Vino, nasce l’Accademia Brunello per formare operatori internazionaliMilano, 6 ott. (askanews) – Nasce l’Accademia Brunello, un percorso di alta formazione voluto e organizzato dal Consorzio del vino Brunello di Montalcino e rivolto a trader ed esperti internazionali. Il primo appuntamento è previsto il 9 ottobre, con una quattro giorni di focus assieme a dieci top buyer provenienti dagli Stati Uniti, primo mercato di sbocco per il principe dei rossi toscani. Il Master of wine Gabriele Gorelli curerà la giornata di formazione, mentre le successive visite presso alcune delle Cantine più rappresentative saranno coordinate da Jeff Porter e Claire Hennessy, sommelier e wine expert tra i più influenti negli Stati Uniti.
“Siamo convinti che per conoscere i nostri vini ci sia la necessità di capire come un piccolo vigneto, anche 10 o 20 volte meno esteso di quello dei nostri competitor internazionali, sia divenuto un’icona dell’enologia mondiale” ha dichiarato il presidente del Consorzio, Fabrizio Bindocci, aggiungendo he “Accademia Brunello è un tributo identitario a una terra in cui tutto, dal microclima al lavoro dell’uomo, contribuisce a renderla naturalmente vocata per la viticultura, oltre ad un progetto culturale che si concretizzerà anche attraverso un nuovo percorso reputazionale della denominazione, con la nomina dei futuri “Brunello di Montalcino Ambassador”. I dieci professionisti del vino statunitensi individuati sono operation manager, sommelier, proprietari e direttori beverage e di sviluppo di alcuni dei principali ristoranti di alta fascia e catene di ristorazione a stelle e strisce e provengono da sette città chiave degli Usa: New York, Chicago, Los Angeles, Washington, Charleston, San Francisco e Santa Barbara.
Il Consorzio ricorda che tutela quasi 3.200 gli ettari di vigneto iscritti a Doc e Docg. Di questi, 2.100 a Brunello, estensione rimasta invariata dal 1997, per una produzione media di nove milioni di bottiglie l’anno. E’ cresciuto invece il valore delle vendite, i Paesi buyer e l’economia del territorio, a partire dalle imprese del vino che, nell’arco di 13 anni hanno visto incrementare dal 37% al 63% il proprio patrimonio netto.
Ais: “Sommelier astemio”, un corso per ragazzi con bisogni specialiMilano, 6 ott. (askanews) – Il 9 ottobre a Bari si terrà la prima edizione della “Giornata nazionale Ais della sostenibilità e della solidarietà” organizzata dalla sezione pugliese dell’Associazione nazionale sommelier (Ais), dove verranno presentati diversi progetti, tra cui il corso “Il sommelier astemio”.
Si tratta di un progetto dedicato ai ragazzi con “bisogni educativi speciali” (Bes), attraverso il quale in varie scuole e in numerose sezioni Ais, questi studenti speciali, non potendo assumere sostanze alcoliche, imparano a servire il vino, ad abbinarlo al cibo e a descriverlo con il solo uso della vista e dell’olfatto. Progetto che presto sarà completato con la creazione di una “masseria didattica” condivisa con il Comune di Bari, nella quale sarà realizzata una sala di formazione ed una enoteca con cucina per ampliare la proposta formativa con corsi di cucina e pasticceria inclusiva, in un contesto naturale autentico e da rispettare, arricchito da vigneti, uliveti e da un orto sensoriale con le piante aromatiche. “L’universo del vino diventa così strumento di inclusione sociale grazie a numerose iniziative dirette all’inserimento, nel mondo del lavoro, di ragazze e ragazzi con ‘bisogni educativi speciali’, senza trascurare la sostenibilità sociale ed ambientale” ha spiegato il vicepresidente Ais Puglia e delegato di Bari, Raffaele Massa, che il 9 ottobre illustrerà il corso “Il sommelier astemio” e il progetto della masseria didattica in via di realizzazione.
Durante la giornata, che prenderà il via alle 10 al Grande albergo delle nazioni di Bari, saranno presentati anche i progetti “Alba Vitae” (Sezione Ais Veneto), “Diversamente Sommelier” (Sezione Ais Marche) e l’esperienza “Sommelier astemi” della Regione Emilia-Romagna.
Cernilli: oggi il vino è molto di più di qualcosa soltanto da bereMilano, 6 ott. (askanews) – Oltre ad essere uno dei critici enologici italiani più noti e apprezzati, Daniele Cernilli è anche uno dei più esperti conoscitori dell’affollato settore editoriale delle guide dei vini, dato che nei suoi quarant’anni di vita professionale ne ha fatte uscire complessivamente ben 35: 24 con il Gambero Rosso, una con Duemilavini dell’Associazione italiana sommelier e dieci con la sua DoctorWine. L’ultima sua “Guida essenziale ai vini d’Italia” l’ha presentata a Milano nei giorni scorsi e la ripresenterà l’8 ottobre allo Spazio 900 a Roma.
“Si chiama ‘essenziale’ perché noi non mettiamo tutti i vini delle Cantine che selezioniamo ma soltanto le cosiddette ‘specialità della casa’, quindi i vini migliori, e nelle intenzioni dovrebbe quindi essere la punta della piramide del vino italiano, con la massima qualità attribuita a meno di venti vini, come succede più o meno per i ristoranti della Michelin” racconta Cernilli parlando con askanews a margine della presentazione milanese, una due giorni di degustazioni con i vini selezionati di circa 240 Cantine, che ha richiamato quasi duemila persone. In quasi 600 pagine, il volume raccoglie 1.250 aziende e poco più di tremila vini, scelti da una squadra composta da una ventina di degustatori, tra cui tante donne. “Trentacinque guide significa che negli anni ho assaggiato almeno 150mila vini e ho scritto più di 10mila schede di prodotto” continua Cernilli, che in questi oltre quarant’anni di lavoro ha assistito all’evoluzione del mondo del vino italiano. “Il vino non è più semplicemente qualcosa soltanto da bere, ci sono tanti elementi, dal design delle etichette fino all’attenzione per l’ecosostenibilità, che lo arricchiscono di contenuti, non c’è soltanto il primato del sapore e gli aspetti organolettici, ma una concezione più olistica, complessiva: questo è cambiato e sta cambiando” spiega, un’evoluzione che si deve “all’introduzione delle Denominazioni di origine, che hanno portato il vino a non essere più semplicemente un prodotto merceologico ma un prodotto che lega la qualità alla sua origine, ma anche alla ‘brandizzazione’ sulla qualità”. Secondo il 68enne critico romano, il progressivo aumento della qualità media registrato in questi anni è evidente ed emblematico “nella produzione cooperativa: una volta i loro erano dei vinacci, ora non è assolutamente più così”. “E’ cambiata la prospettiva: ci si rivolge ad un pubblico che ha in generale una maggiore possibilità di spesa in relazione non soltanto alla qualità ma anche all’iconicità del vino, a ciò che rappresenta quello che è diventato una specie di ‘flacone del territorio’”.
In questa trasformazione generale, il tema del prezzo del vino, del suo valore e del suo posizionamento, sono elementi che tornano di attualità appena si manifesta il rischio di una contrazione del mercato, non tanto interno quanto internazionale, come indicano le stime per il 2024. Le proiezioni più fosche riguardano i vini delle fasce medio basse penalizzate dalla diminuita capacità di spesa del ceto medio, mentre, al contrario, viene dato in crescita il segmento dei vini di alta e altissima gamma quelli che si posizionato nella fascia più elevata di prezzo. Una forbice, che rischia di penalizzare in particolare i giovani e le fasce di popolazione meno abbienti. “Il vino è sempre stato un marker, un segnalatore della situazione economica generale” afferma Cernilli, spiegando che “parlare però di ‘democratizzazione dei consumi’ può essere un po’ demagogico: noi parliamo di alta moda, di automobili di lusso, e poi se un vino costa un po’ di più ci stracciamo le vesti. Se non è un atteggiamento ipocrita è perlomeno un pò contraddittorio”. “Non si capisce perché nei telegiornali ci sono servizi sulle sfilate di moda e non ci sono altrettanti servizi su prodotti alimentari di alta qualità, tra cui c’è anche il vino, e nemmeno perché Armani è una star, e non lo sono, per esempio, Gaja o Antinori” continua Cernilli, domandandosi retoricamente: “Perché va bene che un vestito di alta moda costi migliaia di euro, mentre è inaccettabile che una bottiglia di Masseto costi mille euro?”. Ma ogni ragionamento sull’evoluzione del vino italiano necessita di una base di partenza chiara. “Nel nostro Paese abbiamo circa 600mila ettari di vigneto, più o meno seimila chilometri quadrati (un po’ più della Liguria) e abbiamo quasi 300mila produttori, il che significa che ci sono poco più di 2 ettari per produttore di uva da vino, una parcellizzazione della produzione che è spaventosa” ricorda allora Cernilli, sottolineando che “quindi quelli che parlano di industria del vino in Italia mi fanno sorridere perché l’industria in Italia quasi non esiste: non c’è alcun Paese nel mondo vitivinicolo che abbia una concentrazione di cooperazione come in Italia, dove il 60% del vino è prodotto da cooperative che fanno poco più del 40% del fatturato totale, che significa che vendono ad un prezzo un po’ più basso di quello medio dei produttori privati”. Inoltre, aggiunge Cernilli, “in Italia assistiamo ad una progressiva diminuzione del consumo di vino che va avanti dagli anni Ottanta, quando si beveva più del doppio di quello che si beve oggi, che è meno di 40 litri procapite contro i quasi cento degli anni Settanta”. “Alcune bevande hanno sostituito il vino, tra cui anche l’acqua minerale in bottiglia, quindi c’è stato un depauperamento della base di consumo e un aumento del prezzo medio: beviamo meno ma beviamo meglio da un punto di vista qualitativo” prosegue, evidenziando che ora però “il rischio è la disabitudine a bere vino, con la conseguenza che se produrremo meno e avremo meno vigneti, assisteremo anche ad un cambiamento del paesaggio, perchè il vino non è solo qualcosa da bere: sono i muretti a secco, la gestione dei territori, e via discorrendo”.
Un altro rischio per il settore vitivinicolo, viene dai “vini dealcolati”, un mercato ancora di nicchia che gli analisti ritengono però in crescita esponenziale. “Sono molto sorpreso che molti sostenitori dei vini naturali lo siano anche dei vini senza alcol: ad unirli c’è una ‘medicalizzazione’ dello stile di vita, per cui se l’alcol fa male, il dealcolato è quasi più naturale” continua Cernilli dialogando con askanews, sottolineando che “questa è una sciocchezza tremenda, e tra l’altro per produrre i dealcolati servono dei macchinari talmente sofisticati e costosi che un piccolo produttore non potrà mai permettersi, e quindi c’è il rischio che questa tipologia finisca nelle mani della grande industria non del vino ma del beverage”. “Quindi non mi sorprenderei che tra una decina d’anni i vini dealcolati saranno fatti dalla Coca-Cola o dalla Nestlé, gruppi che in questo modo potranno entrare nel mondo della produzione vitivinicola” prosegue, ragionando anche sulla discussione in corso in Europa sui fondi Ocm, quelli per la promozione del vino e degli alcolici: “Molti sostengono che siccome l’alcol fa male allora non deve essere promosso ad alcun livello e questo teoricamente non vale per il vino dealcolato: quindi il rischio è che questi fondi vengano tolti ai piccoli e medi produttori per darli ai grandi gruppi. Potrebbe essere complottismo – conclude – però è uno degli scenari possibili e significherebbe cambiare il quadro della produzione vitivinicola italiana”.
Un bambino su 10 salta colazione, il pediatra: sia vissuta in famigliaMilano, 6 ott. (askanews) – Se quasi nove italiani su 10 dichiarano di far colazione al mattino, un bambino su 10 la salta e uno su tre, ci dice l’Istituto superiore di sanità, consuma un pasto non adeguato o troppo veloce. Eppure dalla tenera età fino all’adolescenza, il primo pasto del mattino non andrebbe mai saltato: “Consumare un’adeguata colazione è infatti fondamentale per non far abbassare i livelli glicemici e non avvertire quel senso di fame durante tutta la mattina, che provoca voracità e un maggiore assorbimento di ciò che si mangia. Numerosi studi scientifici hanno inoltre appurato che nei bambini c’è un rapporto diretto tra il consumo di una colazione completa e la capacità di concentrazione a scuola, l’apprendimento, l’umore e la memoria”. A confermarlo è “A scuola di salute”, la guida dell’Ospedale pediatrico Bambino Gesù che, in collaborazione con Io comincio bene, l’iniziativa di Unione italiana food sulla prima colazione in Italia, ha ribadito la centralità della colazione nell’alimentazione dei più piccoli.
“Per i bambini – spiega Giuseppe Morino, pediatra dietologo dell’Ospedale Bambino Gesù – il salto della colazione è dovuto alla mancanza di appetito al mattino o alla fretta. Quando non si avverte fame al risveglio, il motivo va ricercato in una cena poco equilibrata o consumata troppo tardi, oppure in un sonno scarso e di pessima qualità. Il rimedio che i genitori possono adottare in questi casi è di proporre ai propri figli una cena equilibrata e mandarli a dormire a un orario adeguato alla loro età”. Saltare la prima colazione espone i bambini ad un maggior rischio di carenza di vitamine, oltre ad avere controindicazioni quali aumento di peso e irascibilità. Le ripercussioni sono molteplici: non solo si riduce il rendimento scolastico, ma aumenta anche la fame per la merenda del mattino, che spesso diventa eccessiva e con un carico elevato di carboidrati. “Fare colazione – osserva Morino – è utile anche per regolare l’appetito e può migliorare la risposta alla glicemia e aumentare la sensibilità all’insulina nel pasto successivo”.
Studi condotti dall’Istituto superiore di sanità hanno evidenziato come saltare la prima colazione già da bambini può persistere come pratica scorretta anche in età adulta: infatti, è durante l’infanzia che si costruiscono le principali abitudini, delle quali non potremo fare più a meno da adulti e che sarà difficile modificare nel tempo. “Per stimolare i bambini a fare colazione ogni giorno – consiglia Morino – è importante sforzarsi per farla diventare ‘un pasto vissuto in famiglia’. Sedersi al mattino tutti insieme, quando possibile; apparecchiare una bella tavola imbandita e colorata e variare il menù mattutino in base ai gusti di tutti i componenti del nucleo familiare”. “Una corretta alimentazione – conclude Morino – prevede al mattino il consumo di un pasto completo, costituito da una parte liquida (solitamente latte, ma per chi non lo ama o non lo tollera anche le bevande a base vegetale sono una buona alternativa) e una parte solida. Le quantità consumate dovranno variare in relazione all’età, prevedendo un apporto calorico di circa il 20% di tutte le calorie consumate giornalmente”.
Nutella omaggia le parole con la collezione in collaborazione con TreccaniMilano, 5 ott. (askanews) – Le parole e il significato che ciascuna di esse schiude ogni volta che le pronunciamo o le scriviamo, le leggiamo o le ascoltiamo. Sono loro le protagoniste della nuova edizione limitata di Nutella, realizzata in collaborazione con Treccani, da questo mese sugli scaffali dei supermercati.
La nuova collezione “Nutella parole” è un omaggio ai sentimenti in cui ci identifichiamo o che ci rappresentano. Grazie alla collaborazione con Treccani sono state selezionate 21 parole, una per ogni lettera dell’alfabeto, a cui è dedicato un vasetto della crema spalmabile, dalla ‘a’ di amore, alla ‘c’ di creatività, dalla ‘n’ di noi, alla ‘u’ di unicità. I vasetti della collezione si trasformano così in un dizionario di emozioni, ciascuno con una grafica realizzata ad hoc che si ispira alla parola e al mondo che evoca: una danzatrice che balla su un vinile per la ‘r’ di Ritmo, un sole che sorride per la ‘s’ di sorriso, un papavero rosso in un campo di fiori gialli per la ‘u’ di unicità.
Treccani ha messo a disposizione il suo database, indicando etimologia e significato di ogni parola e collaborando alla ricerca di curiosità per ciascuna di esse. Per la lettera ‘n’, ad esempio, è stata scelta la parola “noi”: al di là del suo uso come pronome di prima persona plurale, il noi “Nell’uso toscano può reggere un verbo al singolare con costruzione impersonale: noi si mangia alle otto; allora, noi s’andava tutti gli anni al mare” o che “può essere usato anche da oratori o scrittori che vogliono considerare gli ascoltatori o lettori come partecipi del proprio ragionare, o che intendono condividere con altre persone la paternità di quanto affermano o esprimono (si parla in questo caso di plurale di modestia): gli autori da noi citati”. Per approfondire etimologia, significato e curiosità di ognuna delle 21 parole, inoltre, da ottobre sono disponibili 21 brevi podcast della serie “Più che parole” che guidano alla scoperta di ciascuna parola, attraverso etimologia, riferimenti, curiosità, brani e approfondimenti.
Mulino Bianco: 2.172 aziende agricole aderiscono a Carta sostenibilitàMilano, 5 ott. (askanews) – Quasi 1.900 ettari di terreno colorati da fiori capaci di attrarre insetti impollintori come le api. Parliamo dell’equivalente di 2.500 campi da calcio che come un puzzle ogni anno si compongono grazie al contributo delle aziende agricole che aderiscono alla Carta del Mulino di Mulino Bianco. E da tre anni i campi più belli vengono premiati nell’ambito del concorso fotografico “I fiori del Mulino”.
Quest’anno sono i campi fioriti di Modena ad aggiudicarsi il primo e il secondo posto. A vincere, l’azienda Boscogranai di Gallerani Vittorio, un’impresa iscritta alla Carta del Mulino solo quest’anno ma che si è aggiudicata il gradino più alto del podio. Al secondo posto, l’azienda modenese Ferrarini Paolo, che aderisce alla Carta del Mulino da due anni. Al terzo posto, invece, c’è la società agricola S.Basilio del dottor Fabbri & Cdi Rovigo, da tre anni aderente alla Carta. A scegliere i campi fioriti più belli, una giuria composta da WWF e Mulino Bianco, che ha selezionato i migliori 20 scatti fotografici, e poi i consumatori, che hanno votato per scegliere i finalisti e il vincitore. Il progetto La carta del Mulino, partito nel 2019, oggi coinvolge oltre 100 prodotti col marchio del gruppo Barilla, un grande balzo in avanti rispetto ai 17 prodotti del 2020. In parallelo anche le imprese agricole che hanno aderito al disciplinare sono cresciute passando dalle 500 del 2020 alle 2.172 di oggi: solo nel 2023 queste realtà hanno prodotto 317.000 tonnellate di grano per 244.000 tonnellate di farina.
In base al disciplinare di agricoltura sostenibile per la produzione di grano tenero, ogni anno il 3% dei campi deve essere coltivato a fiori che favoriscono l’impollinazione, in modo da salvaguardare l’ecosistema di api e insetti e la biodiversità. E una ricerca scientifica dell’università di Bologna, confrontando i campi con le aree Fiori del Mulino con quelli senza, ha registrato che in 4 anni c’è stato un aumento del 64% di api selvatiche, 42% di farfalle e 40% di sirfidi. L’attenzione di Barilla per la sostenibilità però non si ferma qui, come afferma Orlando Visciano, responsabile della filiera sostenibile del grano tenero: “Abbiamo sviluppato con Xfarm, Cnr, Life cycle engineering una piattaforma digitale che, attraverso strumenti di agricoltura 4.0 e supporto alle decisioni, avrà lo scopo di guidare agricoltori ed operatori della filiera in scelte sempre più oculate e rispettose per l’ambiente”.
Inoltre Barilla contribuisce come unico partner al progetto di ricerca scientifica Sco-Rate (Soil organic carbon Rate), realizzato in collaborazione con l’Istituto per la BioEconomia del Consiglio nazionale delle ricerche, che ha l’obiettivo di misurare la fertilità e la salute del suolo in modo semplice, veloce, accurato ed economico rispetto ai metodi tradizionali. Con questo nuovo approccio sarà possibile misurare e monitorare lo stato di salute dei suoli da remoto, attraverso le immagini satellitari, veicolando puntualmente le informazioni alle filiere in modo da supportare gli agricoltori che intraprenderanno il percorso di rigenerazione dei suoli e dei territori.
Vino, “I Sodi di S. Niccolò 2019”: un progetto tra arte e solidarietàMilano, 5 ott. (askanews) – Castellare di Castellina ha presentato un’edizione limitata del suo vino più importante “I Sodi di San Niccolò 2019”: 550 bottiglie dipinte a mano, ognuna diversa dall’altra, da altrettanti studenti del Liceo artistico “Brera” di Milano. Il progetto è stato presentato nella sede dell’Istituto in via Papa Gregorio XIV, dal fondatore della Cantina del Chianti Classico, Paolo Panerai, dall’enologo Alessandro Cellai e dalla preside dell’istituto, Emilia Ametrano.
Si tratta di bottiglie di diversi formati il cui vetro è stato decorato con fiori, foglie, volatili ed elementi della natura a contorno del celebre uccellino vittoriano che caratterizza l’etichetta di questo storico e premiato “supertuscan” negoziato sulla “Place de Bordeaux”, incentrato sul Sangiovese (qui chiamato Sangioveto) e arricchito con una piccola percentuale di Malvasia nera. Tra tutte le versioni realizzate dagli studenti, la giuria ha scelto quattro bottiglie (una per ciascun formato), oltre ai cinque disegni più belli per impreziosire gli astucci del formato 0,75 litri. Il formato da 9 litri, decorato dalla giovane Aurora Sartori con una splendida fenice, verrà battuto all’asta da Christie’s London il 30 novembre e il ricavato sarà devoluto interamente all’associazione non profit Dynamo Camp che offre programmi di terapia ricreativa a bambini e adolescenti affetti da malattie gravi o croniche. Anche una parte dei proventi della vendita degli altri formati andrà in beneficienza alla stessa associazione. Ad eccezione di un ragazzo, i premiati sono tutte studentesse: Manuela Fasoli (per la bottiglia da 3 litri), Martina Zottola (per quella da 1,5 lt.), Leda Bossi (per la 0,75), mentre per i disegni sull’astuccio in legno, sono stati scelti i lavori di Giorgia Prado Caballero, Gabriele Banfi, Alice Tosi, Alessandra Miravalle e Maya Montini.
Nato nel 1977, “I Sodi di S. Niccolò” (nome suggerito da Luigi Veronelli) è stato il quarto “supertuscan” (ora “historical supertuscan”) della storia, come furono battezzati allora dalla rivista inglese “Decanter” i grandi vini del Chianti Classico che, per avere la più alta qualità, uscirono dalla Doc diventando “vini da tavola”, così da non essere costretti dall’allora Disciplinare di produzione ad utilizzare anche uva bianca. “I Sodi” è stato anche il primo vino italiano inserito nella “Top 100” del 1988 di “Wine Spectator” (annata 1985) e del 1989 (annata 1986). Inoltre, per ben due volte (con le annate 2013 e 2016), è risultato il primo vino italiano sommando i punteggi delle cinque guide italiane e dei quattro critici internazionali più autorevoli.
Vino, Consorzio Alta Langa main sponsor Fiera Tartufo Bianco d’AlbaMilano, 5 ott. (askanews) – Anche quest’anno il Consorzio Alta Langa sarà presente alla Fiera Internazionale del Tartufo Bianco d’Alba, giunta alla sua 93esima edizione: il Consorzio entra tra i main sponsor e l’Alta Langa Docg si conferma “official sparkling wine” della manifestazione, che andrà in scena dal 7 ottobre al 3 dicembre 2023.
“Anno dopo anno lavoriamo per consolidare ed esaltare il legame tra Alta Langa Docg e Tartufo Bianco d’Alba – commenta la presidente del Consorzio, Mariacristina Castelletta – un matrimonio di gusto e di intenti, in cui l’impegno comune è quello di promuovere al meglio queste due eccellenze in Italia e nel mondo”. Le aziende del Consorzio che partecipano alla Fiera con i loro vini Alta Langa sono: Araldica – Il Cascinone; Banfi; Bera; Berutti; Bosca; Agricola Brandini; Cantina Alice Bel Colle; Cantina Vallebelbo; Casa E. di Mirafiore; Cascina Cerutti; Cerrino; Contratto; Coppo; Daffara & Grasso; Deltetto; Enrico Serafino; Ettore Germano; Fabio Perrone; Fontanafredda; Gancia; Giulio Cocchi; Il Falchetto; Ivaldi; Marcalberto; Mario Giribaldi; Mauro Sebaste; Pecchenino; Poderi Cusmano; Poderi Vaiot; Rapalino; Ravasini – Cascina Bretta Rossa; Rizzi; Roberto Garbarino; San Silvestro; Sara Vezza; Tenuta Carretta; Terrabianca; Terre del Barolo; Tosti1820.
Le Alte Bollicine Piemontesi accompagneranno i piatti dei “cooking show” che si terranno tutti i fine settimana, con ipiù quotati chef nazionali e internazionali che faranno assaporare le loro preparazioni con il Tartufo Bianco d’Alba. L’Alta Langa Docg sarà anche alle “Cene Insolite”: al Teatro Sociale di Alba si succederanno Pino Cuttaia, Gennaro Esposito e Andrea Berton. Una speciale cena dedicata alle Alte Bollicine Piemontesi si svolgerà il 10 novembre al Castello di Roddi con lo chef Michele Minchillo. Inoltre il 22 ottobre alle 15 si svolgerà un laboratorio del gusto guidato dal sommelier Davide Buongiorno e dedicato alla scoperta dell’Alta Langa Docg. Come ogni anno, il metodo classico piemontese si potrà degustare all’interno della Grande Enoteca della Fiera dove un settore sarà espressamente riservato alle etichette del Consorzio.
Natale speciale a Casa Fiasconaro, in arrivo collezione 70° AnniversarioRoma, 4 ott. (askanews) – Mancano pochi mesi a Natale ed il conto alla rovescia a Casa Fiasconaro è già iniziato. Quest’anno, però, sarà un Natale ancora più speciale perché Fiasconaro, eccellenza dell’Alta Pasticceria siciliana, celebra i suoi primi 70 anni. Per festeggiare l’azienda propone la Collezione 70° Anniversario, che racchiude la creazione dolciaria espressamente realizzata per l’Anniversario dell’azienda, il Montenero. Nato come rivisitazione del Mannetto – il primo panettone Fiasconaro – il Montenero è stato “battezzato” con il nome della contrada che ha visto crescere le generazioni Fiasconaro nella bella stagione.
Il dolce è un lievitato dall’anima siciliana, frutto dell’incontro tra Pandoro e Panettone, che sposa un goloso impasto di cacao e cioccolato di Sicilia che ricorda “a’ Muntagna” – il profiterole di Mario, anima e fondatore della Fiasconaro – impreziosito da delicate note di limone di Sicilia. Disponibile in una confezione ottagonale da 700 gr., alla quale sarà abbinata una bustina di zucchero a velo con apposito spolverino. È un dolce dal forte valore simbolico, che racconta la continuità generazionale che oggi porta l’azienda alla sua terza generazione di Pasticceri: il Montenero, infatti, nasce dalla creatività e dal talento del giovane Mario Fiasconaro, omonimo del nonno, che con la stessa passione e dedizione vuole omaggiare e ricordare l’inizio della storia dell’azienda e delle sue origini.
La Collezione 70° Anniversario racchiude alcuni dei lievitati da ricorrenza di punta di Fiasconaro, tutti rigorosamente incartati con un pack dedicato alla collezione: dal Panettone Tradizionale fino al Panettone all’Albicocca e “Cioccolato di Modica IGP”, senza dimenticare il Panettone agli Agrumi e Zafferano di Sicilia. 70 anni di Arte Pasticciera: una Favola che fa ancora sognare…
La Favola della Famiglia Fiasconaro è quella di una Famiglia innamorata della sua Terra, che con i suoi dolci ha fatto vivere e sognare la Sicilia a milioni di persone nel mondo. I fratelli Fiasconaro fanno parte della squadra di successo che ha portato il marchio a conquistare i mercati internazionali in oltre 60 Paesi: Fausto è Responsabile del punto vendita Fiasconaro, Martino si occupa della Direzione Amministrativa, Nicola è pluripremiato Maestro Pasticciere e Ambasciatore dell’Arte dolciaria Made in Sicily nel mondo. Oggi Fiasconaro significa ciò che significava 70 anni fa: passione per la bellezza, artigianalità e qualità senza compromessi, ma soprattutto, amore per la propria Terra e per le persone che con sguardo attento ed esperta manualità fanno la differenza in ogni fase della sua produzione. Fra tradizione e innovazione, l’azienda continua a sperimentare gusti e sapori regalando un vero viaggio sensoriale alla scoperta della Sicilia e delle sue migliori materie prime. Un sogno, quello della Famiglia Fiasconaro, che attraversa il tempo e lo spazio, restando sempre fedele a se stesso: 70 anni di Amore per le proprie Origini, 70 anni di Visione, 70 anni di Bellezza.
”Tre Bicchieri 2024″ assegnati a 25 vini del FVG, tre sono “orange”Milano, 4 ott. (askanews) – Sono ben 25 le etichette del Friuli Venezia Giulia che hanno ottenuto i “Tre Bicchieri”, il punteggio più alto attribuito dalla guida “Vini d’Italia 2024” del Gambero Rosso che verrà presentata ufficialmente il 15 ottobre prossimo.
In una terra vocata per i vini bianchi, penalizzata da un’annata siccitosa come il 2022, le belle sorprese sono state numerose e se molti di questi riconoscimenti sono frutto di vendemmie precedenti e l’eccellenza è stata raggiunta dopo periodi di affinamento più o meno lunghi, sono comunque sei i vini della vendemmia 2022 che hanno ottenuto i “Tre Bicchieri”. Tre provengono dal Collio, tra cui il Sauvignon di Tiare che conquista il decimo traguardo consecutivo, uno dalla Denominazione Friuli Colli Orientali, un’altro dal Carso e l’ultimo dal Friuli Occidentale. Tra le eccellenze segnalate dai degustatori della guida dedicata al FVG, ci sono anche tre vini ottenuti da fermentazione con macerazione della buccia (“orange wine”): “Il fascinoso Collio Chardonnay Riserva 2018 di Primosic in quel di Oslavia sul Collio goriziano, poi la Malvasia di Skerk e la Vitosvka Collection di Zidarich, ambasciatori del Carso”. Chiude la rassegna “un eccellente vino rosso: Petrussa ha proposto uno Schioppettino 2019 di straordinaria eleganza, a dimostrazione del potenziale anche rossista di questa regione e delle sue uve tradizionali, come il Refosco dal peduncolo rosso, il Tazzelenghe ed il Pignolo”.
Ecco le etichette che hanno preso i “Tre Bicchieri”: “Carso Malvasia Dileo 2022” di Castelvecchio, “Collio Bianco Broy 2021” di Eugenio Collavini, “Collio Bianco Col Disôre 2020” di Russiz Superiore, “Collio Bianco Fosarin 2021” di Ronco dei Tassi, “Collio Bianco Luna di Ponca 2020” di Tenuta Borgo Conventi, “Collio Chardonnay Riserva 2018” di Primosic, “Collio Friulano 2022” di Schiopetto, “Collio Malvasia 2022” di Doro Princic, “Collio Pinot Bianco Santarosa 2021” di Castello di Spessa, “Collio Sauvignon 2022” di Tiare-Roberto Snidarcig, “Desiderium I Ferretti 2021” di Tenuta Luisa, “Eclisse 2021” di La Roncaia, “FCO Bianco Myò I Fiori di Leonie 2020” di Zorzettig, “FCO Bianco Pomèdes 2021” di Roberto Scubla, “FCO Biancosesto 2012” di Tunella, “FCO Friulano 2022” di Torre Rosazza, “FCO Friulano V. 50 Anni 2021” di Le Vigne di Zamò, “FCO Schioppettino 2019” di Vigna Petrussa, “Friuli Isonzo Pinot Grigio Gris 2021” di Lis Neris, “Friuli Isonzo Sauvignon Vieris 2021” di Vie di Romans, “Friuli Pinot Bianco 2022” di Le Monde, “Malvasia 2020” di Skerk, “Rosazzo Terre Alte 2020” di Livio Felluga, “Vintage Tunina 2021” di Jermann, e “Vitovska V. Collection 2016″ di Zidarich”.