e appassionato”.

Numerosi ristoranti e alberghi anche in questa edizione proporranno un menu a base di formaggio abbinato ai vini. Garantita inoltre la presenza degli osti provenienti da Campo Tures, Molini di Tures, Acereto e persino da Chienes in Val Pusteria. La manifestazione si svolgerà dalle 10 alle 19 in un’ampia area espositiva coperta e riscaldata di 1.200 metri quadrati nel centro della cittadina della Valle Aurina.